L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 1 luglio 2009

Palermo, se il disegno di una bambina può svelare l’omicidio del padre

Palermo, se il disegno di una bambina può svelare l’omicidio del padre

Scritto da Domenico Salvatore on giu 20th, 2009 archiviato in Cronaca, Regionale, Sicilia. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso



Il questore di Palermo, Alessandro Marangoni, commentando l’operazione della Sezione criminalita’ organizzata della Squadra mobile, che ha fatto luce dopo nove anni di indagini sull’assassinio di Tocco, sparito nel nulla il 26 ottobre del 2000 da Terrasini, nel palermitano: “L’omicidio di Giampiero Tocco da parte dei Lo Piccolo e’ stato un classico omicidio di mafia. Indagine interna da parte del Gotha di Cosa Nostra, decisione di procedere al sequestro, interrogatorio, omicidio e successivo scioglimento del cadavere nell’acido ricordano, infatti, le classiche tecniche mafiose”. GiampieroTocco, commerciante, ritenuto colui che aveva teso il tranello a Peppone Di Maggio, venne rapito da alcuni uomini travestiti da appartenenti alle forze dell’ordine all’ingresso della strada che portava alla sua abitazione. I collaboratori hanno dichiarato che alle fasi del rapimento ha partecipato anche Salvatore Lo Piccolo, armato di un mitra, a bordo di un’autovettura guidata da Damiano Mazzola. Tocco venne portato a Torretta, dove venne ‘interrogato’ e successivamente strangolato. Il cadavere  trasportato in contrada “Dominici”, dopo essere stato spogliato dei vestiti venne fatto bollire nell’acido. Gli assassini nell’attesa che il corpo si sciogliesse mangiarono tranquillamente, rimanendo fino a notte inoltrata e completarono l’opera bruciando le auto usate per il delitto. Un contributo determinante alla risoluzione del caso, e’ stato dato anche dal disegno fatto dalla figlia di Tocco. La bimba, che all’epoca aveva 7 anni, e’ stata testimone oculare del sequestro. La piccola, infatti, si trovava in macchina con il padre, quando i sicari lo hanno prelevato dall’auto,  Tre ordini di custodia cautelare, sono stati notificati ai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo e Damiano Mazzola, per sequestro di persona ed omicidio. I provvedimenti, emessi dal gip su richiesta della locale Dda, derivano da una complessa attivita’ investigativa

PALERMO, LA POLIZIA, HA FATTO PIENA LUCE SU UN OMICIDIO DI MAFIA, COMMESSO NOVE ANNI FA A TERRASINI, NEL PALERMITANO LA VITTIMA ERA GIAMPIERO TOCCO, SCOMPARSO MISTERIOSAMENTE, SOTTO GLI OCCHI DELLA FIGLIA DI SETTE ANNI. IL 18 OTTOBRE DEL 2000, UCCISO IL 26 OTTOBRE 2000.

Il disegno, in cui si vede un’auto della Polizia con tanto di paletta, e’ rimasto segreto, ma i collaboratori di giustizia Gaspare Pulizzi, capomafia della famiglia di Carini, arrestato il  5 novembre del 2007, a Giardinello di Palermo, assieme al Capo dei Capi di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo e suo figlio Sandro,( terzo boss del gruppo Lo Piccolo a collaborare con la giustizia, dopo Francesco Franzese e Antonino Nuccio)  e Francesco Briguglio, arrestato il 2 agosto 2008, nell’àmbito dell’operazione “Addio Pizzo”, hanno fornito elementi di prova e una ricostruzione dei fatti perfettamente coincidente con quanto disegnato dalla piccola.  L’omicidio di Tocco, fu una risposta alla scomparsa per lupara bianca di Giuseppe Di Maggio, figlio del mammasantissima Procopio Di Maggio. Giuseppe Di Maggio, lo avevano chiuso in un sacco di plastica e gettato a mare con una zavorra, perché restasse per sempre nei fondali. Qualcosa però non ha funzionato. Forse i gas sprigionati dalla decomposizione del cadavere hanno gonfiato il sacco come fosse una camera d’ aria riportandolo a galla.  La scomparsa di Giuseppe Di Maggio era stata denunciata dai familiari ai carabinieri, il 15 settembre 2000. Gli investigatori avevano avviato le ricerche, rintracciando il suo ciclomotore in una strada di campagna alla periferia del paese Oggi, a 80 anni suonati, il vecchio Procopio Di Maggio, che aveva abbandonato Don Tano Badalamenti, per schierarsi con Totò Riina ed i Corleonesi è un boss libero, con il solo obbligo di informare i carabinieri, quando si allontana dal paese. In base alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta era stata ricostruita la composizione della mafia di Cinisi. Gaetano Badalamenti sarebbe stato il capo fino ai primi mesi del 1978, dopo sarebbe stato sostituito da un reggente, Nino Badalamenti. Tra i membri più noti, Procopio Di Maggio, Giovambattista Di Trapani, Emanuele e Natale Badalamenti. I sopravvissuti Di Maggio e Di Trapani sarebbero passati con i “corleonesi”.
Domenico Salvatore

PALERMO – Questa storia di mafia, apparentemente parte dal 2000.

Ma non è così. Come tute le storie di mafia, presenta annessi e connessi, antefatti ed anteprime, legami, legacci e legamenti, intrecci ed incroci. Comprese le faide Badalamenti-Manzella, Badalamenti-DiMaggio, Badalamenti-Greco Cercheremo di capire e di far luce sull’intricata vicenda; per fornire ai nostri lettori sovrani, un quadro sufficientemente chiaro. Si parte con la confessione di due collaboranti, che svelano agli inquirenti, coordinati dalla magistratura, alcuni retroscena determinanti per l’acquisizione dei fatti. Tra cui, un delitto avvenuto una decina di anni fa. Ma rimasto nel mistero di chi voleva sapere notizie disperatamente:familiari, parenti, amici e conoscenti, ma soprattutto la magistratura che coordinava le indagini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Mandanti ed esecutori materiali,  appartenenti a Cosa Nostra però, sapevano tutto perfettamente. Naturalmente erano a conoscenza di ogni particolare.Tra questi, i collaboratori di giustizia che hanno fatto la “cantatina”. I pentiti, hanno rivelato i particolari dell’omicidio di Giampiero Tocco. L’uomo era scomparso il 18 ottobre del 2000, ma sarebbe stato ucciso il 26 ottobre del 2000. Al sequestro di persona assistette la figlia  Una bimba, che all’epoca aveva 7 anni. Una testimone oculare del sequestro. La piccola, infatti, si trovava in macchina con il padre quando i killer lo prelevarono dall’auto, fingendosi appartenenti alle forze dell’ordine. Lo fecero  salire su un’altra vettura e lo condussero in un’abitazione di Torretta. Nel gergo della mafia si chiama “lupara bianca”.

I particolari in cronaca, arrivano, dopo nove anni dal fatto.

Grazie alla collaborazione di due pentiti. Benchè i collaboratori di giustizia Gaspare Pulizzi,  boss di Carini e Francesco Briguglio soprannominato “Trentagrammi”, altrimenti detto”Trentino”, sposato con un figlio, piccolo imprenditore edile di Cinisi, grosso centro del palermitano, abbiano fornito elementi di prova e una ricostruzione dei fatti, perfettamente coincidente con quanto disegnato dalla piccola. A decidere il rapimento di Giampiero Tocco, secondo  i collaboratori di giustizia, sarebbe stato proprio Salvatore Lo Piccolo, “delfino” del Capo dei Capi di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, ‘U zu’ Binu” alla macchia da quasi mezzo secolo, catturato alla Montagna Longa di Corleone, l’11 aprile del 2006, dal Capo della Squadra Mobile di Palermo, Giuseppe Gualtieri, poi diventato questore di Trapani. Lo acchiappano a due chilometri da Corleone, a un tiro di schioppo da casa, dalla sua famiglia. Una latitanza, come quella di Bernardo Provenzano, per durare nel tempo ha bisogno,  di un ambiente sociale colluso e di istituzioni complici o colpevolmente pigre o politicamente distratte.  Una società tollerante con gli assassini ed i governi “deboli” o incapaci. Binnu era contrario, svela il mammasantissima Antonino Giuffré, anch’esso collaboratore di giustizia. Quegli anni di stragi (Capaci, via D’Amelio e l’anno dopo, il 1993, Roma, Firenze, Milano) Provenzano non le ha mai approvate. Ma torniamo sull’omicidio Tocco. Bisognava dare una risposta immediata all’omicidio di Giuseppe Di Maggio, figlio del  padrino di Cinisi. Il suo cadavere venne ritrovato in mare. Giuseppe Di Maggio era figlio del boss di Cinisi Procopio Di Maggio, attualmente libero. Il rapimento di Tocco fu organizzato nei minimi particolari. Briguglio e Pulizzi per ore, giorni e settimane studiarono gli spostamenti della vittima.

Dopo l’interrogatorio Giampiero Tocco, venne condotto personalmente davanti al boss Salvatore Lo Piccolo.

Dopo il processo sommario venne strangolato da Sandro Lo Piccolo e successivamente venne portato in un terreno in contrada Dominici a Carini, per essere sciolto nell’acido.  Ma chi erano i Di Maggio, dove operavano, che ruolo avevano dentro Cosa Nostra? Di primissimo piano. Operavano a Cinisi. Sembra, stando a quanto dettato a verbale dai pentiti, che il boss Procopio Di Maggio, avesse conquistato addirittura un posto nella Commissione Provinciale di Palermo, dopo lo “strappo” da don Tano Badalamenti. Ma come sono arrivati al potere i Di Maggio? Bisogna partire sempre da Cinisi, provincia di Palermo. E Cinisi che cosa ci ricorda? Il regno di Gaetano Badalamenti inteso “Don Tano”; un boss dei due mondi, impegnato nelle faide interne e poi nella più grande guerra di mafia. Secondo i pentiti il capomafia di Cinisi Don Tano, il più giovane in una famiglia di 5 maschi e 4 femmine. (Cinisi, 14 settembre 1923 – Ayer (USA), 29 aprile 2004)  per un breve periodo, nel 1970, ricoprì addirittura la carica di Capo dei Capi di Cosa Nostra . Era cognato di Filippo Rimi (figlio del mammasantissima “Don Vincenzo”, classe 1902), capomafia di Alcamo in quanto sposarono due sorelle. A Cinisi dominava la scena in era fascita, don Tomasi Impastato, confinato ad Ustica, diventato capomafia dopo la caduta del regime. Don Tano arrivò al potere, dopo aver eliminato il boss Cesare Manzella. Per inquadrare bene la storia, bisogna aprire una piccola parentesi sui “padrini” di Cinisi: Cesare Manzella, Don Tano Badalamenti e Procopio Di Maggio. Tre galletti in un pollaio. Ma chi era anzitutto Cesare Manzella ( Cinisi, 18 dicembre 1897 – Cinisi, 26 aprile 1963)? Nel primo dopoguerra, Manzella, divenne il boss di Cinisi. Emigrò negli Stati Uniti, come tanti altri. Si arricchì e tornò a Cinisi. “L’americano” , cappello a larghe tese e modi aperti, che secondo i Carabinieri era un tipo astuto e prepotente, elargì parecchi denari illeciti ai poveri, alle vedove e fece costruire anche un orfanotrofio. Guadagnandosi così la fama di benefattore; presidente addirittura dell’ Azione Cattolica di Cinisi. Coinvolto nel contrabbando di sigarette e nel traffico di eroina, diventa potente non solo a Cinisi, territorio controllato che comprendeva lo scalo aereo di Punta Raisi, nodo cruciale per gli arrivi di mafiosi o di droga e per le partenze di uomini o di droga verso,  e da ogni parte d’Italia, e del mondo, ma anche nelle vicine comunità locali di Carini, Torretta, Terrasini, Partinico, Borgetto e Camporeale. Tanto da conquistare un posto autorevole nella prima Commissione mafiosa siciliana formatasi nel 1958. Manzella fu sicuramente uno dei protagonisti della prima guerra di mafia scoppiata a causa del sabotaggio di un grosso carico di eroina finanziato da Manzella, da Salvatore Greco da Ciaculli e da Angelo La Barbera della cosca di Palermo e qualche altro…”latifondista”.

Il sospetto che qualcheduno avesse lucrato con la cresta,

cadde su Calcedonio Di Pisa, il quale aveva procurato il carico di eroina per Manzella dal suo trafficante corso Pascal Molinelli, ed aveva poi organizzato le operazioni di trasporto verso i partner di Manzella a New York. La grana su come gestirlo, scoppiò fragorosamente, in seno alla Commissione. Il 26 dicembre 1962 Calcedonio Di Pisa è ucciso a Palermo in Piazza Principe di Camporeale.  Ed ecco allora la prima guerra di mafia di Cosa Nostra, scoppiata fra il clan di Salvatore Greco e la famiglie di Angelo La Barbera (Palermo, 3 luglio 1924 – Perugia, luglio 1975) e Salvatore La Barbera (Palermo, 20 aprile 1922 – 17 gennaio 1963). Salvatore insieme al fratello Angelo La Barbera ha comandato la famiglia mafiosa di Palermo Centro. Salvatore La Barbera, ha preso parte alla prima Commissione della mafia siciliana (la Cupola mafiosa, diretta anche da un triumvirato come Gaetano Badalamenti-Salvatore Inzerillo-Stefano Bontade o da una sola persona coma Totò Riina), istituita nel 1957 o 1958, in qualità di Capo-mandamento delle famiglie di Borgo Vecchio, Porta Nuova e Palermo Centro. Fu proprio Salvatore La Barbera  ad introdurre mediante i buoni uffici di Vito Ciancimino, la famiglia dei Corleonesi. Salvatore La Barbera (sembra che) è stato fatto scomparire dalla famiglia mafiosa dei Greco: scompare il 17 gennaio 1963 in circostanze misteriose e non fa più rientro a casa;        durante la Prima guerra di mafia, vittima della lupara bianca.  Corre voce, che sia stato strangolato con la garrota ad opera del boss Michele Cavataio, meglio noto come il cobra, (1928 ? – Palermo, 10 dicembre 1969). Michele Cavataio era un  boss mafioso a capo del mandamento di Acquasanta a Palermo. Venne assassinato il 10 dicembre 1969 a Palermo negli uffici del costruttore Girolamo Moncada, da un commando formato da diverse persone travestite da finanzieri, armate di mitra e pistole. A coordinare l’operazione omicida vi era Totò Riina, ma ad aprire il fuoco furono Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella accompagnati da altri killer mafiosi. Cavataio rimase ucciso (ad ucciderlo sembra sia stato lo stesso Bernardo Provenzano) insieme a tre altri uomini: Francesco Tumminello, Salvatore Bevilacqua e Giovanni Domè. Rimasero feriti anche il titolare Filippo Moncada e suo figlio Angelo. Nello scontro a fuoco, però, rimase ucciso anche lo stesso Calogero Bagarella. L’avvenimento è passato alla storia come la Strage di Viale Lazio. Finisce qui, la prima guerra di mafia. Si diceva del famoso carico di droga, causa dello scoppio della prima guerra di mafia. Il caso venne portato dinanzi alla Commissione Mafiosa. Se ne parlò per ore e giorni, ma sorsero disaccordi su come gestirlo. Da qui lo scontro cruento che passò alla storia, come, la prima guerra di mafia fra la cosca dei Greco, guidata da Salvatore Greco, e il clan La Barbera. Finita come detto, il 10 dicembre 1969. Occupiamoci ora brevemente del mammasantissima Salvatore Greco, detto “Ciaschitteddu” (Palermo, 13 gennaio 1923 – Caracas, 7 marzo 1978),  boss della famiglia mafiosa di Ciaculli. Il suo soprannome “Ciaschitteddu”in siciliano” significa piccolo fiasco”. Per la cronaca e per la storia, Salvatore Greco, inteso ‘U Ciaschitteddhu”, fu il primo Capo dei Capi di Cosa Nostra. Superstite sopravvissuto ad un terribile scontro con un altro temibile clan di mafia. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946, scoppiò la solita immancabile faida con i cugini Greco di Croce Verde Giardini capeggiati da un altro (omonimo) Salvatore Greco, inteso l’ingegnere od anche “Totò ‘U Longu. La successiva pace, fu sancita da un accordo sommario fra i due Greco, che soddisfava entrambe le diverse ed opposte esigenze. Greco, che si arricchirono col traffico di sigarette e di droga. Questo breve excursus per capire meglio il contesto in cui si svolsero i fatti. Ora possiamo tornare alla faida fra i Badalamenti ed i Manzella. Il mammasantissima Cesare Manzella scelse di affiancare i Greco, uno “strappo” insopportabile, e divenne l’obiettivo principale della cosca rivale. Venne ucciso  alle 7,40 del 26 aprile 1963, quando un’ Alfa Romeo Giulietta, venne fatta esplodere con un ordigno, in contrada Monachelli, in cui fu dilaniato anche il fattore Filippo Vitale. A lui succedette come capoclan della Mafia di Cinisi Gaetano Badalamenti.

A titolo di cronaca, Cesare Manzella era imparentato con Giuseppe Impastato,

l’attivista Anti-mafia assassinato dalla Mafia il 9 maggio 1978. L’attività di Peppino Impastato contro la Mafia sembra essere stata ispirata dal brutale omicidio di Manzella, quando il giovane Peppino aveva solo 15 anni d’età. Peppino venne fortemente traumatizzato da quella esecuzione all’interno della sua famiglia. “E questa è la Mafia? Se questa è la Mafia allora io la combatterò per il resto della mia vita….”Scomparso per meglio dire eliminato Cesare Manzella, dentro il pollaio rimasero due galletti: Procopio Di Maggio e Gaetano Badalamenti, inteso Don Tano.Uno dei due era di troppo. Perciò scoppiò una delle tante faide che caratterizzano la vita interna delle mafie di ogni ordine e grado e latitudine. Una serie infinita di attentati, sparatine, ammazzatine, più o meno clamorosi e plateali; di giorno e di notte, di festa e di feriale, al chiuso od all’aperto. Con mitragliette, pistole, revolver, lupare, bombe e bombette. Non vengono risparmiati nemmeno donne, bambini e vecchi. Il primo a cadere è un altro figlio del patriarca Procopio Di Maggio, inteso “Cartuccia”. che alla soglia dei novant’anni, ancora passeggia tranquillamente in paese, in regime di libertà vigilata Nel maggio del Tocco, era ritenuto colui che aveva teso il tranello a Peppone Di Maggio, fatto sparire nel 2000 e ritrovato cadavere in mare, al largo di Cefalù. Perciò come detto, Giampiero Tocco, venne rapito da alcuni uomini travestiti da appartenenti alle forze dell’ordine all’ingresso della strada che portava alla sua abitazione. I collaboratori hanno dichiarato che alle fasi del rapimento abbia partecipato anche Salvatore Lo Piccolo, armato di un mitra, a bordo di un’autovettura guidata da Damiano Mazzola. Tocco venne portato a Torretta, dove  fu ‘interrogato’ e dopo un sommario processo successivamente venne strangolato.Il cadavere  trasportato in contrada “Dominici”, dopo essere stato spogliato dei vestiti venne fatto bollire nell’acido. I pentiti hanno vuotato il sacco. Gli assassini nell’attesa che il corpo si sciogliesse mangiarono tranquillamente, rimanendo fino a notte inoltrata e completarono l’opera bruciando le auto usate per il delitto.Su questi particolari, il collaborante sta rispondendo alle domande dei pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene. I suoi verbali sono stati depositati  da Paci e dalla collega Laura Vaccaro, davanti al Gup Lorenzo Matassa, nel processo, in corso col rito abbreviato, che vede imputato proprio Di Maggio. Il neopentito legge, Franco Briguglio di  52 anni, finito in carcere il 31 luglio 2008 , nell’ambito del blitz dell’operazione “Addio Pizzo”. analizza i pizzini, li decifra e sa di cosa parla: «Fino all’inizio del 2004, ho gestito la cassa, su indicazione di Salvatore Lo Piccolo. E con me operavano Gaspare Di Maggio,  ( arrestato dalla polizia, dentro un bar, il 30 novembre 2007, con una calibro 22 alla cintola e accusato di essere l’attuale reggente della famiglia di Cinisi) Damiano Mazzola   e Vito Palazzolo inteso “Varvazzeddha”.

La magistratura palermitana, non ha nascosto la sua soddisfazione:”

Con quest’operazione  ha  dichiarato il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che ha coordinato le indagini, e’ stato inferto un altro duro colpo all’impunita’ del clan di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, fino a qualche tempo fa leader indiscussi di Cosa Nostra e pronti alla scalata dei vertici della mafia. L’omicidio sui cui si e’ fatta luce si inquadra in un momento in cui il gruppo Lo Piccolo costruiva un nuovo assetto di potere nel dopo Provenzano. I successivi colpi inferti alla mafia hanno consentito di fermare questa scalata e di decapitare i vertici e portare all’attuale situazione di polverizzazione delle gerarchie di Cosa nostra”. Nella faida interna a Cosa Nostra tra i Di Maggio ed i Badalamenti, come si diceva c’è stata una catena di episodi sanguinosi. Nel maggio del 1981 muore Francesco Di Maggio, figlio di Procopio Di Maggio, in uno strano incidente. Si fracassa con la sua BMW contro un muro, in un rettilineo. Corre voce che corteggiasse la figlia di Sarino Badalamenti.. Il 19 agosto, Nino Badalamenti, cugino di Don Tano. Il 18 settembre fallisce un attentato contro Procopio Di Maggio che rimane ferito assieme ad altri. Il 23 settembre cade Luigi Impastato, figlio di Giacomo inteso ‘U Sinnacheddu”. Il 3 ottobre cade Calogero Misuraca sotto gli occhi della moglie. Il 13 ottobre è ucciso a luparate Andrea ventimiglia. Il 20 dicembre, cade Giuseppe Finazzo, inteso ‘U Parrineddu. Il 15 gennaio 1982, cade Giacomo Impastato, inteso Jack, ucciso a colpi di p 38 alla testa; sposato con la figlia di Vito Badalamenti, fratello di Don Tano. L’8 febbraio cade Paolo Mazzola, imprenditore di Partitico. Il 4 dicembre cade Leonardo Galante, cognato di Don Tano. Il 19 ottobre, cade Salvatore Badalamenti, figlio di Nino. Il 2 giugno 1983 cade Silvio Badalamenti, nipote di Don Tano. Il 23 novembre cade Giacomo Palazzolo, detto Bernardino, figlio di Antonino (ammazzato assieme a Giuseppe Mazzola il 27 settembre 1961. Il 4 dicembre cadono sotto i colpi della lupara, Pasquale Cottone dentro il suo super-market e Saverio Monacò, pastore a Bosco Tagliato; Il 30 docembre 1983 viene trovata una 127 bruciata e dentro il corpo carbonizzato di Salvatore Amorello; doveva prendere in gestione il distributore dei Di Maggio. Il 20 febbraio 1984, cade dotto i colpi di due revolver Girolamo Di Maggio, meccanico, omonimo ed amico dei Di Maggio. Nello stesso giorno cade a Solingen in Germania, Agostino Badalamenti, figlio di Natale. Il 30 aprile cadono, sotto i colpi delle rivoltelle, a Palermo, contrada Cardillo, Ignazio e Michele Biondo, padre e figlio. Il 15 maggio 1985, cadono sotto i colpi della lupara, a  Fondo Cavoli fra Cinisi e Terrasini, i fratelli, Filippo e Salvatore Vitale, allevatori. Il 28 settembre 1988, cadono:Giuseppe Agrusa 58 anni e Giuseppe Leone, 63, fedelissimi di Don Tano. In poche ore cadono: Andrea Saetta, magistrato; Mauro Ristagno; Giovanni Boutade e la moglie Francesca Citardi, Giuseppe Lombardo, cognato di Totuccio Contorno e Francesco Fricano. Il 21 marzo 1989 cade Natale Biondo, fratello di Ignazio e Michele, eliminati a Cardillo. Il 9 settembre 1993, cade, sotto gli occhi della moglie, a Cinisi, Gaetano Palazzolo, imprenditore, cugino di Giacomo, detto “Bernardinu”. Il 22 febbraio 1995, cade Francesco Brugnano di Partitico. Il 4 marzo, il suicidio del maresciallo Antonino Lombardo, con un colpo di pistola in testa.

Domenico Salvatore
 Fonte:

Sentenza Tar su Silvio Badalamenti, comunicato dell'ass. Impastato
agosto 2007

da "Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria"
riceviamo e volentieri pubblichiamo

In relazione alla sentenza con la quale il Tar vorrebbe riabilitare la figura di Silvio Badalamenti, nipote del boss Gaetano (mandante dell’omicidio di Peppino), annullando il rifiuto del Ministero dell’Interno di inserire lo stesso tra le vittime di mafia e terrorismo, affermiamo che nessun cittadino che abbia un minimo di senso civico e di giustizia potrebbe mai concordare con questa decisione.
Silvio Badalamenti, figlio di un fratello di Gaetano, ha curato alcuni affari dello zio durante la sua latitanza. Fu chiamato anche in causa durante il processo Impastato in quanto, in base alle dichiarazioni del pentito Siino, era ampiamente informato sulle circostanze che avevano determinato l’omicidio di Peppino Silvio Badalamenti è stato ucciso su ordine di Gioacchino Calabrò, boss di Castellammare del golfo il 2 giugno del 1983. Dopo la sua riabilitazione ci aspetteremo magari anche quella di Salvo Lima, casomai con l’invenzione che ad eliminarlo siano state le Brigate Rosse.
L’elenco delle vittime di mafia e terrorismo non può associare i nomi degli appartenenti alle famiglie mafiose e di figure collaterali agli ambienti della criminalità organizzata, più o meno coinvolti negli affari illegali ed eliminati durante le faide, a quelli di coloro hanno lottato con tutta la loro determinazione contro il fenomeno mafioso e ci hanno anche rimesso la vita: sarebbe l’ennesima pesante vergogna per lo Stato Italiano.

Dagli atti del Processo Impastato:

P.M.: … signor Siino, riferisca alla Corte di Assise tutto quello che sa relativamente all'omicidio di Giuseppe Impastato e se ha appreso notizie, fatti, circostanze da terze persone, specifichi da chi.

Siino Angelo: Esattamente questa è la cosa che effettivamente so, cioè ho appreso da altre persone … a qualcosa su questo omicidio e precisamente da tale Silvio Badalamenti che è un personaggio che conoscevo, era un mio buon conoscente, e che praticamente una volta, commentando, subito dopo … qualche tempo dopo l'omicidio dell'Impastato, mi disse che effettivamente .. ce la ficiru finiri con il fatto del "Tano seduto", cioè me lo … mi fece capire che effettivamente … ce la ficiru finiri con il fatto del "Tano seduto", cioè me lo … mi fece capire che effettivamente l'Impastato era stato ucciso per delle offese arrecate al Gaetano Badalamenti. Non abbiamo commentato altrimenti perché il Silvio Badalamenti era una persona abbastanza chiusa e effettivamente non mi disse altro. Fece anche alcuni apprezzamenti anche sulla madre del Badalamenti … dell'Impastato stesso … e la cosa finì lì.

P.M.: Senta Silvio Badalamenti le accennò al ruolo che aveva avuto in quel delitto Gaetano Badalamenti?

Siino Angelo: Ma mi disse che ce la fece finire, che effettivamente … parole molto così ... non … non abbastanza chiare, ma abbastanza intendibili, mi disse ce la fecero finire con u fatto du "Tano seduto" e mi disse che era una persona che era figlia di gente buona … gente buona ma INCOMPRENSIBILE parlando e praticamente era un … personaggio che non doveva avere questo tipo di atteggiamento.

Omissis

P.M.: … quando fa riferimento alle notizie avute da Silvio Badalamenti, in che epoca ci troviamo?

Siino Angelo: Alla fine degli anni 70 …

P.M.: Può essere più preciso?

Siino Angelo: Intorno al … signora … poteva essere … diciamo che … 80 … 79, non … non riesco ad essere più preciso.

P.M.: … i suoi rapporti con Silvio Badalamenti erano frequenti, occasionali … e quando le ha raccontato dell'omicidio Impastato, dove vi trovavate, lo ricorda?

Siino Angelo: In macchina, stavamo andando in provincia di Trapani non mi ricordo bene per che cosa … il Silvio Badalamenti era imparentato anche con altro personaggio che io ben conoscevo, che era tale Vincenzo Randazzo, anche lui parente del Badalamenti, mi pare che fosse nipote ….".

E va aggiunto che sebbene il Siino abbia precisato di non sapere se Silvio Badalamenti fosse uomo d'onore, quest'ultimo era pur sempre il figlio del fratello di Gaetano e dunque era nelle condizioni di rendersi ben conto di quanto intollerabile fosse divenuta la martellante azione di pubblica denunzia portata avanti a Cinisi dall'Impastato.

Né può sottacersi che, come si desume dall'allegata sentenza resa nell'ambito del "maxi uno", anche Badalamenti Silvio pagherà con la vita i suoi rapporti con lo zio, ma solo allorquando nei primi anni '80 prenderà corpo l'offensiva dei "corleonesi" nel territorio di Cinisi






Lavorava alla "Ornar Lam- padari" di Isola delle Femmine. ... 2 giugno 1983: omicidio di Silvio Badalamenti, nipote anche lui del boss e curatore di alcuni ...

Lavorava alla "Ornar Lam- padari" di Isola delle Femmine. All'uscita dalla fabbrica viene imbottigliato tra una Lancia Beta e un camion e liquidato con un ...





 Prof. PORTOBELLO Sindaco di Isola delle Femmine


ISOLA DELLE FEMMINE SUL P.R.G. PORTOBELLO ACCUSA BOLOGNA PER ESSERE STATO INCAPACE DI PORTARE A TERMINE P.R.G.,PIANO PORTO e...........


IL PROFESSORE PORTOBELLO SINDACO DI ISOLA DELLE FEMMINE DENUNCIA L'INATTIVITA' AMMINISTRATIVA DELLE PASSATE AMMINISTRAZIONI BOLOGNA E DICHIARA CHE IL PIANO REGOLATORE ADOTTATO, AL CONSIGLIO COMUNALE CON L'USCITA DI SCENA DEI SUOI DEL GRUPPO "ISOLA PER TUTTI" , E' CONTRO LO SVILUPPO TURISTICO DI ISOLA DELLE FEMMINE, FAVORISCE LA SPECULAZIONE EDILIZIA IN ZONE ENTRO I 150 METRI DAL MARE "LA FAMOSA QUESTIONE DEL COMPARTO 1! SU CUI VI SONO PARERI ILLUSTRI SULLA SUA INEDIFICABILITA'.
SU CUI SI SONO PRONUNCIATI ILLUSTRI PROFESSIONISTI.


IL SINDACO BOLOGNA DEFINISCE IL SINDACO PORTOBELLO AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO


Siamo rimasti veramente indignati dalle dichiarazione, che il Prof Portobello Sindaco di Isola delle Femmine, ha rilasciato a chiusura dei lavori del Consiglio Comunale sull’adozione del Piano regolatore Generale. Il Professore così respinge le accuse “…per una giunta che non doveva saper far niente….per un Sindaco che ha fatto crollare Isola delle Femmine questi sono dei grandi risultati…”

Questo è il risultato della mia giunta NOI SIAMO IL NUOVO.

Non siamo riusciti ad essere autosufficienti nell’approvazione del Piano regolatore del Porto ( vale la pena ricordare al Signor Sindaco gli otto voti determinanti dell’opposizione);
Non Siamo riusciti ad approvare la proposta di deliberazione del Bilancio di previsione;
No Non abbiamo una agenda di lavoro per i programmi da pianificare e realizzare, siamo una giunta "spontaneista";
Si Siamo riusciti a dare delle licenze edilizie in zone che i piani particolareggiati avevano destinato a verde, parcheggio, pubblica, utilità.....;
Si siamo riusciti a concedere licenza edilizia per il raddoppio del passante ferroviario, in un'area più ampia di quella prevista nel 2001;
Si siamo riusciti a smentire ciò che noi avevamo affermato sulla esternalizzazione del "gratta e parcheggi" per approvare l'affidamento alla ditta Maggioli del servizio dei parchimetri (purtroppo l'iter è stato alquanto roccambolesco, ma di questo conviene parlarne in sedi più opportune);
Si siamo riusciti ad affidare il servizio di notificazione ad una risorsa appartenente ad un altro settore nonostante il parere negativo del Responsabile del suo settore;
Non abbiamo voluto trasformare il rapporto di lavoro part-time di alcuni dipendenti in full-time, nonostante la disponibilità delle risorse economiche ;
Siamo fortemente determinati a trasformare l’attuale rapporto di CONSULENTI dell’U.T.C. in un effettivo rapporto di dipendenza;
Siamo riusciti a far lavorare la Commissione Edilizia Comunale a pieno regime e in maniera mirata;
Siamo riusciti a tacere per l’intera durata della discussione sul P.R.G. la nostra incompatibilità nonostante la richiesta di pronunciamento avanzata dal Presidente del Consiglio;
Siamo riusciti a votare il 95% degli emendamenti presentati dall’opposizione;
Siamo riusciti a ritirare il nostro emendamento 9 (dicasi nove) per votare l’emendamento 30 (dicasi trenta) presentato dal Gruppo Insieme . Stiamo parlando di ciò che il Professore Portobello dichiara essere “ una grossa speculazione Edilizia”. E’ facile che sia stato votato all’unanimità perché la distrazione durante i lavori consiliari è consuetudine.
Non abbiamo votato l’adozione del Piano Regolatore Generale, perché ci siamo inventati la storia dell’incompatibilità. Storia perché stranamente una consigliera che pur essendo incompatibile si è sacrificata alla causa per dire NO io non ci stò!;
…………………………………………………………………………………………………………………
puntini puntini a significare che potremmo continuare all’infinito, ma è comunque sufficiente a dire che il paese Isola delle Femmine è crollato sotto la Vostra amministrazione.

Lei Signor Sindaco critica forse giustamente le passate Amministrazioni che non hanno fatto nulla.

BENE!


CONDIVIDIAMO IL SUO PENSIERO!

Ma scusi tanto Signor Sindaco Portobello ma Lei da quanti anni amministra a Isola delle Femmine anche se con incarichi diversi?

Memori di esperienze passate non vorremmo si ripeta la storia di un suo "competitor" del 2004?

Vorremmo ricordarLe che Lei era amministratore quando in via Don Bosco è stato costruito il Parco Giochi e poi la strada asfaltata e poi le fognature con finanziamenti pubblici.
Ricorda il Sindaco era Stefano Bologna, l’amministratore che Lei oggi “ …qualcuno ha una reazione scomposta, perché se guardiamo le date sappiamo chi è stato Sindaco per 14 anni…”.
Nei quattordici anni può anche inserire la vicenda Via Don Bosco!

Signor Sindaco, l’impressione che se ne ricava dalla sua “ controreazione” , è che stia operando una sottile e pianificata azione di NUOVISMO!

Perché non crederLe.

Bene.

L’inizio del Suo TRASFORMISMO o NUOVISMO può iniziare da ciò che Lei stesso suggerisce:

“NOI PIANIFICHEREMO IL TERRITORIO”

Essendo stato adottato da parte del Consiglio Comunale il Piano Regolatore Generale, come legge recita: “Sono scattate le norme di salvaguardia”
Quindi se non lo ha già fatto PUO’ comunicare immediatamente alla Commissione Edilizia Comunale: che essendo stato adottato il Piano regolatore generale, diventano operative le norme di salvaguardia e quindi molte pratiche al vaglio della C.E.C. devono avere i requisiti di edificabilità. Un ulteriore supporto di valutazione l’emendamento 28 del Gruppo Insieme
Vedasi per esempio : Pratica 34/05, pratica 06/07……………ripetiamo solo solo esempi

E’ chiaro che nel prendere visione dell’emendamento 28 del Gruppo Insieme, avrà l’opportunità di bloccare i lavori attualmente in corso.

La legge Le affida questa Responsabilità.

Auguri e Buon lavoro.

Comitato Cittadino Isola Pulita

IL SINDACO BOLOGNA DEFINISCE IL SINDACO PORTOBELLO AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

L'intervista al Sindaco Bologna





NORME DI DEONTOLOGIA PROFESSIONALE ORDINE DEGLI ARCHITETTI
DELIBERA 20 DICEMBRE 2006
Premessa
Il paesaggio, il territorio e l’architettura sono espressione culturale essenziale dell'identità storica in ogni Paese.
L'architettura si fonda su un insieme di valori etici ed estetici che ne formano la qualità e contribuisce, in larga misura, a determinare le condizioni di vita dell'uomo e non può essere ridotta a un mero fatto commerciale regolato solo da criteri quantitativi. L’opera di architettura, ed in genere le trasformazioni fisiche del territori, tendono a sopravvivere al loro ideatore, al loro costruttore, al loro proprietario e ai loro originari utenti. Per questi motivi sono di interesse generale e costituiscono un patrimonio della Comunità.
La tutela di questo interesse è uno degli scopi primari dell'opera progettuale e costituisce fondamento etico della professione.
La società ha dunque interesse a garantire un contesto nel quale l'Architettura possa essere espressa al meglio, favorendo la formazione della coscienza civile dei suoi valori e la partecipazione dei cittadini alle decisioni concernenti i loro interessi; gli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori iscritti alle diverse sezioni dell’albo hanno il dovere, nel rispetto dell'interesse presente e futuro della società, di attenersi al fondamento etico proprio della loro disciplina.
Gli “atti progettuali” rispondono all'esigenza dei singoli cittadini e delle comunità di definire e migliorare il loro ambiente individuale, familiare e collettivo, di tutelare e valorizzare il patrimonio di risorse naturali, culturali ed economiche del territorio, adottando, nella realizzazione della singola opera e di ogni trasformazione fisica del territorio, le soluzioni tecniche e formali più adeguate ad assicurarne il massimo di qualità e durata, e il benessere fisico ed emozionale dei suoi utenti Le norme di etica professionale che seguono sono l'emanazione di questo assunto fondamentale che appartiene alla formazione intellettuale di ogni professionista iscritto all’albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, d’ora in avanti chiamato per brevità “iscritto”. Esse completano, nell'ambito delle leggi vigenti, le Norme per l'esercizio e l'ordinamento della Professione.
http://www.architettipalermo.it/deontologia.php?parent=Deontologia%20e%20norme%20di%20categoria


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