L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 30 gennaio 2010

1983 13 GIUGNO VIA SCOBAR PALERMO MARIO D' ALEO BOMMARITO GIUSEPPE MORICI PIETRO UCCISO SULLA VIA DEGLI APPALTI 1984 6 DICEMBRE DELITTO D' ALEO 23 INCRIMINATI I tre carabinieri assassinati lunedì notte in Sicilia Una sfida e un avvertimento l'agguato mafioso di Monreale Il dolore e lo sdegno di Pertini

1983 13 GIUGNO VIA SCOBAR PALERMO MARIO D' ALEO BOMMARITO GIUSEPPE MORICI PIETRO UCCISO SULLA VIA DEGLI APPALTI



PALERMO - Il capitano dei carabinieri Mario D' Aleo, assassinato il 13 giugno del 1983 a Palermo, fu ucciso perché indagava su alcune imprese edili legate alla mafia. C' è dunque un collegamento tra l' inchiesta avviata dai giudici della Procura di Palermo sulla tangentopoli siciliana e l' agguato mafioso di dieci anni fa nel quale morirono anche i sottufficiali Giuseppe Bommarito e Pietro Morici. I magistrati hanno accertato che il capitano D' Aleo stava conducendo un' indagine sulla "Litomix" un' impresa di San Giuseppe Jato che produce calcestruzzi. Un' inchiesta avviata qualche anno prima dal capitano dei carabinieri Emanuele Basile, assassinato nel 1980 a Monreale davanti alla moglie e al figlio di appena sei mesi. Secondo un rapporto dei carabinieri del reparto operativo speciale presentato dalla magistratura nel febbraio di due anni fa, la "Litomix" era una società nella quale avevano forti interessi i boss Bernardo e Giovanni Brusca, capimafia di San Giuseppe Jato, fedelissimi del capo della cupola Totò Riina. Uno dei soci era anche l' imprenditore Angelo Siino, ex corridore automobilistico che il pentito Giuseppe Li Pera ha definito "il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra per conto dei corleonesi". E l' attenzione del capitano D' Aleo nei confronti della società edile mirava proprio a verificare l' ipotesi, risultata poi fondata, di un collegamento tra l' impresa e le cosche "vincenti". Ipotesi confermata recentemente anche dal pentito Baldassare Di Maggio, l' uomo che con le sue rivelazioni ha permesso la cattura di Riina. La Litomix, assieme ad altre società controllate da boss mafiosi come Tommaso Cannella, Bernardo Provenzano, Pietro Messicati Vitale, Giulio Di Carlo e Benedetto Capizzi, era stata inserita dai carabinieri in un gruppo interessato "alla gestione di appalti pubblici e di ogni altra attività redditizia". L' ufficiale dei carabinieri ucciso a Palermo aveva inoltre avviato accertamenti sui lavori per la costruzione del municipio di San Cipirrello. Qualche mese fa il capitano dei Ros Giuseppe De Donno aveva ricostruito i legami tra la Litomix e Cosa nostra nell' ambito del processo su "mafia e appalti" in corso davanti alla quinta sezione penale di Palermo. De Donno aveva anche confermato che nel gennaio dell' 82, in occasione dell' arresto del boss Giovanni Brusca, D' Aleo era stato minacciato dalla mafia.


1984 6 DICEMBRE DELITTO D' ALEO 23 INCRIMINATI

PALERMO - Ventitrè mandati di cattura sono stati emessi dal tribunale di Palermo contro gli esecutori e i mandanti dell' assassinio del capitano dei carabinieri Mario D' Aleo e dei due militari che lo accompagnavano, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici. Il triplice omicidio venne compiuto la sera del 13 giugno 1983 in via Scobar e sarebbe stato voluto dal clan dei Brusca di San Giuseppe Jato, sul quale il capitano stava indagando. L' esecutore materiale del delitto sarebbe stato Emanuele Brusca. Tra i ricercati figurano tutti i rappresentanti del "ghota" mafioso palermitano, dai Greco ai Calò, ai Madonia, ai Riina, ai Di Carlo.

I tre carabinieri assassinati lunedì notte in Sicilia
Una sfida e un avvertimento  l'agguato mafioso di Monreale

La prima è diretta alle forze dell'ordine, il secondo agli affiliati
incerti e disposti a diventare «pentiti» ~ Oggi i funerali, presente Sandro Pertini


PALERMO, 14 giugno 1983  - Con la nuova, barbara esecuzione di Monreale, la mafia ha inteso > raggiungere due obiet­tivi: fornire una prova di forza e di vitalità a chi la dava per spacciata, ormai alle corde e, dunque, non più in grado di nuocere tanto, e un avvertimento, pesante, terribile, agli affi­liati incerti, titubanti che sedotti dalle prospettive di beneficiare di particolari trattamenti in sede di giudi­zio penale, accarezzavano l'idea dì andare ad-ingrossare le fila, peraltro finora as­sai esigue, dei «pentiti» cioè, dì coloro disposti 9 collabo­rare con la, giustizia. Questa è l'opinione degli inquirenti che stanno tentando di fare luce, ,sul triplice omicidio che è costato la vita al capi­tano dei carabinieri Mario D'Aleo di 29 anni di Roma., celibe, comandante la Com­pagnia di Monreale, la stes­sa che era diretta dal capi­tano Emanuele Basile ucciso anche luì in un agguato mafioso il 4 maggio 1980; al­l'appuntato Giuseppe Bonmarìto dì 39 anni, di Bale­strata, in provincia di Pa­lermo, sposato, due figli uno di 10 e uno di 8 anni; al ca­rabiniere Pietro Morici di 30 anni, di Valdérice, in provincia di Trapani.


E tuttavia magistratura e forze dell'ordine pur se sono propense a ritenere che la spietata esecuzione non ab­bia tratto il movente da una  specifica indagine in corso, ritengono che mandanti ed assassini vadano ricercati tra le cosche mafiose che operano nella vasta zona che ricade sotto la giurisdizione della' Compagnia di Mon­reale, e dove assai fiorente è il traffico degli stupefacenti nelle sue varie fasi che van­no dalla importazione del prodotto greggio, alla raffinazione, all'avvio, sui merca­ti italiani, europei e norda­mericani. Le indagini che sono scat­tate immediatamente, se­condo piani da tempo pre­stabiliti, hanno Interessato proprio i comuni del monrealese e le borgate palermi­tane ad «alta densità mafio­sa». Centinaia di controlli e perquisizioni a tappeto per tutta la notte e fino all'alba, particolarmente accurate nei quartieri Uditore e Passo di Rigano dove è stato compiuto il sanguinoso agguato e dove il capitano D'Aleo aveva preso in affitto un ap­partamento in vista delle sue prossine nozze. E* opi­nione corrente che gli inve­stigatori dopo queste inda­gini che sono, per cosi dire, di routine, concentreranno le loro operazioni su alcune piste ben definite, e a questo punto potrebbero scattare i primi fermi di polizia.


Ufficialmente gli inqui­renti fino a questo momento hanno in mano pochi ele­menti utili. L'auto usata, una 131 di colore aragosta, rinvenuta carbonizzata poco distante dal luogo del delit­to, risulta rubata nove mesi fa a Palermo; l'autopsia ese­guita stamane nell'istituto di medicina legale ha accerta­to che il D'Alea è stato colpi­ta da cinque pallottole di rivoltella del tipo «incamicia­to» cioè con maggiore forza di penetrazione, l'appuntato Bonmarito con un colpo di fucile e due di pistola, il carabinieri^ Morici con sei col­pi di pistola. Appunto dal­l'esame autoptico emerge che a sparare devono essere stati almeno quattro armi e dunque quattro killer. Re­sterebbero i testimoni al tragico fatto, ma, secondo quanto hanno fatto capire gli inquirenti, non ce ne so­no. Come al solito, nessuno ha visto niente anche se molti hanno dichiarato di aver udito distintamente i colpi, almeno una decina intervallati.
 Indagini, dunque che si presentano quanto mai dif­ficili e per meglio coordina­re l'azione delle forze del­l'ordine oggi ci sono stati due «vertici». In mattinata, il primo l'ha tenuto il prefet­to De Francesco alto com­missario per la lotta contro la mafia, con investigatori e magistrati; il secondo, nel pomeriggio, il gen. Valditara comandante dell'Arma che si è incontrato con i comandanti dei Gruppi e dei Reparti CC dell'Isola.
 Il funerale ai quali parte­ciperanno il presidente della Repubblica Sandro Pertini e alte cariche dello Stato, si svolgeranno oggi nel Duomo di Monreale. Stamane, in­tanto, le tre salme dopo l'e­same necroscopico sono sta­te traslate nella camera ar­dente allestita nel municipio di Monreale, e fino a sera hanno ricevuto l'omaggio di personalità e di migliaia di semplici cittadini che hanno così inteso testimoniare an­cora una volta la toro ferma protesta. Ma accanto alle manifestazioni di cordoglio e di solidarietà c'è da regi­strare uno stato di malessere che serpeggia tra le forze dell'ordine. Alla squadra mobile i sindacati unitari


hanno indetto un'assemblea permanente e diffuso un documento con cui solleci­tano provvedimenti adegua­ti volti a garantire la sicu­rezza del personale.


Il dolore e lo sdegno di Pertini

Il cordoglio e la solidarietà dell'intera nazione sono stati espressi dai presidente della Repubblica. «Questo nuovo sanguino­so attacco alle istituzioni delio Stato - ba detto Pertini - mostra quanto preoccupante sia la sfida delia criminalità organizzata in Sicilia e come occorra ogni sforzo per estirpare le radici dal tessuto sociale del Paese». Messaggi sono stati inviati anche dal presidente del Senato^ della Camera e della Corte Costituzionale.
«Sembra un delitto caratterizzato da oscuri messaggi, se è vero che l'ufficiale ucci­so non risultava, stando almeno alle notizie formali, impegnato in inchieste che per loro natura possono dare una spiegazione del fatto», ha dichiarato il compagna Salvo An­dò della Direzione del PSI, invitando gli in­quirenti ad «acquisire informazioni aggior­nate».
Da parte sua il presidente dell'Ars, com­pagno Salvatore Lauricella, ha detto che per fronteggiare la mafia non occorrono «provvedimenti straordinari né una legisla­zione speciale» ma  Sina  «unità di intenti che coinvolga tutti». Lo stesso concetto è stato espresso dal prefetto De Francesco

«Ogni disimpegno da questa lotta si ripercuoterà su di noi»
PALERMO, 14 giugno 1983  - Manifestazioni, fermate e assemblee nei posti di lavoro in tutta l'isola, espressioni di solidarietà per l'arma dei carabinieri, la reiterata richiesta allo Stato di impegno pieno nella battaglia contro la mafia. Cosi, pron­tamente, il sindacato siciliano ha reagito dopo avere appre­so la notizia della morte dei tre carabinieri uccisi ieri sera in Via Scobar a Palermo in un agguato mafioso. Dalla federa­zione sindacale unitaria regionale è stato diramato un appel­lo nel quale si esprime solidarietà attiva all'arma dei cara­binieri «per il grande e generoso tributo di sangue versato nella difesa dell'ordinamento democratico del nostro Pae­se». L'appello prosegue sottolineando che si è ormai giunti ad un punto cruciale nella lotta dello Stato contro le cosche criminali; «lo Stato democratico - dice il testo - non può ce­dere sotto là violenza criminale e non può continuare ad as­sistere impotente alle ferocie scorrerie ed all'assassinio dei suoi uomini migliori. Si deve andare avanti, sulla strada tracciata dalla legge La Torre, e si debbono adottare tutte le misure richieste dal Consiglio Superiore della Magistra­tura».

Il sindacato siciliano inoltre sottolinea la necessità di an­dare avanti nella mobilitazione popolare per reagire all'in­timidazione, alla paura e al disimpegno. «Dobbiamo capire dice la federazione unitaria - che ogni disimpegno da questa grande e vitale battaglia civile si ripercuoterà su ognuno di noi. Non ci sarà libertà e giustizia per i siciliani fi­no a. quando il cancro della mafia sovrasterà la Sicilia».

Domani mattina, inoltre, delegazioni di tutti i lavoratori dell'isola saranno presenti alle esequie; «per - sottolinea l'appello testimoniare l'esistenza di un'altra Sicilia, che non ha nulla a che spartire con gli assassini e i delinquenti arricchiti dal traffico degli stupefacenti e dal sacrificio di tante giovani vite spezzate dalla droga». Nel pomeriggio la federazione unitaria ha organizzato, a Monreale, una manifestazione e un corteo contro la mafia

13 giugno 1983 Omicidio di Mario D'Aleo, Giuseppe Bommarito e Pietro Morici. A Palermo, in via Scobar sono uccisi il capitano dei Carabinieri di Monreale Mario D'Aleo e i carabinieri Giuseppe Bommarito e Pietro Morici. Il capitano D'Aleo aveva sostituito il capitano Basile e aveva continuato le indagini sulle attività della mafia del Monrealese.



1983,MONREALE,CARABINIERIPERTINI SANDRO,,APPALTI,D’ALEO MARIO,TAG,MAFIA,BASILE EMENUELE,BOMMARITO GIUSEPPE,MORICI PIETRO,VALDERICE,TRAPANI,VALDIRATA,ANDO’ SALVO,PSI,VIA SCOBAR,PALERMO,LA TORRE PIO,PCI,DALA CHIESA CARLO ALBERTO,ISOLA DELLE FEMMINE,PRIVITERA FRANCESCO,ENEA VINCENZO,PIOMBINO NICOLO’,IMPASTATO,RICCOBONO ROSARIO,VASSALLO GIUSEPPE,MUTOLO GASPARE,ONORATO FRANCESCO,MICALIZZI MICHELE,BRUNO FRANCESCO,BADALAMENTI GAETANO,DE DONNO GIUSEPPE,BASILE EMENUELE,APPALTI,SAN GIUSEPPE JATO,BERNARDO PROVENZANO, BERNARDO BRUSCA,RIINA SALVATORE,COLLABORATORI DI GIUSTIZIA,PENTITI,VITALE LEONARDO,BUISCETTA TOMMASO,BRUSCA GIOVANNI,SIINO ANGELO,LI PERA GUIUSEPPE,DI MAGGIO BALDASSARE,CALO’,GRECO,IL PAPA,MADONIA,SAN CIPIRRELLO,ROS,CAPIZZI BNEDETTO,DI CARLO GIULIO,MMESSICATI VITALE PITERO,CANNELLA TOMMASO,SIINO ANGELO,

1983 13 GIUGNO VIA SCOBAR PALERMO MARIO D' ALEO BOMMARITO GIUSEPPE MORICI PIETRO UCCISO SULLA VIA DEGLI APPALTI 1984 6 DICEMBRE DELITTO D' ALEO 23 INCRIMINATI I tre carabinieri assassinati lunedì notte in Sicilia Una sfida e un avvertimento l'agguato mafioso di Monreale Il dolore e lo sdegno di Pertini 1983, APPALTI, BASILE EMENUELE, BOMMARITO GIUSEPPE, D’ALEO MARIO, DALLA CHIESA CARLO ALBERTO, ISOLA DELLE FEMMINE, LA TORRE PIO, MAFIA, MORICI PIETRO, PALERMO, PCI, PERTINI SANDRO, PRIVITERA FRANCESCO, PSI, TAG,

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