L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 30 gennaio 2009

SENTENZA T.A.R. SU PROCEDURA V.I.A./A.I.A.



TAR TOSCANA, Sez. II, 30 luglio 2008, sentenza n. 1870
 


INQUINAMENTO - MARE - Mediterraneo - Santuario per i mammiferi marini - Utilizzo a fini produttivi del mare territoriale - Compatibilità. L’Accordo relativo alla creazione nel Mediterraneo di un santuario per i mammiferi marini, fatto a Roma il 25 novembre1999 e ratificato dall’Italia con legge n. 391/01, non contiene alcuna disposizione che sia direttamente contraria all’utilizzo a fini produttivi del mare territoriale ricadente nei confini del Santuario, salvo il rispetto degli obiettivi di tutela ivi previsti (fattispecie relativa alla progettazione di un rigassificatore off shore). Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) - T.A.R. TOSCANA, Sez. II - 30 luglio 2008, n. 1870

ENERGIA - Attività di produzione e trasformazione - Liberalizzazione - L. n. 239/04 - Attività di costruzione degli impianti - Permanenza del regime autorizzatorio - Impianti di rigassificazione - Art. 8 L. n. 340/00.
La liberalizzazione dell’attività di produzione e trasformazione delle materie fonti di energia di cui alla legge n. 239/04 non equivale a liberalizzazione dell’attività di costruzione e gestione dei relativi impianti, la quale rimane soggetta al vigente regime autorizzatorio, come si evince dallo stesso art. 1 della legge n. 239/04 con specifico riferimento agli impianti di rigassificazione: la norma in esame presuppone infatti, e fa salva, la sopravvivenza della procedura semplificata di cui all’art. 8 della legge n. 340/00, che sottopone ad autorizzazione ministeriale - d’intesa con la Regione interessata - l'uso o il riutilizzo di siti industriali per l'installazione di rigassificatori di gas naturale liquido destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema, nonché della flessibilità e della diversificazione dell'offerta (viene in considerazione in particolare il comma 60 dell’art. 1 cit., che estende alla realizzazione e al potenziamento di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto, ivi comprese le opere connesse, la procedura di valutazione di impatto ambientale, fatte espressamente salve le disposizioni di cui alla legge n. 443/01 e all'articolo 8 n. 340/00). La procedura “ex” art. 8 cit. rappresenta peraltro un’eccezione alla disciplina contenuta nella legge n. 9/91 e nel relativo regolamento di attuazione (D.P.R. n. 420/94), secondo cui la costruzione e la gestione di nuovi stabilimenti per la lavorazione di oli minerali e nuove installazioni di gas naturale liquefatto sono soggetti a concessione, e che, non risultando abrogata dalla legge n. 239/04, deve ritenersi ancora applicabile alla costruzione di impianti di rigassificazione che non preveda l’uso o il riuso di siti industriali. Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) -
T.A.R. TOSCANA, Sez. II - 30 luglio 2008, n. 1870

ENERGIA - Rigassificatori di gas naturale liquido - Installazione - Art. 8 L. n. 340/00 - Iter autorizzatorio - Conferenza di servizi.
L’art. 8 della legge n. 340/00 stabilisce, al primo comma, che l'uso o il riutilizzo di siti industriali per l'installazione di impianti destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema, nonché della flessibilità e della diversificazione dell'offerta, è soggetto ad autorizzazione del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato (poi il Ministero delle Attività Produttive), di concerto con il Ministero dell'ambiente e d'intesa con la regione interessata; ai fini della procedura in questione, per impianti si intendono i rigassificatori di gas naturale liquido. La norma prevede che il procedimento si svolga in conferenza di servizi, richiede l’acquisizione del nulla osta ministeriale di impatto ambientale, e dispone che qualora l'esito della conferenza di servizi comporti la variazione dello strumento urbanistico, la determinazione costituisce proposta di variante sulla quale si pronuncia definitivamente entro novanta giorni il consiglio comunale; decorso inutilmente tale termine, la determinazione della conferenza di servizi equivale ad approvazione della variazione dello strumento urbanistico. Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) -
T.A.R. TOSCANA, Sez. II - 30 luglio 2008, n. 1870

ENERGIA - Impianti di lavorazione e trasformazione di idrocarburi - Autorizzazione unica - Rigasificatori offshore - Competenza statale e competenza provinciale - L.r. Toscana n. 39/05 - L.n. 239/04 - Art. 117 cc. 3e4 Cost. - Esiti interpretativi.
La legge regionale della Toscana n. 39/05 sottopone ad autorizzazione unica di competenza regionale o provinciale la costruzione e l’esercizio di impianti di lavorazione e trasformazione di idrocarburi: tale disciplina è dichiaratamente applicativa dell'articolo 117 co. 3 e 4 Cost. e della legge n. 239/04, la quale ultima riserva allo Stato i compiti e le funzioni amministrative in materia di utilizzazione del pubblico demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità di approvvigionamento di fonti di energia. Dovendosi pervenire ad un adeguato coordinamento sistematico delle fonti, rispettoso del riparto di competenze sancito dagli artt. 117 e 118 Cost., due esiti interpretativi possono essere ipotizzati. Da un lato, appare infatti possibile sostenere che dall’ambito applicativo della legge regionale esulino gli impianti di rigassificazione “offshore”, la competenza provinciale sancita dall’art. 3 co. 2 della legge regionale n. 39/05 dovendosi intendere interamente assorbita dalla evidenziata riserva di competenze statali in materia di utilizzo del mare (riserva che, altrimenti opinando, rimarrebbe grandemente svuotata di significato); con il che, la tesi circa la presunta incompetenza ministeriale sarebbe da respingere in radice. Ove, al contrario, volesse intendersi la competenza statale non preclusiva del potere di autorizzazione riconosciuto alla Provincia dalla legge n. 39/05, dovrebbe concludersi per l’esistenza della situazione sopravvenuta di concorrenza di poteri: statali relativamente alla soddisfazione degli interessi pubblici connessi all’uso del demanio marittimo per finalità energetiche, provinciali relativamente alla costruzione ed esercizio dell’impianto anche nelle zone di mare territoriale prospicienti il tratto di costa ricadente nei confini provinciali (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 21 settembre 2006, n. 5547, in tema di esercizio dei poteri urbanistico-edilizi del Comune su opere realizzate in mare). Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) -
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INQUINAMENTO - SICUREZZA - Impianti in cui siano presenti sostanze pericolose - D.Lgs.n. 334/99 - Piano di emergenza esterno - Condizione per l’avvio dell’attività - Costruzione degli impianti - Nulla osta di fattibilità - Sufficienza.
Condizione per la costruzione degli impianti in cui siano presenti sostanze pericolose è, ai sensi del d.lgs. n. 334/99, il solo rilascio del nulla osta di fattibilità; la pianificazione di emergenza accede al rapporto definitivo di sicurezza relativo al progetto particolareggiato che costituisce invece condizione per l’avvio dell’attività, come chiaramente si evince dal citato art. 9 co. 2, nonché dal successivo art. 21 co. 3 ult. parte, e dall’art. 20 co. 1 dello stesso decreto, che, in relazione alla predisposizione del piano di emergenza esterno, presuppone come già avvenuta quella del piano di emergenza interno, avendo ancora una volta come punto di riferimento l’inizio dell’attività, e non della costruzione. Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) -
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ENERGIA - Rigassificatore offshore - Natura - Nave stabilmente ancorata al fondo marino - Perdita delle caratteristiche di mezzo di trasporto - Applicabilità della disciplina dell’allibo di gas - D.M. 3 maggio 1984 - Esclusione - D.M. 2 agosto 2007.
Un rigassificatore offshore, è sì costituito da una nave, la quale, essendo stabilmente ancorata al fondo marino, perde la principale caratteristica del mezzo di trasporto, vale a dire la mobilità da un luogo all’altro, per assumere la diversa funzione dell’impianto fisso di immagazzinamento e trasformazione del gas liquefatto, come tale soggetto alla disciplina degli impianti a rischio dettata dal D.Lgs. n. 334/99; per conseguenza il ricorso all’analogia, che vale per estendere ad un impianto siffatto alcune delle norme in materia di trasferimento di gas tra navi (allibo in senso tecnico), non si attaglia a quelle disposizioni - come l’art. 23 del citato D.M. 3 maggio 1984 - che presuppongono la destinazione attuale della nave al trasporto delle merci. Tale destinazione manca del tutto per la nave sulla quale è realizzato il rigassificatore, trasformata in piattaforma “offshore” capace di ruotare intorno al proprio asse, ma non di spostarsi: per questo, l’autorizzazione all’allibo non può rappresentare una condizione per l’esercizio del rigassificatore, che per questo aspetto è assimilabile ad una struttura stabile, fermo restando che detta autorizzazione dovrà di volta in volta essere ottenuta dalle navi gasiere dirette all’impianto per l’approvvigionamento (si vedano al riguardo le disposizioni contenute nel D.M. 2 agosto 2007, che ha sostituito, abrogandolo, il D.M. 3 maggio 1984). Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) -
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ENERGIA - Rigassificatore offshore - autorizzazione - Disciplina generale ex l. n. 9/91 - Disponibilità del suolo - Interpretazione estensiva - Disponibilità della corrispondente zona di mare.
La realizzazione di un impianto di rigassificazione galleggiante, posizionato in mare, induce ad escluderne l’inquadramento nella previsione dell’art. 8 della legge n. 340/00 ai fini della semplificazione procedurale ivi prevista: i referenti normativi applicabili alla fattispecie vanno piuttosto rinvenuti nella disciplina generale posta dalla legge n. 9/91 per i nuovi stabilimenti per la lavorazione di oli minerali e le nuove installazioni di gas naturale liquefatto, ed in particolare nel regolamento attuativo (D.P.R. n. 420/94) laddove, all’art. 4, prevede che la concessione per la costruzione degli impianti venga rilasciata solo quando sia comprovata da parte del richiedente la disponibilità del suolo. Trattandosi di impianto ubicato in sito marino, la disponibilità del suolo non può che farsi coincidere, in via di interpretazione estensiva, con quella della corrispondente zona di mare. Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) -
T.A.R. TOSCANA, Sez. II - 30 luglio 2008, n. 1870

INFORMAZIONE AMBIENTALE - Progetto per la costruzione di un rigassificatore offshore - Partecipazione del pubblico al processo decisionale - Convenzione di Aarhus - Principio di efficacia dell’informazione - Pubblicazione su due quotidiani del deposito del progetto ai fini della VIA - Insufficienza.
La pubblicazione su un quotidiano a diffusione nazionale e uno a diffusione regionale dell’avviso di avvenuto deposito presso gli uffici regionali del progetto per la costruzione di un rigassificatore ai fini della valutazione di impatto ambientale rappresenta una forma inadeguata di pubblicità rispetto al criterio di efficacia di cui alla Convenzione internazionale sull’accesso all’informazione, sulla partecipazione del pubblico al processo decisionale e sull’accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998, ratificata con l. n. 108/01. In ragione della specificità delle esigenze tutelate, l’art. 23 del d.lgs. n. 334/99 deve essere letto nel senso che le amministrazioni procedenti sono onerate di sollecitare la partecipazione popolare sul particolare tema della prevenzione degli incidenti, previa comunicazione delle informazioni sulle misure di sicurezza da adottare, attraverso forme efficaci di coinvolgimento collettivo; le forme della partecipazione debbono inoltre tenere conto della complessità delle questioni tecniche da esaminare e della eventualità che gli interessati debbano rivolgersi ad esperti anche solo per essere in condizione di apprezzare i margini di rischio legati all’intervento, e formarsi in proposito un’opinione seria e documentata, con i tempi minimi che ciò comporta. Se, pertanto, la mancata predeterminazione delle modalità di raccolta dei pareri è il mezzo per calibrare la partecipazione sulle esigenze del caso concreto, a fronte del progetto di un’opera come quella di un rigassificatore “offshore”, connotata da forti implicazioni sul piano dell’impatto ambientale e della sicurezza, la pubblicazione in fase di VIA dell’annuncio di avvenuta comunicazione - strumento di conoscibilità e non di conoscenza degli elementi essenziali del progetto - ed il breve termine di trenta giorni per le osservazioni non assolvono adeguatamente al compito di mettere la popolazione in grado di pronunciarsi in maniera consapevole, con la conseguenza che il parere delle popolazioni interessate sulla realizzazione di impianti pericolosi non può in nessun caso considerarsi assorbito, stante anche la evidenziata diversità dell’oggetto, dagli adempimenti richiesti dall’art. 6 l. 349/86. Pres. Nicolosi, Est. Grauso - Associazione Greenpeace (avv. Altavilla) c. Ministero dello Sviluppo economico e altri (Avv. Stato), Regione Toscana (avv.ti Bora e Mancino), Comune di Pisa (avv.ti Gigliotti, Lazzeri e Caponi) e altri (n.c.) - T.A.R. TOSCANA, Sez. II - 30 luglio 2008, n. 1870


 


 


http://www.ambientediritto.it/sentenze/2008/TAR/Tar_Toscana_2008_n.1870.htm


http://www.isolapulita.it













IO non VOTO
http://isolapulita.blogspot.com/2009/01/com-ormai-noto-il-prossimo-giugno-ad.html#links

Italcementi di Isola delle Femmine inquina?
http://liberaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/01/la-italcementi-di-isola-delle-femmine.html






LICENZA EDILIZIA LA FATA MARIA ANTONIA TOIA LEONARDO

COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE


PROVINCIA DI PALERMO


III SETTORE – I SERVIZIO: URBANISTICA ED EDILIZIA PRIVATA


n. 8 Allegati: p.llo n. 2887 del 04/03/1996


Relazione Tecnica e tav. da nn. 1 a 6


Perizia giurata del 26.06.2008 – cron. 3520


Il redattore del documento: Geom. Bellone Salvatore


IL RESPONSABILE DEL III SETTORE U.T.C. ATTESTATO DI CONCESSIONE EDILIZIA ASSENTITA n° 02 DEL 19/01/2009


(pratica edilizia n. 08/1996)


* * * *


VISTA la Legge urbanistica n. 1150/42 e successive modifiche ed integrazioni;


VISTA la Legge n. 10 del 28/01/1977;


VISTA il D.M. LL.PP. del 10/05/1977;


VISTA la Legge n. 457 del 05/08/1978;


VISTA la Legge Regionale n. 71 del 27/12/1978;


VISTA la Legge Regionale n. 70 del 18/04/1981;


VISTO l’Art. 2 L. 17/94


VISTA la L.R. n. 4 del 2003;


VISTA La L.R. n. 7 del 2003;


VISTA l’istanza del 04/03/1996 – p.llo n. 2887 - presentata dalla sig.ra La Fata Maria Antonia, omissisai sensi D.Lgs n. 196/03 sulla tutela dei dati personali, con la quale chiede la concessione ediliziaper la realizzazione di un villino trifamiliare nel lotto di terreno censito al catasto terreni di Isola delleFemmine, al foglio di mappa n. 1 – particelle nn. 928-934-942-999-1000-1001;


VISTA la richiesta di autorizzazione all’apertura del cantiere, protocollo n. 3019 del 05/03/1996;


ACCERTATO che la signora La Fata Maria Antonia, ha titolo per richiedere la concessione edilizia di cuisopra, insieme al marito in comunione legale dei beni, il sig. Toia Leonardo, omissis ai sensi D.Lgs n.196/03 sulla tutela dei dati personali, giusto atto di compravendita del 07/04/1994 – repertorio n°1293 – raccolta n° 108 – stipulato presso il notaio Gabriella Lupo e registrato in Palermo il 22/04/1994 al n. 4354-1V;


VISTO il Nulla Osta della Soprintendenza ai BB.CC.AA. del 25/01/1996 – posizione BB.NN. 50747,rilasciato a condizione che


” le pareti dello scivolo siano rivestite in pietra. Inoltre come parere n. 13419/Tdel 29/08/1995 la copertura dovrà abbassarsi come segnato in rosso nella sezione E-E”;


VISTI gli elaborati grafici del 04/03/1996 allegati alla istanza di concessione edilizia, ed adeguati al Nulla Osta della Soprintendenza ai BB.CC.AA. sopra citato, a firma del progettista incaricato, l’ingegnere LARGO C. COLOMBO N. 1 – 90040 ISOLA DELLE FEMMINE – III SETTORE – UFFICIO TECNICO TEL. 091 8617 202 Ulderico Pasqualini, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo al n. 2211, composti da:


1) relazione e dati metrici; 2) tav. n. 1: planimetrie – scala 1.25000 – scala 1: 2.000 – scala 1:1.000; 3) tav.n. 2 – planimetria e profilo; 4) tav. n. 3 – piante; 5) tav. n. 4 - prospetti e sezioni; 5) tav. n. 5: calcolo superficie e volume; 6) tav. n. 6: planimetria sistemazione a giardino. Dal progetto allegato risulta che le


opere da realizzare consistono nella realizzazione di una villa trifamiliare su due livelli fuori terra oltre piano cantinato, sul lotto di terreno censito al N.C.T. al fg. n. 1 - p.lle nn. 928; 934; 942; 999; 1000; 1001, con i seguenti parametri: superficie del lotto mq. 1320; cubatura mc. 1.239,55; superficie abitabile mq. 363,68; superficie non residenziale mq. 64,59;


VISTO il Nulla Osta del Genio Civile di Palermo del 03/11/2000 – sezione 1° - p.llo n. 39477, ai sensi


della Legge n. 64 del 02.02.1974 art. 18, della Legge n. 1086 del 05.11.1971 art. 4 e L.r. n. 11 del06.07.1990;


VISTA la sentenza del C.G.A. per la Regione Sicilia – anno 2002 – per la riforma della sentenza delT.A.R. Sicilia del 21 marzo -7 giugno 2001, con la quale viene accolto il ricorso, rendendo valida laDelibera di Consiglio Comunale n. 105/1993;


CONSIDERATO sulla scorta della Sentenza del C.G.A. sopracitata che con l’annullamento della Deliberadi C.C. n° 10/1997, alla data di presentazione dell’istanza di concessione edilizia del 04/03/96 sarebberostati vigenti i Piani Particolareggiati;


CONSIDERATO che, secondo i parametri indicati nel Piano Particolareggiato di cui alla Delibera di C.C. n. 105/1993, la pratica edilizia era già fornita di tutti i pareri propedeutici (N.O. Soprintendenza ai BBCCAA e Genio Civile);


CONSIDERATO che in data 25.01.2008 la C.E.C. e l’U.T.C hanno espresso parere favorevole acondizione del rinnovo del Nulla Osta della Soprintendenza ai BB.CC.AA.;


CONSIDERATO che sono trascorsi oltre centoventi giorni dalla data di richiesta e che la concessione edilizia debba intendersi assentita ai sensi dell’articolo n. 2 L.R. 17/94;


VISTA la comunicazione di inizio lavori, ai sensi dell’art. 2, comma 5, della L.R. 17/94, a firma della sig.ra La Fata Maria Antonia, del Direttore dei lavori, l’Arch. Giuseppe Campagna, domiciliato in Palermo,iscritto all’Albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Palermo con il n. 1132, codice fiscale CMPGPP54P30G273P, e della ditta esecutrice, Giuseppe Puccio, con sedein Isola delle Femmine, via Garibaldi n. 63, iscritta nel Registro delle Imprese/Albo Artigiani presso la C.C.I.A.A. di Palermo con il n. 61453 codice fiscale PCCGPP47A27G273R.


VISTA la perizia giurata, asseverata presso il Tribunale di Palermo il 26/06/2008 cron. n. 3520, ex art. 2, comma 7, della L.R. 17/94, introitata al protocollo del Comune di Isola delle Femmine al n. 8308 in data 27/06/08, con cui l’Architetto Giuseppe Campagna, sopra generalizzato, ad espletamento dell’incarico


conferitogli dalla Sig.ra La Fata Maria Antonia, assevera ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 7, dellaL.R. 17/94, la conformità degli interventi da realizzare alle vigenti prescrizioni urbanistiche ed edilizie, LARGO C. COLOMBO N. 1 – 90040 ISOLA DELLE FEMMINE – III SETTORE – UFFICIO TECNICO TEL. 091 8617 202 nonché il rispetto delle norme di sicurezza e sanitarie. Nella stessa, per quanto attiene la determinazione degli oneri concessori dovuti ai sensi della L. 10/77 e successive modificazioni, assevera che il volumefuori terra (V) dell’erigendo edificio è pari a mc. 1.239,55, la superficie utile abitabile (Su) è pari a mq.363,68, la superficie per servizi e accessori relativi alla parte residenziale(Snr) è pari a mq. 64,59, la superficie complessiva (Sc) è pari a mq. 402,43. viene inoltre asseverato che gli oneri concessori,calcolati in via provvisoria e salvo conguaglio, ammontano per quanto riguarda gli oneri di urbanizzazione ad € 10.350,24; e per quanto riguarda al costo di costruzione € 6.554,30;


VISTA la ricevuta del bonifico bancario effettuato presso la BANCA ANTONVENETA-AG. PALERMO N.2, del 01/07/08 n. 0056600300362 dell’importo totale di € 16.904,54;


CONSIDERATO che questo U.T.C. ritiene congruo l’importo degli oneri concessori autodeterminato;


VISTA la perizia giurata redatta dall’Architetto Giuseppe Campagna, iscritto all’Albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Palermo al n. 1132, introitata al protocollo del Comune di Isola delle Femmine al n. 8308 del 27/06/08, con la quale assevera che in data 20/02/2008 è stata ripresentata alla Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo istanza di rinnovo del Nulla Osta n. 13419/T del 29/10/1995 e che sono trascorsi i termine perentori di 120 giorni previsto dall’art. 46 della L.R. 17/04.


Nella stessa perizia viene asseverato che in data 06.02.2008 – con p.llo n. 363/10 il Responsabile


dell’U.O. di Igiene e Sanità Pubblica del Distretto 8 della Ausl 6, ha espresso parere igienico-sanitario favorevole al progetto edilizio;


VISTO l’atto di vincolo di destinazione a parcheggio, redatto ai sensi della Legge n. 765/67 e della legge regionale n. 19/72; Repertorio n. 55212 e Raccolta n. 16343, sottoscritto innanzi il notaio Renato Caruso, in data 23/06/2008, iscritto al Collegio Notarile di Palermo, ed introitato al protocollo del Comune di Isola delle Femmine al n. 8308 in data 27/06/08, registrato in data 24.06.2008 al n. 5963/1T, secondo il quale viene vincolato permanentemente a parcheggio una superficie pari a mq. 140,00 sul lotto censito al foglio n° 1 – p.lle nn. 928-1001-934-942-999-1000;


VISTA la relazione tecnica, redatta dall’ingegnere Mario Lupo, iscritto all’Ordine degli ingegneri della Provincia di Palermo al n. 3154, redatta ai sensi dell’articolo 28 della Legge 9 Gennaio 1991, n. 10, attestante la rispondenza alle prescrizioni in materia di contenimento del consumo energetico degli edifici,


introitata al protocollo del Comune di Isola delle Femmine al n. 8308 in data 27/06/2008 e redatta dall’Ingegnere Mario Lupo, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo al n. 3154;


CONSIDERATO che sulla domanda di concessione edilizia riportata in premessa, non essendo stato notificato all’interessato un provvedimento di diniego entro i 120 giorni dal ricevimento delle stessa, si è formato il silenzio-assenso ai sensi dell’art. 2 della l.r. 17/1994;


VISTO il P.R.G. approvato con D.A. n. 121/83;


VISTO il P.R.G. ed i relativi emendamenti adottato con Delibera n. 33 del 01/08/2007;


VISTO il modello ISTAT n° 02152004/41;


LARGO C. COLOMBO N. 1 – 90040 ISOLA DELLE FEMMINE – III SETTORE – UFFICIO TECNICO TEL. 091 8617 202


per tutto quanto sopra;


ATTESTA (ai sensi dell’art. 2 della L.r. 17/1994)


che devono intendersi concesse, ai sensi del predetto art. 2 della L.r. 17/94, fatti salvi i diritti dei terzi leopere da eseguire da parte dei signori La Fata Maria Antonia, omissis, e Toia Leonardo, omissis,entrambi residenti in Isola delle Femmine (PA), omissis, nella qualità di proprietari, le opere relative alla realizzazione di un villino trifamiliare, sul lotto identificato al Catasto Terreni al foglio di mappa n. 1, particelle 928, 1001, 934, 942, 999, e 1000, su due livelli fuori terra oltre piano interrato, con i seguentiparametri: superficie del lotto mq. 1320; cubatura mc. 1.239,55; superficie abitabile mq. 363,68; superficie non residenziale mq. 64,59 e superficie vincolata a parcheggio pari a mq. 140,00; sotto la Direzione dei Lavori dell’ architetto Giuseppe Campagna, iscritto all’Albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Palermo al n. 1132, fermo restando eventuali pareri o N.O. richiesti dalla normativa vigente.


Tale concessione viene rilasciata in conformità al progetto allegato, che ne fa parte integrante e sostanziale, e sotto l’osservanza dei regolamenti comunali di edilizia e di igiene e di tutte le disposizioni vigenti, nonché delle prescrizioni di cui ai citati nulla osta e pareri e delle seguenti prescrizioni:


- agli adempimenti di cui alla legge 2/2/1974 n. 64 per le opere in cemento armato, e a quelli previsti dalle vigenti norme antisismiche.


Si specifica altresì che:


- Nessuna modifica può essere apportata al progetto senza autorizzazione/concessione comunale, pena le sanzioni di cui alla L.R. 37/85 e L. 47/85 e ssmmii;


- Debbono essere fatti salvi, riservati e rispettati tutti i diritti di terzi;


- Le opere dovranno essere ultimate e rese abitabili entro tre anni dal 30 giugno 2008, giusto nota comunicazione lavori, pena la decadenza;


- Nel cantiere deve essere esposta una tabella indicante numero, data e oggetto della concessione, le generalità del proprietario, del progettista, del direttore del Lavori, e dell’assuntore dei lavori, come prescritto dalla L.R. 37/85;


- Il cantiere sui lati prospicienti spazi pubblici deve essere chiuso con assiti e delineato con segnalazioni anche notturne. L’eventuale occupazione di suolo pubblico dovrà essere preventivamente autorizzata;


- E’ vietata la manomissione dei manufatti dei servizi pubblici, la cui presenza dovrà essere segnalata subito all’Ente proprietario;


- La presente concessione dovrà essere custodita sul luogo dei lavori ed esibita al personale di vigilanza e di controllo del Comune, autorizzato ad accedere al cantiere, come prescritto dalla L.R.37/85; LARGO C. COLOMBO N. 1 – 90040 ISOLA DELLE FEMMINE – III SETTORE – UFFICIO TECNICO TEL. 091 8617 202


- E’ prescritta l’osservanza di tutte le disposizioni di legge e regolamenti vigenti in materia, anche se non richiamate nel presente provvedimento;


- Le violazioni e le inosservanze delle norme vigenti o di quanto prescritto con la presente concessione saranno punite come previsto dalle L.R. 71/78 e 37/85 e L.47/85;


- Si autorizza l’apertura al cantiere, l’allaccio idrico per uso cantiere, e l’allaccio fognario su viale della Torre.


Il Responsabile del servizio Urbanistica ed Edilizia Privata


Architetto Sergio Valguarnera


Il Responsabile del III Settore


Architetto Sandro D’Arpa


SI CERTIFICA


Su conforme relazione del messo comunale, che la presente concessione è stata pubblicata all’albo pretorio, ai sensi dell’art. 37 della L.R. 71/78 per 15 giorni consecutivi, dal ………………….. al ………………... e che contro la stessa ………..… sono stati presentati opposizioni o reclami.


Isola delle Femmine, ………………….. Il Segretario Comunale


Dr. Manlio Scafidi


Il/i sottoscritto/i dichiara/no di obbligarsi all’osservanza di tutte le condizioni della presente concessione cui essa è subordinata e pertanto consente e vuole che la presente venga trascritta a favore del Comune di Isola delle Femmine contro esso stesso dichiarante, esonerando all’uopo il Signor Conservatore dei RR.II. di Palermo da ognI e qualsiasi responsabilità al riguardo.


Isola delle Femmine, ……………………………


Il Concessionario ……………………………………………..

MONITORAGGIO ABUSIVISMO EDILIZIO
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LICENZA EDILIZIA LA FATA MARIA ANTONIA TOIA LEONARDO
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LICENZA EDILIZIA POMIERO
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LICENZA EDILIZIA BRUNO ROSARIO GRECH
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LICENZA EDILIZIA LO BELLO RALLO
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LICENZA EDILIZIA GIAMBONA CATERINA
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LICENZA EDILIZIA TINNIRELLO
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LICENZA EDILIZIA SCALICI GIUSEPPE

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LICENZA EDILIZIA IN VARIANTE CARDINALE
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Calcestruzzi del GRuppo Italcementi inzia il processo




La Italcementi a processo: le mani di Cosa Nostra nei suoi impianti


di Silvia Cordella - 27 gennaio 2009
In Sicilia costruzioni pericolose per creare fondi da destinare alla mafia.
Al via il processo per l’Ad Mario Colombini e i due capiarea Fausto Volante e Giovanni Giuseppe Laurino coinvolti nella truffa della “doppia tabella



Al via il processo a carico dell’amministratore delegato della Calcestruzzi Spa Mario Colombini che dovrà comparire davanti ai giudici del Tribunale di Caltanissetta, perchè accusato dalla Procura nissena di truffa, frode e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di aver favorito la mafia. L’imprenditore bergamasco, amministratore delegato del colosso italiano del cemento è stato rinviato a giudizio insieme a Fausto Volante, capozona per Sicilia e Campania e Giovanni Giuseppe Laurino, rappresentante dell’azienda nella Sicilia orientale. Per loro le accuse sono di truffa, frode e turbata libertà del commercio, aggravata dall’aver agevolato Cosa Nostra.
Gli imputati dovranno presentarsi all’udienza il 7 aprile prossimo. Giornata che darà l’avvio alla fase dibattimentale nella quale i pm della Procura Nicolò Marino e Renato Di Natale (procuratore aggiunto), sulla base degli elementi emersi nell’inchiesta e nei diversi incidenti probatori, dimostreranno dinanzi alla Corte come negli impianti siciliani della holding italiana del cemento si speculasse sulla produzione del calcestruzzo creando fondi neri da destinare alle famiglie mafiose.
Le accuse sono pesanti. Per il Gup Stefania di Rienzo, firmataria del rinvio a giudizio, Mario Colombini in concorso con Laurino G. Giuseppe, Giuseppe Ferraro, Volante Fausto e altri allo stato non identificati devono rispondere di aver concordato l’attribuzione fittizia a Ferraro Giuseppe della Cava di Contrada Palladio di Riesi (già di proprietà della Generale Impianti Cava Billiemi Srl) sottoposta a sequestro nell’ambito del procedimento contro Buscemi Antonio “al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali impedendo la confisca del bene”. Più in particolare osserva il Giudice: “Colombini, avvalendosi dei suoi poteri di amministratore delegato” avrebbe autorizzato “Volante Fausto (cui veniva rilasciata apposita procura speciale) a fornire per conto della Calcestruzzi spa il supporto finanziario dell’operazione, dissimulando come ‘anticipo forniture’ il finanziamento necessario al Ferraro per l’acquisto della Cava”.
Un impianto quello di Riesi che, secondo quanto sostiene la Procura, sistematicamente produceva calcestruzzo alterato per recuperare il nero ricavato con l’escamotage della “doppia tabella” o “ricetta”. Una duplice compilazione automatizzata sul peso del composto usato per gli appalti che veniva adoperata in due modi a seconda delle esigenze: quella reale, per formalizzare la regolarità del calcestruzzo prodotto e richiesto dall’acquirente e quella falsata, per realizzare gli “avanzi” necessari prodotti con calcestruzzo allungato. A tal proposito gli imputati “con artifici e raggiri – scrive il giudice – consistiti nel predisporre fraudolamente “ricette di produzione” del calcestruzzo difformi da quelle concordate per contratto, cioè delle cosiddette “ricette di qualifica”, fornivano per le commesse relative agli appalti conglomerati composti da minor quantitativo di cemento. Circa 30 kg./mc rispetto alla quantità prevista nei relativi contratti di fornitura, procurandosi un ingiusto profitto di circa 2 euro per mc.”. Gli appalti a cui si fa riferimento sono quelli per la costruzione di Porto Isola–Diga Foranea di Gela, del Nuovo Palazzo di Giustizia di Gela, dello Svincolo autostradale di Castelbuono (lotto trenta quater) sull’autostrada A/20 Palermo-Messina, della Strada scorrimento veloce Licata e del torrente Brami (lotto 8. Stralcio 1 e 2). Lavori che sarebbero stati realizzati “inducendo in errore le rispettive stazioni appaltanti, la prefettura di Caltanissetta, il Ministero della Giustizia e il comune di Gela, il C.A.S. Spa (Consorzio Autostrade Siciliane) e l’Anas spa, che ricevevano conseguentemente un danno di rilevante gravità”. Una truffa che Colombini e Volante avrebbero realizzato mettendo “in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti per terra” disponendo per lo svincolo autostradale di Castelbuono “almeno 30 Kg/mc in meno rispetto alla quantità prevista”. Una spregiudicata commercializzazione che il capozona Volante e i due capiarea della Calcestruzzi Laurino e Librizzi (“di cui si procede separatamente”) ponevano in essere in Sicilia per riaffermare il mercato della Italcementi Group. Mercato che cercava di espandersi anche attraverso “atti di concorrenza mediante minaccia, diretta o indiretta, facendo ricorso all’intervento di esponenti di Cosa Nostra” fra cui “Francesco La Rocca, per conto della famiglia catanese” e “Tommaso Cannella, quale esponente delle “famiglie” palermitane”. Ergo “ottenere contratti di fornitura in favore di ditte aggiudicatarie di appalti pubblici o privati, fra cui la Ira Costruzioni”.


Insomma, in prospettiva di affermare capillarmente la loro presenza sul territorio, i manager della Calcestruzzi si sarebbero serviti di Cosa Nostra per eliminare le scomode concorrenze. Un metodo che a Palermo prevedeva l’intervento di “Don Masino” di Prizzi, vecchia conoscenza della Italcementi, in quanto fornitrice di cemento della sua Sicilconcrete. Un’azienda che si occupava della produzione e della fornitura di cemento, costituita negli anni ’80 da boss del calibro di Raffaele Picciurro, Salvatore Pitarresi e Antonio Pipitone, poi sequestrata poichè ritenuta un mezzo per riciclare e reinvestire i capitali illeciti di Cosa Nostra. Fatti legati a quel vecchio rapporto del Ros Mafia Appalti di cui Giovanni Falcone si era occupato. Un’indagine che aveva fatto emergere non solo il controllo di Cosa Nostra sui grandi appalti in Sicilia attraverso società di sua proprietà come la Reale Costruzioni ma anche il legame tra Totò Riina e la Calcestruzzi del Gruppo Ferruzzi di Raul Gardini, mediato da Nino Buscemi (della “famiglia” di Uditore – Passo di Rigano), a sua volta legato da rapporti societari agli ing. Giovanni Bini e Lorenzo Panzavolta del gruppo di Ravenna. Uno spaccato di storia in cui questa alleanza permise alla Calcestruzzi di diventare il fornitore monopolistico del cemento in tutta l’isola mentre a Cosa Nostra concesse la grossa occasione di sedersi al tavolo dei grandi giochi di potere.
Oggi a confermare il ruolo di Calcestruzzi in Sicilia sono diversi testimoni e collaboratori di giustizia tra cui Angelo Siino. Secondo l’ex ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra infatti i rapporti mai interrotti tra il colosso italiano del calcestruzzo e la mafia risalgono all’epoca della ristrutturazione del Belice avvenuta in seguito al terremoto del 1968. In quel periodo reperire il cemento era difficile soprattutto per le aziende “non amiche” di Cosa Nostra. Questo perché la Italcementi, attraverso il suo responsabile (tale Cedrini), aveva concordato con Nino Buscemi un trattamento di favore. “Non solo perché ci veniva fatta una ‘carezzina’ (non ci si poteva infatti molto discostare essendo quello del cemento un prezzo c.i.p.e.) - ha rivelato Siino - ma, soprattutto perché, a differenza delle ditte “non amiche” che pagavano anticipatamente, a noi ci veniva dilazionato il pagamento a uno o due mesi”.
Ma i rapporti con la Calcestruzzi arrivano ai giorni nostri. Secondo Ignazio Martorana, ex funzionario della Italcementi in pensione e testimone d’accusa, anche il capo zona Fausto Volante conosceva bene i referenti mafiosi inseriti nell’affare del cemento. In particolare Tommaso Cannella, quale amministratore della Sicilconcrete e “notoriamente chiacchierato per fatti di mafia”. “Lo so – ha detto Martorana - per aver preso parte a una riunione che si tenne fra la fine del ’98 e gli inizi dell’anno ’99, presso l’ufficio vendita della sede di Palermo dell’azienda (Calcestruzzi Spa) sita in via Mariano Stabile 200”. Quell’incontro venne organizzato su richiesta di Italcementi in quanto la “Calcestruzzi Spa lavorava poco nella zona di Palermo–Brancaccio e si voleva raggiungere un’intesa affinché lavorasse di più senza concorrenza di prezzo”. Alla fine l’accordo fu raggiunto. In sostanza, “si decise che Cannella non avrebbe fatto offerte per la fornitura di appalti di opere pubbliche o avrebbe fatto un’offerta superiore a quella di Calcestruzzi”.
Dichiarazioni queste che anticipano i temi che saranno discussi in aula da accusa e difesa.
Le ipotesi sulla reale grande contropartita che Cosa Nostra abbia potuto ricevere nel rapporto ormai consolidato con l’azienda bergamasca quotata in borsa saranno i magistrati a dimostrarlo. Ciò che sembra già chiaro è che le famiglie mafiose guadagnavano sulla frode delle doppie tabelle, quella rossa e quella blu. Un sistema, secondo Martorana, “scientificamente studiato da Bergamo” e costantemente seguito “dal servizio tecnologico centrale” che ogni mese verificava le giacenze per “evitare che gli impiantisti a loro volta frodassero la Calcestruzzi”.


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Italcementi di Isola delle Femmine inquina?
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Isola delle Femmine l'isola felice del Sindaco Portobello
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RESPONSABILITA’ di Persona di Padre di Uomo di Politico
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CALCESTRUZZI Cemento e mafia inizia il processo
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URBANISTICA: GLI SPAZI PUBBLICI
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NON VOTIAMOLI: sugnu sciarriati ma sugnu sempri d'accordi
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NON VOTIAMOLI La sfida di Isola delle Femmine
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L'AFFAIR DELLA CALLIOPE Ex Amministratori beneficiari di appartamenti?
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Ato rifiuti rischio 107 licenziamenti
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Il Tribunale: la distilleria BERTOLINO resta chiusa
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I Cittadini partecipano
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I Cittadini risarciti dei danni ambientali causati alla SALUTE
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Antenna Wind Shear onde elettromagnetiche a Isola delle Femmine
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Raddoppio ferroviario Palermo Punta Raisi
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I miracoli dei dirigenti pubblici in Sicilia
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Una tragica situazione in Palestina.
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2009/01/una-tragica-situazione-in-palestina.html

Svoltosi a Palermo i funerali di Marco Maiorana
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ARCHIVIAZIONE procedimento per art 340, 479, 595, c.p. e art 13 legge 47 del 1948
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MESSAGGIO FINE ANNO PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO
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ITALCEMENTI NUOVA ALLARMANTE FUMATA
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1)L'AFFAIR DELLA CALLIOPE: Ex Amministratori locali coinvolti in una storia di appartamenti?
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2)Delocalizzare le AZIENDE INSALUBRI Funzioni del Sindaco
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3)Amianto a Isola delle Femmine! Che fare? di Fabio Solina
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4)ITALCEMENTI Monselice Nuova ALLARMANTE fumata da....
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5)Risposta del Ministro Prestigiacomo all'interrogazione dell'on Siragusa
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6) La storia di una ranocchia
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7)La scomparsa dei Maiorana: gli imprenditori di Palermo rintracciati in Spagna
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8)Italcementi, proclamato lo stato d'agitazione
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9) Neoplasie infantili in aumento
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10) Amministratori accusati di tentata concussione sul caso Oikothen
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11) NO AL PET-COKE SI ALLA RICONVERSIONE
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12) CROMO ESAVALENTE 6692 mg/kg A ISOLA DELLE FEMMINE e il SINDACO NICCHIA
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13) Statistica Malattie e Forme Tumorali manifestatesi negli ultimi 25 anni a Isola delle Femmine
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14) IL DIRITTO ALLA MIGLIOR CURA DISPONIBILE
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15) LE ACQUE D'ORO DI ISOLA DELLE FEMMINE Il controllo controlla il controllore?
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16)Autocertificazione per la richiesta del Bonus famiglia
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17) Morti sospette per rifiuti tossici alla facolta' di farmacia di Catania
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18) Lottizzazione Lo Bianco
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19)ELAUTO ufficio tecnico comunale prg parcheggio pubblico
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GLI SPAZI PUBBLICI Eddytoriale 120 (29 gennaio 2009)


PIANO REGOLATORE GENERALE DI ISOLA DELLE FEMMINE TRE LOTTIZZAZIONE
1)Di Matteo 2) Lo Bianco 3) La Paloma
Oltre al piano VOLUMETRICO SCALICI







Gli spazi pubblici sono l’anima della città e la ragione essenziale della sua invenzione; sono il luogo nel quale nella quale società e città s’incontrano, nel quale il privato diventa pubblico e il pubblico si apre al privato. Uno dei segni più gravi della crisi attuale è nel fatto che gli spazi pubblici sono oggi a rischio, minacciati da mille tentativi di privatizzazione e mercificazione.

Non da oggi nascono il rischio per lo spazio pubblico della città e il suo indebolimento nella vita della società urbana. Lo testimonia il tentativo, in corso ormai trionfalmente da qualche decennio, di sostituire agli spazi pubblici i “non luoghi”, caratterizzati dalla ricerca dei requisiti opposti a quelli che rendono pubblica una piazza (lo spazio pubblico per antonomasia): la recinzione mentre la piazza è aperta, la sicurezza mentre la piazza è avventura, l’omologazione mentre la piazza è differenza e identità, la natura delle persone che la abitano, clienti anziché di cittadini, la distanza dalla vita quotidiana anziché la sua prossimità. E lo testimonia, da tempi ancora più lontani, la scomparsa degli spazi pubblici da grandissima parte delle periferie che da molti decenni circondano e affogano la città, costituendone la componente quantitativamente più importante.

La visione e i progetti di eddyburg

Eddyburg ha una visione molto ampia dello spazio pubblico nella città, e una percezione molto viva dei rischi che esso corre. Per noi lo spazio pubblico ha il suo punto di partenza nell’archetipo della piazza, ma permea l’intera concezione della “città come bene comune”. La lotta per una quantità e qualità adeguata degli spazi pubblici ha un suo momento significativo, in Italia, nella faticosa conquista degli “standard urbanistici”, ma vuole allargarsi oggi ad altri elementi e altre esigenze; del resto, fin dagli anni degli standard urbanistici la vertenza per i servizi e gli spazi pubblici si è saldata, diventando tutt’uno, con quella per “la casa come servizio sociale” e quella per il “diritto alla città”. Oggi ci proponiamo di allargare l’attenzione e l‘obiettivo dalla conquista (dalla difesa) delle attrezzature e dei servizi di prossimità all’intera gamma di esigenze dell’uomo che vive su territori più ampi: la ricreazione psico-fisica nei grandi spazi naturali dei monti, delle colline e delle coste, il godimento dei grandi patrimoni archeologici, storici e culturali disseminati sui territori, le attrezzature utilizzabili solo in una dimensione di area vasta. A questi temi dedicheremo la quinta edizione della Scuola di eddyburg, che terremo ad Asolo dal 9 al 12 settembre prossimi.

Gli spazi pubblici sono a rischio. Abbiamo accennato più sopra ai rischi principali. Essi hanno la loro matrice ideologica in quel declino dell’uomo pubblico che molti pensatori denunciano da tempo; un declino che ha forse la sua radice in quell’alienazione del lavoro, ossia nella finalizzazione dell’attività primaria dell’uomo sociale ad “altro da sé”, che costituisce l’essenza del sistema capitalistico. E hanno la loro matrice strutturale nel dominio del diritto alla proprietà privata e individuale sopra ogni altro diritto, che costituisce il fondamento dei sistemi giuridici vigenti, in Italia e altrove.

Ma sono concretamente a rischio per mille concrete iniziative di governo. Indichiamone due (ma si tratta, ahimè, di un elenco aperto). Le recente iniziative del ministro degli interni di vietare le manifestazioni religiose (ma latu sensu tutte le manifestazioni) nei luoghi pubblici in prossimità dei luoghi di culto: ma dove c’è, in Italia, una piazza che non sia vicina a una chiesa? E il perverso intreccio tra lo strangolamento finanziario dei comuni e l’arrendevolezza di questi ultimi, che li spinge a svendere gli spazi pubblici, o a commercializzarli, per ottenere il danaro con cui sopravvivere (vivendi perdendo causam).

A questi rischi occorre opporsi. E in mille luoghi d’Italia ci si oppone, con l’iniziativa di comitati, associazioni, gruppi di cittadini e di abitanti che si mobilitano a difesa del loro territorio, delle loro città, dei loro quartieri. Pochi giorni fa, a Cassinetta di Lugagnano, dove si è reso pubblico un appello dal titolo “Stop al consumo di suolo” si è potuto verificare come attorno a questo tema si annodino le mille vertenza aperte in ogni parte d’Italia per ottenere città che non crescano più sotto il dominio della speculazione immobiliare, ma siano città resi vivibili dalla quantità e qualità degli spazi pubblici, e dalla sua organizzazione d’insieme come unitario bene comune; tremila gruppi, comitati, associazioni hanno comunicato la loro adesione alla manifestazione. Ci proponiamo di coinvolgerli in una iniziativa che da qualche tempo, in collaborazione con altre associazioni, abbiamo avviato: un progetto per la costruzione di una mappa degli spazi pubblici e, parallelamente ad essa, di una mappa degli spazi a rischio e dei conflitti per la loro difesa, o riconquista, o conquista.

Il ruolo del commercio

Un ragionamento particolare merita il ruolo del commercio nella vita della città. La vitalità dei suoi spazi pubblici ha avuto storicamente un apporto decisivo dalla presenza del commercio: più precisamente, dal commercio legato alle esigenze quotidiane della vita degli abitanti di quel quartiere o di quel settore urbano. Le piazze sono state luoghi di incontro, di convivenza, di confronto e scambio anche per la presenza dei negozi d’uso comune e corrente. E le gerarchie tra i diversi spazi pubblici (e le diverse zone della città) era legata anche alle gerarchie tra le merci offerte: quelle più rare e più pregiate caratterizzavano le parti più importanti della città.

A un certo momento tutto ciò è cambiato. Da un lato, il consumo ha perso sempre più il contatto con le esigenze reali delle persone ed è diventato consumo artificioso, consumo del superfluo, consumo opulento, indotto non dal bisogno dell’uomo ma da un apparato che ne ha fatto una variabile dipendente della produzione. Dall’altro lato, grazie alle tecniche della distribuzione di massa, finalizzate a smerciare una quantità sempre più ampia di prodotti, si è riusciti a praticare prezzi fortemente competitivi non solo per le merci dell’opulenza, ma anche per quelle della vita quotidiana.

Così, prima i grandi supermercati e ipermercati, poi gli outlet, i mall, i grandi centri commerciali si sono localizzati in aree sempre più periferiche e hanno aspirato dalla città grandissima parte della vendita dei beni d’uso quotidiano: hanno provocato la morte del piccolo commercio (del fornaio e del droghiere, del salumaio e del fruttivendolo e, analogamente, dello stagnino e dell’elettricista, del ciabattino e del falegname). A questo processo un altro si è accompagnato. La spinta al consumo opulento ha fatto sì che i locali del commercio tradizionale si riempissero di una serie di altri commerci: non più legati alle necessità quotidiane degli abitanti, ma provocati da una strategia tendente a moltiplicare all’infinito lo smercio di quei prodotti, uguali in tutto il mondo, che caratterizzano il consumo opulento.

A questo complesso di problemi si riferivano recentemente sia Paolo Berdini sul manifesto che Renato Nicolini su Repubblica: entrambi il 23 gennaio, entrambi ripresi su eddyburg. Berdini osservava come a Roma i negozi di vicinato stiano “chiudendo uno dopo l’altro, perché la concezione liberista della città ha consentito che aprissero in otto anni ventotto giganteschi centri commerciali, oltre i quattro che già esistevano” e ricorda che “stime prudenti parlano della chiusura a breve termine di oltre tremila negozi di vicinato: ecco i motivi del deserto urbano” che genera, o favorisce, violenza e sopraffazione. E Nicolini, dopo aver constatato che “lo spazio pubblico, lo spazio di tutti, della polis, dei valori condivisi e della politica, sembra essersi improvvisamente ristretto”, domanda: “perché non reintrodurre almeno - partendo da zone come Campo de’ Fiori - il controllo delle destinazioni d’uso sostenibili? Qualcosa di analogo ai vecchi piani del commercio, che Rutelli abolì negli anni Novanta, senza pensare di aprire la strada alla trasformazione del centro in uno shopping mall a cielo aperto, con bar e ristoranti”.

Il fatto è che l’urbanistica (quella largamente praticata dalla maggioranza dei professionisti e insegnata nella maggioranza delle università) ha tralasciato di cercare e praticare le connessioni tra l’obiettivo sociale e le possibilità della pianificazione. E al tempo stesso ha trascurato di criticare il modo nuovo in cui il pensiero dominante affrontava quelle connessioni. Abbandonare il commercio (e l’insieme del futuro della città) alla forza apparentemente cieca e neutrale del “Mercato” provoca proprio ciò che è ogni giorno sotto i nostri occhi: l’abbandono delle piazze delle città (là dove esistono) da parte delle attività vitali e la concentrazione del commercio in quegli scatoloni, o quelle finte città (quelle scimmie di città) che il “Mercato”, dominato dalle multinazionali, erige, celebrando la riduzione del cittadino a consumatore e l’apoteosi della società opulenta (in quell’universo sempre più ristretto che si chiama Nord del mondo).

Ha ragione Nicolini: bisogna afferrare di nuovo gli strumenti dell’urbanistica. Il primo si chiama: governare le trasformazioni – ogni trasformazione – in vista di obiettivi sociali espliciti, nella consapevolezze che le trasformazioni della città agiscono su quelli della società. Il controllo delle utilizzazioni degli spazi è uno strumento essenziale per raggiungere un obiettivo sociale; e chi, avendo il potere e il sapere per adoperarlo dichiara l’impossibilità di farlo, di fatto lascia che siano i padroni del mercato, utilizzando gli ascari di una politica ridotta ad ancella dell’economia data, a decidere come le città e i territori si trasformano.




giovedì 29 gennaio 2009

Statuto Coordinamento Enti Locali Acqua bene Comune



La bolletta dell'acqua aumenta di 200 euro l'anno
Proposta di Statuto

Coordinamento Nazionale

Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e la gestione pubblica del servizio idrico

Roma, 21 novembre 2008

Palazzo Valentini, Sala della Pace – Provincia di Roma

Statuto

Coordinamento Nazionale Enti Locali per l’Acqua Bene Comune E la gestione pubblica del servizio idrico

Articolo 1. E’ costituita l’Associazione no-profit denominata

“COORDINAMENTO NAZIONALE - ENTI LOCALI PER L’ACQUA BENE COMUNE E LA GESTIONE PUBBLICA DEL SERVIZIO IDRICO”, disciplinata dalle norme del presente statuto, aventi carattere vincolante per gli associati, nonché, per quanto non espressamente previsto, dagli artt. 14 e art. 35 del Codice Civile.

L’Associazione ha durata a tempo indeterminato.

Articolo 2. L’Associazione non ha fini di lucro. E’ vietato distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale, durante la vita dell’Associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposti dalla legge.

Il Coordinamento persegue esclusivamente le finalità espresse dallo statuto.

Il Coordinamento ha personalità giuridica propria e piena capacità di operare. La sua attività si fonda sul criterio di solidarietà, partecipazione democratica, trasparenza, efficacia, efficienza e coerenza con i principi del presente statuto. Il Coordinamento può svolgere attività in collaborazione con altri soggetti, sia pubblici che privati, nell’ambito degli obiettivi e delle indicazioni statutarie. Il Coordinamento è costituito da Enti Locali e può a sua volta associarsi nelle sue attività ad altre istituzioni o organismi pubblici e privati, nelle forme e nelle modalità stabilite nel presente statuto, dalle leggi vigenti e fatte salve le finalità del Coordinamento.

Scopi dell’Associazione

Articolo 3. L’Associazione è uno strumento di coordinamento e di servizio fra Enti locali ed Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (AATO) che perseguono l’obiettivo di salvaguardare e promuovere la proprietà, la gestione ed il controllo pubblici dell’acqua, intesa come bene comune e che considerano l’accesso all’acqua nella quantità e qualità sufficienti alla vita come un diritto umano, in un contesto di salvaguardai delle risorse idriche e di sostenibilità ambientali e altresì di cooperazione e di solidarietà internazionale.

L’Associazione nel quadro dei seguenti principi intende:

a) confermare il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

b) ribadire il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;

c) riconoscere che la gestione del servizio idrico è un servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini;

d) promuovere iniziative atte a rendere pienamente operativa da parte di tutti gli uomini il fondamentale diritto all’acqua e alla sua qualità;

e) promuovere la partecipazione dei cittadini alle scelte fondamentali relative alle politiche di tutela dell’acqua e di gestione del servizio idrico integrato coinvolgendo anche i lavoratori del settore; si propone di realizzare i seguenti scopi:

A) OBIETTIVI ISTITUZIONALI

a) essere un luogo di coordinamento e di promozione delle politiche di governo dell’acqua come bene comune e come servizio pubblico, di comportamenti responsabili sul piano degli usi e dei consumi, in particolare dell’acqua di rubinetto e di una visione orientata in favore di un governo e di una gestione pubblica dell’acqua (di tutte le acque; dalla proprietà delle reti alla gestione dei servizi ed al controllo; efficiente e responsabile), con particolare attenzione ad interventi a livello interregionale;

b) essere un luogo di tutela della qualità delle acque in rete e nei territori, nonché di sorveglianza della rigorosa applicazione della legislazione e normative italiane ed europee a tutela della sua integrità; salvaguardare l’acqua significa infatti contribuire alla protezione della catena alimentare e della salute dei cittadini;

c) agire come un luogo di analisi, di proposte e di sperimentazione di modelli di gestione pubblica e partecipata dei servizi idrici locali, come servizi privi di rilevanza economica, gestiti con il coinvolgimento dei cittadini e dei processi di ripubblicizzazione della gestione dei servizi pubblici locali;

d) diventare un luogo di promozione di condivisione, sinergie e di cooperazione fra Enti locali, soggetti pubblici, Comitati ed Associazioni impegnati a difesa dell’acqua come bene comune pubblico, del suo riconoscimento come diritto umano, della sua salvaguardia come patrimonio comune dell’umanità, a livello italiano, europeo ed internazionale;

e) essere, tramite gli organi di rappresentanza e con le modalità ritenute più opportune un soggetto di interlocuzione istituzionale presso il Parlamento, il Governo, le autorità di Vigilanza e le istituzioni rispetto alla tutela e promozione delle modalità di gestione pubblica, efficiente, partecipata dei servizi idrici locali e a

sostegno del modello di gestione proposto dalla legge di iniziativa popolare per la tutela dell’acqua e la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato;

f) impegnarsi per la modifica del quadro legislativo nazione e regionale, in particolare per contrastare la classificazione del SII come servizio di rilevanza economica, la promozione del modello multiutilities e delle loro aggregazioni;

g) sostenere ed sperimentare a livello di gestione locale di processi di ripubblicizzazione nei territori;

h) sostenere nei confronti di soggetti pubblici, privati, e della società civile del territorio nelle attività di sensibilizzazione e informazione in merito alle tematiche del risparmio idrico, dei comportamenti responsabili, di iniziative di solidarietà;

i) sostenere l’iniziativa di contrasto allo sfruttamento delle acque minerali, delle concessioni pubbliche, al fine della conservazione delle risorse.

B) OBIETTIVI OPERATIVI:

a) facilitare la comunicazione tra i Comuni informando e divulgando iniziative locali, nazionali e internazionali

b) organizzare momenti di progettazione e verifica comuni sugli ambiti d’intervento del Coordinamento;

c) studiare e diffondere forme di finanziamento per le attività;

d) promuovere l’assunzione di atti da parte delle amministrazioni locali relative ai temi del Coordinamento e la partecipazione ad eventi istituzionali di rilievo nazionale e internazionale;

e) organizzare eventi, seminari di approfondimento, formazione e diffusione sui temi previsti dagli ambiti di intervento;

f) operare in collaborazione con le Istituzioni Scolastiche ed Universitarie, le agenzie educative e le associazioni della Società civile;

g) assicurare il collegamento con tutti i soggetti, pubblici e privati, nazionali ed internazionali;

h) realizzare un archivio nazionale delle attività inerenti il diritto all’acqua e alla sua potabilità;

i) promuovere lo sviluppo di iniziative comuni, lo scambio di informazioni ed esperienze tra gli Enti Locali impegnati sui diversi problemi afferenti la gestione dell’acqua;

l) promuovere l’adesione del maggior numero possibile di Enti Locali al Coordinamento;

m) diffondere e far conoscere la propria attività.

Articolo 4. L’Associazione intende attuare concretamente i propri scopi soprattutto attraverso la promozione sul territorio nazionale di una cultura di salvaguardia della risorsa idrica attraverso le seguenti azioni: a_ utilizzazione, protezione, conoscenza e promozione dell’acqua come bene comune pubblico, nel rispetto dei principi fondamentali della sostenibilità integrale (ambientale, economica, politica e istituzionale) e del principio che l’uso dell’acqua per consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi;

b_ sensibilizzazione delle altre amministrazioni ed istituzioni del territorio per attuare delle scelte politiche ed amministrative comuni finalizzate a tutelare e gestire con trasparenza la risorsa idrica nel rispetto del fragile equilibrio ambientale;

c_ promozione dell’idea della ripubblicizzazione del servizio idrico, sia attraverso la socializzazione delle esperienze che vanno in tale direzione, sia attraverso iniziative volte a rafforzare la cultura della gestione pubblica;

d_ informazione alla cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;

e_ informazione rivolta alla cittadinanza per contrastare il crescente uso delle acque minerali e promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici pubblici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;

f_ informazione rivolta alla cittadinanza sullo stato delle acque per contrastare i processi di inquinamento;

g_ promozione di campagne di informazione/sensibilizzazione sul risparmio idrico, con incentivazione dell’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale;

h_ promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;

i_ promozione, in campo urbanistico-edilizio nelle norme atte a favorire il riciclo delle acqua e di azione di raccolta delle acque piovane per uso civile;

l_ avviamento di progetti di riuso delle acque reflue dei depuratori presenti nel nostro territorio per usi agricoli ed industriali;

m_ sensibilizzazione dell’opinione pubblica e in particolare i giovani e gli studenti in materia di utilizzo, risparmio, consumo critico e tutela dell’acqua in quanto bene comune di importanza vitale;

n_ promozione del ritorno dell’acqua nei luoghi pubblici, introducendo “punti acqua” di ristoro, informazione e cultura nei luoghi di incontro sociale (piazze, giardini, impianti sportivi, campi di calcio, aree verdi) al fine di contrastare il consumo di acqua in bottiglia, così deleterio per l’ambiente;

o_ favorire azioni di cooperazione decentrata basate sull’acqua e sulle politiche di contesto inerenti la corretta gestione del ciclo dell’acqua, sotto i profili della tutela ambientale, culturale, economico, sociale.

Associati

Articolo 5. Possono far parte dell’Associazione tutti gli Enti Locali che, condividendo le finalità del presente Statuto, adottano la dichiarazione di Ente Locale per l’Acqua Bene di Tutti, secondo le modalità stabilite dalla Presidenza, e versano annualmente la quota associativa stabilita dall’Assemblea.

Articolo 6. Gli Enti Locali che deliberano l’adesione al Coordinamento sono tenuti a comprendere, tra le proprie finalità istituzionali, la promozione del diritto umano all’acqua, ovvero all’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico.

Articolo 7. Gli associati sono tenuti al pagamento della quota annuale di Associazione stabilita dall’Assemblea, all’osservanza dello Statuto e delle deliberazioni prese dagli organi sociali.

Articolo 8. Gli associati hanno il diritto di ricevere, all’atto dell’adesione, una conferma dell’avvenuta iscrizione nel Libro degli associati, di usufruire di tutte le strutture, dei servizi, delle attività, delle prestazioni e provvidenze attuate dall’Associazione, nonché di intervenire tramite un proprio rappresentante con diritto di voto nelle assemblee.

Organi dell’Associazione

Articolo 9. Gli organi dell’Associazione sono:

L’Assemblea Nazionale del Coordinamento

Il Presidente ed il Vicepresidente

L’Ufficio di Presidenza

Il Direttore

Assemblea

Articolo 10. All’Assemblea Nazionale del Coordinamento spettano i seguenti compiti:

1. eleggere i membri della Presidenza;

2. stabilire la sede dell’Associazione, scegliendo tra gli Enti che abbiano proposto la propria candidatura;

3. approvare le linee generali del programma di attività dell’Associazione;

4. deliberare sulle proposte di modifica dello Statuto associativo;

5. deliberare su ogni argomento ordinario e straordinario sottoposto alla sua approvazione dalla Presidenza e dagli altri organi dell’Associazione;

6. deliberare su tutte le questioni attinenti la gestione sociale;

7. determinare l’ammontare delle quote annue associative e le modalità di versamento;

8. delegare alla Presidenza l’approvazione annuale del rendiconto economico e finanziario;

9. discutere e deliberare sui bilanci annuali, sui conti consuntivi e sulle relazioni della Presidenza deliberare sullo scioglimento dell’Associazione.

Esclusione di associati

Articolo 11. L’ Assemblea può deliberare l’ esclusione di singoli associati al sussistere gravi motivi; tali si intendono: a - la mancata prestazione dell’ importo corrispondente alla quota sociale; b - l’ assunzione ad opera degli organi di governo degli enti associati di comportamenti incompatibili con i fini perseguiti dall’ associazione;

c - l’ assunzione di iniziative pubbliche in evidente contrasto con l’ azione dell’ associazione.

Convocazione dell’Assemblea

Articolo 12. L’Assemblea può essere ordinaria ovvero straordinaria.

Articolo 13. La comunicazione della convocazione deve essere effettuata almeno 10 (dieci) giorni prima della riunione; tale comunicazione deve contenere i punti all’ordine del giorno, la data, l’ora e il luogo dell’Assemblea, nonché la data, l’ora e il luogo dell’eventuale Assemblea in seconda convocazione.

Articolo 14. L’Assemblea Ordinaria deve essere convocata dal Presidente almeno una volta all’anno. Essa è presieduta dal Presidente, il quale nomina tra i rappresentanti degli Enti un segretario verbalizzante.

Articolo 15. Anche l’Assemblea Straordinaria è presieduta dal Presidente che quale nomina tra i rappresentanti degli Enti un segretario verbalizzante; essa è: a - convocata tutte le volte che la Presidenza o il Presidente lo ritengano necessario b - ogni qualvolta ne faccia motivata richiesta almeno un terzo degli associati.

Articolo 16. L’Assemblea, sia ordinaria che straordinaria, è regolarmente costituita:

a - in prima convocazione, con la presenza di almeno la metà più uno dei Soci e delibera validamente a maggioranza assoluta dei presenti, su tutte le questioni poste all’ordine del giorno; b - in seconda convocazione, qualunque sia il numero dei Soci intervenuti e delibera validamente a maggioranza assoluta dei presenti su tutte le questioni poste all’ordine del giorno.

La seconda convocazione potrà avere luogo non meno di un’ ora dopo la prima convocazione.

Articolo 17. Tutte le delibere assembleari sono debitamente trascritte nel libro dei verbali delle Assemblee degli associati e vengono comunicate ai Soci.

Presidente e Vice presidente

Articolo 18. Il Presidente ed il Vicepresidente vengono eletti ogni tre anni dall’Assemblea.

La loro nomina è personale, al fine di garantire una congrua continuità alla funzione gestionale.

Al Presidente del Coordinamento compete la legale rappresentanza dell’Associazione e la firma sociale.

Il Presidente convoca e presiede l’assemblea ordinaria e la Presidenza; sovrintende alla gestione amministrativa ed economica dell’Associazione.

Tiene, inoltre, aggiornati i registri contabili e i registri sociali. Per tali incombenze potrà avvalersi anche dell’ausilio di collaboratori esterni all’Associazione. In caso di assenza o di impedimento del presidente, tutte le sue mansioni spettano al Vicepresidente.

Ufficio di Presidenza

Articolo 19. La Presidenza è composta fino ad un massimo di 21 componenti rappresentativi delle realtà istituzionali associate al Coordinamento, secondo il criterio della rappresentatività di tutto il territorio nazionale, della tipologia degli Enti e delle realtà piccole, medie e grandi.

L’Ufficio di Presidenza ha il compito di gestire l’attività del Coordinamento e resta in carica per 3 anni.

I membri della Presidenza sono rieleggibili.

Articolo 20. L’Ufficio di Presidenza si riunisce ogniqualvolta il Presidente o la maggioranza dei componenti l’Ufficio stesso lo ritengano necessario. L’Ufficio di Presidenza è presieduto dal Presidente o, in sua assenza, dal Vicepresidente.

Le riunioni sono valide con la presenza di almeno la metà dei componenti.

Le deliberazioni si adottano a maggioranza semplice.

Articolo 21. L’Ufficio di Presidenza:

a - redige i programmi di attività sociale previsti dallo Statuto sulla base delle linee approvate dall’Assemblea del Coordinamento,provvede alla gestione ordinaria ed alla gestione straordinaria, cura l’esecuzione delle deliberazioni dell’Assemblea, b - redige ed approva annualmente il rendiconto economico e finanziario da sottoporre alla ratifica successiva dell’Assemblea,stipula tutti gli atti e i contratti inerenti all’attività sociale, c - nomina il Direttore, delibera l’ esclusione dei Soci, svolge tutte le altre attività necessarie e funzionali alla gestione sociale, crea le Commissioni temporanee e ne nomina i componenti.

Direttore

Articolo 22. Il Direttore ha il compito di: a - curare la realizzazione del programma di attività b - gestire l’ufficio del Coordinamento c - promuovere la diffusione degli Enti Locali per l’Acqua sul territorio nazionale.

Cariche sociali

Articolo 23. A quanti ricoprono le cariche sociali non spetta alcun compenso. E’ dovuto il solo rimborso delle spese di viaggio: in ogni caso queste devono essere documentate.

Sede dell’Associazione

Articolo 24. La sede dell’Associazione viene designata dall’Assemblea presso uno degli Enti soci dell’Associazione stessa.

L’Ente che intenda ospitare l’Associazione presenterà la propria candidatura all’Assemblea stabilita impegnandosi a fornire adeguato supporto logistico.

Patrimonio dell’Associazione e risorse per l’attività

Articolo 25. Il fondo patrimoniale dell’Associazione è indivisibile ed è costituito:

10. dal patrimonio mobiliare ed immobiliare di proprietà dell’Associazione,

11. dai contributi annuali e straordinari degli associati definiti per numero di abitanti

*(vedi contributo per fasce numero abitanti a pie pagina),

12. da contributi, erogazioni e lasciti diversi,

13. da tutti gli altri proventi, anche di natura commerciale, eventualmente conseguiti dall’Associazione per il perseguimento o il supporto dell’attività istituzionale.

Articolo 26. Le somme versate per l’iscrizione sociale e le quote annuali di adesione all’Associazione non sono rimborsabili in nessun caso. Queste sono, altresì, intrasmissibili.

Rendiconto economico-finanziario

Articolo 27. Il rendiconto economico finanziario dell’Associazione relativo all’ esercizio sociale che va dal primo gennaio al trentuno dicembre di ogni anno, deve illustrare la situazione economico-finanziaria dell’Associazione, con separata indicazione dell’attività commerciale eventualmente posta in essere accanto all’attività istituzionale. Ciò anche attraverso una eventuale separata relazione allegata. Il rendiconto economico- finanziario viene predisposto dalla Presidenza ed approvato dall’ assemblea.

Articolo 28. Il rendiconto economico-finanziario, regolarmente approvato dalla Presidenza viene trascritto nei libri sociali: deve essere comunicato ai Soci che ne facciano espressa richiesta scritta.

Scioglimento dell’Associazione

Articolo 29. Lo scioglimento dell’Associazione deve essere deliberato dall’Assemblea dei Soci con il voto favorevole di almeno i 2/3 (due terzi) degli aventi diritto.

Articolo 30. In caso di scioglimento, l’Assemblea provvede alla nomina di uno o più liquidatori, anche non Soci, determinandone gli eventuali compensi.


http://www.acquepotabilispa.it/files/documenti/COMUNICATO_STAMPA_-_Approvazione_contratto_di_servizio_ATO1_Palermo,_APS_e_AMAP.pdf


Comune di Isola delle Femmine - Presa in carico

Comune di Isola delle Femmine - Presa in carico (100%)

in data 03.06.2009 è stato siglato il verbale di presa in consegna di opere ed impianti per la gestione del Servizio Idrico Integrato del Comune di Isola delle Femmine.


http://www.acquepotabilisiciliane.it/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=66&cntnt01returnid=161

25 gennaio 2010 “Sindaco” Portobello Professore Gaspare Portobello TACE, come sempre, mentre Tutti i Sindaci lamentano disservizi Acque Potabili Aiello, Vota SI Conto Consuntivo 2008

http://www.atoidricopalermo.it/file/conferenze//Verb.Conf.del%2022%20e%2025.01.10%20in%201a-2a%20e%203a%20Conv.pdf


4 settembre 2006 Longo di Capaci Rappresenta Isola


6 Dicembre 2007 “Sindaco” Gaspare Portobello Professore non comunica tariffa


29 gennaio 2008”Sindaco” Portobello Professore Gaspare SI Bil Prev 08, Triennio e Missione Europa Sindaci

10 marzo 2008 “Sindaco” Portobello Prof Gaspare No opere Triennali Isola Struttura Tariffe?


5 Novembre 2008 “Sindaco” Portobello Professore Gaspare SI alla struttura Tariffaria Proposta SI alle modalità di Trasferimento dipendenti SI SIGNORE

Comune di Isola delle Femmine - Presa in carico


Comune di Isola delle Femmine - Presa in carico (100%)

in data 03.06.2009 è stato siglato il verbale di presa in consegna di opere ed impianti per la gestione del Servizio Idrico Integrato del Comune di Isola delle Femmine.

http://www.acquepotabilisiciliane.it/index.php?mact=News,cntnt01,detail,0&cntnt01articleid=66&cntnt01returnid=161


21 Luglio 2009 “Assessore” Aiello Paolo SI Bilancio Previsione 09, SI Bilancio Consuntivo 07 SI SIGNORE

ATO IDRICO Acque Potabili Siciliane

Proposta di Legge Popolare Acqua Bene Comune

Coordinamento Nazionale Enti Locali Acqua bene Comune

Statuto Coordinamento Enti Locali Acqua bene Comune


L'ACQUA IN SICILIA

Relazione Rendiconto Acque Potabili Siciliane 9/09

ACQUA PUBBLICA, RIPRENDIAMOCI IL FUTURO!

Convenzione di Cooperazione dell'ATO 1 Palermo Stefano Bologna