L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 1 luglio 2010

Corte dei Conti Rendiconto Finanziario 2009 Regione Sicilia




RELAZIONE SUL RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE SICILIANA PER L’ESERCIZIO 2009

Considerazioni generali del Presidente

1. Il giudizio di parificazione del Rendiconto Generale della Regione siciliana, nel procedimento che ne caratterizza lo svolgimento, con le formalità della giurisdizione e con l’intervento del Procuratore Generale, rappresenta l’espressione di un disegno costituzionale che ha favorito la duplicità funzionale della Magistratura contabile connotata da indipendenza e neutralità riveniente dagli articoli 100 e 103 della Costituzione.

Con la presente relazione queste Sezioni riunite esprimono valutazioni e avvisi sui principali aspetti riferiti al Rendiconto generale della Regione siciliana. L’impostazione seguita ha ampliato l’ambito delle rilevazioni e delle analisi, non limitate all’esame dei soli conti della Regione ma indirizzate anche a quei settori le cui sofferenze gestionali sono destinate a regredire a carico della finanza e del bilancio regionale.

La sanità in particolare è venuta ad assumere maggiore rilievo in considerazione del peso preponderante che esercita sul bilancio regionale. A partire da quest’anno, un capitolo nuovo della relazione è inoltre dedicato al sistema della finanza locale, ivi compresi aspetti e criticità riferibili all’indebitamento e alla sua gestione attiva e con primi dati relativi alle società partecipate.

2. L’annuale attività di controllo ha inteso recepire priorità tematiche suggerite dall’Assemblea regionale. Si è trattato di una iniziativa istituzionale per la prima volta sperimentata la quale si iscrive in un percorso destinato a piegare l’asse della programmazione nella convergenza e più

stretto collegamento con il Parlamento regionale.

Segue per coerenza una metodologia di controllo ravvicinata per tempi e modi allo stesso evolvere dell’attività amministrativa; si tratta di un principio valevole in generale per tutta l’area del controllo, inteso a superare un metodo di valutazione in passato troppo ancorato ad esiti riferiti ad esercizi finanziari risalenti. Ciò a garanzia delle stesse amministrazioni controllate le cui azioni recenti possono aver superato pregresse criticità; mentre, d’altro canto, solo avvisi e raccomandazioni fondati su dati recenti e aggiornati possono garantire all’Assemblea regionale un contributo conoscitivo autorevole ed efficace.

3. Anche quest’anno l’approvazione del bilancio e della legge finanziaria sono intervenuti nel corso dell’esercizio provvisorio. Il travalicamento di ben quattro mesi è sintomo di una perdurante difficoltà a produrre con la manovra di bilancio scelte ordinate in termini di priorità, sulla base di valutazioni capaci di tener conto di interdipendenze, correlazioni e necessaria coerenza tra scelte generali e scelte particolari. Difficoltà acuite dal confluire in finanziaria di una normativa di spesa indirizzata ad obiettivi di politica economica e sociale, finalizzata al sostegno dello sviluppo e del reddito, con notevole ampliamento di quanto originariamente riservato al suo contenuto proprio. Il rischio, nell’ambito di un’ordinata dialettica fra Governo e Assemblea regionale è di una sottrazione alle regole che ne presiedono il necessario ed equilibrato rapporto, per via di un potere e una responsabilità sul bilancio che progressivamente possono risultare sbilanciati in termini di allocazione delle risorse. Prioritaria è l’esigenza nella formulazione del bilancio di quantificazioni finanziarie strettamente ancorate alla individuazione di obiettivi da perseguire, nella determinazione di mezzi e processi idonei al loro raggiungimento, con maggior controllo della spesa pubblica regionale, abbandonando l’approccio puramente incrementale ed eliminando la logica della copertura al margine.

Preme la sollecitazione per una riforma dell’ordinamento contabile regionale che - nel portare avanti la procedura di approvazione del d.d.l. 119 del 2008 - preveda una struttura del bilancio e una sua classificazione per missioni e programmi che, già entrata a regime per il bilancio dello Stato a seguito della finanziaria 2008, può schiudere nuove prospettive in chiave di miglioramento delle procedure di conoscenza della spesa e di rafforzamento del sistema di controllo delle politiche pubbliche da parte dell’Assemblea regionale. A tale riguardo e allo scopo di migliorare l’efficienza allocativa delle risorse, va anche considerata l’opportunità di introdurre elementi necessari a dar vita ad un sistema di periodica revisione della spesa (spending review).

4. La legislazione nazionale nel corso del 2009 si è caratterizzata per l’elevato dinamismo e l’impegno dedicato al quadro delle riforme istituzionali.

La nuova legge di contabilità e finanza pubblica (196/2009), insieme alla delega sul federalismo fiscale (142/2009) e alla riforma dell’impiego pubblico (d.lgs. 150/2009) hanno assunto un ruolo centrale nella declinazione delle regole sulle quali sono chiamati a confrontarsi Stato e enti dotati di autonomia.

Si accentua l’esigenza di coordinamento tra i diversi livelli di governo a fronte del nuovo percorso di programmazione della finanza pubblica che, per le autonomie speciali, fa salva tuttavia la necessaria predisposizione di norme di attuazione.

La Decisione di finanza pubblica sostituisce il DPEF e diviene la sede di condivisione degli obiettivi per il triennio, con lo scopo di definire la misura del contributo richiesto alle amministrazioni locali e regionali. Anche i bilanci delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome andranno formulati nella coerenza delle regole stabilite per la convergenza di costi e fabbisogni standard dei vari livelli di governo.

Il nuovo sistema di finanziamento in chiave di federalismo fiscale comporta peraltro non poche difficoltà in Sicilia.

Specie con riferimento al settore della sanità, definire il costo standard non è operazione facile. L’opportunità di una configurazione di “costo medio” tra Regioni, o peggio con riferimento alle Regioni più virtuose, solleva perplessità, poichè la sua traduzione in fabbisogno standard richiederebbe una adeguata ponderazione per tener conto delle caratteristiche regionali, dei bisogni diversi espressi dalle comunità e dei vincoli/opportunità presenti nel territorio. Esiste una sperequazione infrastrutturale (tipologia di asset e loro qualità) che incide sui rendimenti delle funzioni di produzione e sulla qualità degli output. Assumono rilevanza le differenze di carattere socio-economico, destinate ad influenzare notevolmente il livello di produzione (tra le altre: il PIL regionale, il tasso di disoccupazione, il tasso di istruzione, i reati contro la pubblica amministrazione che si riflettono proprio nel divario fra Nord e Sud del Paese).

Interrogativi si prospettano anche riguardo al sistema di finanziamento degli enti locali.

Si prevede che la copertura finanziaria delle spese relative alle funzioni fondamentali di comuni e province avvenga tramite il gettito derivante dalla compartecipazione all’IRPEF e all’IVA, oltre che da imposizione immobiliare (art. 12, comma 1, legge 42 del 2009). In Sicilia, il legislatore statale per finanziare gli enti locali dispone tuttavia non di risorse proprie ma di quelle spettanti alla Regione. Le indicate disposizioni comportano decurtazioni di gettito per le entrate di spettanza della Regione siciliana (ex art. 36 dello Statuto e art. 2 DPR 1074/1965) senza previsione di meccanismi compensativi.

Occorre acquisire maggiore chiarezza sugli effetti di tali cambiamenti normativi ad evitare che la Sicilia ne sia eccessivamente colpita.

Il d.lgs. 150 del 2009 (c.d. riforma Brunetta) apre la strada ad una vera e propria “ripubblicizzazione” del pubblico impiego. Cambia il rapporto di forza fra legge e contrattazione collettiva. La disciplina normativa sino ad oggi recessiva rispetto alla fonte contrattuale diviene ora prevalente con un più ampio margine di applicabilità alle Regioni, anche se per le autonomie speciali resta la ricorrenza della clausola di salvaguardia destinata a far salva la compatibilità con i propri Statuti.

5. Problemi gravi in Sicilia si registrano nel mercato del lavoro.

Nella media 2009 e per il terzo anno consecutivo l’occupazione in Sicilia è diminuita.

Secondo dati della Banca d’Italia, il calo della domanda ha riguardato in particolare il settore industriale.

A differenza di quanto avvenuto a livello nazionale, in Sicilia la flessione ha interessato esclusivamente i dipendenti (- 28.000 unità, pari a una riduzione del 2,5%).

Particolarmente colpita dalla fase congiunturale negativa è stata la categoria dei lavoratori con contratto a tempo determinato, tra i quali l’occupazione è calata del 9,2%.

Nel 2009 l’utilizzo della Cassa integrazione guadagni, da parte delle imprese operanti in Sicilia, è aumentato del 78,8% a fronte di un incremento superiore al 300% nella media nazionale; la minore intensità di crescita, rispetto al resto del Paese, è da ricondurre alla più modesta presenza nell’Isola di stabilimenti industriali di maggiori dimensioni, che più facilmente possono fare ricorso agli interventi in base alla attuale normativa.

In Sicilia, come del resto nelle regioni del Mezzogiorno, assume poi un peso significativo il fenomeno dello “scoraggiamento” che tende a crescere nei periodi di avversa congiuntura economica a causa della rinuncia a intraprendere azioni di ricerca del lavoro quando si ritiene improbabile trovare una occupazione in breve termine.

Nel quarto trimestre del 2009 l’incidenza complessiva del lavoro disponibile inutilizzato in Sicilia raggiunge il 20%, crescendo di 4,4 punti rispetto alla fine 2007, prima della fase più acuta della crisi.

Sono dati sui quali occorre riflettere, superando la generale carenza di attenzione e considerazione per i problemi del Mezzogiorno e specialmente della Sicilia.

6. L’anno 2009 è stato caratterizzato in Sicilia da importanti iniziative di legislazione regionale il cui fondamentale connotato è stato di introdurre riforme ispirate ad una incisiva riorganizzazione strutturale, burocratica e amministrativa condotta su diversi piani di attacco ma con il complessivo obiettivo di riprendere il controllo degli andamenti di spesa, tramite eliminazione di sprechi e duplicazioni, per assicurare i servizi in modo appropriato e con minore costo. Restano i problemi legati alla gestione delle attività di formazione troppo sbilanciate sul versante dei costi in assenza di corrispondente performance.

Per quanto riguarda la gestione della sanità, non poche difficoltà sono legate al sistema di finanziamento che a causa dei reiterati monitoraggi da parte dei Ministeri dell’economia e della salute ritardano erogazioni necessarie alla copertura di fabbisogni connessi con i livelli essenziali di assistenza e perciò con prestazioni “dovute” ai cittadini. Vi si lega un’emergenza di cassa a fronte della quale preme l’esigenza, nel quadro della più generale tematica del federalismo fiscale, di una riflessione sul sistema di finanziamento della sanità che eviti sia dannosi ritardi nella erogazione delle risorse, sia meccanismi sanzionatori destinati a far leva sul taglio delle risorse.

Resta al contempo l’esigenza di assicurare alle gestioni sanitarie qualità ed efficienza sia per superare il consistente fenomeno della mobilità verso altre Regioni, sia per garantire medesime prestazioni a parità di costo.

Nelle recenti iniziative legislative regionali, sia quella rivolta al riordino del Servizio sanitario regionale (aprile 2009), sia quella relativa alla gestione integrata dei rifiuti (legge 9 del 2010), infine nella stessa legge finanziaria del maggio scorso, è possibile cogliere un impegno in direzione di una opera riformatrice la cui efficacia sarà premiata solo da uno sforzo attuativo che valga a far premio sulle probabili resistenze.

La riduzione delle strutture sanitarie e delle Autorità d’ambito, la chiusura dei piccoli e non efficienti ospedali, la riduzione e riaccorpamento delle società regionali, la fissazione di tetti ai compensi degli organi di amministrazione e di controllo, i numerosi vincoli alla spesa, l’eliminazione di duplicazioni e sprechi, tutto ciò con il coinvolgimento degli enti e organismi regionali chiamati a contribuirvi, in un quadro di generale condivisione sui medesimi obiettivi perseguiti e valevoli per la stessa amministrazione regionale, assume il significato di una politica di risanamento che intende giocare a tutto campo per una rinnovata efficienza da imprimere a tutto il settore pubblico del territorio siciliano. E’ un percorso che, se puntualmente monitorato e severamente applicato, potrebbe restituire alla Sicilia l’auspicata credibilità amministrativa, utile a ottenere riconoscimento, quanto meno maggiore attenzione, alle rivendicazioni statutarie specie in tema di risorse ed entrate regionali.

30 giugno 2010 - Sezioni riunite per la Regione siciliana in sede di controllo - Considerazioni generali del Presidente

Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana

RELAZIONE ORALE PER L’UDIENZA DI PARIFICAZIONE

Il rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009 Il rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2009 registra saldi positivi nella gestione di competenza, a differenza dell’esercizio precedente, quando la gestione finanziaria era stata fortemente condizionata dall’anticipazione pari a 2.640 milioni di euro concessa dal Ministero dell’economia e delle finanze per la chiusura delle operazioni finanziarie intraprese a copertura di deficit sanitari. Esiti positivi nel 2009 anche a raffronto dei dati emersi nel quadriennio 2004-2007 e con le stesse previsioni effettuate dal Governo regionale in sede di legge finanziaria per l’esercizio 2009.

In particolare, la differenza tra entrate e spese finali ha contabilizzato un saldo netto da impiegare pari a 1.366 milioni di euro, risultato positivo che non si registrava dal 2004. Anche l’esito della gestione di competenza ha contabilizzato un saldo positivo di 1.155 milioni di euro, circostanza che non si registrava dal 2003.

Entrambi i su indicati saldi registrano peraltro valori negativi a livello di cassa, per 78 e 290 milioni di euro. Saldo positivo in termini sia di competenza che di cassa è quello del “risparmio pubblico” che, dopo un biennio di segno opposto, indica una rinnovata propensione a destinare risorse correnti a spese d’investimento.

Al complesso degli indicati risultati d’insieme ha, però, concorso in via eccezionale la gestione in conto capitale con un valore di 1.244 milioni di euro.

A riguardo, vanno prospetticamente segnalate le esigenze di attivazione di azioni intese a interventi cofinanziati dalla UE e dallo Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 2 Stato che nei prossimi anni potrebbero annullare il contributo positivo registrato dai relativi fondi nel 2009.

I dati di rendiconto fanno registrare al 31 dicembre 2009 un avanzo di amministrazione 10.059 milioni di euro, di cui 9.493 milioni relativi a fondi con destinazione vincolata e 566 milioni su fondi non vincolati. Il notevole incremento dell’avanzo complessivo, pari a 1.276 milioni di euro, rispetto al risultato 2008 è da imputare al combinato effetto della contrazione dell’avanzo non vincolato e dell’aumento della quota ascrivibile ai fondi a destinazione vincolata; questo da attribuire principalmente all’accertamento nel 2009 delle risorse dell’Unione Europea e dello Stato a titolo di cofinanziamento dei Programmi Operativi regionali 2007-2013.

L’indebitamento regionale

Il residuo debito complessivo della Regione siciliana al 31 dicembre 2009 è pari a 4.649 milioni di euro di cui 4.220 milioni a proprio carico e la restante parte di 429 milioni rimborsata dallo Stato, anche se formalmente a carico della Regione.

Lo stock del debito della Regione si attesta su un livello di poco inferiore a quello del 2008, esercizio nel quale si era invece registrato un notevole incremento per effetto della sottoscrizione del prestito trentennale di 2.800 milioni di euro con il Ministero dell’economia e delle finanze per il settore sanitario, cui hanno fatto seguito richieste di erogazione per 2.640 milioni di euro.

Nel 2009 la Regione non ha assunto ulteriori debiti. Infatti non è stato attivato il mutuo di 480 milioni di euro, contratto nel 2008 con la Cassa depositi e prestiti, autorizzato dalla legge regionale 6 febbraio 2008 n.1, né si è fatto ricorso alle altre operazioni finanziarie previste dalla legge regionale 14 maggio 2009, n. 6. Le posizioni in ammortamento direttamente a carico della Regione al 31 dicembre 2009, distinte per ente creditore, sono così composte: finanziamenti presso la Cassa Depositi e Prestiti per 875 milioni di euro, Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 3 prestiti obbligazionari per 381 milioni, mutui contratti con la Banca europea degli investimenti per 369 milioni e un mutuo contratto con il Ministero dell’Economia attualmente pari a 2.595 milioni. Le posizioni debitorie invece a carico dello Stato sono costituite da mutui della Cassa Depositi e Prestiti per 233 milioni e da mutui contratti con istituti bancari per 196 milioni. Complessivamente la vita media del debito residuo, a chiusura d’esercizio, è pari a 13 anni. I dati di rendiconto 2009 mostrano che l’ammontare del costo sopportato dalla Regione per il rimborso dei prestiti a medio e lungo termine è stato pari a 472 milioni di euro, di cui 201 milioni per il rimborso della quota capitale e 271 milioni a titolo di interessi. La spesa complessiva per il rimborso prestiti e interessi sulle operazioni in corso di ammortamento nel 2009 segna un sensibile aumento rispetto a quella del 2008 dovuto principalmente all’incremento della spesa per interessi a fronte del citato prestito contratto nel 2008 con il Ministero dell’Economia.

La gestione attiva del debito, intrapresa dalla Regione nel 2005 con successiva rimodulazione nel 2007, ha fatto sì che le operazioni di finanza derivata assistano oggi il 29,6% circa del debito a carico della Regione. Al riguardo va segnalato che negli ultimi due esercizi la Regione non ha fatto ricorso ad alcuna nuova operazione di ristrutturazione del debito.

Attualmente sono in corso cinque operazioni in derivati, di cui tre a fronte di mutui contratti con la Cassa depositi e prestiti e due relative alle emissioni obbligazionarie regionali di tipo bullet denominate “Archimede” e “Pirandello”. A garanzia della restituzione del capitale alla scadenza si è fatto ricorso in entrambi i casi alla costituzione di un fondo di ammortamento (sinking fund). Nel 2007, sulla base dell’impegno assunto con l’accordo sul Piano di rientro della sanità, la Regione ha proceduto a rinegoziare gli indicati sinking fund con la Royal Bank of Scotland.

Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 4 Fino al 2007 lo scambio dei flussi finanziari ha assicurato alla Regione un differenziale positivo. Nel 2008 e nel 2009 si registrano invece, su alcune operazioni, differenziali negativi. Tuttavia la lettura dei dati riferiti all’intero quinquennio evidenzia che il beneficio complessivo sinora ottenuto dalla Regione è superiore allo svantaggio registratosi negli ultimi due esercizi.

La spesa per il personale

I dati relativi agli impegni per gli oneri del personale a tempo indeterminato e determinato, effettuati nel periodo 2001-2009, così come quelli relativi alle retribuzioni medie pro capite del periodo, mostrano una spesa per il trattamento economico fondamentale per quasi il 90 % della retribuzione, che subisce nel quadriennio 2005-2008 variazioni in aumento; ulteriori incrementi si registrano nel 2009. Gli emolumenti relativi alla retribuzione variabile evidenziano invece nel 2009 un decremento significativo, dopo il trend di crescita registratosi fino al 2008.

Tra i fattori che hanno determinato l’evidenziato aumento di spesa vanno menzionati:

· il notevole ampliamento, a decorrere dal 1° gennaio 2006, del numero dei dipendenti a tempo determinato;

· i rinnovi contrattuali relativi al personale dirigenziale e non dirigenziale del comparto, con oneri evidenziati dalla Corte, sia in sede di giudizio di certificazione, che in occasione del referto all’Assemblea regionale siciliana anche superiori a quelli garantiti a livello nazionale alla generalità dei dipendenti in servizio presso altre amministrazioni pubbliche;

· l’aumento delle risorse stanziate per il pagamento delle retribuzioni di posizione e di risultato del personale dirigenziale a seguito dell’intervenuto incremento del numero degli uffici di massima Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana

dimensione e delle strutture intermedie registratosi nel periodo antecedente la costituzione dell’apposito fondo;

· l’incremento delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale a tempo determinato;

· gli interventi normativi succedutisi nel tempo con incidenze sull’aggregato di spesa in esame prevedendo o estendendo indennità al di fuori delle previsioni contrattuali.

I su indicati costi rappresentano un peso percentuale sul totale delle spese correnti pari al 6,9 % che ascende al 15,5 % al netto delle spese per l’assistenza sanitaria.

La dotazione organica contenuta all’art. 51, comma 3, della finanziaria regionale 2010 prevede significativi incrementi delle unità di personale rispetto agli organici stabiliti dalla legge regionale 28 ottobre 1985, n. 41.

Quanto alla spesa previdenziale, nonostante la riforma del 2004, anche nell’esercizio trascorso si è registrato un incremento dei costi. La Corte sin dall’esercizio 2003 non ha mancato di evidenziare i limitati benefici apportati dall’armonizzazione dell’assetto pensionistico regionale con quello statale.

La riforma introdotta, infatti, ha modificato i requisiti per il collocamento a riposo, consentendo di ridurre i flussi in uscita, ma non ha inciso significativamente, almeno nel breve e medio periodo, sulla misura delle prestazioni erogate.

Criticità emergono in relazione alle modalità di calcolo dei trattamenti di fine servizio non correlati al percorso professionale e riferito all’ultima retribuzione in godimento. Preoccupazioni destano infine quei meccanismi che consentono di anticipare il conseguimento del trattamento di quiescenza.

Il Patto di stabilità

Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 6 I dati di rendiconto evidenziano il sostanziale rispetto da parte della Regione degli obblighi assunti con il patto di stabilità. Vi ha contribuito, oltre l’attività di indirizzo e di monitoraggio della Ragioneria generale della Regione, anche le specifiche operazioni di tesoreria in chiusura di esercizio, che hanno peraltro determinato riflessi negativi in termini di postergazione dei pagamenti . Al pari di quanto avvenuto negli esercizi precedenti, anche nel corrente anno si registra un ritardo nella sottoscrizione dell’intesa sul Patto con il rischio della applicazione delle più severe regole fissate per le regioni a statuto ordinario rinunciando così a valorizzare le prerogative e le peculiarità proprie della Regione siciliana. Si evidenzia un notevole divario tra i livelli di spesa fissati in sede previsionale 2010 ed i limiti stabiliti in materia di Patto di stabilità che inducono a ritenere necessarie l’adozione di misure strutturali di riduzione della spesa, specie di parte corrente. La gestione dei fondi comunitari e del programma attuativo Fas 2007-2013.

In merito alla chiusura del Programma operativo regionale 2000-2006, a seguito dell’autorizzazione della Commissione Europea di prorogare fino al 30 giugno 2009 il termine finale di ammissibilità dei progetti co-finanziati dall’Unione Europea, si registra il rinvio al 30 settembre 2010 della rendicontazione finale del POR. Ciò ha comportato, da una parte la sovrapposizione della fase di completamento della vecchia programmazione con l’avvio della nuova, dall’altra, la non definitività dei dati inerenti il POR. I dati statistici regionali evidenziano un apprezzabile livello di attuazione che si attesta, al 31 dicembre 2009, al 101,2% del costo programmato complessivo, essendo stati spesi in valore assoluto oltre 8 miliardi di euro, a fronte di poco più di 10 miliardi di euro di impegni Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 7 giuridicamente vincolanti assunti entro tale data. Dette valutazioni non tengono conto peraltro dell’impatto e dei risultati di performance che hanno manifestato sensibili disomogeneità per effetto di politiche frammentate e non sempre correlate ad un disegno organico. Particolarmente critico è il fenomeno della spesa “irregolare” sui fondi strutturali la cui complessiva quantificazione verrà definitivamente accertata in sede di rendicontazione.

Le criticità di maggior impatto ineriscono al sistema di aggiudicazione degli appalti di lavori al di sotto della soglia comunitaria, ritenuto dalla Unione Europea contrastante con le regole di libera concorrenza, con rischio di procedura di infrazione ed eventuali revoche dei finanziamenti afferenti la nuova programmazione.

Relativamente al ciclo di programmazione 2007-2013, la definizione di un approccio unitario per le politiche di coesione è stata recepita nel Quadro Strategico Nazionale con il vincolo per le Regioni di definire un documento unitario di programmazione strategico-operativa. Il Documento Unitario di Programmazione per la Regione siciliana, elaborato dal competente Dipartimento della programmazione, è stato condiviso dalla Giunta regionale alla fine del 2009 ed è attualmente all’esame dell’Assemblea Regionale Siciliana. Il complesso delle risorse disponibili per la politica regionale unitaria ammonta a circa 15,3 miliardi di euro, di cui 5,6 miliardi di provenienza comunitaria, 8,3 miliardi provenienti da finanziamenti nazionali e 1,4 miliardi a carico del bilancio regionale. A tali fonti finanziarie si sommano le risorse comunitarie dei Programmi operativi nazionali (Pon e Poin), le risorse Fas a titolarità nazionale e i Programmi dell’Obiettivo cooperazione territoriale europea.

Nell’esercizio 2009 è stata avviata la spesa in esecuzione dei programmi operativi concernenti il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale nonché del Programma di sviluppo rurale per la Sicilia. Per il Fondo europeo di sviluppo regionale, a fronte di una dotazione di 6.539 milioni di euro, gli impegni di spesa sono stati pari al 10,1 % Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 8 del dato programmato mentre i pagamenti sono stati poco più del 6 % del totale.

Nonostante tali andamenti con la domanda di pagamento intermedia risulta certificato nel 2009 un importo tale da superare la soglia del disimpegno automatico; un traguardo conseguito in presenza di eccezionali circostanze difficilmente replicabili in futuro. Relativamente al Fondo sociale europeo, la cui dotazione complessiva è pari a 2.099 milioni di euro, nel corso del 2009 si è provveduto all’emanazione di numerosi bandi di gara ed avvisi pubblici che nel presente esercizio dovrebbero attivare risorse per circa 1 milione di euro.

I dati di monitoraggio al 31 dicembre 2009 espongono una attivazione della spesa di poco più del 2 % del costo totale del programma operativo, al di sotto della media nazionale a livello sia d’impegni sia di pagamenti.

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) per il periodo 2007-2013, con dotazione complessiva di 2.106 milioni di euro, è destinato a mobilitare nei prossimi esercizi risorse per circa 949 milioni di euro. Lo stato di attuazione finanziaria del Programma mette in evidenza a fine 2009 un tasso di pagamenti complessivi sul costo programmato pari all’11,4% quasi totalmente concentrato su un unico asse. La contemporanea gestione di diversi strumenti si è rivelata più gravosa del prevedibile atteso che la chiusura del POR 2000-2006 ha finito per distogliere le Amministrazioni dagli adempimenti necessari per l’avvio del nuovo ciclo. Le incertezze legate al processo di riorganizzazione interna delle strutture regionali hanno inoltre ritardato l’avvio della programmazione operativa.

L’attuazione degli interventi della politica nazionale aggiuntiva è realizzata attraverso la definizione del Programma Attuativo Regionale (PAR), definitivamente approvato dalla Giunta regionale il 12 agosto 2009.

Gli atti e i provvedimenti derivanti dall’attuazione dei Fondi FAS per il Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 9 periodo di programmazione 2007-2013, su richiesta del Presidente della Regione sono assoggettati a controllo preventivo di legittimità della Sezione di controllo di questa Corte.

L’organizzazione dell’Amministrazione regionale

Nel corso del 2009 atto significativo in materia di organizzazione degli apparati regionali è stato il regolamento di attuazione del titolo secondo della legge regionale di riorganizzazione n. 19 del 2008. Il decreto presidenziale n. 12 del dicembre 2009, oltre a disciplinare le funzioni dei nuovi dipartimenti regionali, ridottisi numericamente a ventotto a decorrere dal primo gennaio del 2010, ha individuato il numero delle strutture intermedie riferite ai singoli dipartimenti illustrandone sinteticamente le competenze. Il numero complessivo di tali strutture è ora pari a 456 unità, di cui 61 aree e 395 servizi, mentre il numero massimo consentito dalla legge regionale n. 20 del 2003 è di 600 articolazioni organizzative (tra aree e servizi). Il citato regolamento ha inoltre previsto che il processo di riorganizzazione vada a regime dopo una prima fase transitoria, da completarsi al massimo entro il 30 giugno 2010, necessaria al trasferimento di funzioni dalle strutture intermedie preesistenti a quelle di nuova costituzione.

Nel corso del 2009 i provvedimenti più rilevanti adottati in materia dalla Giunta di Governo hanno riguardato la nomina dei dirigenti preposti alle strutture di massima dimensione. Nei primi mesi del 2009 si è infatti proceduto allo spoil system conferendo trentadue incarichi di titolarità di ufficio di dirigente generale (di cui cinque incarichi ad interim). Nove dei dirigenti incaricati sono esterni all’Amministrazione in quanto la legge generale di riorganizzazione ha aumentato il limite per la nomina di tali soggetti, dal precedente venti per cento al trenta per cento della dotazione organica.

Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 10 In previsione dell’entrata in vigore nel 2010 del titolo II della legge di riorganizzazione che ha ridotto il numero delle strutture di massima dimensione a 28, gli incarichi di dirigenza generale sono diminuiti di ugual numero. Di essi sempre nove sono stati destinati a soggetti esterni all’Amministrazione regionale.

La procedura di nomina dei dirigenti generali esterni ha incontrato notevoli difficoltà, sia per il numero dei soggetti esterni individuati, sia in relazione al possesso dei requisiti previsti nonché alla sussistenza di professionalità interne.

Il percorso di riorganizzazione ha determinato ripetuti mutamenti organizzativi che hanno interessato sia l’esercizio 2009, sia il corrente esercizio.

Restano le criticità legate ai costi complessivi della riorganizzazione tenuto anche conto che per alcuni Uffici speciali si evidenziano duplicazioni con le nuove competenze assegnate ai Dipartimenti.

La spesa sanitaria

Il tasso di crescita della spesa sanitaria in Sicilia si è ridotto negli ultimi esercizi e i risultati gestionali si sono rivelati migliori rispetto agli anni precedenti. Il deficit sanitario registrato nel 2009 dal Tavolo tecnico ministeriale di 237 milioni di euro (298 milioni di euro al lordo delle poste non monetarie del conto economico) registra una riduzione di circa il 59% rispetto al dato di deficit 2007, pari a 572 milioni. Più evidente il confronto con il 2006 che, sulla base delle risultanze del Tavolo tecnico, esponeva un deficit di 932 milioni. A tale disavanzo, come pure a quelli registrati negli anni 2007 e 2008 è stata data totale copertura anche con lieve percentuale di avanzo secondo quanto registrato il 23 marzo 2010 dalla verifica annuale sull’attuazione del Piano di rientro (Tavolo di verificazione degli adempimenti e Comitato per i LEA).

Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 11 I costi presentano nel 2009, rispetto al 2008, un tasso di crescita (1,7%) inferiore a quello registrato a livello nazionale. Quanto ai ricavi, cresce nel 2009 il contributo regionale alla spesa sanitaria che la finanziaria nazionale 2007 ha fissato per il 2009 nella percentuale del 49,11 (47,05% nel 2008), passando dai 3.863 milioni del 2008 ai 4.053 milioni per il 2009.

Il totale della spesa sanitaria rappresenta una componente significativa (45% circa) del totale complessivo della spesa regionale, quale risulta dai dati del rendiconto 2009, mentre del 54% è l’incidenza della spesa sanitaria ordinaria sul totale delle spese correnti regionali. L’analisi economica della spesa mostra la consistente incidenza del costo del personale sul costo complessivo (circa il 37% nel 2009) in lieve flessione rispetto al 2008. Preponderante è l’incidenza del costo per il ruolo sanitario (80%).

Cresce la spesa per beni e servizi. La spesa farmaceutica, territoriale ed ospedaliera, flette lievemente rispetto al 2008; i limiti fissati nel Piano di rientro risultano peraltro rispettati mentre resta superato il tetto complessivo del 16% stabilito dalla normativa nazionale. Forte riduzione si riscontra invece nella spesa per consulenze, intese in senso stretto (sanitarie e non sanitarie), con una flessione di circa il 14% rispetto al 2008.

Il percorso di risanamento avviato dalla Regione siciliana ai fini dell’attuazione degli obiettivi programmatici recati dal Piano di rientro, si è avvalso delle iniziative di riordino previste dalla legge regionale 14 aprile 2009 n. 5 fra cui figurano: accorpamento e riduzione delle Aziende (che da 29 passano a 17), revisione della rete ospedaliera con la chiusura di 43 presidi ospedalieri; disattivazione e riduzione di posti letto per acuti e post-acuti; razionalizzazione della rete delle strutture specialistiche.

Resta, nei dati di preconsuntivo 2009, il notevole peso finanziario derivante dalle gestioni con gravi deficit, che rappresentano una notevole preoccupazione per gli equilibri di consolidato regionale:

Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 12 l’azienda sanitaria provinciale di Catania (ove sono confluite l’Asl n. 3 di Catania e l’Azienda ospedaliera Gravina di Caltagirone) con deficit 2009 pari a 89 milioni; l’Azienda ospedaliera civico di Palermo (ora ARNAS civico) con deficit di 66 milioni; l’Azienda provinciale di Messina (cui è confluita la Asl n. 5 di Messina) con deficit di 52 milioni. Gli stati patrimoniali degli enti sanitari segnalano la perdurante mole di debiti per ritardo nei pagamenti ai fornitori, oltre che per altre tipologie di indebitamento. Nel consolidamento dei dati a livello regionale, il debito complessivo degli enti sanitari ascende, nel 2008, a 3.770 milioni di euro (1.599 milioni nei confronti dei fornitori ), in flessione rispetto al 2007, ma a metà anno 2009 cresce nuovamente (4.024 milioni di cui 1.816 verso fornitori). Un esercizio di misurazione dell’attività gestionale tramite indicatori di performance, mostra dati favorevoli in termini di degenza media, indice di occupazione per posti letto, riduzione dei ricoveri e del tasso di ospedalizzazione ma sconta basso indice di complessità delle prestazioni rese e prevalenza di ricoveri medici.

Lo stato della finanza pubblica degli enti locali in Sicilia. L’analisi dei dati finanziari relativi al rendiconto 2008 degli enti locali siciliani ha evidenziato un sistema di finanza locale di tipo spiccatamente derivato e connotato da elevate criticità. Il basso livello di autonomia tributaria e finanziaria degli enti locali dell’Isola rivela una scarsa capacità di autofinanziamento della spesa corrente che trova compensazione in un alto grado di dipendenza erariale e regionale. La leggera flessione delle entrate tributarie del 2008 rispetto al 2007 trova riscontro soprattutto nell’aumento dei trasferimenti erariali compensativi del minor gettito ICI a seguito dell’esenzione delle unità immobiliari adibite ad abitazione principale. In una prospettiva di attuazione del federalismo fiscale, e dunque di progressiva valorizzazione delle entrate proprie, sussistono consistenti Corte dei conti – Sezioni riunite per la Regione siciliana 13 margini di intervento con riferimento al recupero dell’evasione tributaria, i cui valori pro capite sono eccessivamente distanti da quelli delle altre zone del Paese, pur in presenza di consistenti sacche di evasione accertate.

Le entrate in conto capitale subiscono una forte flessione rispetto all’anno precedente, a discapito degli investimenti, di per sé già compressi dagli elevati volumi di spesa corrente. La spesa per il personale, con un’incidenza media del 42,1 % sul totale della spesa corrente costituisce il motivo principale della rigidità della spesa corrente dei comuni siciliani.

L’aggregazione dei risultati finanziari dell’esercizio 2008 evidenzia consistenti avanzi di amministrazione fortemente influenzati da procedure di contabilizzazione di crediti, soprattutto di natura tributaria ed extratributaria, non ispirate a criteri prudenziali. L’incremento dei volumi di residui attivi, confluendo in avanzo di amministrazione non vincolato, finisce spesso per fornire copertura finanziaria a nuove spese correnti, senza tuttavia trasformarsi in incassi effettivi, per via delle ridotte possibilità di riscossione.

Tale fenomeno, nel tempo, ha creato forti squilibri di cassa, cui gli enti locali siciliani fanno fronte con onerose anticipazioni di tesoreria, il cui ammontare pro capite (euro 212,52), risulta quasi il quadruplo del corrispondente valore medio nazionale.

Le diffuse situazioni di squilibrio, sia di competenza sia di cassa, costituiscono una delle principali cause dei debiti fuori bilancio, che nel 2008 ammontano a circa 105 milioni di euro. Tale importo si riferisce peraltro ai soli debiti riconosciuti, anche se particolare attenzione meritano soprattutto le passività in attesa di riconoscimento.

30 giugno 2010 - Sezioni riunite per la Regione siciliana in sede di controllo - Considerazioni generali del Presidente

N. 2/2010/SS.RR./CONTR.

Repubblica Italiana

In nome del popolo italiano

La Corte dei conti a Sezioni riunite per la Regione siciliana in sede di controllo, composta dai magistrati:

Rita Arrigoni - Presidente

Ignazio Faso - Consigliere

Maurizio Graffeo - Consigliere

Antonio Dagnino - Consigliere

Stefano Siragusa - Consigliere

Francesco Targia - Primo Referendario

Licia Centro - Primo Referendario

Francesco Albo - Referendario

Giuseppa Cernigliaro - Referendario-relatore

Adriana Parlato - Referendario

Alessandro Sperandeo - Referendario

Francesco Vitiello - Referendario

ha pronunciato la seguente

D E C I S I O N E

nel giudizio sul rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009;

· visti gli articoli 100, comma 2, e 103, comma 2, della Costituzione;

· visto il T.U. delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni;

· visto il R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, sull’amministrazione del patrimonio e la contabilità generale dello Stato, nonché il relativo regolamento approvato con il R.D. 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni;

· vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti;

· visto il decreto legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito nella legge 20 dicembre 1996, n. 639;

· visto il decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, istitutivo delle Sezioni della Corte dei conti per la Regione siciliana, come modificato dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;

· vista la legge regionale 8 luglio 1977, n. 47 e successive modificazioni;

· vista la legge regionale 29 dicembre 2008, n. 24, recante “Esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno finanziario 2009”;

· visto il decreto dell’Assessore del Bilancio e delle Finanze in data 15 gennaio 2009, recante “Ripartizione in capitoli delle unità previsionali di base relative al bilancio di previsione della Regione per l’anno finanziario 2009, di cui all’esercizio provvisorio autorizzato con la legge regionale 29 dicembre 2008, n. 24;

· vista la legge regionale 3 aprile 2009, n. 4, recante “Proroga dell’esercizio provvisorio della Regione per l’anno finanziario 2009 e delle misure occupazionali di cui alla legge regionale 29 dicembre 2008, n. 25;

· vista la legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, recante “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2009”;

· vista la legge regionale 14 maggio 2009, n. 7, recante “Bilancio di previsione della Regione siciliana per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011”;

· visto il decreto dell’Assessore del Bilancio e delle Finanze in data 20 maggio 2009 recante “Ripartizione in capitoli delle unità previsionali di base relative al bilancio di previsione della Regione per l’anno finanziario 2009”;

· vista la deliberazione n. 1/2010/SS.RR.-CONTR. del 17 dicembre 2009 con la quale le Sezioni riunite per la Regione siciliana in sede di controllo hanno approvato il programma di lavoro per la decisione e la relazione sul rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009;

· uditi nella pubblica udienza del 30 giugno 2010 il relatore Referendario Giuseppa Cernigliaro ed il Pubblico Ministero nella persona del titolare della Procura Generale presso la Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione siciliana Giovanni Coppola;

Ritenuto in

F A T T O

Il rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009 è stato presentato alla Corte in data 31 maggio 2010.

Le risultanze definitive del rendiconto della Regione e del conto allegato sono le seguenti:

1 - CONTO DEL BILANCIO DELLA REGIONE SICILIANA

COMPETENZA CASSA

· Risparmio pubblico € 122.442.446,40 € 962.638.692,55

· Saldo netto da finanziare (-)

o da impiegare (+) € 1.366.575.309,35 - € 78.219.600,28

· Accreditamento (+) o

Indebitamento (-) netto + € 1.546.717.321,87 + € 59.838.864,77

· Ricorso al mercato + € 1.155.994.294,48 - € 290.644.613,10

2 - CONTO GENERALE DEL PATRIMONIO DELLA REGIONE SICILIANA

Consistenze al 31 dicembre 2009

Attività finanziarie € 19.594.092.593,02

Attività non finanziarie € 593.855.276,86

Totale € 20.187.947.869,88

Passività finanziarie € 15.674.734.661,93

Eccedenza attiva al 31 dicembre 2009 € 4.513.213.207,95

Miglioramento patrimoniale per l’esercizio 2009 € 2.743.029.923,97

In esecuzione del programma approvato con la deliberazione n. 33 del 2010, la Sezione di Controllo ha eseguito una apposita indagine avente ad oggetto la verifica del rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2009.

Degli esiti di detta indagine, che si è conclusa con la relazione approvata dalla

Sezione con deliberazione n. 116/2010/CONTR. in data 28 giugno 2010, si tiene conto nella motivazione in diritto della presente decisione.

Il Pubblico Ministero, nella sua requisitoria svolta oralmente all’adunanza

pubblica, facendo seguito alle richieste formulate nella memoria scritta depositata il 16 giugno 2010, ha chiesto che queste Sezioni riunite dichiarassero: la regolarità del conto del bilancio della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009, per la parte relativa alle entrate, con esclusione di quelle per le quali non risultano pervenute alla data del 23 giugno 2010 i conti periodici ex art. 262 del Regolamento generale di contabilità e per la parte relativa alle spese, con esclusione dei pagamenti per le contabilità sottoposte a rilievi non ancora definiti alla medesima data;

- la regolarità del conto generale del patrimonio della Regione siciliana ad esclusione della partita relativa a “Attività non finanziaria – beni immobili” € 363.250.241,04;

Considerato in

D I R I T T O

Ai fini del presente giudizio, la Corte ha esaminato il rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009 nelle sue componenti del conto del bilancio e del conto del patrimonio.

Ai sensi degli articoli 21 e 39, commi 1 e 2, del testo unico delle leggi sull’ordinamento della Corte dei conti n. 1214 del 1934, si è proceduto:

A – Conto del bilancio della Regione siciliana

1) Relativamente alle entrate ai riscontri di conformità con i conti periodici di cui all’art. 262 del regolamento di contabilità generale dello Stato, nonché con i riassunti generali delle riscossioni e dei versamenti trasmessi dalla Ragioneria centrale presso l’Assessorato regionale del bilancio e delle finanze con la relativa attestazione di veridicità.

Come riferito nella relazione approvata dalla Sezione di controllo con deliberazione n. 116/Contr. del 2010, alla Corte non sono pervenute le contabilità bimestrali delle entrate da parte delle Ragionerie Provinciali dello Stato e quelle delle Ragionerie Centrali della Regione siciliana risultanti dall’allegato n. 1 e, pertanto, non è stato possibile procedere alla completa effettuazione dei relativi accertamenti di concordanza con gli esiti esposti nel rendiconto 2009.

Al riguardo queste Sezioni Riunite, constatato il persistere di tali omissioni, ritengono di dover richiamare la responsabile attenzione dei competenti organi statali e regionali su tale problematica.

Il vigente quadro normativo, invero, da un lato (art. 262 del regolamento citato), stabilisce la trasmissione alla Corte delle contabilità in questione “a cura delle ragionerie e delle amministrazioni centrali cui spetta”, mentre, dall’altro, prevede che la Regione si possa avvalere, così come ha inteso i effetti avvalersi anche per il 2009, “degli uffici periferici dell’amministrazione statale” per l’esercizio delle funzioni di riscontro contabile (art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074). A fronte di tali precise disposizioni appare, pertanto, inammissibile che meri problemi informatici o di personale finiscano per provocare il mancato esercizio delle funzioni attribuite alla Corte dall’ordinamento (artt. 39, comma 2, del testo unico delle leggi della Corte dei conti e 6, comma 3, del decreto legislativo n. 655 del 1948). Queste Sezioni Riunite, pertanto, devono fermamente invitare le amministrazioni interessate a rimuovere tutti gli impedimenti per la definitiva soluzione delle problematiche innanzi delineate che hanno finito per limitare esclusivamente ai dati dei versamenti gli accertamenti di concordanza effettuati dalla Corte sulle entrate in questione.

2) Con riferimento alle spese, la Sezione di controllo, con la deliberazione n. 116/Contr. del 2010, ha accertato la conformità dei dati esposti nel rendiconto con i riepiloghi dei pagamenti, verificati ed ammessi, effettuati dai servizi di tesoreria, con riserva, però, relativamente alle contabilità di cui all’allegato n. 2 assoggettate a rilievi non ancora definiti.

B – Conto generale del patrimonio della Regione siciliana

Per quanto riguarda il conto in questione, la Sezione di controllo, con la deliberazione n. 116/Contr. del 2010 ha accertato, per i motivi ivi indicati, la non conformità della seguente partita:

- Attività non finanziaria – beni immobili € 363.250.241,04

P.Q.M.

La Corte dei conti a Sezioni riunite per la Regione siciliana in sede di controllo, in accoglimento delle richieste del Pubblico Ministero e nei limiti degli accertamenti compiuti:

1) dichiara regolare il conto del bilancio della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009 con esclusione:

- delle riscossioni e dei versamenti delle entrate relativamente alle quali non sono stati presentati alla Corte alla data del 23 giugno 2010 i conti periodici ex art. 262 del Regolamento di contabilità generale dello Stato, di cui all’allegato n. 1 e di quelli non trasmessi dalle Ragionerie Provinciali dello Stato;

2) sospende il giudizio relativamente ai pagamenti descritti nell’allegato n. 2;

3) dichiara regolare il conto generale del patrimonio della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009, con esclusione della seguente partita:

- Attività non finanziarie – beni immobili € 363.250.241,04

4) delibera l’annessa relazione;

5) ordina che copia della presente decisione, con la relazione annessa, sia trasmessa, a cura della Segreteria, al Presidente della Regione siciliana per la successiva presentazione all’Assemblea regionale;

6) ordina, altresì, che il rendiconto generale della Regione siciliana, munito del

visto della Corte, sia restituito al Presidente della Regione siciliana per la successiva presentazione all’Assemblea regionale.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 30 giugno 2010.

IL PRESIDENTE

(Rita Arrigoni)

L’ESTENSORE

(Giuseppa Cernigliaro)

La presente decisione è stata pubblicata nella stessa udienza di oggi 30 giugno 2010.

IL SEGRETARIO

(Laura Suriano)

30 giugno 2010 - Sezioni riunite per la Regione siciliana in sede di controllo - Delibera n. 2/2010/SS.RR./CONTR.



2010.10.07 - Giudizio di parificazione 2010: è possibile un'altra lettura?

Il giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Siciliana è per noi dirigenti della Regione il documento che ci permette di conquistare le prime pagine dei giornali locali e se siamo fortunati anche di quelli nazionali.

Anche per il 2010 è andata così!

La Corte dei Conti fa certamente il proprio mestiere, ma la lettura di alcuni numeri è l'unica possibile?

Mi domando, per esempio, perchè il rapporto tra il numero di dirigenti e di dipendenti del comparto viene fatto soltanto rispetto ai dipendenti a tempo indeterminato, e, ancora, escludendo il personale del corpo forestale della Regione?

Non è che in tal modo il rapporto diventi virtuoso (ma quale sarebbe il rapporto virtuoso?) ma rappresenterebbe più puntualmente il rapporto tra il ruolo dirigenziale e le risorse umane complessivamente impegnate nella realizzazione della missione istituzionale.

Provo a rifare due conti sui dati al 31 dicembre 2009.

Diversamente da quanto affermato nella Requisitoria del Procuratore Generale d'Appello Giovanni Coppola, V.P.G., utilizzando i dati riportati nell'appendice al Giudizio di parificazione per il 2009 emerge che il:

personale con qualifica dirigenziale è di 2.149 e non di 2.010

(su questo dato influisce probabilmente il numero dei dirigenti della Arpa Sicilia e del Corpo forestale, compresa azienda)

personale del comparto non dirigenziale è di 16.793 e non 11.518

(su questo dato incide probabilmente il personale di cui all'osservazione relativa alla dirigenza e certamente il personale del comparto a tempo determinato)

rapporto tra numero di dipendenti del comparto per dirigente è di 7,9 anziché 5,6

Come avevo intuito il rapporto continua a sembrare non particolarmente virtuoso, però è superiore del 50% di quello preso in considerazione dalla Corte.

Più interessante è il dato calcolato dipartimento per dipartimento.

Nelle 41 strutture prese in considerazione dal Giudizio della Corte il rapporto tra dirigenti e dipendenti è estremamente variabile e, a mio giudizio, rispecchia le peculiarità di ciascuna struttura.

Escludendo dall'analisi gli uffici speciali, il rapporto tra dirigenti e non dirigenti oscilla da un minimo di 1,5 al dipartimento urbanistica fino a un massimo di 29,1 al dipartimento lavoro, con situazioni variegate in tutti i dipartimenti che, a mio modo di vedere, dipendono, anche, dalla missione istituzionale degli stessi e per i quali nel tempo furono assunte figure professionali afferenti alla qualifica dirigenziale.

Ma questa analisi serve a qualcosa?

Statisticamente si. Organizzativamente no.

Sarei molto più interessato a:

tentare di comprendere cosa fa e cosa produce questo esercito di dipendenti pubblici che si occupa delle funzioni più disparate

conoscere quali sono i costi di funzionamento di questo esercito, e non soltanto il costo del personale

sapere quali sono gli investimenti che la Regione, come organizzazione, ha fatto, sta facendo e farà per rispondere a una domanda di servizi crescenti

Proviamo a interrogarci anche su questo.

I risultati potrebbero essere molto più interessanti e degni di una analisi dalla quale potrebbero derivare interventi importanti di efficientamento della macchina regionale!

Sembra invece che l'unico problema della Sicilia sia il numero di dirigenti.

Io sono un pragmatico.

I dirigenti li abbiamo? Sono ben pagati?

Chiediamo loro di fare il loro dovere e di rendere conto dei risultati degli uffici cui sono preposti.

Sempre nel Giudizio di parificazione c'è un “accenno” al personale a tempo determinato.

Io affermo, senza tema di smentita, che la Regione senza questo personale si fermerebbe.

Circa il 90% di questo personale afferisce le categorie A e B.

Per queste categorie di lavoratori, i contratti collettivi di lavoro non prevedono per l'accesso il pubblico concorso.

Mi sfugge quindi il significato di quanto riportato nel Giudizio 2010 quando si dice:

“Con la nuova dotazione organica, pertanto, si sono creati i presupposti per un incremento di 4.808 dipendenti a tempo indeterminato, pari al 45 % del totale. Probabilmente si è avuto di mira l'assunzione dell'attuale personale a tempo determinato. Assunzione, forse attraverso il sistema della stabilizzazione che, ad avviso dello scrivente, a parte i profili di dubbia legittimità costituzionale, è eticamente scorretta in quanto rappresenta una mortificazione per le centinaia di migliaia di giovani disoccupati (almeno con riferimento ai soli disoccupati siciliani), che non hanno mai ricevuto alcun aiuto economico dalla Pubblica Amministrazione, semplicemente perché ignorati a beneficio di soggetti che senza concorso sono stati selezionati non per maggior merito o intelligenza, ma solo in ossequio a logiche spesso clientelari che hanno avuto di mira “le prossime elezioni”, anziché “le prossime generazioni”.”

Parole molto belle ma non so fino a che punto calzanti con il fenomeno al quale si riferiscono.

http://blog.libero.it/Fedro/9042869.html

Come un qualsiasi cittadino di questa regione mi sono permesso di fare alcune considerazioni sul documento “Giudizio di Parificazione del Rendiconto Generale della Regione Siciliana – Esercizio finanziario 2009” presentato il 30 giugno 2010 nel corso della requisitoria del Procuratore Generale d'Appello Giovanni Coppola, V.P.G..

Queste considerazioni le ho fatte tramite questo strumento pubblicando il post

2010.10.07 - Giudizio di parificazione 2010: è possibile un'altra lettura?

Apriti cielo!

Sono stato oggetto di dileggio e addirittura “denunciato” alla Procura della Corte dei Conti da parte di un “anonimo” presente sul web con un suo blog, il quale, mi pare di capire, ha individuato in una specifica categoria di soggetti, i dirigenti di terza fascia (in particolare agronomi e geologi), l'origine di tutti i mali della Sicilia e nei funzionari direttivi “laureati” in economia e commercio e abilitati alla professione di commercialista i salvatori della stessa nel momento in cui sarà permesso loro di partecipare a un “regolare” concorso pubblico per dirigente nella Regione Siciliana.

Sono confortato dal fatto che davanti alla Procura della Corte dei Conti non andrò da solo in quanto un altro dipendente della Regione Siciliana ha scritto sul Giudizio di parificazione addirittura sulle pagine di La Repubblica … non vorrei essere io, in questo caso, il delatore!

Pazienza, visto che dovrò andare sotto processo ritorno sul Giudizio di Parificazione per qualche altra riflessione.

E' molto bello che il Procuratore dedichi una delle 27 pagine del Giudizio a Itaca come metafora della vita, riporto: “La poesia “Itaca” è ovviamente una metafora, è la metafora della vita, nella quale, secondo Kavafis, non è indispensabile raggiungere l'obiettivo prefissato, ma ciò che conta, ciò che ha valore, è il percorso effettuato per raggiungere quell'obiettivo.”

Il Procuratore scrive “Il governo regionale si è anche impegnato nell'improbo compito di cercare di risolvere il complicato problema dell'elefantiaca macchina burocratica della Regione con i suoi troppi dirigenti, con i suoi tanti dipendenti a tempo indeterminato e con i suoi numerosi precari a tempo determinato.”

Personalmente non comprendo cosa abbia fatto il Governo e da queste parole emerge che il Procuratore non ha di mira soltanto i dirigenti.

Il Procuratore scrive “Però, quello che da subito posso affermare, sulla scia della poesia di Costantino Kavafis, è che, indipendentemente dal fatto che l'obiettivo sia stato o no raggiunto, l'averci provato con tenacia e determinazione è ciò che veramente conta e tale comportamento di per sé solo risulta meritevole della massima considerazione e del più sincero plauso.”

Chissà cosa si dirà l'anno prossimo per il 2010 (dirigenti generali esterni revocati, blocco dell'amministrazione, dubbia rivisitazione del dprs 12 del 2009 con il dprs 370 del 28 giugno 2010)

Esaminando il capitolo Sanità viene apprezzato che le AA.SS.LL e le aziende ospedaliere passano da 29 a 17, considerando ciò un fatto positivo. Subito dopo viene però rappresentato che le 17 strutture si articolano in 20 distretti ospedalieri e in 55 distretti sanitari, con a capo di ciascun distretto un coordinatore sanitario e un coordinatore amministrativo.

Non è però chiaro se tale strutturazione comporta nel complesso una riduzione delle postazioni dirigenziali e dei relativi costi.

A pag.5 mi sento di sottoscrivere l'affermazione “Sono i dirigenti che devono perseguire l'indirizzo politico segnato e lo fanno attraverso l'utilizzazione delle risorse umane e finanziarie loro affidate, per cui se certi obiettivi vengono o non vengono di fatto raggiunti il merito o la colpa non sono sempre, o non sono solo, della classe politica, ma vanno condivisi con la classe dirigenziale.”

Su questo tema approfondirei la conoscenza dell'operato dei servizi di pianificazione e controllo strategico che un ruolo determinante hanno sull'argomento.

A pag.8 viene data notizia di una norma non so fino a che punto rispettata: “Di particolare rilevanza è, inoltre, l'art.17 del d.l. 1 luglio 2009 n.78, convertito dalla legge 3 agosto 2009 n.102, come modificato dal d.l. n.103/2009 convertito dalla legge n.141/2009, che (col comma 30) ha esteso il controllo preventivo di legittimità nei confronti di atti e contratti di conferimento di incarichi di studio e consulenza a soggetti esterni, ed ha precisato che è esclusa la colpa grave (e quindi la responsabilità amministrativo-contabile) quando il fatto dannoso trae origine da un atto vistato e registrato dalla Corte dei Conti, limitatamente ai profili considerati nell'esercizio del controllo.”

A pag.9 commentando la produzione legislativa dell'ARS il Procuratore scrive: “Trattasi di semplice notazione statistica in quanto è pacifico che le leggi non si valutano in base al numero: si suole dire che “le leggi non si contano, ma si pesano”.

Considero importante questo tipo di sensibilità alla valutazione qualitativa della produzione legislativa che ritengo debba estendersi anche alla produzione di atti amministrativi.

A pag.11 viene data notizia dei dati di produzione degli uffici della Corte. Si tratta di numeri importanti che sarebbe stato utile completare con il quadro della dotazione organica degli uffici che li hanno prodotti.

Alle pag.12, 13 e 14 viene fornita una sintesi del rendiconto generale della Regione. Non sono un tecnico della materia e chiederò lumi ai colleghi dell'assessorato all'economia, però mi sembra di capire che si è trattato di un anno in cui si è lavorato bene: a chi il merito?

Alle pag.15 e 16 viene messa sotto osservazione la materia dei lavori pubblici: vengono riportati numeri drammatici, e in alcuni casi anche da procura della Repubblica, come mai non una riga sui quotidiani, non un dibattito?

Alle pagine da 16 a 19 si parla del personale dipendente dell'Amministrazione regionale su cui mi sono già intrattenuto in altro post e sul quale non voglio attirarmi altri strali

Alle pagine da 20 a 22 viene fatta una panoramica sugli IACP e sui consorzi di bonifica: su questi enti viene svolto un esame simile a quello che ho tentato di svolgere per l'amministrazione regionale. Nel calcolo del rapporto dirigenza/dipendenti non si prova nemmeno a scorporare il personale a tempo determinato. A mio modo di vedere siamo difronte a una situazione simile a quella dei dipartimenti della Regione ma non sembra esserci interesse da parte degli organi di stampa

a pag.22 si parla di Sanità. Un passaggio mi lascia interdetto: “Nonostante i proverbi, dei medici e della sanità in generale non possiamo fare a meno; quello che possiamo fare, però, è cercare di coniugare la qualità dei servizi sanitari con la spesa che tali servizi richiedono. Lasciando da parte la qualità dei servizi sanitari, la cui valutazione non rientra nelle mie competenze, mi soffermerò sulle spese.”

a pag.23 un ultima osservazione: “In dettaglio dette spese sono servite per retribuire, innanzitutto, il personale sanitario che al 31/12/2009 contava 52.184 dipendenti, di cui 5.078 a tempo determinato.” Nonostante la Sanità assorba circa 9 miliardi di € all'anno, circa il 50% del bilancio regionale, non si sente il bisogno di capire come è strutturato il suo personale e sapere ad esempio quanti sono i dirigenti di quel comparto.

E' ovvio che il Giudizio è una sintesi e che per la sua costruzione si acquisiscono molti dati e non tutti possono trovare spazio nello stesso. Resta però l'amarezza che di tante cose denunciate nel documento l'unica che merita rilievo sulla stampa è la dirigenza della Regione Siciliana.

http://blog.libero.it/Fedro/9045408.html






*Rifiuti e Bilanci Circolare Assessore Russo 8 giugno 2010
*Rifiuti e Bilanci Gestione dei rifiuti, Russo conferma Portobello smentisce *Corte dei Conti Bilancio previsione 2008
*Bilancio Preventivo Consuntivo Corte dei Conti 2008 Isola
*Corte dei Conti Rendiconto Finanziario 2009 Regione Sicilia

*DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Dichiarazione dello stato di emergenza in ordine alla situazione di crisi socio economico ambientale determinatasi, nel settore dello smaltimento dei rifiuti solido- urbani, nel territorio della Regione siciliana. Lombardo nominato Commissario straordinario
*Rifiuti e Bilanci Gestione dei rifiuti, Russo conferma Portobello smentisce
*Corte dei Conti Bilancio previsione 2008
*Rifiuti: nominato il nuovo CDA dell'ATO PA1
*Bilanci e Rifiuti
*Bilanci e Rifiuti Legge 9 Aprile 2010 Art. 14 Potere sostitutivo
*Bilanci e Rifiuti Legge 9 aprile/2010 Art. 4 Competenze dei comuni
*Bilanci e Rifiuti L.R. 19 22.12.05 articolo 21 comma 17
*Bilanci e Rifiuti: D.Lgs 18/8/2000 n 267 articolo 172
*Rifiuti e Bilanci Circolare Assessore Russo 8 giugno 2010
*Rifiuti e Bilanci Gestione dei rifiuti, Russo conferma Portobello smentisce
*238. D.Lgs 152/2006 Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani.



Bilanci e Rifiuti: D.Lgs 18/8/2000 n 267 articolo 172

Art. 172. Altri allegati al bilancio di previsione


1. Al bilancio di previsione sono allegati i seguenti documenti:


a) il rendiconto deliberato del penultimo esercizio antecedente quello cui si riferisce il bilancio di previsione, quale documento necessario per il controllo da parte del competente organo regionale;

b) le risultanze dei rendiconti o conti consolidati delle unioni di comuni, aziende speciali, consorzi, istituzioni, società di capitali costituite per l'esercizio di servizi pubblici, relativi al penultimo esercizio antecedente quello cui il bilancio si riferisce;

c) la deliberazione, da adottarsi annualmente prima dell'approvazione del bilancio, con la quale i comuni verificano la quantità e qualità di aree e fabbricati da destinarsi alla residenza, alle attività produttive e terziarie - ai sensi delle leggi 18 aprile 1962, n. 167, 22 ottobre 1971, n. 865 e 5 agosto 1978, n. 457 - che potranno essere ceduti in proprietà od in diritto di superficie; con la stessa deliberazione i comuni stabiliscono il prezzo di cessione per ciascun tipo di area o di fabbricato;

d) il programma triennale dei lavori pubblici di cui alla legge 11 febbraio 1994, n. 109;

e) le deliberazioni con le quali sono determinati, per l'esercizio successivo, le tariffe, le aliquote d'imposta e le eventuali maggiori detrazioni, le variazioni dei limiti di reddito per i tributi locali e per i servizi locali, nonché, per i servizi a domanda individuale, i tassi di copertura in percentuale del costo di gestione dei servizi stessi;

f) la tabella relativa ai parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale prevista dalle disposizioni vigenti in materia.

Bilanci e Rifiuti L.R. 19 22.12.05 articolo 21 comma 17

17. E' istituito presso l'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali un fondo di rotazione, in favore delle società degli ambiti territoriali ottimali, destinato a garantire la copertura delle spese inerenti la gestione integrata dei rifiuti nei casi di temporanee difficoltà finanziarie. Al fondo è annualmente accantonata una quota pari al 4,5 per cento dell'importo relativo al fondo per le autonomie locali di cui all'articolo 23, comma 1, della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 21. Con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale e sentita la Conferenza Regione-Autonomie locali, vengono stabilite le modalità di utilizzazione del fondo suddetto e il riparto a consuntivo delle somme non utilizzate, fermo restando che possono accedere alle risorse del fondo le società d'ambito con capitale sociale di almeno un milione di euro interamente versato. I comuni, per la quota di propria competenza nell'ambito territoriale ottimale, hanno l'obbligo di intervenire finanziariamente al fine di assicurare l'integrale copertura delle spese della gestione integrata dei rifiuti sussidiariamente alla propria società d'ambito e a tal fine istituiscono nel bilancio di previsione un apposito capitolo di spesa con adeguata dotazione. La richiesta di utilizzazione del fondo deve essere avanzata dalla società d'ambito successivamente all'utilizzo di fondi alternativi, ivi compresi quelli dei comuni di riferimento e il ricorso all'indebitamento presso il sistema bancario. Le risorse anticipate dal fondo vengono reintroitate con i versamenti delle società d'ambito beneficiarie a seguito della riscossione della tassa o della tariffa di igiene ambientale ovvero, in carenza di riscossioni sufficienti, con il recupero delle somme spettanti agli enti locali del medesimo ambito territoriale a valere sul fondo per le autonomie locali di cui all'articolo 23, comma 1, della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 21. Il ritardo nei versamenti di cui in precedenza autorizza il Presidente della Regione ad attivare l'azione sostitutiva nei confronti del soggetto inadempiente. Per l'attuazione di quanto previsto dal presente comma il dipartimento bilancio e tesoro, su richiesta dell'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali, è autorizzato ad apportare nel bilancio della Regione le necessarie variazioni.

Bilanci e Rifiuti Legge 9 aprile/2010 Art. 4 Competenze dei comuni

1. I comuni esercitano le funzioni di cui all'articolo 198 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche provvedendo, nell'ambito della propria competenza, alle finalità di cui al comma 2.
2. Ai sensi del comma 1 i comuni:
a) stipulano il contratto di appalto per l'affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti, relativamente al territorio di ogni singolo comune, con i soggetti individuati con le modalità di cui all'articolo 15 dalle S.R.R.;
b) assicurano il controllo del pieno adempimento dell'esecuzione del contratto di servizio nel territorio comunale;
c) provvedono al pagamento del corrispettivo per l'espletamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti nel territorio comunale, assicurando l'integrale copertura dei relativi costi, congruamente definendo a tal fine, sino all'emanazione del regolamento ministeriale di cui all'articolo 238 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, la tariffa d'igiene ambientale (TIA) di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 o la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), ovvero prevedendo nei propri bilanci le risorse necessarie e vincolandole a dette finalità;
d) provvedono, altresì, all'adozione della delibera di cui all'articolo 159, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, vincolando le somme destinate al servizio di gestione integrata dei rifiuti e garantendo il permanere del vincolo di impignorabilità, mediante pagamenti in ordine cronologico;
e) adottano, ove necessario, la delibera di cui all'articolo 194, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, avviando la conseguente azione di responsabilità nei confronti degli amministratori delle S.R.R.;
f) adottano il regolamento comunale per la raccolta differenziata in conformità alle linee guida allegate al piano regionale di gestione dei rifiuti ed al piano d'ambito;
g) adottano per quanto di competenza disposizioni per la tutela igienico-sanitaria nella gestione dei rifiuti;
h) provvedono all'abbattimento delle barriere architettoniche nel conferimento dei rifiuti;
i) esercitano le funzioni atte a garantire la raccolta delle diverse frazioni di rifiuti urbani e prescrivono le disposizioni per la corretta gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti cimiteriali;
j) emanano le ordinanze per l'ottimizzazione delle forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio e la relativa fissazione di obiettivi di qualità;
k) regolamentano, per quantità e qualità, i rifiuti speciali non pericolosi assimilabili ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello smaltimento sulla base dei criteri fissati dalle norme vigenti, ove non disciplinati dalla Regione;
l) prevedono, di concerto con la Regione, le province e le S.R.R., all'interno degli strumenti di pianificazione urbanistica, le infrastrutture e la logistica necessaria per la raccolta differenziata, anche per la separazione secco umido, e per lo smaltimento, riciclo e riuso dei rifiuti;
m) promuovono attività educative, formative e di comunicazione ambientale a sostegno della raccolta differenziata;
n) verificano lo stato di attuazione della raccolta differenziata e la qualità del servizio erogato dal soggetto gestore anche attraverso un comitato indipendente costituito da rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dei consumatori e di comitati civici.
3. I comuni rappresentanti almeno il 20 per cento delle quote di partecipazione alla S.R.R. possono promuovere la valutazione, da parte dell'Assessorato regionale dell'energia e dei rifiuti, dei costi stimati nel piano d'ambito per l'espletamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti. L'Assessorato medesimo assume le proprie determinazioni entro sessanta giorni dalla richiesta, prorogabili una sola volta per ulteriori sessanta giorni, ove necessario per esigenze istruttorie. Trascorsi i predetti termini, i costi del servizio si intendono definitivamente assentiti, fatta salva la facoltà di impugnazione per le singole amministrazioni comunali.
4. Il sindaco adotta le ordinanze di cui agli articoli 191 e 192 del decreto legislativo 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni, per tutti gli interventi che ricadano nell'ambito del territorio comunale.
5. Nell'ambito del proprio territorio, ciascun comune esercita il controllo sulla qualità e l'economicità del servizio espletato per la gestione integrata dei rifiuti, attivando, di concerto con la S.R.R. e con il gestore del servizio, tutte le misure necessarie ad assicurare l'efficienza e l'efficacia del servizio e l'equilibrio economico e finanziario della gestione.

Bilanci e Rifiuti Legge 9 Aprile 2010 Art. 14 Potere sostitutivo

1. A far data dalla pubblicazione del piano regionale di gestione dei rifiuti, qualora gli enti di cui alla presente legge non ottemperino alle funzioni e ai compiti assegnati, l'Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, su segnalazione dell'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, dispone, previa diffida, la nomina di commissari straordinari, nei seguenti casi:
a) mancato espletamento degli adempimenti di cui al comma 2 dell'articolo 7 o mancata elezione degli organi delle S.R.R., nei termini previsti dalla presente legge;
b) mancata adozione del piano d'ambito;
c) mancata approvazione dei bilanci delle S.R.R. nei termini previsti;
d) mancato espletamento delle procedure per l'affidamento del servizio e degli adempimenti di cui all'articolo 6, comma 5.
2. Nei casi di cui al comma 1, lettere b), c), e d), laddove i sindaci ed i presidenti della provincia non diano corso agli adempimenti necessari, previa diffida non inferiore a novanta giorni, si fa luogo alla nomina di un commissario straordinario che li sostituisce nelle funzioni societarie. Il commissario straordinario provvede, nell'esercizio dei relativi poteri, all'adozione della delibera di decadenza dei rappresentanti degli enti locali negli organi della società commissariata ed all'avvio delle consequenziali azioni di responsabilità. Il commissario straordinario assume altresì le funzioni rivestite dai sindaci e dal presidente della provincia nella S.R.R. I commissari straordinari durano in carica sei mesi e possono essere rinnovati, per una volta sola, per un corrispondente periodo di tempo. Il rinnovo dell'incarico è disposto con decreto dell'Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, adottato almeno novanta giorni prima della scadenza del mandato commissariale. Nei due mesi antecedenti alla conclusione dell'incarico, il commissario straordinario provvede agli adempimenti funzionali alla ricostituzione degli organi della S.R.R.
3. Costituisce grave violazione di legge da parte degli enti locali interessati:
a) l'approvazione dei bilanci di previsione in assenza dell'allegato di cui all'articolo 172, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con riferimento ai bilanci delle S.R.R.;
b) la violazione degli adempimenti di cui alle lettere da a) a g) dell'articolo 4, comma 2.
4. In presenza delle condizioni di cui al comma 3, l'Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica dispone, previa diffida non inferiore a novanta giorni, la nomina di commissari straordinari e contestualmente la decadenza degli organi delle amministrazioni interessate ai quali debba ascriversi la violazione. I commissari straordinari durano in carica sei mesi e possono essere rinnovati, per una sola volta, per un corrispondente periodo di tempo. Il rinnovo dell'incarico è disposto con decreto dell'Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, adottato almeno novanta giorni prima della scadenza del mandato commissariale. Nei due mesi antecedenti alla conclusione dell'incarico, il commissario straordinario provvede agli adempimenti funzionali alla ricostituzione degli organi decaduti.
5. Per le finalità di cui all'articolo 4, comma 2, lettera c), i commissari straordinari sono autorizzati a disporre variazioni di bilancio, nonché rettifiche delle aliquote TARSU o dei valori della TIA, in coerenza allo standard di cui all'articolo 15, comma 4.
6. A far data dall'entrata in vigore della presente legge, ove a causa delle violazioni di cui al comma 3 o della mancata adozione delle ordinanze di cui agli articoli 191 e 192 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, derivino situazioni di rischio per l'igiene e la sanità pubblica accertate da parte dell'autorità sanitaria competente per territorio o per materia, l'intervento sostitutivo può essere disposto con decreto del Presidente della Regione, adottato anche in assenza di previa diffida, su proposta dell'Assessore regionale per l'energia ed i servizi di pubblica utilità, di concerto con l'Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica. In questo caso, l'eventuale adeguamento della TARSU o della TIA ha luogo con riferimento alla media delle aliquote applicate dalle amministrazioni comunali comprese negli ambiti territoriali ottimali attualmente costituiti. Il commissariamento comporta la decadenza degli organi degli enti ai quali sia da ascriversi l'omissione, nonché l'avvio della consequenziale azione di responsabilità amministrativa ed erariale.
7. Gli oneri conseguenti all'attività del commissario straordinario sono posti a carico dell'ente interessato.

Corte dei Conti Rendiconto Finanziario 2009 Regione Sicilia BILANCIO CONSUNTIVO, BILANCIO DI PREVISIONE, Brunetta, corte dei conti, ISOLA DELLE FEMMINE, lombardo, Pier Carmelo Russo, Rendiconto Finanziario regione Sicilia 2009, rifiuti, SPRECHI,

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