L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 7 ottobre 2009

2009 7 OTTOBRE RICORSO N 3667 1996 SENTENZA N N. 01683/2009 REG.SEN. N. 03667/1996 REG.RIC. SCALICI GIUSEPPE CONTRADA PIANA FRAZIONAMENTO TERRENO TRAZZERA

2009 7 OTTOBRE RICORSO N 3667  1996 SENTENZA N N. 01683/2009 REG.SEN. N. 03667/1996 REG.RIC. SCALICI GIUSEPPE  CONTRADA PIANA FRAZIONAMENTO TERRENO TRAZZERA 



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3667 del 1996, proposto da SCALICI Giuseppe, rappresentato e difeso, giusta procura a margine del ricorso, dall'avv. Giovanni Immordino, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Palermo, via Libertà n.171,
contro

- il Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore;
- l’Assessorato Regionale dell'Agricoltura e delle Foreste – Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia, in persona del legale rappresentante pro tempore,
rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, ivi elettivamente domiciliata nei propri uffici in via A. De Gasperi n. 81, 
per l'annullamento

1) del provvedimento comunicato con nota prot. n. 8961 dell’11 giugno 1996, con il quale il Sindaco del Comune di Isola delle Femmine ha denegato il nulla-osta al frazionamento del terreno di proprietà del signor Scalici, sito in Isola delle Femmine, foglio 3, part. 161, 238 e 216;

2)della nota prot. n. 2012 del 3 giugno 1996 del’Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere di Sicilia, costituito presso l’Assessorato Regionale AA.FF., recepita dal provvedimento sub 1), con la quale è stata affermata la natura demaniale del terreno oggetto della richiesta di frazionamento da parte del ricorrente, in quanto inesistente nella Regia Trazzera;

3) di tutti gli atti presupposti, connessi, consequenziali.


Visto il ricorso con i relativi allegati;

visto l'atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello Stato per l’Assessorato Regionale dell'agricoltura e delle foreste;

viste la memoria difensiva depositata dall’Avvocatura dello Stato il 9 settembre 2009;

visti tutti gli atti della causa;

relatore nell'udienza pubblica del giorno 07.10.2009 il Referendario dott.ssa Maria Barbara Cavallo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:


FATTO

1. Con ricorso notificato il 25 novembre 1996 e depositato il successivo 9 ottobre, Giuseppe Scalici, proprietario di un terreno sito nel Comune di Isola delle Femmine, c.da Piana, al quale era annesso un fabbricato, ha impugnato i provvedimenti in epigrafe, con i quali gli è stata formalmente respinta l’istanza di catastazione dell’intero immobile stante la natura demaniale della part. 216, in quanto ubicata nel tracciato della locale Regia Trazzera.

Avverso i suddetti provvedimenti ha articolato un unico complesso motivo di ricorso per “ violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e seg. del R.D. 30.12.1923 n. 3244 e degli artt. 3 e 7 del R.D. 29.12.1927 n. 2801; eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento e della erroneità nei presupposti; difetto di legittimazione attiva”.

A suo parere, infatti, l’Amministrazione non ha mai posto in essere alcun procedimento formale per l’individuazione del demanio trazzerale, così come previsto dal R.D. 29.12.1927 n. 2801, derivando da ciò l’illegittimità dell’opposto diniego al frazionamento in ragione della inesistenza degli elementi fattuali idonei a conferire la necessaria certezza alla consistenza del suddetto demanio e alla attribuzione di tale qualità anche ai terreni di proprietà dello Scalici.

2. L’Amministrazione si è costituita depositando documentazione comprovante l’appartenenza delle part. 191, 161 e 216 al Demanio Pubblico Armentizio, in virtù di decreto 98/251 del 16.6.1953 dell’Assessore regionale dell’Agricoltura e delle Foreste, che ne ha dichiarato l’appartenenza al demanio pubblico della Regia Trazzera, e ricostruendo i vari passaggi nella memoria depositata in via dell’udienza pubblica.

3. A tale udienza il Collegio ha trattenuto la causa per la decisione.

DIRITTO

1. Le cd. “regie trazzere”siciliane erano antichissime vie armentizie per il transito di greggi e mandrie, che con il tempo assunsero la funzione di importanti assi di comunicazione tra città, paesi e contrade.

La loro acquisizione al demanio regio risale addirittura ai tempi del regno di Federico II di Svevia, con lo scopo di consentire ai pastori di transitarvi liberamente con i propri animali senza pagare nessun diritto di pedaggio ai possessori dei terreni attraversati (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. II, 18 aprile 2002 , n. 997).

A tal fine, esse sono state oggetto di una specifica disciplina normativa, che fa capo al R.D. 30.12.1923 n. 3244.

Con l’art. 1 del citato Decreto si è stabilito che “ i tratturi di Puglia e le trazzere di Sicilia continuano ad essere di demanio pubblico dello Stato e passano dalla dipendenza diretta del Ministero delle finanze a quella del Ministero delle politiche agricole e forestali”, fermo restando che quelli, tra essi, non più utilizzati o non più utili potrebbero essere oggetto di alienazione agli enti pubblici locali per la trasformazione in strade ordinarie o vicinali (art. 3 e ss. R.D. 3244/1923).

L’art. 7 della medesima legge ha altresì stabilito che “ è in facoltà del Ministero delle politiche agricole e forestali di consentire la legittimazione dei possessi abusivi di quelle zone che risulteranno non necessarie all'uso pubblico e non trasformabili in strade, purché le occupazioni siano di data anteriore al 30 dicembre 1923, e gli abusivi occupatori si obblighino di pagare un canone annuo affrancabile, se trattasi di zone occupate con fabbricati, od il prezzo di stima, se trattasi di occupazione di ogni altra natura, e salva sempre l'osservanza delle altre condizioni che saranno stabilite con successivo regolamento”.

Il Regolamento che è stato successivamente approvato ha previsto una procedura apposita per l’identificazione e il rilevamento delle trazzere, affidato all’Ufficio Tecnico Speciale per le Trazzere, il cui tracciato deve risultare “ da un tipo planimetrico” comprendenti una serie di indicazioni tecniche (cfr. art. 7 del R.D. 2801/1927).

In base all’art. 9, i terreni che dopo gli accertamenti effettuati risultino appartenenti al demanio pubblico armentizio hanno una serie variabile di destinazioni (conservazione se utilizzati o necessari per i bisogni dell'industria armentizia; passaggio al demanio stradale; trasferimento gratuito alle Province, ai Comuni od ai Consorzi di cui all'art. 6 del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3244; conservazione da parte dello Stato se utilizzabili per altri fini pubblici di competenza statale).

In ogni caso, la trazzera della quale sia accertata la natura, in quanto tale appartiene al demanio. A tal fine sono necessari una serie di adempimenti volti ad acquisire gli elementi di fatto idonei a conferire la necessaria certezza alla consistenza del demanio trazzerale attuale, procedendo alla verificazione della estensione reale del suolo trazzerale , con specifica individuazione degli attuali confini, opportunamente segnati con ogni adeguato strumento cartografico e planimetrico, da porre a disposizione degli interessati per l'esatta ricognizione delle rispettive situazioni dominicali, con riguardo ad ogni sopravvenuta modificazione per dismissione o modificazione della destinazione di pubblico interesse connessa alla attuale funzione trazzerale dei suoli stessi (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 15 giugno 1993 , n. 615).

2. Orbene, l’Amministrazione intimata ha dimostrato come con decreto 98/251 del 16 giugno 1953 (all. 2 parte resistente) è stata a suo tempo dichiarata l’esistenza della trazzera “Carini-Isola delle Femmine con biforcazione passante per Capaci”.

Il suolo ricompreso nella suddetta trazzera, pertanto, appartiene al pubblico demanio armentizio.

Con tale decreto si autorizzava l’Ufficio tecnico competente ad accertare la consistenza della trazzera medesima, il cui tracciato –giusto quanto riportato nella relazione dimostrativa della demanialità del 30.6.1952 - è rappresentato sulle mappe catastali del territorio di Isola delle Femmine con il nome di “regia trazzera di Capaci” (cfr. relazione dimostrativa della demanialità del 30.6.1952, all. 4 parte resistente). L’originaria larghezza risulta distintamente delimitata nella mappa catastale, nonostante porzioni di suolo demaniale, facenti parte dell’antica consistenza, siano state da tempo oggetto di occupazione ed aggregate alle proprietà limitrofe: questo è quanto si è verificato con le particelle oggetto del presente ricorso (191-161-216), atteso che nel foglio di mappa n. 3 del territorio del Comune di Isola delle Femmine è visibile la trazzera, nella quale ricadono le particelle sopra indicate.

Il Comune era perfettamente a conoscenza di tale assetto del territorio, posto che esso stesso aveva provveduto, nel 1982, a chiedere l’autorizzazione per l’occupazione dei suoli facenti parte della trazzera al fine di realizzare un’importante opera pubblica.

3. Il ricorso, pertanto, non può essere accolto, dal momento che le particelle delle quali lo Scalici assume essere proprietario, in forza di successione ereditaria, appartengono al demanio armentizio e quindi non possono considerarsi, a nessun titolo, di proprietà di un soggetto privato, posto che i beni demaniali non sono suscettibili di usucapione o vendita.

Lo stesso Scalici ne ha indirettamente dato atto a mezzo di una “istanza di legittimazione del possesso” sulla trazzera in oggetto, la cui proposizione risulta dal contenuto del verbale di contravvenzione del 9 gennaio 1997 n. 14156/39 (all. 14 parte resistente), nel quale si è accertato che il ricorrente ha occupato abusivamente un’area ricadente nella trazzera di cui al decreto 98/251, la cui originaria consistenza è stata accertata in loco, consentendo di convenire sulla appartenenza al demanio trazzerale di alcune porzioni delle particelle indicate nel ricorso (attualmente identificate ai nn. 1733- 1705 del foglio di mappa n. 3).

4. Stante la complessità della materia e le peculiarità del caso di specie, sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese processuali.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sede di Palermo, Sezione Seconda, rigetta il ricorso.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 07/10/2009 con l'intervento dei Signori Magistrati:

Nicolo' Monteleone, Presidente

Giovanni Tulumello, Primo Referendario

Maria Barbara Cavallo, Referendario, Estensore

 
 
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
 
 
 
 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21/10/2009

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO




















LA CONSULTA BOCCIA IL LODO ALFANO








“TUTTI A SINISTRA”
Secondo la Consulta la legge che impedisce di processare il premier viola la Costituzione. Il Cavaliere:
“Giudici politicizzati”.


Vado avanti. La Consulta è politicizzata, è di sinistra” e “anche Napolitano si sa da che parte sta”. Reagisce così il premier Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il lodo Alfano e di fatto ha riaperto procedimenti Giudiziaria suo carico.

Contro l’articolo 3
Secondo la Consulta la legge che sospendeva tutti i processi a carico del presidente del Consiglio e di Camera, Senato e Repubblica viola ben due principi della Costituzione: l’articolo 3, secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e quindi il 138 che impone una procedura complessa per cambiare il dettato costituzionale. La decisione è stata Presa a maggioranza, nove giudici hanno votato a favore della bocciatura, sei contro.
A difesa della Corte Se l’opposizione definisce equilibrata la sentenza della Consulta, la maggioranza di centrodestra fa quadrato intorno al premier. “Andiamo avanti” è la parola d’ordine, con ministri e parlamentari che accusano la consulta di aver emanato un giudizio “politico” enon“di garanzia”.
“Sono tutti di sinistra” In serata il premier raggiunge il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone a una mostra a Roma e attacca:“ Se non ci fosse San Silvio con tutto il suo governo e il supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano ad una sinistra che farebbe del Paese quello che tutti sapete”. Poi: “Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima, che usa la giustizia a fini di lotta politica”.
Quindi difende i valori cristiani e aggiunge:
“I processi che mi scaglieranno sul piatto sono autentiche farse: sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica per sbugiardarli tutti”.
La conclusione:
“Viva gli italiani! Viva Berlusconi!”.

E.Teb.

Ricominciano i processi: caso Mills e diritti tv
IN TRIBUNALE Il premier andrà a giudizio anche a Milano, dove sono in corso i processi più pesanti. Ma adesso potrebbe arrivare la prescrizione

ROMA Con la bocciatura del lodo Alfano si riaprono i procedimenti a carico del premier Silvio Berlusconi. Al momento sono quattro. Diritti tv Mediaset Il più importante già in aula riguarda la compravendita di diritti su film da parte di Fininvest, per 470 milioni, tra il 1994 e il 1999. La procura di Milano ipotizza che major americane abbiano
Venduto i diritti a due società offshore( ma legate a Berlusconi), le quali li avrebbero poi rivenduti a prezzo molto più alto a Mediaset, per aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Berlusconi. Mediaset e gli altri imputati hanno contro il premier sono cadute in prescrizione. Rimangono, per ora, le accuse di frode fiscale del 1999 e di falso in bilancio. Da questo processo ne è nato un altro, in fase d’indagine, in cui Berlusconi è accusato con un socio di appropriazione indebita.

Corruzione: Mills e i senatori
Nel febbraio scorso il Tribunale di Milano ha condannato a 4anni e 6mesi l’avvocato inglese David Mills per aver testimoniato il falso a favore di Fininvest e Berlusconi In cambio di 600mila dollari (nel 1997). Dal processo era stato “sospeso” il premier dopo l’approvazione del lodo Alfano. Ora dovrà ricominciare da capo: è probabile che andrà in prescrizione. Per Mills si aprirà il secondo grado di giudizio. C’è un ultimo procedimento a carico del premier, per cui è stata chiesta l’archiviazione: ipotizza la compravendita di due senatori del centrosinistra durante l’ultimo governo Prodi. (CITY)

http://city.corriere.it/pdf/bari_20091008.pdf


(AGI) - Roma, 7 ott. - Il Lodo Alfano viola la Costituzione. E' quanto hanno sancito i giudici della Consulta, secondo i quali la legge sulla sospensione dei processi penali per le 4 piu' alte cariche dello Stato e' in contrasto con l'articolo 138 della Costituzione. Dunque, secondo la Corte, una norma del genere non poteva essere introdotta con legge ordinaria, ma soltanto con una riforma costituzionale.







http://www.agi.it/politica/notizie/200910071817-pol-rt11268-bocciato_lodo_alfano_serviva_legge_costituzionale







LA CORTE COSTITUZIONALE E IL LODO ALFANO







in questi giorni la corte costituzionale e' chiamata a pronunciarsi sul famigerato Lodo Alfano,la sua decisione sull'ammissibilita' dello stesso sara' resa nota il 6 ottobre.Il Lodo Alfano,per i pochi che ancora non lo sanno e' una legge dello Stato Italiano che prende il nome dall'attuale ministro di Giustizia Angelino Alfano e in sostanza sancisce la sospensione dei processi penali nei confronti delle prime 4 cariche dello stato (Presidente della Repubblica,del Senato,della Camera e presidente del consiglio)e ovviamente riguarda anche i processi in svolgimento.I sostenitori di questa legge hanno sempre sostenuto che fosse giusta in quanto l'apertura di un processo su una di queste cariche avrebbe di fatto impedito il sereno svolgimente delle funzioni istituzionali alle quali queste cariche sono preposte,ovviamente sostengono altresi' che il processo viene solo temporaneamente sospeso e si riprendera' alla fine del mandato.adesso riporto testualmente l'art.3 della Costituzione della Repubblica:"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."Penso che una legge che mette al di sopra di tutto 4 cittadini Italiani,seppur temporaneamente,non possa certo dirsi costituzionale e francamente non vedo perche' i giudici si debbano pronunciare su una questione tanto palese.La mia paura sta' nel fatto che questa legge alla fine passera'e si creera' quella disuguaglianza che ogni democrazia non dovrebbe permettere al suo interno.Una cosa che mi ha lasciato molto perplesso e' stato il fatto che il Presidente della Repubblica "Giorgio Napolitano" a suo tempo firmo' quella legge senza battere ciglio,in pratica mettendosi anche lui nell'immunita',anche se si sa' benissimo che questa riguarda soprattutto (anzi solamente) una persona:Silvio Berlusconi.Una legge dello stato viene promulgata a uso e consumo di una persona solamente,se non fossimo ormai abituati a tutto cio' ci sarebbe da indignarsi,ma purtroppo la nostra rassegnazione e la nostra incapacita'di vedere le cose per quello che in realta' sono ci porta a rassegnarci al peggio e porta lorsignori a far sprofondare sempre piu' in basso questa nazione.

Fonte: libertus

http://blog.legginotizie.com/politica/la-corte-costituzionale-e-il-lodo-alfano/

Dossier di documenti sull'immunità delle più alte cariche dello Stato

Il Lodo Alfano

La prima ordinanza del Tribunale di Milano contro il Lodo Alfano

La seconda ordinanza del Tribunale di Milano

Il Lodo Schifani

La prima sentenza della Consulta che dichiarò il Lodo Schifani in parte illegittimo

CITTADINO LEX Tutti i documenti sul lodo Schifani e su quello Alfano


Il pentito: «Il padre di Alfano ci chiedeva voti per il figlio»



lo avrebbe detto Giovanni Alongi, rappresentante della famiglia di Aragona



Gagliardo ha riferito in aula un episodio conosciuto in carcere. Il ministro: «Nessun riscontro»



MILANO - E' la rivolta dei pentiti contro la politica. Quella che prima li corteggia e poi li insulta. Nel mirino un obiettivo elevato: il ministro della giustizia. «In carcere abbiamo visto Angelino Alfano parlare in televisione e dire che la mafia fa schifo. Durante l'ora d'aria, Ciccio Mormina, Pasquale Fanara, Limblici, Vella Francesco dissero che era un pezzo di merda. A questo punto Giovanni Alongi, rappresentante della famiglia di Aragona, disse: "Il padre di Angelino mi ha chiesto voti per Angelino. Anche il padre di Alfano era un politico».


LA RIVELAZIONE DEL PENTITO - A parlare è il pentito di Racalmuto (Agrigento) Ignazio Gagliardo, sentito come imputato di reato connesso dal pm Nino Di Matteo nell' inchiesta-bis su Totò Cuffaro. Gagliardo ha parlato di mafia e politica, riferendo le proprie conoscenze, oltre che sull'ex presidente della Regione Sicilia, imputato di favoreggiamento e rivelazione di segreti e che ora rischia un processo pure per "Concorso esterno", anche ad altri esponenti politici della provincia agrigentina, come l'attuale guardasigilli. I mafiosi, nel commentare le iniziative della politica contro Cosa Nostra, secondo Gagliardo si dimostravano particolarmente irritati per via dello slogan coniato da Cuffaro e utilizzato da Alfano: «Ora facciamo schifo - erano i commenti ascoltati da Gagliardo in carcere - ma non lo facevamo prima, quando ci chiedevano voti».




IL MINISTRO: «DICHIARAZIONI SENZA RISCONTRO» - Alfano ha replicato sostenendo che la mafia gli ha prima mandato proiettili e ora si affida a «veleni e dichiarazioni prive di alcun riscontro» per colpire il governo Berlusconi e la sua durissima politica antimafia. Anche Cuffaro ha sempre escluso qualsiasi tipo di rapporto con i boss e i suoi legali parlano di «affermazioni generiche, vaghe, prive di fondamento».



08 ottobre 2009









http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_08/mafiosi-alfano-voti_08c70476-b3e0-11de-afa2-00144f02aabc.shtml



Corte Costituzionale



Il lodo Alfano è illegittimo







"Non basta una legge ordinaria". Il verdetto della Consulta sul provvedimento che blocca i processi alle quattro più alte cariche dello Stato. Lodo bocciato anche per violazione dell'articolo 3 sul principio di uguaglianza


autore: vas vas, da flickr (immagini di autore: vas vas, da flickr)


La Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Alfano per violazione dell'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di fare ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell'articolo 3 (principio di uguaglianza). L'effetto della decisione della Consulta (presa a maggioranza: 9 a 6) sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

» Berlusconi: Consulta è di sinistra
» Sbloccati quattro processi
» Le reazioni
» Franceschini: ristabilito il principio di uguaglianza» Bossi: con stop a federalismo facciamo la guerra

La giornata. Nulla di fatto nella seduta mattutina, la Corte si è aggiornata nel pomeriggio. La seduta è ripresa alle 16, ma l’attesa per la decisione è stata tesissima e i commenti politici spesso sopra le righe. Nel pomeriggio, Umberto Bossi aveva minacciato: “Se il Lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le elezioni regionali in un referendum sul premier", aggiungendo: "Non credo che la Corte voglia sfidare l'ira dei popoli". Parole che hanno scatenato una ridda di polemiche. Secondo il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa "non si dovrebbe 'tirare per la giacca' la Corte Costituzionale. Per Donadi (Idv), invece, qualcuno dovrebbe spiegare a Bossi “che Asterix non esiste", mentre per Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd, "è inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale". 'Le minacce di insurrezione di Bossi sono irresponsabili e qualcuno dovrebbe fermarlo e ricordargli che è un ministro della Repubblica e non un semplice militante del suo partito", ha detto la vicepresidente del Pd alla Camera, Marina Sereni. Ma le parole di Bossi sono state “una intimidazione esplicita” alla Corte anche per Dario Franceschini, segretario del Partito democratico.

Cos’è il Lodo Alfano. La legge 124 del 2008 prevede una sorta di “scudo penale” per le quattro più alte cariche dello Stato. Si tratta di una sospensione dei processi a carico del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio, e dei presidenti delle Camere. La sospensione dura per l’intero mandato, reiterabile solo in caso di nuova nomina durante la stessa legislatura e vale anche per fatti antecedenti l’incarico. Il blocco sospende anche i termini di prescrizione e può essere rifiutato dall’indagato/imputato o da l suo legale munito di una delega speciale.

Il Lodo Schifani. La Consulta, nel 2004, aveva bocciato il Lodo Schifani, in quanto prevedeva un blocco automatico, generale e a tempo indeterminato dei processi. Il provvedimento vergato da Angelino Alfano è entrato in vigore nel giugno 2008 e, secondo una nota allora diffusa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, ha recepito i rilievi formulati dalla Corte.

I ricorsi.
Il primo ricorso sul quale la Corte costituzionale si è espressa sostiene che il Lodo viola l’articolo 138 della Costituzione, perché introduce con legge ordinaria e non costituzionale una garanzia aggiuntiva rispetto alle tutele concesse al resto dei cittadini. Il secondo afferma che il Lodo viola l’articolo 3 della Carta che prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, mentre il terzo fa riferimento ai principi della obbligatorietà dell’azione penale (articolo 112) e del giusto processo (articolo 112).


lodo alfano corte costituzionale

http://www.rassegna.it/articoli/2009/10/7/52950/il-lodo-alfano-e-illegittimo

1 commento:

la consulta isolana boccia ha detto...

LA CONSULTA ISOLANA FATTA DI NANI BOCCIA PORTOBELLO AHHHHH AHHHH AHHHH