L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 8 marzo 2008

1984 22 MAGGIO QUELLE TELEFONATE PIENE DI MINACCE - la Repubblica.i

1984 22 MAGGIO QUELLE TELEFONATE PIENE DI MINACCE - la Repubblica.it


ROMA - Dagli atti dell' inchiesta milanese sul delitto Ambrosoli (divenuti pubblici negli Usa, dopo la sentenza del giudice Leo Glasser in favore dell' estradizione di Sindona) vengono molte conferme di fatti già parzialmente noti, ma anche particolari inediti. Tra questi ultimi, le registrazioni di due telefonate che l' avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italia, ricevette il 9 e il 12 gennaio 1979, sei mesi prima di essere assassinato. Un interlocutore anonimo minaccia il 9 gennaio Ambrosoli. "Guardi, avvocato, che puntano il dito sopra di lei... come se lei non volesse collaborare, sia il grande capo...". Ambrosoli: "Chi è il grande capo?". "Lei mi capisce. Sia il grande capo sia il piccolo, il signor Cuccia e compagni, danno la colpa a lei". "Ma puntano per che cosa, me lo spiega?". "Si dice che lei non vuole collaborare ad aiutare quella persona, capisce? Il "grande", lei ha capito chi è o no?". "Il grande immagino sia Sindona". "No, è il signor Andreotti". "Chi? Andreotti?". "Sì". "Ah". "Ha telefonato e ha detto che aveva sistemato tutto ma che la causa è sua...". Tre giorni dopo, la seconda telefonata: "Buon giorno, avvocato. L' altro giorno ha voluto fare il furbo? Ha fatto registrare la telefonata?". "Chi glielo ha detto?". "Sono fatti miei. Io la volevo salvare ma da questo momento non la salvo più". "Non mi salva più?". "Non la salvo più perchè lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e bastardo". L' 11 luglio, Giorgio Ambrosoli fu assassinato. La "collaborazione" negata cui si riferiva il minaccioso interlocutore telefonico era probabilmente il parere decisamente negativo che Ambrosoli aveva dato al piano di salvataggio predisposto da Sindona e sottoposto dall' avvocato Guzzi - grazie all' interessamento di Andreotti, allora capo del governo - al ministro dei Lavori Pubblici Stammati. Stammati lo presentò a Cingano (Comit) e a Ciampi (governatore della Banca d' Italia) ma entrambi lo giudicarono "impraticabile". Davanti alla commissione Sindona, Andreotti spiegò che si interessò della vicenda. "Un presidente del Consiglio ha il dovere di tentare il salvataggio delle aziende, ma lo feci nel lecito e chiesi il parere di Stammati considerandolo un tecnico". La commissione d' inchiesta, a maggioranza prosciolse tutti i politici da ogni ipotesi d' accusa, ma oggi Pierluigi Onorato - che in quella commissione rappresentò la Sinistra Indipendente - afferma: "La ricostruzione che i giudici milanesi fanno della vicenda, e gli elementi probatori resi pubblici confermano la fondatezza delle nostre accuse sulle responsabilità politiche di Andreotti, che continuava a ricevere Guzzi, legale di Sindona quando lo stesso Sindona aveva messo in atto la sua strategia mafiosa. Questa potrebbe essere l' occasione giusta per portare all' esame del Parlamento le conclusioni, da noi contestate alle quali arrivò la Commissione".

1984 22 MAGGIO QUELLE TELEFONATE PIENE DI MINACCE - la Repubblica.i AMBROSOLI GIORGIO, ANDREOTTI, ANTOVENETA, BERLUSCONI SILVIO, BPI, Calvi, DELL'UTRI MARCELLO, FRANKLIN NATIONAL BANK, GELLI SILVIO, IOR, MASSONERIA, MATTARELLA PIERSANTI, SINDONA MICHELE, vaticano, VENCHI UNICA,

1 commento:

Pino Ciampolillo Isola delle Femmine ha detto...

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