lunedì 29 dicembre 2008

Catania, silenzio di tomba sul laboratorio della morte







Catania, silenzio di tomba sul laboratorio della morte

Scritto da Mazzetta
Martedì 09 Dicembre 2008

 


  Sarebbero una quindicina i ricercatori universitari morti per aver assorbito e inalato sostanze pericolosissime nel laboratorio chimico della facoltà di farmacia dell'università di Catania. Secondo un'inchiesta de La Repubblica, sono sicuramente di più gli studenti passati per quel laboratorio e ora a rischio di morte per tumori provocati dall'avvelenamento chimico. Quasi tutte le vittime non sono arrivate a compiere i 30 anni e sono morte per una serie di incredibili deficienze nel laboratorio, dove si maneggiavano liberamente sostanze più che tossiche che poi venivano smaltite tranquillamente negli scarichi dei lavandini e dei gabinetti. Nessuna precauzione, nessuna delle comuni procedure che presiedono alla salute degli operatori di laboratorio.

Una situazione sotto gli occhi di tutti, da anni. Professori e studenti, perfettamente a conoscenza delle pericolosità delle sostanze maneggiate, hanno fatto finta di niente per anni, come se non esistessero precisi disciplinari e precauzioni che dovrebbero fare parte del loro bagaglio professionale e culturale, prima ancora di tutto il resto.
Invece niente, decine di persone avvelenate, molti morti e tutto... nell'assoluta indifferenza dei responsabili del laboratorio e dell'università catanese, vero e proprio buco nero nel quale ogni decenza è inghiottita dalle complicità tra mafia, politica e dirigenti dell'università.

Nemmeno dopo l'emersione della storia e dopo il sequestro del laboratorio, l'Università di Catania ha osato fiatare. Terrificante, ad esempio, è la lettura nel forum dell'Università di Catania del topic dedicato alla questione, su oltre 400 commenti quasi tutti gli studenti sembrano preoccupati esclusivamente della continuità della didattica e si interrogano su dove si terranno lezioni ed esami, dopo che l'indagine ha posto sotto sequestro gli ambienti incriminati e nel silenzio dell'Università. Viene da porsi dubbi inquietanti sull'educazione di questi universitari, tanto ignoranti e remissivi da andare al macello senza nemmeno fiatare.

Tace l'Università, che si trincera dietro l'esistenza dell'inchiesta per evitare al rettore di spendere due parole in merito, perpetuando in questo modo un comportamento assolutamente irresponsabile verso quegli studenti che per anni sono stati avvelenati nell'indifferenza dei responsabili tuniversitari, ora raggiunti da accuse di omicidio colposo e disastro ambientale, visto che lo scarico selvaggio delle sostanze potrebbe anche  aver provocato l'inquinamento dei terreni e di una falda acquifera.

Di fronte ad una strage del genere c'è solo silenzio, nemmeno ora si è alzato qualcuno per avvertire quanti negli anni hanno lavorato e studiato nel laboratorio della morte, per chiamarli ad effettuare esami e per cercare di salvare e curare quanti ancora sia possibile. Tacevano gli studenti e anche i familiari dei morti, dicono che non osavano schierarsi contro i "poteri forti", la paura ancora una volta uccide la possibilità di esercitare e difendere i diritti.

Tace colpevolmente il preside Giuseppe Ronsisvalle (che paradossalmente è esperto ricercatore di farmaci antitumorali) e tace il rettore Antonino Recca, che è un chimico ed è la massima autorità universitaria, che nella vicenda si è segnalato per l'omertosa latitanza, al pari dei sui colleghi, ma con una responsabilità ovviamente maggiore.

Una strage sotto gli occhi di tutti, nell'indifferenza dei responsabili del laboratorio e di tutta la gerarchia universitaria a fronte di pericoli tanto gravi quanto fatalmente evidenti agli occhi di chiunque operasse in quell'ambiente. Ancora oggi, nonostante due uscite de La Repubblica, il caso non è stato raccolto e raccontato da altri. Non si può che rimanere basiti nel notare l'omertà e la cappa di silenzio che è calata sulla vicenda a proteggere i potenziali assassini e ad offendere la memoria delle vittime, ma questo è ormai il livello standard di civismo italiano all'alba del ventunesimo secolo, dove le un'oligarchia che sfugge ad ogni responsabilità può far strage di studenti contando sull'estesa complicità di media ed istituzioni.

Catania è ormai un buco nero nel quale il governo Berlusconi continua a riversare denaro che gli amici degli amici sperpereranno in un attimo. Un buco nero nel quale lo stato dovrebbe irrompere con tutta la sua forza per salvare i catanesi dalla loro rapace ed irresponsabile classe dirigente, ma che al contrario può contare sulla vicinanza e solidarietà di un governo dagli standard morali (evidentemente) equivalenti. L'inazione del governo è plateale complicità nel massacro di un'intera città.

Mazzetta


 

Catania, rifiuti tossici alla Facoltà di Farmacia: morte 15 persone. Indagati in 9 per disastro ambientale


pubblicato: lunedì 08 dicembre 2008 da Marina in: Inquinamento Italia Foto & video


Le voci tra gli studenti della Cittadella di Catania, il polo universitario della città, si rincorrevano, da anni, di bocca in bocca: non bevete l’acqua dai rubinetti, è inquinata.


Ma che si arrivassero a contare 15 morti tutti al di sotto dei 30 anni per tumore ai polmoni o leucemia, in 10 anni e oltre 20 ammalati tra studenti e ricercatori, dell’Edificio 2, quello del Dipartimento di scienze farmaceuriche era una realtà al di sopra di ogni immaginazione.


Cosa accadeva nel Dipartimento degli orrori? Emanule Patané, ricercatore presso la Facoltà di farmacia è morto alla fine del 2003 a 29 anni, dopo aver affidato ad un memoriale, pubblicato da la valle nei templi, quanto accadeva nei 120 mq del laboratorio


http://www.ecoblog.it/post/7377/catania-rifiuti-tossici-alla-facolta-di-farmacia-morte-15-persone-indagati-in-9-per-disastro-ambientale


 


Farmacia, ora si indaga anche per omicidio


di Michele Spalletta


Sul caso della facoltà posta sotto sequestro a Catania, la Procura ha aperto un altro fascicolo con nuove ipotesi di reato, comprese le lesioni colpose, scaturite dalla testimonianza del padre di un ricercatore morto nel 2003


 


Omicidio e lesioni colpose sono le nuove ipotesi di reato nell’inchiesta che ha portato, lo scorso 8 novembre, al sequestro dell'edifio 2 della Cittadella universitaria di Catania, sede della facoltà di Farmacia e di alcuni dipartimenti di ricerca. Il nuovo fascicolo è stato aperto ieri dalla Procura della Repubblica del capoluogo etneo in seguito alla denuncia del padre di un giovane ricercatore di 29 anni, Emanuele Patanè, deceduto nel 2003 a causa di una neoplasia al polmone destro. Il giovane lavorava da più di tre anni nella sede della facoltà, sequestrata per presunto grave inquinamento del sottosuolo a causa del cattivo smaltimento dei rifiuti di laboratorio, scaricati nei lavandini. 

Una perizia effettuata da una ditta di Torino, su incarico della Procura della repubblica, avrebbe infatti rilevato nel sottosuolo del sito quantità di zinco, antimonio ed altre sostanze altamente tossiche e cancerogene in livelli in alcuni casi da 10 a 100 volte superiori a siti industriali. Tali sostanze provocherebbero esalazioni nocive e maleodoranti dagli scarichi. Al vaglio del procuratore capo Vincenzo D’Agata e dei sostituti Lucio Setola e Carla Santocono ci sarebbero anche altri 12 casi di persone che hanno lavorato nel sito e che si sono ammalate. Nove di queste sono rappresentate dal legale che assiste la famiglia Patané.


La prima fase dell’inchiesta, che ha portato al sequestro della struttura, vede indagati per disastro colposo 9 persone, tra cui l’ex rettore dell’Università di Catania e attuale parlamentare del Movimento per l’Autonomia Ferdinando Latteri. L’attuale rettore dell’Ateneo, Antonino Recca, a cui è stata subito notificata l’ordinanza di sequestro della struttura, è ritenuta parte lesa ed estranea ai fatti. Gli altri indagati sono l’ex direttore amministrativo Antonino Domina, l'ex direttore del dipartimento di Scienze farmaceutiche Vittorio Franco, che all’epoca dei fatti era anche a capo della commissione permanente per la sicurezza, Lucio Mannino, dirigente dell’ufficio tecnico e cinque componenti della commissione permanente sulla sicurezza: Marcello Bellia, Giuseppe Ronsisvalle (attuale preside di Farmacia), Francesco Paolo Bonina, Giovanni Puglisi e Fulvio La Pergola.


 


Su tutti grava l’ipotesi di disastro ambientale e gestione di rifiuti non autorizzata. L’indagine è stata avviata un anno fa e riguarda il periodo compreso tra il 2004 e il 2007 quando, secondo quanto affermato dalla Procura, “benchè i vertici dell’Università fossero stati allertati del fenomeno di potenziale inquinamento e contaminazione del sottosuolo” non sono stati attivati “gli opportuni provvedimenti previsti dalla legge a garanzia della salute delle persone, ivi esposte ad esalazioni tossiche con manifestazioni di ripetuti malesseri pure segnalati in numerosissime occasioni ai responsabili della sicurezza”.

Il sequestro dell'edificio 2 della Cittadella è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari, Antonio Fallone. Il gip entro dicembre fisserà l'udienza per dare luogo all'incidente probatoriao, richiesto dalla Procura. Lo stesso Gip disporra una nuova perizia collegiale. Altrettanto potranno fare le parti.



Intanto il rettore Recca, durante l’ultimo consiglio di amministrazione dell’Ateneo, ha incaricato una speciale commissione di coordinare tutte le iniziative dell’Università di Catania in materia di sicurezza e, in particolare, con riferimento alla situazione della facoltà di Farmacia. “Il coordinatore – si legge nella nota di Recca - sarà individuato tra i docenti dell'Ateneo specialisti della materia e svolgerà un’attenta e costante azione di impulso e di verifica, al fine di rendere ancora più vigile - in un momento così delicato – l’agire dell’amministrazione nell’ambito delle problematiche connesse alla salute e alla sicurezza di tutti coloro che operano, a vario titolo, all’interno dell’Ateneo”.


Da quanto si apprende dalle fonti ufficiali non risultano iscritti nel registro degli indagati per le nuove imputazioni.


 


Di Michele Spalletta Pubblicato da Francesco Toscano a 1,37


http://www.blumedia.info/index.php?id=288


 


QUELLE MORTI SOSPETTE ALLA FACOLTA' DI FARMACIA DI CATANIA


 


Omicidio e lesioni colpose: è il nuovo reato ipotizzato dall Procura di Catania che indaga su un presunto grave caso di inquinamento della facoltà di Farmacia del Policlinico universitario. Il nuovo fascicolo è stato aperto dopo la denuncia del padre di un ricercatore di 29 anni, Emanuele Patanè, morto nel dicembre del 2003 per una neoplasia al polmone destro. Il giovane lavorava da oltre 3 anni nella facoltà dove, secondo l'accusa, dalle vasche sotterranee di raccolte di rifiuti liquidi fuoriuscivano esalazioni fortemente irritanti e nocive, create dallo smaltimento di esperimenti medicinali nei lavandini dei laboratori. Secondo quanto si è appreso sarebbero oltre una decina i casi di persone che hanno lavorato nella facoltà di Farmacia che si sono ammalati gravemente, la cui posizione è al vaglio del procuratore capo Vincenzo D'Agata e dai sostituti Lucio Setola e Carla Santocono. Nella prima fase dell'inchiesta, che l'8 novembre scorso è sfociata nel sequestro della facoltà, sono indagate per disastro colposo nove persone, compreso l'ex rettore e attuale parlamentare del Mpa, Ferdinando Latteri. L'università di Catania e il suo legale rappresentante, l'attuale rettore Antonino Recca, sono considerate parti lese. [La Siciliaweb.it] Lo chiamava "il laboratorio della morte". A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: "Quel laboratorio sarà anche la mia tomba". Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue "compagne" di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d'etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano. Lì dentro il laboratorio di farmacia dell'Università di Catania nel quale sognava di costruire il suo futuro, Emanuele, "Lele" Patanè, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi, uno dietro l'altro, colleghi ricercatori, studenti, professori amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all'encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all'esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone.

 


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 La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva. — Albert Einstein


 


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6 commenti:

Gregory ha detto...

Care amiche e cari amici, Isola delle Femmine è in fermento c’è una strana aria la gente comincia a salutarsi e capita anche che qualcuno offra anche un caffè.
Qualcuno mi ricorda che si stanno preparando per fare eleggere un sindaco a Isola e a quanto pare le liste sono già fatte.
Allora mi dico come mai nelle elezioni di isola non sempre ha mai dominato il reale merito ed un reale consenso proveniente dalla base, insomma da noi cittadini.


Dovrebbero essere i Cittadini a decidere chi deve candidarsi perché realmente meritevoli; I Cittadini devono essere lasciati liberi di giudicare chi è realmente degno di restare al proprio posto echi deve essere cacciato.
Il rinnovamento di una comunità deve essere attraversata da forti elementi di discontinuità, candidature trasparenti e senza conflitto di interesse, candidature di persone leali intellettualmente e che abbiano nei propri comportamenti i principi della democrazia partecipativa della legalità del bene comune.
Mi rendo conto di dire una sciocchezza: Perché non si fanno le primarie per la scelta dei candidati? Sarebbe un forte segnale di cambiamento per Isola delle Femmine uscire dallo schema: “metto nella lista candidati con famiglia allargata e che siano in grado di “ricattare” i propri famigliari.
gregory

Vassallo Giovanni ha detto...

Il Sindaco di Isola delle Femmine il Consiglio Comunale e la Italcementi

Ritengo che le conclusioni del Consiglio Comunale sulla vicenda della ordinanza sul divieto di transito, degli autocarri carichi di pet-coke destinati allo stabilimento della Italcementi, per le vie cittadine di Isola delle Femmine, evidenzino come il Sindaco non voglia assumersi alcuna responsabilità di azione tendente a contrastare l’azione inquinante della Italcementi.
L’impressione che ne ho ricavato che il Sindaco di Isola delle Femmine sia rimasto in una posizione attendista , con il preciso intento di influire sulle decisioni del Consiglio Comunale e non assumersi alcuna responsabilità che peraltro la legge gli affida.
Ma il sindaco di Isola delle Femmine si rende conto che l’azienda a cui è destinato il pet-coke risulta essere classificata dal ministero tra le aziende insalubri di prima classe: di questa categoria fanno parte le attività che devono essere tenute lontano dai centri abitati,
mentre a Isola delle Femmine?
L’Italcementi è inserita in una zona ad alta protezione ambientale, una sottoposta a vincoli paesaggistici e soprattutto nei pressi di una area residenziale a pochi metri dalla piazza di Isola delle Femmine.
Già lo scorso anno il sindaco di Isola delle Femmine intervenendo all’assemblea dell’unione dei comuni aveva riferito che l’ARPA gli aveva comunicato dei dati da dove risultava una situazione ambientale preoccupante.
La stessa ARPA nel mese di ottobre dello scorso aveva comunicato i risultati delle analisi effettuate su polvere di petcoke da dove di evince la presenza di circa 7gr di cromo esavalente, gli esperti riferiscono che a fronte di queti dati va effettuata immediatamente un’azione di bonifica con conseguente “evacuazione”
Comprensibile la preoccupazione che le elezioni amministrative a Isola delle Femmine sono vicine e quindi non bisogna scontentare nessuno.
Però non potete scherzare con la nostra salute e non potete certamente continuare a non assumervi le responsabilità che la legge vi affida.
Vassallo Giovanni

stefano ha detto...

NON SONO CREDIBILI NON VOTIAMOLI

Il professore Portobello ama ripetersi

La battaglia a parole per intestarsi l’iniziatriva di intitolare una piazza al Papa scomparso vedi confrontarsi il Sindaco Portobello con il suo gruppo Isola per Tutti e dall’altra il gruppo Insieme con a capo il Consigliere Rubino.

Tante parole Tante delibere e poi! Nulla di fatto! Non se parla più.

Alla memoria di Mariolina consigliere comunale per il gruppo a cui appartiene il Sindaco Portobello, la consigliera Cutino, pubblicamente in seduta del Consiglio Comunale, propone di intitolare a Mariolina una via o forse una piazza o forse…..
L’intero Consiglio Comunale condivide l’iniziativa.

Tante Parole Tante delibere e poi! Nulla di fatto! Non se ne parla più.

IL professore Portobello Sindaco del nostro paese al sopraggiungere delle notizie sul disastro aereo dove perse la vita il nostro concittadino Domenico Riso ebbe a dichiarare :

''A lui intitoleremo una strada o un premio culturale''
e ancora "
"Valuterò - ha aggiunto Portobello - con il Consiglio comunale quale sia il modo migliore per onorarne il ricordo. Penso all'intitolazione di una strada o ad un premio culturale, anche perché Domenico era una persona molto colta".

Tante parole tante promesse e poi! Nulla! Non se ne parla più.

E’ proprio vero! Passata la festa, gabbatu lu santu

Parole Parole Parole

Non VOTIAMOLI!

Stefano

Bartolo ha detto...

Non è mia abitudine comprare la rivista Cronaca Vera. Per ammazzare la noia e in attesa che il mio dentista mi torchiasse incappo in questa rivista dove si parla di Isola delle Femmine della Calliope e delle possibili elargizioni in termini di alloggi a figli di ex amministratori, per essersi prestati come facilitatori delle pratiche edilizie. Mi sorge spontanea la domanda “ma sono gli stessi amministratori consiglieri sindaci assessori che da oltre 20 anni sono presenti nella pubblica amministrazione di Isola? Sono gli stessi amministratori sindaci assessori consiglieri che si stanno preparando alle prossime elezioni per “rinnovare” l’amministrazione? Mi chiedo perché i cittadini di Isola delle Femmine non trovano il coraggio di prenderli a calci.
Come dice Grillo?
Voi avete lanciate un appello, in ossequio alle leggi vigenti, impedire di candidarsi a chi vanta parentele con elementi mafiosi o chi è in odore di mafia. Impedire le candidature a tutte le persone che non riescono a dimostrare i loro improvvisi o ingiustificabili guadagni. Impedire di candidarsi a chi ha conflitto di interessi per la presenza di parenti o ditte che prestano la loro opera al Comune di Isola delle Femmine.
Già l’onorevole Di Pietro dell’Italia dei Valori dove milita l’onorevole Orlando oltre che l’ex sindaco di Isola Bologna, ha presentato una proposta di legge sulla materia di mafia elezioni e incandidabilità.
Un po’ di coerenza fa bene alla salute.
Bartolo Insalaco

Remo ha detto...

Il Mese di dicembre del 2008 e i primi giorni di gennaio del 2009, grandi nuvole di fumo si sono sprigionate dalle canne fumarie dell'Italcementi, invadendo ed avvolgendo l’intero circostante abitato di Isola delle Femmine dirigendosi poi verso il centro del paese o verso Capaci oppure verso la riserva Marina di Capo Gallo (riserva sponsorizzata dalla Italcementi).
Grande preoccupazione ed allarme tra i molti residenti della zona investita dalle nuvole di fumo, con alcune persone abbiamo ritenuto opportuno informare del pericolo sia le stazioni della Polizia Municipale che l’istituto di controllo ARPA. Abbiamo riferito degli odori nauseanti provenienti dalla zona attorno al cementificio, le conseguenze di queste emissioni hanno provocato problemi di irritazione alle vie respiratorie. Il massimo delle risposte che siamo riusciti ad ottenere: “il fenomeno è dovuto alle condizioni atmosferiche, o come dicono dallo stabilimento un gioco di correnti d’aria che impediscono la dispersione dei fumi provenienti dalle canne fumarie e non solo.
Probabilmente è tutto vero quello che ci è stato risposto, delle correnti d’aria che impediscono il disperdersi dei fumi, ma bisogno tener conto che le analisi dell’arpa del 2006 ci dicono: “ …quei fumi sono altamente inquinanti…” e di questo ne sono ben coscienti e consapevoli i POLMONI dei cittadini.
Mi dico perché non si mettono delle centraline dove noi cittadini possiamo controllare la qualità dell’aria, un’altra proposta che mi sento di fare creare un comitato a cui i cittadini si possono rivolgere per affrontare seriamente la questione dell’inquinamento che tanto danno sta provocando alla nostra salute.
Remo

Dario ha detto...

Come cittadini da qualche mese abbiamo scoperto che dal 2005 il petcoke viene utilizzato come combustibile; non lo sapevamo, nessuno ce ne aveva dato informazione, ed ovviamente ci stiamo attivando affinchè venga sempre assicurata la perfetta funzionalità dei filtri per l'abbattimento degli inquinanti.
Ma, al di là della qualità dell'aria, sulla quale sono in corso verifiche e lo spazio del forum su cui discuterne sarebbe un altro...ci premeva il vostro aiuto nel comprendere una problematica di fondo:
E' possibile utilizzare un deposito, un'area di stoccaggio del PetCoke, senza alcun accorgimento tecnico che ne impedisca la diffusione delle polveri o la destinazione in falde o torrenti?
La domanda nasce dalla costatazione che attualmente la fabbrica utilizza un deposito per tale combustibile, fuori dall'area di fabbrica, intestato a terzi, in una ex cava circondata dal verde e da torrenti, nel quale il Petcoke è posto sulla nuda terra e privo di alcuna copertura.
In tal senso ci premeva capire a quale tipo di autorizzazioni (e se subordinato a specifiche cautele) locali, provinciali o regionali lo stoccaggio ed il deposito di PETCOKE è attualmente soggetto.
E' possibile avere schematicamente a quali norme deve attenersi chi gestisce il luogo e l'attività di deposito?
Certi dell'attenzione di tutti, attendiamo fiduciosi...
Per comprendere meglio la nostra condizione