L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 4 agosto 2010

Il parlamento vota su CALIENDO Giacomo

Il Parlamento vota sul caso Caliendo: segui il Liveblogging

Parlamento di Tommaso Caldarelli

pubblicato il 4 agosto 2010 alle 17:10






La diretta da Montecitorio



Il parlamento vota su CALIENDO Giacomo
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ore 18,28 Mozione respinta il governo in minoranza

La camera riprenderà i lavori l'8 settembre. Sarà forse la Caporetto di Berlusconi?

La Camera ha respinto la mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv contro il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo sotto inchiesta nell’indagine sulla cosidetta P3 con 299 voti contrari da Pdl e Lega, 229 a favore da Pd e Idv, 75 astensioni da Fli, Udc e Api.

La maggioranza richiesta per l’approvazione della mozione era di 265 voti.

I deputati presenti alla seduta sono stati 603, i votanti 528.

Tutti in vacanza - Con il no alla mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla Giustizia, la Camera dei deputati ha iniziato la pausa estiva dei lavori. Le commissioni riprenderanno la settimana che inizia il 6 settembre. L’aula invece è riconvocata per il pomeriggio di mercoledì 8 settembre quando sarà data lettura in assemblea del calendario del mese di settembre.

La discussioni in aula - I finiani di Futuro e Libertà per l'Italia, i deputati dell'Udc, dell'Api di Rutelli e dell'Mpa si sono astenuti come preannunciato, anche se rispetto alle 84 potenziali astensioni se ne sono registrate solo 75.

Dichiarazione di voto del governo - Sulla mozione di sfiducia a Caliendo, il governo ha espresso un "convinto parere contrario". Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato durante il suo intervento in aula che precede la dichiarazione di voto (prevista per le 17.00 di questo pomeriggio, in diretta televisiva).

Con una stoccata all'ex compagno di partito, Gianfranco Fini. "Sui principi, come il garantismo ndr, non ci si astiene", ha detto il guardasigilli. E poi la sparata sulla P3 "Un'invenzione di giudici e della sinistra - dice il ministro della Giustizia - vorrebbero condannare Caliendo per una questione da molti giudicata una fumisteria".

Rischio crisi - Il deputato Pdl Mario Landolfi, intervistato da Radio Radicale, pone una questione critica. "Senza una maggioranza di almeno 316 no alla mozione sul sottosegretario Caliendo il presidente del consiglio dovrebbe chiedere di poter conferire con il Presidente della Repubblica per discutere dello scenario di crisi che si andrebbe ad aprire".

Ovvero, se non saranno almeno 316 a votare contro la sfiducia a Caliendo, secondo il deputato Pdl, si va inevitabilmente incontro alla crisi. La mozione di sfiducia è stata presentata lo scorso 14 luglio dai partiti d’opposizione Pd e Idv, dopo il coinvolgimento di Caliendo nell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Il sottosegretario è indagato per associazione segreta e la lettura delle intercettazioni mostra i suoi contatti con i presunti membri dell’associazione Carboni, Lombardi e Martino. Ed è anche questa la ragione per cui, al di là di un eventuale rilievo penale, l’opposizione chiede che Caliendo lasci il governo. Anche se la sfiducia solitamente riguarda un governo, è sempre più frequente che una mozione venga sollevata per un singolo ministro o, come nel caso specifico, per un sottosegretario.

Il voto - Come in ogni mozione di sfiducia, il voto non è segreto. La maggioranza è fissata a quota 316, essendo 630 i deputati. Pdl e Lega insieme raggiungono 296 voti, ma a questi si dovrebbero aggiungere i quattro finiani membri del governo – Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio.

A favore voteranno Pd e Idv, che insieme raggiungono 235 voti. Mentre i 76 di Udc, Api, Fli e Mpa si asterrano. Rimangono fuori alcuni membri del gruppo misto. Ma sembra che i sì non dovranno incontrare grosse difficoltà per far restare Caliendo al suo posto.

Fonte:

http://libero-news.it/news/465157/Caliendo__respinta_la_mozione_di_sfiducia.html


La Camera alla prova della mozione di sfiducia contro sottosegretario alla Giustizia. Mozione respinta salvo sorprese, ma il fronte dell’astensione, composto dai centristi e dai finiani, esce allo scoperto per la prima volta.

Siamo al momento topico del dibattito politico italiano prima della pausa estiva: la Camera dei Deputati vota la mozione di sfiducia a Giacomo Caliendo, Giacomino per i suoi amici coinvolti nella P3 all’esame dei magistrati. La mozione, a doppia firma Dario Franceschini – Massimo Donadi per PD e IdV, afferma che “non può non essere politicamente censurabile la partecipazione del Sottosegretario Caliendo, che al momento non risulta indagato, a riunioni, in compagnia del capo degli ispettori ministeriali dottor Miller, con un bancarottiere pregiudicato sospettato di essere implicato in alcune delle vicende più torbide del dopoguerra”, e dunque “impegna il Governo ad invitare il Sottosegretario Giacomo Caliendo a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato alla giustizia.” Ma questa è soprattutto la prima uscita pubblica del nuovo assetto della maggioranza che sostiene il governo Berlusconi, la prima prova ufficiale dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà per l’Italia, il neonato gruppo politico di Gianfranco Fini che, nei giorni scorsi, ha stretto un patto di convergenza con i centristi dell UdC, convenendo di astenersi sulla mozione. Salvo sorprese dell’ultim’ora, dunque, il sottosegretario dovrebbe uscire indenne dalla giornata.

17.53- Coinvolto nei disordini sembra essere il deputato Marco Martinelli, del PdL, ma di più non si è in condizione di sapere. Ancora Reguzzoni: “Arriva il Federalismo Fiscale, che sta venendo approvato con i decreti attuativi. E’ una battaglia storica del nostro movimento, ma è una battaglia di giustizia per l’Italia. Una riforma storica, e dovremmo chiederci chi lo vuole fermare, e perchè. Chiunque sia, ragiona con logiche di palazzo, lontane dai cittadini e contro il volere di essi.” Ancora disordini in aula, fra i banchi della maggioranza.

17.50- Baruffe sul lato destro dell’emiciclo, ma la diretta non le inquadra, ed è difficoltoso descrivere cosa sia successo. Continua Reguzzoni: “La manovra finanziaria ha debellato la piaga dell’assistenzialismo; abbiamo affrontato il problema delle false pensioni di invalidità. E tutto questo è il frutto dell’azione di questo governo. E allora, a chi giova mettere in discussione il governo dei fatti? Quali sono i poteri oscuri che vogliono fermare il cambiamento?”

17.48- Il dibattito è sospeso, non si capisce cosa stia succedendo. Il Presidente Gianfranco Fini fa segno a Reguzzoni di continuare.

17.46- E’ il turno di Marco Reguzzoni, capogruppo per la Lega Nord. “E’ evidente che questa mozione è un’imboscata al governo, quel governo che sta portando avanti le riforme e l’azione concreta, come nel caso della lotta alla mafia, con gli arresti e i sequestri. Tutto questo grazie al ministero dell’Interno, ma anche a quello della Giustizia, di cui il Sottosegretario fa parte.” E a della Vedova: “La legalità si difende combattendo l’immigrazione clandestina: gli sbarchi sono annullati”. Confusione in aula, qualcuno esce.

17.43 – “Non nascondiamoci dietro a un dito”, continua. “Le elezioni anticipate sono un’eventualità concreta. E, in quel caso, ben più grandi sarebbero le sorprese, rispetto alla creazione di quest’area di responsabilità. Qui c’è una questione politica da sollevare, che non si limita al caso Caliendo. La situazione di oggi è figlia di chi l’ha prodotta, di chi si ostina a non vederla. Serve più umiltà, perchè la crisi delle famiglie, e la crisi del paese non si affronta non avendo presente la situazione. Il nuovo gruppo parlamentare, fra noi e l’IdV che si è creato oggi può cambiare il corso della legislatura, un’elemento di novità che il paese chiede”

17.39 – Casini polemizza con Di Pietro: “De Magistris inascoltabile sull’elezione di Vietti: si è realizzata, in quella sede, una convergenza virtuosa fra togati e laici. Io applaudo all’elezione di Vietti: quello è il metodo giusto, noi lavoriamo per quello.” E sul terzo polo: “Non c’è nostalgia della Dc, non c’è grande centro, non ci sono manovre di palazzo. Ed è singolare che tali critiche vengano da chi fino a ieri cercava di farci aiutare la maggioranza. No, questa è un’area di responsabilità nazionale, nata dalla crisi del bipolarismo italiano.”

17.36- Parla Pierferdinando Casini per l’UdC. ” Condivido della Vedova”, che aveva parlato di un momento importante, quello in cui le forze moderate superano gli steccati su una importante questione istituzionale. “L’UdC non è una forza giustizialista, ma le cose non si possono minimizzare. Non si tratta solo di reati: sono necessari decoro e decenza. Chi rappresenta il governo della Repubblica si astenga dal frequentare gente discutibile, al di la delle rilevanze penali. Il giustizialismo somiglia al moralismo: Caliendo per l’UdC sbaglia, ma allo stato degli atti non ci sono gli elementi per sfiduciarlo. Non si decapita un uomo per racimolare qualche voto estremista.”

17.30- Ancora della Vedova. “La questione morale non si può sottovalutare, ne se ne possono sottovalutare le cause. Dobbiamo dire forte e chiaro che la questione dell’etica pubblica e politica ci riguarda, perchè su di essa verremo giudicati. Le condotte emerse vanno accertate sul profilo penale, ma sarebbe da incoscienti sottovalutarne la portata politica. Non bisogna gridare al complotto mediatico, ma i media non scrivano la sentenza prima dei giudici. No al giustizialismo selvaggio, ma no anche al garantismo peloso: non tutto è ugualmente difendibile. E per stare alle vicende, il caso Caliendo è diverso dal caso Brancher, Cosentino, Scajola. Claudio Scajola si dimise da ministro senza neanche avviso di garanzia: ha fatto bene e gli va riconosciuto. Oggi si chiedono le dimissioni di Caliendo. Futuro e Libertà non voterà con l’opposizione, ma da quanto emerge si può contestare al Sen. Caliendo una grave imprudenza e frequentazioni inopportune, non di essere venuto meno ai suoi doveri: perciò non ne si possono chiedere le dimissioni. Ma non può essere giudicato irrilevante che il sottosegretario alla giustizia sia indagato per aver influito nell’organizzazione degli uffici giudiziari. Una auto-sospensione di Caliendo sarebbe la scelta più opportuna.”

17.27- Parla Benedetto Della Vedova, finalmente, per il primo discorso ufficiale di Futuro e Libertà per l’Italia: “Futuro e libertà è composto da parlamentari che avrebbero voluto rimanere nel PdL, per costruire un partito liberale ed europeo. Ci è stato detto che tutto ciò era inammissibile e incompatibile con il partito e la sua leadership. Non abbiamo capito perchè, ma ci siamo adeguati. Siamo nella maggioranza e la sosterremo, ma fuori dal perimetro della maggioranza, andremo a un confronto concreto e sincero.” E su Caliendo: “Noi siamo garantisti, sugli immigrati, sui tanti disperati in carcere, lo siamo per i tanti condannati dall’inefficienza del sistema giudiziario, lo siamo per i politici che colpiti da un’inchiesta, sono sempre innocenti fino a prova contraria. Ma la responsabilità politica è un’altra cosa: nessun politico può essere difeso a prescindere. La presunzione di innocenza non assicura l’impunità politica”.

17.24- Conclude Di Pietro. “Chi è Caliendo? E’ quello che ha messo la faccia su tutti i provvedimenti approvati dal Governo, come ad esempio la legge sulle intercettazioni, che, se approvata, non permetterebbe di conoscere le sue malefatte: qua c’è un conflitto di interessi che va oltre la responsabilità penali. Qui non chiediamo solo le dimissioni di Caliendo, ma vogliamo che anche il Presidente del Consiglio faccia le valigie. Novello nerone, sta abusando della pazienza degli italiani, con le sue vallette prezzolate, dittatore e satrapo. Per tutto questo chiediamo al Parlamento un gesto di responsabilità e di credibilità”. Scontato il si alla mozione di sfiducia da parte del gruppo parlamentare dell’Italia dei Valori. “Un modo immorale di fare politica, che l’Italia dei Valori denuncerà sempre.”

17.21- Ancora Di Pietro. “Prima della P3, c’era la P2. Caliendo non è nuovo a questo genere di affari. Il suo metodo d’azione, e quello del governo è quello descritto nel piano di rinascita democratica di Licio Gelli: interventi diretti per garantire la nomina negli organi dirigenti dei tribunali di personalità disposte ad aiutare gli aderenti alla loggia. Gli obiettivi della P3 sono sovrapponibili a quelli della P2 e anche a quelli di questo governo. A prescindere dalle inchieste, ci sono due persone a fare da anello di congiunzione fra allora e oggi: Flavio Carboni e Giacomo Caliendo, che appare nella relazione d’inchiesta parlamentare sulla P2″.

17.17- Parla Antonio Di Pietro, per l’Italia dei Valori. “E’ inopportuno che Caliendo faccia il sottosegretario, e che Berlusconi sia al governo”. E accusa Alfano: “Non si tratta di inchieste a carico di Caliendo: ci sono cinque ragioni politiche a prescindere da esse. Primo, le pressioni sulla Corte Costituzionali, per non far dichiarare incostituzionale il Lodo Alfano. Dunque anche il Ministro della Giustizia dovrebbe andare a casa. Secondo: le pressioni per le nomine della Corte d’Appello di Milano. Terzo, le pressioni in occasione del caso Formigoni: un’interferenza fra giustizia e una coalizioni politica. Quarto, le pressioni per l’invio di ispettori del ministero a Milano. Quinto, le pressioni per permettere a Vincenzo Carbone, primo Presidente della Corte di Cassazione, di rimanere in carica”

17:12- Ancora nel gruppo Misto, parla Pino Pisicchio di Alleanza per l’Italia. Fino a sentenza di condanna, dice Pisicchio, Caliendo è innocente. Ma qui c’è una questione di reputazione, che deve mantenersi intatta, al di la delle responsabilità penali. E c’è un problema anche di rappresentanza democratica, perchè il bipolarismo forzato ha consegnato le chiavi della politica ai capi carismatici. “Sarebbe stato più elegante la scelta di dimettersi”, dice, riguardo Caliendo; “ma la mozione di sfiducia, con effetti scontati, appare più una scelta che rassicura alcuni ceti politici estremisti che una vera strategia politica”. Dunque, l’Api di Francesco Rutelli, come previsto, si asterrà: “un gesto politico, non una semplice strategia della testuggine”.

17.00: In corso le dichiarazioni di voto delle componenti del Gruppo Misto. I Repubblicani, per bocca di La Malfa, non parteciperanno al voto; l’MpA, che ha partecipato al vertice con Fini e Casini, si asterrà; Io Sud voterà contro, urlando al complotto di un’opposizione senza argomenti.

http://www.giornalettismo.com/archives/75482/caliendo-fini-berlusconi-liveblogging/

Caliendo, Fini: “Fedeli al programma, leali al governo”

Governo in bilico: Caliendo, la sfiducia si vota mercoledì

Caliendo: Fini valuta l’ipotesi astensione, governo in salvo

P3, Caliendo: “Dimissioni? Non ho commesso niente”

Caliendo e la P3: nelle intercettazioni le prove dell’”attività di interferenza”

Tags: berlusconi caliendo fini








Viespoli capogruppo di Futuro e Libertà: «A settembre lascio il governo»

Maggioranza alla «prova Caliendo»

Berlusconi: «Astensione senza senso»

Si vota la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario. Patto tra finiani, Udc, Api ed Mpa

MILANO - La maggioranza alla «prova Caliendo». Si vota nel pomeriggio alla Camera la mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia (alle 17 in diretta su Corriere.it). Dopo lo strappo dei “finiani” dal Pdl, il nuovo gruppo del presidente della Camera – Futuro e Libertà – ha raggiunto l’accordo con Udc, Api di Rutelli e Mpa di Lombardo: in aula i quattro gruppi si asterranno. Una decisione che il premier, Silvio Berlusconi, bolla come una «scelta senza senso».

BERLUSCONI – Il premier, riferiscono alcune partecipanti alla cena di martedì sera con il presidente del Consiglio, non ha nascosto di considerare uno strumento di ‘guerriglia’ la decisione da parte di Fini di incontrare esponenti dell’opposizione come Casini e Rutelli. «È il segnale che vogliono continuare ad indebolirci e cercano il pretesto per rompere» ha spiegato il Cavaliere. Berlusconi, riferiscono sempre le partecipanti alla cena, sarebbe pronto ad andare al voto subito se il governo non dovesse avere più i numeri. Sottolineando però che sono decisioni che non prenderà da solo.

VIESPOLI – Intanto, il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli, indicato da Fini come capogruppo del neonato gruppo Fli al Senato dal prossimo settembre, rimetterà il mandato nel governo non appena sarà formalizzato il suo nuovo incarico. È stato lo stesso Viespoli a renderlo noto conversando coni cronisti a Palazzo Madama.

Redazione online

04 agosto 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_agosto_04/caliendo-mozione-sfiducia_9c57466c-9fab-11df-ad29-00144f02aabe.shtml

Il ministro dell’Interno: l’ipotesi di un governo Tremonti non esiste, lui è d’accordo

Maroni: la situazione è precipitata.

Se cadiamo si torna al voto in autunno

«Il patto tra la Lega e il Pdl è sacro. Napolitano potrebbe cercare un’alternativa ma non la troverebbe»

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ROMA — Ha trascorso la giornata al Senato e alla fine ha incassato il voto unanime sul piano antimafia. «Risultato storico — lo definisce — visto che in dieci anni nessuno era mai riuscito ad approvare un testo unico in tema di misure contro la criminalità». Il disegno di legge introduce misure di tracciabilità dei flussi finanziari in materia di appalti e nuove disposizioni per la revoca dei programmi di protezione a pentiti e collaboratori di giustizia. Ma il ministro dell’Interno Roberto Maroni sa bene che il voto che unisce maggioranza e opposizione è ormai un’eccezione, perché la realtà politica emersa in questi giorni promette ben altri scenari. E rischia di riservare sorprese clamorose per il governo in carica. Tanto che nulla dà ormai per scontato, neanche il voto di fiducia previsto per questo pomeriggio.

Ieri si sono incontrati Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli e hanno annunciato che oggi si asterranno sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario Giacomo Caliendo. Lei ci crede?

«La decisione di Fini di lasciare il Pdl ha creato una situazione che ci costringe alla navigazione a vista. Chi va per mare sa bene di cosa parlo: sei lì ma in ogni momento ci può essere un ostacolo. La rotta non è tranquilla, però credo che non sia neanche così difficile. In ogni caso non c’è alternativa».

Se cade il governo si vota?

«Io voglio continuare a essere ottimista, fiducioso che la legislatura continuerà fino alla fine. Ma se la nave va sugli scogli, si torna alle urne. Il rischio di imboscata è più che concreto, come dimostra quello che sta accadendo in questi giorni».

Non vi aspettavate che venisse calendarizzata subito la mozione di sfiducia?

«Era una delle possibilità ed è accaduto. Io però voglio essere chiaro: la Lega non sarà disponibile a nessun governo alternativo».

Neanche se a guidarlo fosse Giulio Tremonti?

«Non esiste. Ho parlato con lui ed è perfettamente d’accordo. Proporre Tremonti è il gesto della disperazione di chi vorrebbe cercare una strada ma non ha nulla da proporre. Non c’è un motivo valido se non la voglia di sfasciare tutto e mandare a casa Berlusconi».

C’è chi pensa che servirebbe a realizzare il federalismo.

«E con chi dovremmo farlo? Con l’Udc che ha votato contro oppure con il Partito Democratico che si è astenuto e adesso dice che ci vuole incalzare su questo tema? Vorrei ricordare che i decreti attuativi li fa il governo, non il Parlamento, dunque la strada è tracciata e il percorso sarà rispettato».

Non crede che la situazione stia precipitando?

«Veramente è già precipitata, perché potenzialmente questo gruppo alla Camera può far venire meno la maggioranza e questo provocherebbe immediatamente la crisi».

In questo caso il presidente Giorgio Napolitano potrebbe verificare l’esistenza di una nuova maggioranza.

«Potrebbe cercarla, ma non la troverebbe perché senza la Lega non avrebbe un’alternativa in entrambe le Camere e dunque un eventuale governo di transizione durerebbe una settimana, dopo dovrebbe prendere atto della realtà e sciogliere le Camere».

È proprio sicuro che la Lega non si comporterà come nel ’94?

«Ancora con questa storia, ma è un richiamo alla preistoria».

Sono in molti a credere che il Paese fosse in una situazione simile e anche allora voi giuravate lealtà al governo.

«Era un’altra era geologica. L’accordo che c’è ora tra noi e il Pdl è un patto sacro che non lascia alternative. Il resto sono giochi di palazzo. Basti pensare che questa operazione di Fini ha avuto come unico merito quello di resuscitare l’Api di Rutelli. Un miracolo, ma certamente non mi sembra un gran risultato. Sono giochi da Prima Repubblica».

E un’alleanza con l’Udc?

«Impensabile perché stravolgerebbe le regole, visto che l’Udc ha perso le elezioni e si è schierata all’opposizione».

Intanto c’è un nuovo gruppo di 84 persone…

«Fermi. Non c’è alcun gruppo. Per me ci sono i finiani che fanno parte della maggioranza e sono 33 alla Camera, 10 al Senato. Gli altri stanno all’opposizione e per tatticismo hanno deciso una posizione comune».

Non crede che di fronte a questa nuova realtà il presidente del Consiglio dovrebbe comunque consultare il capo dello Stato?

«Ora no, del resto se ci convincessimo che si è formato un nuovo gruppo vorrebbe dire che la fiducia nel governo è già venuta meno e bisognerebbe trarne le conseguenze».

E i ministri finiani?

«Non spetta a me prendere decisioni. Sul piano personale posso dire che lavoro bene con Andrea Ronchi e ho grande stima e simpatia per Pasquale Viespoli che considero persona di grandi qualità, ma certo questa doppia natura può creare imbarazzi e questioni interne. Per me lo schema è semplice: se stai al governo ci stai al 100 per cento. Metà dentro e metà fuori sono equilibrismi, è il ritorno del doroteismo del quale francamente nessuno ha nostalgia».

Dunque fuori?

«Viespoli ha sempre combattuto questo modo di fare politica e sono certo che risolverà questa evidente contraddizione. Noi aspettiamo, ma a settembre i nodi verranno al pettine».

Qual è il suo giudizio su Gianfranco Fini?

«Sul piano personale lo stimo, ma faccio fatica a capire le sue mosse politiche. Cerca una strada che non so dove lo porterà e invece nel Pdl la sua presenza insieme a quella di Berlusconi poteva rivelarsi fondamentale. Ognuno aveva il suo ruolo e l’azione congiunta poteva rafforzare il partito».

Fini in realtà ha posto una pregiudiziale in tema di legalità.

«Lasciamo perdere. A prevalere sono stati i rancori personali. Per questo sono rammaricato. Credo che il centrodestra stia sperperando la sua forza straordinaria però non sono preoccupato perché la soluzione c’è, è limpida ed è coerente col sistema bipolare».

Lei ritiene che Fini possa continuare a ricoprire il ruolo di presidente della Camera?

«Sono convinto che non verrebbe mai meno al suo ruolo di garanzia».

La Lega, così come il presidente Berlusconi, non lascia aperta nessuna strada alternativa alle urne. Lei è davvero convinto che sia questa l’unica soluzione?

«Il nostro giudice sono i cittadini, non coloro che stanno nei palazzi».

Se si andrà al voto, la Lega andrà con il Pdl?

«Certamente, perché la nostra alleanza ha portato grandi risultati. Abbiamo fatto la legge sul federalismo, fermato gli sbarchi dei clandestini, ottenuto successi sul fronte della sicurezza e della criminalità. Lo straordinario risultato di ieri con il voto compatto di tutto il Parlamento è sotto gli occhi di tutti, anche perché mi convince che in tre anni possiamo sconfiggere la mafia e non è una scadenza che pongo a caso perché coincide con la fine di questa legislatura »

Lei parla di voto senza lasciare margini ad altre eventualità. Immagina anche una data?

«So che non ci sono precedenti di elezioni in autunno ma questo non può precluderle di fronte a una crisi politica grave che non consente alternative. Per questo mi rassicura la saggezza istituzionale del presidente Napolitano».

Fiorenza Sarzanini

04 agosto 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_agosto_04/intervista-maroni-sarzanini_7866e536-9f89-11df-ad29-00144f02aabe.shtml

*Tra Berlusconi e Fini è scontro totale "Dimettiti" "Mi cacci?"

1 commento:

pupo e puparo contro isola ha detto...

complimwenti per i repotage sulla vicenda caliendo... infatti dimostra che non eopere del blog ma com etuute le cose pubblicati copiati o scritti da latre persone : siamo al solito gioco dei pupi e del puparo/i

gli siolani facciano che tutto quelo scritto su isola e contro gli isolani e operati di un puparo ed un pupo che esgue ciecamnte