L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 11 giugno 2010

OSSERVAZIONI VIA BUZZI UNICEM



DIPARTIMENTO INDUSTRIA RIFIUTI ENERGIA









All'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana

Servizio II VIA-VAS

Via Ugo La Malfa, 169

90146 PALERMO


e p.c. Al Sig. Sindaco di Augusta

Al Sig. Assessore all’Ambiente

Comune di Augusta

Piazza D’Astorga, 10

96011 AUGUSTA

e p.c. Alla Provincia Regionale di Siracusa

Via Malta, 106

96100 SIRACUSA


e p.c. Alla Soprintendenza BB.CC.AA. di Siracusa

Piazza Duomo, 14

96100 SIRACUSA


OGGETTO: Osservazioni e proposte sulla richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale presentata dalla ditta Buzzi Unicem S.p.A. per l’introduzione di combustibili alternativi nel processo di produzione del cemento nello stabilimento di Augusta.


La sottoscritta associazione Legambiente presenta le allegate osservazioni sul progetto relativo a quanto in oggetto.


Si chiede formalmente che nel giudizio di compatibilità vengano considerate le osservazioni qui presentate e che su di esse ci si esprima singolarmente.

Palermo, 10.06.2010



Legambiente Sicilia



Dip. Ind. Rif. Energia:



(Enzo Parisi)










OSSERVAZIONI SULLA COMPATIBILITÀ AMBIENTALE DEL PROGETTO PRESENTATO DALLA DITTA BUZZI UNICEM S.P.A. PER L’INTRODUZIONE DI COMBUSTIBILI ALTERNATIVI NEL PROCESSO DI PRODUZIONE DEL CEMENTO NELLO STABILIMENTO DI AUGUSTA.



1) Lo studio di Impatto Ambientale non è stato redatto in conformità alla normativa comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale né risponde ai criteri dettati dalla normativa statale;



2) L’Avviso al Pubblico non riporta informazioni esaurienti e chiare sulla proposta progettuale e non indica a quali “autorità competenti” si possono presentare osservazioni;



3) La sintesi non tecnica è eccessivamente ed inaccettabilmente succinta, tanto da non fornire gli indispensabili dati per far immediatamente comprendere al cittadino non specialista del settore quale dimensione, in senso lato, abbia il progetto e quali possano essere gli impatti sull’ambiente, sulla salute delle popolazioni, sull’economia.



4) I dati citati circa l’uso di CDR e/o di RS non pericolosi sono ammantati d’incertezza. I condizionali, i qualora e gli ove non possono essere considerati una solida base per valutare in modo attendibile la portata del progetto ed i suoi effetti. Nel Sia si afferma infatti:L’Azienda prevede di utilizzare, ove disponibili, fino a 45.000 t/a di CDR nel forno di cottura clinker (con sostituzione calorica oraria del 40%). In alternativa, qualora problematiche tecnico-logistiche, connesse all’implementazione del flusso di produzione del CDR secondo specifiche ed irrinunciabili caratteristiche quali - quantitative, alle attività di conferimento, non garantissero una sufficiente disponibilità del prodotto nelle quantità sopraindicate, l’Azienda si riserva di valutare la fattibilità tecnico-economica per integrare il coincenerimento di 20.000 t/a di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da plastiche, gomme e pneumatici opportunamente triturati, in co-combustione con 25.000t/a di CDR. La combustione di 45.000 t/a di CDR consentirà la riduzione del consumo di circa 29.000 t/a di combustibile di origine fossile (petcoke e carbon fossile)”;



5) L’area oggetto dell’intervento è stata dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale nel 1990. I comuni interessati sono Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia, Solarino. La dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale è stata deliberata nel dicembre del ‘90. Il Piano di Risamento è stato approvato con il DPR 17.1.95. Le aziende interessate sono: Raffineria Esso, Raffineria Isab nord (ex Montedison – Praoil – Agip - Erg), Polimeri Europa, Syndial, Raffineria Isab sud, Raffineria Sasol (ex Condea, ex Enichem Augusta SpA), Impianto gassificazione e cogenerazione Isab Energy, Centrale Enel Tifeo Augusta, Centrale Enel Priolo, Sardamag (fabbrica magnesite, oggi chiusa), Cementeria Buzzi Unicem Augusta, Depuratore Reflui industriali e Civili IAS. Le cause del degrado e del rischio erano e sono ancora: a) Depauperamento della falda idrica - a causa dei massicci emungimenti da parte delle aziende del polo petrolifero - con abbassamento del livello piezometrico di centinaia di metri (punte di 200 metri) rispetto al suo livello iniziale e conseguente intrusione di acqua di mare che ha innalzato la salinità delle acque e reso inutilizzabili molti pozzi; b) Degrado della qualità dell’aria per la massiccia presenza di macro e micro inquinanti emessi dalle industrie; c) Frequenti fenomeni di inversione termica, formazione di smog per la fotosintesi di ozono e idrocarburi, presenza di polveri organiche e inorganiche; d) Esistenza in zona altamente sismica di diversi impianti a rischio (alcuni dei quali a stretto contatto con l’abitato di Priolo) con stoccaggio di migliaia di tonnellate di idrocarburi, gas, ammoniaca, ecc.; e) Elevata produzione di rifiuti, circa 170.000 tonnellate annue (di cui 1.300 t/a pericolosi); f) Presenza sul territorio di numerose discariche abusive di tossico-nocivi, speciali e urbani. Assoluta carenza di discariche idonee per il corretto smaltimento delle varie tipologie di rifiuti; g) Esistenza di una questione “sanitaria” per gli ormai conclamati effetti che l’inquinamento ambientale ha sulla salute delle popolazioni. Ad oggi gli interventi previsti dal Piano di Risanamento Ambientale, con l’eccezione di alcuni a realizzati dai privati per l’adeguamento dei loro impianti alle norme di legge, non sono stati effettuati. Con l’ordinanza n. 3072 del 21 luglio 2000 del Ministro degli Interni il Piano di Risanamento è stato commissariato ed i compiti demandati al Prefetto di Siracusa. Con recente provvedimento delle Autorità regionali è stato abolito l’Ufficio per le aree a rischio e non sarebbero più necessari i pareri di quell’ufficio nelle procedure il rilascio di autorizzazioni per la realizzazione e/o modifica di impianti nell’area a rischio Augusta-Priolo-Melilli;



6) Il Piano di Risanamento descrive succintamente gli impatti ambientali della cementeria a pagina 170 del citato DPR 17.1.95 e la scheda A1-17/B, a pag. 249 dello stesso decreto, detta alcuni degli interventi che non è dato sapere se sono stati tutti effettuati e con quale esito sulla matrice ambientale:



7)
















8) L’area oggetto dell’intervento presso la Cementeria Buzzi Unicem di Augusta ricade all’interno del Sito di Interesse Nazionale “Priolo. Il documento di descrizione del sito inserito nell’accordo di programma per la bonifica del SIN Priolo sottoscritto a Roma nel Novembre 2008 da

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Ministero dello Sviluppo Economico

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Commissario delegato per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della Regione Siciliana

Regione Siciliana

Provincia di Siracusa

Comune di Siracusa

Comune di Priolo Gargallo

Comune di Augusta

Comune di Melilli

Autorità Portuale di Augusta

dice:


Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Priolo, perimetrato con Decreto del Ministro dell’Ambiente del 10/01/2000 ed esteso con Decreto del 10/03/2006, si sviluppa su una superficie di circa 5.815 ha a terra e circa 10.068 ha a mare, comprensivi delle aree portuali di Siracusa ed Augusta. La parte a terra include aree private per un totale di circa 1.700 ha e aree pubbliche per circa 1.300 ha; risulta ancora da classificare in maniera dettagliata la rimanente superficie. Il SIN Priolo è ubicato nel territorio dei Comuni di Augusta, Priolo Gargallo, Melilli e Siracusa, già dichiarati “Area di elevato rischio di crisi ambientale” nell’anno 1990. Con D.P.R. 17 gennaio 1995 è stato approvato il “Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della provincia di Siracusa -Sicilia Orientale ”. All’interno del perimetro del SIN sono inclusi:



• un polo industriale costituito da grandi insediamenti produttivi, prevalentemente raffinerie, stabilimenti petrolchimici, centrali di produzione di energia elettrica e cementerie;



• l’area marina antistante comprensiva delle aree portuali di Augusta e Siracusa;



• numerose discariche di rifiuti anche pericolosi;



• lo stabilimento ex Eternit di Siracusa (dove si producevano manufatti in cemento -amianto);



• le aree umide (Saline di Priolo e Augusta).



I soggetti privati titolari di aree in cui sono già state rilevate situazioni di inquinamento sono le seguenti:



-ERG MED impianti Nord (Ex Eni R&M -Agip Petroli -Raffinaz. petrolio);



-ERG MED impianti Sud (Ex Erg Petroli -Raffinaz. petrolio);



-Esso Italia (Raffinazione petrolio);



-Condea/Sasol (Produzione prodotti derivati dal petrolio);



-Somicem (Terminal e stoccaggi petroliferi);



-Maxcom (Stoccaggi e movimentazione prodotti petroliferi);



-Air Liquide (Produzione gas tecnici);



-Syndial (ex Enichem -Chimica);



-Polimeri Europa (Chimica);



-Ex Eternit (Produzione manufatti in cemento -amianto);



-Cogema/Sardamag (Produzione di magnesite);



-UNIMED -Cementeria di Augusta (ex Buzzi Unicem -Produzione cemento);



-Enel (Augusta e Priolo -Produzione energia elettrica);



-Isab Energy (Produzione di energia);



-IAS (Trattamento acque);



-Stabilimento SASOL Augusta (produzione prodotti chimici di base).



Il sito di Priolo si sviluppa prevalentemente lungo la fascia costiera, con un affaccio a mare di oltre 30 km.



Per quanto riguarda l’area marina, essa è costituita dalla fascia costiera delimitata a nord da Torre Avolos (cittadella di Augusta) e a sud da Punta Castelluccio, e include la Rada di Augusta e il Porto di Siracusa, spingendosi al largo per circa 3 km. L’area marina, che presenta problematiche di rilevante entità, può essere suddivisa nelle seguenti aree:



-la Rada di Augusta (un’ampia baia naturale che copre un’estensione di circa 23,5 Kmq, con una profondità massima di 14,9 m che è stata in passato parzialmente chiusa da dighe foranee che hanno creato un vastissimo bacino portuale comunicante con il mare aperto attraverso due strette aperture);



-il tratto di mare compreso tra la Rada di Augusta e il Porto di Siracusa (compresi gli specchi



antistanti la Penisola Magnisi e lo stabilimento Ex Eternit -discarica a mare di cementoamianto);



-il Porto Grande e il Porto Piccolo di Siracusa (compresi i fiumi Anapo e Ciane).



Per quanto concerne la Rada Augusta, i dati derivanti dalla caratterizzazione ambientale (Fase I e Fase II) elaborati da ICRAM, hanno evidenziato una grave situazione di contaminazione dei sedimenti principalmente da mercurio e da idrocarburi C>12 e, secondariamente, Esaclorobenzene (HCB), Piombo (Pb), policlorobifenili (PCB), Rame (Cu), Zinco (Zn), Arsenico (As), Cadmio (Cd), diossine e furani, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA). In particolare, relativamente alla contaminazione da mercurio sono state determinate concentrazioni elevate anche nei tessuti di pesci e mitili prelevati all’interno della Rada, concentrazioni superiori ai limiti normativi per il consumo alimentare, confermate anche da documentazioni fornite dal Ministero della Salute.



Le principali criticità emerse nella parte a mare inclusa nel SIN sono riconducibili ad inquinamento da attività di raffinazione e/o da perdite di greggio, inquinamento termico, eutrofizzazione, contaminazione dei sedimenti da metalli pesanti e idrocarburi nella Rada di Augusta; presenza di numerosi impianti industriali chimici e petrolchimici, raffinerie, nonché un impianto di depurazione (Industria Acque Siracusana) per lo smaltimento delle acque reflue industriali e civili ubicato lungo il litorale di Priolo nel tratto di costa compreso tra la Rada di Augusta e Marina di Melilli, a sud della Penisola Magnisi. Ciò ha inevitabilmente comportato un apporto continuo e prolungato nel tempo di inquinanti verso mare, sia attraverso la falda idrica che attraverso i numerosi scarichi. Tutto ciò si va a sommare ad eclatanti episodi di inquinamento ed emergenza ambientale relativi alla cattiva gestione dei rifiuti ed allo stoccaggio dei prodotti petroliferi. Nella valutazione generale sulla qualità ambientale dell’area una particolare attenzione va inoltre rivolta all’arenile posto nel settore settentrionale della Baia di S. Panagia, a ridosso della Penisola Magnisi, che risulta essere utilizzato per attività balneare.



La Penisola Magnisi si presenta attualmente come una estesa radura priva di attività produttive significative. Le criticità di tale area sono correlate alla presenza di vecchi capannoni, con coperture in amianto, nell’area ex ES.PE.SI che produceva bromo e derivati, e di un’area di 20.000 mq di origine antropica denominata “versante Thapsos”, ottenuta dall’interramento di ceneri di pirite e inerti.



L’area antistante lo stabilimento Ex Eternit è caratterizzata dalla presenza di sfridi di cemento amianto e di materiale contenente amianto cementato sulla scogliera e nello specchio acqueo.



Il Porto Grande è un porto naturale costituito da un'ampia baia a Sud del centro abitato delimitato a Nord dall'Isola di Ortigia ed a Sud da Punta Castelluccio. La caratterizzazione dei sedimenti del Porto Grande e del Porto Piccolo e del relativo canale di collegamento, ha evidenziato contaminazione principalmente da metalli pesanti ed IPA nonché contaminazione di origine fecale lungo la fascia costiera, soprattutto in corrispondenza degli scarichi civili, e presenza di miceti su alcuni arenili. Si è conclusa la rimozione di 2 relitti semi sommersi presenti nel Porto.



Si è conclusa la caratterizzazione dei sedimenti del fiume Anapo, del fiume Ciane e delle Saline di Siracusa. Sulla base dei risultati sarà quindi possibile progettare una serie di interventi di messa in sicurezza di emergenza, bonifica e riqualificazione ambientale ed archeologica.



ISPRA ha trasmesso il Progetto preliminare di bonifica dei sedimenti della Rada di Augusta basato sui risultati di caratterizzazione Fase I e Fase II della Rada di Augusta.



I soggetti privati obbligati hanno trasmesso i risultati della caratterizzazione con maglia 50x50 m dei principali insediamenti produttivi (Raffineria ISAB Impianti Nord-Stabilimento Multisocietario di Priolo; Raffineria ISAB Impianti Sud; Raffineria Esso; Cementeria di Augusta; Centrali termoelettriche Enel di Augusta e Priolo; Depuratore Consortile IAS; Stabilimento SASOL; Centrale ISAB Energy) nonché di ulteriori insediamenti minori ubicati nel SIN di Priolo, come richiesto dalla Conferenza di servizi decisoria del 28.02.05.



Le indagini ambientali svolte hanno evidenziato un grave stato di contaminazione dei suoli e delle falde; in particolare, nelle acque di falda sottostanti i principali insediamenti produttivi, è stata riscontrata contaminazione da:



• Metalli pesanti (arsenico con concentrazioni anche di oltre 130 volte il valore limite, mercurio con concentrazioni anche di oltre 50 volte il valore limite, cromo, piombo, antimonio, selenio, nitriti, zinco, etc.); Composti aromatici (benzene con concentrazioni anche di 200.000 volte il valore limite, toluene con concentrazioni anche di oltre 1.600 volte il valore limite); Alifatici clorurati cancerogeni e non (cloruro di vinile con concentrazioni anche di oltre 24.000 volte il valore limite, tricloroetilene con concentrazioni anche di 2.000 volte il valore limite, tetracloroetilene con concentrazioni anche di oltre 2.500 volte il valore limite, esaclorobutadiene con concentrazioni anche di oltre 440.000 volte il valore limite, 1,1,2,2-tetracloroetano con concentrazioni anche di 7.000 volte il valore limite); Alifatici alogenati cancerogeni (dibromoclorometano con concentrazioni anche di oltre 130 volte il valore limite); Clorobenzeni (esaclorobenzene con concentrazioni anche di oltre 30.000 volte il valore limite); Idrocarburi totali (con concentrazione anche di oltre 800 volte il valore limite).



Nelle acque di falda sottostanti gli impianti di raffinazione del petrolio e gli impianti chimici e petrolchimici, nonché i parchi serbatoi dei prodotti idrocarburici è stata, inoltre, riscontrata presenza di prodotto idrocarburico surnatante.



Con Decreto del 29.11.04 è stato approvato il "Progetto definitivo di bonifica delle acque di falda dello stabilimento Multisocietario di Priolo”, trasmesso da ENI S.P.A. DIVISIONE REFINING & MARKETINGPOLIMERI EUROPA-SYNDYAL--DOW POLIURETANI ITALIA. Tale progetto prevede la realizzazione di un insieme di interventi di messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda contaminate sottostanti lo stabilimento multisocietario di Priolo, nonché di un impianto di trattamento delle medesime acque (TAF).



Nell’ambito di tale progetto è stata completata un’opera di marginamento fisico delle acque di falda, immorsata in uno strato impermeabile di argille, lungo l’affaccio a mare di parte delle aree di competenza di Syndial e Polimeri, con lunghezza di circa 4,1 km. L’impianto di trattamento TAF è in fase di realizzazione. La Conferenza di servizi decisoria del 21.07.06 ha richiesto alle Aziende titolari di aree che si affacciano sull’area marina prioritaria SUD, nel tratto compreso tra la Diga Foranea e il Pontile esterno (Erg Raffinerie Mediterranee, Syndial, Polimeri Europa, Dow Poliuretani, Cementeria Buzzi Unicem) di trasmettere una integrazione del progetto definitivo di bonifica delle acque di falda basata sul marginamento fisico.



Con Decreto del 24.07.07 è stato approvato il “Progetto definitivo di bonifica di Piano S.Francesco-c.da Mortilli", trasmesso da ENI DIV. REF. & MARK. Tale progetto prevede interventi di bonifica dei suoli saturi contaminati da idrocarburi.



Con Decreto del 07.05.08 è stato, inoltre, approvato il "Progetto definitivo di bonifica delle acque di falda dell'area di proprietà ENEL PRIOLO", trasmesso da ENEL Priolo. Tale progetto prevede la realizzazione di un’opera di marginamento fisico delle acque di falda, immorsata in uno strato impermeabile di argille, lungo l’affaccio a mare dell’intero stabilimento, con sviluppo lineare di circa 1,2 km.



ERG ha trasmesso uno studio di fattibilità di un’opera di marginamento fisico delle acque di falda da realizzare in prossimità del confine degli stabilimenti Isab Sud e Isab Energy, per uno sviluppo lineare di 3.600 m, nonché uno studio di fattibilità di un’opera di marginamento fisico delle acque di falda da realizzare lungo l’affaccio a mare dello stabilimento Isab Nord, per uno sviluppo lineare di circa 1,6 km.



E’ stato, altresì, trasmesso dalla Industria Acqua Siracusana S.p.A. il progetto di bonifica delle acque di falda del Depuratore Consortile IAS, tale progetto prevede la realizzazione di una cinturazione perimetrale dell’intero stabilimento, per uno sviluppo lineare di circa 1,7 km.


8) L’azienda già nel 1997 si proponeva di “smaltire” nello stesso impianto e nello stesso forno varie tipologie di rifiuti speciali e pericolosi. A tale progetto si oppose Legambiente con il documento qui trascritto:



AL SIG. PRESIDENTE DEL COMITATO DI COORDINAMENTO DEL PIANO DI RISANAMENTO

DOTT. A. CUSPILICI

SIRACUSA


e p.c. AL SIG. SINDACO

AUGUSTA



Oggetto: Smaltimento rifiuti industriali presso Cementeria Unicem Augusta.

Egregio Sig. Presidente,

La preghiamo di prendere atto, e di darne informazione al Comitato da Lei presieduto, della assoluta contrarietà della nostra associazione al progetto di smaltimento di rifiuti industriali presso la Cementeria Unicem di Augusta.

La nostra posizione non scaturisce da pregiudizi ma, come già in passato comunicato con documenti al Comitato, si fonda su questioni concrete che qui richiamiamo:

- Nella nostra proposta, datata marzo 1996, di aggiornamento del Piano di Risanamento dicevamo:

“per ciò che riguarda i rifiuti, riteniamo opportuno che la prevista piattaforma di smaltimento sia costituita tenendo conto delle strutture già esistenti nell’area, da integrare con ulteriori impianti di recupero e riciclo delle materie seconde, piuttosto che un nuovo ed unico mega-inceneritore”.

Ci sembra che il caso del progetto Unicem sia l’esatto contrario di quanto noi sosteniamo e di quanto finora è stato detto ed elaborato sull’argomento in varie sedi e da autorevoli studiosi e rappresentanti istituzionali. E’ poi evidente che il progetto in questione è in netto contrasto con quanto previsto dallo stesso Piano di Risanamento;

- L’incenerimento dei rifiuti industriali, seppure camuffato sotto la forma di “recupero energetico”, è soltanto una comoda scorciatoia per evitare le fasi dell’aggiornamento tecnologico degli impianti industriali (al fine di ridurre la produzione di rifiuti), del pre-trattamento e del vero recupero energetico che può solo consistere nella drastica riduzione delle sostanze da avviare a discarica o ad incenerimento. Sebbene il decreto Ronchi riguardi solo i rifiuti solidi urbani, ci sembra opportuno richiamarne qui lo spirito che deve valere anche per i rifiuti industriali;


- Il progetto Unicem si propone di incenerire varie tipologie di rifiuti, dalla carta fino ai residui dei solventi di verniciatura, senza alcun recupero e - soprattutto - senza tenere conto delle emissioni aggiuntive che inciderebbero su un’area già fortemente compromessa. Alla Commissione è noto che Legambiente ha recentemente sollevato la questione dello standard della qualità dell’aria della nostra zona che va sempre più peggiorando. E’ per noi inammissibile che ulteriori carichi inquinanti vengano apportati quando è fin troppo evidente che occorre adottare misure straordinarie per tutelare la salute della gente e mantenere la possibilità che la nostra aria possa tornare ad essere “respirabile”;


- Siamo dell’avviso che una cementeria, nata per produrre cemento, non possa improvvisamente trasformarsi in un inceneritore per rifiuti industriali ( per centinaia di migliaia di tonnellate annue ). Ciò non può avvenire soprattutto per quanto riguarda le misure di salvaguardia ambientali che negli impianti progettati e realizzati per la termodistruzione sono estremamente stringenti e - sul piano economico - rappresentano l’investimento più cospicuo.

Per tutti i motivi di cui sopra la nostra associazione chiede che il Comitato non prenda in considerazione il progetto Unicem e ponga invece all’ordine del giorno la questione complessiva dei rifiuti nell’area a rischio promuovendo opportune azioni per dare concretezza agli obbiettivi del Piano in questo settore, a partire dalla bonifica dei siti inquinati per arrivare alla piattaforma di smaltimento.


La ringraziamo per l’attenzione e nel restare a Sua disposizione per approfondire l’argomento, porgiamo distinti saluti.


23/7/97

LEGAMBIENTE

COORDINAMENTO PROVINCIALE

Enzo Parisi


9) L’azienda dichiara che “l’esercizio dell’impianto avviene nel rispetto dei limiti normativi con un contributo all’inquinamento di fondo trascurabile” e “Inoltre, si precisa che l’impatto sulla componente atmosfera dovuto all’introduzione dei due nuovi punti di emissione polveri, asserviti alla unità filtranti per la depolverazione delle stazioni di ricezione e dosaggio materiale, è ritenuto poco significativo, in quanto il contributo emissivo dei due filtri è limitato e, quindi, del tutto trascurabile in termini di ricaduta complessiva delle polveri aerodisperse. Anche, gli impatti indiretti legati ai flussi di traffico a carico dell’attività della Cementeria, in questa fase si ritengono trascurabili” per giungere alla conclusione che E’, quindi, del tutto ragionevole affermare che, non variando sostanzialmente lo scenario delle emissioni in atmosfera prodotte della Cementeria di Augusta, se non per aspetti migliorativi come descritto in precedenza, l’utilizzo del CDR nel processo produttivo non comporterà alcuna variazione negativa rispetto all’attuale qualità dell’aria delle aree prossime allo sito industriale


10) Quanto sopra, unitamente al fatto che nessuna modifica impiantistica è proposta (né nel forno, né nei sistemi di prevenzione ed abbattimento delle emissioni, né nell’applicazione di ulteriori BAT), non è minimamente dimostrato né è condivisibile. Se l’azienda è davvero convinta di quanto afferma avrebbe dovuto chiedere una procedura di esclusione VIA pittosto che avviarla;


11) Come già si dichiarava nel documento di Legambiente del 1997, “Siamo dell’avviso che una cementeria, nata per produrre cemento, non possa improvvisamente trasformarsi in un inceneritore per rifiuti industriali ( per centinaia di migliaia di tonnellate annue ). Ciò non può avvenire soprattutto per quanto riguarda le misure di salvaguardia ambientali che negli impianti progettati e realizzati per la termodistruzione sono estremamente stringenti e - sul piano economico - rappresentano l’investimento più cospicuo”, e come è palesato dalla normativa comunitaria e nazionale, gli impianti dedicati allo smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento o coincenerimento devono rispondere a criteri di progettazione, costruzione e gestione – specialmente per la componente dedicata all’abbattimento delle particolari e tipiche emissioni – di gran lunga più onerosi;


12) Lo stesso proponente afferma che “In realtà, i limiti alle emissioni di inquinanti in presenza di coincenerimento di rifiuti, di cui è comunque garantito il rispetto, risultano più restrittivi rispetto ai limiti generali applicabili attualmente alle emissioni della Cementeria ammettendo quindi che il legislatore è stato molto più cauto nel fissare i limiti ma, l’Azienda pare non voglia comprenderne le ragioni e trarne le dovute conseguenze;

13) Da ciò discende che non è affatto accettabile o condivisibile il fatto che l’azienda ritenga l’alta temperatura raggiunta nel forno clinker l’unica misura sufficiente per evitare il superamento dei limiti e/o la formazione di composti particolarmente pericolosi per la salute come quelle che tipicamente derivano dalla combustione dei rifiuti e delle plastiche quali le diossine;


14) A questo proposito non è stato neppure valutato il caso di un eventuale spengimento del forno clinker mentre è alimentato con CDR e plastiche e lo scenario che ne deriverebbe in termini di emissioni;

15) Lo studio manca dell’obbligatoria Valutazione d’incidenza per le opere ricadenti in aree SIC e ZPS, ai sensi della Direttiva 92/43/CE, con mancata applicazione del principio di precauzione. Le disposizioni dell’articolo 6 della Direttiva Habitat 92/43/CEE del 21.05.1992 stabiliscono che nessun intervento – specie del tipo e delle dimensioni di quello proposto – può essere realizzato nelle zone speciali di conservazione. Tali prescrizioni non sono limitate a piani e progetti concernenti esclusivamente un sito protetto e prendono anche in considerazione sviluppi al di fuori del sito, ma che possono avere incidenze su esso.

16) In violazione dell’art. 174 del Trattato paragrafo 2 e della Risoluzione del Parlamento Europeo adottata il 14.12.2000 sul principio di precauzione, lo Studio di Impatto Ambientale difetta delle considerazioni sugli effetti sanitari che caratterizzano i sistemi scelti e manca una puntuale analisi degli studi epidemiologici sull'incidenza delle emissioni sull'insorgenza di sarcomi dei tessuti molli e di linfomi non-hodgkin nelle popolazioni che vivono nelle zone limitrofe agli stessi, in relazione alle caratteristiche tecniche degli impianti previsti.

17) L’impresa afferma genericamente di avere previsto l’impiego delle migliori tecnologie ma non fornisce indicazioni e spiegazioni di avere realmente adottato tutte le misure adeguate di protezione dell’ambiente e della salute, ivi compreso il ricorso alla migliore tecnologia disponibile (BAT), come previsto in alcune norme comunitarie e il cui rispetto è previsto da una nota alla direttiva Vas 2000/76/CE che deve essere tenuta in considerazione quando si rilasciano autorizzazioni a nuovi impianti.


18) Il SIA e la sintesi non tecnica difettano di riferimenti topografici utili per comprendere l’inquadramento territoriale dell’area ove verrebbe localizzato l’impianto e la effettiva distanza dalle zone SIC, ZPS, dalle Riserve Naturali e dalle aree archeologiche circostanti. L’Azienda parla di “oltre 4 km”, ma già ad una distanza inferiore di questa sono i centri abitati di Augusta e Priolo;


19) Non è indicata con precisione l’area vasta indagata nella quale sarebbero ubicati i “ricettori” sensibili. I cittadini di Augusta e Priolo sono considerati “ricettori”? Quali sono i limiti dell’area di ricaduta degli inquinanti emessi dallo stabilimento?


20) Lo studio, omettendo di indicare correttamente il quadro emissivo attuale dell’intera area industriale siracusana e delle relative ricadute, fornisce un’immagine del tutto tranquillizzante del contributo del progetto quando è fin troppo noto lo stato di pesante degrado della qualità dell’aria e del continuo verificarsi di situazioni di allarme ed emergenza. Non è stata fatta alcuna indagine ante operam sulla situazione dell’inquinamento atmosferico ed i dati (non aggiornati) delle reti Provincia e CIPA sono citati senza evidenziare il quadro di grave depauperamento della qualità dell’aria che essi disegnano;


21) L’Azienda non fornisce i dati dell’ammontare annuo delle emissioni, dettagliati per inquinante (macro e micro), della cementeria nell’assetto attuale e nell’assetto futuro (con particolare riferimento a quelli indicati dalla normativa per gli impianti di coincenerimento);


22) Gli effetti sinergici delle emissioni degli impianti con quelle della complessiva area industriale non sono stati stimati ed il modello di dispersione adottato appare incoerente con altri modelli applicati in impianti contigui e che hanno dato risultati molto diversi;

23) Il SIA, pur in mancanza di specifiche campagne di monitoraggio condotte in situ, sottovaluta il contributo delle emissioni di pm10 e pm2,5 originate dal complesso della cementeria di Megara Giannalena e dal forno di cottura clinker.

24) Non sono stati citati, ed ovviamente neppure valutati, la sommatoria degli effetti con altri impianti ad elevato impatto ambientale in corso di realizzazione nell’area contigua: in particolare con il potenziamento dell’inceneritore per rifiuti speciali pericolosi della Gespi di località Punta Cugno e della piattaforma di smaltimento rifiuti speciali pericolosi Oikothen di Costa Mendola, entrambi a distanza di qualche chilometro in linea d’aria dalla cementeria;

25) Il rapporto redatto dalla Provincia Regionale di Siracusa sulla qualità dell’aria per l’anno 2009 ne riassume in alcune tabelle il perdurante depauperamento. Nonostante nel corso dell’ultimo decennio risulti evidente il trend alla riduzione dei macroinquinanti presenti (SO2, NOX, polveri grossolane) e ciò grazie al combinato disposto di una legislazione più stringente, di controlli più accurati e – soprattutto – alla dismissione e/o riconversione di diversi impianti tra i quali la vecchia centrale ad olio combustile dell’Agip e la trasformazione a turbogas della centrale Enel di Priolo e - non meno importante - il calo delle produzioni, la qualità dell’aria non può dirsi migliorata in maniera consistente o, quantomeno, per essere percepita dalle popolazioni residenti come meno cattiva del passato. Rimangono inoltre non monitorati i microinquinanti che tipicamente caratterizzano le aree industriali di raffinazione e petrolchimica, di produzione di cemento e di energia termoelettrica, di incenerimento e discarica di rifiuti pericolosi e tra i quali sono da annoverarsi gli idrocarburi policiclici aromatici, la variegata gamma dei metalli pesanti, le diossine, ecc.

Per quanto riguarda le polveri sottili PM10, il cui limite di 50 µg/mc non dovrebbe superarsi più di 35 volte l’anno, si sono invece verificati 43 superamenti ad Augusta e 35 esatti a Priolo – Ciapi.

Benché non appaia dipendere dalle emissioni della vicina zona industriale, ma piuttosto dalle condizioni del traffico veicolare, è opportuno segnalare che a Siracusa città il limite per PM10 è stato superato per 273 giorni nel 2007 e 321 nell’anno 2008.

Alle porte di Siracusa, nella stazione di Scala Greca, si sono registrati 7 superamenti del limite di 210 µg/mc per i biossidi di azoto NO2 e per 195 giorni l’anno si è superato il valore limite per la protezione della salute umana di 42 µg/mc (la media annuale è stata di 46 µg/mc). Il valore limite di 30 µg/mc per la protezione della vegetazione stabilito per gli ossidi di azoto totali NOX, è stato superato quasi dappertutto e maggiormente a Scala Greca (344 volte, con una media annuale di 91 µg/mc, 3 volte superiore al limite!), ad Augusta (216 volte) e a Priolo (282 volte).


In tutte le stazioni che rilevano questo inquinante si sono verificati superamenti della media trioraria (dalle 06.00 alle 09.00) del limite di 200 µg/mc per gli idrocarburi (NMHC), con una presenza particolarmente frequente a Priolo (153 superamenti) e Priolo Scuola (172 superamenti, quasi un giorno sì e uno no) e Scala Greca (81 superamenti). Per spiegarne le cause bisogna tenere presente che dai numerosi impianti di produzione, dalle centinaia di serbatoi, camini e rispettive valvole, flange, tubazioni, sfiati, tenute, ecc. fuoriescono ogni anno alcune decine di migliaia di tonnellate di idrocarburi sotto forma di vapore. Nei procedimenti in atto per l’ottenimento dell’AIA le aziende dichiarano che adotteranno misure per ridurre in modo consistente tali emissioni. Si erano già impegnate a farlo con il Piano di Risanamento Ambientale approvato nel 1995; quindici anni dopo siamo ancora alle promesse.


Per 11 volte in località S. Cusumano, nel territorio di Augusta, in stretta prossimità della cementeria, è stato superato il limite orario di 350 µg/mc per l’anidride solforosa (SO2). Il 7 aprile 2009, per 4 ore consecutive dalle 11.00 alle 14.00, si sono registrati 590, 731, 743 e 721 µg/mc e nonostante ciò non è entrata in funzione alcuna delle misure previste dal Decreto Regionale[1] per simili emergenze poiché i superamenti – per poter far scattare le procedure di riduzione delle emissioni, o di cambio di combustibile o di fermata degli impianti – devono essere registrati in due diverse stazioni e non in una soltanto.


Si sono comunque registrati, nel corso dell’anno 2009, 15 situazioni di allarme di II livello per inversione termica e, fatto rilevante, 4 per ozono in contemporaneo superamento del livello di 200 µg/mc di idrocarburi, condizione questa che la legge stabilisce non doversi verificare più di una volta nel mese, mentre due episodi si sono constatati nello stesso mese di giugno. La stessa prescrizione vale anche per il solo ozono, che però nella stazione di Melilli ha sforato quattro volte a marzo e due volte nei mesi di maggio, giugno e luglio. Ancora per l’ozono il valore obiettivo a lungo termine AOT40 di 6000 µg/mc (sommatoria di esuberi misurati per un certo periodo di tempo) è stato di gran lunga superato ad Augusta (9944) a Melilli (45503) e S. Cusumano (16523). Come quindi emerge dal quadro disegnato dal Rapporto della Provincia, si è ancora ben lontani dal raggiungimento di obiettivi di accettabilità o di qualità e sono ben evidenti le situazioni critiche che destano maggiore preoccupazione sia per la loro conclamata cronicità (idrocarburi, PM10, NO2, NOX, OZONO) che per i possibili effetti acuti (SO2). A ciò si aggiungano gli episodi “incidentali” (incendi, esplosioni, sversamenti, sfiaccolamenti, prolungate fumate nere) che apportano ulteriori timori e fastidi di vario genere alla popolazione ed ai lavoratori.

26) Come ricordato dal proponente, l’area oggetto dell’intervento ricade nel SIN Priolo istituito con decreto del Ministero dell’Ambiente 10/01/2000.


27) Come si desume dal SIA la falda sottostante il sito della cementeria risulta contaminata da alluminio, arsenico, piombo, cromo VI, tricloroetilene, ecc. Nel SIA è anche detto: “Nell'ambito della caratterizzazione della falda, tra la fine del 2008 e gli inizi del 2009 è stata implementata la rete dei piezometri presenti nel sito e sono state effettuate due campagne di indagini che hanno rilevato una contaminazione prevalente da Cromo VI, la quale non è direttamente correlabile al processo industriale della Cementeria Buzzi - Unicem, ma molto probabilmente derivante da una ex conceria (Florconcia) situata a monte della Cementeria, come segnalato anche dall’ARPA di Siracusa che, nel marzo 2001, aveva rilevato uno scarico abusivo della conceria che recapitava metalli pesanti nel torrente San Cusumano. Fino dal marzo del 2006 è stato attivato un sistema di barrieramento idraulico per intercettare la contaminazione e evitare che questa fuoriesca dal confine dello stabilimento. L’intervento che in un primo momento ha interessato l’area fronte mare nei pressi del capannone dell’insacco dove sono stati realizzati 2 pozzi per emungere l’acqua di falda. Nel marzo del 2009, il sistema di barrieramento idraulico è stato implementato con tre nuovi pozzi sul versante opposto. Avendo ricevuto, nel mese di settembre 2009, il parere favorevole da parte del MATTM, sarà a breve attivato il sistema di recupero diretto delle acque di falda nel ciclo produttivo della macinazione cemento”;

28) Anche il suolo dello stabilimento risulta contaminato come riportato nel SIA:Nel corso delle indagini di caratterizzazione della matrice suolo sono stati prelevati oltre 200 campioni di terreno, profondo e superficiale (Ttop Soil), nelle tre campagne eseguite negli anni 2002, 2005 e 2007. Dalle analisi chimiche effettuate sono emersi dei superamenti dei limiti normativi per l'arsenico. Tuttavia, l’analisi di rischio, eseguita conformemente alle disposizioni del Titolo V - Allegato 1 della Parte IV del D.Lgs 152/06, ha evidenziato che le suddette concentrazioni, rientrano nelle CSR e pertanto non costituiscono alcun rischio per la salute e per l’ambiente”;


31) L’affermazione che le concentrazioni di arsenico superiori ai valori limite non costituiscono alcun rischio per la salute e l’ambiente appiano inattendibili. Qualunque intervento sui suoli dello stabilimento dovrebbe essere consentito solo dopo la bonifica degli stessi e l’ottenimento delle opportune certificazioni da parte degli organi competenti. Ci si chiede dove verrebbe smaltito il materiale di scavo contaminato; può il forno della cementeria essere la destinazione finale? È tale operazione di smaltimento debitamente autorizzata?

32) Per ciò che attiene l’aspetto idrogeologico è indispensabile accertare se l’impianto è adeguato a fronteggiare il rischio esondazione / cedimento della vasca Ogliastro;

33) Il sistema trattamento acque sembra tecnicamente antiquato e non aggiornato con l’impiego delle BAT;

34) Il progetto non risulta coerente né con il Piano Rifiuti varato dal Commissario straordinario, Salvatore Cuffaro, - Piano peraltro attualmente inefficace ed inficiato da varie e complesse problematiche tecnico-giuridiche, né con quello annunciato dall’attuale Presidente della Regione;


35) Esso è incorente con l’attuale PEARS che sostiene la necessità di decarbonizzazione del parco termoelettrico siciliano con la sostituzione di combustibili fossili con le fonti rinnovabili “pure” quali il solare, l’eolico e le biomasse, non certo con il CDR;


36) Nel SIA mancano le alternative progettuali: non quelle legate alla sola impiantistica ma quelle relative ad altre possibili fonti di combustione. Per esempio, la totale sostituzione del pet-coke e del carbone con un adeguato quantitativo di biomassa di origine agroforestale. Oppure di biocombustibili che verranno prodotti nell’impianto progettato nell’area ex SG14 di Priolo. O ancora l’impiego di Syngas prodotto dallo stabilimento Isab Energy di Priolo;

37) Sull’aspetto degli impatti sanitari, degli esistenti e dei possibili scenari futuri, il SIA è massimamente carente. Esso riporta uno studio che, data la sua concisione, riportiamo quasi integralmente:


In questo studio si è preso in considerazione il documento “Stato di salute nelle aree a rischio ambientale della Sicilia realizzato dal Dipartimento Osservatorio Epidemiologico – Assessorato Sanità – Regione Siciliana e dal Dipartimento di Epidemiologia – ASL Roma E, nell’ambito del Progetto di Gemellaggio AGIRE POR cofinanziato dalla Commissione europea, nell’ambito del PON “Assistenza tecnica e azioni di sistema” 2000- 2006, obiettivo 1 – Misura 1.1 a titolarità del Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione Generale per le politiche dei Fondi Strutturali Comunitari. In questo rapporto vengono descritti i risultati dell’analisi di mortalità e di morbosità, attraverso il ricorso ai ricoveri ospedalieri, nei residenti nelle aree di Augusta-Priolo. Per ciascuna delle aree in studio è stata definita un’area di confronto costituita dai comuni limitrofi i cui centri abitati ricadono all’interno di un raggio definito nell’ambito di studi precedenti. L’analisi per le sedi tumorali specifiche mostra negli uomini eccessi statisticamente significativi per trachea, bronchi e polmoni e per la pleura. Nelle donne, eccessi di mortalità sono stati registrati per i tumori delle ossa e del connettivo e per il mieloma multiplo. L’analisi della morbosità (individui ricoverati) evidenzia aumenti statisticamente significativi per i tumori totali in entrambi i generi. Per le sedi specifiche si osservano, per entrambi i generi, eccessi per il fegato e dotti extraepatici, mentre solo per gli uomini si osservano eccessi per la pleura e per la vescica. Per quanto riguarda le malattie non tumorali, si osservano aumenti di mortalità in entrambi i generi per le malattie acute dell’apparato respiratorio. Inoltre, variazioni importanti solo negli uomini sono state osservate per i disturbi psichici e le malattie cerebrovascolari, mentre solo nelle donne per le malattie dell’apparato digerente, per la cirrosi epatica e per i traumatismi ed avvelenamenti. La morbosità per le malattie non tumorali ha evidenziato eccessi in entrambi i generi per le malattie ischemiche del cuore, per le malattie acute dell’apparato respiratorio, per la cirrosi epatica e per i traumatismi ed avvelenamenti. Eccessi statisticamente significativi solo negli uomini sono stati osservati per le malattie dell’apparato respiratorio, mentre solo nelle donne per le malattie del sistema nervoso. Accanto agli eccessi di mortalità e di morbosità è opportuno anche notare i difetti, specie quando questi raggiungono la significatività statistica. Per quanto riguarda tutte le cause si osserva una minore mortalità per le donne. Tra i tumori si osserva un livello di mortalità più basso tra le donne per le leucemie. Tra le malattie non tumorali si osserva una frequenza di decessi più bassa in entrambi i generi per le malattie del sistema circolatorio e in particolare per le malattie ischemiche del cuore, e per gli stati, segni e sintomi mal definiti. Inoltre, negli uomini è presente un difetto per i traumatismi ed avvelenamenti mentre nelle donne per il diabete melito. Per quanto riguarda la morbosità, si osservano frequenze di ricoveri più basse per le sole cause non tumorali ed in particolare per le malattie delle tiroide, per le malattie cerebrovascolari e per i segni sintomi e stati morbosi maldefiniti in entrambi i generi, mentre per diabete mellito, per le malattie croniche dell’apparato respiratorio, asma e asma a 0-14 in particolare, malattie dell’apparato urinario e insufficienza renale nelle sole donne. Si conclude testualmente: “E’ verosimile che gli eccessi di mortalità e morbosità osservati nelle aree di Augusta-Priolo, Gela e Milazzo siano attribuibili ad esposizioni professionali ed ambientali legate ai numerosi impianti industriali ed al conseguente inquinamento delle matrici ambientali”.


38) Per quanto succinto, non aggiornato alle ultime evidenze scientifiche e nell’estratto non venga citato il dato più noto e caratterizzante del disagio sanitario dell’area, e cioè quello delle malformazioni neonatali, lo studio riportato offriva bastanti indicazioni agli estensori del SIA per approfondire l’analisi, correlare i dati con le emissioni e le lavorazioni industriali, valutare l’eventuale contributo della cementeria – nell’assetto attuale ed in quello proposto - su questo importante aspetto e poi trarne le corrette conclusioni. Constatiamo che invece sul tema il SIA è silente.

La scrivente associazione, alla luce delle osservazioni sovraesposte, da cui inequivocabilmente si evince la mancanza di coerenza, di consistenza e di credibilità del quadro di impatto prefigurato dal proponente, chiede alla Commissione che vengano esaminate attentamente tutte le questioni sopra evidenziate - esprimendosi singolarmente su di esse – e altresì chiede il rigetto dello Studio d’Impatto Ambientale proposto per le gravi e incolmabili lacune evidenziate che determinano la totale assenza di analisi degli effetti che la tipologia di rischio ha sulla salute della popolazione e sulla tutela dell’ambiente. Chiede già fin d’ora copia del giudizio di compatibilità ambientale che sarà rilasciato dichiarandosi disponibile al pagamento delle spese di fotoriproduzione e spedizione. Con riserva di produrre ulteriori osservazioni qualora necessario.


Augusta, 10.06.2010

Legambiente Sicilia





LEGAMBIENTE Comitato Regionale Siciliano - Via Tripoli 3 - 90141 Palermo



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[1] Decreto n. 7 del 14/06/2006 Ufficio Speciale Aree a Rischio, predisposto in considerazione delle nuove disposizioni di legge e nelle more dell’adozione da parte della Regione dei piani d’azione previsti dal D.Leg.vo n. 351/99, costituisce “Intervento di risanamento della qualità dell’aria nell’ambito del piano di risanamento ambientale dell’area a rischio della Provincia di Siracusa”.



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*C.V. Sig. Tricoli Antonino Responsabile Settore Attività Produttive, Tributi ed Acquedotto



Denunciato il Sindaco per deturpamento delle bellezze naturali


Un esposto denuncia per deturpamento delle bellezze naturali di Isola delle Femmine, sarà presentato ai Carabinieri della locale stazione dal gruppo consiliare di opposizione “Rinascita Isolana”. A comunicarlo con una nota è lo stesso movimento politico, che addita la gestione del servizio di raccolta rifiuti in paese, amministrata anche ad Isola delle Femmine dall’Ato Palermo 1. Da tempo la cittadina marinara –scrive Rinascita Isolana- è invasa da tonnellate di rifiuti, che insistono – in cumuli di notevoli dimensioni – in diverse aree dell’abitato, nella zona costiera e lungo la Strada Statale 113 - in prossimità dello svincolo autostradale dell’A 29 – determinando –sottolinea- un indubbio e avvilente scempio visivo e producendo esalazioni maleodoranti. Ciò non solo rappresenta un serio pericolo per la salute dei cittadini e per la circolazione stradale, -si legge ancora nella nota del movimento politico- ma costituisce anche un sicuro vulnus alle bellezze naturali isolane e al connesso diritto di abitanti e visitatori di goderne. In particolare, si registra un’elevata concentrazione di rifiuti lungo la costa, -dichiara il gruppo consiliare di opposizione- all’interno dell’Area Marina Protetta – Riserva Naturale Orientata Capo Gallo/Isola delle Femmine, in prossimità della Torre Saracena; inoltre una sorta di discarica di almeno 50 mq.
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http://isolapulita.blogspot.com/2010/06/isola-delle-femmine-munnezza-in-attesa.html

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ATO PA1 il rattoppo dell'emergenza rifiuti


I sindaci Proprietari nonché clienti dell’ATO PA1 hanno firmato l’ennesimo piano Che prevede per ogni Comune Proprietario e cliente il versamento di quote mensili più alte fino a ottobre, allo scopo di adeguare il servizio di raccolta dell’immondizia al notevole aumento della popolazione nel territorio che si verifica con l’arrivo dell’estate.
Il presidente dell’ATO PA1, che i Comuni Proprietari/Clienti hanno nominato, Giacomo Palazzolo ha intimato ai sindaci che è necessario versare le quote mensili puntualmente e avviare tempestivamente una massiccia campagna di raccolta differenziata porta a porta, per separare i rifiuti secchi da quelli umidi.
Alla prossima riunione dei Sindaci Proprietari/Clienti dell’ATO PA1 revocheranno dall’incarico il Consiglio D’amministrazione da loro eletto!
Cittadini è una bella presa per il CULO non trovate?

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2 commenti:

AUGUSTA OK ISOLA SPULITA NO ha detto...

MINGHIA CHE OSSERVAZION PER AUGUSTA
NON NEL MINGHIATE DI ISOLA PULITA SULLA CEMENTERIA DI ISOLA
E NON SCORDATE LE FALSE MINACCE RICEVUTE DA PINO RUBINO PER AVERE LA SCORTA DI CHE COSA........DELLE MUIMGHIATE DETTE E SCRITTE PER INFANGARE GLI OPERAI E GLI ISOLANI

Anonimo ha detto...

Cittadini è una bella presa per il CULO non trovate?
SIIIIIIIIIII
RIFERITO A TUTTE LE FALSITA SCRITTE IN QUETSO BLOG DI MUNNEZZA