L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 29 novembre 2009

Schifani e il palazzo abitato dai boss

La mafia, Schifani e il verbale del 1993

Le firme di Renato Schifani e del costruttore Pietro Lo Sicco
Le firme di Renato Schifani e del costruttore Pietro Lo Sicco

Nell’anno delle stragi, il 1993, l’ex presidente del Senato, Renato Schifani, e il costruttore di fiducia dei terroristi di Cosa nostra stavano dalla stessa parte.

Lo rivela un verbale del Genio civile di Palermo. Il documento ci ricorda oggi che il 4 novembre di vent’anni fa, appena cinquanta giorni dopo l’omicidio di don Pino Puglisi e pochi mesi dopo gli attentati a Roma, Firenze e Milano, Schifani curava gli affari spericolati di un imprenditore: lo stesso costruttore che Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, allora imprendibili boss della mafia siciliana, consideravano così vicino da sceglierlo per l’acquisto di un appartamento-bunker dove trascorrere la latitanza. Un passato che ovviamente non appare nel curriculum ufficiale dell’attuale presidente dei senatori Pdl e stretto alleato di Silvio Berlusconi nel ricatto in corso contro il Parlamento.
Il 4 novembre 1993, il giorno in cui Renato Schifani e il costruttore Pietro Lo Sicco rivelano nero su bianco la loro collaborazione, non è un giorno come tutti gli altri. È anche il primo compleanno che la piccola Nadia Nencioni, morta con la sorellina di 50 giorni, i genitori e uno studente nella strage di via dei Georgofili a Firenze, non ha potuto festeggiare. Proprio quel giovedì Nadia avrebbe compiuto 9 anni.
Una coincidenza che rende ancor più stridente il ruolo della futura seconda carica della Repubblica, allora semplice avvocato d’affari. Perché quel giovedì, mentre l’Italia ancora piange le sue vittime e altri italiani rischiano la vita nelle indagini sui carnefici, Schifani e il palazzinaro di fiducia dei terroristi della mafia sono schierati dalla stessa parte. La loro collaborazione non è un incontro casuale. Ma prosegue almeno fino all’autunno 1996, come dimostra un ricorso in favore del costruttore Lo Sicco presentato al Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia da Schifani con i colleghi Nunzio Pinelli e Francesco Mormino. In quel periodo l’avvocato d’affari è già senatore. Viene eletto per la prima volta in Parlamento proprio nel ‘96, nel collegio siciliano di Corleone.
Negli anni successivi Pietro Lo Sicco, un ex benzinaio di Palermo che in poco tempo grazie alle sue conoscenze ai vertici della mafia si ritrova a gestire un impero immobiliare, verrà condannato per concorso esterno a Cosa nostra. E anche per corruzione di un assessore e concorso in truffa ai danni del Comune, per la costruzione di un gigantesco condominio di lusso a Palermo, in via del Bersagliere, vicino allo stadio della Favorita. Lo stesso palazzo dove tra le stragi del 1992 e del ‘93, proprio per la fiducia nei confronti di Lo Sicco, va a nascondersi per alcune settimane Giovanni Brusca, il boss che ha premuto il telecomando dell’attentato a Capaci. Anche Leoluca Bagarella, il capo dei capi dopo l’arresto di Totò Riina, si rivolge al cliente di Schifani per cercare casa. Bagarella, allora super ricercato, visita i nuovi appartamenti e rinuncia all’acquisto solo quando viene a sapere che lì ha già trovato rifugio Brusca. Ma i contatti del costruttore con i vertici di Cosa nostra non si fermano a Brusca e Bagarella.
Il verbale, da allora custodito nell’archivio del Genio civile siciliano, racconta che il 4 novembre ‘93 Lo Sicco, indicato come legale rappresentante della Lopedil costruzioni, la sua impresa, e Schifani, a sua volta indicato come legale della Lopedil, alle 11 del mattino in via del Bersagliere a Palermo incontrano i tecnici del Genio e del Comune per verificare le distanze perimetrali del palazzo da poco costruito. Lo Sicco in quel periodo è accusato di avere ottenuto la licenza edilizia dichiarandosi proprietario di particelle catastali che invece non sono mai state sue. E anche di avere cominciato la demolizione di un caseggiato non suo per far posto al condominio.
Questa volta non è la testimonianza di un pentito ma un documento a rivelare la collaborazione tra il futuro presidente del Senato e un personaggio strettamente in contatto e in affari con la mafia siciliana. Una collaborazione confermata sia da Schifani, sia da Lo Sicco. Al termine del sopralluogo, infatti, i due firmano il verbale. E la loro firma ben leggibile è oggi la prova di quel legame.
Del ruolo dell’attuale capogruppo dei senatori di Berlusconi nella spericolata storia del condominio, che ha ospitato Brusca proprio mentre l’Italia onesta sfregiata dalle stragi gli dava la caccia, parla anche il nipote del costruttore. “L’avvocato Schifani”, dice il collaboratore di giustizia Innocenzo Lo Sicco, testimone al processo per corruzione contro lo zio, davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Palermo, “ebbe a dire a me, io suo cliente, che aveva fatto tantissimo… ed era riuscito a salvare il palazzo facendolo entrare in sanatoria durante il governo Berlusconi”. E sempre riferendosi al futuro presidente del Senato, aggiunge: “Io ogni mattina lo andavo a prendere, quasi tutte le mattine lo andavo a prendere e lo accompagnavo all’Edilizia privata, dove lui metteva in atto il suo meraviglioso rapporto con l’assessore per cercare di tamponare la vicenda”.
Un meraviglioso rapporto che ha evitato la demolizione del palazzo ordinata dal Comune. La Corte di cassazione ritiene le dichiarazioni di Innocenzo Lo Sicco “intrinsecamente attendibili e confortate con idonei riscontri”. Mentre nel procedimento contro lo zio per concorso esterno in associazione mafiosa, ancora nel 2006 i giudici d’Appello sottolineano le precedenti frequentazioni del nipote-testimone “con esponenti mafiosi, in particolare i fratelli Graviano”. Cioè l’uomo che quasi ogni mattina accompagnava Schifani all’ufficio Edilizia privata del Comune di Palermo frequentava o aveva frequentato i mandanti delle stragi di Cosa nostra e dell’omicidio di don Pino Puglisi.
In qualunque Paese sinceramente democratico, è inimmaginabile pensare che un professionista che ha fatto così tanto per gli affari di un’organizzazione mafiosa e terroristica possa ricoprire per cinque anni la seconda carica dello Stato. E possa continuare a condizionare la politica nazionale, senza dare spiegazioni ai cittadini. Non escludendo però che tutto questo sia accaduto a sua insaputa, visto che la distrazione pare essere molto diffusa negli ultimi tempi tra alcuni parlamentari, lo scorso inverno quando era ancora presidente del Senato ho rivolto a Renato Schifani cinque domande. Eccole:
1. Come ha conosciuto il signor Lo Sicco?
2. Era al corrente dei contatti del signor Lo Sicco con esponenti di Cosa nostra?
3. Come valuta ora, come uomo e come politico, quella Sua esperienza professionale e il Suo apporto di conoscenza al signor Lo Sicco? Soprattutto nei confronti di quegli italiani che nel 1993 rischiavano la vita o hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia.
4. Il collaboratore di giustizia, Innocenzo Lo Sicco, testimone al processo per corruzione contro lo zio (Cassazione registro generale 3309/2004 sentenza numero 1266 del 27 settembre 2004), La chiama in causa in merito alla Sua attività in favore di Pietro Lo Sicco all’interno del Comune di Palermo, affinché non venisse annullata la concessione ediliza numero 120 rilasciata all’imprenditore per la costruzione del condominio in via del Bersagliere. Che tipo di attività si trattava e come ha valutato le dichiarazioni del signor Innocenzo Lo Sicco?
5. Non ha mai pensato che la Sua assistenza al signor Pietro Lo Sicco abbia indirettamente favorito gli interessi della mafia?
Da allora non sono mai arrivate risposte. Se volete riproporre le domande, questo è l’indirizzo email istituzionale:  renato.schifani at senato.it
Il verbale del Genio civile
Il verbale del Genio civile

http://gatti.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/09/30/la-mafia-schifani-e-il-verbale-del-1993/


Schifani e il palazzo  abitato dai boss

Novembre 2009 



(di Marco Lillo, da "Il Fatto Quotidiano", 20 novembre 2009) C’è un palazzo a Palermo, vicino allo stadio della Favorita, che spiega meglio di un trattato la mafia e l'antimafia. I suoi nove piani sono un monumento alla prevaricazione dei forti sui deboli, dei corrotti sugli onesti. Sono stati costruiti in spregio a ogni norma con la complicità della politica, calpestando con la ruspa i diritti di due donne inermi. Ogni muro, ogni mattone, profuma di mafia. Chi ha eseguito i lavori e chi li ha diretti, chi ha fornito il calcestruzzo e chi ha fatto gli scavi, chi ha guadagnato vendendo gli appartamenti e talvolta anche chi li ha comprati, è legato da vincoli di sangue o di cosca con i padrini più blasonati di Palermo: Madonia, Bontate, Pullarà, Guastella, Lo Piccolo. Il capo dei lavori, Salvatore Savoca, è stato strangolato perché non voleva dividere il boccone di cemento con un clan più forte del suo: i Madonia. L'assessore che ha dato la licenza è stato condannato per le mazzette ricevute in cambio della concessione. Il costruttore Pietro Lo Sicco è stato condannato per mafia e corruzione ed è in galera. Il palazzo è stato confiscato e le vittime, Rosa e Savina Pilliu, hanno ricevuto in affitto dallo Stato l'appartamento nel quale dormiva Giovanni Brusca, l'uomo che ha schiacciato il telecomando della strage di Capaci.

Sembrerebbe una storia semplice nella quale è persino troppo facile scegliere da che parte stare. E invece la storia di Piazza Leoni dimostra che la vita è fatta di scelte, mai scontate. Questo palazzo incrocia il destino di due uomini famosi e distanti tra loro: Renato Schifani e Paolo Borsellino. Il primo (prima che le procure e i tribunali accertassero le responsabilità del costruttore corruttore e mafioso) ha messo a disposizione la sua scienza per sostenere il torto del più forte. Il secondo, nei giorni più duri della sua vita, ha trovato il tempo per ascoltare le ragioni dei deboli. Quel palazzo è ancora in piedi grazie anche ai consigli legali, ai ricorsi e alle richieste di sanatoria dello studio legale Schifani-Pinelli del quale il presidente del senato è stato partner con l'amico Nunzio Pinelli negli anni chiave di questa vicenda, prima di lasciare il posto al figlio Roberto. Mentre Schifani combatteva in Tribunale per Lo Sicco, il giudice Paolo Borsellino, trascorreva le ore più preziose della sua vita per ascoltare le signorine Pilliu.

Incroci del destino
E c’è una coincidenza che fa venire i brividi perché proprio da Piazza Leoni, dove allora sorgeva lo scheletro del palazzo abusivo, sarebbe partita al’alba del 19 luglio del 1992 la Fiat 126 imbottita con 90 chilogrammi di tritolo che ha ucciso il giudice istruttore. Le signorine Pilliu non lo sapevano ma quelli che si nascondevano dietro il costruttore che le minacciava stavano preparando le stragi. Chissà se Borsellino aveva intuito qualcosa di strano dietro quel palazzo. Una cosa è certa, se sei giorni prima di morire, 50 giorni dopo la morte di Falcone, un uomo come lui perdeva tempo a parlare con queste signorine doveva esserci una ragione. Forse allora, 17 anni dopo, vale la pena di riascoltare il racconto di Savina e Maria Rosa Pilliu.

Sorelle-coraggio
Queste due signorine di origine sarda possedevano due casupole all’interno di un filarino di ex fabbriche riadattate ad abitazione. Il padre era morto giovane ma le sorelle e la mamma, a costo di mille sacrifici, erano riuscite ad andare avanti grazie a un negozio di generi alimentari a due passi da piazza Leoni. Tutto scorreva liscio finché la mafia non mise gli occhi sul terreno accanto alle casette. “All’inizio si fece avanti Rosario Spatola”, raccontarono le sorelle quel giorno a Paolo Borsellino. Al giudice si accesero gli occhi. Spatola è stato uno degli uomini più ricchi della Sicilia, il costruttore della vecchia mafia di don Stefano Bontate, sterminata da Riina negli anni ottanta, l’amico del banchiere Michele Sindona, che aveva ospitato nella sua villa fuori Palermo. Nel settembre del 1979, Spatola si presenta nel negozio della famiglia Pilliu in via del Bersagliere e fa la sua proposta per comprare le casette. Ovviamente non voleva tenerle ma distruggerle. Per costruire un palazzo più grande sul suolo di fronte, eliminando le case e il problema delle distanze. L’idea era buona ma due settimane dopo, proprio per l’inchiesta nata dai contatti tra Sindona e la mafia, Spatola finisce in galera. Il terreno passa dopo un paio di giri a Gianni Lapis, consulente di Vito Ciancimino, per finire nel 1984 a un costruttore ignoto: Pietro Lo Sicco, un benzinaio legato al boss della mafia perdente, Stefano Bontate.

Più andavano avanti nel loro raccontopiù snocciolavano nomi e date con il loro eloquio antico, e più il giudice Borsellino si interessava alla loro vicenda. Spatola, Ciancimino, Lo Sicco. Anche il nome del costruttore probabilmente diceva qualcosa a Borsellino. Era stato arrestato da Giovanni Falcone, ma poi prosciolto. Lo Sicco era legatissimo a Stefano Bontate però quando il vecchio boss viene ucciso passa con i vincenti. Quando rileva il terreno cerca subito di comprare le casette di fronte per ampliare lo spazio e la cubatura. Con le buone o le cattive convince tutti a vendere. Nessuno osa dirgli di no. Tranne le sorelle Pilliu che non vogliono svendere. A questo punto succede l’incredibile: Lo Sicco dichiara al comune di avere anche le particelle catastali della mamma delle sorelle Pilliu. Ovviamente sotto c’è una mazzetta all’assessore all’urbanistica che frutta una licenza che prevede due cose connesse: la possibilità di costruire un palazzo con tre scale e sette piani (che poi diverranno nove) a condizione però che prima la società di Lo Sicco, Lopedil, abbatta le casette che però, piccolo particolare, non sono della Lopedil. Il 3 marzo del 1990 la società ottiene la concessione edilizia. Le Pilliu denunciano alla Prefettura e al Comune l’abuso ma non si muove nulla. Anzi si muovono le ruspe. La Lopedil tira su il palazzo e butta giù le casette. Le ruspe demoliscono quelle accanto e i piani superiori del fabbricato. Gli appartamenti delle Pilliu (che per fortuna dormono altrove) si ritrovano senza tetto: c’è solo il pavimento del piano superiore a difenderli dalle intemperie. Le sorelle chiamano i vigili urbani, la Polizia e i Carabinieri ma nessuno interviene. Il comandante dei vigil arriva sul luogo e sembra possa essere il salvatore delle sorelle ma dopo aver controllato le carte dice: “sono in regola e io posso fermare un automobilista senza patente non uno con una patente falsa”.

La minacciaLe signorine cercano di opporsi fisicamente ma Lo Sicco le minaccia e le offende dicendo a Rosa Pilliu: “Vattene da qui perchè se no ti dò un timpuruni. Senti a me, vai a vendere i tuoi pacchi di pasta al negozio che tra un po’ non potrai vendere più nemmeno quelli”. È in questa fase che le sorelle, disperate, chiedono aiuto a Borsellino. Si vedono l’ultima volta il 13 luglio, il magistrato le rinvia a due giorni dopo. Ma è il giorno di Santa Rosalia, le Pilliu non vogliono perdersi la festa alla “Santuzza” e chiedono di fissare un appuntamento più in là. Borsellino si impegna a richiamarle. Sei giorni dopo morirà in via D’Amelio.

TritoloIl giudice non poteva sapere che proprio gli uomini interessati a quel palazzo stavano preparando la sua uccisione e le stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano. Giovanni Brusca, il boss che ha spinto il pulsante del telecomando della strage di Capaci, l’uomo che ha ordinato ed eseguito un centinaio di omicidi, tra i quali quello del bambino Santino Di Matteo, colpevole solo di essere figlio di un pentito, ha raccontato: “Gli scavi a Piazza Leoni li ha fatti Pino Guastella (arrestato come capo mandamento Palermo centro nel 1998 Ndr). Poi io mi sono comprato un appartamento, tramite Santi Pullarà, che mi ha fatto fare un buon trattamento. Ci ho dormito pochi giorni però. Lo avevo fatto intestare a Gaspare Romano. Costui poi nel '95 fu scoperto dalla DIA che lo pedinava e mi sono fatto ridare i soldi indietro, perché a quel punto a me l'appartamento non serviva più. Siamo andati a vederlo con Leoluca Bagarella (il cognato di Riina che ha guidato la mafia durante la stagione delle stragi del 1993), io con una macchina e lui con un'altra, di sera. Più che altro per scegliere i piani e vedere gli appartamenti come erano combinati, perché ancora erano grezzi, in costruzione. Cioè dovevamo riuscire a capire come funzionavano, se c'era l’ascensore, se c'erano scale. Una cosa che io avevo chiesto, di particolare, se era possibile poter fare l'ascensore come come quello che avevo visto nella casa di Ignazio Salvo (uno dei cugini esattori di Salemi, legati alla Dc andreottiana e arrestati da Falcone) che io ho frequentato molto. Lui quando arrivava con la sua macchina, prendeva l'ascensore e con una chiavetta saliva fino all'attico. E quindi era un suo privilegio, e io chiesi questa cosa ma non era realizzabile perché il garage era per tutti, non solo ed esclusivamente per me”. Poi però i boss capirono che due latitanti per un palazzo era troppo. “Bagarella era interessato pure ed è venuto a vederlo con l'intenzione di comprare. Quella sera ci sono andato con Gioacchino La Barbera (altro autore della strage di Capaci, ndr). Lo abbiamo scelto sia io che Bagarella perché era un posto di élite a Palermo. Cioè Piazza Leoni, era un investimento. Poi io pensavo successivamente di farci la latitanza, ma questo era un problema mio”. Anche Gioacchino La Barbera, pentito dopo aver partecipato alla strage di Capaci conferma e aggiunge particolari: “Ho accompagnato varie volte sia Leoluca Bagarella che Giovanni Brusca a piazza Leoni. Brusca sul posto con una persona responsabile del cantiere stava cercando di fare modificare un appartamento per essere comunicante. Perché stava studiando un'intercapedine per trascorrere la latitanza e in caso di un sopralluogo delle forze dell'ordine riuscire a nascondere o a scappare”.

L’arsenale e gli inquiliniNel palazzo c’era anche un appartamento con un muro finto dietro il quale si nascondevano le armi del clan Madonia. Insomma le riunioni di condominio in quello stabile non devono essere una passeggiata. Nei piani alti abitano la figlia di Stefano Bontate, e hanno abitato entrambe le figlie del costruttore mafioso Pietro Lo Sicco. Nell’attico più grande e bello c’è una famiglia legata al defunto boss Stefano Bontate (detto il principe di Villagrazia) i Marsalone, il cui patriarca Giuseppe è morto ammazzato a fine anni ottanta. Tra quelli che ci hanno abitato, non mancano però anche i professionisti della “Palermo bene”. Al quinto piano c’è l’avvocato Antonino Garofalo, socio di Renato Schifani in una società fondata nel 1992 e mai attivata, la Gms. La casa è affitatta e se ne cura l’avvocato ma è intestata alla sua compagna russa. L’appartamento accanto a quello che fu di Brusca era occupato dallo studio di Salvatore Aragona, il medico amico di Totò Cuffaro e già condannato per avere fornito al boss di San Giuseppe Iato un alibi. Molte di queste persone, avevano stipulato con Pietro Lo Sicco un contratto preliminare di compravendita. Quando il 17 settembre del 1993 il Comune annulla la concessione edilizia e blocca tutto.

Cavilli e millimetriA questo punto entra in scena l’avvocato Renato Schifani. Insieme al suo collega di studio, Nunzio Pinelli, presenta ricorso al Tar. Pinelli va addirittura in tv con Lo Sicco a difendere il palazzo contro una coraggiosa giornalista, Valentina Errante, che aveva scoperto l’abuso. Schifani partecipa anche a un sopralluogo nel 1993 nel quale si accerta che “il distacco non deve essere inferiore a metri 12,75 e in effetti risulta pari a metri 7,75”. Ciononostante lo studio Schifani-Pinelli verga uno splendido ricorso alato. La tesi sostenuta è che la demolizione delle casette da parte di Lo Sicco “avrebbe solo anticipato gli esiti di un intervento di pubblica utilità, cui istituzionalmente era ed è tenuta l’Amministrazione Comunale”. In sostanza Lo Sicco è un benemerito che si è sostituito alle ruspe del comune. Se ha finto di essere proprietario ed è passato come un rullo sulle case altrui non lo ha fatto certo per vendere a clienti facoltosi e amici mafiosi bensì per ridare decoro alla zona. Meriterebbe quasi un premio. Incredibilmente il Tar il 23 gennaio del 1995 accoglie le tesi di Schifani e Pinelli e annulla la revoca della concessione, che così rivive. Le Pilliu sono distrutte. Lo Sicco esulta. Il Consiglio di Giustizia Aministrativa della Regione Sicilia, il Cga, però accoglie l’appello e, nonostante l’opposizione dell’avvocato Renato Schifani, annulla la concessioine. Per sempre. O almeno così dovrebbe essere.

La provvidenza di B.Perché il condono Berlusconi del 1994 prevedeva in un comma nascosto che, in caso di annullamento della concessione, si poteva presentare domanda di sanatoria anche dopo la scadenza dei termini. Non solo: per questa sanatoria straordinaria non c’era nemmeno il limite di cubatura abusiva di 750 metri. Una pacchia. La società Lopedil fa subito domanda di sanatoria. Succede però un imprevisto: il nipote di Pietro Lo Sicco, Innocenzo, pur non essendo stato mai nemmeno indagato, trova il coraggio di dividere la sua strada da quella della famiglia e racconta ai magistrati la storia dello zio e del palazzo di piazza Leoni. Innocenzo Lo Sicco, che oggi è un dirigente di un’associazione antiracket, lancia un paio di frecciate a Schifani durante un’udienza del processo nel 2000. Sulla concessione di piazza Leoni la sua deposizione è netta: “l’impresa di mio zio, la Lopedil, non era in possesso di tutti i titoli di proprietà del terreno ma comunque è riuscito ad ottenere la concessione grazie ai buoni uffici che mio zio intratteneva con personale dell’edilizia privata. Il progetto è stato approvato dalla commissione presieduta dall’onorevole Michele Raimondo, in assenza del titolo di proprietà. L’accordo di cui io ero a conoscenza era che l’assessore Raimondo faceva approvare il progetto e, al rilascio dell’autorizzazione il signor Lo Sicco avrebbe pagato una, non so se definirla una tangente o un riconoscimento all’assessore di 20-25 milioni di lire”. Grazie a queste dichiarazioni Pietro Lo Sicco è stato condannato per truffa e corruzione. Poi il nipote continua il suo racconto confermando quello delle Pilliu: “dopo che il signor Pietro Lo Sicco aveva la concessione ha cominciato i lavori di sbancamento e demolizione e ci furono reazioni da parte dei proprietari. Principalmente da parte delle signorine Pilliu e di un certo Onorato che, addirittura, mi ha quasi menato. Le reazioni ci sono state: intervento della forza pubblica, Carabinieri, 113, Polizia giudiziara, tutto c’è stato in quel periodo. Era un viavai di forza pubblica con i proprietari che facevano le loro giuste lamentele e che volevano bloccare la concesione e che si ritrovavano in questa situazione che non riuscivano a bloccare”. Come è finita? Chiedono i giudici a Innocenzo. “Io so quello che mi ha detto Renato Schifani. L'avvocato mi disse come è stato salvato l'edificio facendolo entrare in sanatoria. Schifani era il mio avvocato. Pietro Lo Sicco si rivolse a lui per la pratica del palazzo di Piazza Leoni perché sapeva dei buoni uffici che intratteneva Schifani con l'allora assessore Michele Raimondo e con l'allora dirigente Vicari. Schifani era una persona di massima competenza nelle pratiche edili, (....) aveva una conoscenza sia in termini professionali, sia in termini diretti personali con i personaggi dell'edilizia privata per il papà che ha lavorato tutta la vita all'interno dell'edilizia privata. Quindi è la persona adatta”. Schifani entra in politica a livello locale in Forza Italia e sarà senatore solo dal 1996. Ma Lo sicco spiega che l’opera di lobby dell’attuale presidente del senato avrebbe avuto un effetto “sulla concessione edilizia ottenuta l’avvocato Schifani ebbe a dire a me, suo cliente, che aveva fatto tantissimo ed era riuscito a salvare il palazzo di Piazza Leoni facendolo entrare in sanatoria durante il Governo Berlusconi perché fecero una sanatoria e lui è riuscito a farla pennellare in quello che era l'esigenza di questi edifici di Piazza Leoni. Quindi era soddisfattissimo e me lo diceva con orgoglio di essere riuscito a salvare questa vicenda. Perché lo diceva a me? Perché io avevo messo a conoscenza l'avvocato Schifani quando era iniziato il rapporto col signor Lo Sicco di qual era l'iter di quale era stata la prassi, di qual era la situazione di come si era venuta a creare il rilascio della concessione”.

L’inchiestaIl pm di Palermo Domenico Gozzo ha aperto un fascicolo generico, senza indagare Schifani, per le accuse di Lo Sicco. Ma ha ritenuto che non ci fosse nulla di rilevante. Nel procedimento penale non sono state considerate penalmente rilevanti nemmeno le parole di Innocenzo Lo Sicco sui costruttori Antonino Seidita e Giuseppe Cosenza. Questi due imprenditori, entrambi amici di Lo Sicco, entrambi considerati legati ai fratelli Graviano ed entrambi clienti dello studio Schifani-Pinelli, seconco Innocenzo Lo Sicco svolsero un ruolo nella vicenda. Cosenza sarebbe stato incaricato dall’assessore di chiedere a Seidita di chiedere a sua volta un rialzo della mazzetta: da 20 milioni di lire a un attico. Ma Pietro Lo Sicco non accettò e si fermò al versamento previsto nella prima offerta. Pietro Lo Sicco è stato condannato per la vicenda amministrativa a due anni e due mesi per corruzione, e truffa. Mentre per i suoi legami con la mafia è stato condannato a sette anni. Entrambe le sentenze sono passate in giudicato. Anche sul fronte amministrativo la vittoria delle sorelle Pilliu è definitiva. Nel novembre del 2002 anche il Tribunale civile di Palermo ha statuito che il palazzo non rispetta le distanze dalle casupole delle signorine e deve essere abbattuto. Per l’esattezza dovrebbero essere “tagliati” dalla costruzione otto metri e sei centimetri al piano terra e cinque metri e 81 centimetri ai piani superiori.

Ad personamSi attende l’Appello ma nella finanziaria del 2000 un emendamento del senatore Michele Centaro di Forza Italia ha introdotto una norma che sembra fatta su misura per sanare la situazione di piazza Leoni: l’amministratore giudiziario può chiedere la sanatoria del palazzo confiscato per mafia e vendere ai terzi che hanno comprato. “Ricordo che era un problema sentito anche dai magistrati”, dice Centaro. Sarà. Comunque la figlia di Bontate, come gli altri, potrebbe comprare. I terzi acquirenti sono difesi dall’avvocato Pinelli ma resta il problema delle distanze. Almeno per ora. Nel gennaio del 2005 sono crollate le casette delle Pilliu. Senza tetto, con l’acqua che entrava da tutte le parti, hanno ceduto. Un giudice ha pensato bene di aprire un processo. Non contro Lo Sicco. Ma contro le sorelle Pilliu, per crollo colposo.


http://livesicilia.it/2009/11/25/schifani-e-il-palazzo-abitato-dai-boss_32931/




*Licenza Edilizia Riso Rosaria 26 Novembre 09 Dionisi Vincenzo

26 MARZO 2013

23.11.2012
http://isoladellefemmineaddiopizzo5.blogspot.it/2012/11/isola-delle-femmine-il-ministro_23.html

venerdì 27 novembre 2009

Acqua, privatizzarla per darla a chi? Ecco cosa succede in Sicilia

 Acqua, privatizzarla per darla a chi? Ecco cosa succede in Sicilia

Privatizzare la distribuzione dell'acqua? Leggete cosa accade in Sicilia, dove i servizi idrici sono stati dati in appalto ai privati. L'inchiesta che vi propongo, realizzata congiuntamente da me e Roberto Galullo,  è stata pubblicata dal Sole-24 Ore il 30 luglio 2008, ma è di grande attualità. Ecco la prima puntata.
ACQUEDOTTI CON INFILTRAZIONI MAFIOSE
Distribuzione, depuratori e rete fognaria: così Cosa Nostra riorganizza un business ad alta redditività - Il pentito Francesco Campanella racconta il sistema di spartizione politico-mafiosa della gestione idrica che aveva ottenuto l’avallo del boss Bernardo Provenzano.
di Roberto Galullo  e Giuseppe Oddo
"In Sicilia l’acqua non dà da bere: dà da mangiare e ingrassa. Gli oltre 400 milioni di metri cubi erogati da una rete che perde per strada un terzo di ciò che trasporta stuzzicano l’appetito di Cosa Nostra, che con gli appalti per l’emergenza idrica ha storicamente accumulato ricchezza e potere. Già nel settembre 2005 il pentito Francesco Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate e cassiere della locale famiglia mafiosa, aveva svelato gli scenari alla Procura di Palermo. Personaggio emergente della nuova mafia con significativi trascorsi nella politica, Campanella, che ha appena compiuto 36 anni, aveva parlato delle vicende del consorzio Metropoli Est costituito per lo sfruttamento del servizio idrico nei comuni del palermitano tra Villabate e Termini Imerese. Il collaboratore di giustizia ha spiegato ai magistrati che la gestione del business sarebbe dovuta avvenire «non con ditte locali ma cercando rapporti con importanti imprese nazionali o internazionali». Il progetto avrebbe dovuto segnare per Cosa Nostra un cambio radicale di strategia: non più l’imposizione del pizzo, ma l’acquisizione di «una quota di utile annua da remunerarci attraverso il sistema delle consulenze». Consulenze che avrebbero messo la mafia su un «percorso legale e per l’azienda fiscalmente detraibile».
L’operazione era stata concertata con Nicola Mandalà, l’uomo che gestiva la latitanza di Bernardo Provenzano. Mandalà ne aveva parlato all’allora capo di Cosa Nostra ed era tornato «entusiasta dall’incontro con lo “Zio” che gli aveva fatto i complimenti - racconta Campanella - poiché la sua strategia operativa era insabbiare Cosa Nostra e passare all’attività di impresa, direttamente, collegandosi in modo organico con la politica».
Questo progetto è stato smantellato dalle indagini, ma - a giudizio dei magistrati - il modello mafioso di “infiltrazione” nel settore idrico è rimasto intatto. Anche perché, se Provenzano e Campanella sono ormai fuorigioco, i colletti bianchi e i politici che hanno ordito la trama sono ancora al loro posto.
Nel frattempo, recependo sia pure in ritardo la legge Galli, la Regione Sicilia ha costituito nove Ambiti territoriali ottimali (Ato) per la gestione integrata della distribuzione dell’acqua potabile, dei depuratori e delle reti fognarie. La Sicilia è tra le poche regioni che ha affidato a terzi il servizio idrico integrato. Il criterio seguito non è stato quello dei bacini idrografici, indicato nella legge, ma quello politico-clientelare-amministrativo: nove province, nove Ato. Sei di questi hanno seguito la strada della privatizzazione. Uno (Catania) ha costituito una società a capitale misto. Solo a Ragusa l’acqua è rimasta in mani pubbliche, mentre a Trapani è tutto da rifare. Qui una vecchia conoscenza della giustizia, l’imprenditore Pietro Di Vincenzo - ex presidente degli industriali di Caltanissetta, condannato in primo grado per concorso in associazione mafiosa dalla Procura di Roma, ma assolto in appello - era riuscito ad aggiudicarsi la gara. L’Ato l’ha però annullata per turbativa d’asta e a nulla sono valsi i ricorsi dell’impresa Di Vincenzo al Tar siciliano e al Consiglio di giustizia amministrativa.
Non solo: nel giugno 2008 la Procura nissena ha proceduto contro Di Vincenzo con una misura di prevenzione patrimoniale, chiedendone il sequestro dei beni, stimati in circa 120 milioni. Diversi pentiti lo avrebbero indicato come personaggio centrale del connubio tra affari e politica.
Le procedure di assegnazione presentano in genere gravi anomalie. La più vistosa è che in quasi tutti gli Ato - dopo tentativi talvolta andati a vuoto - alle gare s’è presentato un unico raggruppamento di imprese (pubbliche e private) che è poi risultato aggiudicatario della gestione del servizio. Il caso eclatante è quello di Palermo, dove l’Amap, la municipalizzata del capoluogo, ha ottenuto un regime di salvaguardia in base al quale potrà continuare a operare parallelamente all’Ato fino al 2021, ossia fino alla scadenza del contratto col Comune.
Gli investimenti trentennali (2003-2032) ammontano a 5,8 miliardi, una cifra che fa del settore idrico la torta più appetibile in Sicilia. Da anni non si registrava nell’Isola un flusso così consistente di appalti. La parte del leone la fa l’Ato di Palermo, con oltre 1,261 miliardi, seguito dall’Ato di Catania, con 1,192 miliardi (si veda la tabella a fianco). E una parte rilevante degli investimenti - oltre un miliardo a fondo perduto - arriva dall’Accordo di programma quadro 2000-2006 della Ue. Le società aggiudicatarie del servizio potranno accedere ai finanziamenti pubblici europei solo se investiranno il 30% di risorse proprie.
«Di fatto - dichiara Ernesto Salàfia, dirigente dell’Amap di Palermo, tra gli animatori del movimento Liberacqua - le società di gestione stanno rischiando poco, trovandosi a utilizzare denaro pubblico». E questa è solo una parte della torta. Dice Anna Parrino, dirigente dell’Ato di Trapani: «Il vero affare sono i ricavi che giungeranno dalle tariffe. A Trapani il futuro gestore incasserà non meno di 28-30 milioni all’anno, che in 30 anni fanno circa 900 milioni di fatturato».
Il “sistema Campanella” è stato affinato. Basta guardare le compagini azionarie dei vari gestori del servizio. Il modello tipo vede compartecipi imprese di costruzione, cooperative rosse, utilities del Nord, società di ingegneria e installazioni e studi professionali locali. All’Ato di Caltanissetta partecipa un colosso straniero: la spagnola Aqualia. È ancora una volta Salàfia a spiegare la logica spartitoria: «Io progetto il servizio, io me lo realizzo, io me lo collaudo, io me lo gestisco e l’Europa mette i soldi». Insomma, tutto in famiglia. A una condizione: che solo il 30% dei lavori sia messo all’asta e il 70% sia gestito dalla società aggiudicataria. Un’anomalia, una violazione delle regole sulla concorrenza, che Antitrust e Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici non hanno mancato di rimarcare. Ad esse hanno fatto ricorso 13 Comuni della provincia di Palermo che hanno denunciato i rischi di irregolarità insiti in questo singolare “modello” di privatizzazione.
«Girgenti Acque Spa - denuncia Giovanni Panepinto, combattivo sindaco di Bivona, in provincia di Agrigento - non ha fatto alcun bando per la manutenzione. Lavorano sempre i soli noti». Decine di imprese mafiose o affidate a prestanomi sono pronte a dividersi le risorse, confermano fonti della Dia (Direzione investigativa antimafia), che ha in corso diverse indagini.
Ancora più incisivo il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannòpolo, personaggio di spicco del Partito democratico in Sicilia, che ha guidato l’opposizione dei Comuni palermitani. «A giudicare dal modo in cui si sono svolte le gare - afferma - c’è il sospetto che vi siano state una spartizione e un’intermediazione affaristico-mafiose».
Questo sistema per il momento ha avuto un effetto immediato sulle tasche dei cittadini: l’aumento delle tariffe. «Si rischia un’esplosione sociale», dichiara Antonella Leto, che segue l’intera vicenda per la Cgil siciliana. Con lei concordano altri sindacalisti, molti sindaci, politici di ogni schieramento e il Forum dell’acqua, una rete che organizza la mobilitazione popolare contro i programmi di privatizzazione del servizio idrico.
Decine di sindaci non hanno consegnato le reti ai nuovi gestori e migliaia di cittadini, talvolta spalleggiati dagli stessi Comuni, fanno lo “sciopero” delle bollette. È successo per esempio a Cefalù, i cui abitanti hanno visto crescere in modo esponenziale il prezzo dell’acqua dopo l’entrata in funzione del potabilizzatore delle sorgenti di Presidiana realizzato da una società privata.
L’opposizione politica alla privatizzazione è trasversale. Fabrizio Ardita, consigliere indipendente della Provincia di Siracusa, s’è schierato contro il suo ex partito, l’Udc. «L’affidamento - afferma - è stata una burla. Ha vinto l’unico soggetto che ha partecipato. Questo ambito è sempre stato gestito in modo anomalo. Sogeas, che già gestiva il servizio idrico, era presieduta fino a poco tempo fa da Franca Gianni, sorella di Pippo Gianni, ex deputato nazionale e regionale, attuale assessore regionale all’Industria. Oggi alla presidenza di Sogeas c’è Franco Risicato, ex segretario cittadino dell’Udc. Le anomalie nell’affidamento e altre stranezze amministrative, nonché il tentativo di costituire una società ad hoc per lucrare sulla privatizzazione, sono state denunciate all’autorità giudiziaria».
A questa forma di resistenza civica, l’Arra (Agenzia regionale per i rifiuti e le acque) risponde con una sfida. «Le resistenze ci sono - ammette Marcello Lorìa, direttore del settore regolazione delle acque - ma ci sono contratti firmati e delibere delle conferenze dei sindaci. Se ci saranno danni per i gestori, se ne faranno carico coloro i quali ostacolano investimenti e sviluppo. Non dimentichiamo che chi ha vinto le gare aveva la possibilità di operare subito. Le cose stanno andando a rilento e qualcuno pagherà per questo».
Per ora, però, a pagare i costi del disservizio idrico sono soltanto i siciliani. I cui rubinetti continuano a restare a secco in buona parte dell’Isola per la maggior parte della giornata".

SICILIA, LA CONCORRENZA SCIVOLA SULL'ACQUA
di Roberto Galullo e Giuseppe Oddo 

PALERMO. Dai nostri inviati

"Antitrust, Autorità sui lavori pubblici e Commissione parlamentare antimafia non bastano a sciogliere, a Palermo,
il legame politica-affari. Anche quando denunciano, come accade nella gestione dei servizi idrici,
distorsioni del mercato e conflitti d’interesse.

A evidenziare per prima queste anomalie, nel novembre 2006, è stata l’Autorità garante della concorrenza, con una serie di rilievi sulla gara per l’Ambito territoriale ottimale (Ato) della provincia di Palermo aggiudicata a un raggruppamento temporaneo di imprese che è poi confluito in Acque potabili siciliane (Aps).

Questi i rilievi segnalati da Giuseppe Catricalà, presidente dell’Antitrust: commistione di ruoli tra affidamento dei servizi e appalto dei lavori; possibilità di esecuzione dei lavori da parte degli stessi soci di Aps; snaturamento dell’oggetto della gara, il cui vero scopo sembra essere l’accaparramento dei lavori da parte dei soci (fino al 70% delle opere) prima ancora dell’affidamento del servizio.

La composizione azionaria di Aps dà forza al parere di Catricalà. La quota di maggioranza assoluta, il 52%, è posseduta da Società acque potabili di Torino, controllata per il 30,86% da Iride (Amga di Genova e Aem di Torino) e per una quota analoga da Smat (Societa metropolitana acquedotti di Torino). Tra gli altri soci di Aps figurano il costruttore pugliese Giovanni Putignano, uno dei leader nella progettazione, costruzione e gestione di impianti idrici; Conscoop, una grande cooperativa di costruzione emiliana presente anche in Unipol, e Ottavio Pisante con Galva. Quote frazionali, inoltre, appartengono a due studi professionali: uno di Palermo, l’altro di Torino.

La compagine azionaria riunisce intorno a un socio specializzato nelle gestione dei servizi idrici (le utilities di Genova e Torino), imprese di progettazione, costruzione e impiantistica: le stesse che possono realizzare fino al 70% delle opere. Accanto a questo primo ed evidente conflitto d’interesse, l’Antitrust ne rileva un altro ancora più stridente: la presenza di Rosario Mazzola, che il governatore Totò Cuffaro aveva nominato nel 2005 commissario ad acta dell’Ato di Palermo, nel consiglio d’amministrazione di Genova acque. Questa società è successivamente confluita in Mediterranea delle acque, che oggi detiene il 9% di Aps.

Il deus ex machina della privatizzazione indossava in altre parole due cappelli: quello del controllore e quello del controllato. Questo non ha impedito alla commissione di gara di aggiudicare il servizio ad Aps.

Del resto, non è solo a Palermo che esplodono i conflitti d’interesse. Per esempio, Girgenti acque annovera tra gli azionisti accanto ad Acoset, che ne detiene il controllo – Voltano Spa, che gestisce i servizi idrici di sette comuni dell’agrigentino.

L’Autorità garante nello stesso parere individua un’ulteriore violazione della concorrenza nella decisione di scorporare Palermo-città dal resto della provincia riconoscendo alla municipalizzata del capoluogo – l’Amap – una deroga per continuare a gestire il servizio fino al 19 ottobre 2021. Presieduta dal cardiologo Bruno La Menza, l’Amap fattura circa 75 milioni con 750 dipendenti, e ha circa 4 milioni di utile. L’Antitrust non lo dice, ma questa scelta è figlia di un compromesso politico tra due anime di Forza Italia in conflitto: quella del sindaco di Palermo Diego Cammarata e dell’allora presidente della Provincia, Francesco Musotto. Le stesse distorsioni sono state rilevate nel 2007 dall’Autorità sui lavori pubblici, che ha evidenziato tra le altre cose «la non correttezza dell’attività svolta dal professor Mazzola in quanto eccedente i poteri del mandato commissariale».

Su questo punto è intervenuto anche il senatore dei Ds Guido Calvi, noto penalista, nel corso dell’audizione che il super-procuratore Piero Grasso ha svolto il 6 febbraio 2007 in Commissione parlamentare antimafia. Calvi ha affermato che le «gravi illegalità che segnano questo grande appalto... minacciano di preludere a forti e diffusi condizionamenti e infiltrazioni della mafia nella realizzazione delle opere e nella gestione dell’acqua, come sta anche a indicare la circostanza che la medesima procedura seguita dall’Ato idrico di Trapani abbia registrato la presenza nella gara – unica presenza – del noto appaltatore Di Vincenzo, noto a noi e (riferito a Grasso, ndr) noto a lei».

Paolo Romano, amministratore delegato di Acque potabili, è in totale disaccordo con questa visione dei fatti. «Trovo discutibile il parere dell’Antitrust – dichiara – e per quanto mi riguarda c’è stata una Commissione di gara presieduta dall’ex Procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna che ha assegnato al raggruppamento aggiudicatario una votazione di merito elevata. Sul passato non ho nulla da dire. Il nostro impegno antimafia è dimostrato dall’adesione al "Patto di legalità Generale Dalla Chiesa" gestito dalla Prefettura di Palermo. Ogni bando di gara contiene misure dirette a evitare che si aggiudichino lavori e forniture a imprese anche soltanto sospettabili di infiltrazioni mafiose. Abbiamo partecipato alla gara di Palermo – prosegue Romano – cercando di fare del nostro meglio e mettendo i soldi per gli investimenti, che nei prossimi 10 anni supereranno gli 850 milioni. Un mese fa Acque potabili ha garantito un finanziamento ponte da 60 milioni, ma a circa 12 mesi dall’aggiudicazione non è ancora stata definita la tariffa. E senza certezze su fatturato e tariffe non si parte».
Ma basta un patto di legalità a tenere la mafia fuori da un business che su scala regionale vale 5,8 miliardi fino al 2032?
Quando la torta è così grande, quando manca la trasparenza nelle gare, le procedure sono ambigue, i conflitti d’interesse diffusi si aprono varchi pericolosi che possono consentire a Cosa Nostra d’inserisi nel gioco e tirarne le fila".

Di seguito il pezzo di accompagnamento a quello principale, dal titolo:I PISANTE SBARCANO SULL'ISOLA
I fratelli Ottavio e Giuseppe sono presenti in molte società:
«Abbiamo scisso le nostre attività e oggi abbiamo solo rapporti familiari»

"Usciti con un patteggiamento dall'inchiesta milanese "mani pulite" degli anni Novanta, i fratelli pugliesi Ottavio e Giuseppe Pisante sono oggi tra i protagonisti del business dell'acqua in Sicilia. Giuseppe, con il gruppo Fineco-Emit, è socio della francese Veolia in Idrosicilia, che possiede il 75% di Siciliacque. Ques'ultima preleva l'acqua dagli invasi e la trasporta alle reti di distribuzione, vendendola ai nove Ambiti territoriali ottimali (Ato) della regione. Ottavio, invece, attraverso Idrica, che fa capo a Galva, partecipa alle società di gestione degli Ato di Palermo, Agrigento e Caltanissetta. È presente a Palermo in Acque potabili siciliane con l'8%, ad Agrigento in Girgenti acque con il 10% e a Caltanissetta in Caltacqua Spa con il 37 per cento.
In sostanza, le società di gestione di cui Ottavio è azionista acquistano l'acqua da quella di cui il fratello Giuseppe è socio.

Ma non c'è un conflitto d'interesse? «Non esiste - risponde Ottavio - perché 5-6 anni fa abbiamo separato le nostre attività e oggi abbiamo solo rapporti di tipo familiare. L'acqua che acquistiamo da Siciliacque la paghiamo puntualmente».

Entrambi i fratelli possono contare su alleati forti. Giuseppe, in Siciliacque, ha per socio il colosso mondiale dei servizi idrici Veolia (ex Vivendi) con quasi 11 miliardi di ricavi e 131 milioni di utenti serviti in oltre 60 Paesi. Veolia è l'azionista di maggioranza di Siciliacque e detiene un'opzione incrociata put and call che la obbliga a rilevare nel 2009 il 40% tuttora detenuto da Enel. Invece in Emit (Ercole Marelli Impianti Tecnologici) è socio di due utilities del Nord: Asm di Brescia con il 10%, confluita in A2A, e Acsm di Como con il 7,89% (quotata in Borsa, come A2A). Tra i soci finanziari di Emit ritroviamo anche, con il 7,89%, la Cidi International di Lugano, di cui è amministratore l'ex vicepresidente di Meliorbanca Ferruccio Piantini, e due holding estere (la lussemburghese Verrinvest con il 9,95% e l'inglese Cloudfull con il 5,24%).

Ottavio, invece, in Galva, ha per soci la Compagnia industriale ambientale di Giancarlo Renda e Samaritana Rattazzi, la Aiem riconducibile al gruppo Turri di Rovigo e l'Aipa del gruppo Cappucci-Santucci. Suoi alleati sono anche Paola Romano e Valentina Merra, che tramite la società Ppval detengono il 40% di Pimefin (a sua volta controllata dalla Effepi di Ottavio Pisante & C.).

Il nome di Giuseppe Pisante ricorre inoltre nell'audizione del 14 luglio 2004 dell'ex procuratore capo di Messina Luigi Croce e del sostituto Enzo Arcadi davanti alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti.
Arcadi parlò di «controlli telefonici e ambientali» da cui erano emersi «contatti operativi e di interesse» tra il gruppo di Francesco Gulino (che attraverso Altecoen aveva promosso la società MessinAmbiente) e il gruppo di Giuseppe Pisante. Croce asserì che, secondo alcuni collaboratori di giustizia, Altecoen era «entrata a Messina dopo una serie di contatti… tra Nitto Santapaola, notoriamente capo della famiglia mafiosa di Catania, e alcuni personaggi di spicco della criminalità messinese».

Il nome di Ottavio compare invece nell'interrogazione parlamentare del 14 novembre 2006 presentata da Daniela Dioguardi e dall'ex presidente della Commissione nazionale antimafia Francesco Forgione. I due parlamentari riferirono di contatti che sarebbero intercorsi tra «la famiglia Pisante che controlla la Galva» e la società Di Vincenzo di Caltanissetta, di proprietà di Pietro Di Vincenzo, di cui un mese fa la Procura nissena ha chieso il sequestro del patrimonio, stimato all'incirca in 120 milioni di euro.

I Pisante, però, smentiscono di aver mai avuto rapporti con aziende chiacchierate o colluse con la criminalità organizzata. Dice Giuseppe che la forza del suo gruppo sta «nell'avere per partner un gigante come Veolia». E i contatti con il gruppo Gulino? «Gulino, e anche Di Vincenzo, sono miei acerrimi concorrenti», dichiara.

Da parte sua Ottavio precisa di non avere più pendenze con la giustizia. A suo avviso, il rischio di infiltrazioni mafiose non c'è, perché l'80% degli appalti acquisiti dagli Ato è realizzato direttamente dalle sue aziende, mentre i subappalti sono subordinati all'approvazione della Regione e degli stessi Ato".



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Capo II - Servizio idrico integrato

8. Organizzazione territoriale del servizio idrico integrato
1. I servizi idrici sono riorganizzati sulla base di ambiti territoriali ottimali delimitati secondo i
seguenti criteri:
a) rispetto dell'unità del bacino idrografico o del sub-bacino o dei bacini idrografici contigui, tenuto
conto delle previsioni e dei vincoli contenuti nei piani regionali di risanamento delle acque di cui
alla legge 10 maggio 1976, n. 319, e successive modificazioni, e nel piano regolatore generale
degli acquedotti, nonché della localizzazione delle risorse e dei loro vincoli di destinazione, anche
derivanti da consuetudine, in favore dei centri abitati interessati;
b) superamento della frammentazione delle gestioni;
c) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici,
demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative.
2. Le regioni, sentite le province interessate, nonché le province autonome di Trento e di Bolzano,
nell'ambito delle attività di programmazione e di pianificazione previste dagli articoli 3 e 17 della
legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni, entro il termine di sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, provvedono alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali.
Nei bacini idrografici di rilievo nazionale, ai sensi della citata legge n. 183 del 1989 , le regioni,
sentite le province interessate, nonché le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono
alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali dopo aver sottoposto il progetto di delimitazione
all'Autorità di bacino per la determinazione di competenza ai sensi dell'articolo 12, comma 4, della
citata legge n. 183 del 1989.
3. Qualora, nei bacini che non siano di rilievo nazionale, un acquedotto in regime di servizio
pubblico, per concessione assentita o consuetudine, convogli risorse idriche derivate o captate in
territori comunali ricadenti in più regioni, la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali di cui al
comma 1 è effettuata d'intesa tra le regioni interessate.
4. Le regioni, sentite le province interessate, nonché le province autonome di Trento e di Bolzano,
d'intesa tra loro o singolarmente, nonché l'Autorità di bacino, nell'ambito delle attività previste dagli
articoli 3 e 17 della citata legge n. 183 del 1989, e successive modificazioni, per le finalità di cui
alla presente legge provvedono nei bacini idrografici di loro competenza all'aggiornamento del
piano regolatore generale degli acquedotti su scala di bacino ed alla programmazione degli
interventi attuativi occorrenti in conformità alle procedure previste dalla medesima legge n. 183 del
1989.
5. Le regioni, sentite le province, nonché le province autonome di Trento e di Bolzano, stabiliscono
norme integrative per il controllo degli scarichi degli insediamenti civili e produttivi allacciati alle
pubbliche fognature, per la funzionalità degli impianti di pretrattamento e per il rispetto dei limiti e
delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni .
6. Nei bacini di rilievo nazionale sono fatte salve le competenze statali di cui all'articolo 91, numero
4), del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 , esercitate dal Ministro dei lavori pubblici, su proposta
dell'Autorità di bacino.

9. Disciplina della gestione del servizio idrico integrato
1. I comuni e le province di ciascun ambito territoriale ottimale di cui all'articolo 8, entro il termine
perentorio di sei mesi dalla delimitazione dell'ambito medesimo, organizzano il servizio idrico
integrato, come definito dall'articolo 4, comma 1, lettera f), al fine di garantirne la gestione secondo
criteri di efficienza, di efficacia e di economicità.
2. I comuni e le province provvedono alla gestione del servizio idrico integrato mediante le forme,
anche obbligatorie, previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come integrata dall'articolo 12, L.
23 dicembre 1992, n. 498.
3. Per le finalità di cui al presente articolo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplinano, ai sensi
della L. 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni, le forme ed i modi della cooperazione
tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale. Nei casi in cui la forma di cooperazione
sia attuata per gli effetti dell'articolo 24 della L. 8 giugno 1990, n. 142 le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano individuano gli enti locali partecipanti, l'ente locale responsabile
del coordinamento, gli adempimenti e i termini previsti per la stipulazione delle convenzioni di cui
all'articolo 24, comma 1, della L. 8 giugno 1990, n. 142. Dette convenzioni determinano in
particolare le procedure che dovranno essere adottate per l'assegnazione della gestione del
servizio idrico, le forme di vigilanza e di controllo, nonché gli altri elementi indicati all'articolo 24,
comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142 . Decorso inutilmente il termine fissato dalle regioni e
dalle province autonome, provvedono queste ultime in sostituzione degli enti inadempienti.
4. Al fine di salvaguardare le forme e le capacità gestionali degli organismi esistenti che
rispondono a criteri di efficienza, di efficacia e di economicità, i comuni e le province possono
provvedere alla gestione integrata del servizio idrico anche con una pluralità di soggetti e di forme
tra quelle di cui al comma 2. In tal caso, i comuni e le province individuano il soggetto che svolge il
compito di coordinamento del servizio ed adottano ogni altra misura di organizzazione e di
integrazione delle funzioni fra la pluralità di soggetti gestori.

10. Gestioni esistenti
1. Le aziende speciali, gli enti ed i consorzi pubblici esercenti i servizi, anche in economia, esistenti
alla data di entrata in vigore della presente legge, continuano a gestire i servizi loro affidati fino alla
organizzazione del servizio idrico integrato secondo le modalità di cui all'articolo 9.
2. Le aziende speciali, gli enti e i consorzi pubblici esercenti i servizi, anche in economia, di cui al
comma 1, ove ne sia deliberato lo scioglimento, confluiscono nel soggetto gestore del servizio
idrico integrato, secondo le modalità e le forme stabilite nella convenzione. Il nuovo soggetto
gestore subentra agli enti preesistenti nei termini e con le modalità previste nella convenzione e
nel relativo disciplinare.
3. Le società e le imprese consortili concessionarie di servizi alla data di entrata in vigore della
presente legge ne mantengono la gestione fino alla scadenza della relativa concessione.
4. Alla scadenza delle concessioni di cui al comma 3, i beni e gli impianti delle imprese già
concessionarie sono trasferiti direttamente agli enti locali concedenti nei limiti e nelle forme di
legge, se non diversamente disposto dalla convenzione.
5. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro
dei lavori pubblici, emanato d'intesa con il Ministro del tesoro, sentiti il Ministro dell'ambiente e le
regioni interessate, nonché le competenti Commissioni parlamentari, nel limite degli ordinari
stanziamenti di bilancio, si provvede al riassetto funzionale ed organizzativo degli enti gestori di
servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera f), sottoposti a vigilanza statale, ridefinendone la natura
giuridica e le competenze territoriali, nel rispetto dei criteri e delle modalità di gestione dei servizi di
cui alla presente legge.
6. Gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione gestiti dai consorzi per le aree ed i nuclei di
sviluppo industriale di cui all'articolo 50 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218 , e successive
modificazioni, e da altri consorzi di diritto pubblico, nel rispetto dell'unità di gestione, entro il 31
dicembre 1995 sono trasferiti al gestore del servizio idrico integrato dell'ambito territoriale ottimale
nel quale ricadono in tutto o per la maggior parte i territori serviti, secondo un piano adottato con
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, di
concerto con il Ministro dell'ambiente, sentite le regioni, le province e gli enti interessati.
7. Nel caso in cui le regioni, le province o altri enti pubblici siano titolari di servizi di cui all'articolo
4; comma 1, lettera f), essi ne affidano la gestione nelle forme previste dall'articolo 22, comma 3,
lettere b), c) ed e), della legge 8 giugno 1990, n. 142.

11. Rapporti tra enti locali e soggetti gestori del servizio idrico integrato
1. La regione adotta una convenzione tipo e relativo disciplinare per regolare i rapporti tra gli enti
locali di cui all'articolo 9 ed i soggetti gestori dei servizi idrici integrati, in conformità ai criteri ed agli
indirizzi di cui all'articolo 4, comma 1, lettere f) e g).
2. La convenzione tipo prevede, in particolare:
a) il regime giuridico prescelto per la gestione del servizio;
b) l'obbligo del raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario della gestione;
c) la durata dell'affidamento, non superiore comunque a trenta anni;
d) i criteri per definire il piano economico-finanziario per la gestione integrata del servizio;
e) le modalità di controllo del corretto esercizio del servizio;
f) il livello di efficienza e di affidabilità del servizio da assicurare all'utenza anche con riferimento
alla manutenzione degli impianti;
g) la facoltà di riscatto da parte degli enti locali secondo i princìpi di cui al titolo I, capo II, del
regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902 ;
h) l'obbligo di restituzione delle opere, degli impianti e delle canalizzazioni dei servizi di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera f), oggetto dell'esercizio, in condizioni di efficienza ed in buono stato
di conservazione;
i) idonee garanzie finanziarie e assicurative;
l) le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i princìpi
del codice civile;
m) i criteri e le modalità di applicazione delle tariffe determinate dagli enti locali e del loro
aggiornamento, anche con riferimento alle diverse categorie di utenze.
3. Ai fini della definizione dei contenuti della convenzione di cui al comma 2, i comuni e le province
operano la ricognizione delle opere di adduzione, di distribuzione, di fognatura e di depurazione
esistenti e definiscono le procedure e le modalità, anche su base pluriennale, per assicurare il
conseguimento degli obiettivi previsti dalla presente legge. A tal fine predispongono, sulla base dei
criteri e degli indirizzi fissati dalle regioni, un programma degli interventi necessari accompagnato
da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale ed organizzativo. Il piano finanziario
indica, in particolare, le risorse disponibili, quelle da reperire nonché i proventi da tariffa, come
definiti all'articolo 13, per il periodo considerato.

12. Dotazioni dei soggetti gestori del servizio idrico integrato
1. Le opere, gli impianti e le canalizzazioni relativi ai servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera
f),di proprietà degli enti locali o affidati in dotazione o in esercizio ad aziende speciali e a consorzi,
salvo diverse disposizioni della convenzione, sono affidati in concessione al soggetto gestore del
servizio idrico integrato, il quale ne assume i relativi oneri nei termini previsti dalla convenzione e
dal relativo disciplinare.
2. Le immobilizzazioni, le attività e le passività relative ai servizi di cui all'articolo 4, comma 1,
lettera f), ivi compresi gli oneri relativi all'ammortamento dei mutui, sono trasferite al soggetto
gestore del servizio idrico integrato.
3. Le regioni e, compatibilmente con le attribuzioni previste dai rispettivi statuti e dalle relative
norme di attuazione, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano
disciplinano forme e modalità per il trasferimento ai soggetti gestori del servizio idrico integrato del
personale appartenente alle amministrazioni comunali, dei consorzi, delle aziende speciali e di altri
enti pubblici già adibito ai servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera f), della presente legge, alla
data del 31 dicembre 1992. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono
con legge al trasferimento del personale ai nuovi gestori del servizio idrico integrato; tale
trasferimento avviene nella posizione giuridica rivestita dal personale stesso presso l'ente di
provenienza. Nel caso di passaggio di dipendenti di enti pubblici e di aziende municipalizzate o
consortili a società private che esercitano le medesime funzioni, si applica, ai sensi dell'articolo 62
del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , la disciplina del trasferimento di azienda di cui
all'articolo 2112 del codice civile.
4. Il soggetto gestore del servizio idrico integrato, previo consenso della provincia e del comune
già titolare, può gestire altri servizi pubblici, oltre a quello idrico, ma con questo compatibili, anche
se non estesi all'intero ambito territoriale ottimale.
5. Il servizio elettrico gestito, alla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo
4, numero 5), della legge 6 dicembre 1962, n. 1643 , e dell'articolo 21 della legge 9 gennaio 1991,
n. 9 , da aziende esercenti anche servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera f), della presente
legge può essere trasferito, con autorizzazione del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, previo consenso del comune titolare della concessione di esercizio elettrico, al
soggetto gestore del servizio idrico integrato.

13. Tariffa del servizio idrico
1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico come definito all'articolo 4, comma 1,
lettera f).
2. La tariffa è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle
opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza
della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, in
modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
3. Il Ministro dei lavori pubblici, di intesa con il Ministro dell'ambiente, su proposta del comitato di
vigilanza di cui all'articolo 21, sentite le Autorità di bacino di rilievo nazionale, nonché la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, elabora un metodo normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la
tariffa di riferimento. La tariffa di riferimento è articolata per fasce di utenza e territoriali, anche con
riferimento a particolari situazioni idrogeologiche.
4. La tariffa di riferimento costituisce la base per la determinazione della tariffa nonché per
orientare e graduare nel tempo gli adeguamenti tariffari derivanti dall'applicazione della presente
legge.
5. La tariffa è determinata dagli enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi
relativi al servizio idrico di cui all'articolo 11, comma 3.
6. La tariffa è applicata dai soggetti gestori, nel rispetto della convenzione e del relativo
disciplinare.
7. Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per i consumi domestici essenziali
nonché per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito. Per
conseguire obiettivi di equa redistribuzione dei costi sono ammesse maggiorazioni di tariffa per le
residenze secondarie e per gli impianti ricettivi stagionali.
8. Per le successive determinazioni della tariffa si tiene conto degli obiettivi di miglioramento della
produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.
9. L'eventuale modulazione della tariffa tra i comuni tiene conto degli investimenti effettuati dai
comuni medesimi che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio idrico integrato.

14. Tariffa del servizio di fognatura e depurazione
1. La quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti
anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi
siano temporaneamente inattivi. I relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato e sono destinati
esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di
depurazione.
2. Gli utenti tenuti all'obbligo di versamento della tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura, di
cui al comma 1, sono esentati dal pagamento di qualsivoglia altra tariffa eventualmente dovuta al
medesimo titolo ad altri enti.
3. Al fine della determinazione della quota tariffaria di cui al presente articolo, il volume dell'acqua
scaricata è determinato in misura pari al volume di acqua fornita, prelevata o comunque
accumulata.
4. Per le utenze industriali la quota tariffaria di cui al presente articolo è determinata sulla base
della qualità e della quantità delle acque reflue scaricate. E' fatta salva la possibilità di determinare
una quota tariffaria ridotta per le utenze che provvedono direttamente alla depurazione e che
utilizzano la pubblica fognatura.

15. Riscossione della tariffa
1. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 12, comma 5, della legge 23 dicembre 1992, n.
498 , la tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio idrico integrato come definito
all'articolo 4, comma 1, lettera f), della presente legge.
2. Qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e
concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio di acquedotto, il quale
provvede al successivo riparto tra i diversi gestori entro trenta giorni dalla riscossione.
3. Con apposita convenzione, sottoposta al controllo della regione, sono definiti i rapporti tra i
diversi gestori per il riparto delle spese di riscossione.
16. Opere di adeguamento del servizio idrico
1. Ciascun ente locale ha facoltà di realizzare le opere necessarie per provvedere all'adeguamento
del servizio idrico in relazione ai piani urbanistici, previa convenzione con il soggetto gestore del
servizio medesimo, al quale le opere sono affidate in gestione.
 ........


  
N. 716 - Revoca dall'incarico del commissario straordinario per la gestione del Servizio idrico integrato dell'ATO 1 di Palermo.


ORDINE DEL GIORNO ACCETTATO COME RACCOMANDAZIONE NELLA SEDUTA N. 368 DEL 24-25 MARZO 2006

(n. 716)

L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

PREMESSO che:
con  decreto   del   Presidente   della   Regione siciliana  n.  1205   del   16   agosto   2005,   in sostituzione  della  Conferenza  dei  Sindaci  della Provincia di Palermo, è stato  nominato  commissario straordinario  il  prof.  Rosario  Mazzola  con   il compito di provvedere al compimento delle  procedure per  l'affidamento  del  Servizio  idrico  integrato (S.I.I.) nell'ATO 1 di Palermo;

detto incarico è stato prorogato successivamente, con decreti del Presidente della Regione n. 1558 del 14 novembre 2005 e n. 66 del 20 gennaio 2005    sino al 30 giugno 2006;

il commissario, prof. Mazzola, con  deliberazione n. 1 del 28 dicembre 2005 e con deliberazione  n.  2 del   28   dicembre   2005,   ha   dato   esecuzione all'incarico ricevuto predisponendo anche  il  bando relativo alla procedura  ad  evidenza  pubblica  per l'affidamento in  concessione  del  Servizio  idrico integrato nell'ATO 1, fissando il termine ultimo per la presentazione delle offerte al 28 febbraio 2006;

si è venuti a conoscenza, da  notizie  di  stampa (Giornale di Sicilia e La  Repubblica  dell'1  marzo 2006), che a detta gara è stata presentata una  sola offerta  da   parte   del   R.T.I.   (Raggruppamento territoriale di  imprese)costituito  dalle  società: Smat di Torino, Genova Acque, Con  scoop  di  Forlì, dallo studio  di  progettazione  SAI  di  Palermo  e
altre;

dagli stessi articoli di stampa si è appreso  che il prof. Rosario Mazzola, commissario dell'ATO 1  di
Palermo,   faceva    parte    del    consiglio    di amministrazione della società Genova Acque e che  lo stesso  si  sarebbe   dimesso   anteriormente   alla partecipazione alla gara dallo stesso bandita  nelle vesti di commissario;

da   verifiche   effettuate   risulta   che    il commissario in questione ha effettivamente ricoperto l'incarico di consigliere di  amministrazione  della società Genova Acque dal 30 aprile 2003 e fino al 14 febbraio   2006,   data   di   presentazione   delle dimissioni dall'incarico di che trattasi;

il  commissario,  prof.  Rosario  Mazzola,  nella vigenza  dell'incarico  di  commissario  ATO  1   di Palermo, ha redatto gli atti della gara di appalto e quindi  si  trovava  in  una  posizione  di   palese incompatibilità ed evidente conflitto di  interessi, in quanto  lo  stesso  ricopriva  contemporaneamente l'incarico di amministratore di una società operante nel settore e di partecipante    alla  gara  di  che trattasi;

il  bando   di   gara   predisposto   dal   detto commissario risulta illegittimo  in  quanto  prevede l'aggiudicazione del servizio  in  presenza  di  una sola  offerta,  così   contravvenendo   al   dettato dell'art. 5, comma 2, del decreto  ministeriale  del 22  novembre  2001  (decreto   Matteoli),   le   cui disposizioni sono inderogabili in  quanto  norme  di settore  fatte  salve  espressamente  dal  comma   1 dell'art. 113  del  decreto  legislativo n. 267  del 2000, il quale dispone che:'il bando  di  gara  deve specificare che, in caso di ammissione  di  un  solo concorrente, non si procederà all'esperimento  della gara. Il soggetto aggiudicatore, in presenza di  una sola   offerta    valida,    non    può    procedere all'aggiudicazione';

il bando di che  trattasi,  tra  le  altre  cose, prevede la facoltà del  concessionario  di  eseguire direttamente e, dunque, senza il previo espletamento di procedura ad evidenza pubblica, la  progettazione e la stessa esecuzione di tutti  i  lavori  inseriti nel piano stralcio  finanziati  con  fondi  pubblici dall'APQ inseriti nel P.O.T. 2004-2007;

tale previsione è  palesemente  lesiva  dell'art. 20, commi 2 e 3, della legge n 36 del  1994  secondo il quale i concessionari e gli affidatari del S.I.I. sono obbligati a rispettare la normativa in  materia di appalti di lavori pubblici per l'esecuzione e  la realizzazione dei lavori;

nella fattispecie va  osservato  che  la  Regione siciliana   avente,   come   è   noto,    competenza legislativa  esclusiva  in  materia  di  appalti  di lavori   pubblici,   ha   disciplinato   in    senso restrittivo l'affidamento cosiddetto 'in house'  dei lavori pubblici,  sancendo  l'affidamento  con  gara pubblica (art.  2,  comma  5  bis,  della  legge  11 febbraio 1994, n. 109, coordinato con le norme della legge  regionale  n.  7  del  2002  e  della   legge regionale n. 7 del 2003):  'I  soggetti  di  cui  al comma 2 provvedono all'esecuzione dei lavori di  cui alla presente legge mediante contratti di appalto  o di  concessione  di  lavori  pubblici,   ovvero   in economia nei limiti di cui all'art. 24. Le  medesime disposizioni si applicano anche ai soggetti  di  cui al   decreto   legislativo   17.03   n.   158,   per l'esecuzione di  lavori  di  qualsiasi  importo  non rientranti tra quelli individuati ai sensi dell'art. 8, comma 6, del medesimo D.Lgs. nonché tra quelli di cui al comma 2, lettera b), del presente articolo',

IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

a revocare immediatamente, in sostituzione  della Conferenza dei Sindaci della Provincia  di  Palermo, dall'incarico di commissario straordinario il  prof. Mario Rosario Mazzola;

a disporre la revoca in autotutela del  bando  di gara di cui in premessa;

a     disporre      l'immediata      convocazione dell'assemblea dei Sindaci  dell'ATO  1 di  Palermo, ponendo all'ordine del giorno la scelta del soggetto gestore del S.I.I.


SICILIA: SERVIZIO IDRICO, I SINDACI DI 12 COMUNI: "NO ALLE PROCEDURE DI AFFIDAMENTO"


(*az*) Un documento indirizzato a Pierluigi Li Vigna e Francesco Musotto, il primo presidente della Commissione di gara per l’affidamento del servizio idrico integrato e il secondo della Conferenza dei sindaci dell’Ato idrico di Palermo, per invitarli a non procedere in via cautelativa all’aggiudicazione definitiva del Servizio idrico integrato. A firmarlo sono i sindaci di Comuni di Petralia Sottana e Soprana, Caltavuturo, Collesano, Sclafani Bagni, Altofonte, Castelbuono, Gratteri, Bompietro, Geraci Siculo e Scillato. E’ opportuno bloccare tutto - scrivono i dodici sindaci - in attesa della prossima pronuncia del Tar Sicilia ulla sollevata questione vertente il conflitto di interessi del Commissario che ha redatto gli atti di gara per l’affidamento in concessione trentennale del servizio idrico».
Una richiesta che arriva alla vigilia della manifestazione regionale in programma oggi a Palermo e a cui prenderà parte anche il ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. L’iniziativa, promossa dalla Fp/Cgil regionale, istituzioni, Legambiente e comitati civici in lotta nelle diverse province siciliane, prevede nella mattinata un sit-in di fronte Palazzo d’Orleans e nel pomeriggio un’assemblea pubblica. Saranno presenti anche Rita Borsellino, padre Alex Zanotelli, Rosario Lembo del Comitato italiano per un contratto mondiale sull'acqua, parlamentari e deputati regionali, e i sindaci che si sono schierati contro la privatizzazione dell’acqua. Antonello Zimbardo

Dal Giornale di Sicilia del 27 ottobre 2006 pag. 29 - edizione della provincia di Palermo -

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE


I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, il Ministro delle infrastrutture, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
la legge 5 gennaio 1994 n. 36 (legge Galli) ha determinato i criteri per la tutela e l'uso delle risorse idriche ed ha introdotto la definizione di servizio idrico integrato (S.I.I.), come l'insieme dei servizi di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione;
in Sicilia la legge Galli è stata recepita con un solo articolo (n. 69) della legge regionale n. 10 del 27 aprile 1999, demandando a successivi decreti regionali la piena attuazione della legge stessa;
con decreto del Presidente della Regione Sicilia del 16 maggio 2000 (n. 114/gr. IVS.G) e con Decreto del Presidente della Regione Sicilia n. 16/ser 2 S.G. del 29 gennaio 2002 sono stati individuati gli Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.) i cui limiti territoriali risultano coincidenti con i territori delle nove Province siciliane;
con successivo decreto del Presidente della Regione n. 209 del 7 agosto 2001, sono state definite le modalità di costituzione degli A.T.O.;
i Sindaci ed il Presidente della Provincia di Palermo nella conferenza del 2 luglio 2002 hanno sottoscritto la convenzione di cooperazione dell'ATO 1 - Palermo che è rappresento da tutti gli ottantadue comuni della Provincia di Palermo;
come prevede la legge Galli, sono state eseguite le ricognizioni delle infrastrutture ed è stato redatto il Piano d'Ambito. La società che ha gestito tutte le operazioni è la Società Gestione Impianti Idrici S.p.A. (Sogesid S.p.A.);
l'Assemblea dei Sindaci, in data 16 settembre 2002, ha scelto, a larghissima maggioranza, di andare alla selezione del gestore tramite asta pubblica aperta a tutti (imprese pubbliche, miste e private);
il primo bando di gara, del 4 ottobre 2003, prevedeva che, affinché l'asta pubblica fosse valida, ci fossero almeno due offerte valide, nel caso specifico è pervenuta una sola offerta e la gara è stata dichiarata deserta;
a questo punto, con gli stessi parametri di gara, si è attivata una procedura negoziata con tutte le imprese che avessero mostrato interesse e in questo caso ci sono state due manifestazioni di interesse ma, essendo pervenuta una sola offerta anche in questo caso la procedura negoziata è stata dichiarata deserta;
considerato che le procedure amministrative intraprese non avevano portato all'individuazione del gestore, e verificato l'alto livello di contenzioso che si era ingenerato, il Presidente della Regione Sicilia, nella sua qualità di Commissario straordinario per l'emergenza idrica in Sicilia, con decreto n. 1205 del 16 agosto 2005 ha nominato un commissario ad acta, che ha esautorato i poteri conferiti per legge all'Assemblea dei Sindaci;
il Commissario ad acta è stato individuato nella persona del professore ingegner Mario Rosario Mazzola, il quale qualche anno prima era stato Presidente della Sogesid S.p.A. (la società pubblica che aveva definito il Piano d'ambito);
il decreto di nomina individua il campo di competenze per il suddetto Commissario ad acta in modo preciso in quanto lo stesso ha il compito di provvedere, in via sostitutiva della Conferenza dei Sindaci e del Presidente della Provincia di Palermo, al compimento delle procedure per l'affidamento del S.I.I. entro i successivi tre mesi;
con due decreti seguenti (n. 1588 del 14 novembre 2005 e n. 66 del 20 gennaio 2006) il termine di scadenza del commissariamento viene prorogato al 30 giugno 2006; il Commissario ad acta, professore ingegner Mario Rosario Mazzola, conferma la scelta della concessione a terzi quale forma di affidamento della gestione del S.I.I;
il 28 dicembre 2005 è stato pubblicato il nuovo bando di gara, in cui era previsto specificatamente che anche in presenza di una sola offerta, la gara sarebbe stata considerata valida. Il nuovo articolato posto a gara è stato notevolmente modificato dal Commissario Mazzola, sia sotto l'aspetto amministrativo che tecnico-operativo;
con delibera n. 1 del 28 dicembre 2005 del Commissario ad acta è stato
definito il contenuto della salvaguardia dell'AMAP S.p.A. per un periodo di cinque anni in relazione alla gestione delle infrastrutture per il servizio alla città di Palermo e delle opere di approvvigionamento esterne strettamente connesse (i contenuti della salvaguardia sono esplicitati nell'articolo 14 della convenzione di gestione, nell'Addendum al Piano d'Ambito e nello schema di contratto di servizio tra A.T.O. ed AMAP S.p.A.);
il 27 giugno 2005 la Conferenza dei Sindaci si è confrontata su due proposte:
a) procedere alla riapertura dei termini di gara;
b) avviare le procedure per la costituzione di una società a capitale interamente pubblico, cui affidare la gestione del servizio;
il Comune di Palermo, il cui ruolo è stato sempre determinante, non ha partecipato alla votazione indirizzando, dato il valore della rappresentanza, la decisione verso la gestione del S.I.I. per mezzo di una società privata affossando definitivamente la possibilità dell'affidamento in house alla propria società di gestione del S.I.I. della città, scegliendo di fatto di privatizzare il servizio idrico della città;
in data 25 gennaio 2006, sul Giornale di Sicilia, è stato pubblicato l'avviso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea (GUCE) del 18 gennaio 2006 il bando relativo alla procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento in concessione del servizio Idrico Integrato dell'A.T.O. 1 - Palermo;
nel bando di gara è stata fissata al 28 febbraio 2006 la data di scadenza di presentazione delle offerte;
in data 8 febbraio 2006 l'AMAP S.p.A. ha chiesto alla struttura commissariale una proroga di sessanta giorni della scadenza di presentazione dell'offerta per potere provvedere alla redazione dei progetti preliminari relativi agli interventi ritenuti prioritari che erano richiesti dal nuovo bando di gara come documenti facenti parte dell'offerta;
la proroga richiesta non è stata concessa e la data di scadenza di presentazione delle offerte è stata confermata al 28 febbraio 2006;
in data 1o marzo 2006 il Commissario per l'Autorità d'Ambito dell'A.T.O. 1 Palermo, il professore Mario Rosario Mazzola, ha rassegnato le dimissioni dall'incarico;
in data 20 luglio 2006 la Conferenza dei Sindaci ha approvato l'atto d'indirizzo nel quale è prevista la possibilità che il Gestore possa accordare una gestione stralcio e salvaguardata all'AMAP S.p.A;
nel periodo di salvaguardia il Gestore detiene il coordinamento della gestione del Servizio Idrico Integrato nella rimanente parte del territorio dell'ATO, mentre mantiene la responsabilità dell'attuazione del programma di interventi, strutturali e di manutenzione, previsti dal Piano d'Ambito su tutto il perimetro dell'ambito;
il Comune di Palermo, infatti, ha affidato ad AMAP S.p.A la gestione del servizio idrico integrato sottoscrivendo un contratto di servizio che prevede la sua naturale scadenza al 19 ottobre del 2021;
secondo quanto previsto nell'Addendum al Piano d'Ambito, AMAP S.p.A. avrebbe dovuto continuare la gestione del S.I.I. della città per un periodo di cinque anni. In questo periodo avrebbe continuato a gestire gli impianti di approvvigionamento, adduzione e potabilizzazione costituiti dagli schemi idrici di Scillato, Rosamarina est-Imera, Presidiana, Jato-Madonna del Ponte, Scanzano, Rosamarina ovest-Risalaimi, Piana degli Albanesi - Gabriele, gli invasi artificiali continueranno ad essere gestiti da E.S.A. (Rosamarina e Poma), da E.A.S. (Scanzano) e da Enel S.p.A. (Piana degli Albanesi);
non va dimenticato che l'AMAP si è occupata non solo della gestione idrica della città di Palermo, ma anche della
consegna di acqua potabile a quasi tutti i comuni costieri che vanno da Balestrate a Cefalù, oltre che a diversi altri comuni dell'entroterra provinciale;
nella medesima data la Conferenza dei Sindaci nomina la Commissione di gara per la valutazione dell'unica offerta pervenuta ed indica il dott. Pierluigi Vigna, ex procuratore nazionale antimafia, quale Presidente della stessa;
la Commissione di gara riunitasi in tutto tre volte (31 luglio, 30 agosto e 31 agosto) aggiudica provvisoriamente la gara all'ATI che ha presentato l'unica offerta;
nella seduta del 4 settembre 2006 la Conferenza dei Sindaci aggiudica provvisoriamente l'affidamento in concessione della gestione del S.I.I. dell'A.T.O. Palermo 1 all'unico soggetto partecipante, l'Associazione Temporanea di Imprese (A.T.I.) con a capo la mandataria Acque Potabili S.p.A. e mandanti la Società Genova Acque S.p.A., la Società Metropolitana Acque Torino S.p.A. (SMAT), la Società Giovanni Putignano e Figli s.r.l. di Noci, la Società Edil Putignano s.r.l. di Noci, la Società Galva S.p.A., di Pomezia, la ConsCoop di Forlì, lo Studio Applicazioni Idrauliche (Studio SAI) di Palermo e la Desa s.r.l. Società di ingegneria di Torino;
in data 26 gennaio 2007 la Conferenza dei Sindaci ha ratificato l'affidamento ad Acque Potabili S.P.A. del S.I.I. dell'A.T.O. Palermo 1;
in data 26 aprile 2007 l'Autorità Garante della concorrenza e del mercato con segnalazione parere riferimento n. AS387 del 18 aprile 2007 evidenzia che il bando di gara per l'affidamento della gestione del servizio idrico integrato (SII) A.T.O. 1 di Palermo ha gravemente violato i più elementari principi in materia di tutela della concorrenza ed efficienza dell'attività amministrativa auspicando che le istituzioni interessate intervengano, anche attraverso il meccanismo dell'autotutela amministrativa, per assicurare che le gare per l'affidamento della gestione del servizio idrico integrato si svolgano in base a un effettivo confronto concorrenziale, funzionale alla fornitura di servizi sempre migliori per la collettività;
in data 7 maggio 2007 la Conferenza dei Sindaci di Palermo aveva espresso la volontà di sospendere le procedure per la sottoscrizione del contratto in autotutela in attesa dei chiarimenti dell'AGCM e dell'udienza del TAR del 17 maggio 2007 per la trattazione del ricorso giurisdizionale;
in data 17 maggio 2007 il TAR Sicilia ha rinviato nel merito il ricorso giurisdizionale;
in data 14 giugno 2007 è stata sottoscritta la convezione di gestione e conseguentemente affidato il servizio alla società Acque Potabili Siciliane S.p.A. (A.P.S.);
per la realizzazione di nuove opere e/o per la manutenzione straordinaria delle opere obsolete sono stati già pianificati dei piani d'investimento per un importo di circa milleduecento milioni di euro, di quali 211 di finanziamenti della Comunità europea e dello Stato Italiano entro il 2008;
l'intera vicenda e le procedure adottate presentano, a parere degli interpellanti, aspetti poco trasparenti e non in linea con i principi della libera concorrenza a cominciare dalla scelta di prevedere all'ultimo bando di gara la possibilità che a partecipare fosse anche una sola ditta, provocando in questo modo un danno agli utenti in quanto non si è potuta verificare la possibilità di un miglioramento tariffario per la mancanza di più offerte;
tale scelta appare ancora più sconcertante se si tiene conto che il gestore privato, una volta insediatosi, diverrà di fatto monopolista per trenta anni del bene acqua nella Provincia di Palermo;
altro aspetto che pone quantomeno un problema di conflitto di interesse è che il professore ingegner Mario Rosario Mazzola, contestualmente all'incarico di Commissario
ad acta per l'attuazione dell'affidamento del S.I.I., ricopriva anche l'incarico di consigliere d'amministrazione nella Società Genova Acque S.p.A., dal quale si è dimesso in data 14 febbraio 2006 e che tale società apparteneva al raggruppamento che ha presentato l'unica offerta;
allo stesso tempo alcuni degli atti approvati dal Commissario ad acta, come le delibere n. 1 e 2 del 28 dicembre 2005 in cui si delineava un nuovo Piano d'Ambito, una nuova Convenzione di Gestione ed un nuovo Disciplinare Tecnico, sembrerebbero travalicare i limiti dell'incarico ricevuto che affidava il compito di provvedere, in via sostitutiva della Conferenza dei Sindaci e del Presidente della Provincia di Palermo, al compimento delle procedure per l'affidamento del S.I.I. entro i successivi novanta giorni;
tali atti non sono stati sottoposti all'approvazione dei Consigli Comunali dei Comuni della Provincia di Palermo che costituiscono l'A.T.O. 1, contravvenendo, di fatto, all'articolo 16 comma 2 del Decreto del Presidente della Regione Sicilia n. 209 del 7 agosto 2001;
il nuovo schema di Convenzione di Gestione fissa nuove regole sul controllo del Gestore, sul trasferimento personale dagli Enti Locali al Gestore, sui tempi di revisione tariffaria, sul canone di concessione, sulle subconcessioni, sull'importo della cauzione, sulla sanzione risolutoria, sulla forza maggiore e sul contenzioso; tale atto è stato approvato in deroga dell'articolo 16 della convenzione di cooperazione già approvata da tutti i Comuni e che prevede espressamente al punto 2 che gli Enti Locali convenzionati si impegnano ad approvare nei rispettivi Consigli Comunali la convenzione per la gestione del servizio idrico integrato;
inopportunamente ed in contrapposizione, il Commissario, nel predisporre la Convenzione di Gestione, ha previsto all'articolo 1 di detta convenzione che gli Enti Locali delegassero il Presidente della Provincia ad agire in nome e per conto degli stessi, limitatamente alla stipula della Convenzione, non certamente alla sua approvazione, che invece rimaneva materia dei predetti consigli comunali;
stante il principio che l'acqua deve esse considerata un bene comune a forte valenza sociale e non orientato alle logiche di mercato è, necessario che le autorità d'ambito garantiscano una politica di gestione finalizzata alla salvaguardia, sia in termini qualitativi che quantitativi, della risorsa acqua intesa nel suo insieme (ciclo integrale) -:
se non si ritenga, in ogni caso, al fine di assicurare la razionalizzazione e la solidarietà nell'uso delle acque che la titolarità delle concessioni di derivazione delle acque debba essere assegnata ad enti pubblici affinché siano rispettati i parametri di salvaguardia del patrimonio idrico e la garanzia di controllo sulla misura delle tariffe, sulla conservazione dell'equilibrio biologico, sul risparmio idrico e l'eliminazione delle dispersioni;
se non si ritenga indispensabile, stante la mole degli investimenti, mettere in campo tutte le necessarie accortezze, attraverso un coordinamento operativo tra le varie Istituzioni interessate, affinché sia evitato il rischio di infiltrazioni mafiose negli appalti prevedendo:
a) la comunicazione tempestiva dei dati dei fornitori da parte di ogni soggetto gestore S.I.I.;
b) l'immediata comunicazione sulle modifiche intervenute nella lista dei fornitori da parte di ogni gestore del S.I.I.;
c) tutte le informazioni necessarie sull'ammontare e sul tipo di lavori affidati, sull'azienda prescelta e la data di apertura dei cantieri;
d) la verifica, da parte delle Prefetture, delle aziende inserite nella lista fornitori e la cancellazione immediata di quelle sospettate di colludere con le organizzazioni criminali mafiose;
e) il controllo permanente della sicurezza delle condizioni di lavoro nei cantieri;
f) la costituzione di un tavolo permanente, formato dai rappresentanti della Conferenza dei Sindaci, delle forze dell'ordine e dalle organizzazioni sindacali) per il monitoraggio dei lavori e delle condizioni di lavoro.

(2-00668) «Dioguardi, Acerbo, Lomaglio, Piro, Cacciari, Folena, Forgione, Caruso, Cogodi, De Cristofaro, De Simone, Deiana, Duranti, Falomi, Daniele Farina, Ferrara, Frias, Giordano, Guadagno detto Vladimir Luxuria, Iacomino, Licandro, Bellillo, Fundarò, Buffo, Grillini, Zanotti, Trupia, Scotto, Pellegrino, Trepiccione, Ferdinando Benito Pignataro, Crapolicchio».


Sarà un’associazione temporanea di imprese guidata da Acque
Potabili s.p.a. a gestire per i prossimi trent’anni il servizio idrico
integrato in provincia di Palermo.
L’offerta prevede 853 milioni di investimenti




La commissione di valutazione dell’Ato 1 Palermo ha dato il via libera all’aggiudicazione dell’appalto per la gestione del servizio idrico integrato
nella provincia di Palermo. La commissione, presieduta da Pierluigi Vigna, ha aggiudicato l’appalto all’associazione temporanea di imprese, guidata da “Acque Potabili s.p.a.” che, rispetto alla base di gara di un miliardo e 187 milioni di euro ha offerto 853 milioni di euro di investimenti. Quella dell’associazione temporanea di imprese era l’unica offerta presentata. La “Acque potabili s.p.a.” è controllata da “Smat s.p.a.” di Torino e “Genova Acqua”, ex municipalizzate per la gestione idrica a Torino e a Genova. Del raggruppamento fanno parte anche la “Cons Coop” di Forlì, la “Galva s.p.a.” di Pomezia, la “Giovanni Putignano e figli, s.r.l.” di Noci (Bari), la “Edil Putignano s.r.l.” di Noci, la “Desa srl” di Torino e lo “Studio applicazioni idrauliche - Sai s.r.l.” di Palermo. “L’acqua è un bene primario – ha dichiarato Pier Luigi Vigna – e la sua gestione, ancora di più in Sicilia, è una questione delicata e di fondamentale importanza.
Una gestione integrata delle risorse può essere un’ottima soluzione per migliorare l’efficienza dei servizi ai cittadini, tenere sotto controllo le tariffe e, visto la mole di opere previste credo che ci saranno anche molte opportunità per nuovi posti di lavoro.
Ringrazio il presidente Musotto e l’assessore Loddo per averci affidato questo incarico e per averci, diciamo così, imposto tempi celeri, un’imposizione che abbiamo accettato di buon grado, visto l’importanza del tema e l’ammontare dei fondi comunitari”.
“Ero certo – ha sottolineato il presidente Francesco Musotto – che una Commissione così autorevole e presieduta da una personalità di garanzia avrebbe svolto un ottimo lavoro.
E’ importante che l’aggiudicazione sia arrivata prima della visita degli ispettori dell’Unione Europea che dovranno fare il punto sulle risorse comunitarie utilizzate. Nel caso dell’Ato idrico si tratta di circa 211 milioni di euro il cui utilizzo è adesso certo”.L’appalto ha durata trentennale e riguarda Palermo e gli altri 81 Comuni della provincia, per un bacino d’utenza pari a un milione e 200 mila abitanti.


L’identikit di Acque Potabili
Società Acque Potabili - prima società del settore idrico in Italia ad essere quotata in Borsa - è controllata da Amga Genova e Smat Torino con una quota paritetica del 43,99% ed è attiva nella gestione del ciclo idrico integrato in oltre 20 province del nord, centro e sud Italia. Amga e Smat operano in Italia nel settore delle risorse idriche su un bacino di circa 5 milioni di abitanti

OPERE GIAFINANZIATE
CON FONDI EUROPEI

Interventi nel settore fognrio e depurativo con fondi Ue

1° stralcio: opere in corso di realizzazione
Oltre 100 milioni di euro per opere idriche, fognarie e depurative. Il primo stralcio di opere in corso di realizzazione, prevede 15 progetti per opere fognarie e depurative, a vantaggio di 12 comuni, e 60 in campo idrico per 46 comuni.
Un investimento con fondi europei che scaturisce dall’accordo di programma quadro del 23 dicembre 2003. 75 milioni è la somma stanziata per le opere fognarie e depurative con una serie di lavori che vanno dal completamento delle reti fognarie, alla realizzazione e completamento di impianti di depurazione, collettori fognari e di adduzione. 25 milioni sono stati invece stanziati per le opere idriche
con sostituzioni di reti idriche vetuste, rifacimenti delle reti idriche interne, realizzazione di aree di salvaguardia per opere di captazione, completamento di reti idriche e di condotte adduttrici.

E’ nato il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua
La Costituzione del neonato movimento per il pubblico diritto al prezioso e vitale elemento è avvenuta domenica scorsa, 1 marzo 2009, presso la Parrocchia Maria SS. della Catena di Leonforte
Domenica 1 Marzo 2009, nei locali della Parrocchia Maria SS. della Catena di Leonforte è stato formalmente costituito il Forum Siciliano dei Movimenti per l’acqua.

All’incontro hanno partecipato i rappresentanti delle seguenti associazioni:

- Associazione Antimafie “Rita Adria” di Milazzo (Me)
- Associazione Culturale Zanni di Enna
- Associazione di promozione sociale “L’Altra Sciacca”, di Sciacca (Ag)
- Cittadini invisibili? No grazie! di Palermo
- Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine
- Cobas di Caltanissetta
- Comitato Acqua di Leonforte (En)
- Comitato Cittadino di Troina (En)
- Comitato Civico No Acqua Salata di Siracusa
- Comitato No Priv di Castelnuovo (Pa)
- Confederazione Cobas Sicilia
- FP CGIL Sicilia
- Legambiente di Messina
- Libera Palermo
- Libera Ragusa
- Movimento per la sinistra di Messina
- Partito dei Comunisti Italiani di Troina (En)
- Partito Rifondazione Comunista di Caltanissetta
- Rete Lilliput – Nodo di Messina

L’assemblea, alla quale ha preso parte anche l’On.le Domenico Scilipoti d’Italia dei Valori, relatore della Legge d’iniziativa popolare, in discussione presso l’VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici) della Camera dei Deputati, ha recepito positivamente il messaggio di Padre Alex Zanotelli, intervenuto telefonicamente alla discussione odierna, col quale invitava le forze regionali verso l’unità nel perseguire lo stesso obiettivo di civiltà.

Il Consiglio dei Movimenti, a fine seduta, ha infatti definitivamente posto le basi del Forum Regionale, sottoscrivendo congiuntamente e all’unanimità, una dichiarazione di intenti contro la privatizzazione e la mercificazione dell´acqua con la quale, tutti i soggetti intervenuti si sono espressi:

1. Condividendo totalmente i contenuti della proposta di legge d´iniziativa popolare e i documenti approvati dal Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua;
2. Proponendo di contrastare in tutte le forme possibili la mercificazione dell´acqua ;
3. In ciascun territorio di riferimento, in considerazione delle diverse realtà e situazioni esistenti, adoperandosi per contrastare qualsiasi forma di privatizzazione: sia in atto (Catania, Siracusa,Palermo, Caltanissetta, Enna, Agrigento) sia in fieri (Messina, Ragusa, Trapani) e a rilanciare i Forum Provinciali;
4. Impegnandosi a dimostrare , con testimonianze concrete, che nessuna privatizzazione ha portato in alcun territorio efficienza ed efficacia, ma piuttosto solo aumenti sulle bollette a carico dei cittadini e uno scadimento della qualità del servizio;
5. Condividendo che il Servizio Idrico Integrato sia gestito da Enti di Diritto Pubblico; (Gestione pubblica senza essere Sp.A);
6. Lavorandoo con spirito di collaborazione, per il Forum Regionale che deve essere caratterizzato dall´assoluto rispetto reciproco, senza alcun personalismo, utilizzando il confronto dialettico costruttivo per una vera e reale democrazia partecipativa di tutti i soggetti e realtà presenti;
7. Attribuendo ad ogni soggetto che fa parte del Forum Regionale gode di pari dignità ed autorevolezza;
8. Volendo essere, nel rispetto dell´assoluta autonomia di ciascuna realtà presente, un Soggetto unico e dinamico, disponibile ad andare in appoggio alle diverse realtà presenti, laddove richiesto;
9. Usufruendo, per la comunicazione regionale del sito www.acquainsicilia.org, impegnandosi a tenerlo sempre aggiornato al fine di fare conoscere quanto accade nei diversi contesti di riferimento sia al Popolo dell´acqua della Sicilia che a livello nazionale ; www.acquabenecomune.org ;
10. Impegnandosi a lavorare affinché le Amministrazioni locali diano adesione e sostegno alla legge d´iniziativa popolare, inseriscano all´interno del proprio Statuto che "l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale e che a tal fine il servizio idrico integrato deve essere considerato privo di rilevanza economica" e diano l´adesione al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la ripubblicizzazione dell´acqua:
11. Impegnandosi affinché nei territori si promuova una cultura dell'acqua pubblica e si valorizzi l'acqua del rubinetto, richiedendone un'adeguata qualità;
12. Promuovendo un ragionamento politico sulla ridefinizione degli ATO e sul ruolo svolto dal sovrambito Siciliacque S.p.A.;
13. Impegnandosi ad incontrarsi trimestralmente (assemblea ordinaria) in zona centrale della Sicilia facilmente raggiungibile da tutti i Comitati , in giorno ed orario non lavorativo, e almeno una volta al mese per via telematica (videoconferenza);
14. Essendo sempre in contatto con il Forum Nazionale ed essendo presenti con delegati alle riunioni di Coordinamento nazionale. A turno, uno o più delegati andranno in rappresentanza del Forum Regionale portando di volta in volta sintesi ed aggiornamenti delle diverse province.

I sottoscrittori del presente documento fanno parte del Forum Regionale dei Movimenti per l´acqua – Sicilia -:

Leonforte 1 Marzo 2009

Sebastiano Pruiti, Angelo Barbieri, Barbara Grimaudo, Antonella Leto, Crispino Maggio, Pietro Mistretta, Daniele Ialacqua, Giuseppe Bello, Lorenzo Petix, Salvatore Ariosto, Michele Dimino, Antonino Zito, Nadia Furnaci, Giovanna Antonia Allone, Clara De Luca,Pino Ciampolillo, Matteo Mangiacavallo, Giulio Guagliardo, Domenico Scilipoti, Rosy Cicero, Rosa Gentile, Renato Franzitta, Gioacchino Cannizzaro, Giuseppe Bruno, Alfredo Battiato, Alberto Scavuzzo, Venere Anzaldi, Fabrizio Ardita, Agata Salvia, Resi Iurato, Fabrizio Consalvi.

Per informazioni contattare:

Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua
Sito internet:
email:


3.3.2009 SICILIA/ACQUA: CROSTA, INVIO COMMISSARI A COMUNI E' ATTO NECESSARIO
  
(ASCA) - Palermo, 3 mar - ''L'invio dei commissari ad acta presso i Comuni che non hanno ancora consegnato gli impianti al gestore del servizio idrico e' stato disposto per utilizzare le risorse finanziarie disponibili e per evitare, al tempo stesso, eventuali richieste risarcitorie per inadempimento contrattuale''. Lo afferma Felice Crosta, presidente dell'Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque, che oggi ha ricevuto una delegazione di sindaci delle province di Agrigento e Catania, che chiedevano una sospensione del provvedimento sostitutivo.

''La mancata consegna, infatti - ha aggiunto Crosta - non permette al gestore di attivare la spesa necessaria per la realizzazione degli interventi nei settori idrici, fognari e depurativi, previsti nei POT (Programma Operativo Triennale), facenti parte del contratto tra Ato e gestore. Per una eventuale modifica della situazione attuale occorre una norma legislativa che presuppone un ragionamento complessivo, da effettuare, comunque, presso un tavolo diverso da quello odierno. Il pronunciamento del Cga - conclude Crosta - sull'affidamento al gestore dell'Ato agrigentino, previsto per il prossimo 11 marzo, fara', inoltre, maggiore chiarezza sul ruolo di questi e sugli sviluppi che potranno derivare''.

dod/res/ss
(Asca)

Salvatore La Spisa,Liberacqua,Barbara Grimaudo,Acque Potabili Siciliane,Oddo,Galullo,Pisante,Mafia,Crosta, 
AMAP,EAS,Ernesto Salafia,Ernesto Burgio,Acqua Bene Comune,Statuto Comunale,Delibera C.C. 48 2.11.01,Isola adesione 3.4.02,Legge 36 5/1/94,S.I.I.,Sogesid S.p.a.,Rosario Mazzola,Associazione Temporanea di Imprese A.T.I.,Acque Potabli S.p.a.,Società Metropolitana Acque Torino S.p.a.,S.M.A.T.,Società Giovanni Putignano e Figli S.r.l. di Noci, Società Edil Putignano S.r.l. di Noci,Società Galva S.p.a. Pomezia, Consorzio Cooperativo di Forlì, ConsCoop, Studio Applicazioni Idrauliche, Studio SAI, di Palermo, DESA S.r.l. Società di Ingnegneria Torino,Cuffaro,Mussoptto,Avanti,Sindaci,Pier Luigi Vigna, Commissione di gara,Caltavuturo,Acque Potabili Siciliane, A.P.S.,Giuseppe Pisanti, 

*Licenze Edilizie Crivello Crivello Costanzo Sorelle Pomiero Progettista geom Impastato Giovanni Amministratore