L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 23 luglio 2010

FINI: "E' illeberale da oggi mani libere"



Pdl, Fini lancia la sfida a Berlusconi “E’ illiberale, da oggi mani libere”

Durissima replica del presidente della Camera al Cavaliere: “Non darò le dimissioni, il presidente non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale”. “Sosterremo l’esecutivo, ma non le leggi non pensate per l’interesse generale”. “Io difendo la legalità. Si confonde il garantismo con l’impunità”

di MATTEO TONELLI

ROMA - Contano le parole, ma anche i volti. A partire da quello teso ma determinato di Gianfranco Fini, che in una pagina e mezzo di dichiarazione dichiara finita l’alleanza (ormai logora) con il premier. Quel presidente del Consiglio che ha una “una logica aziendale” e che confonde “garantismo e impunità”. Fini punta sui due temi già espressi più volte. Quelli che fanno infuriare il Cavaliere, che vorrebbe che Fini lasciasse la presidenza di Montecitorio. Non accadrà, taglia corto l’ex leader di An. E da oggi il governo dovrà fare i conti con il nuovo gruppo dei finiani alla Camera. 1

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Dopo le parole di ieri Berlusconi 4, Fini chiama la stampa in un albergo nel centro di Roma. La sala ci mette poco a riempirsi. I fedelissimi del presidente alla Camera arrivano alla spicciolata. Colpiscono i volti sorridenti, quasi euforici, della pattuglia dei “ribelli” finiani. Vicini l’uno all’altro. A darsi di gomito, a sorridersi, a far vedere a tutti che non si sentono soli e neanche pensano di esserlo. Ci sono quasi tutti. Da Bocchino a Granata, a Briguglio: i tre finiti nel mirino dei probiviri del Pdl. C’è il direttore del Secolo Flavia Perina, c’è Urso, la Germontani. Ed ancora Menia, Della Vedova, Selva. Assenti Non si sono visti alcuni parlamentari considerati in dubbio come Mario Baldassarre, Andrea Augello e Pasquale Viespoli. Il più scatenato è Barbareschi che, telefonino in mano, filma la scena. Arriva anche Ronchi, l’unico rappresentate dei finiani al governo. E sono ancora saluti e sorrisi. Perché la sensazione è che questo momento lo stessero aspettando da tempo. Che di quella convivenza forzata dentro il Pdl ne avessero piene le tasche. E che attendessero solo la mossa di Berlusconi. Adesso che il Cavaliere li ha cacciati, possono dare sfogo a tutto il loro sollievo.

Berlusconi li definisce “quattro gatti”. In molti, nella maggioranza, ne minimizzano il peso. Ma i primi numeri raccontano un’altra storia. Cifre alla mano alla Camera i finiani sono 33, al Senato 14. Ovvero due spine nel fianco per il Cavaliere, capaci di pungere e fare male ad ogni seduta parlamentare.

L’ex leader di An ha il volto duro. Si siede e stende sul tavolo il foglio in cui ha vergato una dichiarazione che è una vera e propria risposta a muso duro a Berlusconi. E’ finito il tempo delle mediazioni, e anche quello delle ricuciture.

Il Pdl, così come era nato, non esiste più. Le parole di Fini lo certificano definitivamente. “Ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e più in generale per la politica italiana. In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare” attacca il presidente della Camera. E’ frontale l’affondo contro il premier che, dopo averlo espulso, gli chiede di lasciare lo scranno più alto di Montecitorio. Fini non ci pensa affatto: “Non darò le dimissioni, il presidente non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni”.

Continuerà a dirigere i lavori della Camera, dunque. E si troverà davanti un nuovo gruppo. Quel “Futuro e Libertà” che si è costituito. Fini resterà al suo posto perché, dice di avvertire il dovere “di onorare il patto con quei milioni di elettori del Pdl onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perchè nel nostro partito il garantismo, principio sacrosanto, significhi troppo spesso pretesa di impunità”.

Legalità, giustizia sociale, amore di Patria. Eccole le linee giuda dei finiani. Che, se da un lato riaffermano la loro fedeltà al programma, mandano a Berlusconi un messaggio che non può non inquietare il Cavaliere: “Sosterremo il governo ogni qual volta agirà davvero nel solco del programma elettorale e non esiteremo a contrastare scelte dell’esecutivo ritenute ingiuste o lesive dell’interesse generale 5“. Ovvero, come sintetizza Granata, “mani libere su quello che non condividiamo”. Visti i numeri alla Camera si capisce perché il Cavaliere sia tentato di rovesciare il tavolo e tornare al voto.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/30/news/fini_parla-5956177/?rss

Pdl, rottura Berlusconi-Fini

Il presidente della Camera: «Non disponi tu della mia carica»

I finiani si dimettono dal gruppo

di FABIO MARTINI

Letteralmente cacciato. Non lo vogliono più nel Pdl, ma non lo vogliono più neanche come presidente della Camera. Gianfranco Fini è stato radiato dal suo vecchio amico e alleato Silvio Berlusconi al termine di un tira e molla che durava da mesi e che si è concluso ieri sera con un deliberato fiammeggiante da parte dell’Ufficio di Presidenza del Pdl, l’esecutivo del partito che si è riunito nella casa di Berlusconi, a palazzo Grazioli.

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E lo stesso Berlusconi, alla fine, ha condito con le sue parole un documento di per sé già eloquente. Ha detto il premier: «Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito», «i nostri elettori non tollerano più un atteggiamento di opposizione permanente al governo». E se, come pare certo, Fini riuscirà a formare due gruppi parlamentari? «Non c’è nessun rischio per il governo». Nel documento approvato dal Pdl si afferma che Fini, avendo tenuto comportamenti «incompatibili con i principii ispiratori del Pdl, «di conseguenza» non gode più della fiducia» del suo ex partito. E’ uno dei passaggi più hard del documento Pdl e poiché la sfiducia istituzionale non esiste, Berlusconi accenna a non meglio precisate «iniziative che lasciamo ai membri del Parlamento». I finiani potranno restare nel governo o sono espulsi anche loro? «Non ho difficoltà a continuare la collaborazione con validi ministri». La scommessa del premier? Che l’estate porti consiglio e che a settembre almeno qualcuno tra ministri (Andrea Ronchi), viceministri (Adolfo Urso) e sottosegretari si possa presentare da lui con l’atto di «conversione».

La dote di Fini

Gianfranco Fini ha preferito opporre il suo «no comment», parlerà oggi in una conferenza stampa, ma con i suoi ha confermato: «Non mi dimetto». E non ha nascosto «lo stupore per l’ignoranza della Costituzione» presente nelle parole di Berlusconi, perché «il premier non dispone della presidenza della Camera». Ma soprattutto ha sorriso compiaciuto quando ha visto l’elenco dei deputati che avevano accettato di stare con lui: «Vedranno che non siamo quattro gatti!». Effettivamente nel divorzio tra i due, la dote che potrebbe portarsi via il più debole dei «coniugi» è superiore alle aspettative. Dopo due giorni di lavorìo da parte di Berlusconi su peones di tutte le tendenze, nelle ultime 24 ore Fini e i suoi sono riusciti a rimontare e a tenere tutti i parlamentari cosiddetti «finiani». Ieri sera gli amici di Fini facevano sapere che 35 deputati avevano già sottoscritto le dimissioni dal gruppo Pdl e dunque sarebbero pronti ad aderire ad un nuovo gruppo parlamentare, che avrà un riferimento alla “Nazione”. Situazione analoga al Senato, dove sono almeno 14 i finiani pronti a rompere col Pdl. Fini, paradossalmente, ha in mano, più di prima, le chiavi della maggioranza. Fino a ieri sera i finiani erano un numero virtuale, frutto di un’autodichiarazione, che consentiva ai berlusconiani di irriderli: vedremo al momento della conta. Ma poiché, fino a ieri mattina, il centrodestra poteva contare sull’appoggio di 345 deputati e il quorum della maggioranza è fissato a quota 316, l’eventuale dissenso dei 35 finiani potrebbe far venir meno la maggioranza. «Attenzione, perché questo è un equilibrio del terrore – avverte il vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli – se loro votano contro, il rischio è quello di andare subito ad elezioni anticipate».

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La notte di Silvio

Al divorzio cruento si è arrivati dopo due giornate e una notte di passione. La decisione informale di cacciare Fini era stata presa due notti fa nel corso del primo vertice presieduto da Berlusconi. Il tutto però in un clima di grande incertezza. Come conferma un episodio eloquente. E’ l’una e mezza della notte, l’ebbrezza della notizia informale circola già nei vicoletti barocchi nei dintorni di Montecitorio. L’onorevole Mariarosaria Rossi (una bionda di fede berlusconiana) si sta gustando un gelato. E proprio mentre sta chiacchierando con due «peones» del Pd, casualmente incontrati, alla Rossi squilla il cellulare, lei risponde ed esclama: «Presidente!». E’ Berlusconi che chiama. In giornata ha visto la Rossi «un po’ preoccupata» e vuole rassicurarla: «Abbiamo deciso di rompere con Fini, ma vorrei tranquillizzarti: non andremo ad elezioni anticipate!». La Rossi sorride: «Presidente, sono qui con due deputati del Pd..». E Berlusconi: «Bene, tranquillizza anche loro!». E’ notte fonda e la sequenza racconta la vitalità di Berlusconi, il suo controllo capillare dei parlamentari, soprattutto l’aver capito che la partita decisiva era diventata quella dei numeri.

La notte di Gianfranco

Fini, sin da giovane, si è sempre preso i suoi «spazi» e anche adesso, appena può, corre ad Ansedonia a fare le sue immersioni. Anche due notti fa, mentre a palazzo Grazioli era in corso il primo, decisivo summit da Berlusconi, Fini se ne è andato a casa e si è tenuto tutta la notte in contatto con i suoi che erano restati a Montecitorio. Fino alle 5 del mattino erano lì il suo portavoce Silvano Moffa e Fabrizio Alfano a trattare con tutte le “colombe” che si presentavano. Ma due notti fa e poi durante la giornata di ieri, l’asprezza del documento voluto da Berlusconi ha convinto a schierarsi con Fini anche il “capogruppo” dei finiani, quell’Andrea Augello che aveva sempre fatto sapere di non gradire le fughe in avanti.

La crisi virtuale

Davanti allo strappo violento nel Pdl, l’opposizione si è mossa rapidamente con due mosse. Il Presidente dei deputati Dario Franceschini si è precipitato a votare la «fiducia» a Gianfranco Fini, che due anni il Pd non aveva concorso a fare eleggere, in quanto nomina (allora) di parte. E quanto al leader del Pd, Pierluigi Bersani dice che «questa è una crisi e Berlusconi deve venire in Parlamento». E se non lo farà, ieri notte il passaparola delle presidenze parlamentari del Pd annunciava una decisione estrema: l’occupazione dell’aula fino a quando il presidente del Consiglio non verrà a riferire davanti al Parlamento.

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201007articoli/57170girata.asp

LA CRISI

Berlusconi rompe: “Finiani fuori dal partito”

Gli uomini del cofondatore verso nuovi gruppi

Documento dell’ufficio di Presidenza:deferimento contro tre fedelissimi dell’ex leader di An: Granata, Bocchino e Briguglio. Il Cavaliere durissimo con l’ex leader di An: “Non abbiamo più fiducia in lui, iniziative perché lasci la presidenza della Camera”. La replica: “Non decidi tu”. In 34 pronti a nuova formazione parlamentare. Firmano lettera di dimissioni dal gruppo e la affidano al loro leader

di MARCO BRACCONI

ROMA - Il Pdl non c’è più. O almeno, non c’è più per come lo abbiamo conosciuto finora. E’ durato meno di un’ora l’ufficio di presidenza per decidere l’isolamento e, di fatto, l’espulsione dei dissidenti. Le parole pronunciate da Silvio Berlusconi non lasciano spazio a equivoci: “Facciano pure i gruppi autonomi tanto sono fuori”. Non solo. Dal Cavaliere arriva un attacco durissimo alla terza carica dello Stato: “Allo stato viene meno la fiducia nei confronti del ruolo di garanzia del presidente della Camera indicato dalla maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni”. E alla domanda se il cofondatore debba lasciare il suo incarico il capo del governo risponde: “Riteniamo che siano i membri del Parlamento a dover assumere un’iniziativa al riguardo”. La replica dell’ex leader di An sul punto è secca: “La presidenza della Camera non è nelle disponibilità del presidente del Consiglio…”

Commentando il testo uscito dall’ufficio di presidenza, nel quale si dice che “le posizioni dell’onorevole Fini sono assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà”, Berlusconi ostenta sicurezza: “Non c’è problema per il governo, la maggioranza non è a rischio e i nostri elettori non tollerano più che nei confronti del governo ci sia un atteggiamento di opposizione permanente. Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito. Vogliono fare il gruppo? Facciano quello che vogliono, tanto sono fuori”.

Per quanto riguarda i ministri vicini al presidente della Camera, il Cavaliere dice di “non avere difficoltà a continuare una collaborazione con validi ministri”.

Intanto, sul piano formale, il verdetto dell’Ufficio di Presidenza prevede anche una sanzione diretta contro tre tra i deputati più vicini al Presidente della Camera. Bocchino, Granata e Briguglio sono stati deferiti ai probiviri. Anche se a questo punto pare difficile che il meccanismo innescato non porti ad una scissione che renderebbe di fatto inutile la decisione.

Il documento. Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio saranno deferiti al collegio dei probiviri. Ma è il vero bersaglio del documento è il presidente della Camera. Le sue posizioni sono ritenute “incompatibili con i principi ispiratori del Pdl. E si pone il problema della presidenza della Camera” perché viene meno “anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni”.

IL DOCUMENTO DELL’UFFICIO POLITICO PDL1

Nel testo uscito da Palazzo Grazioli si fa riferimento alla “volontà degli elettori” e si attacca duramente “l’uso politico della giustizia” e “il ruolo politico assunto da Fini”. Che in sostanza viene accusato di essersi ritagliato un profilo di opposizione all’esecutivo, con uno “stillicidio continuo” e sistematico, attraverso una “critica demolitoria alle decisioni prese dal partito”.

I finiani pronti all’addio. Dopo l’attacco durissimo della maggioranza Pdl i deputati finiani hanno firmato una lettera di dimissioni dal gruppo parlamentare della Camera. Le lettere sono ora nelle mani del presidente che, spiegano alcuni dei firmatari, le userà domani “a seconda di quello che accadrà”. Sarebbero almeno 34 i componenti di un nuovo gruppo a Montecitorio. Per quanto riguarda la possibilità di formare un gruppo di finiani anche a Palazzo Madama sarebbero pronti ad entrare nelle ‘file’ di Fini anche i senatori Adriana Poli Bortone e Giovanni Pistorio.

I numeri in Parlamento. Attualmente la maggioranza di governo nei due rami del Parlamento è di 342 deputati e 174 senatori, a fronte di una maggioranza necessaria, rispettivamente, di 316 a Montecitorio e 162 a Palazzo Madama. A Montecitorio basterebbero quindi 27 voti in meno per portare il Governo a 315, sotto la soglia minima di sopravvivenza. E stando ai numeri di queste ore potrebbero essere addirittura 34 i deputati finiani a sfilarsi. A Palazzo Madama, invece, per perdere la maggioranza degli aventi diritto, dovrebbero essere 16 i senatori ad abbandonare il Pdl.

Le reazioni. A ufficio politico del Pdl concluso, Bersani ha detto che è “un singolare tribunale che processa gli innocenti”. Bersani ha salutato i deputati del Pd alla Camera, prima della pausa estiva, brindando: “A un nuovo governo”. Poi ha chiesto al Cavaliere di andare in Parlamento, “perché questa è una vera crisi”. Domani mattina alle 9 assemblea del Pd per discutere della situazione.

Sul webmagazine di Farefuturo si parla di “Operazione Baygon”, vale a dire di “disinfestazione del pluralismo, il Pdl sta adottando metodi, linguaggi e liturgie che tradiscono l’essenza stessa del suo progetto. Quel progetto che doveva regalare all’Italia il tanto atteso partito liberale di massa, maggioritario e plurale. Ma a furia di disinfestare, si rischia l’avvelenamento”.

La giornata. Le ore della resa dei conti nella maggioranza si era aperta con il rifiuto dell’ultima mediazione. “L’offerta di tregua di Gianfranco Fini è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo”. Così, nel vertice notturno di palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti alla riunione (compreso Giuliano Ferrara) avevano declinato l’invito del Presidente della Camera a “resettare tutto senza risentimenti”.

La stesura del documento. Tutta la giornata si era consumata nell’attesa dell’ufficio di presidenza. E sulla formula dell’eventuale “scomunica” a Gianfranco Fini e ai finiani. Non “più politicamente vicini al partito”, questo il passaggio chiave al centro del documento alla cui stesura aevav lavorato per tutto il pomeriggio lo stato maggiore del Pdl, riunitosi a Palazzo Grazioli.

Le mosse dei finiani. Mentre diventava chiaro che le due anime del Pdl erano sempre più lontane anche i finiani si mettevano in moto. Già dalla mattina si intensificavano i contatti tra il Presidente della Camera e i suoi fedelissimi. Già il tam tam del pomeriggio parlava di 34 deputati vicini all’ex An pronti a firmare la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare alla Camera.

29 luglio 2010

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/29/news/pdl_ore_contate_per_i_finiani_berlusconi_sceglie_la_linea_dura-5914604/?rss

Berlusconi caccia Fini dal partito «Lasci la presidenza della Camera» Finiani deferiti ai probiviri

La rottura ormai è consumata. Definitiva. Inesorabile. Con la decisione dell'ufficio di presidenza del Pdl, che ha deferito al collegio dei probiviri i tre deputati finiani "dissidenti Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, Berlusconi ha sferrato l'attacco finale al suo ex alleato e confondatore del suo partito. Sfiduciandolo duramente, oltretutto, nel suo ruolo di presidente della Camera: «Viene meno la fiducia nel suo ruolo di garanzia», si legge nel documento approvato.

A votare no al documento (leggi il testo integrale) sono stati Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viepsoli, i tre componenti dell'ufficio di presidenza vicini all'ex leader di An.

L'Ufficio di Presidenza del Pdl, a fronte dei ''comportamenti incompatibili'' di Fini con i principi ispiratori del partito, sostiene che ''di conseguenza viene meno anche la fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni'', si legge nella bozza del documento presentato all'ufficio di presidenza del Pdl.

L'Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire

ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.

L'ufficio di presidenza del Pdl dedicato al 'caso' dei finiani è iniziato alle 8 di stasera. La riunione e' stata presieduta dal premier Silvio Berlusconi e all'incontro hanno partecipato i coordinatori del partito, i capigruppo di Camera e Senato, i ministri del Pdl, i presidenti di Regione oltre al sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Al termine dell'Ufficio di Presidenza, è Berlusconi in conferenza stampa a dare l'annuncio ufficiale (VIDEO): ''I coordinatori hanno svolto una relazione e hanno deciso di deferire ai probiviri gli onorevoli Briguglio, Granata e Bocchino, con la condivisione dell'ufficio di presidenza''. ''Lasciamo che siano membri del Parlamento ad assumere iniziative a riguardo''. Risponde cosi' il premier, Silvio Berlusconi, a chi gli chiede se a questo punto si debba chiedere un passo indietro di Fini dalla presidenza della Camera.

Alla domanda se la rottura con i finiani potesse mettere a rischio la maggioranza di governo, Berlusconi ha risposto: "Non credo proprio". 'C'e' stata un'altalena di numeri, ma non si poteva piu' restare in questa situazione'', aggiunge Silvio Berlusconi rispondendo ai giornalisti che gli chiedono indicazioni sul numero dei parlamentari finiani. ''Non c'e' nessun rischio'', ribadisce il presidente del Consiglio. "Abbiamo la maggioranza nel paese e il presidente del Consiglio gode di un consenso di oltre il 63%''.

''Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rispondendo in conferenza stampa a chi chiedeva se la nascita di gruppi finiani non si un prezzo troppo alta da pagare per la maggioranza. ''I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa, tanto piu' se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatre' su trentasei membri dell'ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse piu' continuare in questa

situazione''. ''Questa decisione sara' assunta nella sede del governo ma per quanto mi riguarda non ho nessuna difficolta' a continuare una collaborazione con validi ministri. Risponde cosi' il premier Silvio Berlusconi, a chi gli chiede se dopo la rottura con Fini dovranno lasciare l'esecutivo i componenti vicini al presidente della Camera.

Il Presidente della Camera non ha rliasciato alcuna dichiarazione ufficiale, trincerandosi dietro a un "no comment". Ma avrebbe detto ai suoi: "Non tocca a Silvio Berlusconi decidere della mia permanenza alla presidenza della Camera". Fini, che domani terrà una conferenza stampa, avrebbe deciso con i suoi di dar vita, già da domattina, a un gruppo autonomo alla Camera che conterebbe, riferiscono, su oltre trenta deputati. Non è detto che avvenga invece domani la definizione del gruppo autonomo al Senato. Contestualmente alla decisione di costituire il gruppo autonomo i parlamentari che aderiranno lasceranno il Pdl.

Immediata la reazione dell'opposizione. 'Fanno processi agli innocenti. Un singolare tribunale che mette sotto accusa gli innocenti''. Cosi' il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta il deferimento dei tre deputati finiani ai probiviri, deciso nell'ufficio di presidenza del Pdl.

''Sembrava non potesse accadere niente visto i numeri che hanno ed invece la maggioranza e' esplosa. Staremo a vedere ma ci aspetta un autunno molto movimentato che noi dobbiamo movimentare ancora di piu'''. E' l'analisi che il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, fa in occasione dell'incontro con i deputati Democratici per il saluto prima della pausa estiva.

Cresce nel frattempo il numero di firme sotto la richiesta di costituire alla Camera un gruppo autonomo dal Pdl che faccia riferimento a Gianfranco Fini. Ai venti iscritti a Generazione Italia che hanno sottoscritto il modulo questa mattina si aggiungono le adesione dei finiani più moderati, non iscritti all'associazione di Italo Bocchino che, a quanto si apprende, hanno deciso di appoggiare la richiesta. Si tratta di Roberto Menia, Silvano Moffa, Gianfranco Paglia, Donato Lamorte, Alessandro Rubens, Adolfo Urso, Giulia Bongiorno, Andrea Ronchi, Giulia Cosenza, Giuseppe Angeli, Carmine Santo Patarino. Diventano quindi 31 i deputati pronti a seguire la strada del gruppo autonomo, anche se secondo alcune indiscrezioni le firme arriverebbero a 33. I primi venti a sottoscrivere la richiesta questa mattina sono stati Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia.

Il Pdl, dunque, è arrivato alla resa dei conti.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha incontrato nel corso della giornata diversi parlamentari che fanno riferimento alla sua area. A molti di loro, riferiscono diverse fonti, l'ex leader di An avrebbe assicurato che anche in caso di rottura determinata da sanzioni inflitte dal Pdl ad alcuni dei finiani, la linea non cambierebbe: restiamo fedeli al governo e al programma sottoscritto con gli elettori, avrebbe detto Fini.

Ma Berlusconi non è sulla stessa lunghezza d'onda. Anzi. Fosse per lui lo caccerebbe subito, starebbe ripetendo il premier ai suoi interlocutori già da ieri sera e ancora questa mattina: "Voglio Fini fuori dal partito, trovatemi il modo, l'importante è cacciarlo". Ed è infatti su questo che stanno ragionando in queste ore i dirigenti del Pdl. Accanto a un documento politico nel quale si sottolinea l'incompatibilità politica del Presidente della Camera e dei suoi uomini, potrebbero esserci anche dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei suoi uomini. Il premier non gradisce mezze misure, per lui la strada giusta sarebbe quella dell'espulsione dei finiani o in ogni caso di un messaggio chiaro che non lasci spazio a fraintendimenti e sancisca la rottura anche dal punto di vista mediatico. Ma i dirigenti incontrati anche in queste ore gli avrebbero spiegato che, Statuto alla mano, si tratterebbe di una procedura lunga e complessa. Meglio forse, sarebbe stato il suggerimento, valutare l'opzione della sospensione, anche questa prevista dall'articolo 48 della carta delle regole del Pdl.

Come può pensare di chiedere di resettare tutto se due giorni fa aveva chiesto le dimissioni di Verdini e aveva coperto Granata?,avrebbe chiesto retoricamente Berlusconi ieri sera nel corso del vertice. Stamane poi, incontrando altri dirigenti alla Camera, avrebbe ribadito la volontà di "rompere" e di andare fino in fondo nella "guerra" con Fini.

Berlusconi avrebbe inoltre deciso di intervenire in Aula in Parlamento. Non più però a Montecitorio, sembra, bensì al Senato. Anche per evitare di trovarsi di fronte, spiegano, alla nutrita pattuglia di finiani che va componendosi a Montecitorio. L'intervento del premier sarebbe innanzitutto un duro attacco all'uso politico della giustizia.

Nel frattempo, Fini sta contando i suoi. Dopo una mattinata dedicata ad incontrare i deputati a lui vicini, il presidente della Camera ha visto anche i senatori. Intorno allora di pranzo si è svolta una riunione tra gli eletti a palazzo Madama vicini al Presidente della Camera, al termine della quale uno dei partecipanti ha assicurato: "Se servirà siamo sicuramente più di dieci", ovvero il numero necessario per formare un gruppo autonomo al Senato.

La giornata si apre con quella che il Cavaliere ha valutato come una proposta «tardiva», anzi una «trappola»: Silvio Berlusconi ha respinto la tregua offerta ieri da Gianfranco Fini, e secondo quanto riportato da tutti i giornali conferma la linea dura nei confronti del Presidente della Camera e dei suoi uomini: rottura con Fini ed espulsione dei suoi fedelissimi, linea che dovrebbe essere sancita stasera nell'Ufficio di presidenza del Pdl. Sul tavolo del vertice di ieri notte a palazzo Grazioli, l'offerta di pace di Fini («Resettiamo tutto») è arrivata intorno alle 21.

Ma l'interpretazione del vertice del Pdl riunito a casa del premier è stata secca: «È una trappola - avrebbe detto Berlusconi - se avesse voluto la tregua l'avrebbe proposta un mese fa. Adesso è solo un modo per prendere tempo». E così lo stato maggiore del Pdl prepara un documento di «censura politica» contro il co-fondatore del partito, che dovrebbe essere approvato oggi nell'Ufficio di presidenza convocato per la serata. È suscettibile di modifiche fino all'ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell'ufficio di Presidenza del Pdl. Ma il documento di 'scomunica' di Gianfranco Fini e dei finiani ai quali sta lavorando il Pdl in vista della riunione di stasera conterrebbe dure accuse. Politicamente rilevante sarebbe fra l'altro il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi uomini non sono più «politicamente vicini al Pdl». Alla stesura del testo sta lavorando lo stato maggiore del partito, ma in particolare il coordinatore Sandro Bondi, che

negli ultimi mesi ha di frequente duramente polemizzato proprio con Fini.

Parallelamente, si dovrebbero avviare le complicate procedure per arrivare all'espulsione dal Pdl dei 'finianì più esposti: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata. In questo modo, è la strategia del Cavaliere, Fini si troverebbe isolato nel partito. Ma sempre nell'intervista al 'Fogliò il Presidente della Camera ribadiva: «Qui sto, e qui resto». Tuttavia Berlusconi già prepara il 'dopo-Finì: ieri ha incontrato i deputati Liberaldemocratici, pronti a rimpolpare le fila della maggioranza dopo la cacciata dei finiani.

Ufficio di presidenza

L'ufficio di presidenza del Pdl è stato convocato. L'appuntamento a Palazzo Grazioli è per le 19, con un'ora d'anticipo sul previsto.

Bersani

Dopo che Bersani ha spiegato la sua idea di una «fase di transizione» esposta ieri in Aula alla Camera, i cronisti gli hanno chiesto cosa ne pensasse di eventuali elezioni anticipate: «Le elezioni anticipate - ha replicato - non sono nè nelle nostre disponibilità nè nelle nostre intenzioni». «Io credo che la maggioranza - ha proseguito - debba decidere tra un pensiero nuovo, un galleggiamento o uno strappo. Noi siamo pronti ad ogni evenienza, ma sta alla responsabilità di chi governa prendere certe decisioni». I cronisti hanno quindi chiesto cosa ne pensasse di un governo di transizione che comprendesse anche i finiani: «Dipende dall'oggetto di cui si discute - ha risposto Bersani - se si parla di democrazia parlamentare da ristabilire, di legalità e di temi fondanti, noi non abbiamo pregiudiziali». I cronisti hanno sottolineato al segretario del Pd le parole di elogio nei suoi riguardi espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha definito «efficace» il suo intervento alla Camera sulla manovra: «Ieri le mie parole sono apparse veritiere - ha osservato Bersani - perchè ho sottolineato come da mesi si parla di intercettazioni, che potevano essere risolti in 5 minuti se non ci fossero state seconde intenzioni e non si parla di lavoro. Questo è drammaticamente vero e lo capiscono anche i colleghi che siedono nei banchi della maggioranza». «Questo però - ha aggiunto - è il limite del berlusconismo, che è ineliminabile: al lui la sostanza agli altri la propaganda. I disoccupati, la gente normale, i cassintegrati devono accontentarsi di favole, sogni e propaganda; i problemi di cui ci dobbiamo occupare sono quelli suoi. Forse Fini intendeva dire questo: se è così io sono d'accordo».

Finiani si preparano all'espulsione

I finiani già si preparano all'espulsione dal partito: 33 deputati avrebbero già firmato la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare (alla Camera servono 20 deputati). Secondo quanto si apprende, gli aderenti sarebbero, tra gli altri: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia. Secondo quanto riferiscono, ci sarebbero poi altri deputati finiani, che non aderiscono a Generazione Italia, che starebbero valutando la possibilità di firmare il modulo. Fra questi, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. Alcuni di loro hanno espresso nelle settimane passate dubbi sulla possibilità di seguire Fini nel caso di una rottura, ma altri sarebbero pronti a seguire questa strada.

«Questi numeri mettono la golden share del governo nelle mani di Fini», dice convinto una fonte parlamentare che partecipa al progetto. La richiesta che verrebbe depositata nel momento in cui dovesse scattare il provvedimento di espulsione o di sospensione, dal gruppo o dal Pdl, per Bocchino e Granata. «Altri deputati preferiscono aspettare che arrivi il provvedimento - spiega un finiano - e di leggere il documento politico che l'Ufficio di presidenza del Pdl dovrebbe approvare stasera contro Fini».

A questo proposito, alcuni consiglieri di Silvio Berlusconi stanno provando un ultimo tentativo per convincere il premier a non percorrere la strada dell'espulsione, e ad evitare un documento troppo duro nei confronti di Fini e dei suoi uomini. Particolarmente attivo in questa direzione il consigliere giuridico di Berlusconi, Niccolò Ghedini. Quel che i finiani assicurano nei conciliaboli in Transatlantico e nel cortile di Montecitorio, è che un provvedimento di espulsione nei confronti di esponenti vicini a Fini «riceverà senz'altro una risposta adeguata». E che «se la conta dovesse davvero partire, i numeri saranno altri... Decisamente superiori a 25».

http://www.unita.it/news/italia/101846/pdl_resa_dei_conti_pronto_documento_contro_fini_finiani_verso_gruppo_autonomo_alla_camera

Il Pdl tra feste, veleni e décolleté come gli ultimi giorni di Pompei

Il Satyricon della crisi. La scena si affolla di eroi fasulli, ecclesiastici, mogli irose, suocere intringanti. E alla festa alla Brambilla scappa un capezzolo dal vestito da sera

di FILIPPO CECCARELLI

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La morte del Pdl, la festa di compleanno del ministro Rotondi a villa Aurelia. Torce nei vialetti del parco, profumo di luglio sul Gianicolo, bisbigli di potere, schiamazzi mondani, torme di camerieri e di contractors, tartufi giganti destinati a inghirlandare le frittatine cotte sull’erba, ma prima esposti con orgoglio su un tappeto di basilico all’obiettivo del fotografo di Cafonal. Giovedì notte: Satyricon della crisi.

Euforia, risate, abbandono dopo una giornata decisiva, forse. Alla tastiera c’è Peppino di Capri. Dal décolleté del ministro Brambilla, ritratta al tavolo con una lucentissima Santanché, scappa fuori un capezzolo. Dalle parti del buffet trimalcionesco, nei pressi della postazione dei fratelli Ambrogio e Luigi Crespi, provetti spin doctor di parecchi ministri, è stato allestito un maxi schermo e al momento degli antipasti scorrono le immagini di Falcone e Borsellino, “assassinati dalla mafia”, come specifica la scritta in sovrimpressione che accompagna l’happy birthday video dedicato alla vita di Rotondi.

1LE FOTO DELLA FESTA DI ROTONDI 2

Per restare al primo secolo dopo Cristo. Ne Gli ultimi giorni di Pompei, romanzo storico di Edwar Bulwer-Lytton e soggetto di tre-quattro filmoni in costume, un incombente pericolo minaccia la magica atmosfera della città aleggiando sopra le feste e i piaceri di quella città ai piedi del Vesuvio. L’energia del dispositivo letterario, che in mancanza di progetti e idealità gli osservatori della post-politica si sentono oggi spinti a prendere in considerazione, è di seguire i protagonisti dei divertimenti come già condannati – circostanza peraltro insita nel potere a prescindere dalle eruzioni.

E comunque. Il lavoro e le didascalie del vulcanico Umberto Pizzi, fotografo di Dagospia, valgono l’indubbio sforzo testimoniale di un passaggio cruciale. Nel giorno in cui si decidono le sorti del centrodestra il presidente Berlusconi, l’Ospite d’onore, è attorniato e spupazzato da una folta e ardente delegazione di sue deputate cui la vulgata ha definitivamente affibbiato il soprannome di “Forza Gnocca” – ma già ne incalza quell’altro, pure maschilista, di “Truppe mammellate”.

Tra parentesi: ieri notte, ulteriore festa nel segno del Cavaliere organizzata dalle graziose onorevolesse; e poi secondo party del gruppo parlamentare femminile martedì sera nella stessa location dell’inespugnabile castello di Tor Crescenza.

Ritorno a Villa Aurelia, piuttosto preziosa quanto all’affitto e ai tartufoni, e nei quadri viventi di Pizzi il presidente del Consiglio si vede ora imbrigliato dalla vitalità di donna Assunta, ora tampinato dall’onorevole De Gregorio in grandissima forma; ma dal punto di vista estetico, come in certi quadri di corte cinquecentesca, le figure più godibili allo sguardo risultano quelle di contorno, per cui ecco spuntare qui un ilare Buttiglione, lì un perplesso Klaus Davi, lì in fondo Marzullo, opportunamente scapiglione.

Ci sono frotte di ministri, un sacco di Rai, il sindaco Alemanno, il dottor Cardia, il generale Pollari, Formigoni da Milano e per non farsi mancare nulla, a perenne monito delle responsabilità della sinistra, c’è pure l’ex ministro Pecoraro Scanio. Ma soprattutto, come in un film, ci sono gli eroi della P3, l’eroico Verdini con la moglie, il sottosegretario Caliendo; e se anche la cosa può risultare imbarazzante, senza troppo sottilizzare sui motivi, a uno dei tavoli c’è pure quel povero Caldoro al quale i simpaticoni di Palazzo Pecci Blunt avevano preparato un bel crostino.

Sui destini del centrodestra si vorrebbe tanto poter scrivere di politica, magari tenendo anche a bada il moralismo. Però qui davvero tutti magnano, bevono, scherzano, si mettono in posa e a quel punto, baciati dal flash del riconoscimento, si abbracciano e si baciano, al punto da coinvolgere anche Letta, damerino professionale, nelle calorose smancerie del Satyricon Pdl e dell’estate rotondiana. Ai tempi di Nerone non era poi molto diverso. Cortigiani, feste, banchetti, ruffiani, polverine, cricche, magheggi: la vita pubblica non mostra il suo aspetto più edificante. La regressione del potere riattiva la percezione di qualcosa che incombe; lo strazio della volgarità preannuncia esiti niente affatto rassicuranti. Contro l’eresia finiana, Berlusconi fa lo spiritoso su Bocchino: “Sono rimasto male quando ho saputo che era un deputato e non un punto del nostro programma”. Ormai di routine Bossi saluta i giornalisti ed esclude le elezioni con il dito medio.

E saranno pure i dossier, ma intanto la scena si affolla di eroi fasulli, ecclesiastici imbroglioni, mogli irose, suocere intriganti, cognati da sistemare, crocerossine da far sfilare, produttori di fiction, venditori di case a Montecarlo. Il grottesco è prepotente, ma dall’orrore del vuoto al cupio dissolvi di solito il passo è abbastanza breve.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/31/news/satyricon_crisi-5967834/?ref=HRER2-1

Contro B. Fini può vincere

Paolo Flores d’Arcais

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Ai suoi “alleati” Berlusconi chiede solo tre cose: credere, obbedire, combattere. Il vero fascista è lui. Per Berlusconi non esistono alleati: o sei un servitore o sei un nemico. Per Berlusconi non esistono lo Stato e le sue istituzioni: esistono solo le sue proprietà, governo compreso.

Il paradosso è che contro Berlusconi oggi sono schierate – speriamo sempre più efficacemente – persone che nel Msi stavano all’estrema destra, con Rauti, mentre l’ex-Pci sta a cuccia sotto le ali dell’ex-giovane di bottega di Forlani (ricordate il Caf?), Pierferdinando Casini. E quattro chiacchiere di quattro Serracchiani non cambieranno un bel nulla, fino a che non si trasformano in opposizione-rottura nei confronti dei D’Alema e Veltroni (e relative controfigure).

Contro Berlusconi Fini può perfino vincere. Se davvero manterrà la promessa intransigenza sulla legalità. Perché allora si presenteranno a bizzeffe i provvedimenti berlusconiani che della legalità fanno strame, su cui sarà costretto a far cadere il governo. A quel punto dovrà scegliere tra governissimo, cioè mega-inciucio, e governo di lealtà costituzionale, che tolga a Berlusconi il maltolto, l’etere televisivo che è di tutti e che Berlusconi grazie a Craxi ha espropriato annettendolo a Villa Certosa. Speriamo che Fini non si faccia consigliare da D’Alema, e segua solo la logica. Ho detto “speriamo”: non è una previsione, è una possibilità, che l’azione della società civile democratica – se riprenderà le lotte – può rendere meno improbabile.

30 luglio 2010

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/contro-b-fini-puo-vincere/45972/

lettera al direttore de l’Espresso

Povero Pdl, che brutta Fini

Cara Rossini,

il mese di agosto è solitamente inteso anche politicamente “balneare”, nel senso che buttandoci tutti a mare si dimenticano i problemi del Paese e da noi si usa dire “Crà se pens” (domani si pensa). Ma questa volta, proprio alla vigilia del periodo balneare si è scatenato un uragano politico che ci costringerà a nuotare in acque agitate con la bandiera rossa che sVendola su tutte le spiagge.

Dunque, è successo che m’ero comprato un bel pantaloncino da mare per farmi lunghe nuotate, ma a quanto vedo, la situazione è alquanto burrascosa. Io vorrei un po’ soffermarmi su ciò che ha combinato Berlusconi. Possibile che un furbacchione come lui non abbia valutato attentamente ciò che ha deciso di fare ?

Quel marpione di Silvio ha scompaginato ogni cosa per evitare che tutta l’estate si parlasse di Scajola, Brancher, Verdini, Cosentino e cricca bella. Adesso tutti metteranno da parte questi nomi, dimenticandoseli (ci siamo già dimenticati di Bertolaso), e cominceranno a dedicarsi al nuovo quadro politico. In particolare si parlerà di chi entrerà in “Futuro e Libertà”, se nel movimento avrà un ruolo importante anche Montezemolo e se Di Pietro e Casini daranno una mano a Fini ad amalgamarsi con loro. Su Francesco Spacca-Rutelli non so’ esprimermi, essendo lui di provenienza radicale non mi meraviglierei se prendesse il posto di Capezzone il quale prenderebbe il posto di Taradash, il quale …

La questione più interessante sarebbe l’isolamento di Bossi circondato soltanto da nemici. Tolto Berlusconi che gli è amico per interesse, non ce ne sono altri nemmeno all’interno del PdL. Il Federalismo lo si può tranquillamente archiviare insieme alla legge-bavaglio. Il povero Bossi, dopo aver sollevato entrambi “i diti” medi, dovrà alzare bandiera bianca al posto della verde. Se avesse continuato a rispettare il tricolore, avrebbe avuto una maggiore gamma di colori per dipingere il quadro politico.

Se dovessimo andare a nuove elezioni mi dispiacerebbe non vedere più la faccia di Schifani sagomata a mo’ di frate Cionfoli. Don Renato tornerebbe di nuovo ad indossare i panni di Sandokan per difendere a spada tratta il suo Silvio. E Ciquit ? Ciquit lo vedo proprio male, e ciò, già da diverse settimane, a stare dietro a Berlusconi ha perso parecchi capelli e quelli rimasti sono sempre spettinati come se uscisse ogni volta da bara-onde furiose. Il povero Bondi dopo aver preparato la relazione-filippica contro l’epurazione della banda Fini dovrà vedersela con la sua vita privata, non vede il figlio dodicenne da mesi ma è il figlio che non vuol vedere lui. Bondi non è come Bossi, Bossi i figli se li porta sempre appresso mentre Bondi appresso si porta i problemi di Berlusconi. E che dire di Rotondi che si è fatto un culo quadrato per tenere tutti uniti ed alla fine si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. Di chi fossero quelle mosche non si sa, si sa solo che dopo la riunione dell’epurazione di Fini e camerati, Berlusconi ed altri si sono recati ad una sua festa (di compleanno ?) e dopo aver mangiato e bevuto tutti se ne sono andati senza sapere quale fosse l’oggetto della festa.

Gasparri e La Russa sono spariti dalla circolazione. I due sono contenti di non dover più avere a che fare con Fini, ormai il loro idolo è Berlusconi e lo seguiranno sino alla sua capitolazione, loro sono bravi a ricapitalizzarsi, basta ancorarsi a qualche buon partito (non a partito buono) che assicuri loro di tirare bene a campare. Sono infine preoccupato per Lupi. A settembre riprendono Anno Zero e Ballarò e da solo sarà costretto a metterci la faccia per giustificare tutti i furti e gli intrallazzi della cricca. Eravamo rimasti a Scajola e in quell’occasione Lupi si appoggiò al fatto che il buon Claudio si era comunque dimesso per difendere la sua credibilità. Ma Verdini non ne vuol sapere di dimettersi.

Povero PdL, chi l’avrebbe detto che avrebbe fatto questa brutta Fini.

Salva Tores

fonte: http://lettere-e-risposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/07/30/povero-pdl-che-brutta-fini/

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