L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 26 marzo 2009

UN PENTITO, FRANCESCO BRIGUGLIO PARLA DEL PIZZO A CINISI E ALL’AEROPORTO LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA DI LORENZO EMANUELE MARZO 2009

UN PENTITO, FRANCESCO BRIGUGLIO PARLA DEL PIZZO A CINISI E ALL’AEROPORTO 


    Dopo Salvatore Palazzolo, il primo pentito della cosca mafiosa di Cinisi, che, con le sue dichiarazioni, ha reso possibile la riapertura del processo per l’omicidio di Peppino Impastato, è spuntato un altro collaboratore di giustizia, Franco Briguglio, di  52 anni, finito in carcere il 31 luglio dell’anno scorso, nell’ambito del blitz dell’operazione “Addio Pizzo”. Il consistente numero dei pentiti ( ad oggi se ne contano sei), che, dopo l’arresto di Sandro e Salvatore Lo Piccolo, si sono messi a cantare, lo ha indicato come il cassiere della cosca di Cinisi, a stretto contatto con Gaspare Di Maggio, figlio del vecchio Procopio,(detto “Cartoccio”) il quale, malgrado abbia oltrepassato da tempo la soglia dei novant’anni, ancora passeggia tranquillamente in paese, in regime di libertà vigilata. Gaspare invece è stato arrestato il 30 novembre 2007, con una calibro 22 alla cintola e accusato di essere l’attuale reggente della famiglia di Cinisi. Quando lo hanno arrestato si trovava al bar: la squadra”catturandi” lo ha circondato e portato via: quando al padre hanno riferito l’episodio, questi ha telefonato alla caserma dei carabinieri di Cinisi, che era all’oscuro di tutto: il vecchio Procopio ha passato un brutto quarto d’ora pensando che, dopo il primo figlio, anche il secondo fosse stato rapito da mafiosi nemici che volevano farlo fuori. Gaspare si vanta di aver letto libri di Giuseppe Fava, di Piero Grasso, di Saverio Lodato, di Angelo Vecchio e persino di Claire Sterling: quasi un intellettuale. In passato è vissuto all’ombra del  fratello Peppone, ucciso il 16 maggio del 2000, il cui corpo venne ritrovato al largo del mare di Cefalù:  qualche mese dopo, il 18 ottobre del 2000, venne ucciso a Terrasini, davanti agli occhi della figlioletta di sette anni, Giampiero Tocco: secondo il pentito Gaspare Pulizzi, già boss di Carini, egli venne giustiziato da Sandro Lo Piccolo, poiché, malgrado la sua amicizia con Peppone, lo avrebbe tradito: a guidare l’auto del commando assassino, travestito da poliziotto, Damiano Mazzola.  Al neopentito Briguglio, detto Trentagrammi, viene attribuito, per sua stessa ammissione, anche l’omicidio, nell’agosto 2006 del pensionato Giuseppe D’Angelo: avrebbe dovuto uccidere il capomafia Lino Spatola, ma sbagliò bersaglio. La notizia del pentimento è venuta fuori adesso, ma già Briguglio, a metà gennaio aveva scritto in cella una lettera al P.M. Gaetano Paci, e al suo collega Francesco Del Bene, dichiarando la sua disponibilità a collaborare. Briguglio, comincia la sua carriera criminale nel 1982 con piccole rapine: in carcere dal 1983 al 1988 per una rapina commessa alla banca di Lucca in concorso con Nicola Di Trapani, figlio del famigerato boss Ciccio, indicato come uno degli assassini di Peppino Impastato. Nicola ha fatto un balzo notevole nella carriera di capomafia, sino a diventare reggente del mandamento di Resuttana,  dopo avere sposato una figlia di Piddu Madonia, boss dell’Acquasanta. Una volta uscito, Briguglio si mette al servizio di Diego Di Trapani, zio di Nicola, trasportando, per suo conto al Nord, particolarmente a Sassuolo, cocaina in ingenti quantitativi,  occultata nel sottofondo di un autoarticolato, e conseguendo grandi guadagni. Di Diego Di Trapani dice anche che ha creato, nella zona industriale di Carini, una società di smaltimento di rifiuti ospedalieri ed in un appezzamento di terreno ha costruito un inceneritore. Nel 1999 conosce Salvatore Lo Piccolo e fa il gran salto: si preoccupa di proteggere la latitanza dei Lo Piccolo nella zona  tra Cinisi e Terrasini e si dedica al ruolo di “esattore” del pizzo. E’ il caso di ricordare che l’11 febbraio 2008, sulla via Nazionale, a due passi dalla caserma dei carabinieri, è stato scoperto uno dei covi dei Lo Piccolo, da dove è scomparso un computer portatile che conteneva preziose informazioni. Allora vennero arrestate tre persone, Angelo Targia, la moglie Angela Colombo, locatari della villetta, e Damiano Mazzola, dipendente aeroportuale e titolare di un vivaio a Cinisi: piccolo particolare: Damiano Mazzola, inquisito per associazione mafiosa e per omicidio, è soprannominato “u Tappiaturi” per avere provato a “tappiare” anche i Lo Piccolo della non indifferente somma di 350.000 euro.  Qualche mese fa era venuta fuori, sui giornali, la notizia che a Cinisi non si paga il pizzo, ma che le attenzioni maggiori dei mafiosi sono spostate sull’aereoporto di Punta Raisi: Briguglio ha smentito la cosa, riconoscendo una serie di “pizzini” sequestrati ai Lo Piccolo, a firma Gaspare di Maggio: “A Cinisi, oltre a me che ho gestito, sino all’inizio del 2004 la cassa su indicazione di Salvatore Lo Piccolo, operavano Gaspare Di Maggio, Damiano Mazzola e Vito Palazzolo, che doveva rimanere riservato e che, dal 2003 si è occupato di gestire la latitanza dei Lo Piccolo”. Nei “pizzini”, in gran parte a firma di Gaspare Di Maggio si elencano 12.000 euro, come acconto per i lavori di recinzione all’aeroporto, 8000 euro come somma versata da Alessandro Finazzo per una fornitura di cemento per lavori all’aeroporto, 7000 euro versati dalla ditta D’Arrigo di Borgetto per fornitura di materiali vari, sempre per l’aeroporto, dove veniva elargita la somma di 500 euro a un tizio che si incaricava di fornire ai mafiosi tutte le informazioni relative a nuovi lavori. Briguglio parla comunque di una serie di altri introiti,  8.500 euro come “acconto lavoro scuola” per la messa a posto di un edificio scolastico a Cinisi, (Relazione Commissione Accesso agli atti al Comune di Isola Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012 pag 9) , di cui si era occupato un tal Evola Alberto, 1500 euro per la “messa a posto” della ditta che ha proceduto ai lavori di ristrutturazione della villetta, “di fronte  biviratura” confiscata a Ciccio Badalamenti, adibita a caserma dei Vigili Urbani. Altre entrate documentate sono: 7000 euro SPIGA  pagati, attraverso il boss Pipitone di Carini, dall’imprenditore Spica, 1500 euro, “versati dal titolare dell’hotel  Azzolina di Terrasini” e 5000 euro “per lavori di ristrutturazione del municipio di Cinisi, realizzati da un’impresa di Balestrate, il cui titolare è cognato del citato Finazzo: una nota riguarda Euro 2500, “conto chiuso anno 2005 Mar” e euro 9700, “conto chiuso anno 2006 Mar” per la messa a posto dell’imprenditore Giuseppe Todaro, che si è costituito parte civile accusando  Briguglio di essere “cassiere”, cioè esattore ed “estortore” : Briguglio stesso ha ammesso di averlo “tartassato”.  C’è da rimanere allibiti nel constatare che i mafiosi sono capaci di ricavar soldi anche dai beni confiscati loro o a loro amici o dai lavori di sistemazione di opere pubbliche, quindi finanziate da uno stato che dovrebbe perseguirli e assicurarli alla giustizia. C’è poi una lista altrettanto lunga di uscite: a Pasqua un regalo di 400 euro a Giusy, moglie del detenuto Francesco Pizzino, 600 euro a Big Sam, cioè a Vito Palazzolo, 1500 euro equamente divisi tra Gaspare Di Maggio, u “Tappiaturi e lo stesso Briguglio per l’acquisto di scarpe e vestiti, 2000 euro alla vedova di Giuseppe Di Maggio, 1500 ai familiari di Nardo Brigati, cognato di Gaspare Di Maggio, detenuto, mille a Papà, cioè a Procopio Di Maggio, 500 al solito Tappiaturi, 2000 a u zu Paolo, cioè a Paolo Palazzolo, cognato di Bernardo Provenzano, 1000 a tal “Fanfarone”, identificato in Bologna Giovanni, , 3500 (30 grammi), cioè a se stesso, , 1600 per abiti per i “carinisi”, cioè Gaspare Pulizzi e Ferdinando Gallina,  200 per “giubotto compare” (cioè per Sandro Lo Piccolo), 700 per comprare cerca microspie + apparecchio per corrente, per non parlare di 330 euro “regalo borsa moglie di Pietro, cugino Tappiaturi , altri 1500 sempre al Tappiaturi, il quale deve proprio essere uno che cerca sempre soldi. Le dichiarazioni di Briguglio si allargano anche a contatti con la cosca di Partinico, e, in particolare con Maurizio Lo Jacono ( che poi sarà ucciso),con la cosca di Alcamo e,in particolare con il suo reggente Ignazio Melodia, oltre  che aprire uno squarcio, sinora troppo stretto, sulla mafia di Terrasini: viene citato un certo Sam Di Maggio,”l’americano”, facoltoso imprenditore di Terrasini, una volta emigrato in America, poi rientrato: negli anni 70 Di Maggio aprì un bar al centro della piazza, sopra il tabaccaio, si buttò in politica nel Partito Liberale, riuscendo ad essere eletto e a ricoprire importanti cariche istituzionali, acquistò anche un vasto appezzamento di terreno sulla spiaggia di Cinisi, dove aprì un locale “La forchetta di Nettuno”,con una statua del dio, armato di tridente, simile, se non uguale a quella che campeggiava a Terrasini sulla fontana di Piazzetta Municipio e che poi, misteriosamente, una notte scomparve. Briguglio sostiene che quando Sam Di Maggio vide Procopio Di Maggio (i due non sono parenti),  “sbiancò in faccia”, lasciando intendere che Sam era responsabile dell’omicidio del figlio di Procopio  Peppone assieme a un tale Antonio Giannusa, geometra, accusato da Briguglio di avere partecipato alla sparizione di Peppone. Il gruppo di Terrasini, secondo Briguglio farebbe capo a Salvatore D’Anna, rampollo di una nota famiglia mafiosa, comunque sempre uscito indenne da vari processi, : tra i D’Anna, alleati di Bernardo Provenzano e i Di Maggio alleati dei Lo Piccolo, ci sarebbe stata una sorta di guerra dei nervi, di cui Peppone potrebbe essere stato una vittima.
    Un’ultima cosa: tra i pizzini di Di Maggio a Lo Piccolo ce n’è uno in cui è scritto:”Carissimo padrino, la seguente vi venga a trovare in ottima salute. Noi tutti bene. Ho parlato con il dottore, si è messo a disposizione, per la visita mi ha detto che si può fare a casa sua; ringraziandolo gli ho detto che al più presto gli darò risposta. Vedi che si deve fare verso le 17,30, in poi e prima di cena”. Il dottore, secondo Briguglio, sarebbe l’ortopedico Giovambattista Maltese. Su questa storia si è voluto montare un caso che non ha alcuna giustificazione se non quella di sbattere un medico in prima pagina: nessuno si stupisce se un avvocato difende un mafioso e non dovrebbe stupire nessuno se un medico, specialmente se si tratta di un professionista serio come il dott. Maltese, possa ricevere nel proprio studio un paziente, sia pure mafioso e curarlo: il “giuramento d’Ippocrate” glielo impone.
    C’è chi dice che la mafia non c’è più
             25 marzo 2009                                                                                        Salvo  Vitale 

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