L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 3 settembre 2009

RIMBORSI T.A.R.S.U. E T.I.A.

Rimborsi T.A.R.S.U. e T.I.A.


Martedì, 01 Settembre 2009
Dopo la sentenza della Corte di Cassazione anche la Corte Costituzionale ha stabilito che Tarsu e Tia sono da considerarsi dei tributi e pertanto non sono soggette ad I.V.A.

La giurisprudenza in materia è perfettamente in linea con l' orientamento comunitario, stabilendo che il corrispettivo che i cittadini devono pagare per la raccolta e smaltimento dei rifiuti, è una tassa e non una tariffa : la tariffa di Igiene Ambientale ( TIA) mantiene infatti la natura pubblicista propria della vecchia Tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani ( TARSU ).

Quindi, con la sentenza n. 238 dello scorso 24 luglio, la Corte Costituzionale è stata molto esplicita : sia la Tarsu che la Tia non devono essere soggette a I.V.A., perchè non rappresentano un servizio dovuto a contratto ma una tassa che, di per sé, non si qualifica mai come corrispettivo di un servizio.

La possiamo definire una sentenza innovativa perchè chiarisce la dicotomia tra Tarsu ( Tassa ) e Tia ( tariffa ).

Nel merito è bene sapere che dopo che, la Legge 22\97, alcuni Comuni erano passati alla Tia e successivamente la situazione era stata congelata e solo a partire dal 31 dicembre 2009 le amministrazioni comunali che lo vogliono possono passare dal sistema a tassa a quello a tariffa.

In questo senso, la Corte Costituzionale ha però fatto piazza pulita della anomala similitudine tra tassa e tariffa che aveva un' unica sostanza :

L' AGGRAVIO FISCALE PER IL CONTRIBUENTE.

La possiamo considerare anche problematica, perchè mette tutte le amministrazioni comunali e l' erario con le spalle al muro :

a ritroso di cinque anni, oltre i quali scatta la prescrizione, il contribuente può chiedere il rimborso di quanto pagato illecitamente ( 10% di I.V.A. non dovuta ) che a livello nazionale corrispondono a milioni e milioni di euro che sono transitati dalle amministrazioni locali e finiti allo Stato.

Si informa la cittadinanza del fatto che è necessario mettere le mani avanti e dare valore legale da subito alla propria richiesta mettendo in mora la società di servizi tramite una raccomandata A\R, in cui citando la sentenza, si intima il rimborso del dovuto ( anche in modo generico viste le difficoltà per i singoli a fare calcoli precisi ), spese, interessi ed eventuali danni.

Precisazione:

Dopo aver svolto le verifiche in tutti i Comuni della Provincia, è doveroso e corretto chiarire che quello di Massa ha mantenuto negli ultimi anni un comportamento giuridicamente corretto non applicando l' I.V.A. sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani.

La Destra ha inviato a tutti i Comuni della Provincia ( stiamo organizzando la questione anche a livello nazionale ) l' informativa sulla sentenza n. 238 del 24 Luglio 2009, chiedendo una risposta circa l' applicazione o meno dell' I.V.A.

Stamani abbiamo avuto immediatamente la risposta del Comune di Massa, il quale, ci ha informato che sulla Tarsu non viene fatta pagare l' I.V.A. e questo deve essere motivo di grossa soddisfazione, non solo perchè la maggior parte dei Comuni italiani, al contrario, la applica, ma anche perchè in questo modo negli ultimi anni i cittadini di Massa hanno risparmiato tanti soldi.

Quindi, per chiarire : per il Comune di Massa, l' unico rimborso che i cittadini potrebbero richiedere è quello relativo a diversi anni fa, ma la giurisprudenza non chiarisce bene i termini della prescrizione, infatti, nel caso del rimborso Tarsu si può andare indietro solo cinque anni, per cui, onde evitare inutili spese e non essendo in grado di garantire il rimborso in merito a questa vicenda consigliamo di astenersi.

Nei Comuni che hanno fatto pagare l' I.V.A. sulla Tassa:provvedere a mettere in mora il Comune con una raccomandata con ricevuta di ritorno e successivamente inoltrare la richiesta di rimborso
Sentenza 238/2009 GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE

Camera di Consiglio del 10/06/2009 Decisione del 16/07/2009

Deposito del 24/07/2009 Pubblicazione in G. U.

Norme impugnate: Art. 2, c. 2°, secondo periodo, del decreto legislativo 31/12/1992, n. 546, aggiunto dall'art. 3 bis, c. 1°, lett. b), del decreto legge 30/09/2005, n. 203, convertito, con modificazioni, in legge 02/12/2005, n. 248

Atti decisi ord. 445/2008 e 21/2009

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ACCERTAMENTO DI  EVENTUALI RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVE E CONTABILI A NORMA DELLE LEGGI 14 GENNAIO 1994 N. 20 E 20 DICEMBRE 1996 N. 639 E POSSIBILE CONDANNA DEI RESPONSABILI AL RISARCIMENTO DEL DANNO

LEGGE 639 20 DICEMBRE 1996
DISPOSIZIONI URGENTI IN MATERIA DI ORDINAMENTO DELLA CORTE DEI CONTI" PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE N. 299 DEL 21 DICEMBRE 1996

                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:
                               Art. 1.
  1. Il decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 543,  recante  disposizioni urgenti   in  materia  di  ordinamento  della  Corte  dei  conti,  e' convertito in legge con le modificazioni riportate in  allegato  alla presente legge.
  2. Restano validi gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base dei  decreti-legge 23 dicembre 1994, n. 718, 25 febbraio 1995, n. 47, 29 aprile 1995, n. 131, 28 giugno 1995, n. 248, 28  agosto  1995,  n. 353,  27  ottobre 1995, n. 439, 23 dicembre 1995, n. 541, 26 febbraio 1996, n. 79, 26 aprile 1996, n. 215, 22 giugno  1996,  n.  333,  e  8 agosto 1996, n.  441.
  3.  Restano  altresi' validi gli atti ed i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base dell'articolo 10 del decreto-legge 10 giugno 1995, n. 224,
dell'articolo  10  del  decreto-legge  3   agosto   1995,   n.   323,
dell'articolo   10   del   decreto-legge  2  ottobre  1995,  n.  414,
dell'articolo  12  del  decreto-legge  4  dicembre  1995,   n.   514,
dell'articolo   12   del   decreto-legge  31  gennaio  1996,  n.  38,
dell'articolo  12  del  decreto-legge  4   aprile   1996,   n.   188,
dell'articolo   12   del   decreto-legge   3  giugno  1996,  n.  309,
dell'articolo  12  del  decreto-legge  5  agosto  1996,  n.  409,   e
dell'articolo 9 del decreto-legge 4 ottobre 1996, n. 516.
  4.  La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
   Data a Roma, addi' 20 dicembre 1996
                              SCALFARO
                                  PRODI, Presidente del Consiglio dei
                                  Ministri Visto, il Guardasigilli: FLICK

ALLEGATO

All'articolo 1:
   al comma 1,  i  capoversi  5-bis  e  5-ter  sotto  sostituiti  dai seguenti:
   "5-bis. L'appello e'  proponibile  dalle  parti,  dal  procuratore regionale competente per territorio o dal procuratore generale, entro sessanta giorni dalla notificazione o, comunque, entro un anno  dalla pubblicazione. Entro i trenta  giorni  successivi  esso  deve  essere depositato nella segreteria del giudice d'appello con la prova  delle avvenute notifiche, unitamente alla copia della  sentenza  appellata.

Agli appelli si applicano le disposizioni di cui all'articolo 3 della legge   21   marzo   1953,   n.   161.   La    facolta'    attribuita all'amministrazione dall'articolo 6, comma 4,  si  applica  anche  ai giudizi di appello in materia pensionistica e comprende il potere  di proposizione del gravame.

  5-ter. Il ricorso alle sezioni  giurisdizionali  centrali  sospende l'esecuzione della sentenza  impugnata.  La  sezione  giurisdizionale centrale,   tuttavia,   su   istanza   del   procuratore    regionale territorialmente competente o del  procuratore  generale,  quando  vi siano ragioni fondate ed esplicitamente motivate puo'  disporre,  con ordinanza  motivata,  sentite  le  parti,   che   la   sentenza   sia provvisoriamente esecutiva. I procedimenti pendenti presso le sezioni giurisdizionali centrali, non ancora definiti in prima istanza,  sono rimessi alle sezioni giurisdizionali competenti per  territorio.  Nei giudizi dinanzi alle sezioni giurisdizionali regionali il  patrocinio legale e' esercitato da avvocati o procuratori  legali  iscritti  nei relativi albi professionali";

  al comma 1, e' aggiunto, in fine, il seguente capoverso:

   "5-quater. Sono abrogati gli  articoli  3,  secondo  comma,  e  4, secondo comma, del decreto legislativo  6  maggio  1948,  n.  655.  I giudizi avverso le sentenze emesse dalla sezione giurisdizionale  per la regione siciliana pendenti  innanzi  alle  sezioni  riunite  della Corte dei conti sono devoluti, nello stato in cui si trovano  e  fino all'istituzione della  competente  sezione  giurisdizionale  centrale d'appello   per   la   regione   siciliana,   alla   prima    sezione giurisdizionale centrale d'appello";

  dopo il comma 2 e' inserito il seguente:

  "2-bis. In relazione agli appelli proposti dalla data di entrata in vigore del decreto-legge 8 marzo 1993,  n.  54,  sino  alla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le sezioni giurisdizionali  centrali  possono  riconoscere,  per  quanto concerne  le  modalita'  di  presentazione   dell'appello,   l'errore scusabile e disporre la rimessione in termini";

  dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:

   "3-bis. Il comma 1 dell'articolo 5 del decreto-legge  15  novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge  14  gennaio 1994, n. 19, e' sostituito dal seguente:

  '1.  Prima  di  emettere  l'atto  di  citazione  in  giudizio,   il procuratore regionale invita il presunto  responsabile  del  danno  a depositare, entro un termine non  inferiore  a  trenta  giorni  dalla notifica della comunicazione dell'invito,  le  proprie  deduzioni  ed eventuali documenti. Nello stesso termine  il  presunto  responsabile puo'  chiedere  di  essere  sentito  personalmente.  Il   procuratore regionale emette l'atto di citazione in  giudizio  entro  120  giorni dalla scadenza del termine per la presentazione  delle  deduzioni  da parte del presunto responsabile  del  danno.  Eventuali  proroghe  di quest'ultimo termine sono autorizzate dalla  sezione  giurisdizionale competente, nella camera  di  consiglio  a  tal  fine  convocata; 

la mancata autorizzazione obbliga il procuratore ad emettere  l'atto  di citazione ovvero a disporre l'archiviazione  entro  i  successivi  45 giorni'.

  3-ter. Dopo  il  comma  4  dell'articolo  2  del  decreto-legge  15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, dalla legge  14 gennaio 1994, n. 19, e' aggiunto il seguente:

  '4-bis. La delega di adempimenti istruttori a funzionari  regionali e'  disposta  d'intesa  con  il  presidente  della  regione  o  della provincia autonoma'".
 
All'articolo 2:
   al comma 1, capoverso 2, al primo periodo, le  parole:  "divengono efficaci" sono sostituite dalle seguenti: "acquistano  efficacia";  e al terzo periodo, le  parole:  "diventa  esecutivo"  sono  sostituite dalle seguenti: "acquista efficacia";

   dopo il comma 2 e' aggiunto il seguente:

  "2-bis. Nell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio  1994,  n. 20, le parole: '; puo' altresi' pronunciarsi  sulla  legittimita'  di singoli atti delle amministrazioni dello Stato' sono soppresse".

All'articolo 3:
 
 al comma 1, la lettera a) e' sostituita dalla seguente:
    " a) il comma 1 e' sostituito dai seguenti:

  '1. La responsabilita' dei soggetti sottoposti  alla  giurisdizione della  Corte  dei  conti  in  materia  di  contabilita'  pubblica  e' personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con  dolo  o con colpa grave, ferma restando l'insindacabilita' nel  merito  delle scelte discrezionali. Il relativo  debito  si  trasmette  agli  eredi secondo le leggi vigenti nei casi di illecito arricchimento del dante causa e di conseguente indebito arricchimento degli eredi stessi.

  1-bis. Nel giudizio di responsabilita', fermo restando il potere di riduzione,  deve  tenersi  conto  dei  vantaggi  comunque  conseguiti dall'amministrazione o dalla comunita' amministrata in  relazione  al comportamento degli amministratori o dei dipendenti pubblici soggetti al giudizio di responsabilita'.

  1-ter.  Nel  caso  di  deliberazioni  di   organi   collegiali   la responsabilita' si imputa esclusivamente a coloro che hanno  espresso voto favorevole. Nel caso di  atti  che  rientrano  nella  competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la responsabilita'  non si estende ai titolari degli organi politici che  in  buona  fede  li abbiano  approvati  ovvero  ne  abbiano  autorizzato   o   consentito l'esecuzione.

  1-quater. Se il fatto dannoso e' causato da piu' persone, la  Corte dei conti, valutate le singole responsabilita', condanna ciascuno per la parte che vi ha preso.

  1-quinquies. Nel caso in cui al comma 1-quater i  soli  concorrenti che abbiano conseguito un illecito arricchimento o abbiano agito  con dolo sono  responsabili  solidalmente.  La  disposizione  di  cui  al presente comma si applica anche per i fatti  accertati  con  sentenza passata in giudicato pronunciata in giudizio pendente  alla  data  di entrata in vigore del decreto-legge 28 giugno 1995, n. 248.  In  tali casi l'individuazione  dei  soggetti  ai  quali  non  si  estende  la responsabilita'  solidale  e'  effettuata  in  sede  di  ricorso  per revocazione'";
 
al comma 1, la lettera c) e' sostituita dalla seguente:
  
" c) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:
  '2-bis. Per i  fatti  che  rientrano  nell'ambito  di  applicazione dell'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 27 agosto 1993,  n.  324, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993,  n.  423, la prescrizione si compie entro cinque anni ai sensi del  comma  2  e comunque non prima del 31 dicembre 1996.

  2-ter. Per i fatti verificatisi  anteriormente  alla  data  del  15 novembre  1993  e  per  i  quali  stia  decorrendo  un   termine   di prescrizione  decennale,  la  prescrizione  si  compie  entro  il  31 dicembre 1998, ovvero nel piu' breve termine dato dal  compiersi  del decennio'";
 
al comma 1, dopo la lettera c) e' aggiunta la seguente:  

" c-bis) il comma 4 e' sostituito dal seguente:

  '4. La Corte dei conti giudica sulla responsabilita' amministrativa degli amministratori e dipendenti pubblici anche quando il danno  sia stato cagionato ad amministrazioni o enti pubblici diversi da  quelli di appartenenza, per i fatti commessi successivamente  alla  data  di entrata in vigore della presente legge'";    dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:

   "2-bis. In caso di definitivo proscioglimento ai sensi  di  quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994,  n. 20, come modificato dal comma  1  del  presente  articolo,  le  spese legali sostenute dai soggetti sottoposti al giudizio della Corte  dei conti sono rimborsate dall'amministrazione di appartenenza.

  2-ter. L'azione  di  responsabilita'  per  danno  erariale  non  si esercita nei confronti degli amministratori  locali  per  la  mancata copertura minima del costo dei servizi".

L'articolo 5 e' sostituito dal seguente:
 
"Art. 5 (Sezione centrale di controllo. Adunanza plenaria). - 1. Il comma 10 dell'articolo 3 della legge  14  gennaio  1994,  n.  20,  e' sostituito dai seguenti:

  '10. La sezione del controllo  e'  composta  dal  presidente  della Corte dei conti che la presiede, dai presidenti di  sezione  preposti al coordinamento e da tutti i  magistrati  assegnati  a  funzioni  di controllo. La sezione e' ripartita annualmente in quattro collegi dei quali fanno parte, in ogni caso, il presidente della Corte dei  conti e i presidenti di sezione preposti al coordinamento. I collegi  hanno distinta competenza per  tipologia  di  controllo  o  per  materia  e deliberano  con  un  numero  minimo  di  undici  votanti.  L'adunanza plenaria e' presieduta dal presidente della Corte  dei  conti  ed  e' composta dai presidenti di sezione preposti  al  coordinamento  e  da trentacinque  magistrati   assegnati   a   funzioni   di   controllo, individuati annualmente dal Consiglio di  presidenza  in  ragione  di almeno tre per ciascun collegio della  sezione  e  uno  per  ciascuna delle sezioni di controllo  sulle  amministrazioni  delle  regioni  a statuto speciale e delle province autonome di Trento  e  di  Bolzano.

L'adunanza plenaria delibera con un numero minimo di ventuno votanti.

  10-bis. La sezione del controllo in  adunanza  plenaria  stabilisce annualmente i programmi di attivita' e  le  competenze  dei  collegi, nonche' i criteri per la loro composizione da  parte  del  presidente della Corte dei conti'".


LEGGE 14 GENNAIO 1994, N. 20
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI GIURISDIZIONE E CONTROLLO DELLA CORTE DEI CONTI. (GU N.10 DEL 14-1-1994 )

IL CONTROLLO PREVENTIVO SI SVOLGE NEI MODI PREVISTI DALL'ART. 3 DELLA LEGGE 14 GENNAIO 1994, N. 20. L'ART. 3, COMMA 2

1. Azione di responsabilità.
1. La responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma restando l'insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali. Il relativo debito si trasmette agli eredi secondo le leggi vigenti nei casi di illecito arricchimento del dante causa e di conseguente indebito arricchimento degli eredi stessi 1 2

1-bis. Nel giudizio di responsabilità, fermo restando il potere di riduzione, deve tenersi conto dei vantaggi comunque conseguiti dall'amministrazione o dalla comunità amministrata in relazione al comportamento degli amministratori o dei dipendenti pubblici soggetti al giudizio di responsabilità 3

1-ter. Nel caso di deliberazioni di organi collegiali la responsabilità si imputa esclusivamente a coloro che hanno espresso voto favorevole. Nel caso di atti che rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o amministrativi la responsabilità non si estende ai titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito l'esecuzione 4

1-quater. Se il fatto dannoso è causato da più persone, la Corte dei conti, valutate le singole responsabilità, condanna ciascuno per la parte che vi ha preso 5

1-quinquies. Nel caso di cui al comma 1-quater i soli concorrenti che abbiano conseguito un illecito arricchimento o abbiano agito con dolo sono responsabili solidalmente. La disposizione di cui al presente comma si applica anche per i fatti accertati con sentenza passata in giudicato pronunciata in giudizio pendente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 28 giugno 1995, n.248. In tali casi l'individuazione dei soggetti ai quali non si estende la responsabilità solidale è effettuata in sede di ricorso per revocazione 6 7

2. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta

2-bis. Per i fatti che rientrano nell'ambito di applicazione dell'art. 1, comma 7, del decreto-legge 27 agosto 1993, n. 324, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n. 423, la prescrizione si compie entro cinque anni ai sensi del comma 2 e comunque non prima del 31 dicembre 19969

2-ter. Per i fatti verificatisi anteriormente alla data del 15 novembre 1993 e per i quali stia decorrendo un termine di prescrizione decennale, la prescrizione si compie entro il 31 dicembre 1998, ovvero nel più breve termine dato dal compiersi del decennio 10.

3. Qualora la prescrizione del diritto al risarcimento sia maturata a causa di omissione o ritardo della denuncia del fatto, rispondono del danno erariale i soggetti che hanno omesso o ritardato la denuncia. In tali casi, l'azione è proponibile entro cinque anni dalla data in cui la prescrizione è maturata.

4. La Corte dei conti giudica sulla responsabilità amministrativa degli amministratori e dipendenti pubblici anche quando il danno sia stato cagionato ad amministrazioni o enti pubblici diversi da quelli di appartenenza, per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge11 12.

2. Giudizi di conto.
1. Decorsi cinque anni dal deposito del conto effettuato a norma dell'articolo 27 del regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038 , senza che sia stata depositata presso la segreteria della sezione la relazione prevista dall'articolo 29 dello stesso decreto o siano state elevate contestazioni a carico del tesoriere o del contabile da parte dell'amministrazione, degli organi di controllo o del procuratore regionale, il giudizio sul conto si estingue, ferma restando l'eventuale responsabilità amministrativa e contabile a carico dell'agente contabile; il conto stesso e la relativa documentazione vengono restituiti alla competente amministrazione.

Art. 3.
         Norme in materia di controllo della Corte dei conti
  1. Il controllo preventivo di legittimita' della Corte dei conti si esercita esclusivamente sui seguenti atti non aventi forza di legge:
    a) provvedimenti emanati a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri;
    b) atti del Presidente del Consiglio  dei  Ministri  e  atti  dei Ministri aventi ad oggetto la definizione delle piante organiche,  il conferimento di incarichi di funzioni  dirigenziali  e  le  direttive generali  per  l'indirizzo   e   per   lo   svolgimento   dell'azione amministrativa;
    c) atti normativi a rilevanza  esterna,  atti  di  programmazione comportanti spese ed atti generali attuativi di norme comunitarie;
    d) provvedimenti dei  comitati  interministeriali  di  riparto  o assegnazione di fondi ed altre deliberazioni emanate nelle materie di cui alle lettere b) e c);
    e) autorizzazioni alla sottoscrizione dei  contratti  collettivi, secondo quanto previsto dall'articolo 51 del  decreto  legislativo  3 febbraio 1993, n. 29;
    f) provvedimenti di disposizione del  demanio  e  del  patrimonio immobiliare;
    g) decreti che approvano contratti  delle  amministrazioni  dello Stato, escluse le aziende autonome: attivi, di qualunque importo;  di appalto d'opera, se di importo superiore al valore in  ECU  stabilito dalla normativa comunitaria per  l'applicazione  delle  procedure  di aggiudicazione dei contratti stessi; altri contratti passivi,  se  di importo superiore ad un decimo del valore suindicato;
    h) decreti di variazione del bilancio dello Stato, di  accertamento dei residui e di assenso preventivo del Ministero del  tesoro  all'impegno  di  spese  correnti  a  carico  di  esercizi    successivi;
    i) atti per il cui corso sia stato impartito l'ordine scritto del  Ministro;
    l) atti che il Presidente del Consiglio dei Ministri richieda  di sottoporre temporaneamente a controllo preventivo o che la Corte  dei conti  deliberi  di  assoggettare,  per  un  periodo  determinato,  a controllo preventivo in relazione a situazioni di diffusa e  ripetuta irregolarita' rilevate in sede di controllo successivo.
  2. I provvedimenti sottoposti  al  controllo  preventivo  divengono efficaci se la Corte non ne dichiara la non conformita' a  legge  nel termine di trenta giorni dal ricevimento. Il termine e' interrotto se la Corte richiede chiarimenti o  elementi  integrativi  di  giudizio.
Decorsi  trenta  giorni   dal   ricevimento   delle   controdeduzioni dell'amministrazione,  il  provvedimento  diventa  esecutivo  se   la sezione del controllo non ne dichiari l'illegittimita' o  non  adotti ordinanza istruttoria. In tale ultimo caso la sezione  del  controllo si  pronuncia  definitivamente  nei  trenta  giorni  successivi   dal ricevimento  degli  elementi  da  essa  richiesti.  Si  applicano  le disposizioni di cui all'articolo 1 della legge  7  ottobre  1969,  n. 742.
  3.  Le  sezioni  riunite  della  Corte  dei  conti   possono,   con deliberazione  motivata,  stabilire  che  singoli  atti  di  notevole rilievo finanziario, individuati  per  categorie  ed  amministrazioni statali, siano  sottoposti  all'esame  della  Corte  per  un  periodo determinato. La Corte puo'  chiedere  il  riesame  degli  atti  entro quindici   giorni   dalla   loro   ricezione,    ferma    rimanendone l'esecutivita'. Le amministrazioni trasmettono gli  atti  adottati  a seguito  del  riesame  alla  Corte  dei   conti,   che   ove   rilevi illegittimita', ne da' avviso al Ministro.
  4. La Corte dei conti svolge,  anche  in  corso  di  esercizio,  il controllo successivo sulla gestione del  bilancio  e  del  patrimonio delle  amministrazioni  pubbliche,  nonche'  sulle   gestioni   fuori bilancio e sui  fondi  di  provenienza  comunitaria,  verificando  la
legittimita'  e   la   regolarita'   delle   gestioni,   nonche'   il funzionamento dei controlli interni a ciascuna amministrazione;  puo' altresi'  pronunciarsi  sulla  legittimita'  di  singoli  atti  delle amministrazioni dello Stato. Accerta,  anche  in  base  all'esito  di altri  controlli,  la  rispondenza   dei   risultati   dell'attivita' amministrativa  agli  obiettivi  stabiliti  dalla  legge,   valutando comparativamente costi, modi e tempi  dello  svolgimento  dell'azione
amministrativa. La Corte  definisce  annualmente  i  programmi  ed  i criteri di riferimento del controllo.
  5. Nei confronti  delle  amministrazioni  regionali,  il  controllo della gestione concerne il perseguimento  degli  obiettivi  stabiliti dalle leggi di principio e di programma.
  6. La Corte dei conti riferisce, almeno annualmente, al  Parlamento ed ai  consigli  regionali  sull'esito  del  controllo  eseguito.  Le relazioni della Corte  sono  altresi'  inviate  alle  amministrazioni interessate, alle quali la Corte formula, in qualsiasi altro momento, le proprie osservazioni. Le amministrazioni comunicano alla Corte  ed agli organi elettivi le misure conseguenzialmente adottate.
  7. Restano ferme, relativamente agli enti locali,  le  disposizioni di cui al decreto-legge 22 dicembre 1981,  n.  786,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 26 febbraio  1982,  n.  51,  e  successive modificazioni ed integrazioni, nonche', relativamente agli  enti  cui lo Stato contribuisce in via ordinaria, le disposizioni  della  legge 21 marzo 1958, n. 259. Le  relazioni  della  Corte  contengono  anche valutazioni sul funzionamento dei controlli interni.
  8. Nell'esercizio delle attribuzioni di cui al  presente  articolo, la Corte dei conti puo' richiedere alle amministrazioni pubbliche  ed agli organi di controllo interno qualsiasi  atto  o  notizia  e  puo' effettuare e disporre ispezioni e accertamenti diretti. Si applica il comma 4 dell'articolo 2 del decreto-legge 15 novembre 1993,  n.  453.
Puo' richiedere alle amministrazioni pubbliche  non  territoriali  il riesame di atti ritenuti non conformi  a  legge.  Le  amministrazioni trasmettono gli atti adottati a seguito del riesame  alla  Corte  dei conti, che, ove  rilevi  illegittimita',  ne  da'  avviso  all'organo generale di direzione. E' fatta salva, in quanto compatibile  con  le disposizioni della  presente  legge,  la  disciplina  in  materia  di controlli successivi previsti  dal  decreto  legislativo  3  febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, e dal decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, nonche' dall'articolo 166 della legge 11 luglio 1980, n. 312.
  9. per l'esercizio delle attribuzioni di controllo,  si  applicano, in quanto compatibili con le disposizioni della  presente  legge,  le norme procedurali di cui al testo unico delle leggi sulla  Corte  dei conti, approvato con regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e succes-
sive modificazioni.
  10. La sezione del controllo sulle amministrazioni dello  Stato  e' presieduta dal presidente della Corte dei conti ed e' costituita  dai presidenti  di  sezione  preposti  al  coordinamento  del   controllo preventivo e successivo e dai magistrati  assegnati  agli  uffici  di controllo.  Essa  delibera  suddividendosi  in   collegi   di   sette magistrati determinati annualmente con riferimento  a  tipologie  del controllo, settori e materie.
  11. Ferme restando le ipotesi di deferimento previste dall'articolo 24 del citato testo unico delle leggi  sulla  Corte  dei  conti  come sostituito dall'articolo 1 della legge 21  marzo  1953,  n.  161,  la sezione del controllo si pronuncia in ogni caso  in  cui  insorge  il dissenso tra i competenti magistrati circa la legittimita'  di  atti.
Del collegio viene chiamato a far parte in qualita'  di  relatore  il magistrato che deferisce la questione alla sezione.
  12. I magistrati addetti al controllo successivo di cui al comma  4 operano secondo i previsti programmi annuali, ma  da  questi  possono temporaneamente discostarsi, per motivate  ragioni,  in  relazione  a situazioni e provvedimenti che richiedono tempestivi  accertamenti  e verifiche, dandone notizia alla sezione del controllo.
  13. Le disposizioni del comma 1 non si applicano agli  atti  ed  ai provvedimenti emanati nelle materie monetaria, creditizia,  mobiliare e valutaria.

          Note all'art. 3:
             -  Il  testo  dell'art.  51  del   D.Lgs.   n.   29/1993 (Razionalizzazione         dell'organizzazione        delle amministrazioni pubbliche e revisione della  disciplina  in        materia  di  pubblico  impiego,  a  norma dell'art. 2 della    legge 23 ottobre 1992, n. 421), come da  ultimo  sostituito   dall'art.18 del D.Lgs. 10 novembre 1993, n. 470, e' i          seguente:
            
"Art.  51  (Procedimento  di   contrattazione).   -  
1. L'Agenzia  di  cui  all'art.  50, entro cinque giorni dalla conclusione delle trattative, trasmette al Governo, ai fini dell'autorizzazione alla sottoscrizione, il testo          concordato  dei  contratti collettivi nazionali di cui agli articoli  45  e  46,  corredato   da   appositi   prospetti contenenti  l'individuazione del personale interessato, dei    costi  unitari  e  degli  oneri  riflessi  del  trattamento economico  previsto, nonche' la quantificazione complessiva della  spesa  diretta  e  indiretta,  ivi  compresa  quella  rimessa  alla  contrattazione  decentrata.  Il Governo, nei quindici giorni successivi, si pronuncia in senso  positivo  o   negativo,  tenendo  conto  fra  l'altro  degli  effetti  applicativi  dei  contratti  collettivi  anche   decentrati relativi   al   precedente  periodo  contrattuale  e  della  conformita' alle direttive  impartite  dal  Presidente  del Consiglio    dei    Ministri.    Decorso    tale    termine   l'autorizzazione si intende rilasciata. Per quanto  attiene   ai contratti collettivi riguardanti il personale dipendente  dalle  regioni  e dagli enti regionali, il Governo provvede previa intesa con le  amministrazioni  regionali,  espressa  dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
            
2.  L'autorizzazione  di cui al comma 1 e' sottoposta alcontrollo della Corte dei conti, la quale  ne  verifica  la legittimita'  e  la compatibilita' economica entro quindici giorni  dalla  data  di  ricezione,  decorsi  i  quali   il controllo si intende effettuato senza rilievi.
            
3.  Per   i   contratti   collettivi   decentrati,   la sottoscrizione da parte delle amministrazioni pubbliche  e' autorizzata,    nei   quindici   giorni   successivi   alla conclusione delle trattative, nei limiti  di  cui  all'art. 45,  comma  4, con atto dell'organo di vertice previsto dai rispettivi     ordinamenti.      L'autorizzazione      alla sottoscrizione  e' sottoposta al controllo preventivo degli organi competenti secondo le norme vigenti, che deve essere  effettuato entro quindici giorni dalla data  di  ricezione,  decorsi  i  quali  il controllo si intende effettuato senza rilievi.  Le  amministrazioni  pubbliche  sono   tenute   a    trasmettere all'Agenzia di cui all'art. 50, alla Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri - Dipartimento della funzione pubblica ed al Ministero del tesoro,  copia  dei  contratti collettivi   decentrati.  Non  puo'  essere  in  ogni  caso  autorizzata  la  sottoscrizione  di  contratti   collettivi  decentrati  che  comportano,  anche  a  carico  di esercizi successivi, impegni di spesa  eccedenti  le  disponibilita'  finanziarie definite dal contratto collettivo nazionale.
           
4.   Non   puo'  essere  in  ogni  caso  autorizzata  la  sottoscrizione dei  contratti  collettivi  che  comportano,   direttamente  o  indirettamente, anche a carico di esercizi  successivi, impegni di spesa eccedenti  rispetto  a  quanto stabilito   nel   documento  di  programmazione  economico-finanziaria   approvato   dal   Parlamento,   nella   legge finanziaria  e  nel  provvedimento  collegato,  nonche' nel bilancio. In nessun  caso  possono  essere  previsti  oneri  aggiuntivi   diretti  o  indiretti,  oltre  il  periodo  di validita' dei contratti, in particolare con  effetto  della decorrenza dei benefici a regime".
            
-   Il   testo  dell'art.  1  della  legge  n.  742/1969 (Sospensione dei termini processuali nel  periodo  feriale)  e' il seguente:
            
"Art.  1.  - Il decorso dei termini processuali relativi alle giurisdizioni ordinarie ed a quelle amministrative  e'  sospeso  di diritto dal 1 agosto al 15 settembre di ciascun  anno, e riprende a decorrere  dalla  fine  del  periodo  di sospensione. Ove il decorso abbia inizio durante il periodo  di  sospensione,  l'inizio stesso e' differito alla fine di detto periodo.
            
La  stessa  disposizione  si  applica  per  il   termine stabilito dall'art. 201 del codice di procedura penale".

La  Corte  costituzionale, con sentenza 7 febbraio 1985,  n. 40 ( Gazzetta Ufficiale 29 febbraio 1985, n.  44-  bis), ha  dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente  art. 1, nella parte di cui non dispone che  la  sospensione  ivi prevista si applica anche al termine di cui all'art. 5, primo e secondo comma, della legge 25 giugno 1865, n. 2359.
         
La  stessa  Corte,  con  sentenza  22  maggio  1987, n. 255 (Gazzetta Ufficiale 15  luglio  1987,  n.  29  -  1a  serie speciale),  ha  dichiarato  l'illegittimita' costituzionale  dell'art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, nella parte  in cui non dispone  che  la  sospensione  ivi  prevista  si  applichi  anche al termine di cui all'art. 19, comma primo,  della  legge  22  ottobre  1971,  n.  865   ("Programmi   coordinamento  dell'edilizia  residenziale  pubblica; norme   sull'espropriazione per  pubblica  utilita';  modifiche  ed  integrazioni  alle leggi 17 agosto 1942, n. 1150; 18 aprile 1962, n.  167; 29 settembre 1964, n. 847; ed autorizzazione  di  spesa   per   interventi   straordinari   nel   settore   dell'edilizia residenziale, agevolata e convenzionata") nel  testo  sostituito dall'art. 14 della legge 28 gennaio 1977,  n. 10 ("Norme per la edificabilita' dei suoli").
Con  altra sentenza  22  maggio  1987,  n.  278 (Gazzetta Ufficiale 29 luglio 1987, n. 31 - 1a serie speciale), la medesima  Corte  ha  inoltre  dichiarato l'illegittimita' costituzionale, in  riferimento all'art. 3, primo  comma,  Cost.,  dell'art.  1 della  legge 7 ottobre 1969, n. 742, nella parte in cui non prevede la sospensione dei termini processuali, nel periodo  feriale, relativamente ai processi  militari  in  tempo  di pace. Con altra sentenza ancora 31 gennaio-2 febbraio 1990, n.  49 (Gazzetta Ufficiale 7 febbraio 1990, n. 6 - 1a serie  speciale), la stessa Corte ha  dichiarato  l'illegittimita' dell'art.   1  nella  parte  in  cui  non  dispone  che  la sospensione ivi prevista si applichi al termine  di  trenta giorni,   di   cui   all'art.   1137   codice  civile,  per  l'impugnazione delle delibere dell'assemblea di condominio.
          La Corte, con sentenza 21-29 luglio 1992, n. 380  (Gazzetta   Ufficiale  5  agosto  1992,  n. 33 - 1a serie speciale), ha  dichiarato  l'illegittimita'  costituzionale  dell'art.  1,   nella  parte  in  cui  non  dispone  che  l'istituto  della   sospensione  dei  termini  si  applichi  anche   a   quello    stabilito  per  ricorrere, avverso le delibere dei consigli provinciali, al Consiglio nazionale degli architetti.

             - Il D.L. n. 786/1981 reca: "Disposizioni in materia  di  finanza locale".

             - La legge n. 259/1958 reca: "Partecipazioni della Corte dei  conti  al  controllo  sulla gestione finanziaria degli  enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria".
             - Il testo del comma 4 dell'art. 2 del D.L. n.  453/1993 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte  dei conti) e' il seguente:

"4. Fermo restando quanto    stabilito dall'art.   16, comma  3,  del  decreto-legge  13   maggio  1991,  n. 152, convertito, con modificazioni, dalla   legge 12 luglio 1991, n. 203,  e  dall'art.  74  del  testo  unico  delle  leggi  sulla  Corte  dei conti, approvato con  regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, la Corte dei  conti, per  l'esercizio  delle  sue  attribuzioni,  puo'  altresi'  delegare  adempimenti   istruttori   a   funzionari   delle   pubbliche   amministrazioni   e   avvalersi  di  consulenti tecnici, nel rispetto delle disposizioni di cui all'art. 73  del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271".
            
-  Il  D.Lgs.  n.  39/1983  reca:  "Norme  in materia di  sistemi  informativi  automatizzati  delle  amministrazioni   pubbliche, a norma dell'art. 2, comma 1, lettera mm), della legge 23 ottobre 1992, n.  421".
          
 -  Il testo dell'art. 166 della legge n. 312/1980 (Nuovo assetto  retributivo-funzionale  del  personale  civile   e militare dello Stato) e' il seguente:
            
"Art.  166  (Modifiche di procedure). - I decreti di cui al titolo II, parte II, del decreto  del  Presidente  della  Repubblica   29   dicembre  1973,  n.  1092,  e  successive    modificazioni   ed   integrazioni,   acquistano   immediata  efficacia  ai  fini  della corresponsione delle prestazioni   dovute;
i decreti concessivi sono trasmessi alla Corte  dei   conti per il riscontro in via successiva.
            
I  controlli  di  legge  sui  decreti emessi ai fini del   trattamento di quiescenza a  carico  delle  Casse  pensioni   facenti  parte  degli  Istituti  di  previdenza  presso  il  Ministero del tesoro sono effettuati in via successiva".
          
  - Il testo dell'art. 24 del  R.D.  n.  1214/1934,  cosi' come  sostituito  dall'art. 1 della legge 21 marzo 1953, n. 161, e' il seguente:
            
"Art.  24.  -  Qualora  il   consigliere   delegato   al controllo,  dopo  che  sia  stata sentita l'amministrazione   interessata, ritenga che un atto o decreto non debba essere   ammesso al visto o  alla  registrazione,  lo  trasmette  al  presidente  della  Corte,  informandone nel tempo stesso il competente presidente di sezione addetto al  coordinamento. Il  presidente della Corte, udito il consigliere, promuove, nel  piu'  breve  termine,  una  pronunzia  motivata  della sezione di controllo costituita dal presidente della Corte, che  la  presiede,  dai  presidenti di  sezione addetti al   coordinamento del controllo e dai  consiglieri  di  cui  al  primo comma dell'art. 22.
            
Al  di fuori dell'ipotesi prevista dal comma precedente, il  presidente  della  Corte  puo',  su  segnalazione   del  consigliere  delegato  al  controllo  o  del  presidente di  sezione addetto  al  coordinamento  o  dell'amministrazione  interessata  o di ufficio, deferire alla sezione come sopra  costituita la pronunzia sul visto e la registrazione  degli atti  o  decreti  ove si renda necessaria la risoluzione di  questioni di massima di particolare importanza.
            
Nei casi di cui ai  precedenti  comma,  del  deferimento alla  sezione  di  controllo  e' data comunicazione scritta   all'amministrazione interessata e a quella del  Tesoro  per quanto  la  riguardi. Queste possono presentare deduzioni e  farsi rappresentare avanti la sezione stessa da  funzionari di grado non inferiore a quello di direttore capo divisione o equiparato.
            
Le  stesse  norme si applicano per gli atti o decreti di competenza delle delegazioni della Corte dei conti  per  la regione  sarda e per la regione Trentino-Alto Adige e degli  uffici distaccati della Corte stessa presso  il  Magistrato  delle  acque  in  Venezia e i provveditorati regionali alle   opere pubbliche.

             Per  gli  atti  o decreti di competenza della sezione di controllo per la Regione siciliana spetta al presidente  di   essa   il  deferimento  alla  sezione  regionale  nei  casi  previsti  dal  primo  comma  del  presente  articolo  e  al  presidente  della  Corte  dei  conti  il  deferimento  alla sezione centrale di controllo nei casi in  cui  al  secondo  comma".

4. Autonomia finanziaria.
1. La Corte dei conti delibera con regolamento le norme concernenti l'organizzazione, il
funzionamento, la struttura dei bilanci e la gestione delle spese 21.
2. A decorrere dall'anno 1995, la Corte dei conti provvede all'autonoma gestione delle spese nei
limiti di un fondo iscritto in un unico capitolo dello stato di previsione della spesa della Presidenza
del Consiglio dei Ministri. Il bilancio preventivo e il rendiconto della gestione finanziaria sono
trasmessi ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e sono pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

5. Segreterie delle sezioni riunite e della procura generale.
1. Alla segreteria delle sezioni riunite e della procura generale è preposto rispettivamente un
dirigente generale di livello C.

6. Applicazione alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome.
1. Le disposizioni della presente legge costituiscono princìpi fondamentali ai sensi dell'articolo 117
della Costituzione. I princìpi da esse desumibili costituiscono altresì, per le regioni a statuto
speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano, norme fondamentali di riforma
economico-sociale della Repubblica 22.
7. Consiglio di presidenza.
1. I componenti del consiglio di presidenza della Corte dei conti nominati dai Presidenti delle
Camere decadono dal loro mandato alla scadenza prevista dalla legge e non possono essere né
prorogati, né confermati.

8. Sanatoria ed entrata in vigore.
1. Restano validi gli atti ed i provvedimenti adottati, nonché le attività poste in essere e le pronunce
giurisdizionali rese, e sono fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base dei
decreti-legge 8 marzo 1993, n. 54, 15 maggio 1993, n. 143, 17 luglio 1993, n. 232, 14 settembre
1993, n. 359, e 15 novembre 1993, n. 45323.
2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.



A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

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