L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 14 novembre 2009

ABusivismo edilizio Pino Ciampolillo

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE PROVINCIA DI PALERMO


SANATORIA EDILIZIA – ABUSIVISMO - CONTROLLO DEL TERRITORIO


ORDINANZA N°73 del Registro Ordinanze DEL 14 Novembre 2009


Oggetto Ordinanza di Ripristino dello stato dei Luoghi a carico di Ciampolillo Giuseppe nato a candela FG 22.06.46 e residente a Isola delle Femmine in Via Sciascia 13


IL RESPONSABILE DEL III SETTORE


Visto il verbale di sopralluogo protocollo n°17403 del 09/11/09 ,


redatto da questo U.T.C. congiuntamente alla locale stazione dei Carabinieri, a carico di Giampolillo Giuseppe, nato a Candela (FG) il 22/06/46 e residente a Isola delle Femmine in via Sciascia n°13, nella qualità di proprietario del secondo piano e del lastrico solaio dell’immobile a tre elevazioni fuori terra oltre un piano seminterrato, censito in catasto al foglio di mappa n°1, particella n°1031, subalterni n°7/8;


Vista la comunicazione redatta ai sensi del 5° comma dell’articolo n°20 della Legge Regionale del 16/04/03 n°4 assunta al protocollo di questo Comune il 21/10/09 n°16302;


Considerato che quanto comunicato non rientra nei parametri di cui all’articolo n°20 della Legge Regionale del 16/04/2003 n°4 e successiva circolare esplicativa emessa dall’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente il 19/09/03 n°53969 poiché l’opera realizzata non costituisce


copertura di “spazi interni”;


Vista la nota del Responsabile del III Settore n°17612 del 11/11/09 notificata il 11/11/09 con la quale si diniega la richiesta di regolarizzazione inoltrata il 21/10/09 protocollo n°16302;


Rilevato che l’abuso consiste in:


· realizzazione sul lastrico solaio di un tettoia in elementi auto-portanti sorretta da una struttura portante in ferro scatolare; rilevato che le opere risultano realizzate in:


· area sottoposta a vicolo paesaggistico di cui alla Legge del 29/06/39 n°1497 e successive modifiche e integrazioni;


· area sottoposta a vincolo sismico di cui alla Legge del 02/02/74 n°64 e successive modifiche e integrazioni; rilevato che, alla luce di quanto su esposto si ravvisa la violazione della vigente legge urbanistica di cui all’articolo n°10 della Legge 47/85;


Visto il vigente strumento urbanistico ed il regolamento edilizio;


Visto il disposto di cui agli articoli n°2 e n°3 della Legge Regionale 37/85;


Visto il disposto degli articoli n°7 e n°10 della Legge 47/85;


Vista la Legge Regionale 04/03;


Vista la Legge 64/74 e successive modifiche e integrazioni;


Vista la Legge 1497/39 e successive modifiche ed integrazioni;


ORDINA


A Ciampolillo Giuseppe nato a Candela (FG) il 22/06/1946 e residente a Isola delle Femmine in via Sciascia n°13 LA RIMESSA IN PRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI a propria cura e spese di quanto realizzato sul lastrico solaio in mancanza di Autorizzazione Edilizia entro il termine perentorio di giorni NOVANTA dalla notifica del presente provvedimento, con l’avvertenza che, in difetto, si procederà all’applicazione delle disposizioni e delle sanzioni previste dalla Legge 47/85 e Legge Regionale 37/85 e successive modifiche e integrazioni.


DISPONE


Che copia del presente provvedimento venga notificata all’interessato e comunicata alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Palermo, al Servizio di Igiene Pubblica, all’Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette, all’Ufficio del Genio civile, alla Soprintendenza BB.CC.AA., al Segretario Comunale, al Comando Stazione Carabinieri di Isola delle Femmine, al Comando di Polizia Municipale, al Messo Notificatore del Comune di Isola delle Femmine. Gli Agenti di P.M. sono incaricati della vigilanza e dell’esecuzione della presente ordinanza. Il presente provvedimento può essere impugnato, ai sensi della legge 06.12.1971 n° 1034, avanti al Tribunale Amministrativo Regionale, entro SESSANTA giorni dalla data di notificazione dello stesso.


Il Responsabile del 3°Servizio


Arch. Giovanni Albert


Responsabile del III Settore


Arch. Sandro D’Arpa













" Bisogna trovare il modo di fargliela pagare a questo nano malefico..... Trovate qualcosa almeno spende un pò di soldi con gli avvocati....... anche se alla fine può avere la legge dalla sua parte, intanto gli facciamo avere il brucio al c..."


T.A.R. Ciampolillo n 170/2010









T.A.R. Ciampolillo n 170/2010








T.A.R. Ciampolillo n 170/2010





ON.LE TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER LA REGIONE SICILIA

RICORSO

Per il Sig.CIAMPOLILLO GIUSEPPE nato a Candela (FG)il 22-06-1946 , CF RMN NZC 80P14 G273F elettivamente domiciliato in Palermo via Giovanni Campolo n.92 presso e nello studio dell’Avv. Cristiano Bevilacqua che lo rappresenta e difende in forza di procura a margine del presente atto .

CONTRO

Il Comune di Isola delle Femmine in persona del legale rapp.te p.t

PER L’ANNULLAMENTO PREVIA SOSPENSIONE

- Del Provvedimento n.prot. 17612 notificato in data 11/11/2009 con cui si respingeva l'istanza di regolarizzazione presentata dal ricorrente ex l.r. 4-03

- Dell'Ordinanza n.73 notificata il 21/11/2009 contenente l’ingiunzione di rimessione in pristino ;

- Di ogni altro atto comunque connesso, prodromico o consequenziale a quelli sopra indicati

FATTO

Il Sig.Ciampolillo è proprietario di un immobile ubicato nel Comune di Isola delle Femmine (PA), Via Sciascia n.13.

Sulla terrazza sovrastante l'immobile il ricorrente ha costruito una veranda in struttura precaria di circa 45 mq

In data 21-10-2009, il ricorrente presentava al Comune resistente una istanza ex art.20 l.r.4/03 (n. prot.16302 ALL 1)) corredata da tutti la documentazione prevista dalla legge ivi compresa la relazione tecnica, le planimetrie i prospetti e l'attestazione di avvenuto pagamento di € 1,1127,00 in favore dell'amministrazione resistente. Contestualmente, il ricorrente presentava anche istanza di autorizzazione alla Soprintendenza BB.CC.AA .

In data 11/11/2009, il Responsabile del III settore del Comune di Isola delle Femmine notificava al ricorrente il provvedimento n. prot.17612 (ALL 2) di rigetto dell'istanza con cui ex art. 20, comma 5, l.r.4-03. In data 14-11-2009 seguiva l'Ordinanza di rimessa in pristino dello stato dei luoghi (ALL.3).

Tutti i provvedimenti impugnati sono illegittimi e conseguentemente vanno annullati per i seguenti motivi in

DIRITTO

I. Violazione dell'art.10 bis . 241/90.

L'art. 10 bis della novellata l.241/90 prevede che :" Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti".

Nel caso de quo a fronte dell'istanza presentata dal ricorrente , si è posto il provvedimento di rigetto e la successiva ordinanza di riduzione in pristino oggi censurati che sono illegittimi in quanto non è stata data alcuna comunicazione in ordine al mancato accoglimento dell'istanza ex art. 20 lr.4/03, né sono stati comunicati i motivi che ostavano al mancato accoglimento. Ciò non può che sostanziare una palese violazione dell'art. 10 bis l.241/90 ed in proposito (proprio con riferimento ad una fattispecie simile) la giurisprudenza ha affermato che:" Ai sensi dell'art. 10 bis, l. 7 agosto 1990 n. 241, introdotto dall'art. 6, l. 11 febbraio 2005 n. 15, nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Pertanto, la mancata comunicazione del preavviso di rigetto prevista dalla norma richiamata, comporta l'illegittimità del provvedimento di rigetto della domanda di condono edilizio." (T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 15 febbraio 2006, n. 2116) . Nello stesso senso il TAR Veneto :" Il provvedimento con il quale è comunicata l'archiviazione dell'istanza di condono edilizio, comportandone sostanzialmente il rigetto, deve essere preceduto dalla comunicazione di cui all'art. 10 bis, l. n. 241 del 1990".(T.A.R. Veneto, sez. II, 08 novembre 2005, n. 3879).

Né appare applicabile la cd "sanatoria" di cui all'art. 21 octies l.241/90, poiché tale sanatoria riguarda la mancata comunicazione dell'avvio del procedimento, ma non anche la mancata comunicazione di cui al sopra citato art. 10 bis.(si veda ex multis T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 26 ottobre 2005, n. 3296).

II. Violazione art.20 .l.r. 4/03. Violazione art.9 l.r.37/85..

L'art.9.1 l.r. 37/85 prevede che la chiusura di terrazze non superiori a mq 50 e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie non è soggetta a concessioni e/o autorizzazioni. Il successivo comma 4 prevede che sono da considerare precarie quelle strutture realizzate in modo tale da essere suscettibili di facile rimozione , in tale ambito rientrano anche le verande definite quali chiusure o strutture precarie relative a qualsiasi superficie esistente su terrazze.

A tali disposizioni si collega l'art. 9 l.r. 37/85 laddove stabilisce che non sono sottoposti a concessione e/o autorizzazione quelle opere che non implicano aumento delle superfici utili e del numero delle unità immobiliari, non modificano la destinazione d' uso delle costruzioni e delle singole unità immobiliari e non recano pregiudizio alla statica dell' immobile. A tali opere è assimilata la chiusura di verande o balconi con strutture precarie.

Orbene quanto costruito dal ricorrente è meno di una semplice veranda.

Si tratta infatti di una struttura precaria di 45 mq c.a. ed aperta da tre lati costituita

Si tratta di una struttura facilmente amovibile e non cementata al pavimento che non comporta alcun aumento di superficie utile o di volume, né modifica la sagome del'edificio preesistente .

La stessa, tra l'altro, rispetta pienamente le norme di sicurezza, urbanistiche ed igienico sanitarie.

Cquanto affermato emerge proprio relazione tecnica allegata all'istanza ex art. 20 l.r. 4/03, mai contestata e secondo cui la realizzazione dell'intera struttura non ha comportato alcuna modifica della sagoma dell'edificio né dei fronti prospicienti sulla pubblica via, non ha comportato aumento della superficie utile né mutamento della destinazione d'uso dell'immobile, infine non ha arrecato alcun pregiudizio alla statica dell'immobile.

Invero è incontestabile che l'intervento edilizio asseritamente abusivo si sostanzia nella realizzazione di una veranda in , munita di tettoia, di natura precaria e rimuovibile. Da ciò è scaturito l'intervento amministrativo repressivo oggetto di censura.

Alla luce di ciò appare del tutto illegittimo il provvedimento di demolizione emesso dall'amministrazione resistente a tal proposito il TAR Sicilia Palermo si è pronunziato in proposito affermando che :" In Sicilia è illegittima l'ingiunzione a demolire una veranda costruita senza concessione , in quanto, secondo l'art. 9 l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37, non costituisce aumento di volume la chiusura di verande e balconi con strutture precarie." (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 25 febbraio 2005, n. 232; Cons. Giust. Amm. Sic., sez. riun., 15 giugno 1993, n. 248).

Ed ancora :" In forza dell'art. 9, l. reg. Sicilia 10 agosto 1985 n. 37, la costruzione di veranda in struttura precaria non implica aumento di volumetria e non necessita di autorizzazione o di concessione edilizia" (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 11 dicembre 2003, n. 3880).

III. Violazione e falsa applicazione degli articoli 7, 8, 10 della legge n. 241/90 ed eccesso di potere per carenza di istruttoria e difetto o insufficienza di motivazione, non essendo state osservate le garanzie partecipative. Eccesso di potere per violazione del giusto procedimento .

La notifica del provvedimento di riduzione in pristino, previsto dall'art. 4 della L. n. 47 del 1985 (diventato poi art. 27 del T.U. n. 380 del 2001) e la comunicazione dell'avvio del procedimento con cui deve essere adottato un provvedimento di ingiunzione della demolizione dell'opera, prevista dall'art. 7 della citata legge (diventato poi art. 31 del citato T.U.) fanno parte della medesima sequenza funzionale e vincolata dalla legge. Di conseguenza per rispettare la corretta sequenza procedimentale e funzionale del procedimento sanzionatorio, è necessario separare il provvedimento di rigetto da quello sanzionatorio poiché funzionalmente differenti.

Il secondo provvedimento, essendo un provvedimento repressivo in materia edilizia (in particolare la demolizione) avuto riguardo al carattere fortemente lesivo della sfera giuridica dei soggetti ritenuti presuntivamente responsabili dell'abuso, deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio , specialmente nell'ipotesi in cui il destinatario dello stesso, nell'intervallo di tempo intercorrente tra la notifica del provvedimento di rigetto dell'istanza e quella dell'ordine di demolizione, potrebbe dimostrare alla pubblica amministrazione, tramite la propria partecipazione , di poter mantenere le opere edificate, evidenziando, al fine di contrastare la presunzione sul carattere abusivo dell'opera, quei fatti e circostanze che avrebbe rappresentato all'Amministrazione se fosse stato informato dell'avvio del procedimento repressivo, così da prospettare una considerazione più completa di tutti gli elementi presenti nella vicenda edificatoria, ritenuta in contrasto con le previsioni urbanistico-edilizie. (Cons. Stato, Sez. V, 05/06/1997, n.603; Cons. Stato, Sez. V, 05/06/1997, n.606).

La necessità di porre in essere tale comunicazione anche per il caso in esame, è stata ribadita da parte della giurisprudenza che ha ribadito come la comunicazione dell'avvio del procedimento ai destinatari dell'atto conclusivo del procedimento è stata prevista in generale dall'art. 7 l.241/90, non soltanto per i procedimenti complessi che si articolano in più fasi, ma anche per i procedimenti semplici che si esauriscono direttamente con l'adozione dell'atto finale, i quali comunque comportano una fase istruttoria da parte della stessa autorità emanante. "La portata generale del principio è confermata dal fatto che il legislatore stesso (art 7, 1° comma, ed art. 13 L. 241/90) si è premurato di apportare delle specifiche deroghe ( speciali esigenze di celerità, atti normativi, atti generali, atti di pianificazione e di programmazione, procedimenti tributari) all'obbligo di comunicare l'avvio del procedimento, con la conseguenza che negli altri casi deve in linea di massima garantirsi tale comunicazione", ( Cons. St., sez. V, 1095 del 26.2.2003; Cons. St, sez. V n.2823 del 22.5.2001 e sez. VI n.686 del 7.2.2002).

Ed ancora in ordine alla necessità dell'avvio di procedimento anche per i provvedimenti repressivi in materia edilizia (in particolare la demolizione) avuto riguardo al loro carattere fortemente lesivo della sfera giuridica dei soggetti ritenuti presuntivamente responsabili dell'abuso,si è pronunziata altra giurisprudenza che nell'ottica della trasparenza, ha ritenuto necessaria la comunicazione di avvio del procedimento per consentire ai destinatari la possibilità di interloquire con l'Amministrazione prima che sia adottato il provvedimento sanzionatorio, non potendosi ritenere preclusiva la circostanza che lo stessi sia normativamente vincolato e tipizzato (cfr. TAR Lazio, Latina, 10 gennaio 2001 n. 9; 23 maggio 2001 n. 527; 27 luglio 2001 n. 834; nello stesso senso appare opportuno richiamare anche TAR Lombardia, Brescia, 4 aprile 2001 n. 216; TAR Piemonte, Sez. I 14 marzo 2001 n. 583 con riferimento agli atti vincolati in generale; TAR Trentino-Alto Adige, Bolzano 5 febbraio 2001 n. 28; TAR Emilia Romagna, Parma, 12 febbraio 2001 n. 71; TAR Sardegna, 3 aprile 2001 n. 404 e 21 dicembre 2000 n. 1246; TAR Lombardia Sez. II, 12 dicembre 2000 n. 7721 con riferimento agli atti vincolati; TAR Campania, Sez. II 21 dicembre 2000 n. 1013).

Alla luce di quanto sopra i provvedimenti notificati al ricorrente appaiono illegittimi. Infatti, pur volendo considerare il provvedimento di diniego come comunicazione di avvio del procedimento di demolizione , tali atti non sfuggirebbero alla declaratoria di illegittimità.

L'amministrazione resistente avrebbe dovuto prima notificare il provvedimento di diniego , e solo dopo lo spirare di un termine entro cui consentire al ricorrente di partecipare, ed in assenza di apporti partecipativi, notificare l'ordine di demolizione.

L'amministrazione, invece, ha notificato in data 11/11/2009 il diniego e dopo appena tre giorni , il 14-11-2009 l'ordine di demolizione.

Conseguenza logica di tale impostazione è che l'omissione della comunicazione di inizio del procedimento comporta l'illegittimità dell'atto conclusivo tutte le volte che il soggetto non avvisato, avrebbe potuto presentare osservazioni ed opposizioni idonee ad incidere casualmente, in termini a lui favorevoli, sul provvedimento terminale se avesse ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento (cfr., in termini, Cons. St.,V, n. 2823/2001).

Non essendosi adoperato in tal senso, il resistente ha posto in essere un atto illegittimo con cui ha declassato la partecipazione ad un mero simulacro formale e privo di utilità giuridica poiché aveva già deciso di colpire il destinatario in totale assenza di contraddittorio.

IV. Eccesso di potere per illogicità . Eccesso di potere per travisamento dei fatti.

Il provvedimento di diniego impugnato è illegittimo sotto altro profilo. Esso non possiede una motivazione sufficiente in quanto non viene formulato alcun riferimento a quali siano stati gli illeciti posti in essere e le opere abusivamente realizzate. Ricordiamo che, onde rendere l'esercizio del potere amministrativo scevro da vizi di legittimità , tale è quello inerente alla motivazione, gli elementi che concretano le valutazioni dell'amministrazione devono essere esplicitati nella motivazione del provvedimento (TAR Sicilia, Palermo,II,15-3-2001n. 416; Cons. St., V, 14-10-1998,n .1463).

In particolare, nei provvedimenti impugnati non si indica espressamente perché la struttura realizzata secondo i requisiti previsti sia dall'art. 20 l.r.4/03, sia dall'art.9 l.r.37/85, che la rendono perfettamente conforme a legge, debba essere considerata abusiva.

Il provvedimento di diniego e l'rdinanza di riduzione in pristino (che copia quanto scritto nell'atto presupposto) nulla dicono se non che :”lo spazio coperto dalla tettoia non rientra tra gli spazi chiusi” .

Basterebbe questo per dimostrare l'assoluta ignoranza del responsabile del procedimento che sconosce le previsioni dell'art.20, l.r. 4-03 commi 1,3 e 4 . In particolare il comma 3 della predetta legge stabilisce che:” Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche alla chiusura di verande o balconi con strutture precarie come previsto dall'articolo 9 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37.” ed il successivo comma 4 stabilisce che:” Si definiscono verande tutte le chiusure o strutture precarie come sopra realizzate, relative a qualunque superficie esistente su balconi, terrazze e anche tra fabbricati. Sono assimilate alle verande le altre strutture, aperte almeno da un lato, quali tettoie, pensiline, gazebo ed altre ancora, comunque denominate, la cui chiusura sia realizzata con strutture precarie, sempreché ricadenti su aree private”

Orbene :

1.l'opera misura meno mq.45 ed è aperta da tre lati ;

2. non muta destinazione;

3,non comporta aumento di superficie e cubatura dell'immobile;

4.non muta la sagoma dell'immobile;

5. non è ancorata stabilmente al pavimento ed è di facile rimozione;

Si tratta quindi di una struttura perfettamente conforme alle previsioni dell'art.20 l.r. 4/03 ..

Da ci ò si desume anche che il sopralluogo è stato effettuato in modo del tutto irregolare posto che non sono stati effettuati rilevamenti tecnici precisi, tutto ciò non può sostanziare la violazione dell’art. 3 l.241/90 con conseguente illegittimità di tale provvedimento. (T.A.R. Lazio, sez. III, 2 dicembre 2002, n. 10902 e (si veda in proposito T.A.R. Abruzzo L'Aquila, 18 febbraio 2002, n. 37).

III Violazione e falsa applicazione degli artt.7 l. 47/85.

L’art.7, comma 2, l.47/85 stabilisce che deve essere ingiunta la demolizione per quelle opere eseguite in assenza di concessione, in totale difformità dalla medesima ovvero con variazioni essenziali.

Il primo comma dell’art. 7 sopra citato definisce le opere eseguite in totale difformità dalla concessione :“quelle che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto della concessione stessa, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile”.

Come risulta dalla documentazione in atti il ricorrente si è semplicemente limitato a realizzare una semplice veranda che ,tra l'altro, non costituisce unico esempio di struttura precaria presente nella zona che è cosparsa di edifici con annesse verande certamente meno eleganti .

Appare quindi improbabile, oltre che non reale, che l’ipotetico interesse pubblico basato sul ripristino dello status quo ante rispetto quella realizzata possa prevalere sull’interesse del ricorrente a non vedere demolita un'opera realizzata conformemente alle previsioni legislative ed allo strumento urbanistico.

V In ordine alla sospensiva.

Il fumus boni iuris emerge dalle argomentazioni svolte in precedenza, nonché dall’illegittimità del provvedimento impugnato e dalla documentazione prodotta.

Il periculum in mora è palese. L’esecuzione dell’ordinanza di demolizione arrecherebbe un danno gravissimo al ricorrente che sarebbe costretto a distruggere una struttura relativa all'immobile al cui interno risiede con la sua famiglia. Struttura che, come sopra indicato, appare perfettamente conforme alle previsioni delle ll.rr. 37/85 e 4/03 ed a quelle urbanistiche del Comune, ed infine appare perfettamente integrata con l'ambiente circostante al cui interno sono presenti numerosi altri esempi di edifici con verande annesse .

Quindi a fronte dei sopra indicati interessi del ricorrente , si dovrebbe porre quello della pubblica amministrazione ad una demolizione, tale interesse però appare fondato però su atti illegittimi e contraddittori, per cui appare chiaro che debba prevalere l'interesse del ricorrente al mantenimento dell'opera. Infatti dal bilanciamento degli interessi emerge chiaramente che il danno grave ed irreparabile lo subirebbe il Sig.Ciampolillo e non certo l’amminsitrazione.

Per tali motivi si chiede che

VOGLIA L’ON.LE T.A.R.

1. preliminarmente sospendere l’efficacia dei provvedimenti impugnati;

2. Accogliere in rito il presente ricorso;

3. Ritenere e dichiarare illegittimi i provvedimenti impugnati e per l’effetto annullarli;

4. Con vittoria di spese, competenze ed onorari del presente giudizio.

5. Ai fini del Testo unico delle spese di giustizia si dichiara che il valore della presente controversia è indeterminato

Palermo lì

Avv. Cristiano Bevilacqua







RELATA DI NOTIFICA

L’anno 2006, il giorno del mese di

Ad istanza del Sig. Romano Nunzio Claudio ut supra. Io sottoscritto Assistente U.N.E.P. presso l’Ufficio Unico Notifiche della Corte di Appello di Palermo ho notificato e dato copia del su esteso

- Al Comune di Isola delle Femmine in persona del legale rapp.te p.t domiciliato per la carica presso la casa comunale in via___________________n. ,_____ cap ____________ Isola delle Femmine (PA) mediante consegna a mani di .




􀂃 TAR CAMPANIA, Napoli, Sez. II – 2 dicembre 2009, n. 8320
DIRITTO URBANISTICO – Installazione di tettoie - Strutture accessorie di protezione o di
riparo di spazi liberi – Sottrazione al regime del permesso di costruire – Presupposto -
Decoro o arredo/Accessorietà – Visibile alterazione dell’edificio cui accedono – Permesso
di costruire – Necessità.
Gli interventi consistenti nella installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque
apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi
liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono
ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire soltanto ove la loro conformazione e le loro
ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di semplice decoro o arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) della parte dell’immobile cui accedono. Tali
strutture non possono viceversa ritenersi installabili senza permesso di costruire allorquando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione all'edificio o alle parti dello stesso su cui vengono inserite, quando quindi per la loro consistenza dimensionale non possono più ritenersi assorbite, ovvero ricomprese in ragione della accessorietà, nell'edificio principale o nella parte dello stesso cui accedono (TAR Campania Napoli, sez. II, n. 3870/2009, T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, n. 19754/2008 cit., Consiglio di Stato, Sez. V, 13 marzo 1442/2001).
(Massima a cura della rivista giuridica http://www.ambientediritto.it/ )

http://www.unitel.it/_news24/News31/19.pdf



CIRCOLARE n° 96151 dell'11-11-09 Tutela Paesaggistica

T.A.R. Ciampolillo n 170/2010





http://www.geometriacesi.it/Circolare_Regionale_Beni_Culturali_art_182_codice.pdf

CIRCOLARE n° 96151 dell'11-11-09 Tutela Paesaggistica

T.A.R. Ciampolillo n 170/2010




Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137.


(in Suppl. ordinario n. 28 alla Gazz. Uff., 24 febbraio, n. 45)




Articolo 182 comma 3 bis



Disposizioni transitorie



3-bis. In deroga al divieto di cui all'articolo 146, comma 4, secondo periodo(°°°°), sono conclusi dall'autorita' competente alla gestione del vincolo paesaggistico i procedimenti relativi alle domande di autorizzazione paesaggistica in sanatoria presentate entro il 30 aprile 2004 non ancora definiti alla data di entrata in vigore del presente comma, ovvero definiti con determinazione di improcedibilita' della domanda per il sopravvenuto divieto, senza pronuncia nel merito della compatibilita' paesaggistica dell'intervento. In tale ultimo caso l'autorita' competente e' obbligata, su istanza della parte interessata, a riaprire il procedimento ed a concluderlo con atto motivato nei termini di legge. Si applicano le sanzioni previste dall'articolo 167, comma 5.(***)



Articolo 146 comma 4


Autorizzazione(*)


4. L'autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio. Fuori dai casi di cui all'articolo 167, commi 4 e 5, l'autorizzazione non puo' essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi. L'autorizzazione e' valida per un periodo di cinque anni, scaduto il quale l'esecuzione dei progettati lavori deve essere sottoposta a nuova autorizzazione.



Articolo 167 comma 4


Ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria(*)


4. L'autorita' amministrativa competente accerta la compatibilita' paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei seguenti casi:
a) per i lavori, realizzati in assenza o difformita' dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
b) per l'impiego di materiali in difformita' dall'autorizzazione paesaggistica;
c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.



Articolo 167 comma 5


Ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria(*)


5. Il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati dagli interventi di cui al comma 4 presenta apposita domanda all'autorita' preposta alla gestione del vincolo ai fini dell'accertamento della compatibilita' paesaggistica degli interventi medesimi. L'autorita' competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni. Qualora venga accertata la compatibilita' paesaggistica, il trasgressore e' tenuto al pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione.


L'importo della sanzione pecuniaria e' determinato previa perizia di stima. In caso di rigetto della domanda si applica la sanzione demolitoria di cui al comma 1. La domanda di accertamento della compatibilita' paesaggistica presentata ai sensi dell'articolo 181, comma 1-quater, si intende presentata anche ai sensi e per gli effetti di cui al presente comma.





Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n.42



CIRCOLARE n° 96151 dell'11-11-09 Tutela Paesaggistica


CIRCOLARE DIPARTIMENTO REGIONALI BENI CULTURALI SOPRINTENDENZA

prot. 117839 1 dicembre 2006


REPUBBLICA ITALIANA


Regione Siciliana


Assessorato dei beni Culturali ed Ambientali


E della Pubblica istruzione


Dipartimento Regionale dei Beni Culturali


E Ambientali e dell’Educazione Permanente


Servizio Tutela ed Acquisizioni



Prot 117839 del 1.12.2006



OGGETTO: L. n 326/2003 e D.L.vo n. 42/2004, articoli 167 e 181. Sanabilità abusi minori. Opere


Abusive non valutabili in termini di volumi e superfici.





Alla Soprintendenza per i


Beni culturali ed ambientali


PALERMO



E.p.c. Alle Soprintendenze per i


Beni culturali ed ambientali di


AGRIGENTE, CALTANISETTA, CATANIA, ENNA,


MESSINA, SIRACUSA, RAGUSA E TRAPANI



Area SOPRINTENDENZA BB. CC. AA.


Palermo


Prot. N 21207 4.12.2006





Con nota n 3101 del 19.10.2006, la Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di


Palermo ha manifestato alcune perplessità sorte in sede di applicazione concreta della L. 326/2003 e degli articoli 167 e 181 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.


Com’è noto, infatti, l’art. 32 della legge 326/2003 consente la sanatoria di opere o modalità di esecuzione non valutabili in termini di superfici e di volumi mentre l’articolo 167 del D.L.vo n. 42/2004 prevede la sanabilità dei lavori realizzati, in assenza o in difformità dell’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato la creazione di superfici utili o volumi oppure aumento di quelli legittimamente realizzati.


Ora, poiché lo stesso art 32 consente, al comma 43, una tolleranza di cantiere del 2%, viene chiesto se anche i volumi e superfici utili, di cui all’art 167 citato, sia applicabile la cosiddetta tolleranza di cantiere e se, con riguardo all’articolo 167, l’accezione di “utile” prevista per le superfici possa essere estesa anche ai volumi.


La questione assume rilevanza concreta con riferimento all’ipotesi in cui, per fini statici ed antisismici, si colloca un cordolo perimetrale alla testa dei muri che determina un aumento di volume ovvero allorché piani cantinati vengono abusivamente trasformati in semicantinati.


Al riguardo, occorre preliminarmente ricordare che malgrado la titolazione dell’art 32 sia “Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l’incentivazione dell’attività di repressione dell’abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni delle aree demaniali”, l’oggetto fondamentale di tale diposizione è la previsione e la disciplina di un nuovo condono edilizio esteso al’intero territorio nazionale, di carattere temporaneo ed eccezionale, in quanto si applica ad abusi edilizi eseguiti in un preciso arco temporale.


L’art 167 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, invece, disciplina la compatibilità paesaggistica di qualsiasi opera realizzata.


L’applicabilità della prima norma, lex specialis, esclude la seconda, di modo che i principi validi per la prima non valgono per la seconda.


Quando sopra era stato peraltro ribadito dalla circolare n 15 del 6.7.2006, richiamando il parere dell’Ufficio legislativo e legale n 3743 dell’11.3.2005. a suo tempo trasmesso.


Per la fattispecie, pertanto, che ricadono nella previsione dell’art 32 della legge 326/2003 si terrà conto della tolleranza di cantiere del 2%, mentre con riferimento a quelle disciplinate dall’articolo 167 del Codice, questa Amministrazione ritiene che l’accezione di “utile” possa essere estesa anche ai volumi.


Quanto sopra, peraltro, risponde ad un costante orientamento della giurisprudenza che, in generale, ha ritenuto che non siano computabili, ai fini dell’aumento di volume, i cosiddetti “volumi tecnici”, cioè, quelli aventi un rapporto di strumentalità necessaria per l’utilizzazione dell’immobile e non anche quelli utilizzabili ed adattabili ad uso abitativo.


Con riferimento, poi, ai piani cantinati, in giurisprudenza si è affermato il principio che essi computabili ai fini del calcolo della complessiva volumetria dell’immobile, salvo che siano insuscettibili di produrre un aumento del carico urbanistico (Cons Stato, sez V, 15 giugno 2002 n 3176), non siano destinati alla stabile permanenza dell’uomo o lo strumento urbanistico non lo escluda espressamente (Cons Stato, sez V, 19 maggio 1998 n 626).


Ai fini della verifica dell’aumento di volume, si ricorda, infine, ceh l’art 20 della legge regionale 16 aprile 2003 n 4, che, in virtù dell’esclusiva competenza legislativa della Regione Siciliana prevale sulle norme statali, non considera aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione la chiusura di terrazze di collegamento oppure di terrazze non superiori a metri quadrati 50 e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie, ferma restando l’acquisizione preventiva del nulla osta da parte dell Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali soggetti a vincolo.



Il Dirigente del Servizio


Daniela Mazzarella


Circolare BBCCAA 117839 Terrazze 1.12.06




CIRCOLARE DIPARTIMENTO BENI CULTURALI PROT 117839 1 DICEMBRE 2006






Codice Beni Culturali e del Paesaggio


Capo II
Sanzioni relative alla Parte terza

Articolo 167.
(Ordine di remissione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria)


1. In caso di violazione degli obblighi e degli ordini previsti dal Titolo I della Parte terza, il trasgressore e' sempre tenuto alla rimessione in pristino a proprie spese, fatto salvo quanto previsto al comma 4.
2. Con l'ordine di rimessione in pristino e' assegnato al trasgressore un termine per provvedere.
3. In caso di inottemperanza, l'autorita' amministrativa preposta alla tutela paesaggistica provvede d'ufficio per mezzo del prefetto e rende esecutoria la nota delle spese. Laddove l'autorita' amministrativa preposta alla tutela paesaggistica non provveda d'ufficio, il direttore regionale competente, su richiesta della medesima autorita' amministrativa ovvero, decorsi centottanta giorni dall'accertamento dell'illecito, previa diffida alla suddetta autorita' competente a provvedervi nei successivi trenta giorni, procede alla demolizione avvalendosi delle modalita' operative previste dall'articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a seguito di apposita convenzione che puo' essere stipulata d'intesa tra il Ministero per i beni e le attivita' culturali e il Ministero della difesa.
4. L'autorita' amministrativa competente accerta la compatibilita' paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei seguenti casi:
a) per i lavori, realizzati in assenza o difformita' dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
b) per l'impiego di materiali in difformita' dall'autorizzazione paesaggistica;
c) per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.
5. Il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati dagli interventi di cui al comma 4 presenta apposita domanda all'autorita' preposta alla gestione del vincolo ai fini dell'accertamento della compatibilita' paesaggistica degli interventi medesimi. L'autorita' competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni. Qualora venga accertata la compatibilita' paesaggistica, il trasgressore e' tenuto al pagamento di una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione.
L'importo della sanzione pecuniaria e' determinato previa perizia di stima. In caso di rigetto della domanda si applica la sanzione demolitoria di cui al comma 1. La domanda di accertamento della compatibilita' paesaggistica presentata ai sensi dell'articolo 181, comma 1-quater, si intende presentata anche ai sensi e per gli effetti di cui al presente comma.
6. Le somme riscosse per effetto dell'applicazione del comma 5, nonche' per effetto dell'articolo 1, comma 37, lettera b), n. 1), della legge 15 dicembre 2004, n. 308, sono utilizzate, oltre che per l'esecuzione delle rimessioni in pristino di cui al comma 1, anche per finalita' di salvaguardia nonche' per interventi di recupero dei valori paesaggistici e di riqualificazione degli immobili e delle aree degradati o interessati dalle rimessioni in pristino. Per le medesime finalita' possono essere utilizzate anche le somme derivanti dal recupero delle spese sostenute dall'amministrazione per l'esecuzione della rimessione in pristino in danno dei soggetti obbligati, ovvero altre somme a cio' destinate dalle amministrazioni competenti.


Capo II
Sanzioni relative alla Parte terza

Articolo 181.
(Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa)


1. Chiunque, senza la prescritta autorizzazione o in difformità di essa, esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici è punito con le pene previste dall’Articolo 20 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.
1-bis. La pena e' della reclusione da uno a quattro anni qualora i lavori di cui al comma 1:


a) ricadano su immobili od aree che [, ai sensi dell'articolo 136,] per le loro caratteristiche paesaggistiche siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico con apposito provvedimento emanato in epoca antecedente alla realizzazione dei lavori;
b) ricadano su immobili od aree tutelati per legge ai sensi dell'articolo 142 ed abbiano comportato un aumento dei manufatti superiore al trenta per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento della medesima superiore a settecentocinquanta metri cubi, ovvero ancora abbiano comportato una nuova costruzione con una volumetria superiore ai mille metri cubi.


1-ter. Ferma restando l'applicazione delle sanzioni amministrative [ripristinatorie o] pecuniarie di cui all'articolo 167, qualora l'autorita' amministrativa competente accerti la compatibilita' paesaggistica secondo le procedure di cui al comma 1-quater, la disposizione di cui al comma 1 non si applica:


a) per i lavori, realizzati in assenza o difformita' dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
b) per l'impiego di materiali in difformita' dall'autorizzazione paesaggistica;
c) per i lavori configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.


1-quater. Il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati dagli interventi di cui al comma 1-ter presenta apposita domanda all'autorita' preposta alla gestione del vincolo ai fini dell'accertamento della compatibilita' paesaggistica degli interventi medesimi. L'autorita' competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta giorni.


1-quinquies. La rimessione in pristino delle aree o degli immobili soggetti a vincoli paesaggistici' da parte del trasgressore, prima che venga disposta d'ufficio dall'autorita' amministrativa, e comunque prima che intervenga la condanna, estingue il reato di cui al comma 1


2. Con la sentenza di condanna viene ordinata la rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato. Copia della sentenza è trasmessa alla regione ed al comune nel cui territorio è stata commessa la violazione.


Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio





Legge 24 novembre 2003, n. 326 Art. 32.



Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio, nonche' per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali.


1. Al fine di pervenire alla regolarizzazione del settore e' consentito, di cui al presente articolo, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria delle opere esistenti non conformi alla disciplina vigente.


2. La normativa e' disposta nelle more dell'adeguamento della disciplina regionale ai principi contenuti nel testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in conformità al titolo V della Costituzione come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e comunque fatte salve le competenze delle autonomie locali sul governo del territorio.


3. Le condizioni, i limiti e le modalità del rilascio del predetto titolo abilitativo sono stabilite dal presente articolo e dalle normative regionali.


4. Sono in ogni caso fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.


5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti fornisce, d'intesa con le regioni interessate, il supporto alle amministrazioni comunali ai fini dell'applicazione della presente normativa e per il coordinamento con le leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modifiche e integrazioni, e con l'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modifiche e integrazioni.


6. Al fine di concorrere alla partecipazione alla realizzazione delle politiche di riqualificazione urbanistica dei nuclei interessati dall'abusivismo edilizio, attivate dalle regioni ai sensi del comma 33 e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli interventi da ammettere a finanziamento.


7. Al comma 1 dell'articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e' aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio e' adottato su proposta del Ministro dell'interno di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.».


8. All'articolo 141 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 2, e' inserito il seguente:


«2-bis. Nell'ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all'obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.».


9. Per attivare un programma nazionale di interventi, anche con la partecipazione di risorse private, rivolto alla riqualificazione di ambiti territoriali caratterizzati da consistente degrado economico e sociale, con riguardo ai fenomeni di abusivismo edilizio, da attuare anche attraverso il recupero delle risorse ambientali e culturali, e' destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e per i beni e le attività culturali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, d'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuati gli ambiti di rilevanza e interesse nazionale oggetto di riqualificazione urbanistica, ambientale e culturale, attribuendo priorità alle aree oggetto di programmi di riqualificazione già approvati di cui al decreto Ministro dei lavori pubblici dell'8 ottobre 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 278 del 27 novembre 1998, e di cui all'articolo 120 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Su tali aree, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma di interventi, anche in riferimento a quanto previsto dall'articolo 29, comma 4, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come sostituito dal comma 42 del presente articolo.


10. Per la realizzazione di un programma di interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico e' destinata una somma di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono individuate le aree comprese nel programma. Su tali aree, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma operativo di interventi e le relative modalità di attuazione.


11. Allo scopo di attuare un programma di interventi per il ripristino e la riqualificazione delle aree e dei beni soggetti alle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, e' destinata una somma di 10 milioni di euro per l'anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tale somma e' assegnata alla soprintendenza per i beni architettonici e ambientali, per l'esecuzione di interventi di ripristino e riqualificazione paesaggistica, dopo aver individuato, d'intesa con le regioni, le aree vincolate da ricomprendere nel programma.


12. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto la Cassa depositi e prestiti e' autorizzata a mettere a disposizione l'importo massimo di 50 milioni di euro per la costituzione, presso la Cassa stessa, di un Fondo di rotazione, denominato Fondo per le demolizioni delle opere abusive, per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari dei poteri di cui all'articolo 27, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, anche avvalendosi delle modalità di cui all'articolo 2, comma 55, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e all'articolo 41, comma 4, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, di anticipazioni, senza interessi, sui costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive anche disposti dall'autorità giudiziaria e per le spese giudiziarie, tecniche e amministrative connesse. Le anticipazioni, comprensive della corrispondente quota delle spese di gestione del Fondo, sono restituite al Fondo stesso in un periodo massimo di cinque anni, secondo modalità e condizioni stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, utilizzando le somme riscosse a carico degli esecutori degli abusi. In caso di mancato pagamento spontaneo del credito, l'amministrazione comunale provvede alla riscossione mediante ruolo ai sensi del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46. Qualora le somme anticipate non siano rimborsate nei tempi e nelle modalità stabilite, il Ministro dell'interno provvede al reintegro alla Cassa depositi e prestiti, trattenendone le relative somme dai fondi del bilancio dello Stato da trasferire a qualsiasi titolo ai comuni.


13. Le attività di monitoraggio e di raccolta delle informazioni relative al fenomeno dell'abusivismo edilizio di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, fanno capo all'Osservatorio nazionale dell'abusivismo edilizio. Il Ministero collabora con le regioni al fine di costituire un sistema informativo nazionale necessario anche per la redazione della relazione al Parlamento di cui all'articolo 9 del decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1985, n. 298. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministro dell'interno, sono aggiornate le modalità di redazione, trasmissione, archiviazione e restituzione delle informazioni contenute nei rapporti di cui all'articolo 31, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. Per le suddette attività e' destinata una somma di 0,2 milioni di euro per l'anno 2004 e di 0,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006.


14. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà dello Stato o facenti parte del demanio statale ad esclusione del demanio marittimo, lacuale e fluviale, nonche' dei terreni gravati da diritti di uso civico, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale competente e' subordinato al rilascio della disponibilità da parte dello Stato proprietario, per il tramite dell'Agenzia del demanio, rispettivamente, a cedere a titolo oneroso la proprietà dell'area appartenente al patrimonio disponibile dello Stato su cui insiste l'opera ovvero a garantire onerosamente il diritto al mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio e al patrimonio indisponibile dello Stato.


15. La domanda del soggetto legittimato volta ad ottenere la disponibilità dello Stato alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero il riconoscimento al diritto al mantenimento dell'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato deve essere presentata, entro il 31 marzo 2004, alla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente, corredata dell'attestazione del pagamento all'erario della somma dovuta a titolo di indennità per l'occupazione pregressa delle aree, determinata applicando i parametri di cui alla allegata Tabella A, per anno di occupazione, per un periodo comunque non superiore alla prescrizione quinquennale. A tale domanda deve essere allegata, in copia, la documentazione relativa all'illecito edilizio di cui ai commi 32 e 35. Entro il 30 settembre 2004, inoltre, deve essere allegata copia della denuncia in catasto dell'immobile e del relativo frazionamento.


16. La disponibilità alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato viene espressa dalla filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2004. Resta ferma la necessità di assicurare, anche mediante specifiche clausole degli atti di vendita o dei provvedimenti di riconoscimento del diritto al mantenimento dell'opera, il libero accesso al mare, con il conseguente diritto pubblico di passaggio.


17. Nel caso di aree soggette ai vincoli di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, la disponibilità alla cessione dell'area appartenente al patrimonio disponibile ovvero a riconoscere il diritto a mantenere l'opera sul suolo appartenente al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato e' subordinata al parere favorevole da parte dell'Autorità preposta alla tutela del vincolo.


18. Le procedure di vendita delle aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato devono essere perfezionate entro il 31 dicembre 2006, a cura della filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente previa presentazione da parte dell'interessato del titolo abilitativo edilizio in sanatoria rilasciato dall'ente locale competente, ovvero della documentazione attestante la presentazione della domanda, volta ad ottenere il rilascio del titolo edilizio in sanatoria sulla quale e' intervenuto il silenzio assenso con l'attestazione dell'avvenuto pagamento della connessa oblazione, alle condizioni previste dal presente articolo.


19. Il prezzo di acquisto delle aree appartenenti al patrimonio disponibile e' determinato applicando i parametri di cui alla Tabella B allegata al presente decreto ed e' corrisposto in due rate di pari importo scadenti, rispettivamente, il 30 giugno 2005 e il 31 dicembre 2005.


19-bis. Le opere eseguite da terzi su aree appartenenti al patrimonio disponibile dello Stato, per le quali e' stato rilasciato il titolo abilitativo edilizio in sanatoria da parte dell'ente locale competente, sono inalienabili per un periodo di cinque anni dalla data di perfezionamento delle procedure di vendita delle aree sulle quali insistono le opere medesime.


20. Il provvedimento formale di riconoscimento del diritto al mantenimento dell'opera sulle aree del demanio dello Stato e del patrimonio indisponibile e' rilasciato a cura della filiale dell'Agenzia del demanio territorialmente competente entro il 31 dicembre 2006, previa presentazione della documentazione di cui al comma 18. Il diritto e' riconosciuto per una durata massima di anni venti, a fronte di un canone commisurato ai valori di mercato.


21. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono rideterminati i canoni annui di cui all'articolo 3 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494.


22. Dal 1° gennaio 2004 i canoni per la concessione d'uso sono rideterminati nella misura prevista dalle tabelle allegate al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 agosto 1998, n. 342, rivalutate del trecento per cento.


23. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 6 del citato decreto del Ministro di cui al comma 22, relativo alla classificazione delle aree da parte delle regioni, in base alla valenza turistica delle stesse.


24. Ai fini del miglioramento, della tutela e della valorizzazione delle aree demaniali e' autorizzata una spesa fino ad un importo massimo di 20 milioni di euro per l'anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. L'Agenzia del demanio, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, il Ministro per i beni e le attività culturali, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano predispone un programma di interventi volti alla riqualificazione delle aree demaniali. Il programma e' approvato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.


25. Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni e integrazioni, come ulteriormente modificate dall'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, nonche' dal presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003 e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria della costruzione originaria o, in alternativa, un ampliamento superiore a 750 mc. Le suddette disposizioni trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 metri cubi per singola richiesta di titolo abilitativo edilizio in sanatoria, a condizione che la nuova costruzione non superi complessivamente i 3.000 metri cubi.


26. Sono suscettibili di sanatoria edilizia le tipologie di illecito di cui all'allegato 1:


a) numeri da 1 a 3, nell'ambito dell'intero territorio nazionale, fermo restando quanto previsto alla lettera e) del comma 27 del presente articolo, nonche' 4, 5 e 6 nell'ambito degli immobili soggetti a vincolo di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47;


b) numeri 4, 5 e 6, nelle aree non soggette ai vincoli di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, in attuazione di legge regionale, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, con la quale e' determinata la possibilità, le condizioni e le modalità per l'ammissibilità a sanatoria di tali tipologie di abuso edilizio.


27. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 32 e 33 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, le opere abusive non sono comunque suscettibili di sanatoria, qualora:


a) siano state eseguite dal proprietario o avente causa condannato con sentenza definitiva, per i delitti di cui all'articolo 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale o da terzi per suo conto;


b) non sia possibile effettuare interventi per l'adeguamento antisismico, rispetto alle categorie previste per i comuni secondo quanto indicato dalla ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2003;


c) non sia data la disponibilità di concessione onerosa dell'area di proprietà dello Stato o degli enti pubblici territoriali, con le modalità e condizioni di cui all'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ed al presente decreto;


d) siano state realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonche' dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima della esecuzione di dette opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici;


e) siano state realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente rilevante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;


f) fermo restando quanto previsto dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, e mdipendentemente dall'approvazione del piano regionale di cui al comma 1 dell'articolo 3 della citata legge n. 353 del 2000, il comune subordina il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria alla verifica che le opere non insistano su aree boscate o su pascolo i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Agli effetti dell'esclusione dalla sanatoria e' sufficiente l'acquisizione di elementi di prova, desumibili anche dagli atti e dai registri del Ministero dell'interno, che le aree interessate dall'abuso edilizio siano state, nell'ultimo decennio, percorse da uno o più incendi boschivi;


g) siano state realizzate nei porti e nelle aree, appartenenti al demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato ed alle esigenze della navigazione marittima, quali identificate ai sensi del secondo comma dell'articolo 59 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.


28. I termini previsti dalle disposizioni sopra richiamate e decorrenti dalla data di entrata in vigore dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni e integrazioni, ove non disposto diversamente, sono da intendersi come riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per quanto non previsto dal presente decreto si applicano, ove compatibili, le disposizioni di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e al predetto articolo 39.


29. Il procedimento di sanatoria degli abusi edilizi posti in essere dalla persona imputata di uno dei delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale, o da terzi per suo conto, e' sospeso fino alla sentenza definitiva di non luogo a procedere o di proscioglimento o di assoluzione. Non può essere conseguito il titolo abilitativo edilizio in sanatoria degli abusi edilizi se interviene la sentenza definitiva di condanna per i delitti sopra indicati. Fatti salvi gli accertamenti di ufficio in ordine alle condanne riportate nel certificato generale del casellario giudiziale ad opera del comune, il richiedente deve attestare, con dichiarazione sottoscritta nelle forme di cui all' articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di non avere carichi pendenti in relazione ai delitti di cui agli articoli 416-bis, 648-bis e 648-ter del codice penale.


30. Qualora l'amministratore di beni immobili oggetto di sequestro o di confisca ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, autorizzato dal giudice competente ad alienare taluno di detti beni, può essere autorizzato, altresì, dal medesimo giudice, sentito il pubblico ministero, a riattivare il procedimento di sanatoria sospeso. In tal caso non opera nei confronti dell'amministratore o del terzo acquirente il divieto di rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria di cui al comma 29.


31. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria non comporta limitazione ai diritti dei terzi.


32. La domanda relativa alla definizione dell'illecito edilizio, con l'attestazione del pagamento dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri concessori, e' presentata al comune competente, a pena di decadenza, entro il 31 marzo 2004, unitamente alla dichiarazione di cui al modello allegato e alla documentazione di cui al comma 35.


33. Le regioni, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, emanano norme per la definizione del procedimento amministrativo relativo al rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria e possono prevedeme, tra l'altro, un incremento dell'oblazione fino al massimo del 10 per cento della misura determinata nella tabella C allegata al presente decreto, ai fini dell'attivazione di politiche di repressione degli abusi edilizi e per la promozione di interventi di riqualificazione dei nuclei interessati da fenomeni di abusivismo edilizio, nonche' per l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 23 della legge 28 febbraio 1985, n. 47.


34. Ai fini dell'applicazione del presente articolo non si applica quanto previsto dall'articolo 37, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Con legge regionale gli oneri di concessione relativi alle opere abusive oggetto di sanatoria possono essere incrementati fino al massimo del 100 per cento. Le amministrazioni comunali perimetrano gli insediamenti abusivi entro i quali gli oneri concessori sono determinati nella misura dei costi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie, nonche' per gli interventi di riqualificazione igienico-sanitaria e ambientale attuati dagli enti locali. Coloro che in proprio o in forme consortili, nell'ambito delle zone perimetrate, intendano eseguire in tutto o in parte le opere di urbanizzazione primaria, nel rispetto dell'articolo 2, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni e integrazioni, secondo le disposizioni tecniche dettate dagli uffici comunali, possono detrarre dall'importo complessivo quanto già versato, a titolo di anticipazione degli oneri concessori, di cui alla tabella D allegata al presente decreto. Con legge regionale, ai sensi dell'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, come modificato dal presente articolo, sono disciplinate le relative modalità di attuazione.


35. La domanda di cui al comma 32 deve essere corredata dalla seguente documentazione:


a) dichiarazione del richiedente resa ai sensi dell'articolo 47, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, con allegata documentazione fotografica, dalla quale risulti la descrizione delle opere per le quali si chiede il titolo abilitativo edilizio in sanatoria e lo stato dei lavori relativo;


b) qualora l'opera abusiva supera i 450 metri cubi, da una perizia giurata sulle dimensioni e sullo stato delle opere e una certificazione redatta da un tecnico abilitato all'esercizio della professione attestante l'idoneità statica delle opere eseguite;


c) ulteriore documentazione eventualmente prescritta con norma regionale.


36. La presentazione nei termini della domanda di definizione dell'illecito edilizio, l'oblazione interamente corrisposta nonche' il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il suddetto pagamento, producono gli effetti di cui all'articolo 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47. Trascorso il suddetto periodo di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso spettante.


37. Il pagamento degli oneri di concessione, la presentazione della documentazione di cui al comma 35, della denuncia in catasto, della denuncia ai fini dell'imposta comunale degli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, nonche', ove dovute, delle denunce ai fini della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e per l'occupazione del suolo pubblico, entro il 30 settembre 2004, nonche' il decorso del termine di ventiquattro mesi da tale data senza l'adozione di un provvedimento negativo del comune, equivalgono a titolo abilitativo edilizio in sanatoria. Se nei termini previsti l'oblazione dovuta non e' stata interamente corrisposta o e' stata determinata in forma dolosamente inesatta, le costruzioni realizzate senza titolo abilitativo edilizio sono assoggettate alle sanzioni richiamate all'articolo 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e all'articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.


38. La misura dell'oblazione e dell'anticipazione degli oneri concessori, nonche' le relative modalità di versamento, sono disciplinate nell'allegato 1 al presente decreto.


39. Ai fini della determinazione dell'oblazione non si applica quanto previsto dai commi 13, 14 15 e 16 dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.


40. Alla istruttoria della domanda di sanatoria si applicano i medesimi diritti e oneri previsti per il rilascio dei titoli abilitativi edilizi, come disciplinati dalle Amministrazioni comunali per le medesime fattispecie di opere edilizie. Ai fini della istruttoria delle domande di sanatoria edilizia può essere determinato dall'Amministrazione comunale un incremento dei predetti diritti e oneri fino ad un massimo del 10 per cento da utilizzare con le modalità di cui all'articolo 2, comma 46, della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Per l'attività istruttoria connessa al rilascio delle concessioni in sanatoria i comuni possono utilizzare i diritti e oneri di cui al precedente periodo, per progetti finalizzati da svolgere oltre l'orario di lavoro ordinario.


41. Al fine di incentivare la definizione delle domande di sanatoria presentate ai sensi del presente articolo, nonche' ai sensi del capo IV della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni, e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni, il 50 per cento delle somme riscosse a titolo di conguaglio dell'oblazione, ai sensi dell'articolo 35, comma 14, della citata legge n. 47 del 1985, e successive modificazioni, e' devoluto al comune interessato. Con decreto interdipartimentale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalità di applicazione del presente comma.


42. All'articolo 29 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, il comma 4 e' sostituito dal seguente:


«4. Le proposte di varianti di recupero urbanistico possono essere presentate da parte di soggetti pubblici e privati, con allegato un piano di fattibilità tecnico, economico, giuridico e amministrativo, finalizzato al finanziamento, alla realizzazione e alla gestione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per il recupero urbanistico ed edilizio, volto al raggiungimento della sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla coesione degli abitanti dei nuclei edilizi inseriti nelle varianti e alla rivitalizzazione delle aree interessate dall'abusivismo edilizio».


43. L'articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e' sostituito dal seguente:


«Art. 32 (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo). - 1. Fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo e' subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto. Il rilascio del titolo abilitativo edilizio estingue anche il reato per la violazione del vincolo. Il parere non e' richiesto quando si tratti di violazioni riguardanti l'altezza, i distacchi, la cubatura o la superficie coperta che non eccedano il 2 per cento delle misure prescritte.


2. Sono suscettibili di sanatoria, alle condizioni sottoindicate, le opere insistenti su aree vincolate dopo la loro esecuzione e che risultino:
a) in difformità dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e successive modificazioni, e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, quando possano essere collaudate secondo il disposto del quarto comma dell'articolo 35;
b) in contrasto con le norme urbanistiche che prevedono la destinazione ad edifici pubblici od a spazi pubblici, purche' non in contrasto con le previsioni delle varianti di recupero di cui al capo III;
c) in contrasto con le norme del decreto ministeriale 1° aprile 1968, n. 1404, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 13 aprile 1968, e con agli articoli 16, 17 e 18 della legge 13 giugno 1991, n. 190, e successive modificazioni, sempre che le opere stesse non costituiscano minaccia alla sicurezza del traffico.


3. Qualora non si verifichino le condizioni di cui al comma 2, si applicano le disposizioni dell'articolo 33.


4. Ai fini dell'acquisizione del parere di cui al comma 1 si applica quanto previsto dall'articolo 20, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. Il motivato dissenso espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, ivi inclusa la soprintendenza competente, alla tutela del patrimonio storico artistico o alla tutela della salute preclude il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria.


5. Per le opere eseguite da terzi su aree di proprietà di enti pubblici territoriali, in assenza di un titolo che abiliti al godimento del suolo, il rilascio della concessione o dell'autorizzazione in sanatoria e' subordinato anche alla disponibilità dell'ente proprietario a concedere onerosamente, alle condizioni previste dalle leggi statali o regionali vigenti, l'uso del suolo su cui insiste la costruzione. La disponibilità all'uso del suolo, anche se gravato di usi civici, viene espressa dagli enti pubblici territoriali proprietari entro il termine di centottanta giorni dalla richiesta. La richiesta di disponibilità all'uso del suolo deve essere limitata alla superficie occupata dalle costruzioni oggetto della sanatoria e alle pertinenze strettamente necessarie, con un massimo di tre volte rispetto all'area coperta dal fabbricato. Salve le condizioni previste da leggi regionali, il valore e' stabilito dalla filiale dell'Agenzia del demanio competente per territorio per gli immobili oggetto di sanatoria ai sensi della presente legge e dell'articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, con riguardo al valore del terreno come risultava all'epoca della costruzione aumentato dell'importo corrispondente alla variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, al momento della determinazione di detto valore. L'atto di disponibilità, regolato con convenzione di cessione del diritto di superficie per una durata massima di anni sessanta, e' stabilito dall'ente proprietario non oltre sei mesi dal versamento dell'importo come sopra determinato.


6. Per le costruzioni che ricadono in aree comprese fra quelle di cui all'articolo 21 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, il rilascio della concessione o della autorizzazione in sanatoria e' subordinato alla acquisizione della proprietà dell'area stessa previo versamento del prezzo, che e' determinato dall'Agenzia del territorio in rapporto al vantaggio derivante dall'incorporamento dell'area.


7. Per le opere non suscettibili di sanatoria ai sensi del presente articolo si applicano le sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380».


43-bis. Le modifiche apportate con il presente articolo concernenti l'applicazione delle leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e 23 dicembre 1994, n. 724, non si applicano alle domande già presentate ai sensi delle predette leggi.


44. All'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: «l'inizio» sono inserite le seguenti: «o l'esecuzione».


45. All'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, dopo le parole: «18 aprile 1962, n. 167 e successive modificazioni e integrazioni» sono inserite le seguenti: «, nonche' in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici».


46. All'articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, o su beni di interesse archeologico, nonche' per le opere abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di inedificabilità assoluta in applicazione delle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre autorità preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180 giorni dall'accertamento dell'illecito, procede alla demolizione, anche avvalendosi delle modalità operative di cui ai commi 55 e 56 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662».


47. Le sanzioni pecuniarie di cui all'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono incrementate del cento per cento.


48. (Soppresso).


49. (Soppresso).


49-bis. All'articolo 54, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Tali spese, limitatamente agli esercizi finanziari 2002 e 2003, sono reiscritte nella competenza degli esercizi successivi a quello terminale, sempreche' l'impegno formale venga assunto entro il secondo esercizio finanziario successivo alla prima iscrizione in bilancio».


49-ter. L'articolo 41 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e' sostituito dal seguente:


«Art. 41 (Demolizione di opere abusive). - 1. Entro il mese di dicembre di ogni anno il dirigente o il responsabile del servizio trasmette al prefetto l'elenco delle opere non sanabili per le quali il responsabile dell'abuso non ha provveduto nel termine previsto alla demolizione e al ripristino dei luoghi e indica lo stato dei procedimenti relativi alla tutela del vincolo di cui al comma 6 dell'articolo 31. Nel medesimo termine le amministrazioni statali e regionali preposte alla tutela trasmettono al prefetto l'elenco delle demolizioni da eseguire. Gli elenchi contengono, tra l'altro, il nominativo dei proprietari e dell'eventuale occupante abusivo, gli estremi di identificazione catastale, il verbale di consistenza delle opere abusive e l'eventuale titolo di occupazione dell'immobile. 2. Il prefetto entro trenta giorni dalla ricezione degli elenchi di cui al comma 1, provvede agli adempimenti conseguenti all'intervenuto trasferimento della titolarità dei beni e delle aree interessate, notificando l'avvenuta acquisizione al proprietario e al responsabile dell'abuso. 3. L'esecuzione della demolizione delle opere abusive, compresa la rimozione delle macerie e gli interventi a tutela della pubblica incolumità, e' disposta dal prefetto. I relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti, ad imprese tecnicamente e finanziariamente idonee. Il prefetto può anche avvalersi, per il tramite dei provveditorati alle opere pubbliche, delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa, sulla base di apposita convenzione stipulata d'intesa tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro della difesa».


49-quater. All'articolo 48 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, e' aggiunto, in fine, il seguente comma:


«3-ter. Al fine di consentire una più penetrante vigilanza sull'attività edilizia, e' fatto obbligo alle aziende erogatrici di servizi pubblici ed ai funzionari cui sia imputabile la stipulazione dei relativi contratti di somministrazione di comunicare al sindaco del comune ove e ubicato l'immobile le richieste di allaccio ai pubblici servizi effettuate per gli immobili, con indicazione della concessione edilizia ovvero della autorizzazione ovvero degli altri titoli abilitativi, ovvero della istanza di concessione in sanatoria presentata, corredata dalla prova del pagamento per intero delle somme dovute a titolo di oblazione. L'inosservanza di tale obbligo comporta, per ciascuna violazione, la sanzione pecuniaria da euro 10.000 ad euro 50.000 nei confronti delle aziende erogatrici di servizi pubblici, nonche' la sanzione pecuniaria da euro 2.582 ad euro 7.746 nei confronti del funzionario della azienda erogatrice cui sia imputabile la stipulazione dei contratti».


50. Agli oneri indicati ai commi 6, 9, 10, 11, 13 e 24, si provvede, nei limiti stabiliti nei predetti commi, per gli anni 2004, 2005 e, quanto a 82 milioni di euro, per l'anno 2006, mediante quota parte delle maggiori entrate derivanti dal presente articolo. Tali somme sono versate, per ciascuno dei predetti anni, all'entrata del bilancio dello Stato per essere rassegnate alle pertinenti unità previsionali di base, anche di nuova istituzione, dei Ministeri interessati. Per la restante parte degli oneri relativi all'anno 2006 si provvede con quota parte delle entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.


Legge 24 novembre 2003, n. 326





L.R. 4/03 articolo 20 circolare
L.R. 4/03 articolo 20 sentenza



ARTICOLO 9 L.R. 37/85
CIRCOLARE 5/3/04 n 2 L.R.4/03



Art 10 legge 47/85 Opere Precarie



Art. 17 della legge 28 gennaio 1977 n. 10 Opere precarie



Sentenza veranda isola delle femmine



Sentenza Tettoia



Denunce di abusivismo edilizio a Isola delle Femmine



Isola delle Femmine Tutela Pesaggistica decreto 151








*“Spazi Chiusi” dell’arch D’Arpa


*“Spazi Chiusi” dell’arch D’arpa circolare 53969 09/03








CONDONO EDILIZIO CORTE COSTITUZIONALE SENT 54/09



P.R.G. normativa Approvazione Adozione PRG



CIRCOLARE n° 96151 dell'11-11-09 Tutela Paesaggistica

MONITORAGGIO ABUSIVISMO EDILIZIO



SENTENZA VERANDA ISOLA DELLE FEMMINE



ORDINANZE U.T.C Lucido,Bruno,Romeo,Crivello,Bologna,Caltanisetta,Rubino



Denunce di abusivismo edilizio a Isola delle Femmine







ORDINANZA N 57 13 OTTOBRE 2009 VINCOLI URBANISTICI












LICENZA EDILIZIA POMIERO



LICENZA EDILIZIA BRUNO ROSARIO GRECH



LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA GAMBINO GIOVANNI






LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA GAMBINO GIOVANNI



LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA VASSALLO ANTONIETTA



LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA RIZZO PROVVIDENZA



LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA DI LORENZO PIETRO



LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA RIZZO ROSALIA



LICENZA EDILIZIA IN SANATORIA DI LORENZO EMANUELE



LICENZA EDILIZIA IN VARIANTE CARDINALE ORAZIO



LICENZA EDILIZIA SCALICI GIUSEPPE






LICENZA EDILIZIA GIAMBONA



LICENZA EDILIZIA LO BELLO /RALLO

ABusivismo edilizio Pino Ciampolillo


EDILIZIA SENTENZE ABUSIVISMO LICENZE ORDINANZE
*48 'o muorto ca parla ... nel cimitero di Isola delle Femmine
*Sentenza 2010 Verande*Verande Sentenze
*Ho paura, ma vado avanti
*Un letto a tre piazze
*Isola delle Femmine I politici come la munnezza si riciclano
*Pino Ciampolillo intervista il “Sindaco Prof Gaspare Portobello
*Il Sindaco Portobello mena per il naso i Cittadini di Isola delle Femmine
*ABusivismo edilizio Pino Ciampolillo ?Perseguite il nano malefico
*ABBBBBUSIVISMO Edilizio Ordinanza 75 Callea moglie del Sindaco Portobello
*Edilizia dossier abusi edilizi con sentenze e circolari
*Ho paura ma vado avanti
*CIRCOLARE n° 96151 dell'11-11-09 Tutela Paesaggistica
*Circolare BBCCAA 117839 Terrazze 1.12.06
*SANATORIA Decreto AA BB CC (sblocca istanze)
*ABUSIVISMO EDILIZIO Ordinanza 70 RISO ROSARIO
*“Spazi Chiusi” dell’arch D’Arpa
*“Spazi Chiusi” dell’arch D’arpa circolare 53969 09/03
*Architetto D'Arpa Sandro conferimento della Posizione organizzativa del 3° Settore Tecnico
*ABUSIVISMO edilizio Virga Anna ordinanza 72
*Ordinanza 67/R.O. 4.12.05 di Sospensione dei lavori
*ORDINANZE U.T.C Lucido,Bruno,Romeo,Crivello,Bologna,Caltanisetta,Rubino
*Denunce di abusivismo edilizio a Isola delle Femmine
*Legge 24 novembre 2003, n. 326
*Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
*L.R. 4/03 articolo 20 circolare

*L.R. 4/03 articolo 20 sentenza
*ARTICOLO 9 L.R. 37/85

*CIRCOLARE 5/3/04 n 2 L.R.4/03
*Paesaggio, novità per l'autorizzazione a costruire
*Sentenza veranda isola delle femmine
*Sentenza Tettoia
*Autorizzazione paesaggistica: ok sull'iter semplificato

*Per una tettoia basta la Dia

*Tettoie Sentenza
*Tar Campania, Napoli, Sez. II - 2 dicembre 2009, n. 8320
*Isola Abusivismo edilizio

*Ordinanza n 57 13 ottobre 2009 vincoli urbanistici

*Monitoraggio abusivismo edilizio

*Art 10 legge 47/85 Opere Precarie

*Art. 17 della legge 28 gennaio 1977 n. 10 Opere precarie
*Le norme sulla VAS nei PRG

*norma transitoria sulla VAS

*Decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4

*Le norme sulla VAS nei PRG

*Lettera all'Assessore

*D.Lgs. 4/2008 correttivo al D.Lgs. 152/2006
*P.R.G. V.I.A. Decreto Legislativo 4/2008 Emendamento Sanatoria
*Disegno di Legge sulla VAS
*COMMISSIONE edilizia potere politico e potere amministrativo
*Isola delle Femmine Tutela Pesaggistica decreto 151
*P.R.G. normativa Approvazione Adozione PRG
*P.r.g. tav 2,6 consistenza aree libere lottizzazioni

*Lottizzazione lo bianco

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*Abusivismo Edilizio Vincoli Cimiteriali
*Sanatoria Vincoli cimiteriali art 16 LR 26/86
*Sanatoria Vincoli cimiteriali art 56 LR 27/86
*Isola Richiesta parere Regione fascia 150mIsola delle Femmine V.I.A. PORTO
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*DPR 6/6/01 n. 380 Testo Unico materia edilizia

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*P.R.G., PORTO, Messa in sicurezza Porto, P.U.D.M., procedura V.I.A./V.A.S., Isola delle Femmine
*GURS Parte I n. 53 del 2003 porto isola decreto messa in Sicurezza

* Porto Isola manca VIA messa in cirurezza
*Filippo Di Maria curava la casa di Scopello del senatore Antonino Papania
Relazione Commissione Parlamentare Antimafia 1985
Isola delle Femmine: "Sindaco Portobello, la bugia è una mezza ... Il Vespro
FURNARI sette consiglieri si dimettono
Edilizia Popolare Carini

Sentenza Esproprio P.E.P. Carini

Manutenzione ordinaria di edilizia libera ex art. 6 d.p.r. 380/0

2 commenti:

faccia uun bel ricorso al tar.. ha detto...

FACCIA UN BEL RICORSO AL TAR TANTO LO VINCE E SARA UNA SBERLA PER TUTTI

VERANDE X TUTTI ....A GOGO ha detto...

VERANTE X TUTTI
COME SOSTIENE IL MANOVRATORE DI QUESTO BLOG LE VERANTE SI POSSONO FARE
ALLORA FORZA VERANDE PER TUTTI ALLA FACCIA DEL FANTASMA COMITATO X LA LEGALITA LEGGI RRPC