L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 29 gennaio 2009

Le sorti dell'indagine sull'Amia appese alla querela del sindaco

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Le sorti dell'indagine sull'Amia appese alla querela del sindaco


"Se Cammarata non presenta querela, la magistratura non potrà procedere"


di Stefania Petyx


 


Cara "Repubblica", spero non se ne abbia a male la foca monaca, ma a Palermo abbiamo altro da salvare. Mancano circa 60 giorni per «graziare» chi ha portato l´Amia alle soglie del fallimento. Infatti se entro 60 giorni (erano 90 ma una trentina sono già passati) il sindaco Cammarata non presenta querela contro i vertici Amia per presunto falso in bilancio la magistratura non potrà procedere, amen, battipanni liberi tutti, caput!


 


Infatti dal 2003 la nuova legge per il falso in bilancio prevede che se la parte lesa (il Comune, nella persona del sindaco) non querela chi è indagato di falso in bilancio (i vertici Amia) il magistrato deve archiviare la pratica. Senza querela il pm non può agire d´ufficio perché viene a mancare «l´interesse a procedere». Alla magistratura non resta che applicare una contravvenzione. Ora mi chiedo: non querelando chi forse si è reso complice o protagonista di un falso in bilancio ai danni dell´amministrazione, di chi si fanno gli interessi. Della città, no di certo, ma allora di chi altro?


 


È di certo imbarazzante e spiacevole trovarsi a querelare un collega di partito, ma a volte non c´è come evitarlo. Questa è una di quelle volte. Ma capiamo meglio come stanno le cose. Il tracollo di Amia spa si deve, in parte, al fatto che da anni l´azienda viene usata dal Comune come un ammortizzatore sociale, si assume più personale del necessario. Il cui costo manda in tilt il bilancio della società. Il tribunale di Palermo nel 2008 apre un´inchiesta per ipotesi di falso in bilancio per gli anni 2005/2006 nei confronti dei vertici Amia: l´ex presidente, oggi senatore, Enzo Galioto, il direttore generale Orazio Colimberti, e i 4 ex componenti del cda.


 


I fatti contestati sono i seguenti. Nel 2005, Amia spa cede tutti gli immobili di sua proprietà e alcuni automezzi a una società satellite, l´Amia Servizi srl. Secondo la Guardia di finanza si tratta di un´operazione cartolare (virtuale, finta), finalizzata a realizzare una plusvalenza fittizia in bilancio: la prova è che Amia Servizi non ha mai realmente pagato Amia spa. Nel 2006 Amia spa cede alla stessa società «scatoletta» i contratti di partecipazione al consorzio Palermo Energia Ambiente che si era aggiudicato la gara per la realizzazione del termovalorizzatore. Anche in questo caso l´operazione, 44 milioni di euro, è solo cartolare. E come se non bastasse, la stima dei contratti secondo l´accusa è stata gonfiata. Nel 2007 la situazione dell´Amia è ancora tragica: 31 milioni di perdite. Conti da fallimento. E di fallimento si parlerebbe ancora oggi se Schifani, presidente del Senato, non avesse tirato fuori dal cappello la soluzione «sartoriale» che ha permesso al Comune di ricevere dal governo 80 milioni divisi in 3 anni (i primi 30 sono già arrivati).


 


 


 


Il finanziamento - nel "decreto mille proroghe" del luglio 2008 - prevede aiuti per «città del Sud sopra i 500 mila abitanti» con problemi di rifiuti, che però non avessero già avuto altri contributi sui rifiuti. Torniamo all´indagine. A dicembre 2008 la Procura comunica al sindaco l´esistenza dell´indagine e lo ascolta come testimone. A norma di legge, dal momento in cui si viene a conoscenza dell´ipotesi di reato, la parte lesa ha 90 giorni di tempo per presentare querela. Quindi da metà dicembre scattano i 90 giorni che il sindaco ha a disposizione per querelare gli indagati. In pratica è lui a decidere se l´inchiesta andrà avanti o verrà chiusa. Se il sindaco querela, andrà avanti. Se il sindaco non querela, i magistrati non potranno procedere.


 


D´altro canto è impensabile che il danneggiato non si rivalga sul danneggiatore. Il teorema crolla se ci mettiamo dentro due «incognite» come Cammarata e Galioto! Va da se che le colpe andranno provate, e che a oggi sono tutti innocenti. Ma se non si fa il processo non lo sapremo mai. L´unica certezza è che al momento il Comune non ha presentato querela e non ha nemmeno chiesto l´incartamento alla Procura. Anche questo conto non lo pagherà nessuno. Resterà solo la gioia di aver salvato il fenomeno Amia, una società mutevole più di un pokemon: «privata» quando assume senza concorso, «pubblica» quando lo stato le paga i debiti. Geniale no? Grazie per l´attenzione e ricordate che da domani di giorni ne mancano 58.


(22 gennaio 2009)


http://palermo.repubblica.it/dettaglio/Le-sorti-dellindagine-sullAmia-appese-alla-querela-del-sindaco/1579252


http://www.isolapulita.it


1 commento:

Dario ha detto...

Come cittadini da qualche mese abbiamo scoperto che dal 2005 il petcoke viene utilizzato come combustibile; non lo sapevamo, nessuno ce ne aveva dato informazione, ed ovviamente ci stiamo attivando affinchè venga sempre assicurata la perfetta funzionalità dei filtri per l'abbattimento degli inquinanti.
Ma, al di là della qualità dell'aria, sulla quale sono in corso verifiche e lo spazio del forum su cui discuterne sarebbe un altro...ci premeva il vostro aiuto nel comprendere una problematica di fondo:
E' possibile utilizzare un deposito, un'area di stoccaggio del PetCoke, senza alcun accorgimento tecnico che ne impedisca la diffusione delle polveri o la destinazione in falde o torrenti?
La domanda nasce dalla costatazione che attualmente la fabbrica utilizza un deposito per tale combustibile, fuori dall'area di fabbrica, intestato a terzi, in una ex cava circondata dal verde e da torrenti, nel quale il Petcoke è posto sulla nuda terra e privo di alcuna copertura.
In tal senso ci premeva capire a quale tipo di autorizzazioni (e se subordinato a specifiche cautele) locali, provinciali o regionali lo stoccaggio ed il deposito di PETCOKE è attualmente soggetto.
E' possibile avere schematicamente a quali norme deve attenersi chi gestisce il luogo e l'attività di deposito?
Certi dell'attenzione di tutti, attendiamo fiduciosi...
Per comprendere meglio la nostra condizione
Dario M.