L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 19 novembre 2009

La vera storia di Don Gelmini Padre Jaguar

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La vera storia di Don Gelmini, Padre Jaguar




Non c’è da stupirsi se il premier abbia chiamato don Gelmini in questi giorni di festa: fra i due ci sono affinità elettive che vanno oltre il costituendo partito dell’amore: hanno due storie (giudiziarie) simili...




Continua l’agiografia di regime con i filmati di questi giorni festivi pieni zeppi di effetti speciali in stile Istituto Luce anni ‘30 e sempre più la RAI e Mediaset sono unite nella cifra culturale e politica di un coarcervo berlusconico chiamato RAISET.

Poi ci sono un paio di trasmissioni di approfondimento che lasciano spazio alle notizie reali e ospitano anche gli altri, ma dalla mattina alla sera, non solo nei TG, è tutta una passaggiata di berlusconi in papimobile con pubblico finto festante e plaudente.


Quella della papimobile non è ironia ma una previsione a breve ovvero che toglieranno la Mercedes e gli daranno (al papi) la macchina del Papa, quindi il cerchio del regime RAISET si chiuderà.


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Roma, 26 dic. – (Ign) – “Berlusconi per me è un amico prima che il capo di governo, la sua non è retorica né opportunismo“. Don Pierino Gelmini ha apprezzato molto l’intervento telefonico del premier alla Comunità Incontro riunita in occasione del Natale. Fra il premier e Don Gelmini c’è una lunga amicizia e ogni anno Berlusconi è solito intervenire agli incontri della comunità. “Quest’anno però, dopo l’aggressione subita a Milano, avevo paura che non sarebbe intervenuto” spiega don Gelmini. E invece il premier ha voluto dimostrare ancora una volta l’affetto che lo lega al fondatore della comunità Incontro. “Io sono amico di Berlusconi – spiega don Pierino – lui mi ha aiuitato davvero molto, grazie a lui abbiamo potuto portare molti aiuti alle popolazioni della Thailandia colpite dallo tsunami del 2004″.


A Don Gelmini è piaciuto molto il riferimento che Berlusconi ha fatto all’amore “che vince su tutto“. “La sua non è retorica né opportunismo e per me lui è un vero amico, prima che il capo di governo“. Ed aggiunge rivolto al suo amico Silvio : “Io ti voglio bene e vorrei dirti ti amo.


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A Don Pierino, peraltro, gli deve essere piaciuta ancor di più una valigia di denaro ricevuta da Berlusconi tempo fa con la benedizione del sindaco di Amelia (centrosinistra) con circa 1 milione di euro con cui ha acquistato 25 etteri terreno.


Vediamo allora come si è sviluppato questo amore tra i due plurinquisiti in odore di beatitudine.


Quel che a molti non è chiaro è chi sia veramente questo prete accusato di violenza sessuale anche a minori, con decine di testi a sfavore.


Non è la prima volta che Don Pierino Gemini ha dimostrato un certo feeling con le valigie di denaro, come quando in Vietnam si appropriò di grosse somme appartenenti alla vedova del presidente Diem.


Tutto nacque dal fatto che ebbe dei guai con la Curia a Roma che lo diffidò perché amava farsi chiamare "monsignore" senza esserlo (vedi delle volte cosa ti combina l’amore per se stessi?), e per questo motivo sparì dalla circolazione.


Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita».


Tornando ai suoi inizi, nel 1965 , il sacerdote aveva comprato la splendida tenuta di Caviggiolo con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del Mugello, sull’Appennino toscano. I giornali dell’epoca raccontano che gli assegni per 200 milioni di lire (del 1965) consegnati alla Società Idrocarburi per l’acquisto erano scoperti e il tribunale inflisse tre mesi di galera a don Pierino.



Tempo dopo fu invece l’amore per le belle macchine a fregarlo: quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, era il 13 novembre 1969, nella sua splendida villa all’Infernetto, alla periferia lussuosa di Roma, lo scovarono grazie ad una bella Jaguar che teneva in bella vista nel proprio giardino e per la quale nell’ambiente era ormai conosciuto come “Padre Jaguar“. Cominciò intanto ad occuparsi di tossicodipendenza – dicono le biografie ufficiali - ma la maggior parte del tempo lo passava a trescare con truffe ed assegni a vuoto.

Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires raccontava a tutti della sua nuova vocazione per la strada ed i tossici, ma i resoconti di giustizia dicono un’altra verità, ovvero che in realtà si occupava d’altro ed infatti fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto e truffa.


Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che avrebbe dovuto costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura per riuscire ad interrogarlo.


In extremis accettò di farsi sentire dal giudice, poco prima di divenire un ricercato.


Non pare infatti ami molto i magistrati ed anche questo influisce nell’amore che nutre per il papi.


Insomma ha sempre avuto molti guai con la giustizia per fatti che risalgono al periodo 1969-1977, tutte cose che ha fatto eliminare dalla sua biografia ufficiale; è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso a divinis, salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa.

Piccola divagazione: anche voi a questo punto avete la strana ma netta sensazione che alla Chiesa si turino spesso il naso quando si tratta di perdonare gente capace di attrarre comunque denaro, vero?


Il pensiero va ad esempio ad Enrico De Pedis, banda della magliana, sepolto in Sant Apollinare, oppure a Marcinkus, ma ne riparleremo…


In quel periodo va detto che don Pierino era ancora considerato un fratello di. Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante fratello, padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga Mondo X e del Telefono Amico.


Dopo la fuga dal Vietnam dovette poi tornare a rotta di collo in Italia e qui l’aspettavano al varco per regalargli 4 anni di carcere per le pendenze arretrate, era il luglio 1971 (sempre preferibile a quel che gli avrebbero fatto in Vietnam, comunque, deve aver penato Don Pierino).


Si legge da un ritaglio del Messaggero: «Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare “promiscuità” con gli altri reclusi»


Malignità del giornalista bacchettone e moralista?


A questo proposito, ripeto, le biografia poi saranno tutte ripulite, non così i giornali dell’epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte, lo arrestarono di nuovo.


Resta impigliato in una truffa, è additato insieme all’altrettanto celebre fratello, Frate Eligio, il cappellano del Milan considerato una sorta di Madre Teresa dei ricchi. Questa volta finì in carcere ad Alessandria insieme a padre cachemire, quindi, per le presunte bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa.


Si vide poi che era un’accusa infondata. Ma nel frattempo, nessuna testata aveva rinunciato a raccontare le spericolate vite parallele dei due Gelmini. Ci fu anche chi esagerò. Sul conto di padre Eligio, si scrisse che non aveva rinunciato al lusso neppure in cella.


Passata quest’ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all’Infernetto. Sulla Stampa descrivevano la villa così come era all’inizio, ciò significando che un certo volume di entrate non si erano mai finterrotte e certi agi erano sttai mantenuti : «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore’ maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera».


Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci ed Amelia ma questa è la storia conosciuta.


Anche lì, comunque, tra le pieghe delle ricostruzioni ufficiali si scopre che il vizietto per l’illecito e le manie di grandezza continuarono senza soluzione di continuità ed a parte un periodo in cui il sindaco di Amelia fu Luciano Lama, ebbe sempre il favore politico dei socialisti craxiani di allora e della destra successivamente per far man bassa di piani edizi, divieti e vincoli.


Coloro che lo hanno incontrato od intervistato raccontano di culto della personalità, di body guard armati di pistola, di macchinoni di lusso (un vizio antico), di disparità nel trattamento degli ospiti, di violenze fisiche e morali, ma anche di cifre gonfiate a beneficio della sua immagine pubblica.


Si parla di 164 sedi residenziali in Italia e invece sono 64, di 180 gruppi d’appoggio che in realtà sono una ventina, di un turnover residenziale di 12 mila persone (turnover in cui sono comprese anche le semplici richieste di informazioni), di 126.624 ingressi in comunità tra il 1990 e il 2002, mentre attualmente si registrano non più di 20 o 30 colloqui al mese, il che significa al massimo 360 ingressi all’anno.


Sulle violenze fisiche e psicologiche ai reclusi credo invece che siano tutte conseguenti al metodo educativo repressivo alla Muccioli più che il sintomo di indole violenta del prete. Dico questo perchè mi è capitato per lavoro di dover conoscere il meccanismo interno alle comunità e pur essendo contrario a certi metodi, non per una personale visione buonistica ma per un ragionamento sulla loro inefficacia, conosco la buona fede e lo scrupolo con cui molti lavorano in queste realtà e non mi va di dare giudizi con l’accetta.


Negli anni ci sono state ancora altre circostanze ed episodi illeciti (1988, abuso nell’uso dell’anello vescovile - 1991, omicidio e prime indagini su abusi sessuali) nella sua vita ma la vera doccia fredda arriva nel 2007 quando si apprende che Don Pierino è indagato dalla procura di Terni per presunti abusi sessuali avvenuti tra il 1999 ed il 2004, periodo in cui due delle vittime erano all’epoca minorenni.


La questione è delicata perché vi sono decine e decine di testimoni che asseriscono che il prete avrebbe molestato ed usato violenza a diversi ex ospiti, compresi alcuni minori della sua comunità. Va detto che tali soggetti, specie nella fase acuta di dipendenza, possono essere in astratto considerati in possesso di scarse o comunque ridotte capacità di intendere e di dovere, talvolta addirittura nulle. Del resto gli stessi possono subire in maniera distorta e morbosa la medesima figura carismatica del “salvatore” della comunità. Tali aspetti peculiari hanno peraltro valenze neutre ed imprevedibili in un processo penale che voglia calarsi, per capire bene, dentro il meccanismo sociale della comunità.


Invece non mi stupisce affatto la reazione di Don Gelmini allorchè in una dichiarazione attaccò duramente tutti, giudici e presunte lobby sioniste e di sinistra.


Poi come il suo amichetto dell’amore, ha smentito e chiesto scusa (perdendo il patrocinio di un arrabbiattissimo avvocato Coppi) agli ebrei per alcune frasi che, chiarisce, gli sono “sfuggite” ed ha precisato, in un’intervista al Gr1, il senso delle sue dichiarazioni: “Se l’ho detto mi è sfuggito ma intendevo dire lobby massonica radical-chic".


Come si vede in conclusione – tralasciando di emettere giudizi sulla natura ed efficacia delle sue comunità - è certo che anche il prete abbia una storia giudiziaria nutrita ed interessante alla luce della quale non vedo proprio come stupirsi delle telefonate natalizie del Premier, nel senso che non saprei chi dei due avrebbe dovuto sentirsi più imbarazzato per l’altro…


Questi due plurinquisiti amici del partito dell’amore hanno in comune diverse cose che ne fotografano i rapporti in maniera sufficientemente precisa ed esaustiva.


Non serve aggiungere altro.




http://www.agoravox.it/attualita/politica/article/la-vera-storia-di-don-gelmini-11932


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