L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 16 febbraio 2020

2020 15 FEBBRAIO Agende Rosse, solidarietà a Gaetano Pecoraro in seguito alle iniziative intraprese da Claudio Fava















“C’è molta fantasia, c’è molta esuberanza nel momento in cui bisogna provare a mettere a tacere un giornalista. Una volta si pensava soltanto alle pallottole per posta. Adesso c’è un uso disinibito di strumenti di offesa diretta, ma a volte anche il ricorso strumentale ad artifici del diritto (…) con centinaia di querele e di azioni legali di risarcimento, spesso pretestuose esercitate, o semplicemente minacciate e agitate, con l’intenzione di intimidire e di indurre al silenzio. (…)
Abbiamo rivolto delle domande, peraltro non ruvide. Chi vi parla fa il giornalista e se andate a vedere come faccio il giornalista troverete che io le domande le faccio così a chiunque, perché le domande vengono fatte non per proporre risposte ma per ottenere elementi di verità, elementi di chiarezza, elementi di conoscenza. È utile, anzi, che certe audizioni siano il più possibile articolate, non siano soltanto uno sbrodolamento con mezza domanda e un quarto d’ora di risposta”.
Queste parole vennero pronunciate dall’onorevole e vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Claudio Fava il 1 luglio 2015, in occasione dell’ “illustrazione ed esame della proposta di relazione sullo stato dell’informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie”, davanti alla Commissione presieduta dall’onorevole Rosy Bindi.
Sulla base delle sopracitate affermazioni, che sentiamo di condividere in pieno, siamo rimasti veramente amareggiati dall’azione intrapresa dall’attuale Presidente della Commissione regionale antimafia siciliana, Claudio Fava, contro il giornalista de “Le Iene” Gaetano Pecoraro (nella foto). Fava, in una conferenza stampa convocata ad hoc nel palazzo dell’Assemblea regionale Siciliana, accusa Pecoraro di averlo aggredito verbalmente durante un’intervista, contenente domande basate su dati asseritamente falsi, per più di 80 minuti. Ma, cosa ancora più grave, attribuisce un intento preciso al giornalista di Italia Uno, quello di voler intimidire la Commissione da lui presieduta. Infine comunica alla stampa l’intenzione di inviare, su deliberazione della Commissione (che ormai con lui si identifica, approvandone le relazioni all’unanimità – M5S, PD, FdI, FI ecc. – e con il consenso esterno del presidente dell’Assemblea regionale siciliana, nientemeno che Gianfranco Micciché, indimenticato sottosegretario all’Economia che riceveva un pusher al ministero), l’audio integrale di quella intervista alle procure di Ragusa e di Catania (per far che?) per le “opportune valutazioni”. Pecoraro, di contro, nega di avere aggredito, minacciato o intimidito Fava e la sua Commissione, aggiungendo di aver soltanto mosso critiche sul lavoro da loro svolto riguardo l’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci.
Gaetano Pecoraro, il cui nome il presidente Fava non ha citato neanche una volta nella sua denuncia pubblica, si è occupato spesso di temi riguardanti la mafia, siciliana e non. Siamo assolutamente sicuri della serietà, della cura, dell’impegno e della passione che Pecoraro mette nel suo lavoro, per averlo potuto apprezzare in occasione delle inchieste da lui svolte sui casi degli omicidi di Attilio Manca e di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, che conosciamo bene. Messaggi di stima e di solidarietà nei confronti di Pecoraro sono arrivati, infatti, anche dai familiari di Manca e Agostino.
E’ noto a tutti che “l’esistenza di un vero e proprio diritto ad essere informati è stato ribadito sia dalla Corte costituzionale che dalla Corte europea per i diritti dell’uomo. Diritto che, in un regime di libera democrazia, implica la pluralità delle fonti, il libero accesso alle medesime, l’assenza di ingiustificati ostacoli alla circolazione delle notizie e delle idee. Diritto che va collocato, da una parte tra le garanzie di indipendenza dell’individuo nei confronti del potere e, dall’altra, tra i diritti di partecipazione in quanto insostituibile strumento per assicurare il concorso dei cittadini alla gestione della cosa pubblica”.
Anche queste sono parole sottoscritte, il 5 agosto 2015, da Claudio Fava nella “Relazione sullo stato dell’informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie” della Commissione parlamentare antimafia, della quale fu proprio lui estensore. Parole che, naturalmente, sentiamo di fare nostre.
Ci auguriamo che il Presidente Fava non abbia cambiato idea sul ruolo e sull’importanza del giornalismo libero in un Paese democratico e che non venga impedito ai cittadini italiani il diritto di formarsi la propria libera opinione guardando il servizio realizzato da Gaetano Pecoraro.
Salvatore Borsellino ed il Movimento Agende Rosse
Published in Comunicati and Editoriali


da GIULIO FRANCESE facebook





E' con una stretta al cuore che mi accingo a ricordare mio padre, Mario Francese. Domani mattina, domenica 26 gennaio, alle ore 9,30 in viale Campania, cerimonia di commemorazione a 41 anni dalla sua morte. E anche dopo tanto tempo, ad ogni anniversario, la sofferenza monta man mano che mi avvicino a questa data che ha segnato la storia della mia famiglia. Sento il dovere di ringraziare anticipatamente quanti saranno presenti domani, domenica, sottraendo tempo ai propri impegni e ai propri doveri familiari. La memoria è un impegno, è fatica, è responsabilità. Palermo non deve e non può dimenticare le sue tante vittime innocenti di mafia. Come diceva lo scrittore premio Nobel per la letteratura Jose Saramago, "noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità, forse, non meritiamo di esistere"


2018 20 AGOSTO 













Mario Francese: il prezzo della Verità – di Flavia Giunta




C’era una volta un signore che amava gli animali. Nella sua campagna teneva un’enorme quantità di gabbiette, con dentro uccellini di tante specie: cardellinimerlipassericanarini. Se ne occupava personalmente, con passione e diligenza, talvolta aiutato dai figli. Sì, perché oltre agli animali, questo signore amava la propria famiglia. La sua Maria e i loro quattro bei ragazzi: GiulioMassimoFabio e il piccolo Giuseppe. Amava stare con loro, riunirsi tutti a tavola la sera e ridere e scherzare e raccontarsi. Amava le cose belle, questo signore, ma più di tutto amava la verità. Che è anch’essa una cosa bella. Il signore di cui parliamo aveva un lavoro. Era un giornalista, cioè l’unico lavoro davvero perfetto per chi ama la verità. O almeno così era per lui. Aveva fatto la gavetta del mestiere che culminò con l’entrata in redazione al “Giornale di Sicilia”, a Palermo, per il quale si occupava di cronaca giudiziaria. Era molto bravo nel suo lavoro, questo signore. I suoi colleghi gli volevano bene: ogni sera, all’orario di messa in rotativa, si rivolgeva a loro dicendo: “Uomini del Colorado… Vi saluto e me ne vado”, dopodiché infilava la porta e raggiungeva la sua famiglia per cena. Tutte le sere così, per tanti anni. Finché non venne una sera in cui questo signore non tornò a casa. Uscì dall’ufficio salutando i colleghi, come sempre, ma non arrivò mai a casa. No, non si era stufato dei suoi cari, li amava ancora e forse più di prima: ma qualcuno gli aveva impedito di tornare da loro. Qualcuno che, quella sera del 26 gennaio 1979, gli piazzò sei colpi di pistola calibro 38 nella schiena, dopodiché fuggì protetto dall’oscurità, lasciando un corpo riverso a terra. A pochi metri dalla casa alla quale voleva ritornare. Semplice, come sparare ad un uccellino. Perché ammazzare un uccellino? Cosa aveva fatto di male? Abbiamo detto che il signore amava la verità. Ma non tutti la amano come faceva lui, anzi, a molti altri signori dà fastidio. Ci sono cose che è meglio non far sapere in giro, per cui chi ama la verità, e la racconta, è pericoloso. Gli uccellini non devono cantare. A volte dovrebbero semplicemente stare in silenzio. Glielo si può dire gentilmente: “Uccellino, potresti smetterla? Questa canzone non mi piace, è scomoda”. A volte funziona. Per alcuni colleghi di lavoro del nostro signore, funzionò. Semplicemente, se ne andarono via, volarono su un altro ramo e non cantarono più. Ma lui no. A lui importava che tutti sentissero quella canzone, che era quella della verità. Che, per quanto terribile sia, è una e una sola. Non possiamo cambiarla. Per questo, e per molto altro, lui continuò. E allora, come fare a impedirgli di cantare? Il signore-uccellino si chiamava Mario Francese, e per la sua morte nessuno venne incriminato per più di vent’anni. Il suo caso venne archiviato come omicidio di stampo mafioso, ma senza cercare riscontri, né prove, né i responsabili. Solo, “si sapeva” che doveva essere così, poiché il signor Francese si era occupato di diversi eventi di cronaca strettamente collegati alla mafia, nella zona di Palermo e non solo. Erano inoltre presenti due sorte di “aggravanti”: la prima era che Francese era l’unico, in quel periodo, a menzionare nei suoi pezzi nomi e cognomi dei sospettati mandanti delle stragi mafiose. Quando tutti volevano voltarsi dall’altra parte, lui li costringeva a fissare gli occhi nel vero. La seconda aggravante era che Francese era intelligente: collegò tra loro una serie di eventi che fecero luce su una realtà ancora più grande e pericolosa, vale a dire il connubio tra la mafia e la classe politica che la appoggiava. Molti anni prima che tutto questo venisse comprovato. Scrisse articoli sulla strage di viale Lazio, su quella di Ciaculli, per arrivare alla storia degli appalti per la costruzione della diga Garcia nella valle del Belice. Fu quella la goccia che fece traboccare il vaso, ma a “scoprirlo” fu solo il figlio del giornalista, Giuseppe Francese, vent’anni dopo la morte del padre. Fu proprio lui, insieme ai fratelli, a far riaprire il caso, che era stato insabbiato per tutto quel tempo. Anche lui aveva sete di verità. E la verità non va in prescrizione. Molti sembravano aver dimenticato che la morte di Mario Francese fu la prima della lunga scia di “Cadaveri Eccellenti”, che proseguì con Boris Giuliano (capo della squadra mobile palermitana che investigò illo tempore sull’assassinio) e si concluse con Falcone e Borsellino. Andava fatto qualcosa. Tutto era iniziato da  una lettera, inviata alla redazione del “Giornale di Sicilia” e indirizzata a Giulio Francese (che aveva preso il posto del padre al giornale) ma rivolta a tutta la famiglia: era stata scritta da un pentito di mafia, che diceva di sapere perché Mario Francese fosse stato assassinato. La ragione di fondo era che “dava fastidio per ciò che scriveva”, ma la causa scatenante fu la storia dell’appalto della diga Garcia. Scosso nell’intimo da quella missiva, Giuseppe decise di riprendere le ricerche. Con un accurato lavoro d’archivio fra i numerosissimi articoli scritti dal padre, di collegamento con la cronaca dell’epoca, di recupero di prove, lui e i suoi fratelli riuscirono – nel 1995 – a trovare abbastanza materiale da portare agli inquirenti per riaprire un fascicolo rimasto a marcire in tribunale. Era tutto vero: Francese stava lavorando a un’inchiesta (mai terminata) su quegli appalti, a maggior ragione dopo la barbara esecuzione dell’amico colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo che, guarda caso, si occupava della zona in cui la diga sarebbe dovuta sorgere; l’opera avrebbe portato 350 miliardi dell’epoca nelle tasche del clan dei “viddani”… i corleonesi. Ed è proprio su di loro che ricadde l’accusa dell’omicidio di Mario Francese, una volta riaperto il caso… ma mancava ancora qualcosa; c’era una nota stonata in quella sinfonia di cause ed effetti. Se Mario Francese non aveva ancora pubblicato l’inchiesta, né tantomeno l’aveva conclusa, come avevano fatto i diretti interessati a sapere di essere stati nominati apertamente? Potrebbe mai una semplice voce di corridoio spingere ad uccidere un uomo, per paura? Un brivido corse lungo la schiena di Giuseppe nello scoprire ciò che suo padre stesso aveva svelato suo malgrado… Il figlio s’addentrò nei meandri della “mappa del potere” che in superficie pareva scontata ma che in realtà svelava via via connessionirapporti complessi… o semplici rapporti tra “gente che conta”. L’editore stesso del “Giornale di Sicilia” aveva stretto una certa amicizia con un “noto” esponente del suddetto clan mafioso… normali frequentazioni o connivenze? Nella testa di Giuseppe scorrevano ipotesicertezze… paure represse fin da bambino. Nel breve periodo in cui Mario Francese non si recò in ufficio per un infarto a seguito delle minacce, alcuni dossier erano spariti d’incanto dalla sua scrivania… l’uccellino non doveva cantare. Il processo agli imputati iniziò nel 2000 e si concluse nel 2001 e la Corte comminò 30 anni di carcere per ciascuno dei nove imputati, tra i quali Leoluca Bagarella – colui che aveva premuto il grilletto – e un certo Totò Riina. Tutto bene quel che finisce bene? Non sempre. Il 3 settembre del 2002 Giuseppe Francese, appena trentaseienne, si tolse la vita. Solo così riuscì a raggiungere il padre tanto amato. Era forse questo che voleva? Oppure, nonostante fosse riuscito ad ottenere giustizia, le battaglie che aveva dovuto affrontare avevano costituito un prezzo troppo alto da pagare… anche per il figlio di un uccellino che cercava la verità.

 Copyright © 2020 Magazzini Inesistenti. Tutti i diritti riservati.



  ANTIMAFIA PROFESSIONISTA DI MAFIA IL GIORNO DELLA CIVETTA


Bellodi disse il nome del paese; né Livia né Brescianelli lo avevano mai sentito. «E com’è?» domandò la ragazza. «Un vecchio paese con case murate in gesso, con strade ripide e gradinate: e in cima a ogni strada, a ogni gradinata, c’è una brutta chiesa...». «E gli uomini: sono molto gelosi gli uomini?». «In un certo modo», disse Bellodi. «E la mafia: cos’è questa mafia di cui parlano sempre i giornali?». «Già: cos’è la mafia?» incalzò Brescianelli. «È molto complicata da spiegare» disse Bellodi «è... incredibile, ecco». Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta 

L’espressione “professionisti dell’antimafia” venne usata la prima volta sul «Corriere della Sera» il 10 gennaio 1987, come titolo di un articolo di Leonardo Sciascia. La formula è divenuta con il tempo una straordinaria arma ideologica utilizzata da Cosa nostra e da uno stuolo di avvocati, giornalisti, intellettuali e politici che, in modo più o meno consapevole, hanno favorito l’organizzazione mafiosa. Si tratta infatti dell’equivalente verbale di un fucile caricato a lupara. L’etichetta di professionista dell’antimafia è oggi il fulcro di una tecnica di intimidazione e di delegittimazione rivolta contro opinionisti e uomini politici particolarmente esposti sul fronte antimafia. Chi la usa, in genere, intende dire: sei un prezzolato, un mercenario, le tue opinioni non nascono da un convincimento interiore ma dal desiderio di arricchirti, a costo di passare sulla pelle di innocenti. Il pezzo di Sciascia, prendendo le mosse da un libro dello storico inglese Christopher Duggan, La mafia durante il fascismo *21 , aveva come oggetto d’indagine «l’antimafia come strumento di potere». Esempi ne erano, secondo lo scrittore di Recalmuto, almeno due: Leoluca Orlando e Paolo Borsellino. Il primo, sindaco della cosiddetta “primavera di Palermo”, non veniva citato esplicitamente, ma il riferimento appariva chiaro; il secondo, magistrato del pool antimafia che aveva dato vita allo storico maxi-processo degli anni Ottanta, veniva indicato con tanto di nome e cognome. In particolare, gli si rimproverava  Antimafia (professionista dell’) Dizionario mafioso 1-202_L'oro del Vaticano 1-288 29/10/10 17.06 Pagina 19 verava di essere stato ritenuto meritevole del posto di Procuratore della Repubblica a Marsala, avendo avuto la meglio su altri e più anziani candidati. Il Consiglio superiore della magistratura aveva in questo modo derogato a una delle norme che regolano la carriera dei magistrati, in omaggio ai meriti di Borsellino sul fronte delle inchieste giudiziarie svolte a Palermo. Dal pezzo di Sciascia si poteva dedurre che questo tipo di antimafia potesse avere i suoi vantaggi. Lo scrittore siciliano, nonostante avesse successivamente corretto il tiro e preso le distanze dall’utilizzo strumentale di quel suo articolo, aveva inconsapevolmente fornito alla mafia un mezzo retorico formidabile. Da allora, popolani e borghesi, intellettuali e imprenditori, politici e avvocati, colletti bianchi e manovali del crimine, sono stati pronti a gridare ai “professionisti dell’antimafia” ogni qual volta qualcuno – magistrato o scrittore poco importa – abbia diffuso le sue opinioni in materia in un circuito più vasto. In tempi recenti la stessa sorte è toccata anche a Roberto Saviano. Per usare le parole di Sciascia in quell’articolo, la massima sui professionisti dell’antimafia è divenuta «strumento di una fazione», un’arma utilizzata a seconda delle convenienze dai paladini del garantismo a senso unico.

https://www.10righedailibri.it/sites/default/files/primapagine_pdf/DizionariomafiosoVincenzoCeruso.pdf


Introduzione Il valore mafioso delle parole

La cosa veramente enigmatica non è ciò che nessuno ha visto, bensì ciò che tutti abbiamo visto tante volte e, nonostante questo, si rifiuta di rivelare il proprio significato intrinseco. Javier Cercas

Questo libro è una mappa per orientarsi nelle parole della mafia.Alcune note, altre meno. Parole che i mafiosi usano tra loro e quelle che noi, i normali, abbiamo trovato per definirli. Voci che provengono da una storia lunga ormai oltre un secolo e mezzo e da un universo chiamato Cosa nostra. Voci di una lingua che viene parlata sotto la superficie della nostra quotidianità. Non è un dizionario sistematico. Piuttosto, è un viaggio sentimentale tra le parole, nel senso in cui queste veicolano i sentimenti e anche la comprensione della mafia passa attraverso una diversa percezione del mondo. Alcune espressioni fanno ormai parte del nostro album di famiglia, tanto hanno segnato la storia recente d’Italia, fino a confondersi con la grammatica politica del nostro Paese. Altre appartengono al gergo di una minoranza criminale, quella degli uomini d’onore. Giovanni Falcone utilizzava una metafora linguistica per far comprendere quanto fosse importante la collaborazione con lo Stato del mafioso Tommaso Buscetta: «Ci ha dato una chiave di lettura essenziale, un linguaggio, un codice»1 . E, sempre secondo Falcone, il lavoro stesso del magistrato consiste «anche nel padroneggiare una griglia interpretativa dei segni» . Pure Masino Buscetta ci teneva a sottolineare questo suo ruolo da mediatore culturale. Fin da ragazzino era cresciuto sentendo i “discorsi di mafia”, fatti di sguardi taglienti, intessuti di tanti silenzi e poche parole, che servivano a riassumere ragionamenti molto complessi: Il fatto è che gli uomini d’onore molto difficilmente sono loquaci. Parlano una loro lingua, fatta di discorsi molto sintetici, di brevi espressioni che condensano lunghi discorsi. L’interlocutore, se è bravo o se è anche lui un uomo d’onore, capisce esattamente cosa vuole dire l’altro. Il linguaggio omertoso si basa sull’essenza delle cose. 

I particolari, i dettagli, non interessano, non piacciono all’uomo d’onore. Oggi, a quasi trent’anni dalle storiche intuizioni di Giovanni Falcone, in una stagione segnata da una nuova loquacità dei mammasantissima, è indispensabile immergersi ancora una volta nel linguaggio mafioso, se vogliamo comprendere i messaggi provenienti da una realtà criminale che sa adeguarsi in maniera straordinaria al mondo che cambia, rinnovandosi pur mantenendo integra la propria identità. L’eccezionale capacità mimetica di Cosa nostra spiega anche il mutare del linguaggio usato dai suoi affiliati, abituati ad assecondare il contesto in cui si trovano a operare. Perché un’organizzazione segreta che non prevede alcuna forma di statuto scritto, né segni di riconoscimento particolari per i suoi adepti, attribuisce un grande valore alle parole. Ogni minima sfumatura di linguaggio viene tenuta in considerazione per le conseguenze che può avere sia intra moenia, all’interno dei confini criminali, sia extra moenia, ovvero nella cosiddetta società civile. La mafia ha sempre saputo adeguare il suo vocabolario al milieu in cui è vissuta e al tempo che ha attraversato, poiché «vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società». Ma quale valore hanno le parole per un uomo d’onore? Come vengono utilizzate? Per spiegarlo potremmo riprendere una formula filologica coniata dal Senatore Marcello Dell’Utri, già condannato in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, che ne faceva uso nel corso di una dotta disquisizione con il giornalista Pierluigi Battista, in merito all’autenticità dei presunti diari di Benito Mussolini. Su tali documenti, giunti in suo possesso e prossimi alla pubblicazione, il politico sosteneva che: «A tal riguardo probabilmente nessuno potrà provarne l’assoluta autenticità ma, allo stesso tempo, nessuno potrà mai affermare che siano falsi»6 . Fatte le debite proporzioni, qualcosa di analogo si potrebbe dire anche per i discorsi che provengono da Cosa nostra: nel modo in cui un uomo d’onore comunica non è tanto importante che le sue espressioni siano del tutto vere o assolutamente false.Alla fine, i giudizi non vengono valutati in base a un criterio di veridicità o di infondatezza. A maggior ragione quando sono rivolti verso un nemico. In questo caso, le parole divengono armi per colpire, intimidire, diffamare, creare le condizioni per distruggere l’avversario. Una prassi a cui la cronaca politica del nostro paese ci ha ormai abituati, con una produzione sterminata di dossier che vengono pubblicati su quotidiani e settimanali, ripresi e amplificati dalle televisioni, quindi lanciati nel dibattito pubblico, distruggendo carriera e reputazioni. Se pensiamo alle campagne mediatiche lanciate da alcuni organi di (dis)informazione tra il 2009 e il 2010, possiamo affermare che, in questo senso, la mafia ha fatto scuola. Talvolta l’unica cosa che conta è far circolare queste notizie, a prescindere dalla loro attendibilità, perché lo scopo ultimo di questo genere d’informazione è quello di insinuare il dubbio nella mente di chi li legge o ascolta. Un uso mafioso delle parole prevede esattamente questo genere di ambiguità. Ma all’interno delle consorterie mafiose, esiste un obbligo formale a dire la verità: è una delle regole più severe di Cosa nostra, ma vale esclusivamente per gli affiliati e viene rispettata in tempo di pace, non certo quando si è in guerra. Prima di ordinare l’eliminazione fisica di qualcuno, per esempio, Totò Riina era solito cominciare a incrinarne la reputazione presso gli altri uomini d’onore, preferibilmente accusandolo di sbirritudine: la connivenza con le forze dell’ordine, il peggiore dei peccati mafiosi. Oppure, insinuando che fosse un trageriaturi, cioè un bugiardo. O ancora, mettendone in dubbio la moralità nel campo dei comportamenti sessuali e familiari: arma che è stata usata, con scarso successo, per screditare le rivelazioni del pentito Buscetta. Non importava che queste voci fossero fondate: il solo fatto di metterle in giro danneggiava la reputazione di chi veniva posto sotto accusa, e lo rendeva così un bersaglio più facile da eliminare. Una prassi che non è prerogativa esclusiva del capo dei Corleonesi, ma rientra nel modus operandi tipico della lotta all’interno dell’organizzazione mafiosa. Ecco perché i boss fanno un uso assolutamente disciplinato delle informazioni. Non si tratta di un’inclinazione tipicamente siciliana all’omertà e al parlare poco: quello che un mafioso sa potrebbe diventare in futuro un capo d’accusa, per questo ogni membro dei clan esercita un continuo dosaggio delle parole e delle notizie di cui è in possesso. L’informazione di oggi potrebbe diventare domani la causa di una condanna a morte. Dice ancora Buscetta: La frammentazione dell’informazione è una delle regole più importanti. Cosa nostra è segreta non solo verso l’esterno, nel senso che nasconde agli estranei la sua esistenza e l’identità dei suoi membri, ma anche al suo interno: essa scoraggia la conoscenza completa dei fatti e crea ostacoli alla circolazione delle informazioni. Un uomo d’onore, imputato d’omicidio e interrogato durante il processo al questore di Palermo Giuseppe Albanese, svoltosi nell’Ottocento, affermò: «Non so se l’abbia [manca testo, n.d.a.] io stesso o altri il reato commesso»8 . L’uomo non ammetteva di aver commesso il delitto, ma nemmeno lo negava, perché farlo sarebbe stato un modo, seppure    larvato, per dire che tra i suoi sodali si nascondeva il colpevole, dato che qualcuno doveva pur essere stato. Inoltre, l’organizzazione avrebbe potuto chiedergli in un secondo momento di addossarsi interamente la responsabilità del crimine. Meglio quindi dichiarare di non sapere. Una linea di condotta, peraltro, seguita dai padrini quasi fino ai giorni nostri: hanno sempre preferito non rispondere in alcun modo alle domande dei magistrati. Ma i tempi cambiano. La singolarità dell’associazione mafiosa, rispetto a qualunque altra organizzazione criminale, consiste pure nel modo in cui riesce a estendere la validità delle regole per gli affiliati molto al di là del raggio d’azione di Cosa nostra. E ciò si nota ancor più nei quartieri ad alta densità mafiosa, dove il terrore condiziona i comportamenti della popolazione. Tutte le notizie sugli uomini d’onore locali vengono centellinate con parsimonia, fino a una totale omertà nei confronti di chi è estraneo al territorio. Il motivo è semplice: per esempio, se qualcuno entra in contatto con un latitante nel quartiere in cui abita e costui, dopo qualche tempo, viene arrestato, non ha alcuna importanza che non sia stato il primo a denunciarlo. Se tra i due è avvenuto un reciproco riconoscimento – l’uomo sa che è un latitante e il mafioso, a sua volta, sa di essere stato identificato – diverrà immediatamente uno dei principali indiziati della sua cattura, insieme a quanti altri, esterni o meno all’organizzazione, siano venuti a conoscenza del luogo in cui il criminale era nascosto. Tutti, nel paranoico universo mafioso, possono trasformarsi in accusati e accusatori. Tra le parole di mafia, le più significative le ha pronunciate ancora una volta Tommaso Buscetta, mentre cercava di spiegare al sociologo Pino Arlacchi che genere di vita conducessero i mafiosi siciliani e a quali regole dovessero sottostare: «Sono io stesso che non devo voler sapere». Oggi, invece, i boss di Cosa nostra sembrano diventati piuttosto loquaci nelle aule dei tribunali, ma questo cambiamento di rotta rientra, da un lato, in una strategia difensiva che prevede di ammettere solo ciò che non può essere negato; dall’altro, in una forma di comunicazione con l’esterno, a causa dell’estrema rigidità del regime carcerario del 41 bis, che rende enormemente difficile (ma non impossibile) lasciar trapelare ordini e messaggi per i fratelli rimasti fuori. Senza considerare la volontà di dialogare con referenti istituzionali e politici utilizzando le dichiarazioni fatte in aula come megafono. Durante un’udienza del processo in cui era imputato, Antonino Cinà ha risposto volentieri alle domande dei giudici. Era già stato accusato in passato di essere mafioso e adesso è addirittura sospettato di aver preso parte alle trattative tra Stato e Cosa nostra, durante gli anni delle stragi, e di aver redatto materialmente il celebre papello consegnato da Totò Riina agli uomini delle Istituzioni. Cinà è un medico, anzi, uno dei medici preferiti da Bernardo Provenzano, ma soprattutto il rappresentante del mandamento palermitano di San Lorenzo. In questo suo ruolo, Cinà aveva visto la propria autorità messa in discussione da Salvatore Lo Piccolo, un boss che non possedeva il suo stesso pedigrée mafioso, ma che si era fatto strada in Cosa nostra prima come killer, poi con il tradimento e infine con un esercito di assassini ai suoi ordini, il cui capofila era il figlio Sandro. I Cinà e i Lo Piccolo erano originari dello stesso quartiere, Cardillo, alla periferia occidentale di Palermo. E nel rispondere a una domanda dei giudici, il medico aveva trovato il modo di ribadire la propria leadership all’esterno, mandando un chiaro segnale di disprezzo verso quei Lo Piccolo che pretendevano di aspirare al ruolo di capi senza averne la dignità: Mio papà aveva un grosso agrumeto a Cardillo. Io mi ricordo che lì veniva un bambino con le mani ghiacciate, che raccoglieva il trifoglio. Io ero là, vestito bene, ben coperto, e mi colpiva questo ragazzino. Mi faceva pena, questa gente. Quel ragazzino era Salvatore Lo Piccolo, il padre. Pensare che anni dopo diventai il medico di famiglia di tutti i Lo Piccolo; di lui, della signora, di Calogero, ma non di Claudio, l’altro figlio. E l’ho curato pure quando fu latitante10 . I messaggi, le dichiarazioni apparentemente spontanee, i segnali di ogni tipo, vanno comunque decriptati. Occorre tradurre, con tutti i rischi che questa operazione comporta. Non c’è nulla da fare. Le parole, nelle traduzioni, perdono valore. Ma non se ne può fare a meno. Eterno dilemma della civiltà: tradurre è anche tradire. Lo stesso dilemma attraversava la mente del solito Buscetta, mentre cercava di spiegare ai magistrati cosa intendeva dire quando sosteneva che un politico era nelle mani di Cosa nostra: Quando una persona come me, come Calò o come un altro che fa parte della mafia, dice è “nne manu”, significa è in totale possesso della persona e farà quello che quell’altra persona mafiosa gli dirà di fare. Questo è nel gergo mafioso. Se poi tradotto in italiano perde il suo valore, io non so fare diversamente11 . La traduzione da compiere non è dunque dal siciliano, ma dal mafioso all’italiano. Il valore mafioso delle parole si perde, inevitabilmente, fuori dal contesto in cui vengono pronunciate, che è la vita quotidiana del soldato di Cosa nostra. E proprio in questa direzione si orienta il presente dizionario: quindi non un elenco delle parole siciliane usate in quegli ambienti criminali, ma una rassegna dei concetti che all’universo mafioso – reale, cinematografico, sociale, letterario, politico – e alla sua controparte – istituzionale, giudiziaria, movimentista – appartengono. Una particolare variante della parlata mafiosa può individuarsi in quello che proviamo a indicare come codice redentivo, con riferimento alle immagini religiose del riscatto, della rinascita e dell’espiazione della colpa, prese a prestito dalla tradizione cattolica. Come in un caso dell’inizio degli anni Novanta: un piccolo esponente mafioso palermitano, tale Abbate, ritenuto alle dipendenze della famiglia di Porta Nuova e conosciuto in città come uno dei più efficienti estorsori sulla piazza del centro storico, si poteva riconoscere in un video registrato durante una festa. L’occasione era data dalla nascita di una società partecipata dal Comune di Palermo, sorta con lo scopo principale di dare un’occupazione agli ex detenuti. Nel filmato l’uomo, neo-assunto, (dopo qualche anno sarebbe stato nuovamente arrestato mentre chiedeva il pizzo ai commercianti della zona) stava sul punto di mettersi a piangere mentre ringraziava, commosso, l’azienda che aveva creduto in lui, dandogli una possibilità per iniziare una nuova vita e riscattare il suo passato. Quasi in preda a un afflato mistico, l’uomo d’onore sembrava invocare una trasformazione radicale della propria esistenza, perfino una conversione. Nel corso del libro vedremo che molto spesso il lessico mafioso è intessuto di riferimenti pseudo-religiosi o mutuati dalle Sacre Scritture, secondo un procedimento di traslazione che non tiene conto degli originari significati delle espressioni utilizzate. Talvolta, al di là delle parole adoperate, è un vero e proprio pathos religioso che anima il linguaggio dei bravi cristiani. Ancora una volta Falcone scrive: «I messaggi di Cosa nostra diretti al di fuori dell’organizzazione – informazioni, intimidazioni, avvertimenti – mutano stile in funzione del risultato che si vuole ottenere»12 . Un mafioso quindi sa usare il linguaggio religioso e quello della malavita, quello dei ceti borghesi e quello delle borgate; sa parlare da manager con gli imprenditori e da capopopolo con i lavoratori; sa utilizzare la retorica sicilianista e quella della denuncia sociale. Fin da quando è entrato in Cosa nostra, il mafioso è abituato a dare grande importanza alle parole: «Quando dico il tizio è un uomo d’onore è un contratto»13 . La grammatica mafiosa muta anche in funzione del contesto socio-economico. In una sentenza degli anni Trenta, che condannava le cosche in attività nella zona occidentale del palermitano, i magistrati si interrogavano sul ruolo svolto dai fratelli Cuccia, Francesco e Antonino, temibili capimafia operanti in genere dalle parti di Piana degli Albanesi, cioè ben distante dallo scenario dei delitti su cui i giudici dovevano pronunciarsi: Avviene nelle società illecite ciò che avviene nelle società lecite, il socio di una società può essere socio di un’altra e determinare distinti rapporti giuridici. Ora non è dubbio che i Cuccia in Palermo si aggregano con persone diverse da quelle, con cui eransi consociati in Piana: e per un fine delittuoso diverso. In Piana ebbero fine di commettere delitti in quel territorio, sfruttando le particolari forme dell’economia rurale: in Palermo essi ebbero fine di delinquere come gli altri associati, sfruttando le particolari forme dell’economia locale. Diversi i consensi: diverse le persone, diversi i territori, distinti gli oggetti, per conseguenza diversi e distinti sono i delitti 14 . Possiamo prendere in prestito le parole dei giudici per chiarire come agisce la semantica del dominio mafioso: diverse le persone, diversi i territori, distinti gli oggetti e, di conseguenza, diversi e distinti il vocabolario e le forme di comunicazione utilizzati dai seguaci di Cosa nostra per comunicare, persuadere, ingannare. Nelle pagine che seguono il lettore dovrà forse fare i conti con un approccio meno convenzionale e con qualche idea nuova su come leggere la mafia e i suoi collegamenti esterni. Troverà anche, rielaborate, alcune delle idee apparse in anni recenti su riviste locali e nazionali. Il lettore troverà soprattutto le parole di quelli che amano farsi chiamare uomini d’onore: una minoranza organizzata fuori dalle leggi dello Stato che è stata capace di imporre, in determinate epoche, la propria visione del mondo al resto della società. Ma vi sarà spazio anche per le parole di altri uomini: magistrati, intellettuali, professionisti, sacerdoti e uomini comuni. Una minoranza creativa con un’altra idea di onore.

https://www.10righedailibri.it/sites/default/files/primapagine_pdf/DizionariomafiosoVincenzoCeruso.pdf


Amicizia

È vero che mi chiamano il capo del paese, perché io ho sempre fatto del bene a tutti e per diversi anni sono stato incaricato della distribuzione della refezione scolastica e mi sono sempre adoperato per venire incontro alla povera gente. 

Vincenzo Di Carlo, capomafia di Raffadali, intervento riportato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia istituita nel 1963

La veste dell’amico è una delle preferite indossate dagli uomini d’onore. Il mafioso è in primo luogo uno che fa del bene, che spontaneamente si dona agli altri in tutti i modi possibili. A legare tra loro gli stessi affiliati sarebbe un sentimento generico d’amicizia, un’affinità che non ha alcun significato formale. L’amicizia è ciò che li spinge ad aiutare il prossimo, è la motivazione che li muove a cercare il bene comune per la propria città. Essi si muovono in questa cornice, si comportano da mediatori ed agiscono per ricomporre i conflitti che, di volta in volta, possono sorgere in seno al corpo sociale. L’amicizia sarebbe quindi la vera essenza della mafiosità. Paolo Campo è stato considerato a lungo dagli inquirenti uno degli storici boss della mafia agrigentina. In particolare, è stato indicato quale rappresentante del paese di Ribera, centro nevralgico per le rotte del narcotraffico tra Europa e Stati Uniti. Vediamo come si presentava il vecchio patriarca davanti ai magistrati di Agrigento che lo interrogavano: Mi protesto innocente del reato di associazione per delinquere semplice e di tipo mafioso ascrittomi, nel senso che io non ho mai delinquito, né mi sono a tale scopo associato con altri. Debbo però dire che sono nato e morirò mafioso, se per mafia si intende, come io la intendo, fare del bene al prossimo, dare qualche cosa a chi ne ha bisogno, trovare lavoro a chi è disoccupato, prestare soccorso a chi è in difficoltà. In questo senso sono stato e sono considerato e mi considero mafioso. Essere mafioso, nelle parole dei padrini, diventa così una sorta di vocazione, un carisma caratteristico che può portare alcuni individui a unirsi. Alla base di tale sentimento ci sarebbero la liberalità, la munificenza, il gesto disinteressato e gratuito. Campo, uomo d’onore vecchio stampo, nel suo intervento teneva a sottolineare questa peculiarità per distinguersi da quella che ai suoi occhi appariva come una nuova mafia, rappresentata dal capoclan emergente del mandamento di Agrigento, Carmelo Colletti, suo compaesano e artefice della sua caduta in disgrazia. Di fronte al magistrato, che gli chiedeva conto dei suoi rapporti con Colletti e di un’intercettazione in cui si parlava del suo declassamento da consigliere del capo mandamento a semplice rappresentante della famiglia di Ribera, Paolo Campo precisava: Ho naturalmente conosciuto Carmelo Colletti poiché era di Ribera. Debbo però dire che con lo stesso non ho mai avuto buoni rapporti. Lo stesso non godeva della mia stima perché era eccessivamente avido; egli aveva la mentalità del commerciante, una mentalità che mi è estranea. Le persone come Colletti io ho sempre cercato di allontanarle; ognuno per la sua strada16 . Una simile rappresentazione della mafiosità viene incredibilmente utilizzata in un’aula di tribunale ancora negli anni Duemila, e non da parte di un anziano signore di campagna qual era l’ultraottantenne Campo, ma da un moderno manager come Marcello Dell’Utri, cresciuto dal punto di vista lavorativo all’ombra del milanese Silvio Berlusconi, cioè quanto di più distante si possa immaginare dagli uomini d’onore dell’agrigentino. Eppure, nel momento in cui parla di uno dei suoi accusatori, il finanziere Mario Rapisarda, il Senatore ne parla in questi termini: Il discorso di Rapisarda mafioso fa ridere, perché se c’è uno che non può essere mafioso è Rapisarda, in quanto proprio è uno che parla in maniera sconsiderata di tutto e di tutti e credo che sia anche una persona che non ha nessun senso dell’amicizia, nessun rispetto dell’amicizia, cioè secondo me è completamente fuori da ogni logica diciamo così di carattere semplicemente da questo punto di vista mafioso17 . Ma torniamo alle vicende svoltesi nei dintorni di Agrigento. Carmelo Colletti è stato a lungo il dominus incontrastato dei clan all’ombra della Valle dei Templi, una mafia di colletti bianchi, con solidi legami nel mondo della politica e della pubblica amministrazione. Classico esempio di self-made man criminale, Colletti (poi assassinato durante la mattanza della prima metà degli anni Ottanta) aveva conquistato potere e posizioni sociali partendo dalla condizione di semplice carrettiere, e riuscendo poi a diventare un imprenditore di successo. Il boss si avvaleva della forza intimidatrice del vincolo mafioso negli affari illegali (dalle estorsioni al traffico di droga), così come in quelli legali (dall’assegnazione degli appalti alla fornitura di materie prime, fino alla risoluzione di controversie sindacali). Nel momento in cui Colletti lavorava come fornitore per l’impresa Cassina – per decenni una delle più ricche e importanti della Sicilia – è stato capace di condizionare le decisioni del management e di far condurre esponenti della famiglia in visita nei suoi uffici. Ma qual era il motivo della sua grande influenza? Ce lo spiega a parole sue il figlio Vincenzo Colletti, a lungo considerato dagli inquirenti il suo erede anche nei suoi affari criminali. Ovviamente, chiamato a descrivere la figura paterna, Vincenzo la tratteggia con tinte alquanto tenui: «Era richiesto e cercato da parecchie persone e si dava da fare per tutti, per accomodare le vicende personali di chi si rivolgeva a lui, per far trovare il posto di lavoro e così via»18 . La forza del padrino, secondo la migliore apologia mafiosa, non viene dalla saldezza del vincolo associativo, ma dalla capacità del boss di darsi da fare, di “accomodare le vicende personali”. Scompare qualunque riferimento alla consorteria nella sua totalità, che si perde in una nebulosa indistinta di rapporti amicali e parentali.Al suo posto, rimane quello che Gaetano Mosca, a inizio Novecento, chiamava lo spirito di mafia: una maniera di sentire che, come la superbia, come l’orgoglio, come la prepotenza, rende necessaria una certa linea di condotta in un dato ordine di rapporti sociali; e colla stessa parola viene indicata in Sicilia non uno speciale sodalizio, ma il complesso di tante piccole associazioni che si propongono scopi vari, i quali però quasi sempre sono tali da far rasentare ai membri dell’associazione stessa il codice penale e qualche volta sono veramente delittuosi 19 . Se la mafia come organizzazione scompare dall’orizzonte, rimane l’affectio mafiae, per cui gli esponenti dei clan sarebbero legati tra loro da null’altro che un’affezione, un sentimento generico di amicizia, simile a una corrispondenza di amorosi sensi. Negli scorsi decenni gli investigatori, senza le coordinate di cui disponiamo noi oggi, avevano difficoltà enormi a orientarsi nell’universo della mafia e incorrevano spesso in grossolani errori di analisi. Così si esprimeva un questore di Palermo negli anni Settanta, durante un’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia: Il fenomeno generale non consiste nell’organizzazione della mafia, né in ordini di capi; non è un’impostazione fissa, non è gerarchia. Il fenomeno generale denuncia una realtà che è mentalità, è concetto, è idea di delinquere, è spiritualità nella delinquenza, è maniera di impostare la propria condotta criminosa: mentalità non di carattere generale, di popolo o di città, ma di un determinato settore di delinquenza che la pensa in quella maniera. [...] La repressione del fenomeno generale è impossibile! Repressione di che cosa? Di una idea, di una mentalità?

Nel linguaggio mafioso vengono indicati come amici i membri dell’organizzazione presso gli esterni a essa.Amici degli amici sono i fiancheggiatori. Se un imprenditore o un commerciante deve aprire un esercizio commerciale in un quartiere o in un paese, troverà qualcuno che, almeno all’inizio, gli si avvicinerà in modo molto gentile, amichevolmente, proponendosi come mediatore, per facilitarne l’inserimento nel tessuto economico locale. “Cercati un amico” è il consiglio che viene rivolto alle vittime del pizzo che devono mettersi a posto con i pagamenti, perché si rivolgano all’uomo d’onore che comanda sul territorio.

https://www.10righedailibri.it/sites/default/files/primapagine_pdf/DizionariomafiosoVincenzoCeruso.pdf

Caso (De Mauro)

Ciò vale a dire che c’è in Italia un iperpotere cui giova, a mantenere una determinata gestione del potere, l’ipertensione civile, alimentata da fatti delittuosi la cui caratteristica, che si prenda o no l’esecutore del delitto, è quella della indefinibilità. 

Leonardo Sciascia, Nero su nero

Ho uno scoop che farà tremare l’Italia. Mauro De Mauro

Il “caso De Mauro” − cioè il sequestro e la sparizione del giornalista Mauro De Mauro il 17 settembre 1970 a Palermo − è divenuto in poco tempo il paradigma perfetto per descrivere le trame oscure del potere e il ruolo ricoperto da Cosa nostra in questi scenari. Il contesto sarebbe quello del mancato golpe Borghese, un progetto di colpo di Stato che il principe Junio Valerio Borghese aveva ideato insieme a una parte delle forze armate e dei servizi segreti. Il golpe sarebbe dovuto scattare l’8 dicembre 1970, ma non venne mai messo in pratica. All’operazione avrebbe dovuto partecipare anche la mafia siciliana, i cui capi vennero consultati a questo fine. I padrini declinarono l’offerta, poiché sarebbe stato richiesto loro un elenco degli uomini d’onore, che avrebbero dovuto essere muniti di un apposito segno identificativo al momento dell’attuazione del piano. De Mauro era il cronista migliore del quotidiano «L’Ora». Prima di essere spostato a lavorare alle pagine sportive del giornale, si era interessato dei casi più clamorosi dell’epoca, dai frati mafiosi di Mazzarino fino ai potenti estorsori Salvo di Salemi, eminenze grigie della politica isolana in odore di mafia, allora riveriti da tutti. De Mauro sarebbe venuto a conoscenza della progettazione del golpe Borghese e per questo motivo sarebbe stato eliminato. Il cronista, che in gioventù aveva preso parte alla Repubblica di Salò e aveva fatto parte della Brigata x MAS, con a capo proprio Junio Valerio Borghese, avrebbe toccato i fili scoperti del rapporto tra mafia e potere. Secondo la ricostruzione di Francesco Viviano, De Mauro avrebbe avuto informazioni  sul golpe da una fonte conosciuta a Palermo come Mister x, indicato nell’avvocato Vito Guarrasi. Viviano racconta la vicenda a partire da una nota del giornalista, che questi avrebbe scritto subito dopo l’incontro con lo stesso legale: Dopo quell’incontro, come sempre faceva, De Mauro aveva scritto un appunto sul suo taccuino: «Colpo di Stato continuato – uomini anche mediocri ma di rottura...». Quando quegli appunti, dattiloscritti da altri, furono scoperti, Guarrasi fornì un’interpretazione poco credibile: non si trattava di un colpo di Stato vero e proprio, ma il termine scritto da De Mauro si riferiva al fatto «che tutta l’attività di Enrico Mattei si poteva definire un colpo di Stato, un colpo di Stato continuato. L’opera di Mattei è un’opera di rottura...». Incredibile ma vero: la spiegazione di Vito Guarrasi sulle parole colpo di Stato fu presa per buona 33 . Le ultime rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo hanno indicato gli esecutori materiali del delitto in alcuni sicari del clan di Santa Maria di Gesù 34 , al cui vertice vi era allora Stefano Bontate, potentissimo uomo d’onore con forti agganci nell’ambito della politica e della massoneria. De Mauro venne rapito dal commando sotto casa sua, nella centralissima via delle Magnolie, a Palermo, la sera del 9 settembre 1970. Iniziava un decennio cruciale nei rapporti tra mafia e Istituzioni. Pochi mesi dopo veniva ammazzato anche il Procuratore capo di Palermo Pietro Scaglione. Il corpo di Mauro De Mauro non è mai stato ritrovato.



2009 18 MARZO De Mauro, l' ultima pista caccia all' uomo che lo tradì


ROMA - Nel suo taccuino l' aveva scritto: «Colpo di Stato». L' aveva scritto ma nessuno, fra i magistrati di Palermo che indagavano sulla sua morte o fra i poliziotti e i carabinieri che inseguivano il suo fantasma, si era incuriosito per quell' appunto. E mai, negli anni a venire, qualcuno aveva provato a capirne qualcosa di più. Eppure lui aveva annotato quelle tre parole - Colpo di Stato - dopo un incontro con l' uomo che al tempo era considerato il più potente e inquietante di tutta la Sicilia: l' avevano chiamato Mister X, era stato la testa di ponte fra mafia e americani per lo sbarco sull' isola nel ' 43, il suo nome era Vito Guarrasi. Tutti lessero allora, trentanove anni fa, quelle tre parole. E tutti le dimenticarono. L' appunto di un giornalista scomparso per mano di mafia e tanto altro di una Palermo lontana è finito in un libro che ha un titolo che annuncia tutto: «Mauro De Mauro, la verità scomoda». L' ha scritto Francesco Viviano, il cronista che ha ritrovato anche quel documento che si era «perduto» fra migliaia di carte e paludose istruttorie. 

Un foglio ricopiato su carta intestata - «L' Ora, il redattore capo» - tre righe prese dall'agenda di De Mauro da un collega e consegnate agli investigatori palermitani. Era già tutto lì il mistero del rapimento di Mauro, avvenuto la sera del 16 settembre 1970 in via delle Magnolie, una delle strade eleganti di Palermo. Era stato lui, la vittima, a lasciare la prima traccia che tutti avrebbero ignorato: «Colpo di Stato». Più giù, su quell' appunto, c' era anche scritto: «... colpo di stato continuato, uomini anche mediocri ma di rottura, la guerra è un anacronismo». 

Il nuovo libro di Viviano ricostruisce, partendo da quella nota e mettendo insieme gli atti dell' ultima inchiesta giudiziaria - è soltanto qualche anno fa e dopo mille depistaggi sbirreschi che il sostituto procuratore Antonio Ingroia ha riaperto il caso, individuato gli assassini del giornalista e portato a giudizio come mandante Salvatore Riina - perché Mauro De Mauro è stato condannato a morte dai boss. Sapeva del colpo di Stato, sapeva che l' ex comandante della Decima Mas, il principe Junio Valerio Borghese - il suo capo di una volta, De Mauro in gioventù era stato un «repubblichino» - stava organizzando un golpe per l' 8 dicembre di quell' anno: il 1970. Al colpo di stato avevano aderito anche alcuni fascisti palermitani. 

E i capi della Cupola. Di quel piano era venuto a conoscenza in qualche modo Mister X, Vito Guarrasi. Ne parlò lui con Mauro De Mauro. I mafiosi si insospettirono e il giornalista svanì per sempre. Le indagini più recenti del pm Ingroia hanno scoperto come il reporter, il più famoso del quotidiano della sera di Palermo, scivolò nella trappola. Fu fermato sotto casa da Emanuele D' Agostino, uomo d' onore della famiglia di Santa Maria di Gesù. Era accompagnato da altri due boss: uno era Stefano Giaconia, l' altro Bernardo Provenzano. Era stato Totò Riina a dare l' ordine di prelevarlo per poi ucciderlo con il metodo della lupara bianca. Quello che ancora non era noto - ma che il libro di Viviano rivela - è che nel tragitto dalla sua casa al luogo dove il suo cadavere è stato seppellito (probabilmente alla foce del fiume Oreto), il giornalista è stato obbligato a far visita «presso un suo conoscente». 

L' ipotesi sullo sfondo di una pista investigativa ancora tutta da percorrere: un «giuda» avrebbe tradito De Mauro. Uno che l' avrebbe invitato a confessare tutto ciò che sapeva sul golpe del principe Borghese, uno che gli avrebbe garantito che sarebbe tornato a casa dopo aver detto tutto. Questo personaggio - intorno al quale a Palermo s' indaga - sarebbe ancora vivo. Il resto del libro è sull' avventurosa esistenza di un uomo nato a Foggia nel 1921, figlio di un chimico e di un' insegnante di matematica, un ragazzo reclutato nelle file dei fascisti «decisi a tutto», l' accusa e il successivo proscioglimento per aver partecipato alla strage delle Fosse Ardeatine, una fuga verso la Sicilia sotto falso nome. Dopo tante vite, l' ultima: quella di giornalista a L' Ora, il quotidiano delle grandi battaglie siciliane, una voce libera nella Palermo soffocata dai mafiosi. Sono firmate da Mauro De Mauro molte delle inchieste più «dure» di quegli anni. Sul traffico di stupefacenti. Sul «sacco» edilizio della città. Sulle contiguità fra mafia e politica. Fu lui il primo a pubblicare già nel 1962 anche l' organigramma di Cosa Nostra - decine, famiglie, mandamenti - la stessa mappa che 22 anni dopo rivelerà il pentito Tommaso Buscetta al giudice Falcone. Uno scoop dopo l' altro fino a quella notizia che fu la causa della sua morte. Le indagini che seguirono e gli investigatori che le orientarono - unica eccezione il commissario di polizia Boris Giuliano che nove anni dopo la scomparsa di Mauro fu ucciso anche lui dai sicari di Riina - sono finite per tre decenni negli archivi polverosi del Palazzo di Giustizia di Palermo. Fu però Leonardo Sciascia a spiegare con una sola frase perché era morto davvero Mauro: 

«Ha detto la cosa giusta all' uomo sbagliato e la cosa sbagliata all' uomo giusto». Nuove rivelazioni sul cronista: qualcuno l' avrebbe invitato a raccontare ciò che sapeva del progettato putsch In cambio la promessa: vivrai 

Le piste MATTEI Secondo la polizia De Mauro fu ucciso mentre ricostruiva gli ultimi giorni di vita dell' ex presidente Eni Enrico Mattei, morto in volo da Catania a Linate nel 1962 per una bomba DROGA I carabinieri presentarono un rapporto che ipotizzava collegamenti fra la scomparsa del giornalista e un traffico di stupefacenti da lui scoperto. Fu un vero e proprio depistaggio ESATTORIE Il capo della Mobile Boris Giuliano era convinto che De Mauro avesse scoperto qualcosa sui terribili cugini di Salemi, gli esattori Nino e Ignazio Salvo, mafiosi GOLPE Questa pista fu svelata nel 2001 dal pentito corleonese Di Carlo: De Mauro era venuto a sapere che gli ex amici della Decima Mas stavano organizzando un golpe con la mafia Il libro "Mauro De Mauro, la verità scomoda": è il titolo del libro del giornalista Francesco Viviano dedicato al mistero della scomparsa del giornalista siciliano. Aliberti editore, pagg 160, 15 euro Il processo 

LA SENTENZA La sentenza per la morte di De Mauro è prevista all' inizio dell' estate. Saranno passati 39 anni dalla scomparsa del giornalista IL PM Il caso De Mauro è stato riaperto qualche anno fa dal pm Antonio Ingroia, che ha individuato gli assassini e portato a giudizio Riina TRE ANNI Da tre anni l' unico imputato per la morte di Mauro De Mauro è Salvatore Riina, accusato come mandante del delitto
ATTILIO BOLZONI
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/19/de-mauro-ultima-pista-caccia-all.html





ANTOCI GIUSEPPE, BINDI ROSY, BORSELLINO PAOLO, BORSELLINO SALVATORE, FALCONE GIOVANNI, FAVA CLAUDIO, LUMIA GIUSEPPE, MAFIA, MAFIA DELL'ANTIMAFIA, PECORARO GAETANO, TAG, BOLOGNA STEFANO, GALASSO ALFREDO, MAFIA, MAFIA ANTIMAFIA, MONTANTE CALOGERO ANTONIO, ORLANDO CASCIO LEOLUCA, SCIASCIA LEONARDO, BUSCETTA TOMMASO, FALCONE GIOVANNI,DE MAURO MAURO,L'ORA,TAG, DI CARLO FRANCESCO,SCAGLIONE PIETRO, GUARRASI VITO, MATTEI ENRICO, DELL'UTRI MARCELLO,RIINA SALVATORE,BORSELLINO PAOLO,ARLACCHI PINO,REPUBBLICA DI SALO', VIVIANO FRANCESCO, BONTADE STEFANO, CINA' ANTONINO, COLLETTI  CARMELO, RAFFADALI, INGROIA ANTONIO, DEPISTAGGIO,SALVO IGNAZIO,SALVO NINO,ESATTORI,DALLA CHIESA CARLO ALBERTO, COLPO DI STATO,CAMPO  PAOLO, BORGHESE JUNIO VALERIO,BRIGATA X MAS,CUFFARO SALVATORE, RAPISARDA MARIO,COLLETTI VINCENZO,DECIMA MAS, D'AGOSTINO EMANUELE, GIACONIA STEFANO,PROVENZANO BERNARDO,SALEMI,ENI,DROGA, GOLPE, SANTORO MICHELE,COSTANZO MAURIZIO,SAMMARCANDA,BOLOGNA STEFANO, GALASSO ALFREDO, MAFIA, MAFIA ANTIMAFIA, MONTANTE CALOGERO ANTONIO, ORLANDO CASCIO LEOLUCA, SCIASCIA LEONARDO, BUSCETTA TOMMASO, FALCONE GIOVANNI,DE MAURO MAURO,L'ORA,TAG, DI CARLO FRANCESCO,SCAGLIONE PIETRO, GUARRASI VITO, MATTEI ENRICO, DELL'UTRI MARCELLO,RIINA SALVATORE,BORSELLINO PAOLO,ARLACCHI PINO,REPUBBLICA DI SALO', VIVIANO FRANCESCO, BONTADE STEFANO, CINA' ANTONINO, COLLETTI  CARMELO, RAFFADALI, INGROIA ANTONIO, DEPISTAGGIO,SALVO IGNAZIO,SALVO NINO,ESATTORI,DALLA CHIESA CARLO ALBERTO, COLPO DI STATO,CAMPO  PAOLO, BORGHESE JUNIO VALERIO,BRIGATA X MAS,CUFFARO SALVATORE, RAPISARDA MARIO,COLLETTI VINCENZO,DECIMA MAS, D'AGOSTINO EMANUELE, GIACONIA STEFANO,PROVENZANO BERNARDO,SALEMI,ENI,DROGA, GOLPE, SANTORO MICHELE,COSTANZO MAURIZIO,SAMMARCANDA, Antimafia, Caltanisetta, Camilleri, Catanzaro, CICERO, CONFINDUSTRIA, CROCETTA, CUFFARO, LO BELLO, Lombardo, LUMIA, Marino, MATTEO MESSINA DENARO, MERCEGAGLIA, MONDANI PAOLO, MONTANTE, PATTI, Report, VALTUR, VENTURI, MONTANTE ANTONELLO,DOSSIER,TAG,DI FRANCESCO DARIO,ARNONE PAOLINO,MADONIA GIUSEPPE, FERRARO SALVATORE,SERRADIFALCO,CALTANISETTA,CONFINDUSTRIA,BICICLETTE,VENTURI MARCO,CONFINDUSTRIA CENTRO ITALIA,CONFCOMMERCIO, IRSPA,LO CICERO ALFONSO,LOMBARDO RAFFAELE,ANTIMAFIA,MADONIA GIUSEPPE,ARNONE VINCENZO,MESSINA,LEONARDO,RIGGIO PIETRO,IL TURCO,,VASSALLO CALOGERO,OPERAZIONE LEOPARDO,RIGGI ALDO,MONTANTE GIOACCHINO,EDIL FIN SRL,ITALIA COSTRUZIONI SRL,AUTOTRASPORTI ARNONE VINCENZO & C. SRL,GIMON ITALIA SRL,M S A SRL,RIGGIO PIETRO ORGANICO ALLA FAMIGLIA COSA NOSTRA CALTANISETTA ,DI FRANCESCO DARIO DIVENUTO REGGENTE FAMIGLIA SERRADIFALCO DAL MARZO 201 A SEGUITO ARRESTO DI ARNONE VINCENZO,SAN CATALDO,AN.CO EUROPA SRL,ALLEGRO CARMELO,ILARDO GINO,BARBIERI CARMELO,VARA CIRO,ITALIAN DESIGN EVENT MONTANTE SRL,ITALKALI,PASQUASIA,Billeci, capaci, DOUBLE FACE, LOTTIZZAZIONI, MIZZICA CAREFOUR SICILIA, MONTANTE, PAGANO VINCENZO, PICCIOTTA ANGELA, PUCCIO GIOVANNI CARLO, PUCCIO PIETRO, ROMANO, SCHIFANI RENATO, SENSALE, TRIOLO, VASSALLO, VIANINI,TAG,ALONGI, BACCEI, CARULLO, CICERO, CORSELLO, CROCETTA, CUFFARO, DI LIBERTO, IRSAP, LO BELLO, Lombardo, LUMIA, MONTANTE, MONTEROSSO, PISTORIO, SEVERINO SALVATRICE, STANCHERIS, VALERIA GRASSO, VANCHERI, VENTURI,MONDANI PAOLO,RANUCCI SIGFRIDO,REPORT,POMBA PIO,BANCA NUOVA,MSSINEO FRANCESCO,DE FRANCISCI IGNAZIO,CUFFARO SALVATORE,GUARNOTTA LEONARDO,LOMBARDO RAFFAELE,MPA,UDC,SCHIFANI REANATO,CAMMARATA DIEGO,PALERMO,VIZZINI CARLO,LO PORTO GUIDO,CAMILLERI ANDREA,DON PUGLISI,AGLIERI PITERO,CUCCARINI LORELLA,MONTEZEMOLO LUCA,PORTO EMPEDOCLE,CASAGNI GIANPIERO,SERRADIFALCO,DACQUI GIUSEPPE MARIA,NAPOLITANO GIORGIO,CROCETTA ROSARIO,LUMIA GIUSEPPE,RANDO IVAN,DI VINCENZO PITERO,TORNATORE MICHELE,PATTI PAOLA,PATTI CARMELO,VALTUR,ARNONE VINCENZO,TORNATORE PASQUALE,VILLAGGI VALTUR,DIA,MESSINA DENARO MATTEO,MERCEGAGLIA EMMA,IVAN LO BALLO,GIARRATANO GIULIO,TERMINI IMERESE,FIAT,PETROLCHIMICO GELA,ENI,CRESCENTE GIOVANNI,VULLO MICHELE,MONCADA TOTO',EOLICO,AUTORIZZAZIONI AMBIENTALI,TOLOMEO PITERO,TAR,CGA,MONCADA ENERGY GROUP,GRIPPALDI NINO,CATANZARO GIUSEPPE,CONFINDUSTRIA,CONFCOMMERCIO,MARINO NICOLO',CICERO ALFONSO,IRSAP,CORTE DEI CONTI,DOSSIERAGGIO,BOCCIA VINCENZO,ANTIMAFIA,SCIASCGALULLO ROBERTO,SOLE 24 ORE,ASTONE FILIPPO,,SALVO NINO,LIMA SALVATORE,ANDREOTTI GIULIO,SALEMI,PANORAMA,IA LEONARDO,ORLANDO CASCIO LEOLUCA,MAFIA ANTIMAFIA,BOLZONI ATTILIO,MULE' GIORGIO,MORGANTE VINCENZO,TGR SICILIA,RACKET,ANTIRACKET,LIBERO GRASSI,LIBERA,DO CIOTTI,CASELLI GIAN CARLO,AST,CUSUMANO GIULIO,TRINCHERO EZIO,SORBELLO SEBASTIANO,DI NATALE RENATO,TROBIA MICHELE,FAVARA,ARMOTTIZZATORI,BICICLETTE,PETRUSEVA ANA,BALKAN INVESTIGTIVE REPORTING NETWOK MACEDONIA,VANCHERI LINDA,VENTURI MARCO,ESPOSITO ARTURO,BUTERA,ZONIN GIANNI,POPOLARE DI VICENZA,BANCA NUOVA,POLLARI NICOLO',SISMI,MASSONERIA,LOGGIA SCONTRINO,PICCIRILLO GIORGIO,AISI,CIANCIMINO VITO,AMAP,ZANGHI' VINCENZO,ALFANO ANGELINO,KSM, KSM FAMIGLIA BASILE,VIOLENZA SESSUALE,FINMECCANICA,CIA,SAGUTO SILVANA,INGARGIOLA FRANCO,VIETTI MICHELE,ABU OMAR,SPATARO ARMANDO,POMBA PIO,BERLUSCONI SILVIO,PROVENZANO BERNANDO, BULGARELLA 2010 REPORT UNICREDIT PALENZONA RUGGIRELLO PIPPO GIANNI POMA SERENI COSI FAN TUTTI UNICREDIT CALCESTRUZZI ERICINA MASSONERIA MAFIA DECRETO 4103 2013 PROC FIRENZEAUTOPARCO,MONCDA SALVATORE,ARMANI GIORGIO VITTORIO,SENTENZA CGA PALERMO 416 2015 25 FEBBARIO MONCADA ENERGY ASSESSRATO TERRITORIO AMBIENTE PALERMO,Billeci, capaci, DOUBLE FACE, LOTTIZZAZIONI, MIZZICA CAREFOUR SICILIA, MONTANTE, PAGANO VINCENZO, PICCIOTTA ANGELA, PUCCIO GIOVANNI CARLO, PUCCIO PIETRO, ROMANO, SCHIFANI RENATO, SENSALE, TRIOLO, VASSALLO, VIANINI,TAG, MONTANTE ANTONELLO,DOSSIER,TAG,DI FRANCESCO DARIO,ARNONE PAOLINO,MADONIA GIUSEPPE, FERRARO SALVATORE,VENTURI MARCO,CONFCOMMERCIO,IRSAP,,LO CICERO ALFONSO,REPORT RANUCCI SIGFRIDO, 2019 25 OTTOBRE Don Piddu, don Paolino e don Vincenzo IL SISTEMA MONTANTE ANTONELLO ARNONE PAOLINO, CONFCOMMERCIO, DI FRANCESCO DARIO, DOSSIER, FERRARO SALVATORE, IRSAP, LO CICERO ALFONSO, MADONIA GIUSEPPE, MONTANTE ANTONELLO, REPORT RANUCCI SIGFRIDO, TAG, VENTURI MARCO
 MONTALBANO GIUSEPPE,TAG,CAMPOREALE,DOTTORE,CONTRADA VALLEFONDO,ALMERICO PASQUALE,MONTALBANO GIUSEPPE 63 ANNI UCCISO IL18 NOVEMBRE 1988,BRUSCA BERNARDO,CONFISCA DEI BENI,TAGLIAVIA ROBERTO,DALLA CHIESA CARLO ALBERTO,BRUCA GIOVANNI,RIINA SALVATORE,TONNI ELISABETTA,ABBAGNATO GIOVANNI,CERNIGLIARO SALVATORE,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,MUTOLO GASPARE,BUSCETTA TOMMASO,VITALE LEONARDO,GRAVIANO GIUSEPPE,GRAVIANO FILIPPO,ASINARA,MANZELLA CESARE,TERRASINI,CINISI,IMPASTATO GIUSEPPE,BADALAMENTI GAETANO,TANO SEDUTO,ONDA PAZZA A MAFIOPOLI,BORIS GIULIANO,AUTOSTRADA PALERMO MAZZARA DEL VALLO,AEROPORTO PUNTA RAISI,
EROINA,SPGNA,STATI UNITI,LOMBARDO ANTONINO,GRECO MICHELE,PAPA,CIACULLI,GIULIANO SALVATORE,1 MAGGIO 1947 PORTELLA DELLA GINESTRA,PROVENZANO BERNARDO,CORLEONE,PIO LA TORRE,MACRONI FRANCESCO,FORCINA GIANLUCA,LEGGE ROGNONI LA TORRE,BANCO DI CREDITO COOPERATIVO DI PACECO,TRAPANI,PIO LA TORRE UCCISO 1982 , MONTALBANO GIUSEPPE,TAG,  CAMPOREALE,DOTTORE,CONTRADA VALLEFONDO, ALMERICO PASQUALE,  MONTALBANO GIUSEPPE 63 ANNI UCCISO IL18 NOVEMBRE 1988,BRUSCA BERNARDO,PRIVITERA FRANCESCO, ALMERICO PASQUALE, BRUSCA BERNARDO, CAMPOREALE,  CONTRADA VALLEFONDO, DOTTORE, MONTALBANO GIUSEPPE, MONTALBANO GIUSEPPE 63 ANNI UCCISO IL18 NOVEMBRE 1988, TAG, 2019 17 OTTOBRE PRESENTAZIONE DEL LIBRO CHE RACCONTA LA VICENDA DEL DR GIUSEPPE MONTALBANO. DI CAMPOREALE UCCISO DALLA MAFIA IL 18 NOVEMBRE 1988 TAG MONTALBANO GIUSEPPE CAMPOREALE MONTALBANO GIUSEPPE,TAG,CAMPOREALE,DOTTORE,CONTRADA VALLEFONDO, ALMERICO PASQUALE,MONTALBANO GIUSEPPE 63 ANNI UCCISO IL18 NOVEMBRE 1988,BRUSCA BERNARDO,PRIVITERA FRANCESCO, TAG PAFRONI DI PALERMO  CONTE CASSINA ARTURO APPALTI,CIANCIMINO FERRATELLA SRL,FARSURA COSTRUZIONI LESCA PARISI ROBERTO MAFIA,SAILEM,PADRONI DI PALERMO,PARISI ROBERTO,I SICILIANI,TAG,FAVA GIUSEPPE,PORTO,D’AGOSTINO GIOVANBATTISTA,ISOLA DELLE FEMMINE,ELDA PUCCI,PALERMO PUNTA RAISI,PALMA DI MONTECHIARO,ICEM,SPAGNA,MORI,SVEVI,ARABI,NORMANNI, ANGIOINI,SICILIA VERGA GIOVANNI,TOMMASI DI LAMPEDUSA,BRANCATI VITALIANO,SCIASCIA LEONARDO,PIRANDELLO LUIGI,CATANIA,MATTARELLA PIERSANTI,MATTARELLA BERNARDO,PUBBLICA ILLUMINAZIONE,LICITAZIONE PRIVATA,GARE,APPALTI,MARTELLUCCI NELLO,PARISI ROBERTO,PALERMO CALCIO,TORINO,DC,APPALTO MANTO STRADALE A PALERMO,LESCA,1974,CONTE CASSINA ARTURO,SANTO SEPOLCRO,MONREALE,MASSONERIA,CIANCIMINO VITO,ANDREOTTI GIULIO,SINDONA MICHELE,OMICIDO,SUICIDIO,PISCIOTTA GASPARE,CAFFE,SPATOLA ROSARIO,USA,FALCONE GIOVANNI,LIMA SALVATORE,GIOIA GIOVANNI CASSINALUCIANO,CASSINA DUILIO,GUARDIA DI FINANZA,RAPIMENTO,CONTE CASSINA ARTURO,PUBBLICA ILLUMINAZIONE,FOGNATURE,STRADE,LESCA SETTEMBRE 1974 SOCIETA’ DI CASSINA,MANUTENZIONE,DUTANTE IL REGNO CASSINA SILURATI 4 SINDACI DI PALERMO  DAL 1970 AL 1983,LIGGIO LUCIANO,BONTADE STEFANO,CORLEONESI,GRECO MICHELE,CASTELLANA ROSA,CIANCIMINO VITO,VILLAGRAZIA DI PALERMO,CUGINI SALVO,ESATTORIE,DALLACHIESA CARLO ALBERTO,FALCONE GIOVANNI,COSTA GAETANO,CHINNICI ROCCO,INSALACO  GIUSEPPE,SICILCASSA,PRESTITI,PARISI ROBERTO,MANGANO GIUSEPPE,1985,FIAT 131,DE LISI ELVIRA,ICEM QUADRI ELETTRICI,COMPAGNIA TECNICA SICILIANA,ISOLA LONGA,SOCIETA’ ITTICOLTURA MERIDIONALE,TORINESE,CAVALIERE DEL LAVORO,VICEPRESIDENTE ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI,1980 DC 9 BOLOGNA PALERMO VOLO ITAVIA,PRESIDENTE PALERMO CALCIO,ZINO GILDA,BUSCETTA TOMMASO,PENTITI,COLLABORATORI DI GIUSTIZIA,POOL ANTIMAFIA,MAXIPROCESSO,DE FILIPPO EMANUELE,1985 OMICIDIO DI PARISI ROBERTO,CIACULLI,LUCCHESE GIUSEPPE,TAGLIAVIA FRANCESCO,TINNIRELLO  LORENZO,MUSELLA GIUSEPPE,PATTI PIERO,SALERNO FRANCO CARLOS,PIGNATONE GIUSEPPE,LIMA SALVATORE,CIANCIMINO VITO,ORLANDO CASCIO LEOLUCA,SANTORO MICHELE,SERVIZIO PUBBLICO,SAMMARCANDA,COSTANZO MAURIZIO,FERRATELLA SRL,FARSURA COSTRUZION,SAILEM,PADRONI DI PALERMO,PARISI ROBERTO,ITAG,FAVA GIUSEPPE,PORTO, D’AGOSTINO GIOVANBATTISTA,ISOLA DELLE FEMMINE,CASSINA ARTURO,SALATIELLO GIOVANNI,SCIASCIA LEONARDO,ICEM,FOGNATURE,BOLOGNA STEFANO,1985 23 FEBBRAIO UCCISO ROBERTO PARISI TITOLARE 2014 13 MAGGIO La storia della famiglia Cassina a Palermo | Gioie e dolori del Conte Arturo 2014 14 MAGGIO L'ultimo crollo dei Cassina in bancarotta, arrestati i figli del conte Arturo 2018 23 FEBBRAIO Roberto Parisi e Giuseppe Mangano, 23 febbraio 1985 BOLOGNA STEFANO, CASSINA ARTURO, D’AGOSTINO GIOVANBATTISTA, FAVA GIUSEPPE, FOGNATURE, ICEM, Isola delle Femmine,TAG, PADRONI DI PALERMO, PARISI ROBERTO, PORTO, SAILEM, SALATIELLO GIOVANNI, SCIASCIA LEONARDO,TAG PAFRONI DI PALERMO CONTE CASSINA ARTURO APPALTI,CIANCIMINO FERRATELLA SRL,FARSURA COSTRUZIONI LESCA PARISI ROBERTO MAFIA BOLOGNA STEFANO, CASSINA ARTURO, D’AGOSTINO GIOVANBATTISTA, FAVA GIUSEPPE, FOGNATURE, ICEM, Isola delle Femmine, PADRONI DI PALERMO, PARISI ROBERTO, PORTO, SAILEM, SALATIELLO GIOVANNI, SCIASCIA LEONARDO, TAG, STRAGE DI PIZZOLUNGO,PALERMO CARLO,DEPISTAGGIO,TAG,ATTENTATO,DONNA,ASTA MARGHERITA,RIZZO BARBARA,ASTA GIUSEPPE,ASTA SALVATORE,GALATOLO VINCENZO,    RIINA SALVATORE,VIRGA VINCENZO,MADONIA NINO,DI MAGGIO BALDUCCIO,ALCAMO,CASTELLAMARE,BRUSCA GIOVANNI,MADONIA PIDDU,DALKA CHIESA CARLO ALBERTO,FALCONE GIOVANNI,I CANDELOTTI DELL'ADDAURA,GALATOLO GOOVANNA,ONORATO FRANCESCO,MAGGIO ROSARIO,DI MERCURIO RAFFAELE,RUGGIRELLO ANTONIO,LA PORTA SALVATORE,MADONIA NINO,MILAZZO VINCENZO,CALABRO' GIOACCHINO,GARGIULO MICHELA,MANNINO GIOVANNI,MELODIA, MARCHESE PIETRO,TAG,LO VERSO PIETRA,QUATTROCCHI COSIMO,ZANCA CARMELO,STRAGE MAFIOSA PIAZZA SCAFFA 18 OTTOBRE 1984, BUSCETTA TOMMASO,VITALE LEONARDO,VERNENGO PIETRO,CALO' PIPPO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,AYALA GIUSEPPE,DEPISTAGGIO,PIPER,FALCON,PROVENZANO BERNARDO,RIINA SALVATORE,ORLANDO LEOLUCA,GALASSO ALFREDO, DI TRAPANI MARIA ANGELA,MADONIA SALVATORE,FRANCESCA MORVILLO,,MADONIA SALVATORE,DI TRAPANI SALVATORE,CORLEONE,CAPACI,ISOLA DELLE FEMMINE ,SOLLENA  SALVATORE,BONTATE GIOVANNI, BADALAMENI GAETANO, MARSALONE SALVATORE, RAPPA FRANCESCO, LO JACONO FRANCESCO,SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA ROSOLINO,GANCI FILIPPO SCAVONE GAETANO,ABBATE GIOVANNI, INZERILLO GIOVANNI,PULIZZI GASPARE,ALAMIA FRANCESCO PAOLO,LO PICCOLO SALVATORE,BADALAMENTI AGOSTINO,INZERILLO FRANCESCO,GIUSEPPE INZERILLO,CARUSO CALOGERO,FRANZESE FRANCESCO,GAMBINO THOMAS,BRUSCA VINCENZO,GAMBINO FRANK CALI,PROVENZANO BERNARDO,LO BUE CALOGERO,LO BUE GIUSEPPE,RIINA BERNARDO,RIINA SALVATORE,CORLEONE,MANDALA' ANTONINO,CAMPANELLA FRANCESCO,VILLABATE,CARANDINO LORENZO,CARINI,PIPITONE ANGELO ANTONINO, LA MANNA ANGELO,TINNIRELLO GAETANO,BAGHERIA,RAPPA MARIO,CANNELLA TOMMASO,SICILCONCRETE SRL,BADALAMENTI GAETANO,CINISI,SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, SIFAC,SAZOI,COPACABANA,RICCOBONO ROSARIO,VASSALLO GIUSEPPE,BRUNO FRANCESCO,CAPACI,GIULIANO BORIS,LO JACONO MAURIZIO,LO JACONO PIETRO,GRAVIANO GIUSEPPE,SPATUZZA ,BERLUSCONI SILVIO,SCARANTINO VINCENZO,MANNINO ALESSANDRO,BETALAND, STANLEYBET, TOMMASO INZERILLO, INZERILLO SALVATORE, SCOMMESSE, SICILY IN FOOD, TORRETTA, ISOLA DELLE FEMMINE, MOZZARELLE, CAFFE',SPATOLA GIUSEPPE,DI MAGGIO ANTONIO,MILITELLO BENEDETTO GABRIELE,GAMBINO SALVATORE,GAMBINO ROSARIO,SANSONE GIUSEPPE,SANSONE GAETANO,GAMBINO THOMAS,GAMBINO SIMONE,GAMBINO CALOGERO CHRISTIAN,LO PRESTI ANTONINO,LO CASCIO GIUSEPPE, FANARA ANTONINO,DI FILIPPO FRANCESCO,CIPRIANO SANTO,BUSCEMI GIOVANNI,SIRCHIA GIOVANNI,SPATOLA  GIUSEPPE,
OPERAZIONE OCCIDENTE,CARINI, CAPACI,  ISOLA DELLE FEMMINE, PIPITONE NINO, PIPITONE GIOVAN BATTISTA,SAPIENZA GIOACCHINO, DI MAGGIO NINO, GUTTADAURO GIUSEPPE,TORRETTA,PIPITONE VINCENZO,AZZURRA COSTRUZIONI SRL,ALTADONNA LORENZO,PRIVITERA ANTONINO,PRIVITERA SAVERIO,CATALDO GIOVANNI,CARDINALE MICHELE,CONTRADA PREDICATORE LOTTIZZAZIONE COMPLESSO TURISTICO ,ALTADONNA VINCENZO,VALLELUNGA VINCENZO,DIMAGGIO ANTONINO,BRUNO ANDREA,BRUNO GIUSEPPE,PEDALINO DAVIDE,BIONDINO SAVATORE,RIINA SALVATORE,BIONDO SALVATORE,LO PICCOLO SALVATORE,SAN LORENZO,BADALAMENTI GAETANO, BONTATE STEFANO, Bruno Francesco, CINISI, COPACABANA, IMPASTATO GIUSEPPE, INZERILLO TOMMASO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, SAZOI,SIFAC, 2016 18 FEBBRAIO Brancaccio e Porta Nuova - Parte 2,2014 12 novembre sapienza gioacchino Il racconto di un imprenditore: «Io, 18 mesi in cella e senza sapere perché» SAPIENZA GIOACCHINO,CARINI AUTOTRASPORTI,PIPITONE ANTONINO,PIPITONE ANGELO,OPERAZIONE OCCIDENTE,LO PICCOLO SALVATORE,,SAN LORENZO,SFERRACAVALLO,CAPACI,ISOLA DELLE FEMMINE,

SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,AYALA GIUSEPPE,DEPISTAGGIO,PIPER,FALCON,PROVENZANO BERNARDO,RIINA SALVATORE,ORLANDO LEOLUCA,GALASSO ALFREDO, DI TRAPANI MARIA ANGELA,MADONIA SALVATORE,FRANCESCA MORVILLO,,MADONIA SALVATORE,DI TRAPANI SALVATORE,CORLEONE,CAPACI,ISOLA DELLE FEMMINE ,SOLLENA  SALVATORE,BONTATE GIOVANNI, BADALAMENTI GAETANO, MARSALONE SALVATORE, RAPPA FRANCESCO, LO JACONO FRANCESCO,SAVOCA GIUSEPPE, SAVOCA ROSOLINO,GANCI FILIPPO SCAVONE GAETANO,ABBATE GIOVANNI,
AYALA GIUSEPPE, BORSELLINO PAOLO, DEPISTAGGIO, FALCON, FALCONE GIOVANNI, ORLANDO LEOLUCA, PIPER, PROVENZANO BERNARDO, RIINA SALVATORE, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, 1992 25 MAGGIO LA REPUBBLICA LA RICOSTRUZIONE DELL' AGGUATO,CHINNICI ROCCO,POOL ANTIMAFIA,TERRANOVA CESARE,MISILMERI,CAVATAIO MICHELE,BAGARELLA CALOGERO,SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, TRAPANI,RIINA SALVATORE,BORIS GIULIANO,MANCUSO LENIN,BASILE EMANUELE,COSTA GAETANO,DI LELLO GIUSEPPE,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,DEPISTAGGIO,TRAPASSI MARIO,BOTOLOTTA SALVATORE,LI SACCHI STEFANO,VIA FEDERICO IMPERATORE,ORLANDO LEOLUCA,GALASSO ENRICO, SALVO IGNAZIO,SALVO NINO,ANDREOTTI GIULIO,CIACULLI,ESATTORI,SAETTA ANTONIO, MILITELLO BENEDETTO GABRIELE,SPATOLA GIUSEPPE,INZERILLO TOMMASO,INZERILLO ANTONINA,MANNINO VINCENT,MANNINO ROSARIO,THOMAS GAMBINO,CALI' FRANK,TAJ MAHAL, MIAMI BEACH CAPACI,,FRESCURA,LA ROSA SPORT,NEW CONNECTION,NICOLETTI GIOVANNI,DI FILIPPO FRANCESCO, GRECO LEANDRO,PASSO DEL RIGANO,INZERILLO TOMMASO,TORRETA,CIACULLI TOMMASO NATALE,PIPITONE ANTONINO,BISCONTI SALVATORE FILIPPO,LO PICCOLO SALVATORE,LO PICCOLO CALOGERO,SAN LORENZO,PROVENZANO BERNARDO,COLLETTI FRANCESCO,DI MAGGIO ANTONINO,GALATOLO,PIPITONE VINCENZO,VITO,LO CASCIO GIUSEPPE,PIPITONE ANTONINO,MACALUSO SERGIO,
INZERILLO GIOVANNI,PULIZZI GASPARE,ALAMIA FRANCESCO PAOLO,LO PICCOLO SALVATORE,BADALAMENTI AGOSTINO,INZERILLO FRANCESCO,GIUSEPPE INZERILLO,CARUSO CALOGERO,FRANZESE FRANCESCO,GAMBINO THOMAS,BRUSCA VINCENZO,GAMBINO FRANK CALI,PROVENZANO BERNARDO,LO BUE CALOGERO,LO BUE GIUSEPPE,RIINA BERNARDO,RIINA SALVATORE,CORLEONE,MANDALA' ANTONINO,CAMPANELLA FRANCESCO,VILLABATE,CARANDINO LORENZO,CARINI,PIPITONE ANGELO ANTONINO, LA MANNA ANGELO,TINNIRELLO GAETANO,BAGHERIA,RAPPA MARIO,CANNELLA TOMMASO,SICILCONCRETE SRL,BADALAMENTI GAETANO,CINISI,SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, SIFAC,SAZOI,COPACABANA,RICCOBONO ROSARIO,VASSALLO GIUSEPPE,BRUNO FRANCESCO,CAPACI,GIULIANO BORIS,LO JACONO MAURIZIO,LO JACONO PIETRO,GRAVIANO GIUSEPPE,SPATUZZA ,BERLUSCONI SILVIO,SCARANTINO VINCENZO,MANNINO ALESSANDRO,BETALAND, STANLEYBET, TOMMASO INZERILLO, INZERILLO SALVATORE, SCOMMESSE, SICILY IN FOOD, TORRETTA, ISOLA DELLE FEMMINE, MOZZARELLE, CAFFE',SPATOLA GIUSEPPE,DI MAGGIO ANTONIO,MILITELLO BENEDETTO GABRIELE,GAMBINO SALVATORE,GAMBINO ROSARIO,SANSONE GIUSEPPE,SANSONE GAETANO,GAMBINO THOMAS,GAMBINO SIMONE,GAMBINO CALOGERO CHRISTIAN,LO PRESTI ANTONINO,LO CASCIO GIUSEPPE, FANARA ANTONINO,DI FILIPPO FRANCESCO,CIPRIANO SANTO,BUSCEMI GIOVANNI,SIRCHIA GIOVANNI,SPATOLA GIUSEPPE, OPERAZIONE OCCIDENTE,CARINI, CAPACI, ISOLA DELLE FEMMINE, PIPITONE NINO,PIPITONE GIOVAN BATTISTA,SAPIENZA GIOACCHINO, DI MAGGIO NINO, GUTTADAURO GIUSEPPE,TORRETTA,PIPITONE VINCENZO,AZZURRA COSTRUZIONI SRL,ALTADONNA LORENZO,PRIVITERA ANTONINO,PRIVITERA SAVERIO,CATALDO GIOVANNI,CARDINALE MICHELE,CONTRADA PREDICATORE LOTTIZZAZIONE COMPLESSO TURISTICO ,ALTADONNA VINCENZO,VALLELUNGA VINCENZO,DIMAGGIO ANTONINO,BRUNO ANDREA,BRUNO GIUSEPPE,PEDALINO DAVIDE,BIONDINO SAVATORE,RIINA SALVATORE,BIONDO SALVATORE,LO PICCOLO SALVATORE,SAN LORENZO  
BADALAMENTI GAETANO, BONTATE STEFANO, Bruno Francesco, CINISI, COPACABANA, IMPASTATO GIUSEPPE, INZERILLO TOMMASO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, SAZOI,SIFAC, 2016 18 FEBBRAIO Brancaccio e Porta Nuova - Parte 2 BISCONTI SALVATORE FILIPPO, CIACULLI TOMMASO NATALE, GRECO LEANDRO, INZERILLO TOMMASO, PASSO DEL RIGANO, PIPITONE ANTONINO, SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, TORRETTA, 2019 23 LUGLIO I pentiti che hanno tradito i padrini di Passo di Rigano «Speriamo che non lo vanno a trovare, così si impicca» 2019 23 GENNAIO Chi è Leandro Michele Greco, il nipote del Papa «Stu ragazzino s'era messo in testa di fare il capo» 2019 22 GENNAIO Cupola 2.0, largo ai giovani nel segno della tradizione «Il nipote del boss Greco era il più pericoloso di tutti»,CHINNICI ROCCO,POOL ANTIMAFIA,TERRANOVA CESARE,MISILMERI,CAVATAIO MICHELE,BAGARELLA CALOGERO,SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, TRAPANI,RIINA SALVATORE,BORIS GIULIANO,MANCUSO LENIN,BASILE EMANUELE,COSTA GAETANO,DI LELLO GIUSEPPE,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,DEPISTAGGIO,TRAPASSI MARIO,BOTOLOTTA SALVATORE,LI SACCHI STEFANO,VIA FEDERICO IMPERATORE,ORLANDO LEOLUCA,GALASSO ENRICO, SALVO IGNAZIO,SALVO NINO,ANDREOTTI GIULIO,CIACULLI,ESATTORI,SAETTA ANTONIO, MILITELLO BENEDETTO GABRIELE,SPATOLA GIUSEPPE,INZERILLO TOMMASO,INZERILLO ANTONINA,MANNINO VINCENT,MANNINO ROSARIO,THOMAS GAMBINO,CALI' FRANK,TAJ MAHAL, MIAMI BEACH CAPACI,,FRESCURA,LA ROSA SPORT,NEW CONNECTION,NICOLETTI GIOVANNI,DI FILIPPO FRANCESCO, 1983 29 LUGLIO ROCCO CHINNICI UN'AUTO BOMBA UCCIDE CHI AVEVA ISTITUITO IL POOL ANTIMAFIA SEQUESTRO 2 VALIGE 498 MILA DOLLARI PUNTA RAISI 19 GIUGNO 1979, CHINNICI ROCCO,POOL ANTIMAFIA,TERRANOVA CESARE,BORIS GIULIANO,MANCUSO LENIN,COSTA GAETANO,FALCONE GIOVANNI,BORSELLINO PAOLO,DEPISTAGGIO, 2019 4 GENNAIO LEOLUCA ORLANDO….. QUEI CAZZOTTI A FALCONE. DUE O TRE COSE CHE BISOGNEREBBE SAPERE SUL RAPPORTO TRA FALCONE E LEOLUCA ORLANDO. 2007 23 MAGGIO CAPACI, 23 MAGGIO 1992 LE TENSIONI NELLA VITA PROFESSIONALE DI FALCONE LEOLUCA ORLANDO SINDACO DI PALERMO CON MANCUSO GALASSO COMPUONENTI DELLE RETE DENUNCIANO AL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA IL MAGISTRATO GIOVANNI FALCONE BORSELLINO, CIANCIMINO, CSM,DEPISTAGGIO, ENEA VINCENZO, FALCONE, GALASSO ALFREDO, L'ORA, LA RETE, LOGGIA MASSONICA SCONTRINO, MASSONERIA, MATTARELLA PIERSANTI, MATTARELLA SERGIO, ORLANDO LEOLUCA, ZANGHI' VINCENZO, /ORLANDO CASCIO LEOLUCA,COSSIGA FRANCESCO,1990 ,TAG,PALERMO,PADRE PINTACUDA,DC,RETE,MAFIA,CHIAROMONTE GERARDO,COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA,SCIASCIA LEONARDO,COSSIGA FRANCESCO,MORI MARIO,DE DONNO GIUSEPPE,LA TORRE PIO,BORSELLINO PAOLO,FALCONE GIOVANNI,LO FORTE GUIIDO, PIGNATONE GIUSEPPE,GUARNOTTA LEONARDO, ORFEI RUGGERO,GARRONE GALANTE,SCOPPOLA,GUERRIERI,BOCCARINI ALFREDO,TEODORI MASSIMO,BASSANINI  FRANCO, GAVA ANTONIO,CABRAS PAOLO,FUMAGALLI OMBRETTA,ZACCAGNINI,MORO ALDO,DE MITA CIRIACO,LIMA SALVATORE,CIANCIMINO VITO,ANDRE OTTI  GIULIO,PECORELLI MINO,MAFIA,COLLUSIONI,CONTIGUITA',NAPOLI,REGGIO CALABRIA,GIOIA TAURO,SICILIA,PALERMO,CRIMINALITA' ORGANIZZATA, AMMINISTRAZIONI COMUNALI,CLIENTELISMO,VOTO DI SCAMBIO,TRASFORMISMO, MEZZOGIORNO,PROCESSI PENALE,VILLA SAN GIOVANNI,MONASTERI FILIPPO,ROSSELLI MATTEO,BAUCINA GIACCONA GIUSEPPE,APPALTI,REGIONE SICILIA,CGIL,BONSIGNORE GIOVANNI,DE SANTIS GIUSEPPE,BONSIGNORE EMILIA,LA BARBERA ARNALDO,TORRETTA,LA BARBERA BARBARO, ORLANDO CASCIO  LEOLUCA,TAG,SINDACO,PALERMO,FALCONE GIOVANNI,GALASSO ALFREDO,CANNELLA,SISPI,LIMA SALVATORE,LA RETE,PD,CIANCIMINO VITO,CSM,ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA DI GALASSO ALFREDO ORLANDO CASCIO  LEOLUCA ALTRI,1985 16 LUGLIO ORLANDO CASCIO LEOLUCA ELETTO SINDACO DI PALERMO CON I VOTI DEI GRUPPI DI LIMA SALVATORE E DI CIACIMINO VITO,ANTIMAFIA,ANTIMAFIA IL GRANDE PARTITO DELLA MAFIA, MATTARELLA PIERSANTI 6 GENNAIO 1980,ORLANDO CASCIO LEOLUCA,ITALCEMENTI HEIDELBERG,TAG,BOLOGNA STEFANO,PORTE APERTE,ARICO' ALESSANDRO,PUCCIO PIETRO,PETCOKE,CAGGESE GIUSEPPE,AUTORIZZAZIONE INTEGRATA  AMBIENTALE,INQUINAMENTO,BENZENE,AMONIACA,ZOLFO,MONOSSIDO DI CARBONIO,PARTICOLATO MP2 5, TUMORI,ORLANDO CASCIO  LEOLUCA,TAG,SINDACO,PALERMO,FALCONE GIOVANNI,GALASSO ALFREDO,CANNELLA TULLIO,SISPI,LIMA SALVATORE,CUFFARO SALVATORE,BORSELLINO RITA,LUPO,OPUS DEI,LOMBARDO RAFFAELE,CAMMARATA,COSTA MASSIMO,PDL,ALFANO ANGELINO,GIAMBRONE FABIO,SANTA ROSALIA,DE MAGISTRIS,DI PIETRO ANTONIO,FERRANDELLI FABRIZIO,RETE FOGNARIA,SICO,SICO,VASSALLI,AFFARI,APPALTI,RETE FOGNARIA VASSALLI SICO COSI APPALTI AFFARI,ORLANDO CASCIO LEOLUCA ACCUSA GIOVANNI FALCONE HAI LE CARTE NEI CASSETTI,PERCHÉ  ORLANDO CASCIO LEOLUCA ACCUSA IL GIUDICE FALCONE GIOVANNI?,PERCHÉ  IL GIUDICE FALCONE GIOVANNI FECE ARRESTARE CIANCIMINO VITO PERCHÉ  ERA TORNATO A FARE AFFARI E APPALTI CON ORLANDO CASCIO PAPY DEL SINDACO NOMINATO IL1985 CON I VOTI DI LIMA E CIANCIMINO,PRIMAVERA PALERMITANA,AVVISO DI GARANZIA A ORLANDO CASCIO LEOLUCA E 7PERSONE,APPALTO SISPI,1996 ORLANDO VASCIP LEOLUCA INDAGATO DA SINDACO 1986 MAZZETTA 200MILA LIRE ACUISTO APPARTAMENTI DA BONANNO GIUSEPPE PRESTANOME DI FINOCHIO GASPARE,BONOMO GIUSEPPE,FINOCCHIO GASPARE, LA RETE,PD,CIANCIMINO VITO,CSM,ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA DI GALASSO ALFREDO ORLANDO CASCIO  LEOLUCA ALTRI,1985 16 LUGLIO ORLANDO CASCIO LEOLUCA ELETTO SINDACO DI PALERMO CON I VOTI DEI GRUPPI DI LIMA SALVATORE E DI CIACIMINO VITO,ANTIMAFIA,ANTIMAFIA IL GRANDE PARTITO DELLA MAFIA, MATTARELLA PIERSANTI 6 GENNAIO 1980, 
1990 ORLANDO CASCIO LEOLUCA COSSIGA FRANCESCO PADRE PINTACUDA PROCURA PALERMO LEONARDO SCIASCIA MAFIA ANTIMAFIA Chiaromonte: «Ho una critica da fere a Orlando» Orlando e Orfei Unità 30 settembre 1990 Oliando a Cossiga: Pintacuda meglio dì Gelli Il presidente replica all'ex sindaco: «È in preda a un profondo sbandamento» UNA SPIA? E' UNA MONTATURA' UN DIARIO DEL FUNZIONARIO UCCISO SUGLI AFFARI SPORCHI DELLA REGIONE 1990, CHIAROMONTE GERARDO, COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA, COSSIGA FRANCESCO, DC, MAFIA, MORI MARIO, ORLANDO CASCIO LEOLUCA, PADRE PINTACUDA, PALERMO, Rete, SCIASCIA LEONARDO, TAG, TAG ORLANDO CASCIO LEOLUCA CIANCIMINO CHIARAMONTE COSSIGA FALCONE GALASSO LA RETE LA GIUNTA CON CIANCIMINO TAG ORLANDO CASCIO LEOLUCA CIANCIMINO CHIARAMONTE COSSIGA FALCONE GALASSO LA RETE LA GIUNTA CON CIANCIMINO
MARCHESE PIETRO,TAG,,MAFIA IL COVO DEGLI ORRORI,PIAZZA SCAFFA,CENTRALE RAFFINAZIONE EROINA,BORIS GIULIANO, MARCHESE PIETRO 37 ANNI UCCISO ALL'UCCIARDONE IL 25 FEBBRAIO 1982  KILLER DI BORIS GIULIANO, UCCIARDONE IL CAFFE' AVVELENATO,PISCIOTTA GASPARE,GIULIANO SALVATORE,CAMPORA DOMENICO,PAINO VINCENZO,GAMBINO PIETRO,MARCHESE FILIPPO,GRECO MICHELE,BONTADE STEFANO CIACULLI,LO PRESTI GAETANO,JEVOLELLA VITO,LO BORCHIARO GIUSEPPE,RICCOBONO GIOVANNI ,RICCOBONO FRANCESCO,TOMMASO NATALE,LO CICERO ANTONINO,VASSALLO FRANCESCO,CRACOLICI GIULIO,CRACOLICI ISIDORO,BORGATA SPERONE,BAGARELLA LEOLUCA,CORLEONESI,ALTOFONTE,BASILE EMANUELE,RUSSO ANGELO,GRECO MICHELE, IL PAPA,MARCHESE FILIPPO,CIACULLI,SIGNORINO DOMENICO,PENTITI,BUSCETTA TOMMASO,CONIGLIO MARIO,CONIGLIO SALVATORE,VIA EUGENIO L'EMIRO,QUATTRO CAMERE ZISA,ANSELMO SALVATORE,NOCE,SINAGRA VINCENZO, GIOVANNIELLO GRECO, INZERILLO SALVATORE, FRANK GAROFANO,GIUSEPPE GENCO RUSSO, DIEGO PLAJA, VINCENT MARTINEZ, SASÀ VITALITI, GIOÉ IMPERIALE. ASSENTI, JOSEPH BONANNO, ALIAS JOE BANANAS, MAGADDINO, SANTO SORGE,SICILIA,STATI UNITI,FBI,DEA,NARCOTIC BERAU,BONVENTRE JOHN,BONNNO,FRANK COPPOLA,TORRETTA,SEQUESTRO A PUNTA RAISI 2 VALIGE 500MILA DOLLARI,NEW YORK,MAURO DEL MAURO,MATTEI ENRICO,FALCONE GIOVANNI RIINA SALVATORE,JACK PETROSINO, CHINNICIROCCO, TERRANOVA  CESARE,, FALCONE, GIOVANNI, BORSELLINO PAOLO,AGENDA ROSSA, AUDIZIONI, AYALA,BORIS GIULIANO,BORSELLINO PAOLO, DEPISTAGGIO, DI MATTEO NINO, DI SALVO NINO, FALCONE GIOVANNI,  MARSALA, MATTEO MESSINA DENARO, RIINA SALVATORE, RUSSO GIUSEPPE, SPATOLA ROSARIO, TAG, BORIS GIULIANO, CENTRALE RAFFINAZIONE EROINA, MAFIA IL COVO DEGLI ORRORI, MARCHESE PIETRO, MARCHESE PIETRO 37 ANNI UCCISO ALL'UCCIARDONE IL 25 FEBBRAIO 1982 KILLER DI BORIS GIULIANO, PIAZZA SCAFFA, TAG, 1984 29 OTTOBRE L'AVANTI PAG 22 BUSCETTA INTERROGATO COME TESTE A REBIBBIA 15 FEBBRAIO 1984 LA REPUBBLICA LA VENDETTA DEI CLAN ASSASSINATO A FREDDO FRATELLO DI UN PENTITO PALERMO 27 FEBBRAIO 1982 : MASSACRATO «ALL'ARIA» PIETRO MARCHESE BOSS UCCISO IN CARCERE A COLTELLATE IL MIO AMICO BORIS GIULIANO, UCCISO DALLA MAFIA TAG MAFIA ANNI 80 MARCHESE , BONTADE STEFANO, BORIS GIULIANO, BUSCETTA TOMMASO, CONIGLIO MARIO, CONIGLIO SALVATORE, EROINA, MAFIA, MARCHESE FILIPPO, MARCHESE PITERO, Pentiti, RAFFINAZIONE EROINA, TAG, VITALE LEONARDO,






2020 25 GENNAIO 26 GENNAIO FRANCESE MARIO 20 Agosto 2018 Mario Francese: il prezzo della Verità – di Flavia Giunta BOLOGNA STEFANO, BUSCETTA TOMMASO, DE MAURO MAURO, FALCONE GIOVANNI,FRANCESE MARIO, GALASSO ALFREDO, L'ORA, MAFIA, MAFIA ANTIMAFIA, MONTANTE CALOGERO ANTONIO, ORLANDO CASCIO LEOLUCA, SCIASCIA LEONARDO, TAG, 2020 15 FEBBRAIO Agende Rosse, solidarietà a Gaetano Pecoraro in seguito alle iniziative intraprese da Claudio Fava ANTOCI GIUSEPPE, BINDI ROSY, BORSELLINO PAOLO, BORSELLINO SALVATORE, FALCONE GIOVANNI, FAVA CLAUDIO, LUMIA GIUSEPPE, MAFIA, MAFIA DELL'ANTIMAFIA, PECORARO GAETANO, TAG,