L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 28 febbraio 2008

La holding familiare del riciclaggio

La holding familiare del riciclaggio

L´ascesa di Impastato, da gregario di Provenzano a prestanome
di Alessandra Ziniti
  Era stato proprio lo "zio" a fare il suo nome a Pino Lipari. Quell´Impastato di Cinisi, dal pedigree mafioso di tutto rispetto, era un "imprenditore" affidabile per cercare di occultare almeno una parte dell´immenso patrimonio che i boss di Cosa nostra avevano investito in ville, terreni, ma soprattutto in attività industriali, commerciali e turistiche nella zona costiera compresa tra Carini e San Vito Lo Capo. E questa volta a tradire Provenzano non è stato un "pizzino" ma un supporto informatico sequestrato al suo braccio destro economico Pino Lipari al momento del suo arresto. Nel suo computer, nel 2002, gli investigatori della squadra mobile trovarono il nome di Andrea Impastato, il figlio di Giacomo "u sinnacheddu", vecchio mafioso molto vicino ai Badalamenti.
A lui, lontano parente della moglie di Lipari, e ai loro cinque figli era intestata la gran parte dell´immenso patrimonio, quasi 150 milioni di euro, che ieri, su ordine della sezione misure di prevenzione del tribunale, la polizia ha posto sotto sequestro. Un´indagine coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dal sostituto Gaetano Guardì.
Un sequestro record se si guarda a molte voci, a cominciare da quella dei "liquidi", un milione e mezzo di euro trovati in conti correnti, libretti postali e buoni fruttiferi e intercettati prima che gli Impastato potessero occultarli visto che l´indagine patrimoniale sulla famiglia di prestanome di Bernardo Provenzano ha dovuto subire un brusco stop quando, in primo grado, Andrea Impastato venne assolto dal tribunale di Palermo.
A far ripartire il certosino lavoro di ricostruzione di proprietà immobiliari, capannoni industriali, aziende e attività commerciali, la sentenza della corte d´appello che nel 2005 ribaltò il verdetto condannando Andrea Impastato a quattro anni, facendo riaprire per lui le porte del carcere.
Certo il nome di Impastato non era nuovo per gli investigatori e non solo per lo spessore di padre e zio (Luigi Impastato ucciso a Palermo in un agguato nel 1981). Che fosse uno degli uomini di Bernardo Provenzano, magistrati e poliziotti lo sapevano da tempo. Il suo nome era nella cerchia strettissima di quelli che, nella fascia costiera tra Terrasini e Palermo, favorivano la latitanza del boss corleonese. Gestiva piccole attività imprenditoriali Andrea Impastato ma quando c´era bisogno si occupava personalmente anche di estorsioni, come "captato" dalle microspie piazzate dalla polizia nell´ormai famoso residence di San Vito Lo Capo in cui Pino Lipari teneva le sue riunioni operative. E ad Impastato toccò il compito di "mettere a posto" un grosso gruppo imprenditoriale, il "Mercatone Uno" (il cui coinvolgimento è assolutamente escluso dagli inquirenti) che aveva affittato uno dei capannoni dell´area industriale di Carini, adesso oggetto del sequestro disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale.

Ed è proprio a San Vito Lo Capo, nel residence Calamancina e in diversi altri appartamenti all´interno della nota località turistica del trapanese, che i boss avevano investito una bella fetta di denaro, quasi quattro milioni di euro. E adesso il sindaco Giuseppe Peraino dice: «Auspico che i beni confiscati ai boss siano affidati al più presto in maniera da poter essere utilizzati per scopi sociali. Sono dispiaciuto per il fatto che il nome della nostra città, conosciuta per le sue bellezze naturali, sia stata associata a fatti di mafia anche perché a San Vito Lo Capo non c´è nessuna tradizione mafiosa».
(22 febbraio 2008)
 Fonte la Repubblica

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IL NEPOTISMO E' REATO



http://www.isolapulita.it

IL NEPOTISMO E' REATO
La Suprema Corte, annullando una sentenza d'Appello, ha ordinato un nuovo rinvio a giudizio per tre amministratori, spiegando che ‘in tema di corruzione, l’atto d’ufficio, oggetto di mercimonio, non va inteso in senso formale, in quanto deve comprendere qualsiasi comportamento che comunque violi (anche se non in contrasto con specifiche norme giuridiche o con istruzioni di servizio) i doveri di fedeltà, imparzialità, onestà che devono essere osservati da chiunque eserciti una pubblica funzione’”



4. L’affidamento di incarichi a soggetti esterni all’Amministrazione

Le disposizioni della Legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008) in materia di affidamento di incarichi a soggetti esterni alla pubblica amministrazione sono contenute nei commi 18, 54, 55, 56 e 57 dell’articolo 3 della medesima legge.

4.1 La pubblicazione dei provvedimenti di affidamento di incarichi esterni

I commi 18 e 54 concernono gli adempimenti connessi alla pubblicazione sul sito web dell’Amministrazione dei provvedimenti di affidamento degli incarichi ai soggetti esterni.
In particolare, procedendo con ordine, secondo il disposto di cui al comma 18: "I contratti relativi a rapporti di consulenza con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono efficaci a decorrere dalla data di pubblicazione del nominativo del consulente, dell’oggetto dell’incarico e del relativo compenso sul sito istituzionale dell’amministrazione stipulante” .
Il successivo comma 54, poi, modifica l’articolo 1, comma 127, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, prevedendo che le pubbliche amministrazioni “sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto”
In relazione a quest’ultima previsione si ritiene che vada effettuata la pubblicazione dei provvedimenti di affidamento dell’incarico emanati a decorrere dal 1 gennaio 2008 e non anche i provvedimenti relativi ad anni precedenti per i quali si procede alla liquidazione del relativo importo nel 2008.
Per quanto riguarda, invece, le modalità di pubblicazione sul web, si consiglia agli Enti, considerando anche la rilevanza delle sanzioni connesse al mancato adempimento dell’obbligo, di garantire la massima trasparenza e consultabilità delle informazioni.


4.2 Gli atti propedeutici all’affidamento degli incarichi esterni: il programma del Consiglio ed il Regolamento della Giunta

I successivi commi 55, 56 e 57 introducono nuovi adempimenti propedeutici all’affidamento degli incarichi a soggetti esterni.
Secondo il disposto di cui al comma 55, l’attribuzione di incarichi studio o di ricerca, ovvero di consulenze, da parte degli enti locali può avvenire solo previa adozione di un programma approvato dal Consiglio ai sensi dell'articolo 42, comma 2, lettera b), del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Molto utile, ai fini della corretta individuazione della tipologia di incarichi per i quali sussiste l’obbligo di inserimento nell’ambito del programma consiliare è la distinzione operata dalla Corte dei Conti nella Delibera 15 febbraio 2005, n. 6/CONTR/05.
Secondo la Corte, infatti, “gli incarichi di studio possono essere individuati con riferimento ai parametri indicati dal d.P.R. n. 338/1994 che, all'art. 5, determina il contenuto dell'incarico nello svolgimento di un'attività di studio,nell'interesse dell'amministrazione. Requisito essenziale, per il corretto svolgimento di questo tipo d'incarichi, è la consegna di una relazione scritta finale, nella quale saranno illustrati i risultati dello studio e le soluzioni proposte.
Gli incarichi di ricerca, invece, presuppongono la preventiva definizione del programma da parte dell'amministrazione.
Le consulenze, infine, riguardano le richieste di pareri ad esperti.
Il contenuto degli incarichi (…) coincide quindi con il contratto di prestazione d'opera intellettuale, regolato dagli artt. 2229-2238 del codice civile”.

Il Consiglio deve quindi programmare incarichi di studio ricerca e consulenza a prescindere dalla forma contrattuale adottata per il conferimento degli stessi; conta l’oggetto prestazione.
Tutti gli incarichi ovviamente saranno ricondotti ad una delle tipologie previste dall'art. 7, comma 6, del dlgs 165/2001 (modificato dall'art. 32 del DL. 223/2006, convertito in L. 248/2006) secondo il quale le amministrazioni pubbliche, enti locali compresi, per esigenze cui non possano far fronte con personale in servizio, possono conferire incarichi individuali a esperti di provata esperienza, tramite:
a) contratti di lavoro autonomo professionale;
b) contratti di lavoro autonomo occasionale;
c) contratti di collaborazione coordinata e continuativa;

Il Programma Consiliare dovrà contenere indicazioni di carattere generale circa la tipologia di incarichi che l’Ente intende affidare in relazione ai vari settori organizzativi in cui è articolata la struttura amministrativa; è evidente che il consiglio comunale potrà esprimersi in modo compiuto e coerente solo ove detto programma sia la logica conseguenza di quanto risultante dagli altri atti di indirizzo approvati dal medesimo organo consiliare.
Nel predisporre il programma, pertanto, non si potrà prescindere da una visione completa di ciò che l’amministrazione intende realizzare, così come indicato sia in sede di predisposizione di bilancio con riferimento agli aspetti contabili, sia in sede di relazione previsionale e programmatica per ciò che attiene all’indicazione specifica dei programmi amministrativi. Il programma consiliare, quindi, dovrà fare riferimento alla descrizione dei diversi programmi/progetti riportati nella Relazione Previsionale e Programmatica, congiuntamente al Bilancio Preventivo e agli obiettivi di gestione approvati dalla Giunta (con traduzione dei predetti nel PEG e in progetti di lavoro).

I successivi commi 56 e 57 prevedono che con il Regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi emanato ai sensi dell'articolo 89 del D. Lgs n. 267/2000, di competenza della Giunta, siano fissati, in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni vigenti, i limiti, i criteri e le modalità per l'affidamento di incarichi di collaborazione, di studio o di ricerca, ovvero di consulenze, a soggetti estranei all'amministrazione. Con il medesimo regolamento è fissato il limite massimo della spesa annua per gli incarichi e consulenze. L'affidamento di incarichi o consulenze effettuato in violazione delle disposizioni regolamentari emanate ai sensi del presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. Tali disposizioni regolamentari sono trasmesse, per estratto, alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti entro trenta giorni dalla loro adozione.
Le disposizioni regolamentari, coerentemente con lo spirito della norma, dovranno essere finalizzate a consentire la razionalizzazione della spesa per incarichi a soggetti esterni ed il contenimento del numero e del costo complessivo degli stessi, ottimizzando l'utilizzo delle risorse umane impiegate.
Le disposizioni regolamentari, quindi, disciplineranno le procedure di conferimento di incarichi individuali, a fronte di attivita' esercitabili in forma di lavoro autonomo, sulla base di contratti di prestazione d'opera stipulati ai sensi dell'articolo 2222 e seguenti del Codice Civile, in particolare:
a) con soggetti esercenti attività professionale, necessitanti o meno di abilitazione, individuabili come titolari di partita Iva;
b) con soggetti esercenti attività autonoma o parasubordinata, nell'ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, caratterizzata da continuità della prestazione e un potere di direzione dell’amministrazione;
c) con soggetti esercenti attività autonoma, nell'ambito di rapporti di collaborazione occasionale.

Tali incarichi sono conferiti per lo svolgimento di attività professionali, di studio, di ricerca, e di consulenza, finalizzate a sostenere e migliorare i processi decisionali dell'amministrazione; si ritengono esclusi dall’ambito di disciplina regolamentare, in quanto comunque autorizzabili, gli incarichi da conferire in esecuzione di adempimenti obbligatori per legge, oltre che per il patrocinio dell'amministrazione, per la rappresentanza in giudizio, l'assistenza e la domiciliazione, consistenti in prestazioni altamente qualificate di natura autonoma, prescritte dalla legge, non fungibili, contingenti e non facoltative ovvero caratterizzate dalla necessità di continuità (es. Medico del Lavoro incaricato ai sensi del D.Lgs. 626/94).
Si ritiene invece opportuno inserire nel Regolamento anche gli incarichi che rientrano nell’ambito di disciplina del Codice LL.PP- Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 -, facendo riferimento, per l'iter procedurale da porre in essere, alle specificita' previste da tali norme specialistiche settoriali.

A decorrere dal 1 gennaio 2008, l’affidamento di incarichi ex novo non potrà che avvenire previa adozione dei sopra menzionati atti; ovviamente gli incarichi affidati prima dell’entrata in vigore della legge finanziaria 2008 continuano a mantenere la loro efficacia fino alla naturale scadenza.
Si fa presente, inoltre, che la disciplina degli incarichi a soggetti esterni costituisce una disciplina distinta rispetto alla disciplina delle forme contrattuali flessibili di cui al comma 79 dell’articolo 3 della legge Finanziaria in commento; pertanto, agli incarichi a soggetti esterni non si applicano le limitazioni temporali ivi previste.


4.3 I requisiti dei soggetti affidatari degli incarichi

Sempre in tema di incarichi, il successivo comma 76 della legge in esame modifica il comma 6 dell’articolo 7 del decreto legislativo n. 165/2001, alla luce di tale modifica il requisito minimo per l’affidamento degli incarichi a soggetti esterni è costituito dalla specializzazione universitaria.
Si rammenta che tale disposizione, come tutte le disposizioni di cui al citato comma 6 dell’articolo 7 costituiscono principi per le autonomie locali che, a norma del successivo comma 6 ter, dovranno adeguarvisi in sede regolamentare. In tale sede quindi gli Enti, articoleranno, in relazione alle specifiche esigenze organizzative, il livello di specializzazione universitaria richiesta a seconda della tipologia di incarico e coerentemente con i fabbisogni dell’Ente.

http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/20080306%20nota%20su%20personale.doc

C o r t e d e i C o n t i Deliberazione n. 6/2008

……………………Orbene, in ordine all’affidamento di incarichi e consulenze esterne, una costante e consolidata giurisprudenza della Corte dei conti ha individuato una serie di principi generali (di cui la recente normativa è sostanzialmente esplicazione) la cui violazione può comunque determinare responsabilità amministrativo contabile per danno erariale.
A titolo esemplificativo si riportano i principali criteri generali di valutazione della legittimità dei suddetti incarichi e consulenze desumibili dalla giurisprudenza
contabile sia in sede di controllo sia in sede giurisdizionale:
a) i conferimenti di incarichi di consulenza a soggetti esterni possono essere
attribuiti ove i problemi di pertinenza dell’amministrazione richiedano conoscenze
ed esperienze eccedenti le normali competenze del personale dipendente e
conseguentemente implichino conoscenze specifiche che non si possono, nella
maniera più assoluta, riscontrare nell’apparato amministrativo;
b) l’incarico stesso non deve implicare uno svolgimento di attività
continuativa, bensì la soluzione di specifiche problematiche già individuate al
momento del conferimento dell’incarico del quale debbono costituire l’oggetto
espresso;
c) l’incarico si deve caratterizzare per la specificità e la temporaneità,
dovendosi, altresì, dimostrare l’impossibilità di adeguato assolvimento
dell’incarico da parte delle strutture dell’ente per mancanza di personale idoneo;
d) l’incarico non deve rappresentare uno strumento per ampliare
surrettiziamente compiti istituzionali e ruoli organici dell’ente al di fuori di quanto consentito dalla legge;
e) il compenso connesso all’incarico deve essere proporzionato all’attività
svolta e non liquidato in maniera forfettaria;
f) l’atto di conferimento deve essere adeguatamente motivato al fine di
consentire l’accertamento della sussistenza dei requisiti previsti;
g) l’organizzazione dell’amministrazione deve essere comunque caratterizzata
dal rispetto dei principi di razionalizzazione (senza duplicazione di funzioni e
senza sovrapposizione dell’incarico all’attività ed alla gestione amministrativa),
4
dalla migliore possibile utilizzazione e flessibilità delle risorse umane, nonché per
l’economicità, trasparenza ed efficacia dell’azione amministrativa e per il
prioritario impiego delle risorse umane già esistenti all’interno dell’apparato;
h) l’incarico non deve essere generico o indeterminato, al fine di evitare un
evidente accrescimento delle competenze e degli organici dell’ente, il che
presuppone la previa ricognizione e certificazione dell’assenza effettiva nei ruoli
organici delle specifiche professionalità richieste;
i) i criteri di conferimento non devono essere generici, perché la genericità
non consente un controllo sulla legittimità dell’esercizio dell’attività
amministrativa di attribuzione degli incarichi.
In ordine agli adempimenti in materia attualmente disposti dal legislatore, si
ricorda che i commi 9 e 10 dell’art.1 della legge finanziaria 2006 (legge
23.12.2005, n.266) hanno introdotto, a decorrere dal 1.1.2006, un limite alla
spesa annua delle pubbliche amministrazioni (pari al 50% della spesa sostenuta
nell’anno 2004)1 per studi ed incarichi di consulenza a soggetti esterni (comma
9) e per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza
(comma 10). Espressamente è stabilito (comma 12) che le predette disposizioni
non si applicano a Regioni, enti locali ed enti del S.S.N. (anche in osservanza ai
principi espressi dalla sentenza della Corte cost. n.417/2005). Parimenti (ai
sensi del comma 64) non si applicano a tali enti le disposizioni relative alla
automatica riduzione del 10% (per il triennio 2006-2008), rispetto agli importi
risultanti al 30.9.2005, delle indennità, dei compensi e delle retribuzioni per
incarichi di consulenza (commi 56 e 57) ed agli organi di indirizzo, direzione e
controllo, consigli di amministrazioni ed organi collegiali (commi 58 e 59).
E’ stato, poi, disposto (dal comma 173) che gli atti di spesa relativi ai commi 9,
10, 56 e 57 (spese per studi ed incarichi di consulenza a soggetti esterni nonché
per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza) devono
essere trasmessi alla competente Sezione della Corte dei conti per l’esercizio del
controllo sulla gestione, ma solo nel caso di superamento dell’importo di 5.000
euro.
La Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con deliberazione n.4/AUT/2006 del 17.2.2006, ha approvato le “Linee guida per l’attuazione dell’art. 1, comma 173, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006) nei confronti delle Regioni e degli enti locali” precisando quanto segue:
1 Limite che è stato portato al 40% dall’art.27 del D.L. 4.7.2006, n. 223, convertito in legge 4.8.2006, n. 248.
5
a) l’obbligo di trasmissione di cui al comma 173 si applica anche alle Regioni e
agli enti locali2, in quanto il rinvio ai commi 9, 10, 56 e 57 identifica la tipologia degli atti da inviare e non i soggetti obbligati e, quindi, non è invocabile, in questo caso, la norma di salvaguardia fissata dai commi 12 e 64, il cui valore precettivo si esaurisce nell’esclusione di tetti e limiti alle spese in questione;
b) la trasmissione riguarda i provvedimenti d’impegno o di autorizzazione e gli
atti di spesa, questi ultimi solo quando adottati senza un previo provvedimento;
c) l’obbligo di invio riguarda i provvedimenti e gli atti di cui sopra in quanto
comportino, singolarmente nel loro ammontare definitivo, una spesa eccedente i
5.000 euro;
d) l’obbligo si estende anche ai Comuni con popolazione inferiore ai 5.000
abitanti, poiché il comma 173 non ha confermato la esenzione prevista dal non
più vigente, a far data dal 1.1.2006, comma 42 dell’art.1 della legge n.
311/2004 (legge finanziaria per il 2005);
e) la trasmissione deve avvenire alla competente Sezione regionale di controllo
della Corte dei conti per l’esercizio del controllo sulla gestione da effettuare con
le modalità e secondo i principi e i procedimenti propri del controllo medesimo.
Ulteriori norme in materia sono state emanate con la legge 24 dicembre 2007, n.
244 (legge finanziaria per il 2008) che ha disposto:
- all’art. 3, comma 54 (di modifica dell’art.1, comma 127, della legge n.662/1996), che le PP.AA. che si avvalgono di collaboratori esterni o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso, devono pubblicare sul proprio sito Web i relativi provvedimenti, completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto;
- al comma 55, che l’affidamento da parte degli enti locali di incarichi di studio o
di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione può avvenire solo nell’ambito di un programma approvato dal consiglio ai sensi dell’articolo 42, comma 2, lettera b), del testo unico EE.LL. di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n.267;
- al comma 56, che con il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi
emanato ai sensi dell’articolo 89 del citato decreto legislativo 18 agosto 2000, n.
267 devono essere fissati, in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni
vigenti, i limiti, i criteri e le modalità per l’affidamento di incarichi di
2 E, quindi, di conseguenza deve ritenersi si applichi anche agli enti del S.S.N.
6
collaborazione, di studio o di ricerca, ovvero di consulenze, a soggetti estranei
all’amministrazione. Con il medesimo regolamento deve essere fissato il limite
massimo della spesa annua per gli incarichi e consulenze. L’affidamento di
incarichi o consulenze effettuato in violazione delle disposizioni regolamentari
emanate ai sensi del predetto comma costituisce illecito disciplinare e determina
responsabilità erariale;
- al comma 57, che le disposizioni regolamentari di cui al comma 56 devono
essere trasmesse, per estratto, alla competente Sezione regionale di controllo
della Corte dei conti entro trenta giorni dalla loro adozione;
- al comma 76 viene stabilito che, al comma 6 dell’art. 7 del D.Lgs. n.165/2001,
le parole: “di provata competenza” vengano sostituite dalle seguenti: “di
particolare e comprovata specializzazione universitaria”. Dunque tutte le PP.AA.
possono ora conferire incarichi esterni solo a soggetti di particolare e comprovata
specializzazione universitaria (con l’eccezione – disposta da comma 77- degli
organismi di controllo interno, dei nuclei di valutazione nonché dei nuclei di
monitoraggio degli investimenti). Pertanto l’articolo 7, comma 6, del D. Lgs. n.
165/2001, come modificato dall’articolo 32 del D.L. n. 233/2006, convertito con
modificazioni dalla legge n. 248/2006, nonché da ultimo dalla legge 24 dicembre
2007, n. 244 (finanziaria 2008), prevede che, per esigenze cui non possono far
fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire
incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o
coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione
universitaria, in presenza dei seguenti presupposti: l'oggetto della prestazione
deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente e ad obiettivi e progetti specifici e determinati;
l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva
di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno; la prestazione deve
essere di natura temporanea e altamente qualificata; devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione
3.
TUTTO CIÒ PREMESSO
3 Si riporta, di seguito, il testo dei commi 6-bis e 6-ter dell'articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 come sostituiti dall’art. 32 del D.L. n. 233/2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 248/2006.
“6-bis. Le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i propri ordinamenti, procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione.
6-ter. I regolamenti di cui all'articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, si adeguano ai principi di cui al comma 6”.
7
la Sezione segnala che, in osservanza delle disposizioni sopra richiamate, tutte
le pubbliche amministrazioni aventi sede in Basilicata dovranno continuare, ai
sensi del citato comma 173 dell’art.1 della legge n.266/2005, a trasmettere tempestivamente a questa Sezione regionale di controllo gli atti di spesa di cui ai commi 9, 10, 56 e 57 (spese per studi ed incarichi di consulenza a soggetti
esterni nonché per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e
rappresentanza) esclusivamente, si ripete, nel caso di superamento dell’importo
di 5.000 euro. La lettera di trasmissione di atti di conferimento di incarichi di
collaborazione esterna o di consulenza successivi al 1.1.2008 dovrà, però,
riportare anche l’indicazione del sito Web (e della data) ove si è provveduto alla
pubblicazione dei dati richiesti dall’art. 3, comma 54, della legge n. 244/2007.
A tale indicazione (circa il sito Web), le Province di Potenza e di Matera, i comuni
e le comunità montane devono (ai sensi dell’art. 3, comma 55, della legge n.
244/2007) aggiungere, sempre nella lettera di trasmissione (che, ugualmente,
avverrà solo nel caso di superamento dell’importo di 5.000 euro), esplicita
attestazione che il predetto conferimento rientra nell’ambito dello specifico
programma preliminarmente approvato dal consiglio ai sensi dell’articolo 42,
comma 2, lettera b), del T.U.EE.LL. e che il conferimento stesso è pure conforme
al regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi (emanato ai sensi
dell’articolo 89 del T.U.EE.LL.) come modificato ai sensi dell’art. 3, comma 56,
della legge n. 244/2007, riportando altresì gli estremi della intervenuta
trasmissione dell’estratto del predetto regolamento a questa Sezione regionale di
controllo (come richiesto dall’art. 3, comma 57, della legge n. 244/2007). Pare
del tutto evidente, pertanto, come non sia possibile conferire legittimamente
(pur nel rispetto - che deve sempre essere assicurato – delle disposizioni e dei
principali criteri generali di valutazione della legittimità dell’affidamento prima
richiamati) alcuno dei predetti incarichi prima dei prescritti adempimenti
(approvazione del programma e emanazione della modifica del regolamento
sull’ordinamento degli uffici e dei servizi).

http://www.entilocali.provincia.le.it/nuovo/files/F98036EA.pdf




Comitato Cittadino Isola Pulita
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2008/03/indagati-per-abuso-dufficio-per.html




I commercianti in Lotta a Isola delle Femmine
ISOLA DELLE FEMMINE PRESIDIO DEI COMMERCIANTI E CITTADINI PER LA CHIUSURA DELLO SVINCOLO SENZA ALTERNATIVA

Isola delle Femmine 15.11.07
I commercianti e cittadini di Isola delle Femmine e Capaci hanno presidiato contro la chiusura dello svincolo per Isola e da Isola delle femmine senza alcuna alternativa di svincolo provvisorio. E' chiaro che il danno economico che ne deriverà da questa chiusura che si potrarrà per circa 2 anni, arrecherà dei danni economici incalcolabili per il commercio e il turismo a Isola delle Femmine con conseguenza che si ripercuoteranno sui livelli occupazionali.

Sorpresa per i magistrati e giornalisti presenti all'udienza: il boss Lo Piccolo ha deciso di deporre.
Migliaia di lettere di solidarietà e di ringraziamenti alle forze di polizie. Un cittadino ha consegnato un mazzo di rosse ed un semplice biglietto con su scritto GRAZIE.
Da Noi ad Isola delle Femmine NULLA.
NULLA ci scalfisce!
Non sono cosa nostra!
Sono riusciti anche in questo:
Addormentare le nostre coscienze. (Chi ti ci porta...)

Comitato Cittadino Isola Pulita

http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2007/11/ponzio-pilato-e-il-suo-8-settembre.html

Caricato da isolapulita

mercoledì 27 febbraio 2008

Un Milione per la casa inquinata dal cementificio

http://nuovaisoladellefemmin.blogspot.com/2011/04/un-milione-per-la-casa-inquinata-dal.html

UN Comune gestito dalla MAFIA

La sindrome del perdente radicale che mette i pm l'uno contro l'altro

La sindrome del perdente radicale che mette i pm l'uno contro l'altro

La diversa strategia di Caselli e del suo successore Grasso un nuovo metodo investigativo che ha lacerato la Procura


di GIUSEPPE D'AVANZO

PALERMO - La procura di Palermo è stata a lungo la scena di ostilità furiose, contese senza sconti, profonde fratture nel corpo dello Stato. E tuttavia, in due decenni, la parola odio non l'ho mai udita evocata, quasi rivendicata, come il sentimento più autentico che separa irrimediabilmente un procuratore dall'altro.

L'odio che oggi, a Palermo, allontana - per semplificare - i protégés di Gian Carlo Caselli e la tribù di Pietro Grasso appare tanto più grave perché le due consorterie non si attribuiscono reciprocamente interessi storti o acquiescenze sospette. Nessuno cede alla tentazione di mascariare (sporcare) l'altro con le consuete insinuazioni che sono merce corrente nell'Isola: quello lì cammina a braccetto con...; quell'altro è figlioccio di... Gli uni degli altri dicono: "Sono persone per bene". Perché, allora, questo giudizio non diventa sufficiente per trovare un accettabile compromesso al loro inesorabile contrasto? Qual è la ragione così ostinata che li costringe, in segreto, a mangiarsi vivi come scorpioni nella bottiglia?

La verità è che, nel duello, è in discussione - al di là dei caratteri, delle culture, delle ambizioni personali, delle idiosincrasie - una questione decisiva, la risposta alla domanda: che cos'è la mafia? Una società segreta o un network di relazioni? È popolare o borghese? È soltanto violenza "militare" o soprattutto concertazione sociale, politica, economica? Soprattutto: è un potere onnipresente in grado di dominare tutte le altre forme di regolamentazione statale o è soltanto una delle forze "sociali" che agisce nel territorio dell'Isola riproducendosi come muffa, in forme parassitarie, nell'ombra umida dell'esercizio del potere? E quindi, una volta definita che cos'è la mafia, quale nome criminale assegnare alla rete di relazioni e con quale responsabilità penale punire i confini dove quei mondi si incontrano? Quale deve essere l'obiettivo specifico della lotta a Cosa Nostra?
Si sa che cosa è stato il processo contro Giulio Andreotti voluto da Gian Carlo Caselli e dai suoi più stretti collaboratori (Guido Lo Forte, Roberto Scarpinato, Antonio Ingroia). Fu il tentativo, per usare la formula di un storico come Salvatore Lupo, di rappresentare una coincidenza tra la gerarchia del potere ufficiale e la piramide del potere criminale o "meglio la raffigurazione di un'unica gerarchia del potere che tutto controlla e tutto decide, opportunamente sintetizzata nelle figura del maggiore e più discusso leader politico italiano". Un mondo di moltissimi burattini e di pochi burattinai artefici di una storia fatta essenzialmente di complotti, assassinii, trame, affari illeciti. Aggredire questo monstrum, disarticolare il "gioco grande" (la definizione è di Scarpinato), imponeva radicalismo interpretativo del fenomeno mafioso, forte intensità etico-politica, strumenti normativi efficaci, una diffusa indignazione popolare, quasi l'assegnazione di una delega a sbarazzarsi del fondo fangoso della Prima Repubblica.




Gli ingredienti ci sono tutti dal 1993 al 1999 e i successi sono straordinari. Caselli li ricorda spesso. 650 ergastoli. 8826 persone indagate per mafia, 3238 rinviate a giudizio. Beni per diecimila miliardi di lire sequestrati ai mafiosi. Buona parte dell'élite dirigente di Cosa Nostra con i ceppi ai polsi dopo decenni di latitanza. Totò Riina. Leoluca Bagarella. I tre fratelli Graviano. I quattro fratelli Madonia. I quattro Ganci, i due Brusca e Pietro Aglieri e Vito Vitale... Quando la Procura di Caselli lavora agli intrecci di Cosa Nostra con le aree visibili e formalizzate del potere - l'economia, la politica, le istituzioni - l'interpretazione del fenomeno e l'iniziativa penale mostrano le prime, rilevanti scuciture. Regole fluttuanti (come i riscontri necessari per le testimonianze dei "pentiti") e fonti fluide (come il concorso esterno in associazione mafiosa) rendono in avvio onnipotenti le azioni della procura di Palermo.



Ma alla resa dei conti, in aula, molte accuse si sbriciolano con esiti che dovrebbero imporre un ripensamento. Dovrebbe, per dire, preoccupare l'assoluzione di Francesco Musotto. È solo un esempio. Eletto presidente della provincia di Palermo, Musotto viene arrestato con l'accusa di mafiosità. Come è giusto che sia, non lo protegge lo status politico, ma con l'imputato assolto, dal primo grado alla Cassazione, il "caso" dovrebbe sollecitare una riflessione critica nei procuratori perché appare avventuroso - o addirittura pericolosamente autoritario - che un potere dello Stato persegua con prove inadeguate un altro potere legittimato dalla volontà popolare e annientato da un'iniziativa che, alla prova del giudizio, si mostra avventata.



Lo schema rende fragile e risentito il potere politico e molto influente (nei preliminari) l'iniziativa giudiziaria. Crea un'asimmetria che pregiudica un corretto equilibrio istituzionale. Provoca quella perenne ostilità tra magistratura e politica che, senza riuscire a dare più trasparenza al potere, danneggia soltanto la credibilità degli antagonisti e delle istituzioni. Caselli e i suoi non sembrano comprendere la questione.



Appaiono interessati soprattutto a difendere il loro lavoro. E' vero, le assoluzioni ci sono state, dicono, ma "secondo lo schema tipico dell'insufficienza di prova" in un ribaltamento semantico dove l'insufficienza di prova svela la sostanziale colpevolezza dell'imputato assolto e non l'originario deficit dell'accusa. Non poteva durare. Forse lo comprende anche Caselli che non attende la conclusione del processo contro Andreotti e lascia. Il suo successore, Pietro Grasso, si muove in una tempèrie rovesciata. Per dirla con Emanuele Macaluso, l'indiscriminata indignazione è diventata sfiducia indiscriminata, la delega passività, l'uso e l'abuso catartico di alcuni strumenti investigativi (pentiti, innanzitutto) ne ha compromesso l'utilizzo mentre, come accade ciclicamente, nella società civile isolana è riaffiorata "una richiesta di mafia" (la fortuna politica di un Totò Cuffaro che contratta, in un retrobottega, il tariffario sanitario regionale con Michele Aiello, probabilmente un prestanome di Bernardo Provenzano, è uno dei possibili connotati di quella "voglia di mafia").



Ogni manovra giudiziaria postula un'economia, una strategia, un modello culturale. Grasso è costretto a rinnovarle. Sembra credere che un'interpretazione della mafia come "superpotenza della storia siciliana" sia una semplificazione che può indurre in molti errori. Intuisce che il "modello Provenzano" sia il ritorno a una concezione più modesta del ruolo di Cosa Nostra così efficace da riuscire nell'impresa non scontata e inedita di controllare i conflitti interni. Progetta con i suoi collaboratori (Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Maurizio De Lucia) un lavoro più pragmatico. Ignora dunque le suggestioni del "gioco grande". Capovolge il metodo. Preferisce concentrarsi realisticamente sugli indizi a disposizione, per ordinari e grossolani che siano. Percepisce che la chiave di volta può essere la "cattura" di Bernardo Provenzano.



L'intuizione è felice. La "caccia" permette di mandare per aria quel che resta dello "stato maggiore" dell'organizzazione e alla fine di arrestare anche Provenzano (oggi solo un boss e mezzo guidano Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro e Salvatore Lo Piccolo). L'inversione metodologica, mai accettata dai procuratori vicini a Caselli, lacera irrimediabilmente la sempre precaria coesione dell'ufficio dove si fa largo l'antico topos retorico (italianissimo) dell'"occasione perduta", lo scoramento e il lamento per una specie di "Resistenza tradita".



La procura di Palermo comincia ad essere abitata da "un cupio dissolvi", da "una vertigine della sconfitta" che sottovaluta, dimentica, quasi nega gli straordinari risultati raggiunti negli ultimi tre lustri. Più che onorare i colpi di maglio assestati a una Cosa Nostra ridotta oggi maluccio e magari progettare l'assalto definitivo, i procuratori (molti di essi) si lasciano avvilire (ancora Salvatore Lupo) dalla "disillusione nei confronti della Seconda Repubblica e dal carattere ambiguo che in essa ha assunto il rinnovamento etico-politico": il governatore Totò Cuffaro, i suoi comportamenti, il suo solido e radicato sistema di potere e di alleanze, ne è l'emblema più chiaro.



L'odio che divide i procuratori di Palermo nasce - credo - da questo senso di impotenza, dallo scontento per il presente, dalla delusione di chi si concentra sui mali che restano perché "quanto più negativo scompare dalla realtà, tanto più irritante diventa il negativo residuale". Si può dire che "la sindrome del perdente radicale" si è impossessata di quell'ufficio. Come il perdente radicale descritto da Hans Magnus Henzensberger, il tarlo ossessivo che tormenta oggi i procuratori di Palermo è "un confronto che perpetuamente si risolve a loro sfavore".



E' vero, hanno cacciato in galera l'intera catena di comando di Cosa Nostra, oggi i picciotti sono costretti per rimettersi in sesto a chiedere l'aiuto degli odiati "americani" espulsi dall'Isola negli anni ottanta, e tuttavia nulla è mutato davvero nella società e nella politica siciliane. Perché?, si chiedono i pubblici ministeri. Di chi è la colpa? Perché quell'umiliazione che avvertono come una sconfitta esistenziale? Perché nessuno si cura di quel fallimento? Perché sono solo "affari loro"? Come accade al perdente radicale - che non è il fallito (che si rassegna alla sua sorte), non è la vittima (che chiede soddisfazione), non è il vinto (che si prepara alla prossima battaglia) - c'è una sola strada per sciogliere quel dilemma: "la fusione di distruzione e autodistruzione, di aggressione e di autoaggressione". È quel che sta accadendo alla procura di Palermo. L'odio "fratricida" che oggi l'attraversa è soltanto il sintomo della catastrofe che s'annuncia.

Fonte La repubblica
 


(25 ottobre 2007)

D'Avanzo,Caponnetto,Falcone,Borsellino,Strage di Capaci,Provenzano,3 Agosto 2007 Cantiere della Calliope,LO PICCOLO, LOPEZ, BANDIERA, ALAMIA,Ciancimino,Mafia,CERUSO,Franzese,Polizzi

 

martedì 26 febbraio 2008

Bocciato da parte del Consiglio Comunale Conto Consuntivo 2006 e una proposta di manovra Portobello atto a coprire numerose spese correnti relative al mese di novembre. Cutino lascia il gruppo Isola per Pochi. 150.000 sono gli euro per i Consulenti ed Esperti del Sindaco. Rubino Bocciato perché vi sono enormi errori e non sono state rispettare le norme:per esempio vi sono debiti fuori bilancio non riconosciuti dal CC, d'altronde basta guardare la relazione dei Revisori dei Conti “Vi sono una serie di errori non sanati” Bologna :” L’amministrazione non ha neanche i soldi per la carta igienica.
Portobello.”…a Isola non si fa più politica seria.Non verranno garantiti gli stipendi dei dipendenti per il mese di novembre. Non si potrà dare corso attuativo al piano triennale della pianta organica…(mi dispiace avevo organizzato tutto per bene)”
A questo punto l’unica cosa è DIMETTERMI!

Caricato da isolapulita





CONTO CONSUNTIVO 2006 E MANOVRA BILANCIO BOCCIATI
Isola delle Femmine 27 OTTOBRE 2007
Conto consuntivo 2006
Manovra di Bilancio per ripianare i debiti
ISOLA DELLE FEMMINE PONZIO PILATO AL MURO DEL PIANTO
E per completare l’opera il Consigliere Dr. Cutino Marcello annuncia le sue dimissioni dal gruppo consiliare “Isola per NESSUNO” .
Ha costituito un gruppo INDIPENDENTE?
Ad oggi non sappiamo dove egli voglia approdare.
Bisogna assolutamente riconoscergli ad EGLI il merito di essere molto ma molto preoccupato per le condizioni in cui versano alcuni dipendenti del Comune di Isola delle Femmine che a causa di un atteggiamento “PER NIENTE politico ma tanto astioso” da parte del gruppo consiliare Insieme Isola delle Femmine che ha votato contro la variazione di bilancio oltre che esprimere voto contrario anche per il consuntivo 2006. Il risultato della loro azione: hanno fatto mancare i fondi necessari per elargire ad alcuni e ben selezionati dipendenti promozioni, assunzioni di consulenti e passaggi di livello a categorie superiori. Secondo Ponzio Pilato il gruppo “Insieme Isola delle Femmine” non si è reso conto dell’urgenza che richiedeva il provvedimento. A pensare che la Presidenza del Consiglio aveva bay-passato la norma che stabilisce la convocazione del Consiglio Comunale 15 giorni prima per la trattazione del bilancio. Infatti gli atti in Segreteria si sono resi disponibili il giorno prima della seduta. Comitato Cittadino Isola Pulita http://www.isolapulita.it


Caricato da isolapulita







RUBINO e BOLOGNA contro l'esecutivo PORTOBELLO
Isola delle Femmine 27 OTTOBRE 2007
Conto consuntivo 2006
Manovra di Bilancio per ripianare i debiti
ISOLA DELLE FEMMINE PONZIO PILATO AL MURO DEL PIANTO
Il Capo Gruppo di Insieme Isola delle Femmine critica il comportamento della presidenza del consiglio nelle modalità in si arrivati alla seduta del CC.
Il Coordinatore del Gruppo Isola Democratica : Questo esecutivo devve rassegnare le dimissioni in quanto ha fallito su tutto…….
E per completare l’opera il Consigliere Dr. Cutino Marcello annuncia le sue dimissioni dal gruppo consiliare “Isola per NESSUNO”
Ha costituito un gruppo INDIPENDENTE?
Ad oggi non sappiamo dove egli voglia approdare.

Bisogna assolutamente riconoscergli ad EGLI il merito di essere molto ma molto preoccupato per le condizioni in cui versano alcuni dipendenti del Comune di Isola delle Femmine che a causa di un atteggiamento “PER NIENTE politico ma tanto astioso” da parte del gruppo consiliare Insieme Isola delle Femmine che ha votato contro la variazione di bilancio oltre che esprimere voto contrario anche per il consuntivo 2006. Il risultato della loro azione: hanno fatto mancare i fondi necessari per elargire ad alcuni e ben selezionati dipendenti promozioni, assunzioni di consulenti e passaggi di livello a categorie superiori. Secondo Ponzio Pilato il gruppo “Insieme Isola delle Femmine” non si è reso conto dell’urgenza che richiedeva il provvedimento. A pensare che la Presidenza del Consiglio aveva bay-passato la norma che stabilisce la convocazione del Consiglio Comunale 15 giorni prima per la trattazione del bilancio.
Infatti gli atti in Segreteria si sono resi disponibili il giorno prima della seduta.

Comitato Cittadino Isola Pulita

http://www.isolapulita.it


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IL SINDACO PORTOBELLO A ISOLA LA POLITICA NON E’ SERIA
Isola delle Femmine Ottobre 2007
E per completare l’opera il Consigliere Dr. Cutino Marcello annuncia le sue dimissioni dal gruppo consiliare “Isola per NESSUNO”
Ha costituito un gruppo INDIPENDENTE?
Ad oggi non sappiamo dove egli voglia approdare.

Non si pratica una seria politica a Isola delle Femmine, questo affermava il Sindaco Professor Portobello il mese di ottobre del 2007 all’indomani della bocciatura da parte del CONSIGLIO COMUNALE (ha capito Signor Sindaco il CONSIGLIO COMUNALE e non il Gruppo ….o Gruppo …) del Bilancio consuntivo del 2006 e la manovra di bilancio per liquidare le numerose SPESE CORRENTI. Ciò che più “angosciava” il NOSTRO SINDACO che la bocciatura del bilancio non avrebbe permessop di pagare gli stipendi dei dipendenti del mese di NOVEMBRE 2007.
I DIPENDENTI del Comune di Isola delle Femmine, saranno senz’altro in grado di mettere in relazione queste preoccupazioni del SINDACO con gli atteggiamenti comportamenti ma soprattutto ATTI, da EGLI adottati in questi mesi …..




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Duro Colpo al tesoro di Provenzano

Duro Colpo al tesoro di Provenzano
Sequestrati conti, villette e cave

 
Andrea Impastato sarebbe stato uno dei prestanome di fiducia della famiglia dei Corleonesi sin dagli anni '80. A suo nome, un patrimonio stimabile in 150 milioni di euro, tra edifici, quote societarie e conti correnti bancari. L'indagine ha portato alla luce un patrimonio notevole: "Aggredirlo significa aggredire l'autorevolezza del mafioso agli occhi dei suoi sottoposti", ha ricordato il questore Caruso

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bc36d360-aed8-4059-8cb9-93d501f43ffc.html 

Altro che cicoria e ricotta. Al di là del casolare in cui si nascondeva Bernardo Provenzano conduceno una vita magra c'era ben altro. Un tesoro praticamente sterminato. Ora finito nelle mani dello Stato grazie ad una nuova operazione dei poliziotti della Sezione Misure di Prevenzione che ha portato alla luce una nuova fetta del patrimonio dell’ex-superlatitante. Ben 150 milioni, tra beni immobili, automezzi, quote societarie e ben 1.500.000 euro sparsi tra conti correnti, depositi e titoli, tutti intestati al sessantenne Andrea Impastato e a membri della sua famiglia. L’uomo, originario di Cinisi, poteva vantare l’intestazione di villette, terreni (per lo più edificabili), capannoni e complessi industriali e anche una cava nei pressi di Montelepre. “Dopo l’arresto delle persone, passiamo all’arresto dei patrimoni - ha dichiarato il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato - e spiega che “l’operazione contro Provenzano non può essere considerata conclusa ma prosegue con questi sequestri”. Il nucleo che si occupa delle indagini di natura finanziaria, ha setacciato conti correnti e registri, portando alla luce quello che sembra solo una piccola parte di un impero. “Se segnassimo con un pennarello rosso nella sola Palermo quali edifici appartengono alla mafia o sono stati costruiti con metodi mafiosi, rimarremmo impressionati”, ha dichiarato Scarpinato.
Anche il questore di Palermo Giuseppe Caruso fa notare l’importanza del sequestro dei beni e precisa: “È l’ennesima riprova che l’immagine di Provenzano come una persona che vive in condizioni modeste è falsa – ha ricordato – e bisogna riconoscere che aggredire il patrimonio significa aggredire l’autorevolezza del mafioso, che diventa un ‘re nudo’ agli occhi dei suoi luogotenenti e dei suoi sottoposti”.

Impastato era stato arrestato già nel 2002: il suo nome era spuntato tra le carte del braccio destro di Provenzano, il “ragioniere” Pino Lipari, come uno dei principali referenti del capo dei capi. Già in quell’indagine erano stati sequestrati beni “insospettabili”, come un grosso locale nel salotto buono della città, via Principe di Belmonte. L’assoluzione in primo grado ha bloccato le indagini, riprese una volta che la Corte d’appello ha ribaltato la sentenza. Figlio di Giacomo “u sinnacheddu”, esponente della famiglia d Cinisi, luogotenente di Tano Badalamenti, e fratello di Luigi, ammazzato in un agguato nel 1981. Nessuna parentela del mafioso con il compaesano e simbolo dell’antimafia Peppino Impastato, stando a quanto risulta agli investigatori. Andrea Impastato dagli anni ’80 è entrato in contatto con il clan dei Corleonesi diventandone in breve tempo uno degli uomini di fiducia. Impastato avrebbe fatto parte attivamente della famiglia mafiosa, tanto da non limitarsi all’intestazione di beni ma dedicandosi anche all’estorsione. Secondo quanto emerso dalle precedenti indagini attraverso delle intercettazioni, infatti, si è scoperto che il mafioso avrebbe chiesto la “messa a posto” di una società di grande distribuzione.

Tra i beni sequestrati c’è il residence “Calamancina”, a San Vito Lo Capo. Gli occupanti delle villette possono dormire sonni tranquilli “se verrà comprovata la buona fede nel loro acquisto”, precisa Scarpinato. Anche l’affittuario di un grosso capannone adibito a centro commerciale “Mercatone Uno”, nella zona industriale di Carini, viene considerato estraneo alle vicende di Impastato. Ma gli investigatori sono particolarmente soddisfatti per il milione e mezzo di euro sequestrato in liquidi: “Un record”, secondo il questore Caruso.


La burocrazia rallenta le indagini
"Non si pensa alle conseguenze"
Un aggiornamento del sistema informatico blocca l'accesso a delle banche dati, e il procuratore aggiunto di Palermo lancia l'allarme e fa un appello alla classe politica. A rischio le indagini in corso sui patrimoni delle cosche mafiose

Mancano dieci password e le indagini rallentano. O addirittura sono costrette a fermarsi. Accade a Palermo, come denuncia Roberto Scarpinato, nel corso della conferenza stampa di oggi in Questura sul sequestro di beni al boss Provenzano. Per motivi burocratici, da quasi due mesi sarebbero state revocate dieci parole chiave per accedere a un sistema informatico di banche dati che velocizza notevolmente le indagini sul patrimonio. “Già nel 1991 una legge avrebbe dovuto creare l’anagrafe dei conti bancari, ma non è mai stata attuata perché mancava il regolamento – spiega Scarpinato – e lo stesso succede da un anno con la legge Bersani”. È difficile avere informazioni dalle banche, secondo Scarpinato, ed è ancora più difficile localizzare proprietà e flussi di denaro senza l’ausilio di supporti elettronici, bloccati dal ministero a causa di un aggiornamento del sistema. “A Palermo, prima di prendere certe decisioni bisogna riflettere sulle conseguenze”, ha rimproverato il procuratore. Scarpinato non ha voluto precisare a quale ministero va additata la “colpa”, se agli Interni o al Guardasigilli, ma il suo appello è a tutta la classe politica: “Mentre si apre una stagione nuova nella lotta alla mafia, c’è una mancanza di visione d’insieme”. L’ultima indagine non è stata rallentata dalla discussa procedura burocratica, ma Scarpinato ha ribadito che è importante agire sui patrimoni ottenuti irregolarmente dai mafiosi, che “non garantiscono la democrazia economica, e di conseguenza anche quella politica”.
Tra questi numerose villette ed appartamenti facenti parte di un complesso immobiliare di San Vito Lo Capo, riconducibili ai boss mafiosi Provenzano e Lo Piccolo

Maxi sequestro di beni mafiosi

ARTICOLI   giovedì 21 febbraio 2008
 
Un nuovo sequestro di beni riconducibili ai boss Provenzano e Lo Piccolo, per un importo di circa 150 milioni di euro, è stato eseguito, questa mattina, dai poliziotti della sezione misure prevenzione di Palermo su richiesta del Procuratore aggiunto Scarpinato e del sostituto Guardì.
L'operazione denominata “ Secrets business” ha riguardato il sequestro di 5 aziende, la Mediterranea Edil Commerciale di Cinisi, la Inerti Calcarei Sud di Montelepre, la Medi Tour di Palermo , la Prime iniziative di Carini e la Paradais di Montelepre, ma anche di diversi appezzamenti di terreno e diversi immobili. Fra questi numerosi appartamenti e villette a San Vito Lo Capo nella vasta area che viene denominata Calamancina .
Sottoposti a sequestro anche conti correnti, depositi e titoli per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro.
Intestatario dei beni sequestrati sarebbe il sessantenne Andrea Impastato , originario di Cinisi , indicato come affiliato alla cosca mafiosa di quel comune e prestanome dei due boss, in carcere dall'ottobre 2002 allorquando venne arrestato, per associazione mafuiosa, nell'ambito dell'inchiesta su Pino Lipari, il tesoriere di Provenzano .
Ed è stato proprio dalla minuziosa lettura delle carte sequestrate in casa Lipari che è stato possibile risalire ad Impastato investito proprio da Provenzano del ruolo di referente nella gestione ed amministrazione di beni alui riconducibili. Rocco Giacomazzi

Mafia, sigilli al tesoro di Provenzano

PALERMO - Un milione e mezzo di euro glieli hanno trovati dimenticati lì, in conti correnti, libretti postali, buoni fruttiferi. Tutto il resto, fino ad arrivare ad una cifra record di quasi 150 milioni di euro, era investito in aziende edili e commerciali, nelle immancabili cave di calcestruzzo, in centinaia di ettari di terreno edificabile e non e anche in villette e residence turistici in una delle più note località balneari della Sicilia, San Vito Lo Capo. Per occultare parte del suo immenso patrimonio, Bernardo Provenzano aveva piazzato bandierine praticamente ovunque nella fascia costiera che va da Palermo a Trapani, in quello che era il regno di un altro boss di Cosa nostra, Salvatore Lo Piccolo. E adesso gli investigatori della polizia coordinati dal pool economico del procuratore aggiunto della Dda Roberto Scarpinato stanno cercando di capire se e in che misura, nella gestione occulta del patrimonio sequestrato ieri ad Andrea Impastato, ritenuto prestanome di Provenzano insieme alla moglie e ai cinque figli, fosse interessato anche Lo Piccolo. Certo è che il sequestro disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale fornisce a Scarpinato l' assist per denunciare quelle pastoie burocratiche che, da due mesi a questa parte, bloccano ben 150 indagini patrimoniali. «Da circa due mesi - dice il procuratore - il ministero della Giustizia ha deciso di sospendere le password d' accesso che consentivano all' ufficio della procura, in tempo reale, di localizzare i beni di mafiosi e prestanome, i conti bancari, la disponibilità di automezzi e tutto ciò che riguarda i patrimoni. In questo modo le indagini sulle misure di prevenzione hanno subito un forte rallentamento perché si deve materialmente andare agli uffici, presentare richieste scritte, attendere le risposte e intanto, ovviamente, i mafiosi occultano i loro beni. Certo - aggiunge Scarpinato - crea perplessità il fatto che proprio adesso che la lotta alla mafia ha fatto un salto di qualità in avanti, si deve assistere ad un arretramento dovuto alla burocrazia». Da via Arenula in serata arriva la risposta: «Siamo estranei all' interruzione del servizio di accesso alle informazioni patrimoniali. Il sistema è in corso di riattivazione e la Procura di Palermo ha già ricevuto le credenziali per il nuovo utilizzo». Ma Scarpinato accende i riflettori su un altro ostacolo alle indagini economiche, l' anagrafe dei conti correnti bancari: «è istituita per legge dal '91 ma è rimasta lettera morta, poi il decreto Bersani l' ha reintrodotta ma sono passati due anni e ancora i regolamenti non ci sono e questo significa che di mese in mese perdiamo milioni di euro riconducibili ai mafiosi». - ALESSANDRA ZINITI

Provenzano, un tesoro da 150 milioni

Gli hanno trovato un milione e mezzo di euro in liquidità e poi ville, residence turistici, aziende edili, cave, imprese commerciali per ben 150 milioni di euro. Un sequestro di beni record quello ordinato dai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale a carico di Andrea Impastato, uno dei fedelissimi di Bernardo Provenzano che, insieme alla moglie e ai suoi cinque figli, avrebbe fatto da prestanome al boss corleonese reinvestendo il suo patrimonio.  

La rassegna stampa della settimana

Mafia e legalità sui giornali tra l'19 e il 24 febbraio



Sciarada . L’ election day è alle porte e anche la Camorra si attrezza per far avanzare le sue richieste elettorali innescando bombe e/o trattative. La camorra napoletana, ultimamente avvezza all’uso del tritolo, sta cercando un dialogo con la politica e lo fa avvertendola che senza i clan non si va da nessuna parte. Lo speciale di Maurizio Torrealta a Rainews 24 svela i retroscena di una “trattativa in cerca” di appoggi politici. Napoli e la politica in odor di corruzione invece appare sulle pagine della stampa nazionale e locale a causa della cosiddetta tangentopoli partenopea in atto presso la Regione, complice i sei arresti (domiciliari) per corruzione, disposti da quello Il Mattino chiama il nuovo “pool mani pulite”. La mappa diffusa dall’Ansa centimetri e pubblicata dallo stesso quotidiano, evidenzia graficamente i vari cassetti in cui è suddivisa l’inchiesta che vede al centro dell’affaire, non più scambi di denaro e favori ma la nascita di società occulte pronte a “cibarsi” di fondi pubblici. Nuovi metodi per vecchie abitudini che fanno “sistema”.

Anche Liberazione lo scorso 21 febbraio da notizia, in un taglio basso a firma di Beatrice Macchia, degli arresti “eccellenti” avvenuti in Campania sottolineando che il Prc chiede che si vada subito a nuove elezioni. Lo scorso 20 febbraio invece, sempre per una presunta mazzetta, le manette sono scattate nel Salento, a Lecce, per un giudice di Bari. La tangente, racconta la Gazzetta del Sud, sarebbe stata chiesta per una provvisoria esecuzione di decreto aggiuntivo. Ma non solo bad news. Dalla Sicilia arriva nella stessa giornata la notizia del sequestro del tesoro del di Provenzano e dei Lo Piccolo. L’operazione denominata Secret business ha posto i sigilli su beni immobili, e mobili del valore di circa 150milioni di euro, su cinque imprese edili di Palermo, ma anche su alcuni beni nelle zone turistiche del trapanese e una cava fra Carini e Montelepre (Pa); infine complessi industriali, conti correnti, depositi e titoli. Prestanome per la maggior parte di questi beni Andrea Impastato, arrestato nel 2002 per mafia. Mentre di questo si parla il procuratore aggiunto Scarpinato denuncia la sospensione da settimane delle dieci password che consentivano ai loro uffici di localizzare i beni dei mafiosi e prestanome. Una mancanza gravissima in un momento in cui la lotta alla mafia sta compiendo un grosso salto di qualità.
Sempre dei beni di un boss, “presunto” per i quotidiani di Sicilia (La Sicilia, Gazzetta del Sud, e Giornale di Sicilia) si tratta ma in provincia di Messina. Il 18 febbraio i tre quotidiani dell’Isola danno notizia del sequestro dei beni dell’imprenditore in carcere da alcuni anni Mazzagatti di Santa Lucia del Mela (Me). La confisca è una notizia per la provincia perché Nino Mazzagatti è stato condannato per estorsione con l’aggravante mafiosa e riconosciuto nella sentenza Mare nostrum come imprenditore troppo vicino alle cosche di Barcellona Pozzo di Gotto. Mentre la scorsa settimana la Gazzetta del Sud annunciava la problematica scarcerazione di dodici imputati per la Mare nostrum, nell’area fra Barcellona, Patti e Tortorici (Me) con conseguenti problemi per l’ordine pubblico, il sequestro dei beni di Mazzagatti segna un punto a favore dello Stato, sebbene a Santa Lucia del Mela (Me) gli appalti per il catering, continuino ad essere monopolio di una sola “nota” ditta. Tensioni che resistono nei piccoli paesi dimenticati del messinese dove l’illegalità si nasconde sempre più spesso fra le piaghe della microcriminalità e si rivolta contro esponenti delle forze dell’ordine. Messina come Agrigento, una delle ultime roccaforti in cui pare si stia rifugiando la “gerenza di Cosa nostra”.
Lo scorso 18 febbraio a Porto Empedocle (Ag) una busta con due proiettili indirizzata all' ex sindaco, Paolo Ferrara, è stata intercettata dall’ufficio postale della città e sempre nell’agrigentino qualche giorno prima una bottiglia incendiaria è stata lasciata davanti al portone d’ingresso dell’abitazione del comandante della polizia municipale di Cattolica Eraclea. L’ala militare e criminale di Cosa nostra non arretra, e attanaglia le province in cui la mafia sembra raccogliere ancora consensi e soprattutto trova cittadinanza. Le due province di Messina e Agrigento, non solo per i piccoli e ripetuti fatti di cronaca, ma soprattutto per il probabile riassetto di Cosa nostra, sono due roccaforti strategiche. E mentre questo accade a Catania, con un solo voto di scarto la poltrona della Procura viene data a Vincenzo D’Agata. Dentro storie di nomine delicate, fiele e divergenze, in pochissimi sulla stampa affondano l’inchiostro; per prudenza i più restano fuori. E tutto rimane in città, per addetti ai lavori. La presentazione della relazione sulla ‘ndrangheta invece ferma la penna dei giornalisti per due giorni interi (21-22 febbraio) su molte testate, dalle colonne del Quotidiano di Calabria, anche loro tappezzate dal racconto delle holding ‘ndrine, trovano un angolo per le notizie che parlano di legalità: un Convegno a Belvedere che ha come tema la lotta all’illegalità nel Tirreno casentino, un incontro nella scuola Media di San Leo (Luzzi) in cui sono intervenute le forze dell’ordine e altri esponenti delle istituzioni, e in particolar modo l’insediamento a Reggio Calabria della Commissione regionale contro il “fenomeno” (così lo chiamano ancora) della mafia. Pare che la stessa approverà per prima il codice etico istituito dalla Commissione nazionale antimafia per le “liste pulite” alle prossime elezioni. Lo aspettano un po’ tutti, non solo in Calabria, s’intende.



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