L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 10 marzo 2010

MA FU VERA ' PRIMAVERA' ?

MA FU VERA ' PRIMAVERA' ?


14 APRILE 1993 

PALERMO - La scandalosa Palermo fu scoperta con il testamento di un uomo ucciso dalla mafia. In una piovosa sera di gennaio del 1988 tre sicari ammazzarono l' ex sindaco Giuseppe Insalaco, nella notte successiva i poliziotti trovarono un diario che raccontava il malaffare siciliano. Fra le carte c' era anche una lunga lista di nomi, il primo era quello di Vito Ciancimino e l' ultimo quello di Giulio Andreotti. In mezzo c' era la palude palermitana: procuratori della Repubblica, imprenditori chiacchierati, Cavalieri del Santo Sepolcro, funzionari dei servizi segreti come Bruno Contrada, ministri come Aristide Gunnella, gli esattori Salvo di Salemi, l' ex presidente della Regione Mario D' Acquisto. Era l' elenco dei potenti che governavano la città di Palermo, vent' anni di affari e di intrighi svelati da un protagonista della politica siciliana. Uno che era passato dall' altra parte, che era uscito dal "comitato di affari" alla vigilia del suo assassinio. Nei mesi che seguirono a Palermo esplose la "primavera" di Leoluca Orlando, un democristiano anomalo, sindaco di una giunta anomala, che stava cercando di portare la città fuori dalla palude. Fu in quei giorni che il conte Arturo Cassina perse, dopo cinquantuno anni ininterrotti, l' appalto per la manutenzione di strade e fogne. Fu in quei giorni che i più importanti gruppi imprenditoriali palermitani capirono che a Palazzo delle Aquile le regole non erano più quelle di una volta. Vito Ciancimino era appena tornato dal soggiorno obbligato. Aristide Gunnella si era prudentemente defilato. Salvo Lima, il grande capo, controllava a distanza la situazione che si evolveva. Furono mesi inquieti, difficili. C' era un sindaco che voleva cambiare. Ma la "macchina" del Comune era la stessa dei tempi del sacco edilizio, nelle alte sfere della burocrazia municipale c' erano personaggi legati ai vecchi padroni della città. La primavera di Orlando continuò. Ma a Palermo continuò a vivere anche il "comitato di affari". In un giorno di inizio estate del 1990 uscì allo scoperto il procuratore aggiunto Falcone. I magistrati avevano ordinato per la seconda volta l' arresto di Vito Ciancimino. Falcone affermò: "Dietro numerosi grandi appalti c' è sempre lui...". L' ombra di don Vito L' ombra di don Vito si allungava ancora una volta sul Comune di Palermo. Era fuori dalla Dc, puntava solo al business per conto dei suoi amici corleonesi. I primi che scoprirono il suo ruolo di "regista occulto" dei nuovi grandi appalti furono i carabinieri. L' inchiesta era complicatissima, cominciava dall' Amap, l' azienda municipalizzata degli acquedotti palermitani. L' Amap era sempre stata un feudo di Ciancimino, il presidente era Vincenzo Zanghì, primo cugino di don Vito e suo "autista" personale nei primi giorni passati dall' ex sindaco come "sorvegliato speciale" nel Comune di Patti. L' Amap in quel periodo dirottò due appalti per la ricerca e la riparazione di perdite nella rete idrica (era un affare di soli 8 miliardi che diventarono comunque 13 con il solito meccanismo della revisione prezzi), sull' Ices del conte romano Romolo Vaselli, un imprenditore che dal 1973 gestiva a Palermo anche il servizio della Nettezza Urbana. I carabinieri scoprirono in sostanza che Romolo Vaselli era un prestanome di don Vito. Il conte davanti ai magistrati si difese così: "Ho esaudito le richieste di Ciancimino perché, data la qualità del personaggio, sarebbe stato impossibile rifiutarle". Ma l' affare dell' acqua e delle perdite nella rete idrica era ben poca cosa rispetto ad altri affari che si stavano concludendo in Comune. E furono sempre i carabinieri a trovare tracce consistenti. Con tre rapporti consegnati alla magistratura, l' ultimo era datato 4 maggio 1990, gli investigatori accertarono chi fossero in realtà coloro che avevano preso il posto del conte Cassina dopo mezzo secolo. Le ditte che avevano vinto a Palermo l' appalto supermiliardario per la manutenzione delle strade e delle fogne erano la Cosi (Cozzani e Silvestri) e la Sico (Silvestri e Cozzani), due imprese romane sospettate di essere in contatto con il prestanome di Ciancimino, il conte Romolo Vaselli. Sulle tracce della Cosi e della Sico si misero pure alcuni sindacalisti che andarono alla ricerca dei cantieri delle due società. Non trovarono neanche una ruspa, nemmeno una baracca per gli attrezzi. Un altro elemento molto sospetto arrivò dall' ennesima indagine dei carabinieri: i subappalti della Sico e della Cosi furono affidati all' impresa palermitana dei D' Agostino. I D' Agostino erano tre fratelli, uno dei quali, Giovanni, "validamente inserito nella mafia della Piana dei Colli". Dov' erano gli uffici di rappresentanza dell' impresa D' Agostino? Nella sede palermitana dell' Ices del conte Vaselli. Era un giro vizioso che comunque portava sempre a Vito Ciancimino. Le parole di Falcone Un' inchiesta fece anche il conto degli appalti sospetti conquistati da queste imprese. Erano in tutto 172 miliardi così suddivisi: 92 miliardi dati alla Cosi per la manutenzione di strade e fogne, 30 dati alla Sico per la manutenzione straordinaria, 11 miliardi all' Ices per l' appalto nelle scuole, altri 29 alle imprese di Romolo Vaselli per le condotte idriche, infine un' altra decina di miliardi dirottati all' Ices con la revisione prezzi. Numeri che spiegavano le parole pronunciate da Falcone: "Ciancimino manovra sempre gli appalti...". Leoluca Orlando rispose ai sospetti che circondavano il Comune di Palermo la sera del 22 di giugno del 1990. Il sindaco era a Villa Whitaker, la sede della prefettura di Palermo. Un paio di settimane prima era montata la polemica sulle "inchieste chiuse nei cassetti", Orlando per la prima volta contro il giudice Falcone. Il sindaco di Palermo fu ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia che era sbarcata in Sicilia. E raccontò: "Dopo decenni di affidamento ai Cassina dell' appalto per la manutenzione di strade e fogne ho firmato il bando di gara con il sistema dell' asta pubblica con il massimo ribasso. E' iniziata così una svolta nell' amministrazione... aperte le buste risultò più vantaggiosa l' offerta del raggruppamento di imprese Cozzani e Silvestri, al secondo posto si classificò con notevole scarto una cooperativa emiliana... l' aggiudicazione venne rinviata per le verifiche di legge, vennero acquisite naturalmente anche le certificazioni antimafia. Io personalmente feci anche delle verifiche che la legge non richiedeva, andai a trovare il comandante della zona sicula della Finanza per chiedere informazioni. Una settimana dopo l' alto ufficiale mi diede assicurazione che la Cozzani e Silvetri aveva ogni requisito formale...". Orlando ricordò anche "che l' alto commissario Verga comunicò di avere cognizione di un' associazione in partecipazione fra la Cosi e l' Ices di Vaselli. Al Comune non risultava. Inviai una relazione alla magistratura...". Il sindaco sostenne insomma che le carte erano a posto, la magistratura continuò a indagare, nel frattempo Ciancimino continuò a subire condanne e fare affari.
di ATTILIO BOLZONI
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/04/14/ma-fu-vera-primavera.html
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