L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 4 ottobre 2009

LA PIETA' NON E' UGUALE PER TUTTI



 

LA PIETÀ NON È UGUALE PER TUTTI



È FINITA la pietà italiana?

E dov' è la solidarietà di quel popolo che nelle disgrazie si scopre appunto popolo e dà il meglio di sé?

Perché gli italiani non stanno dicendo in coro «siamo tutti messinesi» come dissero «siamo tutti aquilani»?

Forse perché è uno di quei luoghi, questa nostra disgraziata Sicilia, dove la disgrazia è considerata endemica, il prolungamento della normalità. È una di quelle aree umane dove è meglio farsi gli affari propri, non dare quel che si diede ai terremotati dell' Aquila, evitare di farsi coinvolgere come accadde in Abruzzo e prima ancora in Umbria, ad Assisi, in Friuli, a Firenze: a Messina elemosina ed elemosiniere rischiano di fare la stessa fine dell' elemosinato. Certo, le proporzioni delle tragedie sono diverse. Ma senza elencare ciascuno i propri morti e senza mettersi a pesare le lacrime, è sicuro che la disgrazia al Centro e al Nord fa esplodere gli animi e stimola la fraternità e le sottoscrizioni, mentre la disgrazia al Sud, specie a quel Sud del Sud che sono Sicilia e Calabria, provoca rassegnazione e diffidenza, addolorate alzate di spalle, una stanca pietà che mai diventa solidarietà, aiuto e partecipazione. Non c' è persona per bene, non c' è italiano generoso che non pensi che la Sicilia, otre che disgraziata, sia violenta, imprevedibile, inaffidabile, sprecona, confusionaria, corrotta, mafiosa. ensa dunque, l' italiano generoso, che rischia di diventare di fango chi si immerge in questo fango. È la paura del contagio che uccide la pietà. Messina alluvionata somiglia a certe aree delle grandi città del mondo: chi aiuterebbe un malato in un vagone della metropolitana, di notte, nella banlieue di Parigi?

Lo so: è di questo pregiudizio che si nutre il razzismo bestione della Lega. Ma siamo sicuri che sia un pre-giudizio? E se fosse un giudizio?

E se fosse fondato?

E comincio col dire che l' indifferenza per lo strazio di Messina è figlia della Cassa per il Mezzogiorno, delle varie Gioia Tauro, delle baraccopoli del Belice e di Lentini e di quelle della frana di Agrigento. E ancora: dell' imbroglio sistematico ai danni dello Stato dei produttori di arance, delle cattedrali nel deserto, delle raffinerie di Gela, del finanziamento a pioggia dei vini siciliani che, con la loro sovrapproduzione, rischiano già di rivelarsi un altro bluff. E poi ci sono gli insensati sprechi e gli sguaiati privilegi della casta siciliana denunziati sistematicamente dai mosconi escrementizi, mosconi leghisti. E però gli escrementi ci sono e sono veri. Purtroppo. Infine c' è il neosicilianismo dell' attuale presidente della Regione che, coniugando il papismo borbonico con il vittimismo antieuropeista, rilancia la solita voracità dell' euroaccattonaggio. Il neosicilianismo è il leghismo del mendicante. Dall' agricoltura ai trasporti, dalla sanità all' istruzione, la politica siciliana è stata ed è la caccia al tesoro delle finanze derivate. Qui i politici vorrebbero voli gratis per i siciliani, benzina a metà prezzo, "quote" siciliane ovunque si possa bagnare il becco, «bagnarisi ' u pizzu». Ma anche nella pietà si può bagnare il becco. C' è l' eterna parabola di Gibellina a insegnare che soccorrere il Sud può essere inutile e pericoloso. Un grande, rimpianto giornalista e scrittore palermitano, Mario Farinella, andò nel Belice e scrisse che i terremotati piantavano dinanzi all' uscio delle loro baracche non fiori e piante, ma alberi: sapevano di avere tempo. E ancora l' indifferenza per la tragedia di Messina va messa in conto a tutti i meridionalisti di ierie di oggi.

A quelli che esaltano il pensiero meridiano, colti e raffinati professori e scrittori, giornalisti, sociologi ed economisti che hanno celebrato nel sicilianismo un mal di vivere letterario. C' è ancora chi scopre nell' arretratezza del lentissimo Sud il bello e l' antico che resistono alle regole dello sviluppo. I libri dei meridionalisti sono di nuovo pieni di rabbia contro la fretta e la tecnica del Nord. Di nuovo la letteratura esalta chi va piano come i fatiscenti treni siciliani. Sino all' amore per le sieste, all' illusione che esiste un popolo contento di avere in tasca soltanto le mani, ai circhi dell' emergenza che defiscalizzano e finanziano le non-ricostruzioni: squadre speciali e finanziamenti speciali, professionisti dell' anticatastrofe, pozzi neri senza fondo. E mentre il Nord del mondo corre, costruisce e cambia, al contrario finisce sepolto dal fango il popolo che si batte contro le strade, contro i ponti, contro lo sviluppo, contro gli alberghie le funivie, questo popolo che non capisce che la bellezza non è la povertà dell' accattone ma è la ricchezza del produttore e dell' imprenditore moderni. Le concessioni edilizie sui terreni franosi sono tipiche della povertà anche mentale, dell' estemporaneità senza competenze e dell' assessore cieco di Baarìa, che era occhiutissimo solo per le bustarelle. Abbiamo costruito sui greti e sui pendii, sull' argilla e sulla bocca del vulcano. Abbiamo costruito dovunque ma non dove dovevamo costruire. Perché non abbiamo imprenditori, perché non sono imprenditori i nemici giurati dei geologi e degli architetti. Da tempo ho smesso di pensare che il buon giornalismo possa cambiare il mondo. Sono però sicuro che il cattivo giornalismo lo danneggia. Ecco: buon giornalismo è chiederci, noi siciliani recidivi, perché l' Aquila ha commosso gli italiani, mentre Messina, con quelle immagini di fango che seppellisce fango, fa più paura che pena.

- FRANCESCO MERLO

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/04/la-pieta-non-uguale-per-tutti.html

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