L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 18 maggio 2010

E' Morto Edoardo Sanguinetti

*Caro "Sindaco" Prof Gaspare Portobello Mafia o Antimafia?
*Non chiamiamoli più rifiuti!
*ATO IDRICO PA 1 Assemblea 7 8 giugno 2010
*Lavoro, protesta dei precari degli enti locali
*La manovra finanziaria " Lacrime e sangue"
*La Sicilia Le maggioranze Trasversali sul Servizio Idrico ARIA FRITTA
*Isola delle Femmine Distributore di benzina al Porto Pescatori o Diportisti?
*Italcementi, non condanniamo la torre alta 120 metri
*I Beni Comuni nello spezzatino del Federalismo
*Donatella Costa Lettera al Presidente regione Sicilia Raffaele Lombardo
*Libertà di Stampa e Regime
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*SiciliaMafiopoli: IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........
*TRASFERIMENTO DEFINITIVO ALL’ATO PA1 DI ALCUNI DIPENDENTI Delibera impegno riassunnzione da parte dei Comuni
*Mi Illumino di Incenso
*SINDACO: Punito perchè virtuoso
*Lombardo: "Ecco i nemici del cambiamento"
*Corte dei Conti INDAGINE funzionamento ATO PA 1
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*ATO Idrico Pa1 Struttura tariffa e agevolazioni
*FEDERALISMO Demaniale
*Piccolo apologo sul paese illegale
*Indagato il sindaco Cammarata per la discarica di Bellolampo
*Sicilia i Termovaloroizzatori "puzzano" di mafia


E’ morto lo scrittore e poeta Edoardo Sanguineti

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"La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina"
Edoardo Sanguineti
Aveva 79 anni. L’intellettuale e’ deceduto in ospedale a Genova

GENOVA – E’ morto stamattina all’età di 79 anni il poeta e scrittore genovese Edoardo Sanguineti. L’intellettuale è morto nell’ospedale Villa Scassi, nel capoluogo ligure. Sanguineti è deceduto alle 13,30 all’ospedale di Villa Scassi di Sampierdarena, dopo un intervento d’urgenza, come riferito dal direttore medico ospedaliero di Villa Scassi, Mario Fisci.

“Sanguineti è arrivato alle 8,26 presso il Dea, il dipartimento di emergenza e accettazione, accusando un forte dolore addominale che diceva di avere da qualche giorno – ha spiegato Fisci -. E’ stato sottoposto a una Tac che ha evidenziato un aneurisma toraco-addominale, vale a dire una lesione all’aorta tra il torace e l’addome. Si trattava di un aneurisma pregresso e al momento in cui è giunto in ospedale stava sanguinando”.

Per questo motivo “é stato operato d’urgenza dal professor Simoni che ha posizionato un bypass – ha aggiunto Fisci -. L’intervento era sostanzialmente terminato con esito tecnico positivo ma quando ormai l’operazione era conclusa si è fermato il cuore e nonostante i tentativi di rianimazione il paziente è deceduto alle 13,30″. Il corpo è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Edoardo Sanguineti con Pietro Ingrao e  Ettore Scola
Edoardo Sanguineti con Pietro Ingrao e Ettore Scola

Teorico di spicco del gruppo Gruppo '63, che rivoluzionò la scena letteraria italiana nei primi anni ’60, Edoardo Sanguineti – morto stamattina a Genova – e’ stato figura di letterato a 360 gradi, fuori e dentro il mondo accademico. Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, autore di teatro, critico, saggista, la sua attività è continuata fino all’ultimo. Nato a Genova nel 1930, Sanguineti avrebbe compiuto 80 anni il prossimo 9 dicembre. Capofila della neoavanguardia poetica, partecipò alla raccolta collettiva di poesia ‘I nuovissimi’ (1961) da dove approdò con un ruolo determinante e fondativo al Gruppo '63,

La sua poesia sperimentale - è stato detto – rappresenta la “dissoluzione” del linguaggio quotidiano, come dimostrazione dell’impossibilità del comunicare nella società dei consumi. Dal ‘linguismo’ folgorante dei primi lavori e dalla bulimia senza razionalità di parole e immagini (Laborintus, Erotopaegnia, Triperuno), Sanguineti elaborò con il tempo un regime satirico e grottesco a cui non fu estraneo il realismo marxista e la psicoanalisi che grande influsso ebbero su di lui.

Di questa fase sono Wirrwar, Postkarten, Stracciafoglio, Seggnalibro, Bisbidis, Senzatitolo, Per musica. La sua capacità critica si è applicata a Dante (interpretazione di Malebolge), al ’900 (Tra liberty e crepuscolarismo, Guido Gozzano,Indagini e letture, Scribili). Sua la cura dell’antologia Poesia italiana del novecento. Molto attivo anche nella narrativa: da Capriccio italiano a Il gioco di Satyricon. Non ultima la sua passione per il teatro: K. E le altre cose, Faust.Un travestimento. Così come molte riduzioni teatrali tra cui quella dell’Orlando Furioso per il regista Ronconi.

18 maggio 2010

fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2010/05/18/visualizza_new.html_1793915122.html

Come si diventa materialisti storici?

La “Lectio magistralis” di Edoardo Sanguineti in onore di Pietro Ingrao. L’avventura ostinata di costruire una «cosa semplice»

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20 febbraio 2008, di Roberto Ciccarelli

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http://www.centroriformastato.org/crs2/local/cache-vignettes/L150xH150/arton90-d981e.png

“Odio”, “Vendetta”, “Rivoluzione”. Sono le parole forti, cariche di un certo fascino desueto ma quantomai attuali, che ieri Edoardo Sanguineti non ha avuto alcun timore a pronunciare nella sala del Refettorio della Camera davanti a centinaia di persone durante la sua “lectio magistralis” organizzata dal Centro per la Riforma dello Stato in onore dei 91 anni di Pietro Ingrao. Parole che hanno indicato una “linea di condotta”: “In un mondo in cui il 98 per cento delle persone vive una condizione di precarietà o di vera e propria miseria – ha detto il poeta e intellettuale genovese – il vero lusso è quello di permettersi ancora di essere gentili con gli altri. No, oggi è doveroso essere sgarbati per rendere evidente a tutti che viviamo in un mondo disumano”.

Questo è stato l’inizio sconcertante della lezione del teorico più famoso del “Gruppo '63,”, autore del romanzo Capriccio italiano (1963), della raccolta di saggi Il chierico organico. Scritture e intellettuali (2000) e dell’ultima antologia Microcosmos (2005) che raccoglie la sua opera poetica dal 1951 ad oggi. Ma sono bastati pochi istanti per chiarire che l’odio per chi detiene le più grandi ricchezze del pianeta, la necessità di vendicare non solo le sofferenze dei padri ma anche quelle attuali dei figli, non risponde soltanto ad un’elementare esigenza etica o, peggio, ad un risentimento per chi non ha nulla ed aspira ad avere un credito illimitato per fare shopping tra le vetrine luccicanti dell’Impero.

Essere sgarbati, oggi, non significa essere violenti. Almeno fino a quando non sarà viva l’esigenza di dare giustizia alle nuove generazioni, e non solo a quelle dei loro padri. Che hanno potuto permettersi il lusso, ha detto Sanguineti, di seguire una educazione intellettuale e sentimentale che non separava l’attività mentale della ricerca teorica da quella della pratica politica. Un itinerario che in quel secolo grande e terribile che è stato il Novecento ha prodotto un pensiero – quello del “materialismo storico” che Sanguineti ha usato come sinonimo di “marxismo” – che non si è mai fermato alla constatazione dei dolori biografici degli intellettuali, ma si è proiettato su uno scenario infinitamente più largo, quello “della condizione oggettiva della lotta di classe”. Oggi anche le nuove generazioni dovrebbero godere di quello stesso lusso che ha permesso di rispondere alla domanda, che alla lezione magistrale ha dato anche il titolo, “come si diventa materialisti storici?”.

Storie personali e storie politiche si sono intrecciate in platea. Antonio Bassolino seduto accanto a Alfredo Reichlin, dietro c’era Luciana Castellina, e ancora Goffredo Bettini, Giuseppe Vacca, Alfonso Gianni e Gianni Ferrara, Massimo Serafini e Walter Tocci. Più dietro il gruppo de “la voce della luna” del dipartimento di salute mentale della Asl Roma E, oltre ad una serie di persone giovani e meno giovani legate alla storia politica ed intellettuale di Ingrao. “Una buona abitudine”. Così Mario Tronti, seduto accanto a Sanguineti, ha definito la lezione dedicata a Ingrao che, a partire da quest’anno, sarà tenuta ogni 30 marzo. Deputato indipendente del PCI, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di gran merito della Repubblica Italiana, membro fondatore della "Accadémie Européenne de poésie" (Lussemburgo) e membro consulente del "Poetry International" (Rotterdam). Alla fine degli anni cinquanta inizia la carriera universitaria e, nei primi anni sessanta, inizia il decennio importantissimo con la conoscenza di Luciano Berio - con cui scrive l'anti-opera 'Passaggio' - e, nel 1963, la nascita del Gruppo '63 di cui diviene, insieme ad Angelo Guglielmi, il teorico più famoso.

Sanguineti ha poi raccontato la storia della sua conversione politica da “giovane anarchico radicale” a “materialista storico” ripercorrendo il proprio itinerario intellettuale e politico. Un lungo apprendistato che non si è ancora concluso, ma che si è giovato di una lunga serie di incontri. Il primo è stato a Torino nel 1940. Siamo in Corso Porto, oggi Corso Matteotti. Un gruppo di ragazzi tira calci ad un pallone. Sanguineti entra per la prima volta in contatto con un altro mondo, quello operaio, quando un giovane di nome Felice si avvicina e propone di giocare insieme.

Era il primo avvistamento della rude razza pagana, ma anche la scoperta di un mondo ancora lontano per quei ragazzi, quello della sessualità. Seguì la scoperta della politica, avvenuta grazie ad un compagno di scuola che indicava al “giovane anarchico radicale qual’ero” la strada per una solidarietà umana “che allora ignoravo”. “Era pieno di quell’attenzione verso la debolezza di coloro che non erano conquistati alla causa del partito – ha raccontato Sanguineti – Sono stato stalinista, filo-cinese in polemica contro gli eccessi di burocratismo dei partiti di sinistra, fino all’ultimo approdo l’euro-comunismo di Berlinguer quando feci il deputato dal 1979 al 1983”.

“Se fossi oggi in politica – ha continuato Sanguineti – consiglierei a Prodi di tornare ad applicare i principi di quel capolavoro che è la Costituzione italiana: diritto al lavoro, alla scuola e alla sanità pubblica, innanzitutto”. In un momento in cui un’intera generazione europea reclama il proprio diritto al futuro questo non sarà rivoluzionario, ma almeno risponde ad un criterio minimo di giustizia.

“Non è follia ma invece/fine della follia. Non è il caos ma/l’ordine, invece./ E’ la semplicità/ che è difficile a farsi” scriveva Bertolt Brecht, nella sua Ode al comunismo del 1933. Oggi, come ieri, ha ricordato Sanguineti, si sa che questa semplicità è il risultato di una lunga ostinazione.

Bibliogafria essenziale:
Laborintus (1956)
Triperuno (1960)
Interpretazione di Malegolge (saggio, 1961)
Tra liberty e crepuscolarismo (saggio, 1961)
Capriccio italiano (1963)
Ideologia e linguaggio (saggio, 1965)
Il realismo di Dante (saggio, 1966)
Guido Gozzano (saggio, 1966)
Il giuoco dell'oca (1967)
Teatro (1969)
Poesia del Novecento (antologia, 1969)
Storie naturali (1971)
Wirrwarr (1972)
Giornalino (1976)
Postkarten (1978)
Stracciafoglio (1980)
Scartabello (1981)

fonte: http://www.centroriformastato.org/crs2/spip.php?article90

1 commento:

Anonimo ha detto...

QUEL PATAFISICO PARALONGILINEO MICROMORFO
di V.S. Gaudio

Nell’Enciclopedia delle Scienze Anomale[FORSE QUENEAU, Bologna 1999], Sanguineti viene ricordato, più che per la cattedra di epigonologia all’Accademia degli Informi, per la “teoria del brancolamento” di cui al suo Giornalino 1973-1975,Torino, Einaudi 1976, che si può riassumere in un mondo in cui i Brancolanti si ritagliano sfilatini,pregustando il companatico delle lapidi future, che, se vogliamo,è patafisico anche questo, un po’ come vuole Jean Baudrillard, insomma non mi va di tirare dentro Laborintus né tantomeno andare a ripescare la mia Lebenswelt[da inviare a Edoardo Sanguineti,datata Pantano di Villapiana 1976, su S/Z di Roland Barthes, Il Seminario su “La lettera rubata” di Jacques Lacan per averne indicazioni anche fisiologiche sul priapismo, che ebbe un’apparizione in rivista in “Fermenti”, credo(non me ne vorrà Carratoni se non cito il numero,visto che non riesco a trovarne copia)], che faceva parte del lotto, insieme a quella da inviare a Giuseppe Guglielmi,il “novissimo occluso”[Su L’amore dei sessi di Karl Jaspers, il Tantra Asana di Ajir Mookerjee, Ravi Kumar 1971, Roberta di Klossowsky per averne Décuplages], Andrea Zanzotto[sul giubilo trionfale delle oche leggendo Van Hout, O.Ducrot, Erik Stenius; è apparsa, mi pare, in “Lettera” la rivista che negli anni Settanta Spartaco Gamberini faceva a Cardiff], Giorgio Barberi Squarotti[sui miti Winnebago di cui a Paul Radin, i componenti semantici della deissi, “La coperta perduta” del volume XLII della Biblioteca delle Silerchie, 1960 Il Saggiatore], che non uscì nella plaquette de L’ARZANÀ, Torino 1981; mi tira invece questa collocazione nell’Enciclopedia Zanichelli citata, in cui, nella stessa pagina 75, dopo Breton, c’è la “teoria dei brevilinei e dei longilinei”, elaborata da Amintore Fanfani negli anni Trenta,che, sogghignate sogghignate, fa un tutt’uno, è patafisico,eh?, con la mia scheda riguardante Edoardo Sanguineti in “Bazar”[Alimentari, primizie,minuterie erotiche,surgelati, strumenti letterari, carni, bottiglieria, utensili, libri e corpi], Scaffale degli anni Settanta, pubblicato, di questo ho copia e la citazione è completa, Carratoni, nel numero 208 di “Fermenti”, Roma 1993: leggete un po’…

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EDOARDO SANGUINETI.
Poeta. Scrittore, anche e piuttosto nel senso di Roland Barthes. Bello. Stupendo corpo di fauno:lo proponiamo come “Poeta senza Vesti Indosso” per”Playboy”. Di lui(cioè del suo corpo) hanno detto: “Sessualmente deciso e positivo. Bel fisico,organi genitali potenti”(Gilbert Oakley); “[Sanguineti è] un fauno [che],seduto, lascia dall’uno e dall’altro braccio sfuggire ninfe(Stéphane Mallarmé); “[Sanguineti] guidava la danza corale delle ninfe nella notte,precedendo il mattino e guardando in giro dalle cime dei monti. Diverse storie d’amore si raccontano sul suo conto, in cui egli inseguiva ninfe, spesso con lo stesso risultato che aveva ottenuto Apollo con Daphne”(C.Kerényi). Il corpo sanguinetiano è un testo metafisico, nella accezione di Max Bense, in cui l’assurdo delle figure ridonda sulla pertinenza della connotazione e della denotazione fino a convertirla in impertinenza. Il corpo sanguinetiano è paradigma dello scetticismo e del cinismo: in ciò, stando a Karl Jaspers(cfr. L’amore dei sessi in La mia filosofia, Einaudi 1948), è profondamente erotico: esso esalta l’ebbrezza con una sorta di ludus amoris, quello joy d’amour della cortezia che contrasta la soddisfazione amorosa e che nel trovatore mistico Henry Suso è insieme gaudium e dolor.
Il corpo del trovatore mistico Edoardo Sanguineti, come paradigma del dolor, ha un “indice di adiposità” magro, una faccia a trottola e un “indice di robustezza di Pignet” molto debole. E’ un longitipo deficiente in merito alla negatività della vita vegetativa: cioè un micromorfo paralongilineo con una sorta di oralità allampanata che ribalta il paradigma del dolor in gaudium.
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