L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 24 ottobre 2009

Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991

*CONSULENZE e..............



*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione



*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche



*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative



*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa



*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010



*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE



*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”



* Mi si è ristretto il pene! Colpa dell'inquinamento






ASSESSORATO DEGLI ENTI LOCALI

CIRCOLARE 3 maggio 1993, n. 9

G.U.R.S. 19 giugno 1993, n. 30

Legge regionale n. 44 del 3 dicembre 1991. Nuove norme per il controllo sugli atti dei comuni, delle province e degli altri enti locali della Regione Siciliana. Norme in materia di ineleggibilità a deputato regionale.

Alle sezioni del Comitato regionale di controllo

Alle province regionali

Alle amministrazloni comunali della Sicilia

Alla Presidenza della Regione Siciliana

All'Assemblea regionale siciliana

Alle prefetture della Sicilia All'A.N.C.I. sezione Sicilia

All'Unione regionale delle province siciliane

Nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 57 del 7 dicembre 1991 è stata pubblicata la legge regionale 3 dicembre 1991, n. 44, che reca nuove norme in materia di controlli sugli atti degli enti locali.

Le norme di detta legge che innovano notevolmente la materia sono entrate in vigore, giusta la previsione dell'articolo 35 della legge medesima, nel giorno stesso della sua pubblicazione, e cioè il 7 dicembre 1991.

In base all'art. 32 delle disposizioni transitorie le sezioni provinciali del CO.RE.CO., insediatesi il 2 aprile 1993, svolgono il controllo sugli atti adottati agli enti locali fino al momento dell'insediamento delle sezioni stesse con applicazione delle disposizioni dell'O.EE.LL. approvato con legge regionale n. 16 del 15 marzo 1963. Agli atti adottati dopo il predetto insediamento si applica il nuovo sistema dei controlli previsto dalla legge.

A seguito dell'insediamento, le deliberazioni concernenti le materie, di cui all'art. 17 l° comma - della legge 3 dicembre 1991, n. 44, sono inviate per il controllo alla sezione centrale del CO.RE.CO., presso la sede di via Trinacria, n. 34, in Palermo.

Tutte le altre deliberazioni che sono di competenza delle sezioni provinciali continuano ad essere inviate presso le sedi delle ex CC.PP.C.

Le fondamentali innovazioni introdotte riguardano:

Istituzione del CO.RE.CO.

1) l'istituzione del Comitato regionale di controllo sugli atti dei comuni e delle province articolato in sezioni. Una sezione centrale con sede in Palermo, e sezioni provinciali con sede nel capoluogo delle province regionali;

2) l'abolizione dei membri funzionari titolari e supplenti, con voto consultivo, che partecipavano alle sedute degli organi di controllo, ai sensi dell'abrogato art. 30 dell'O.EE.LL.;

3) l'elezione del vice - presidente del CO.RE.CO. demandata alla competenza della sezione centrale e delle sezioni provinciali che eleggono tale organo nel proprio seno (art. 3 - comma 1°);

4) l'attribuzione delle funzioni di segretario della sezione centrale e delle sezioni provinciali del CO.RE.CO. ad un funzionario regionale con qualifica non inferiore ad assistente (art. 3 - comma 2°);

5) la previsione dell'integrale rinnovo delle sezioni del CO.RE.CO. al venir meno della maggioranza dei rispettivi componenti che non sono immediatamente confermabili (art. 3 - comma 3° e 4°);

6) l'aggiornamento delle cause di ineleggibilità previste per poter ricoprire la carica di componente della sezione centrale e delle sezioni provinciali del Comitato regionale di controllo (art. 5);

7) la disciplina della decadenza dei membri del CO.RE.CO. per cause di incompatibilità sopravvenute, successivamente alla nomina, e la previsione che la decadenza è pronunziata su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali (art. 7);

8) l'attribuzione della competenza al pagamento delle spese di funzionamento degli organi ed uffici della sezione centrale e delle sezioni provinciali del CO.RE.CO., nonchè delle indennità di carica e di missione, agli uffici di segreteria degli stessi CO.RE.CO. che provvedono a mezzo di aperture di credito a favore del funzionario preposto a tali uffici (art. 10);

9) l'obbligo di inserire negli avvisi di convocazione del CO.RE.CO. l'indicazione degli affari da trattare e l'obbligo della comunicazione degli avvisi presso il domicilio eletto dei singoli componenti dell'organo di controllo. Per domicilio eletto non può che intendersi il domicilio nel capoluogo delle province regionali, sede della sezione provinciale del CO.RE.CO., o nella città di Palermo, sede della sezione centrale. L'obbligo di tale domicilio appare conforme allo spirito della legge volto a garantire la piena partecipazione dei componenti alle adunanze del CO.RE.CO. Ove il legislatore non avesse voluto porre tale obbligo avrebbe indicato per la comunicazione dell'avviso l'abiuale dimora dei componenti. La mancata elezione del domicilio nel capoluogo comporta che il domicilio stesso debba intendersi eletto presso la segreteria della sezione di controllo. La legge richiede che negli avvisi di convocazione venga inserita l'indicazione degli affari da trattare e non l'elenco degli stessi. L'avviso, pertanto, dovrà contenere l'indicazione sommaria, sintetica e non equivoca degli argomenti;

10) l'attribuzione alla sola competenza della sezione centrale del CO.RE.CO. dell'esercizio del controllo di legittimità sugli atti dei consigli provinciali e comunali concernenti determinate materie di fondamentale importanza per la vita degli enti locali.

Esse sono:

a) statuti degli enti e delle relative aziende speciali;

b) regolamenti;

c) ordinamenti degli uffici e dei servizi;

d) disciplina generale dello stato giuridico e delle assunzioni del personale;

e) recepimento dei provvedimenti concernenti il trattamento economico del personale;

f) bilanci preventivi e consuntivi, programmi e relazioni previsionali e programmatiche.

Si configura, di contro, la competenza delle sezioni provinciali del CO.RE.CO. nelle ipotesi di atti aventi contenuto regolamentare per i quali disposizioni di legge espressamente prevedono controlli di mera regolarità formale (Es.: art. 26 legge regionale n. 71/78; art. 3 legge regionale n. 28/91, etc.);

11) l'attribuzione alla sezione centrale del CO.RE.CO. dell'esercizio del controllo su materie di competenza delle sezioni provinciali quando occorre risolvere questioni di massima di particolare importanza o questioni che hanno comportato o potrebbero comportare, nell'ambito della stessa sezione o di sezioni diverse, decisioni contrastanti. L'affare è devoluto alla sezione centrale del CO.RE.CO. dalla sezione provinciale interessata d'ufficio, o su richiesta dell'ente locale controllato, inserita nell'atto deliberativo;

12) l'attribuzione alla sezione centrale del CO.RE.CO., dell'attività di indirizzo e coordinamento delle sezioni provinciali;

13) 1a prescrizione della sanzione dello scioglimento, ex art. 5, della legge regionale 23 dicembre 1962, n. 25, per le sezioni del CO.RE.C.O. che non osservano le direttive di natura vincolante per l'esercizio del potere tutorio, scaturenti dalla conferenza dei presidenti delle sezioni centrali e provinciali su questioni che investono interessi generali della Regione (art. 17). La conferenza è convocata dal Presidente della Regione o dall'Assessore regionale per gli enti locali, su delega del Presidente, ed è integrata dai direttori regionali dell'Assessorato degli enti locali e dell'Ufficio legislativo e legale della Presidenza della Regione.

Controllo sugli atti

Le fondamentali innovazioni introdotte riguardano:

1) l'abolizione dell'esercizio del controllo di merito, di cui all'art. 82 dell'O.EE.LL. approvato con legge regionale 15 marzo 1963, n. 16, espressamente abrogato ai sensi dell'art. 31, lett. a) della legge. L'art. 14 della legge, al comma 2°, dice che nell'esercizio del controllo di legittimità resta esclusa "ogni diversa valutazione dell'interesse pubblico perseguito". Al 3° comma dello stesso articolo la legge esplicita inoltre il principio che il controllo di legittimità non può essere soggetto a condizione, con ciò escludendo la possibilità della approvazione condizionata degli atti;

2) l'esercizio del controllo preventivo di legittimità sulle deliberazioni di competenza delle giunte comunali e provinciali, circoscritto alle sole materie relative a:

a) acquisti, alienazioni, appalti e tutti i contratti in generale;

b) contributi;

c) assunzioni, stato giuridico ed economico del personale.

La materia dei contributi che può formare oggetto degli atti di competenza delle giunte provinciali e comunali da sottoporre al controllo preventivo di legittimità ricomprende molteplici tipi aventi varia configurazione funzionale in base agli scopi raggiungibili dalla P.A. Si tratta di tutto quel complesso di interventi variamente denominati, quali concorsi, sussidi, indennizzi, etc. etc. riconducibili alla categoria delle sovvenzioni in senso stretto intese come provvedimenti attributivi di somme di denaro a titolo definitivo in favore di determinati soggetti od enti. Occorre richiamare in proposito le disposizioni dell'art. 13, della legge n. 10 del 30 aprile 1991, che fanno obbligo alle amministrazioni della predeterminazione e pubblicazione di criteri e modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi per la concessione di contributi, sovvenzioni, sussidi ed ausili finanziari ed economici di qualunque genere in favore di persone od enti pubblici e privati non specificatamente individuati.

Le amministrazioni concedenti debbono inoltre far constare in ogni singolo provvedimento dell'osservanza dei criteri e delle modalità preventivamente stabiliti per l'adozione degli atti concessivi di che trattasi.

Per quanto concerne gli atti ascrivibili all'esecutivo dei comuni, l'art. 26 della legge regionale n. 7/92 assoggetta al controllo necessario, secondo l'art. 15 della legge regionale n. 44/91, gli atti del sindaco di cui alla lettera n) dell'art. 32 della legge n. 142/90 (vedi circolare dell'Assessorato - n. 4 dell'1 febbraio 1993);

3) l'esclusione del controllo preventivo di legittimità sulle restanti materie di competenza delle giunte comunali e provinciali, se non espressamente attivato nei modi e forme previsti dall'art. 15 della legge, commi 3° e 5°.

Spetta attivare tale tipo di controllo ai consiglieri comunali e provinciali che raggiungano il quorum richiesto dalla legge ovvero ai gruppi consiliari costituiti in base al regolamento interno degli enti.

Tale attività di controllo consiliare incide esclusivamente sugli atti posti in essere dalle giunte, in quanto il controllo del consiglio sull'organo giunta è disciplinato dall'art. 37 della legge regionale n. 142/1990, recepito con legge regionale dell'11 dicembre 1991, n. 48. Al comma 3°, dell'art. 15, è prevista la facoltà di attivazione del controllo per materia, senza alcun riferimento ai vizi presunti contenuti nell'atto. Le materie che debbono formare oggetto degli atti deliberativi sono:

- indennità, compensi, rimborsi ed esenzioni ad amministratori, a dipendenti o a terzi.

Il quorum richiesto è di un decimo dei consiglieri in carica. La richiesta può inoltre provenire da un gruppo consiliare regolarmente costituito. A tal proposito il comma 4° dell'articolo fa obbligo della trasmissione ai capigruppo consiliari delle deliberazioni delle giunte comunali e provinciali adottate nelle materie di cui al precedente comma 3°.

Detta trasmissione deve avvenire contestualmente all'affissione all'albo degli atti deliberativi. La richiesta scritta di attivazione del controllo deve essere prodotta all'ente locale competente entro il termine di 10 giorni dall'affissione delle deliberazioni all'albo. Le deliberazioni saranno poi inviate, a norma dell'art. 18 della legge n. 142/90 - comma 2°, entro il termine di giorni 15 dalla ricezione della richiesta di sottoposizione al controllo, alla sezione provinciale del CO.RE.C0. competente. Al comma 5°, dell'articolo 15, la facoltà di attivazione del controllo è invece prevista con esclusivo riferimento ai vizi presunti dell'atto. Possono solo essere indicate le illegittimità dell'atto dovute a vizio di incompetenza o comportanti contradditorietà di provvedimenti derivante dal contrasto dell'atto con atti fondamentali del consiglio. Gli atti fondamentali di competenza del consiglio sono tutti gli atti programmatici, di indirizzo, regolamentari, di pianificazione, etc. contemplati dall'art. 32, della legge n. 142/1990, recepito con modificazioni con legge regionale n. 48 dell'11 dicembre 1991. In questo caso il quorum richiesto per l'attivazione del controllo è di un quinto dei consiglieri in carica. La richiesta di attivazione del controllo in forma scritta deve essere opportunamente motivata e deve indicare i vizi per i quali viene richiesto il controllo, in quanto tale controllo sarà limitato ai soli vizi denunziati al CO.RE.CO. che, in caso di positivo riscontro dell'atto, si limiterà ad annotare che i vizi addotti non sussistono. Anche qui la richiesta di controllo deve essere avanzata all'ente locale competente entro il termine di 10 giorni dall'affissione della deliberazione all'albo. L'invio alla sezione provinciale del CO.RE.CO. competente avviene sempre entro il termine di 15 giorni dalla richiesta di sottoposizione al controllo, ai sensi dell'art. 18 - comma 2° - della legge. Al comma 2°, dell'articolo 15, è poi prevista la possibilità di inviare al controllo su iniziativa dei consigli e delle giunte le deliberazioni adottate su materie per le quali non è previsto l'obbligo di sottoposizione al controllo preventivo di legittimità. Secondo quanto recita detto 2° comma, la sottoposizione al controllo è decisa dai consigli e dalle giunte, ma attese le prescrizioni del 1° comma dell'articolo che contempla le materie "attribuite alla competenza dei consigli provinciali e comunali" il riferimento normativo ai consigli appare invero frustraneo. L'iniziativa compete all'organo deliberante nel suo complesso e le relative decisioni sono da adottarsi nel contesto degli atti deliberativi con i quorum ordinari. Le deliberazioni vanno inviate a norma dell'art. 18 della legge - comma 1°- entro il termine di giorni 15 dalla loro adozione, alla competente sezione del CO.RE. CO. per il controllo;

4) l'abolizione dell'immediata esecutività ope legis degli atti deliberativi di Giunta, di cui all'art. 81 bis dell'O.EE.LL., espressamente abrogato ai sensi dell'art. 31, lett. a) della legge;

5) la non assoggettabilità al controllo preventivo di legittimità, necessario od eventuale, delle deliberazioni che siano meramente esecutive di altre deliberazioni, con esclusione di qualsiasi forma di successivo controllo di mera legittimità formale e, conseguentemente, con esclusione dell'invio alle sezioni di controllo, al pari di tutte le altre deliberazioni non soggette a controllo preventivo di legittimità. La disposizione fa riferimento solo agli atti deliberativi che siano meramente esecutivi di altri in precedenza adottati dalla stessa Amministrazione, e cioè esecutivi di provvedimenti che abbiano formato oggetto di altri atti deliberativi. Resterebbero, pertanto, escluse dalla previsione della norma le deliberazioni che traggono origine direttamente da disposizioni normative a carattere generale quali i regolamenti, i contratti, etc., di cui applicano alle singole fattispecie concrete le norme o criteri generali prestabiliti nei confronti dei quali è esclusa ogni possibilità di autonoma valutazione o discrezionalità (art. 15, comma 6°).

Della vasta casistica concernente tali ultime deliberazioni questo Assessorato aveva in passato accennato elencando in via esemplificativa alcune categorie di atti da considerarsi di mera esecuzione. Oltre alle deliberazioni traenti origine direttamente da disposizioni normative a carattere generale, si era accennato a tutti i provvedimenti deliberativi che utilizzano un imperativo di legge che escluda sempre autonome valutazioni o discrezionalità da parte dell'ente deliberante; alle liquidazioni di spese entro i limiti contrattuali ed autorizzativi; alle anticipazioni di economato entro i limiti consentiti; alle liquidazioni di lavoro straordinario nei limiti dell'autorizzazione; agli atti di concessione di contributi obbligatori con importo e destinatari prefissati per legge, etc. etc.;

6) l'obbligo di pubblicazione all'albo di tutte le deliberazioni comunali e provinciali, soggette o meno al controllo preventivo di legittimità, per 15 giorni consecutivi decorrenti dal primo giorno festivo successivo alla data dell'atto. La pubblicazione deve avvenire all'albo istituito presso la sede dell'ente mediante affissione di copia integrale delle deliberazioni comunali e provinciali. Gli atti di concessione, comprese quelle edilizie, vengono pubblicati con le stesse modalità. Responsabile della pubblicazione è il segretario dell'ente (art. 11).

Per l'entrata in vigore dei regolamenti restano ferme le disposizioni dell'art. 10 delle preleggi;

7) la facoltà dell'organo di controllo, per quel che riguarda il conto consuntivo degli enti locali, di fare apportare, entro il termine di 30 giorni, specifiche modificazioni alle risultanze del conto dagli stessi enti interessati, a pena di attivazione del controllo sostitutivo da parte dell'Assessore regionale per gli enti locali (art. 20);

8) l'obbligo per l'organo di controllo di fissare l'audizione richiesta dagli organi deliberanti degli enti locali in relazione a determinati atti, nonchè dai rappresentanti della minoranza all'interno degli organi deliberanti che avanzino domanda in tal senso. Le richieste di audizione degli organi deliberanti devono intendersi inserite negli atti adottati. Le richieste di audizione devono essere soddisfatte da parte dell'organo di controllo non oltre il termine del decimo giorno successivo a quello di ricezione dell'atto da sottoporre a controllo (art. 21, comma 1°). Il controllo sull'atto non può essere definito prima del decimo giorno successivo a quello di ricezione (art. 21 - comma 2°);

9) la facoltà dell'organo di controllo di invitare alle sue adunanze i rappresentanti dell'ente e della minoranza consiliare per acquisire chiarimenti relativi agli atti sottoposti a controllo (art. 21 - comma 3°) (forma di contraddittorio attivata dall'organo di controllo);

10) l'obbligo della pubblicazione all'albo dell'ufficio delle decisioni dell'organo di controllo, di cui ogni interessato può richiedere copia dietro pagamento delle relative spese (art. 22 - commi 1° e 2° - legge regionale n. 10/91, art. 28);

11) l'istituzione, a cura dell'Assessore regionale per gli enti locali, della raccolta informatizzata dei provvedimenti di annullamento degli organi del CO.RE.CO. A tale raccolta avranno accesso tutti gli enti interessati. A tal proposito le copie dei provvedimenti di annullamento adottati dai nuovi Comitati regionali di controllo (sezioni centrali e provinciali) sugli atti degli enti controllati saranno trasmessi a cura delle segreterie del CO.RE.CO., distinte per ente, a questo Assessorato, che provvederà ad effettuare la raccolta informatizzata;

12) la previsione della esecutività dopo il decimo giorno dalla pubblicazione per le deliberazioni non soggette al controllo preventivo di legittimità (art. 12, comma 1°). E' da ritenere che il legislatore abbia usato il termine pubblicazione, come sinonimo di affissione per la decorrenza dei 10 giorni previsti, in quanto, se avesse voluto considerare lo spirare del periodo di pubblicazione, avrebbe dovuto specificarlo espressamente. Il termine di 10 giorni coincide con quello accordato per chiedere la sottomissione al controllo dell'atto, ai sensi dei commi 3° e 5° dell'articolo 15 della legge. Poichè tale sottomissione non può essere richiesta oltre il decimo giorno dell'ammmissione all'albo, è chiaro che a tal punto l'atto diventa esecutivo. Pari avviso ha espresso il Ministero dell'interno in ordine all'art. 47 della legge n. 142/1990 di identica formulazione. E appena il caso di accennare che si tratta delle deliberazioni non soggette e non assoggettate al controllo preventivo di legittimità in base alle disposizioni dell'art. 15 della legge (commi 2°, 3° e 5°). In caso di sottoposizione volontaria al controllo o di controllo attivato ai sensi dei citati commi 3° e 5° dell'art. 15, gli atti deliberativi relativi diventano esecutivi se l'organo di controllo non ne pronuncia l'annullamento nel termine di 20 giorni dalla ricezione, o anche prima se dà comunicazione di non avere riscontrato vizi di legittimità, e ciò al pari di tutte le altre deliberazioni normalmente soggette al controllo preventivo di legittimità. Eccezione viene fatta per i bilanci ed i conti consuntivi, per i quali il termine di esame è di 40 giorni (articolo 18 - commi 6° e 9°). Il controllo su tali atti contabili comporta anche la verifica della coerenza interna degli atti, nonchè della corrispondenza dei dati contabili con quelli delle deliberazioni e dei relativi atti allegati (articolo 14, comma 4°). Per l'esame degli statuti si richiama l'integrazione del 6° comma dell'art. 18 della legge, attuata con l'art. 38 della legge regionale n. 7/92;

13) la possibilità, anche per le deliberazioni non soggette al controllo preventivo di legittimità di essere munite della clausola di immediata esecutività con il voto espresso della maggioranza dei componenti il collegio (art. 12 - comma 2°). L'immediata esecutività di cui all'art. 16 della legge si riferisce invece agli atti soggetti al controllo necessario in base al comma 1° dell'art. 15, nonchè al comma 2°, essendo qui contestuale all'atto deliberativo l'iniziativa di sottoposizione al controllo;

14) la previsione di un termine breve per la trasmissione al CO.RE.CO. competente (giorni 5 dall'adozione) a pena di decadenza, delle deliberazioni urgenti dichiarate immediatamente esecutive e da sottoporre al controllo successivo di legittimità. Trattasi delle deliberazioni soggette al controllo ex art. 15 della legge (con esclusione di quelle meramente esecutive di altre deliberazioni). Tali deliberazioni, per poter essere dichiarate immediatamente esecutive, abbisognano del voto espresso dei due terzi dei votanti, mentre, per le deliberazioni non soggette al preventivo controllo, è sufficiente, come illustrato al precedente punto 13), la sola maggioranza dei componenti il collegio (artt. 16 e 18 comma 3°). Occorre qui notare che non è stata più riprodotta la disposizione dell'ultimo comma dell'art. 81 dell'O.EE.LL., ora abrogato, secondo la quale gli enti non potevano avvalersi della facoltà di munire gli atti della clausola di immediata esecutività durante i periodi di amministrazione straordinaria e dalla data dell'indizione dei comizi per le elezioni amministrative fino alla nomina della nuova amministrazione. Il CO.RE.CO. può pronunciare l'annullamento delle deliberazioni dichiarate immediatamente esecutive entro 15 giorni dalla loro ricezione. Gli effetti prodotti prima della decadenza o dell'annullamento sono fatti salvi (art. 18 - comma 7°). Tali deliberazioni decadono anche qualora l'ente che le ha dottate non riscontri entro il termine di 20 giorni la richiesta di chiarimenti od elementi integrativi di giudizio avanzata dall'organo di controllo a norma dell'art. 19 della legge;

15) l'espressa statuizione di legge che i provvedimenti di annullamento del CO.RE.CO debbono indicare le norme violate, anche con riferimento ai principi dell'ordinamento giuridico (art. 18, comma 8°);

16) la previsione dell'ipotesi di rimessione, entro il termine di 10 giorni dalla ricezione degli atti degli enti locali, da parte del presidente della sezione del CO.RE.CO adito ad altro organo del CO.RE.CO, nel caso di ritenuta incompetenza, nonchè la previsione nel caso di devoluzione del controllo alla sezione centrale del CO.RE.CO. ex art. 17 - comma 3° della legge, della decorrenza del termine, per l'esercizio del controllo di quest'ultimo organo, dalla data di ricezione dell'ordinanza di rimessione presso gli uffici competenti (art. 18 - commi 5° e 10°). Nell'ipotesi di rimessione degli atti per ritenuta incompetenza è previsto dalla legge che debba darsene comunicazione all'ente interessato. E' ovvio che la comunicazione all'ente dovrà essere contemporanea alla trasmissione della deliberazione all'organo ritenuto competente per il controllo;

17) la previsione che la trasmissione delle deliberazioni deve avvenire a mezzo di raccomandata postale con avviso di ricevimento o di raccomandata a mano con apposito elenco firmato dal segretario, contenente la sommaria indicazione degli atti trascritti. L'avviso postale di ricezione o l'attestato di ricevimento devono essere firmati dal segretario o da altro dipendente addetto all'ufficio dell'organo di controllo. L'articolo 27 della legge regionale 21 febbraio 1976, n. 1, che prevedeva la decorrenza dei termini per il controllo anche dalla data di registrazione degli atti nel protocollo della commissione è stato espressamente abrogato dalla legge. E' da ritenere, pertanto, abrogato perchè incompatibile anche l'art. 36 del regolamento di esecuzione dell'O.EE.LL. di cui al D.P.reg. 29 ottobre 1957, n. 3. Gli articoli da 35 a 39 di detto regolamento, non sono stati espressamente abrogati dalla legge e quindi sono applicabili solo se compatibili con le disposizioni della legge stessa. Restano sostanzialmente immutate le norme relative alla richiesta di chiarimenti prevista dall'articolo 19 della legge. La richiesta di chiarimenti o elementi integrativi di giudizio interrompe il termine per l'esercizio del controllo. La richiesta dell'organo di controllo deve essere effettuata entro il termine di 10 giorni dal ricevimento delle deliberazioni. Dalla data di ricezione dei chiarimenti riprende a decorrere il termine per l'esercizio del controllo. Per le deliberazioni dichiarate immediatamente esecutive è, come già detto, comminata la sanzione della decadenza in caso di mancato riscontro dei chiarimenti nel termine di 20 giorni. Per quel che riguarda gli atti non dichiarati immediatamente esecutivi sono da ritenere vigenti le disposizioni dell'art. 37 del regolamento di esecuzione dell'O.EE.LL. di cui al su citato D.P.reg. 29 ottobre 1957, n. 3, non espressamente abrogato, che prevedono che la richiesta di chiarimenti deve indicare i termini stabiliti dalla commissione per la risposta. E' da notare che l'art. 37 dell'O.EE.LL. è stato espressamente abrogato dalla legge. Tale articolo, com'è noto, facultava l'organo di controllo a chiedere documenti e chiarimenti e disporre indagini ritenute necessarie prima di emettere i provvedimenti di competenza. Trattavasi di una potestà di carattere generale attribuita all'organo di controllo al di fuori dei poteri specifici relativi all'esercizio del controllo sugli atti, che oggi è venuta meno.

Tale potestà potrebbe ritenersi assorbita, dalla facoltà attribuita all'organo di controllo di invitare alle adunanze i rappresentanti dell'ente o della minoranza consiliare per l'acquisizione diretta di chiarimenti riguardanti l'atto sottoposto al controllo, illustrata al precedente punto 9).

Si richiama particolarmente l'attenzione sulla norma dell'art. 3 della nuova legge. In base a tale chiara disposizione, che riproduce il 5° comma dell'art. 55 della legge n. 142/1990, recepito con la legge regionale dell'11 dicembre 1991, n. 48, tutti gli atti contenenti impegni di spesa, devono contenere una apposita attestazione sottoscritta dal responsabile del servizio finanziario dell'ente, relativa alla copertura finanziaria della spesa stessa.

Senza tale attestazione l'atto è nullo di diritto. Si richiama in proposito quanto affermato dalla sezione enti locali della Corte dei conti (15 febbraio - 2 marzo 1991) circa la nullità di diritto del provvedimento di impegno di spesa di cui al comma 5° dell'art. 55 della legge n. 142/1990, e cioè che tale nullità non dipende dalla mancanza materiale dell'atto attestativo inteso come mero documento cartaceo, cioè dell'atto considerato nella sua veste estrinseca, sibbene dal contenuto negativo racchiuso in esso: vale a dire dalla mancanza di copertura finanziaria per via dell'inesistente od insufficiente disponibilità di fondi sul competente capitolo di bilancio.

La nullità di diritto comporta che il provvedimento posto in essere è improduttivo di effetti. Verificandosi l'ipotesi di assenza dell'attestazione della copertura finanziaria, gli organi di governo dell'ente locale difettano del relativo potere d'impegno.

In tema di responsabilità dei componenti dei C0.RE.CO regionali si richiama quanto disposto in particolare ai commi 3° e 4° dell'art. 58 della ridetta legge n. 142/1990, recepito con la legge regionale dell'11 dicembre 1991, che si riportano:

- comma 3° - i componenti dei comitati regionali di controllo sono personalmente e solidalmente responsabili nei confronti degli enti locali per i danni a questi arrecati con dolo o colpa grave nell'esercizio delle loro funzioni;

- comma 4° - l'azione di responsabilità si prescrive in cinque anni dalla commissione del fatto. La responsabilità nei confronti degli amministratori e dei dipendenti dei comuni e delle province è personale e non si estende agli eredi.

Controtti sostitutivi ed ispettivi

Le fondamentali innovazioni introdotte riguardano:

1) l'introduzione della figura del commissario - provveditore che l'Assessore regionale per gli enti locali può nominare, una volta accertate disfunzioni gravi interessanti determinati servizi comunali e provinciali, per provvedere alla riorganizzazione, regolamentazione od anche istituzione dei servizi stessi. Il commissario provvederà entro il termine massimo di 6 mesi, prorogabili a 9, proponendo ai consigli deliberanti degli enti interessati i provvedimenti finali da adottare per la normalizzazione dei servizi (articolo 27). I compiti del commissario - provveditore sono quindi compiti di verifica e di proposta operativa. Possono essere nominati commissari - provveditori, funzionari della Regione nonchè funzionari dello Stato o di altri enti pubblici in possesso di qualifica dirigenziale in servizio od a riposo. Detti funzionari dovranno possedere una particolare qualificazione in rapporto alla natura dell'incarico da svolgere;

2) l'introduzione, accanto al principio della omissione dell'atto da parte degli organi di province e comuni, del principio del ritardo dell'atto da compiere (art. 24);

3) la specifica previsione dell'obbligo dell'assegnazione di un termine congruo in diffida, da porsi in relazione con la complessità dei provvedimenti da adottare, entro il quale gli organi degli enti locali debbono provvedere al compimento degli atti obbligatori per legge a pena dell'esercizio del controllo sostitutivo da parte dell'Assessore regionale per gli enti locali.

Per il compimento dell'atto non può normalmente essere assegnato un termine inferiore a 30 giorni. Nei casi urgenti possono essere assegnati termini più brevi con specifica motivazione delle ragioni (art. 24). Immutato resta il regime della spesa per il commissario. Sostanzialmente immutate le norme sul controllo ispettivo previsto agli articoli 25 e 26 della legge e non espressamente abrogato l'articolo 40 del D.P.Reg. 29 ottobre 1957, n. 3, che regola l'esercizio del servizio ispettivo. Sempre vigente la legge regionale 23 dicembre 1962, n. 25, relativa alla disciplina dei controlli sugli enti locali, sia per quanto riguarda l'esercizio dei controlli ispettivi e sostitutivi a mezzo dell'ufficio ispettivo dell'Assessorato regionale degli enti locali (art. 26 della legge), sia per quanto riguarda le norme relative alle segnalazioni di irregolarità e disfunzioni alla rimozione dei presidenti delle sezioni del CO.RE.CO. ed allo scioglimento delle sezioni stesse (articolo 28).

Le norme sul controllo e la vigilanza trovano applicazione anche nei confronti dei consorzi di comuni e province e delle unioni di comuni, previsti rispettivamente dagli articoli 25 e 26 della legge n. 142/1990, recepiti dalla legge regionale dell'11 dicembre 1991, n. 48. Sezione del CO.RE.CO. competente per il controllo è quella nella cui circoscrizione ha sede il consorzio o l'unione dei comuni.

Si evidenzia poi il regime transitorio del controllo riguardante:

1) gli atti adottati dai consigli di quartiere secondo gli artt. 10 e 15 della legge regionale 11 dicembre 1976 n. 84 (confronta circolare Assessorato EE.LL. n. 5 del 21 febbraio 1989);

2) gli atti delle aziende municipalizzate e provinciali secondo il R.D. n. 2578/1925.

Invero gli articoli 13 e 23, della legge regionale n. 142/'90, introdotti con l'art. 1 della legge regionale n. 48/'91, hanno delegificato l'organizzazione di tali strutture demandandone la disciplina al potere statutario dei comuni e delle province regionali.

Ne consegue che, esplicatasi tale potesta statutaria, i controlli avranno una caratterizzazione interna con esclusione di legittimazione del CO.RE.CO.

Rimangono infine confermate in assenza di contraria disposizione legislativa, a livello di sezioni provinciali del CO.RE.CO., specifiche attribuzioni non di controllo (consultive, sostitutive e di contenzioso) già attribuite da vigenti disposizioni di legge.

Controllo sugli atti delle unità sanitarie locali

L'art. 30 della legge, aggiunto con legge regionale n. 46 del 5 dicembre 1991, disciplina l'esercizio del controllo sugli atti delle UU.SS.LL. attribuendolo al CO.RE.CO., sezione centrale, nonchè alle sezioni provinciali nella cui circoscrizione è compreso il comune sede dell'U.SL. Il CO.RE.CO. è integrato da un rappresentante designato dal Ministero del tesoro e nominato dal Presidente della Regione e da un esperto in materia sanitaria eletto dall'Assemblea regionale siciliana. Il CO.RE.CO. esercita il controllo di legittimità sugli atti delle UU.SS.LL., mentre il controllo di merito previsto dalla legge 4 aprile 1991, n. 111, è esercitato dalla Giunta regionale in via preventiva. Il legislatore regionale ha riservato alla sezione centrale del CO.RE.CO. il controllo sugli atti di alta amministrazione dell'amministratore straordinario delle UU.SS.LL. previsti dall'articolo 1 - 2° comma - del D.L. 6 febbraio 1991, n. 35, con esclusione del 5° comma dell'articolo stesso che in tema di adozione del bilancio, sue variazioni, e di adozione del conto consuntivo prevede un modello procedimentale di carattere straordinario che porta ad escludere l'assoggettabilità di tali atti al controllo di legittimità del CO.RE.CO.

I restanti atti, non fondamentali dell'amministratore straordinario, già di competenza del comitato di gestione, sono riservati alle sezioni provinciali del CO.RE.CO.

Successivamente all'entrata in vigore della citata legge n. 46/1991, sono intervenute in materia le nuove norme dettate dalla legge finanziaria n. 412 del 30 dicembre 1991, le quali al comma 8°, dell'art. 4, hanno statuito l'abolizione del controllo dei Comitati regionali di controllo sugli atti delle UU.SS.LL. attribuendo l'esercizio del controllo preventivo direttamente alla Regione limitatamente agli atti concernenti il bilancio e sue variazioni ed il conto consuntivo, agli atti di determinazione della consistenza del personale, di programmazione delle spese pluriennali e di attuazione di contratti e convenzioni. La Regione effettua il controllo entro 40 giorni dal ricevimento dell'atto anche sotto la forma del silenzio - assenso.

La legge inoltre prevede la definitività dei provvedimenti delle UU.SS.LL. approvati dalla Regione.

La Presidenza della Regione con direttiva di coordinamento n. 1153 del 5 febbraio 1992, ha disposto di attenersi rigorosamente al rispetto delle leggi regionali n. 44/91 e 46/91, nelle more del recepimento dei principi della legge n. 412/91.

Norme abrogate

Tra le norme abrogate espressamente dalla legge, si richiama in particolare quella dell'art. 88 dell'O.EE.LL. che prevedeva la definitività dei provvedimenti di rinvio ed annullamento dell'organo di controllo per la conseguente immediata impugnabilità degli stessi in via giurisdizionale. E' comunque da ritenere implicita la definitività dei provvedimenti degli organi collegiali, nonchè degli organi amministrativi che non si trovino in rapporto di subordinazione gerarchica con gli altri organi di un determinato ramo di amministrazione, di guisa che non sia possibile esperire i ricorsi in via amministrativa alla competente autorità superiore. Viene abrogato espressamente in toto il regolamento interno per il funzionamento delle Commissioni privinciali di controllo e dei loro uffici di cui al D.P.Reg. 22 maggio 1985, n. 38, in quanto in massima parte incompatibile con le nuove disposizioni di legge.

A tal proposito l'art. 23 della legge prevede che il nuovo regolamento per la disciplina del funzionamento delle sezioni del CO.RE.CO. e dei relativi uffici di segreteria sarà emanato dall'Assessore regionale per gli enti locali.

Le norme dell'O.EE.LL., approvato con legge regionale n. 16 del 15 marzo 1963, e successive modifiche, espressamente abrogate dalla legge, sono: gli artt. 30 e 31 - comma 2° -, da 32 a 40 e da 78 a 91, 160, 197 e 208.

Con l'art. 31 della legge sono inoltre:

- abrogate le norme del titolo III - artt. da 9 a 17 del regolamento di esecuzione dell'O.EE.LL., di cui al D.P.Reg. 29 ottobre 1957, n. 3;

- abrogate la legge regionale 18 luglio 1961, n. 14 e le norme della legge regionale 21 febbraio 1976, n. 1, relative alla composizione delle CC.PP.C. ed al regime dei controlli, divenute incompatibili con le nuove disposizioni;

- abrogati, l'art. 4 della legge regionale 23 dicembre 1985, n. 52, che prevedeva l'istituzione del CO.RE.CO. sugli atti delle UU.SS.LL., e l'art. 6 della legge regionale 24 giugno 1986, n. 31, relativo alle spese per il funzionamento delle CC.PP.CC.;

- abrogato l'art. 6, della legge regionale 23 dicembre 1962, n. 25, in quanto le previsioni relative, opportunamente modificate, sono ora riportate nei commi 5° - 6° e 7° dell'art. 17 della nuova legge sopra illustrato;

- abrogate, infine tutte le altre disposizioni di legge o di regolamento, comunque incompatibili con le nuove disposizioni della legge.

Norme in materia di ineleggibilità a deputato regionale

L'articolo 33 della legge, per come sostituito dall'art. 2 della legge regionale del 5 dicembre 1991, n. 46 riproduce modificandolo il primo comma dell'art. 31 dell'O.EE.LL., abrogato.

Tale norma prevede che il presidente ed i componenti della sezione centrale e delle sezioni provinciali del CO.RE.CO. non possono essere eletti deputati regionali se non abbiano cessato di esercitare le loro funzioni almeno 6 mesi prima del compimento di un quinquennio dalla data della precedente elezione regionale.

La norma è più favorevole di quella contenuta nell'art. 31 dell'O.EE.LL., che invece prevedeva il termine di 1 anno per cessare l'esercizio delle funzioni presso l'organo di controllo.

Il 2° comma dell'articolo aggiunge che la disposizione in esame si applica anche agli amministratori straordinari ed ai componenti dei comitati di garanti delle UU.SS.LL., nonchè ai componenti di comitati, commissioni ed organismi, che esprimano pareri obbligatori su atti amministrativi dell'Amministrazione regionale.

L'Assessore: GRILLO

ASSESSORATO DEGLI ENTI LOCALI

CIRCOLARE 12 settembre 1997, n. 8

G.U.R.S. 17 settembre 1997, n. 51

Legge 15 maggio 1997, n. 127. Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo. Applicazione in Sicilia. Prime misure di adeguamento dell'art. 4 della legge regionale 5 luglio 1997, n. 23.

Alle Amministrazioni comunali

Alle Province regionali

e, p.c.

Al CO.RE.CO.

- Sezione centrale

- Sezioni provinciali

Alla Presidenza della Regione

Al Commissario dello Stato per la Regione Siciliana

Al Ministero dell'Interno

- Direzione generale amministrazione civile

- Direzione centrale delle autonomie

Alle Prefetture della Regione

All'Unione regionale province siciliane

All'ANCI - Sicilia

Premessa

Dopo la legge 15 marzo 1997 n. 59, con le deleghe effettuate al Governo di decentramento di compiti e funzioni alle regioni ed agli enti locali, nell'ottica del federalismo amministrativo o del compiuto riconoscimento dell'autonomia e della soggettività politica di detti enti, in attuazione dei precetti degli artt. 5, 118 e 128 della Costituzione, la successiva 15 maggio 1997, n. 127, contiene disposizioni intese direttamente ad attuare il richiamato art. 5 della Costituzione ed a modificare ed integrare la normativa emanata in tema di riforma delle autonomie locali, riguardando anche l'attività certificatoria che coinvolge direttamente i servizi essenziali delle comunità e gli interessi dei singoli cittadini.

La presente circolare riguarda le disposizioni di detta legge n. 127/97 (1), evidenziandone l'applicabilità in questa Regione nell'osservanza e nei limiti del suo statuto speciale (cfr. anche art. 17, comma 137, della medesima legge).

Vanno richiamati nella materia i principi generali in tema di potestà legislativa primaria e, in particolare, il principio noto come principio della "prevenzione". Secondo tale principio, le leggi statali emanate in materia di competenza legislativa primaria trovano applicazione nel territorio della regione solo qualora intervengano prima che la materia sia stata regolata da una legge regionale. Quando invece la Regione abbia esercitato la sua potestà legislativa esclusiva, la legge successiva statale potrà trovare applicazione solo se ed in quanto non sia con essa incompatibile.

Va richiamato altresì il recepimento non già "formale", sebbene "ricettizio", della legge 8 giugno 1990, n. 142, operato con la legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48.

Va rilevato infine che l'adeguamento alla legislazione nazionale, oltre a non trovare ovviamente canoni di conformità, anche per le materie per le quali si configurano limiti all'esercizio della competenza legislativa esclusiva, può trovare possibili e giustificati o motivati spazi di diversificazione secondo l'insegnamento della Corte costituzionale.

La precedente circolare dell'Assessorato n. 3 del 20 febbraio 1997, concernente l'adeguamento degli statuti nell'evoluzione ordinamentale locale, ha riassunto i percorsi di riforma dell'ordinamento regionale degli enti locali, le caratterizzazioni e le diversificazioni dalla normativa nazionale.

Articoli 1, 2 e 3

Le disposizioni che riguardano materie disciplinate dalla legislazione nazionale e che si applicano in Sicilia, concernono:

a) la semplificazione delle norme sulla documentazione amministrativa da attuare con uno o più regolamenti da adottarsi secondo l'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (art. 1);

b) modifiche di disposizioni in materia di stato civile e di certificazione anagrafica ed adozione di nuova normativa, secondo la citata legge n. 400/88, in tema di ordinamento dello stato civile (art. 2). Sono altresì disciplinate (comma 15, dell'art. 2), per i comuni che non versino in situazioni strutturalmente deficitarie, secondo l'art. 45 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 e successive modifiche, modalità locali di soppressione e di riduzione di diritti, tasse e contributi previsti nella materia della certificazione amministrativa;

c) per i dati relativi al cognome, nome, luogo e data di nascita, cittadinanza, stato civile e residenza, il riconoscimento probatorio dei dati attestati in documenti di riconoscimento in corso di validità ed altre misure di semplificazione nella richiesta di certificazioni amministrative. Modifiche della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e del D.P.R. 25 gennaio 1994, n. 130. Il divieto di richiesta di autenticazione della sottoscrizione per le domande di assunzione ai pubblici impieghi (comma 5 dell'art. 3).

Non trovano applicazione, di contro, l'abolizione dei limiti di età per la partecipazione ai concorsi indetti dalle pubbliche amministrazioni e quella (collegata) dei titoli preferenziali relativi all'età (commi 6 e 7 dell'art. 3). Si richiama, in merito, la legislazione regionale emanata ed esattamente l'art. 216 dell'O.R.E.L., come sostituito dall'art. 1 della legge regionale 18 aprile 1989, n. 7 (età non inferiore a 18 e non superiore a 40 anni).

In tema di concorsi degli enti locali, vanno altresì richiamate le disposizioni regionali della legge base 30 aprile 1991, n. 12, e la circolare dell'Assessorato afferente del 16 novembre 1991, n. 12, nonché le disposizioni transitorie, relative al ricorso a concorsi pubblici per soli titoli, dell'art. 19 della legge regionale 1 settembre 1993, n. 25, e del successivo art. 14 della legge regionale 21 dicembre 1995, n. 85 (proroga al 31 dicembre 1998).

Articolo 4

Non trovano applicazione le disposizioni del comma 1 relative al giuramento del sindaco e del presidente della provincia (davanti al consiglio), rimanendo la materia regolamentata dagli artt. 15 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7 (giuramento del sindaco dinanzi al prefetto della provincia) e dell'art. 7, comma 4, della legge regionale 1 settembre 1993, n. 26 (giuramento del presidente della provincia regionale dinanzi al presidente della Regione).

Trova invece applicazione il comma 2, per quanto concerne il distintivo del sindaco, materia questa che era e resta disciplinata da una norma statale (e non rimessa al potere statutario).

Articolo 5

Le disposizioni riguardanti il funzionamento e le competenze dei consigli provinciali e comunali non si applicano in Sicilia.

Le dimissioni dei consiglieri e la decadenza dei consigli rimangono infatti disciplinate dagli artt. 174, 53 e 143 dell'O.R.E.L. e successive modifiche ed integrazioni.

Le competenze dei consigli e delle giunte sono disciplinate dalla legge regionale n. 48/91 e successive modifiche ed integrazioni e, in particolare, dalle leggi regionali nn. 7/92 e 26/93.

In merito, si richiamano le circolari dell'Assessorato n. 2 dell'11 aprile 1992 (che evidenzia la permanenza della disciplina o riserva legislativa in tema di funzionamento dei consigli), nonché le successive nn. 6 dell'8 agosto 1996 e 3 del 20 febbraio 1997 (che evidenziano un assetto di competenze degli organi degli enti locali, in sintonia, ma non ancora in modo compiuto, con il sistema dei poteri separati configurato con le leggi regionali nn. 7/92 e 26/93).

Diversamente la normativa nazionale della legge 25 marzo 1993, n. 81 e successive modifiche ed integrazioni, anche della normativa in esame configura un diverso organo di indirizzo e commistione di competenze. Il comma 4, va rilevato, prescrive che "è di competenza della giunta l'adozione dei regolamenti sull'ordinamento degli uffici e dei servizi nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio".

Articolo 6

L'articolo è finalizzato, in modo precipuo, con il necessario richiamo dell'introdotta competenza della giunta di cui al precedente articolo, alla formale subordinazione del potere regolamentare, in tema di ordinamento generale degli uffici e dei servizi, alle prescrizioni o regole della legge 23 ottobre 1992, n. 421, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, e della contrattazione, all'attuazione della riconduzione degli atti di amministrazione o di indirizzo agli organi e degli atti di gestione all'apparato burocratico degli enti locali, superando il riconoscimento o l'attribuzione statutaria, ed all'introduzione nel modello organizzativo degli uffici e dei servizi di soggetti di diretta estrazione dell'esecutivo locale.

Le innovazioni riguardano in particolare:

a) il richiamo esplicito in tema ordinamento generale degli uffici e dei servizi della normativa base della legge n. 421/92 (cfr. art. 1, comma 1, lett. c) e del decreto legislativo n. 29/93 e successive modifiche (cfr. art. 2, comma 2 bis) e, quindi della contrattazione (comma 1, che sostituisce analogo comma dell'art. 51 della legge n. 142/90);

b) l'integrazione degli atti di gestione riconosciuti alla dirigenza con attribuzione di atti di autorizzazione, di concessione o analoghi il cui rilascio comporti accertamenti e valutazioni anche di natura discrezionale, nonché attestazioni, certificazioni, comunicazioni, diffide, verbali, autenticazioni e legalizzazioni ed ogni altro atto costituente manifestazione di giudizio e di conoscenza (comma 2, che modifica ed integra il comma 3 dell'art. 51 della legge n. 142/90).

Si attua, pertanto, un trasferimento di atti riservati dalla legge ad organi degli enti locali con effetti conseguenti sugli statuti, sui regolamenti, sull'organizzazione degli uffici, sulla disciplina dei procedimenti e quindi dei rapporti e delle garanzie per gli utenti. Il trapasso delle competenze comporta fase di assestamento disciplinare;

c) nei comuni privi di personale di qualifica dirigenziale, l'attribuzione legislativa diretta degli atti di cui alla precedente lettera b) ai responsabili degli uffici e dei servizi (comma 3, che introduce il comma 3 bis dell'art. 51 della legge n. 142/90);

d) previsione differenziata, con eccezione dei comuni in situazione di dissesto, di possibilità di ricorso a contratti a tempo determinato per i dirigenti e le alte specializzazioni, in misure percentuali (non superiori al 5 per cento) ed extra dotazioni organiche (commi 4 e 5. Viene introdotto il comma 5 bis all'art. 51 della legge n. 142/90);

e) misure di riammissione in servizio di dipendenti dimessisi per accedere a cariche elettive, con richiamo della sentenza della Corte costituzionale 9-17 ottobre 1991, n. 388 (comma 6);

f) nuova disciplina degli incarichi dirigenziali a tempo determinato, con richiamo del regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi (rimesso alle giunte), delle linee di governo degli organi monocratici elettivi e delle disposizioni dei decreti legislativi nn. 29/93 e 77/95 e con disciplina delle revoche. Viene prevista anche una attribuzione di incarichi che può travalicare precedenti assegnazioni di funzioni a seguito di concorsi (comma 7, che sostituisce il comma 6 dell'art. 51 della legge n. 142/90);

g) creazione di uffici di supporto diretto agli esecutivi locali, con ricorso anche esterno per gli enti non in situazione di dissesto (comma 8, che integra il comma 7 dell'art. 51 della legge n. 142/90);

h) in tema di requisiti di accesso e modalità concorsuali, l'estensione agli enti locali dell'art. 41 del decreto legislativo n. 29/93 (che viene integrato con l'introduzione del comma 3 bis), con il richiamo dei criteri generali stabiliti nel precedente art. 36. Viene altresì previsto per i comuni il potere di ricorso ad assunzioni di personale a tempo determinato per esigenze temporanee e stagionali, con divieto, a pena di nullità, di trasformare dette assunzioni a tempo indeterminato (comma 9);

i) previsione della facoltà dei sindaci e dei presidenti delle province, prescindendo da disposizioni statutarie e da dotazioni organiche (i criteri sono stabiliti nel regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi), di ricorrere, previa delibera della giunta, a contratti a tempo determinato di nomina di un direttore generale, con compiti di attuazione degli indirizzi e degli obiettivi stabiliti dagli organi di governo degli enti e in particolare degli adempimenti disciplinati dagli artt. 11 e 40, comma 2, lett. a), del decreto legislativo n. 77/95.

Previsione della facoltà per i comuni inferiori a 15.000 abitanti (e per i quali non si sono stipulate le convenzioni previste), nonché nelle ipotesi di mancata nomina del direttore generale, dell'attribuzione delle funzioni di direttore generale al segretario (comma 10, che introduce l'art. 51 bis della legge n. 142/90);

j) sostituzione dell'attestazione della copertura finanziaria degli impegni di spesa, disciplinata dall'art. 55, comma 5, della legge n. 142/90, con il visto di regolarità contabile sui medesimi impegni di spesa, attestante la copertura finanziaria, da parte del responsabile del servizio finanziario degli enti locali (comma 11);

k) legittimazione (regolamentare in base a disposizione di legge) degli enti locali a ricorrere a concorsi riservati a personale interno per utilizzare peculiari professionalità acquisibili esclusivamente all'interno degli enti medesimi (comma 12). Ciò nelle more della riforma del decreto legislativo n. 29/93, prevista dalla menzionata legge n. 59/97, in tema di riserva di legge per l'accesso agli impegni;

l) modifiche dell'art. 18 della legge 11 aprile 1994, n. 109, in tema di incentivazioni al personale interno incaricato di progettazioni e di piani (comma 13);

m) sostituzione del comma 11 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, con esenzione dell'obbligo della rilevazione dei carichi di lavoro per i comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, non in situazione di dissesto. Per gli altri comuni, sempre non in situazione di dissesto, permane l'obbligo di tale adempimento (la metodologia è rimessa alle giunte), pregiudiziale per la rideterminazione della pianta organica (comma 14).

Modifiche della normativa in tema di mobilità del personale eccedente gli organici rideterminati (comma 15).

Non applicabilità dei commi da 47 a 52 dell'art. 3 della legge n. 537/93, in tema di collocamento in disponibilità del personale per gli enti non in situazioni strutturalmente deficitarie (comma 16).

Misure straordinarie, con richiamo implicito della sentenza della Corte Costituzionale 9 gennaio 1996, n. 1, per l'annullamento d'ufficio da parte degli enti locali di provvedimenti di inquadramento di personale adottati in difformità delle prescrizioni del D. P. R. 25 giugno 1983, n. 347, e di copertura dei posti conseguente (comma 17);

n) modifiche dell'art. 1 (commi 14,15 e 18) della legge 28 dicembre 1995, n. 549, in tema di trasformazione e di sistemazione di rapporti a tempo determinato costituiti da enti locali non dissestati o strutturalmente non deficitari (comma 18);

o) legittimazione degli enti locali non in situazione di dissesto a procedere ad assunzioni a tempo determinato per sostituire dipendenti sospesi in via cautelare in quanto sottoposti a procedimento penale (comma 19).

Il richiamato recepimento ricettizio della legge n. 142/90 e le innovazioni sostanziali (e sistematiche) introdotte in tema di assetto di uffici e di servizi non rendono applicabili le modifiche apportate dal legislatore nazionale all'art. 51 di detta legge e in particolare le integrazioni operate con i commi 4, 8 e 10 dell'articolo.

Per quanto concerne la legittimazione (nei comuni) del personale privo della qualifica dirigenziale di cui al comma 3, l'attribuzione delle competenze resta demandata al potere statutario. Per quanto riguarda poi l'integrazione degli atti di gestione di cui al comma 2, ricorre egualmente la disciplina statutaria e regolamentare; è inoltre presupposto necessario, nel riconoscimento delle competenze, il non contrasto con la vigente legislazione regionale (cfr. l'art. 13 della legge regionale n. 7/92 e l'art. 34 della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, come sostituito con l'art. 24 della legge regionale 1 settembre 1993, n. 26).

Per le assunzioni a tempo determinato dei commi 9 e 19, si richiamano le osservazioni espresse in sede di esame dell'art. 3 della legge, nonché le disposizioni ostative della legge regionale 21 giugno 1979, n. 175, e quelle pregresse della legge regionale 7 maggio 1958, n. 14, non abrogate.

Per i concorsi interni del comma 12 si rileva che non sono disciplinati dagli artt. 3, 4 e 5 della legge regionale base n. 12/91. In ordine alla valenza nella materia dell'art. 8 della successiva legge regionale 10 ottobre 1994, n. 38, come interpretato dall'art. 17, comma 3, della legge regionale 25 maggio 1995, n. 46, questo Assessorato, in altra sede, si riserva di emanare direttive.

Risultano già disciplinate dal legislatore regionale e non si applicano le incentivazioni al personale tecnico interno del comma 13 (cfr. art. 5 della legge regionale 29 aprile 1985, n. 21 e successive modifiche ed integrazioni e art. 11 della legge regionale 31 maggio 1994, n. 17, nonché il D.P.Reg. 16 gennaio 1997, n. 15) e la disciplina in tema di validità delle graduatorie dei pubblici concorsi del comma 21 (cfr. art. 8 della legge regionale n. 12/91 - validità ordinaria 36 mesi - e la disposizione transitoria - validità 48 mesi - dell'art. 15 della legge regionale 12 novembre 1996, n. 41).

La sostituzione del comma 5 dell'art. 55 della legge n. 142/90 (cfr. comma 11) è collegata con la modifica dell'art. 27, comma 9, del decreto legislativo n. 77/95 effettuata con il successivo art. 9, comma 6, della legge in esame. Le disposizioni comportano per i provvedimenti di impegno di spesa dei responsabili dei servizi l'eliminazione dei pareri dell'art. 53 della legge n. 142/90 e l'esecutività dei medesimi provvedimenti subordinata al visto di regolarità contabile, attestante la copertura finanziaria, apposto dal responsabile del servizio finanziario dell'ente locale.

In tale ambito il comma 11 dell'articolo trova conforme applicazione.

Per quanto concerne, invece, gli atti adottati da organi che comportano impegni di spesa, la norma non trova applicazione (riferendosi la sostituita disposizione dell'art. 55 della legge n. 142/90 ai responsabili dei servizi): conseguentemente, rimane la certificazione della copertura finanziaria.

Le altre disposizioni dell'articolo riguardano in modo prevalente materie disciplinate dalla normativa nazionale. Esse si applicano, comprese le misure straordinarie indicate nel comma 17.

Articolo 9

Le disposizioni dell'articolo, riguardanti il decreto legislativo n. 77/95, si applicano nell'Isola. Si richiamano al riguardo le istruzioni della circolare dell'Assessorato n. 6 dell'8 agosto 1996, come integrata dalla successiva n. 7 del 12 settembre 1996. Si richiamano altresì in tema di conferimento del servizio di tesoreria sia le modifiche del comma 6 dell'articolo che le disposizioni contenute nella recente legge regionale 5 luglio 1997, n. 22.

Assumono particolare rilievo sotto il profilo del riconoscimento delle autonomie locali le disposizioni del sostituito art. 108 del decreto legislativo n. 77/95 (cfr. comma 4).

Articoli 10 e 12

Le disposizioni in materia di giudizio di conto erano e rimangono riservate al legislatore nazionale. Esse, integrando l'art. 58 della legge n. 142/90, riguardano gli agenti contabili degli enti locali, escludendo l'obbligo della trasmissione della documentazione di rendiconto alla Corte dei conti (art. 10).

Egualmente trovano applicazione le disposizioni in materia di alienazione degli immobili di proprietà pubblica che richiamano la peculiare normativa della legge 1 giugno 1939, n. 1089, posta a tutela degli immobili di interesse storico ed artistico, nonché le deroghe, per l'alienazione del patrimonio immobiliare, alle norme della legge 24 dicembre 1908, n. 783 e successive disposizioni emanate (art. 12).

In tema di alienazioni ed uso di immobili da parte degli enti locali, si richiama il regolamento, sempre attuale, previsto dall'art. 3 dell'O.R.E.L., nonché, per quanto attiene la cessione dei beni patrimoniali e demaniali della Regione, l'articolo 11 della legge regionale 7 marzo 1997, n. 6.

Articolo 13

Riguarda materia di competenza statale e rende superati la delega operata per gli enti assistenziali con l'art. 1, lett. c, del D.P.R. 30 agosto 1975, n. 636 (Norme di attuazione dello statuto della Regione Siciliana in materia di beneficenza e di opere pie) ed il riconoscimento di competenza del recente art. 2 del decreto legislativo 29 gennaio 1997, n. 26 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia di persone giuridiche private).

Vengono meno, con carattere di generalità, precedenti autorizzazioni governative relative ad acquisti di immobili, accettazioni di donazioni, legati ed eredità da parte di enti locali, enti di diritto pubblico, persone giuridiche associazioni e fondazioni.

Articolo 17

E' una norma "zibaldone" che contiene disposizioni concernenti (il richiamo è limitato ai commi che interessano il profilo di esame della legge):

a) modifiche ed integrazioni della normativa della legge 7 agosto 1990, n. 241, in tema dell'istituto della conferenza dei servizi (capo IV, artt. 14 - 14 ter), per rendere tale forma di semplificazione dell'attività amministrativa più incidente, e della legge n. 142/90 in tema di accordi di programma (commi da 1 a 11);

b) modifiche, in tema di espressione di pareri obbligatori, dell'art. 16 della legge n. 241/90 e della normativa riguardante il Consiglio di Stato, nonché previsioni di modalità tecniche di chiara lettura delle leggi promulgate (commi da 24 a 30).

In tema di scioglimento dei consigli dei comuni e delle province regionali, si richiamano gli artt.. 54, 144, e 109 bis dell'O.R.E.L. (norme queste diverse dal non introdotto art. 39 della legge n. 142/90 e successive modifiche ed integrazioni), che richiedono il parere obbligatorio del Consiglio di giustizia amministrativa e che sono espressione della competenza legislativa riconosciuta alla Regione in tema di regime degli enti locali;

c) innovazioni ai controlli sugli atti e sugli organi degli enti locali disciplinati dalla legge n. 142/90.

In particolare vengono introdotte la limitata sottoposizione al controllo preventivo di legittimità di determinati atti fondamentali dei consigli (comma 33), il limitato controllo eventuale su determinati e rilevanti atti dei consigli e delle giunte, a richiesta di un quarto o un quinto dei consiglieri nei limiti delle illegittimità denunziate e con remissione di competenza al difensore civico dell'ente locale, se istituito (commi 38 e 39), modifiche in ordine alle modalità ed all'esercizio del controllo di legittimità da parte del CO.RE.CO. (commi 40, 41 e 42) ed al controllo sostitutivo (comma 45);

d) modifiche degli artt. 1 e 3 della legge 27 dicembre 1995, n. 549, in tema di conferimento di funzioni dirigenziali ed apicali extra dotazioni organiche e di costituzione e di trasformazione dei consorzi disciplinati dall'art. 25 della legge n. 142/90 e successive modifiche (commi da 47 a 49);

e) modifiche della legge n. 142/90 e della legislazione connessa in tema di costituzione da parte degli enti locali di società per azioni e di trasformazione in società per azioni di aziende speciali costituite secondo l'art. 22, comma 3, lett. c. della legge n. 142/90 (commi da 51 a 58);

f) modifiche dei decreti legislativi 30 dicembre 1992, n. 504 e 15 novembre 1993, n. 507, in tema di occupazione di spazi e di aree pubbliche (commi da 62 a 64);

g) nuova disciplina della posizione giuridica ed economica dei segretari comunali e provinciali e delle funzioni dei medesimi, con abrogazione dell'art. 52, modifica dell'art. 53, comma 1 (soppressione del parere di legittimità dei segretari sulle delibere di giunta e di consiglio) ed abrogazione del comma 4 dell'art. 53 della legge n. 142/90 (commi da 67 a 86). In particolare viene legiferato quanto segue:

1) il segretario è dipendente di apposita Agenzia, avente personalità giuridica di diritto pubblico, ed iscritto in un albo nazionale, articolato in sezioni regionali (commi 67 e 75);

2) rimane figura necessaria dei comuni e delle province, viene nominato con mandato coevo e revocato (previa delibera della giunta) dal sindaco e dal presidente della provincia (commi 67, 70 e 71);

3) conserva funzioni consultive, referenti, di assistenza e di verbalizzazione degli atti dei consigli e delle giunte, ha ampliata la facoltà di rogito di atti ed esercita ogni altra funzione in dipendenza delle novità conseguenti all'introduzione della figura del direttore generale (comma 68);

4) per la previsione del vice segretario assume rilievo, non lo statuto, ma il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, rimesso alla competenza delle giunte dall'esaminato art. 5 (comma 69);

5) misure transitorie per l'iscrizione dei segretari in albo provvisorio e per la comma da parte dei sindaci e dei presidenti delle province (comma 81);

6) disposizioni, da inserire nel regolamento dell'Agenzia, per l'iscrizione all'albo (limiti di dotazione organica), la mobilità, la disponibilità ed il trasferimento dei segretari presso altre pubbliche amministrazioni (con iscrizione in apposita sezione speciale dell'albo), nonché per il reclutamento dei medesimi (commi 77, 78, 79, 82 e 83);

7) disposizioni per le abrogazioni e le modificazioni, conseguenti all'emanazione del regolamento dell'Agenzia, della pregressa normativa del settore (comma 78);

h) norme peculiari in tema di versamenti (commi 88 e 89), di parcheggi (comma 90), di termine per l'adozione dei regolamenti locali relativi ai tempi dei procedimenti amministrativi ed all'accesso alla documentazione amministrativa (comma 91), di conferimento (legittimazione particolare a soggetti esterni) di funzioni di prevenzione, accertamento e riscossione delle violazioni di sosta (commi 132 e 133).

Va rilevato, al riguardo, che trovano applicazione le disposizioni relative alle modifiche degli artt. da 22 a 27 della legge n. 142/90, in tema di forme gestionali dei servizi, per il rinvio formale operato alla legislazione nazionale nel settore con l'art. 47 della legge regionale n. 26/93 (cfr., al riguardo, la parte VII della circolare dell'Assessorato n. 6/96 ed il successivo D.P.R. 16 settembre 1996, n. 533), nonché quelle di carattere tributario.

Il legislatore siciliano con l'art. 4 della legge regionale 5 luglio 1997, n. 23, ha introdotto modifiche alla propria legge sui controlli n. 44 del 3 dicembre 1991, modifiche queste oggetto di commento nell'ultima parte della presente circolare.

Va evidenziata nel settore, di contro, l'applicazione diretta in Sicilia soltanto del comma 37 dell'articolo, che pone il divieto per il CO.RE.CO. di "riesaminare il provvedimento sottoposto a controllo nel caso di annullamento in sede giurisdizionale di una decisione negativa di controllo", in quanto trattasi di disposizione inerente alla funzione giurisdizionale.

Per quanto concerne le funzioni regionali in tema di gestione dei segretari comunali e provinciali, va evidenziato, con richiamo del parere del Consiglio di Stato - Sez. I - del 26 febbraio 1992, n. 1079/91, richiesto con riferimento all'art. 52 della legge n. 142/90, che le competenze risultano attribuite alla Regione con legge ordinaria, in vigore pertanto sino a quando non sia sostituita, e che le medesime competenze sono esercitate da organi regionali quali organi di decentramento dello Stato sulla base di una disciplina della posizione giuridica ed economica dei segretari esclusivamente statale.

Con il riconoscimento innovativo, invece, di piena competenza nel settore alla Regione, contenuto nel comma 84 dell'articolo e, sino a quando non saranno emanate disposizioni da parte del legislatore siciliano, ne consegue l'applicazione delle nuove disposizioni introdotte dall'articolo in esame, nonché, in una fase successiva, quelle del regolamento previsto dal comma 78 con le incidenze indicate nei successivi commi 78 e 82.

Si aggiunge, per i limiti della competenza legislativa regionale nella materia, che trovano applicazione altresì le innovazioni introdotte in tema di rogito degli atti dei segretari. Invero, con riguardo alla competenza notarile, gli articoli 97 e 163 dell'O.R.E.L. osservano la pregressa disciplina nazionale nella materia.

Non sono innovate, in quanto aventi carattere ordinamentale le pregresse norme regionali in ordine ai pareri ed alle funzioni dei segretari, come disciplinate dalla legge regionale n. 48/91, in sede di recepimento della legge n. 142/90.

Si aggiunge, infine, attesa la specifica disciplina emanata con la legge regionale 15 novembre 1982, n. 128, e l'art. 54 della legge regionale n. 26/93, che non trova applicazione di estensione ai funzionari l'obbligo delle dichiarazioni sulla situazione patrimoniale (cfr. comma 22).

Nuove norme sul controllo di legittimità del CO.RE.CO.

Art. 4 della legge regionale 5 luglio 1997, n. 23

L'art. 4 della legge regionale 5 luglio 1997, n. 23, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 34 del 7 luglio 1997, ed entrata in vigore lo stesso giorno della sua pubblicazione, modifica l'ambito di esercizio del controllo di legittimità del CO.RE.CO. come delineato dalla legge regionale 3 dicembre 1991, n. 44.

Detta disposizione, che sostituisce l'art. 15 della citata legge regionale n. 44/91, comporta le seguenti innovazioni:

1) La previsione del controllo di legittimità limitato alle delibere dei consigli comunali e provinciali relative alle materie elencate nell'art. 17, comma 1, della legge regionale n. 44/91 (statuti degli enti e delle relative aziende speciali, regolamenti, ordinamenti degli uffici e dei servizi, disciplina generale dello stato giuridico e dell'assunzione del personale, recepimento dei provvedimenti concernenti il trattamento economico del personale, bilanci preventivi e consuntivi, programmi e relazioni previsionali e programmatiche).

Sono escluse dal controllo, in modo esplicito, le delibere relative alle variazioni di bilancio, agli storni ed alla creazione di nuovi capitoli.

Trattasi di atti rientranti nella competenza del CO.RE.CO. - Sezione centrale.

2) Le altre delibere di competenza dei consigli comunali e provinciali sono soggette al controllo eventuale di legittimità delle Sezioni provinciali del CO.RE.CO. competenti, con eccezione degli atti di variazione del bilancio che rientrano nella competenza della Sezione centrale del medesimo Comitato;

La competenza dell'attivazione del controllo è rimessa al quarto dei consiglieri in carica ed alla giunta dell'ente locale.

Per il termine di inoltro delle richieste e l'esecutività delle delibere trovano estensione di applicazione, nel sistema della legge regionale n. 44/91 e successive modifiche, rispettivamente gli artt. 15 comma 3, e 12 della medesima legge (richiesta del controllo entro 10 giorni dalla pubblicazione o affissione delle delibere, esecutività dopo il decorso del decimo giorno da detta pubblicazione e possibile esecutività anticipata con il voto espresso della maggioranza dei componenti).

3) Le delibere delle giunte non sono soggette a controllo di legittimità.

Sono soggetti a controllo eventuale di legittimità gli atti che detti organi intendano sottoporre a controllo.

Sono soggette a controllo eventuale di legittimità, ma soltanto nei limiti delle irregolarità denunciate, le delibere di competenza delle giunte riguardanti:

a) acquisti alienazioni appalti ed in generale tutti i contratti;

b) contributi indennità, compensi rimborsi ed esenzioni ad amministratori a dipendenti o terzi;

c) assunzioni di personale.

L'attivazione del controllo è rimessa al quarto dei consiglieri in carica. La richiesta, in base al regolamento interno (la cui mancata adozione non condiziona la richiesta del controllo), deve essere scritta e motivata, deve essere inoltrata entro dieci giorni dall'affissione della delibera ed infine deve contenere l'indicazione delle norme violate;

L'esecutività e l'anticipata esecutività degli atti sono disciplinate dall'art. 12, commi 1 e 2, della legge regionale n. 44/91, tranne che non ricorra la sottoposizione diretta o interna da parte delle giunte al controllo degli atti. In tale ipotesi l'esecutività trova le normali regole del controllo e l'anticipata esecutività viene disciplinata dall'art. 16 della legge regionale n. 44/91 (voto espresso da due terzi dei votanti) e trova applicazione conseguente il successivo art. 18, comma 3, della medesima legge.

Viene confermata in merito la medesima disciplina, per atti soggetti ed assoggettati direttamente al controllo, puntualizzata nella precedente circolare dell'Assessorato n. 9 del 3 maggio 1993, delucidativa della legge regionale n. 44/91 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 30 del 19 giugno 1993.

4. Essendo soppresso il controllo di legittimità sulle delibere delle giunte relative ad acquisti, alienazioni, appalti ed in generale a tutti i contratti si configura il problema dell'applicazione dell'art. 16, comma 1 bis, della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modifiche ed integrazioni, che prevede la richiesta di controllo eventuale di legittimità sugli atti menzionati da parte del competente prefetto. Quanto precede nella considerazione che l'art. 17, comma 31, della legge n. 127/97, abroga l'art. 45 della legge n. 142/90, cui si riferisce la richiamata norma della legge n. 55/90. In merito si rinvia alle direttive che saranno emanate dal Ministero dell'interno.

L'art. 4 della legge regionale n. 23/97 e la medesima legge non contengono disposizioni transitorie relative all'esame delle delibere adottate prima dell'entrata in vigore della legge, le quali, pertanto, vanno esaminate secondo la nuova normativa introdotta ed entrata in vigore.

Le competenze degli organi e dell'apparato burocratico degli enti locali permangono nell'assetto ordinamentale previgente alla legge. Quanto precede, prescindendo dalla nuova formulazione dell'art. 15 della legge regionale n. 44/91, nella considerazione sia del tipo di rinvio (ricettizio) operato, per le competenze delle giunte, dagli articoli 23 e 41 della legge regionale n. 26/93 che della finalità dell'art. 4 della legge in esame che riguarda modifiche del controllo di legittimità del CO.RE.CO. sugli atti degli enti locali (cfr. in particolare comma 3 dell'articolo).

Si aggiunge, secondo l'art. 1 della medesima legge regionale n. 23/97, che il termine di decadenza dei componenti delle attuali Sezioni del CO.RE.CO. (stabilito per il 30 aprile 1997 dall'art. 1 della legge regionale 30 gennaio 1997, n. 3) è prorogato al 31 agosto 1997 e che sono fatti salvi gli effetti degli atti di controllo adottati dalle medesime Sezioni sino alla data di entrata in vigore della legge.

La presente circolare sarà oggetto di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana.

L'Assessore: BURGARETTA APARO

REGIONE: Sicilia
LEGGE 3 DICEMBRE 1991, n. 44 (GU n. 006 SERIE SPECIALE N. 3 del 08/02/1992 - BU Sicilia n. 057 del 07/12/1991)
NUOVE NORME PER IL CONTROLLO SUGLI ATTI DEI COMUNI, DELLE PROVINCE E DEGLI ALTRI ENTI LOCALI DELLA REGIONE SICILIANA. NORME IN MATERIA DI INELEGGIBILITÀ A DEPUTATO REGIONALE.
URN: urn:nir:regione.sicilia:legge:1991-12-03;44

Preambolo

L'ASSEMBLEA REGIONALE

HA APPROVATO

IL PRESIDENTE REGIONALE

PROMULGA

LA SEGUENTE LEGGE:

CAPO I CONTROLLO SUGLI ATTI DELLE PROVINCE E DEI COMUNI

SEZIONE I COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO

ART. 1.

1 . È ISTITUITO IL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO SUGLI ATTI DELLE PROVINCE E DEI COMUNI.

2 . IL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO SI ARTICOLA NELLA SEZIONE CENTRALE, CON SEDE IN PALERMO, ED IN SEZIONI PROVINCIALI, CIASCUNA CON SEDE NEL CAPOLUOGO DELLE PROVINCE REGIONALI.

3 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO SONO COSTITUITE CON DECRETI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE.

ART. 2.

1 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI SONO COMPOSTE DA:

a) UN PRESIDENTE, DESIGNATO DALLA GIUNTA REGIONALE, SU PROPOSTA DELL'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI, SCELTO TRA DOCENTI UNIVERSITARI IN MATERIE GIURIDICHE, MAGISTRATI A RIPOSO, DIRETTORI REGIONALI O EQUIPARATI A RIPOSO, AVVOCATI ISCRITTI DA ALMENO CINQUE ANNI NELL'ALBO DEI PATROCINANTI IN CASSAZIONE;

b) NOVE MEMBRI ELETTI DALLA ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA CON VOTO LIMITATO AD UNO E SCELTI TRA:

1) ISCRITTI ALL'ORDINE DEGLI AVVOCATI O DEI DOTTORI COMMERCIALISTI;

2) DIPENDENTI STATALI O REGIONALI ANCHE IN QUIESCENZA E/O DEGLI ENTI LOCALI IN QUIESCENZA, CON QUALIFICHE DIRIGENZIALI;

3) MAGISTRATI O AVVOCATI DELLO STATO, IN QUIESCENZA;

4) PROFESSORI UNIVERSITARI DI RUOLO IN MATERIE GIURIDICHE ED AMMINISTRATIVE.

ART. 3.

1 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI ELEGGONO NEL PROPRIO SENO IL VICEPRESIDENTE.

2 . LE FUNZIONI DI SEGRETARIO DELLA SEZIONE CENTRALE E DI CIASCUNA SEZIONE PROVINCIALE SONO SVOLTE DA UN FUNZIONARIO DELLA REGIONE CON QUALIFICA NON INFERIORE AD ASSISTENTE, IN SERVIZIO PRESSO GLI UFFICI DELLA SEZIONE CENTRALE O DI CIASCUNA SEZIONE PROVINCIALE, DESIGNATO DAL PRESIDENTE DELLA SEZIONE CENTRALE O DI CIASCUNA SEZIONE PROVINCIALE.

3 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI SONO RINNOVATE INTEGRALMENTE OGNI CINQUE ANNI O QUANDO VENGA MENO LA MAGGIORANZA DEI RISPETTIVI COMPONENTI.

4 . IL PRESIDENTE ED I COMPONENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI NON SONO IMMEDIATAMENTE CONFERMABILI.

ART. 4.

1 . AL PRESIDENTE ED AI MEMBRI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI SI APPLICANO, IN TEMA DI POSIZIONE GIURIDICA E DI PERMESSI, IN QUANTO COMPATIBILI, LE DISPOSIZIONI RELATIVE AI COMPONENTI DEI COMITATI REGIONALI DI CONTROLLO PREVISTI DALLA LEGGE 8 GIUGNO 1990, N. 142 , E SUCCESSIVE MODIFICHE.

2 . AL PRESIDENTE DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI È ATTRIBUITA UN'INDENNITÀ DI CARICA PARI ALLA MISURA MASSIMA DELL'INDENNITÀ PREVISTA DALLE LEGGI VIGENTI PER IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA OVE HA SEDE L'ORGANO DI CONTROLLO O, OVE SIA MAGGIORE, DELL'INDENNITÀ PREVISTA PER IL SINDACO DEL COMUNE CAPOLUOGO.

3 . AL VICEPRESIDENTE DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI È ATTRIBUITA L'INDENNITÀ DI CUI AL COMMA SECONDO, NELLA MISURA DEL 75 PER CENTO.

4 . AGLI ALTRI COMPONENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI ED AL SEGRETARIO, È ATTRIBUITA UN'INDENNITÀ DI CARICA PARI AL 65 PER CENTO DELLA MISURA SPETTANTE AL PRESIDENTE.

5 . AL PRESIDENTE ED AGLI ALTRI COMPONENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI SI APPLICANO ALTRESÌ LE DISPOSIZIONI DELLO ARTICOLO 13, ULTIMO COMMA, E DELL'ARTICOLO 14 DELLA LEGGE 27 DICEMBRE 1985, N. 816 , E SUCCESSIVE MODIFICHE.

ART. 5.

1 . NON POSSONO ESSERE DESIGNATI O ELETTI, E NON POSSONO COMUNQUE FAR PARTE DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI:

a) I PARLAMENTARI EUROPEI E NAZIONALI;

b) I DEPUTATI DELL'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA;

c) GLI AMMINISTRATORI IN CARICA DI PROVINCE, COMUNI O DI ALTRI ENTI I CUI ATTI SONO SOGGETTI AL CONTROLLO DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO, NONCHÉ COLORO CHE ABBIANO RICOPERTO TALI CARICHE NELL'ANNO PRECEDENTE ALLA COSTITUZIONE DEL MEDESIMO COMITATO;

d) COLORO CHE VERSINO IN SITUAZIONI DI INELEGGIBILITÀ ALLE CARICHE DI CUI ALLE LETTERE B E C, CON ESCLUSIONE DEI MAGISTRATI E DEI FUNZIONARI DELLO STATO;

e) I DIPENDENTI ED I CONTABILI DEGLI ENTI LOCALI I CUI ATTI SONO SOTTOPOSTI AL CONTROLLO DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO ED I DIPENDENTI DEI PARTITI PRESENTI NEI CONSIGLI DEGLI ENTI LOCALI DELLA REGIONE;

f) I COMPONENTI DI ALTRO COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO O DELLE SEZIONI DI ESSO;

g) COLORO CHE PRESTINO ATTIVITÀ DI CONSULENZA E DI COLLABORAZIONE PRESSO LA REGIONE O ENTI SOTTOPOSTI AL CONTROLLO REGIONALE;

h) COLORO CHE RICOPRANO INCARICHI DIRETTIVI O ESECUTIVI NEI PARTITI A LIVELLO NAZIONALE, REGIONALE O PROVINCIALE, NONCHÉ COLORO CHE ABBIANO RICOPERTO TALI INCARICHI NELL'ANNO PRECEDENTE ALLA COSTITUZIONE DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO.

ART. 6.

1 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI SONO CONVOCATE DAL PRESIDENTE, MEDIANTE AVVISO CONTENENTE LA INDICAZIONE DEGLI AFFARI DA TRATTARE, DA COMUNICARSI AI SINGOLI COMPONENTI NEL DOMICILIO ELETTO, ALMENO VENTIQUATTRO ORE PRIMA DELL'ADUNANZA.

2 . ENTRO LO STESSO TERMINE DEVONO ESSERE RESI DISPONIBILI PRESSO GLI UFFICI DELLA SEZIONE CENTRALE O DELLE SEZIONI PROVINCIALI I DOCUMENTI RELATIVI AGLI AFFARI DA ESAMINARE.

3 . PER LA VALIDITÀ DELLE ADUNANZE DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI È NECESSARIO L'INTERVENTO DELLA MAGGIORANZA DEI COMPONENTI DELLO ORGANO.

4 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI DELIBERANO A MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI PRESENTI; A PARITÀ DI VOTO PREVALE IL VOTO DEL PRESIDENTE.

5 . I PROVVEDIMENTI ISTRUTTORI SONO SOTTOSCRITTI DAL PRESIDENTE E DAL SEGRETARIO.

6 . I PROVVEDIMENTI DEFINITIVI SONO SOTTOSCRITTI DAL PRESIDENTE, DAL RELATORE E DAL SEGRETARIO.

ART. 7.

1 . I COMPONENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI CHE, SENZA GIUSTIFICATO MOTIVO, NON INTERVENGANO A TRE SEDUTE CONSECUTIVE, DECADONO DALLA CARICA.

2 . DECADONO ALTRESÌ DALLA CARICA COLORO CHE, SUCCESSIVAMENTE ALLA NOMINA VENGANO A VERSARE IN UNA SITUAZIONE CHE NON AVREBBE CONSENTITO LA NOMINA STESSA, TRANNE CHE, PREVIA DIFFIDA, NON RINUNCINO ENTRO QUINDICI GIORNI ALLA SITUAZIONE CHE DÀ LUOGO AD UNA CAUSA DI INCOMPATIBILITÀ.

3 . LA DECADENZA È IN OGNI CASO PRONUNZIATA DAL PRESIDENTE DELLA REGIONE, SU PROPOSTA DELL'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI.

ART. 8.

1 . IN CASO DI MORTE, DIMISSIONI, DECADENZA O DI QUALSIASI ALTRA CAUSA DI CESSIONE DALLA CARICA DEI COMPONENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI, DEVE ESSERE IMMEDIATAMENTE DESIGNATO O ELETTO, CON LE STESSE MODALITÀ DI CUI ALL'ARTICOLO 2, IL SOSTITUTO, IL QUALE RIMANE IN CARICA FINO ALLA SCADENZA DEL MANDATO DEL SOSTITUITO.

2 . SINO A QUANDO NON SI SARÀ PROVVEDUTO ALLA NUOVA DESIGNAZIONE O ELEZIONE, LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI CONTINUERANNO A FUNZIONARE CON I SOLI COMPONENTI IN CARICA, SALVO IL DISPOSTO DELL'ARTICOLO 6, COMMA TERZO.

ART. 9.

1 . PRESSO LA SEZIONE CENTRALE E PRESSO CIASCUNA SEZIONE PROVINCIALE È ISTITUITO UN UFFICIO DI SEGRETERIA, AL QUALE È PREPOSTO UN DIRIGENTE SUPERIORE, ARTICOLATO IN UNITÀ OPERATIVE, IN RELAZIONE ALL'ENTITÀ ED ALLA COMPLESSITÀ DEGLI AFFARI DA TRATTARE.

2 . ALL'ASSEGNAZIONE DEL PERSONALE PRESSO GLI UFFICI DI CUI AL COMMA PRIMO SI PROVVEDE CON DECRETO DELL'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI, SENTITO IL CONSIGLIO DI DIREZIONE.

ART. 10.

1 . ALLE SPESE DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI, IVI COMPRESE LE SPESE DI FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI E DEI RELATIVI UFFICI, NONCHÉ DI CORRESPONSIONE DELLE UNITÀ DI CARICA E DI MISSIONE, SI PROVVEDE, NEI LIMITI DEGLI STANZIAMENTI DI BILANCIO, A MEZZO DI APERTURE DI CREDITO A FAVORE DEL FUNZIONARIO PREPOSTO ALL'UFFICIO DI SEGRETERIA.

SEZIONE II PUBBLICAZIONE DELLE DELIBERAZIONI

ART. 11.

1 . TUTTE LE DELIBERAZIONI PROVINCIALI E COMUNALI SONO PUBBLICATE MEDIANTE AFFISSIONE DI COPIA INTEGRALE DI ESSE ALL'ALBO DELL'ENTE, ISTITUITO PRESSO LA RELATIVA SEDE; PER QUINDICI GIORNI CONSECUTIVI DECORRENTI DAL PRIMO GIORNO FESTIVO SUCCESSIVO ALLA DATA DELL'ATTO, SALVO SPECIFICHE DISPOSIZIONI DI LEGGE.

2 . CON LE STESSE MODALITÀ SONO ALTRESÌ PUBBLICATI GLI ATTI DI CONCESSIONE, IVI COMPRESE LE CONCESSIONI EDILIZIE COMUNALI.

3 . IL SEGRETARIO DELL'ENTE È RESPONSABILE DELLA PUBBLICAZIONE.

ART. 12.

1 . LE DELIBERAZIONI NON SOGGETTE AL CONTROLLO PREVENTIVO DI LEGITTIMITÀ DI CUI AGLI ARTICOLI SEGUENTI, DIVENTANO ESECUTIVE DOPO IL DECIMO GIORNO DALLA RELATIVA PUBBLICAZIONE.

2 . LE DELIBERAZIONI DI CUI AL COMMA PRIMO, IN CASO DI URGENZA, POSSONO ESSERE DICHIARATE IMMEDIATAMENTE ESECUTIVE CON IL VOTO ESPRESSO DALLA MAGGIORANZA DEI COMPONENTI.

ART. 13.

1 . GLI IMPEGNI DI SPESA NON POSSONO ESSERE ASSUNTI SENZA ATTESTAZIONE DELLA RELATIVA COPERTURA FINANZIARIA DA PARTE DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO FINANZIARIO. SENZA TALE ATTESTAZIONE L'ATTO È NULLO DI DIRITTO.

SEZIONE III CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ SUGLI ATTI

ART. 14.

1 . LA SEZIONE CENTRALE E LE SEZIONI PROVINCIALI SVOLGONO IL CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ SUGLI ATTI DELLE PROVINCE E DEI COMUNI.

2 . IL CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ COMPORTA LA VERIFICA DELLA CONFORMITÀ DELL'ATTO ALLE NORME VIGENTI ED ALLE NORME STATUTARIE DELL'ENTE, RESTANDO ESCLUSA OGNI DIVERSA VALUTAZIONE DELL'INTERESSE PUBBLICO PERSEGUITO.

3 . IL CONTROLLO DI CUI AL COMMA SECONDO NON PUÒ ESSERE SOGGETTO A CONDIZIONE.

4 . IL CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ DEI BILANCI PREVENTIVI E DEI CONTI CONSUNTIVI COMPORTA ALTRESÌ LA VERIFICA DELLA COERENZA INTERNA DEGLI ATTI E LA CORRISPONDENZA DEI DATI CONTABILI CON QUELLI DELLE DELIBERAZIONI, NONCHÉ CON I DOCUMENTI GIUSTIFICATIVI ALLEGATI ALLE STESSE.

ART. 15.

1 . SONO SOGGETTE A CONTROLLO PREVENTIVO DI LEGITTIMITÀ LE DELIBERAZIONI CONCERNENTI MATERIE ATTRIBUITE ALLA COMPETENZA DEI CONSIGLI PROVINCIALI E COMUNALI NONCHÉ LE DELIBERAZIONI DI COMPETENZA DELLE GIUNTE PROVINCIALI E COMUNALI NELLE MATERIE APPRESSO INDICATE:

a) ACQUISTI, ALIENAZIONI, APPALTI E TUTTI I CONTRATTI IN GENERALE;

b) CONTRIBUTI;

c) ASSUNZIONI, STATO GIURIDICO ED ECONOMICO DEL PERSONALE.

2 . SONO ALTRESÌ SOGGETTE A CONTROLLO PREVENTIVO DI LEGITTIMITÀ LE ALTRE DELIBERAZIONI CHE I CONSIGLI E LE GIUNTE INTENDONO SOTTOPORRE, DI PROPRIA INIZIATIVA, ALLO STESSO CONTROLLO.

3 . SONO ANCHE SOGGETTE A CONTROLLO PREVENTIVO DI LEGITTIMITÀ LE DELIBERAZIONI DI COMPETENZA DELLE GIUNTE PROVINCIALI E COMUNALI NELLE MATERIE APPRESSO INDICATE, QUANDO UN DECIMO DEI CONSIGLIERI, OVVERO UN GRUPPO CONSILIARE REGOLARMENTE COSTITUITO IN BASE AL REGOLAMENTO INTERNO VIGENTE PRESSO CIASCUN ENTE, NE FACCIA RICHIESTA SCRITTA ENTRO DIECI GIORNI DALL'AFFISSIONE DELLA DELIBERAZIONE ALL'ALBO: INDENNITÀ, COMPENSI, RIMBORSI ED ESENZIONI AD AMMINISTRATORI, A DIPENDENTI O A TERZI.

4 . CONTESTUALMENTE ALL'AFFISSIONE ALL'ALBO LE DELIBERAZIONI DI CUI AL COMMA TERZO SONO TRASMESSE AI CAPIGRUPPO CONSILIARI.

5 . SONO ANCORA SOGGETTE A CONTROLLO PREVENTIVO DI LEGITTIMITÀ, NEI LIMITI DEI VIZI DENUNCIATI, LE DELIBERAZIONI DI COMPETENZA DELLE GIUNTE PROVINCIALI E COMUNALI QUANDO UN QUINTO DEI CONSIGLIERI PROVINCIALI O UN QUINTO DEI CONSIGLIERI COMUNALI LE RITENGANO VIZIATE DI INCOMPETENZA O ASSUNTE IN CONTRASTO CON ATTI FONDAMENTALI DEL CONSIGLIO, CON RICHIESTA SCRITTA E MOTIVATA, CON L'INDICAZIONE DEI RELATIVI VIZI, DA PRESENTARE ENTRO DIECI GIORNI DALL'AFFISSIONE DELLA DELIBERAZIONE ALL'ALBO.

6 . NON SONO SOGGETTE A CONTROLLO PREVENTIVO DI LEGITTIMITÀ LE DELIBERAZIONI MERAMENTE ESECUTIVE DI ALTRE DELIBERAZIONI.

ART. 16.

1 . IN CASO DI EVIDENTE PERICOLO O DI DANNO NEL RITARDO DELLA RELATIVA ESECUZIONE LE DELIBERAZIONI DI CUI ALL'ARTICOLO 15 POSSONO ESSERE DICHIARATE URGENTI ED IMMEDIATAMENTE ESECUTIVE CON IL VOTO ESPRESSO DAI DUE TERZI DEI VOTANTI.

ART. 17.

1 . LA SEZIONE CENTRALE ESERCITA IL CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ DI CUI AGLI ARTICOLI 14 E 15 SULLE DELIBERAZIONI DEI CONSIGLI PROVINCIALI E COMUNALI CONCERNENTI:

a) STATUTI DEGLI ENTI E DELLE RELATIVE AZIENDE SPECIALI;

b) REGOLAMENTI;

c) ORDINAMENTI DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI;

d) DISCIPLINA GENERALE DELLO STATO GIURIDICO E DELLE ASSUNZIONI DEL PERSONALE;

e) RECEPIMENTO DEI PROVVEDIMENTI CONCERNENTI IL TRATTAMENTO ECONOMICO DEL PERSONALE;

f) BILANCI PREVENTIVI E CONSUNTIVI, PROGRAMMI E RELAZIONI PREVISIONALI E PROGRAMMATICHE.

2 . TUTTE LE ALTRE DELIBERAZIONI SOGGETTE A CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ SONO DI COMPETENZA DELLE SEZIONI PROVINCIALI NELLA CUI CIRCOSCRIZIONE HA SEDE L'ENTE.

3 . LA SEZIONE CENTRALE ESERCITA ALTRESÌ IL CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ SULLE DELIBERE DI COMPETENZA DELLE SEZIONI PROVINCIALI, PER LE QUALI SI RENDA NECESSARIA LA RISOLUZIONE DI QUESTIONI DI MASSIMA DI PARTICOLARE IMPORTANZA E SULLE DELIBERE CHE ABBIANO DATO LUOGO O POSSANO DAR LUOGO A DECISIONI CONTRASTANTI, NELL'AMBITO DELLA STESSA SEZIONE O DI SEZIONI DIVERSE. LA DEVOLUZIONE HA LUOGO CON ORDINANZA DELLA SEZIONE PROVINCIALE, D'UFFICIO O SU RICHIESTA DELL'ENTE INTERESSATO. LA DEVOLUZIONE DEVE AVER LUOGO ENTRO DIECI GIORNI DALLA DATA IN CUI LA DELIBERAZIONE È PERVENUTA ALLA SEZIONE PROVINCIALE.

4 . LA SEZIONE CENTRALE SVOLGE, ALTRESÌ, ATTIVITÀ DI INDIRIZZO E DI COORDINAMENTO NEI CONFRONTI DELLE SEZIONI PROVINCIALI.

5 . ANCHE SU RICHIESTA DEL PRESIDENTE DELLA SEZIONE CENTRALE O DI UN PRESIDENTE DELLE SEZIONI PROVINCIALI, IL PRESIDENTE DELLA REGIONE O, SU SUA DELEGA, L'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI CONVOCA LA CONFERENZA DEI PRESIDENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI, INTEGRATA DAI DIRETTORI REGIONALI DELL'ASSESSORATO DEGLI ENTI LOCALI E DELL'UFFICIO LEGISLATIVO E LEGALE DELLA PRESIDENZA DELLA REGIONE.

6 . LE CONCLUSIONI CUI PERVIENE LA CONFERENZA, IN CASO DI INTERPRETAZIONI DISCORDANTI DI NORME LEGISLATIVE O REGOLAMENTARI CHE INVESTANO INTERESSI GENERALI DELLA REGIONE, COSTITUISCONO DIRETTIVE VINCOLANTI PER L'ESERCIZIO DEL POTERE TUTORIO DA PARTE DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI.

7 . NELL'IPOTESI DI REITERATA INOSSERVANZA DELLE DIRETTIVE DELLA CONFERENZA SI APPLICA L'ARTICOLO 5 DELLA LEGGE REGIONALE 23 DICEMBRE 1962, N. 25 .

ART. 18.

1 . LE DELIBERAZIONI INDICATE ALL'ARTICOLO 15, COMMI PRIMO E SECONDO, DEVONO ESSERE INVIATE ALLA SEZIONE CENTRALE O ALLA SEZIONE PROVINCIALE COMPETENTE ENTRO QUINDICI GIORNI DALLA RELATIVA ADOZIONE.

2 . LE DELIBERAZIONI INDICATE ALL'ARTICOLO 15, COMMI TERZO E QUINTO, DEVONO ESSERE INVIATE ALLA SEZIONE PROVINCIALE COMPETENTE ENTRO QUINDICI GIORNI DALLA RICEZIONE DELLA RICHIESTA DI SOTTOPOSIZIONE AL CONTROLLO.

3 . LE DELIBERAZIONI INDICATE ALL'ARTICOLO 16 DEBBONO ESSERE TRASMESSE ALL'ORGANO DI CONTROLLO, A PENA DI DECADENZA, ENTRO CINQUE GIORNI DALLA RELATIVA ADOZIONE.

4 . LE DELIBERAZIONI DEVONO ESSERE TRASMESSE ALL'ORGANO DI CONTROLLO IN DUPLICE ESEMPLARE AUTENTICATO, A MEZZO DI RACCOMANDATA POSTALE CON AVVISO DI RICEVIMENTO OVVERO A MEZZO DI RACCOMANDATA A MANO, INSIEME CON APPOSITO ELENCO FIRMATO DAL SEGRETARIO, CONTENENTE L'INDICAZIONE SOMMARIA DEGLI ATTI TRASCRITTI. L'AVVISO POSTALE DI RICEZIONE O L'ATTESTAZIONE DI RICEVIMENTO DEVE ESSERE FIRMATO DAL SEGRETARIO O DA ALTRO DIPENDENTE ADDETTO ALL'UFFICIO DELL'ORGANO DI CONTROLLO.

5 . IL PRESIDENTE DELL'ORGANO ADITO, OVE RITENGA CHE IL CONTROLLO SULLE DELIBERAZIONI RIENTRI NELLA COMPETENZA DI ALTRO ORGANO DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO, TRASMETTE LA DELIBERAZIONE ALL'ORGANO RITENUTO COMPETENTE ENTRO DIECI GIORNI DALLA RELATIVA RICEZIONE DANDONE COMUNICAZIONE ALL'ENTE INTERESSATO.

6 . LE DELIBERAZIONI DIVENTANO ESECUTIVE SE, NEL TERMINE DI VENTI GIORNI DALLA RELATIVA RICEZIONE, L'ORGANO DI CONTROLLO NON ABBIA ADOTTATO UN PROVVEDIMENTO DI ANNULLAMENTO, DANDONE COMUNICAZIONE ALL'ENTE INTERESSATO NELLO STESSO TERMINE. IL TERMINE PER L'ESAME DEI BILANCI E DEI CONTI CONSUNTIVI È DI QUARANTA GIORNI.

7 . PER LE DELIBERAZIONI DICHIARATE IMMEDIATAMENTE ESECUTIVE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 16, L'ORGANO DI CONTROLLO, ENTRO QUINDICI GIORNI DALLA RELATIVA RICEZIONE, PUÒ PRONUNCIARNE L'ANNULLAMENTO. RESTANO SALVI GLI EFFETTI DELLE DELIBERAZIONI VERIFICATISI PRIMA DELLA DECADENZA O DELLA PRONUNCIA DI ANNULLAMENTO.

8 . IL PROVVEDIMENTO DI ANNULLAMENTO DEVE INDICARE LE NORME VIOLATE, ANCHE CON RIFERIMENTO AI PRINCIPI DELL'ORDINAMENTO GIURIDICO.

9 . LE DELIBERAZIONI DIVENTANO ESECUTIVE ANCHE PRIMA DEL DECORSO DEL TERMINE, SE L'ORGANO DI CONTROLLO DÀ COMUNICAZIONE DI NON AVERE RISCONTRATO VIZI DI LEGITTIMITÀ.

10 . NELL'IPOTESI PREVISTA DALL'ARTICOLO 17, COMMA TERZO, I TERMINI PER L'ESERCIZIO DEL CONTROLLO DA PARTE DELLA SEZIONE CENTRALE DECORRONO DALLA DATA IN CUI L'ORDINANZA DI RIMESSIONE PERVIENE AGLI UFFICI DELLA SEZIONE CENTRALE STESSA.

ART. 19.

1 . IL TERMINE PER L'ESERCIZIO DEL CONTROLLO DI LEGITTIMITÀ È INTERROTTO, PER UNA SOLA VOLTA, SE ENTRO DIECI GIORNI DAL RICEVIMENTO DELLA DELIBERAZIONE L'ORGANO DI CONTROLLO CHIEDE ALL'ENTE DELIBERANTE CHIARIMENTI O ELEMENTI INTEGRATIVI DI GIUDIZIO.

2 . IN TAL CASO IL TERMINE PER L'ESERCIZIO DEL CONTROLLO RIPRENDE A DECORRERE DALLA DATA DI RICEZIONE DEGLI ATTI E DELLE NOTIZIE RICHIESTE.

3 . LE DELIBERAZIONI DICHIARATE IMMEDIATAMENTE ESECUTIVE SI INTENDONO DECADUTE QUALORA L'ENTE INTERESSATO NON FORNISCA I CHIARIMENTI E GLI ELEMENTI RICHIESTI ENTRO VENTI GIORNI.

ART. 20.

1 . SALVO QUANTO PREVISTO ALL'ARTICOLO 19, L'ORGANO DI CONTROLLO, IN RELAZIONE ALL'ESAME DEL CONTO CONSUNTIVO, PUÒ INDICARE ALL'ENTE INTERESSATO SPECIFICHE MODIFICAZIONI DA APPORTARE ALLE RISULTANZE DEL CONTO CONSUNTIVO MEDESIMO, CON L'INVITO AD ADOTTARE LE STESSE MODIFICAZIONI ENTRO IL TERMINE MASSIMO DI TRENTA GIORNI.

2 . NEL CASO DI MANCATA ADOZIONE DEL CONTO CONSUNTIVO ENTRO IL TERMINE PREVISTO, O DI MANCATA ADOZIONE DELLE MODIFICAZIONI ENTRO IL TERMINE PREVISTO AL COMMA PRIMO O DI ANNULLAMENTO DELLA DELIBERAZIONE DI ADOZIONE DEL CONTO CONSUNTIVO DA PARTE DELL'ORGANO DI CONTROLLO, QUESTO SEGNALA L'OMISSIONE ALL'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI.

ART. 21.

1 . QUALORA GLI ORGANI DELIBERATIVI DEGLI ENTI SOGGETTI A CONTROLLO NE FACCIANO RICHIESTA PER ISCRITTO IN RELAZIONE AD ATTI DETERMINATI, L'ORGANO DI CONTROLLO DEVE DISPORRE L'AUDIZIONE RICHIESTA IN TEMPO UTILE E COMUNQUE NON OLTRE IL DECIMO GIORNO SUCCESSIVO A QUELLO NEL QUALE SIA PERVENUTO L'ATTO SOGGETTO A CONTROLLO. PARIMENTI L'ORGANO DI CONTROLLO DEVE SENTIRE I RAPPRESENTANTI DELLA MINORANZA ALLO INTERNO DEGLI ORGANI DELIBERATIVI DEGLI ENTI, QUANDO GLIENE FACCIANO DOMANDA ENTRO IL TERMINE SUINDICATO.

2 . L'ORGANO DI CONTROLLO NON PUÒ ESAMINARE L'ATTO PRIMA DEL DECIMO GIORNO SUCCESSIVO A QUELLO NEL QUALE L'ATTO SIA PERVENUTO ALLO STESSO.

3 . I RAPPRESENTANTI DELL'ENTE E QUELLI DELLA MINORANZA CONSILIARE POSSONO ESSERE INVITATI, AI SENSI DEL PRESENTE ARTICOLO, ALLE ADUNANZE, PER FORNIRE AL COLLEGIO CHIARIMENTI RIGUARDANTI L'ATTO SOTTOPOSTO A CONTROLLO PRIMA DELLO SVOLGIMENTO DELLA RELAZIONE SULLE QUESTIONI CONCERNENTI LO STESSO ATTO.

ART. 22.

1 . LE DELIBERAZIONI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI SONO PUBBLICATE MEDIANTE AFFISSIONE ALLO ALBO DELL'UFFICIO.

2 . OGNI INTERESSATO PUÒ RICHIEDERE COPIA DELLE DELIBERAZIONI, SALVO IL PAGAMENTO DELLE SPESE RELATIVE.

3 . L'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI CURERÀ LA RACCOLTA INFORMATIZZATA DEI PROVVEDIMENTI DI ANNULLAMENTO DEGLI ORGANI DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO, CON FACOLTÀ DI ACCESSO ALLA MEDESIMA DI TUTTI GLI ENTI INTERESSATI.

ART. 23.

1 . UNO SPECIALE REGOLAMENTO, EMANATO DALLO ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI, DISCIPLINERÀ IL FUNZIONAMENTO DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI DI CONTROLLO, NONCHÉ DEI RELATIVI UFFICI DI SEGRETERIA.

SEZIONE IV CONTROLLI SOSTITUTIVI ED ISPETTIVI

ART. 24.

1 . QUALORA GLI ORGANI DELLE PROVINCE E DEI COMUNI OMETTANO O RITARDINO, SEBBENE PREVIAMENTE DIFFIDATI A PROVVEDERE ENTRO CONGRUO TERMINE, O NON SIANO COMUNQUE IN GRADO DI COMPIERE ATTI OBBLIGATORI PER LEGGE, AL COMPIMENTO DELL'ATTO PROVVEDE L'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI A MEZZO DI UN COMMISSARIO, LA CUI DURATA IN CARICA NON PUÒ SUPERARE IL TERMINE DI UN MESE, SALVO PROROGA FINO A TRE MESI, PER GRAVI E GIUSTIFICATI MOTIVI DI CARATTERE AMMINISTRATIVO.

2 . IL TERMINE ASSEGNATO PER IL COMPIMENTO DELL'ATTO NON PUÒ ESSERE INFERIORE A TRENTA GIORNI. TERMINI INFERIORI POSSONO ESSERE ASSEGNATI SOLO PER I CASI DI URGENZA, MOTIVANDO SPECIFICATAMENTE LE RAGIONI.

3 . ALLE SPESE PER IL COMMISSARIO PROVVEDE L'ENTE INTERESSATO, SALVO RIVALSA A CARICO DEGLI AMMINISTRATORI EVENTUALMENTE RESPONSABILI.

ART. 25.

1 . FERME RESTANDO LE NORME RELATIVE AI CONTROLLI ISPETTIVI SUI SERVIZI STATALI DI COMPETENZA DEGLI ENTI LOCALI, L'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI, ANCHE A MEZZO DI FUNZIONARI IN SERVIZIO PRESSO LE SEZIONI PROVINCIALI DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO, PUÒ DISPORRE ISPEZIONI SALTUARIE E PERIODICHE PRESSO LE AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI E COMUNALI, PER ACCERTARE LA FUNZIONALITÀ DEGLI ORGANI AMMINISTRATIVI E TECNICI DELL'ENTE, IL REGOLARE ANDAMENTO DEI PUBBLICI SERVIZI, NONCHÉ L'ESATTA OSSERVANZA DELLE LEGGI E DEI REGOLAMENTI.

ART. 26.

1 . I CONTROLLI PREVISTI DAGLI ARTICOLI 24 E 25 SONO ESERCITATI A MEZZO DELL'UFFICIO ISPETTIVO PREVISTO DALLO ARTICOLO 1 DELLA LEGGE REGIONALE 23 DICEMBRE 1962, N. 25 , E SUCCESSIVE MODIFICHE.

ART. 27.

1 . IN CASO DI ACCERTATE, GRAVI DISFUNZIONI DI SERVIZI COMUNALI E PROVINCIALI, L'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI PUÒ PROVVEDERE ALLA NOMINA DI UN COMMISSARIO- PROVVEDITORE PER LA RIORGANIZZAZIONE, L'ISTITUZIONE O LA REGOLAMENTAZIONE DEI SERVIZI MEDESIMI, LA CUI DURATA IN CARICA NON PUÒ ECCEDERE IL TERMINE DI SEI MESI, SALVO PROROGA PER UN PERIODO NON SUPERIORE A TRE MESI PER GRAVI MOTIVI.

2 . IL COMMISSARIO-PROVVEDITORE PROPONE L'ADOZIONE DEI NECESSARI PROVVEDIMENTI FINALI AI CONSIGLI DEGLI ENTI INTERESSATI.

3 . POSSONO ESSERE NOMINATI COMMISSARI-PROVVEDITORI FUNZIONARI DELLA REGIONE, DELLO STATO O DI ENTI PUBBLICI, CON QUALIFICA DIRIGENZIALE, IN SERVIZIO O A RIPOSO, SEMPRECHÈ SIANO IN POSSESSO DELLA PARTICOLARE QUALIFICAZIONE RICHIESTA DALLA NATURA DELL'INCARICO.

4 . NEL CASO DI NOMINA DI FUNZIONARI ESTERNI ALL'AMMINISTRAZIONE REGIONALE IL PRESIDENTE DELLA REGIONE È AUTORIZZATO A FISSARE CON PROPRIO DECRETO L'EMOLUMENTO DA ATTRIBUIRE AL COMMISSARIO, SU PROPOSTA DELL'ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI. L'EMOLUMENTO RESTA A CARICO DELL'ENTE INTERESSATO.

ART. 28.

1 . AGLI ORGANI COLLEGIALI DI CONTROLLO PREVISTI DALLA PRESENTE LEGGE ED AI RELATIVI PRESIDENTI SI APPLICANO, IN QUANTO COMPATIBILI, LE DISPOSIZIONI DEGLI ARTICOLI 3, 4 E 5 DELLA LEGGE REGIONALE 23 DICEMBRE 1962, N. 25, E SUCCESSIVE MODIFICHE.

ART. 29.

1 . LE DISPOSIZIONI DELLA PRESENTE LEGGE IN MATERIA DI CONTROLLO E DI VIGILANZA SI APPLICANO, ALTRESÌ, IN QUANTO COMPATIBILI, AI CONSORZI ED ALLE UNIONI DI COMUNI. L'ORGANO DI CONTROLLO COMPETENTE È QUELLO NELLA CUI CIRCOSCRIZIONE HA SEDE IL CONSORZIO O L'UNIONE.

CAPO II DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

ART. 30.

(ARTICOLO OMESSO IN QUANTO DICHIARANO INCOSTITUZIONALE CON SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE 9-17 OTTOBRE 1991, N. 385).

ART. 31.

1 . SONO ABROGATI:

a) GLI ARTICOLI 30, 31, SECONDO COMMA, DA 32 A 40, DA 78 A 91, 160, 197, 208 DELL'ORDINAMENTO REGIONALE DEGLI ENTI LOCALI APPROVATO CON LEGGE REGIONALE 15 MARZO 1963, N. 16, E SUCCESSIVE MODIFICHE;

b) GLI ARTICOLI DA 9 A 17 DEL REGOLAMENTO APPROVATO CON DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE 29 OTTOBRE 1957, N. 3, E SUCCESSIVE MODIFICHE;

c) LA LEGGE REGIONALE 18 LUGLIO 1961, N. 14 , E SUCCESSIVE MODIFICHE CON ESCLUSIONE DELL'ARTICOLO 13;

d) L'ARTICOLO 6 DELLA LEGGE REGIONALE 23 DICEMBRE 1962, N. 25 ;

e) GLI ARTICOLI 3, 18 E DA 21 A 27 DELLA LEGGE REGIONALE 21 FEBBRAIO 1976, N. 1, E SUCCESSIVE MODIFICHE;

f) IL REGOLAMENTO APPROVATO CON DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE 22 MAGGIO 1985, N. 38 ;

g) L'ARTICOLO 4 DELLA LEGGE REGIONALE 23 DICEMBRE 1985, N. 52 , E SUCCESSIVE MODIFICHE;

h) L'ARTICOLO 6 DELLA LEGGE REGIONALE 24 GIUGNO 1986, N. 31 , E SUCCESSIVE MODIFICHE;

i) OGNI ALTRA DISPOSIZIONE LEGISLATIVA O REGOLAMENTARE COMUNQUE INCOMPATIBILE CON LE DISPOSIZIONI DELLA PRESENTE LEGGE.

ART. 32.

1 . LE DISPOSIZIONI DELLA PRESENTE LEGGE SI APPLICANO AGLI ATTI ADOTTATI DOPO L'INSEDIAMENTO DEGLI ORGANI DI CONTROLLO ISTITUITI DALLA STESSA.

2 . PER GLI ATTI ADOTTATI FINO ALL'INSEDIAMENTO DI CUI AL COMMA PRIMO CONTINUANO AD APPLICARSI LE DISPOSIZIONI DELL'ORDINAMENTO REGIONALE DEGLI ENTI LOCALI APPROVATO CON LA LEGGE REGIONALE 15 MARZO 1963, N. 16 , E SUCCESSIVE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI. IL CONTROLLO È SVOLTO DALLE SEZIONI PROVINCIALI COMPETENTI.

ART. 33.

1 . IL PRESIDENTE ED I COMPONENTI DELLA SEZIONE CENTRALE E DELLE SEZIONI PROVINCIALI DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO SONO INELEGGIBILI A DEPUTATI REGIONALI, SALVO CHE ABBIANO CESSATO DI ESERCITARE LE LORO FUNZIONI ALMENO SEI MESI PRIMA DEL COMPIMENTO DI UN QUINQUENNIO DALLA DATA DELLA PRECEDENTE ELEZIONE REGIONALE.

2 . LA DISPOSIZIONE DI CUI AL COMMA PRIMO SI APPLICA ANCHE AI COMPONENTI DEI COMITATI DI GESTIONE DELLE UNITÀ SANITARIE LOCALI NONCHÉ AI COMPONENTI DI COMITATI, COMMISSIONI ED ORGANISMI CHE ESPRIMONO PARERI OBBLIGATORI SU ATTI AMMINISTRATIVI DELL'AMMINISTRAZIONE REGIONALE.

3 . I SOGGETTI DI CUI AL COMMA SECONDO, OVE INTENDANO CANDIDARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI, DEVONO RASSEGNARE LE DIMISSIONI ENTRO DIECI GIORNI DALLA DATA DI PUBBLICAZIONE DELLA PRESENTE LEGGE.

ART. 34.

1 . AGLI ONERI DERIVANTI DALL'ARTICOLO 4 PER LO ESERCIZIO FINANZIARIO 1991, VALUTATI IN LIRE 2.000 MILIONI, SI PROVVEDE CON LA RIDUZIONE DI PARI IMPORTO DELLO STANZIAMENTO DEL CAPITOLO 18210 DEL BILANCIO DELLA REGIONE PER L'ANNO FINANZIARIO MEDESIMO.

ART. 35.

1 . LA PRESENTE LEGGE SARÀ PUBBLICATA NELLA GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA ED ENTRERÀ IN VIGORE IL GIORNO STESSO DELLA SUA PUBBLICAZIONE.

2 . È FATTO OBBLIGO A CHIUNQUE SPETTI DI OSSERVARLA E DI FARLA OSSERVARE COME LEGGE DELLA REGIONE.

PALERMO, 3 DICEMBRE 1991
LEANZA
ASSESSORE REGIONALE PER GLI ENTI LOCALI: LOMBARDO

http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexr/1991/lexr_27680.html




*CONSULENZE e..............



*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione



*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche



*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative



*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa



*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010



*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE



*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”



* Mi si è ristretto il pene! Colpa dell'inquinamento

Nessun commento: