L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 13 ottobre 2010

Libertà di Stampa il Concetto di CARTA STAMPATA Blogs Televisioni

Il reato di cui all’art. 57 del codice penale, che punisce il direttore del giornale che colposamente non impedisce che, tramite la pubblicazione sul predetto mezzo di informazione, siano commessi reati, va interpretato in senso restrittivo, nel senso di non poterlo applicare né al giornale telematico né, tanto meno, al blog. Infatti, per potersi parlare di stampa in senso giuridico, è necessario che vi sia una riproduzione tipografica e che il prodotto di tale attività tipografica sia destinato alla pubblicazione e distribuzione tra il pubblico.



(Fonte: Massimario.it - 34/2010. Cfr. nota su Altalex Mese - Schede di Giurisprudenza)

giornale telematico  reati  stampa  cause di non punibilità

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE V PENALE
Sentenza 01 ottobre 2010, n. 35511
Svolgimento del processo - Motivi della decisione
La Corte di appello di Milano, con sentenza 25.9.2009, in riforma della pronunzia di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione a carico di B.C., imputato del reato di cui all'art. 57 c.p.; ha confermato le statuizioni civili in favore delle costituite parti civili, C. R. e M.G..

B. era direttore del periodico telematico Merateonline, sul quale risultava pubblicata una lettera ritenuta diffamatoria nei confronti del ministro della Giustizia ( C.) e del suo "consulente per l'edilizia penitenziaria" ( M.).

Ricorre per cassazione il difensore dell'imputato e deduce:

1) difetto di motivazione, sua contraddittorietà e illogicità in ordine alla esistenza della prova della sussistenza del fatto.

Nel corso del dibattimento, l'imputato sostenne e dimostrò come fosse possibile e facile ottenere una pagina "a stampa" di un giornale telematico, non corrispondente all'originale. Egli ebbe a dichiarare, che, informato della querela proposta dal C. e dal M., eseguì un controllo nell'archivio informatico del giornale, non rinvenendo la lettera in questione. Detta lettera dunque non esiste nell'originale del documento informatico ed è stata evidentemente "prodotta", con il sistema c.d. "taglia e incolla" da ignoto autore. Sarebbe stato facile per gli inquirenti verificare l'autenticità della lettera (scil. il suo effettivo inserimento nel "numero" del quotidiano on line cui apparentemente si riferisce), disponendo, innanzitutto, il sequestro del "sito", e quindi incaricando una persona esperta di accertare se esso conteneva la missiva in questione e incaricando quindi un PU o un notaio di certificare l'esito dell'accertamento. E' talmente semplice creare e stampare ex novo una pagina mai diffusa in rete, che tale mezzo di prova (la pagina stampata, asseritamene "estratta" dal web) non può ritenersi ammissibile, perchè il documento è di incerta paternità.



In tal senso d'altra parte si sono orientate le sezioni civili della S.C. (Cass sez. lav. 16.2.2004 n. 2912). Fatta tale premessa, l'imputato ebbe ad affermare che, se effettivamente le lettera de qua fosse stata ospitata sul suo giornale telematico, egli altro non avrebbe potuto fare che presentare le sue scuse alle parti civili.



Ebbene, la Corte milanese, equivocando sul senso delle parole, ha ritenuto che tale affermazione, meramente congetturale, fosse una ammissione di responsabilità.
2) violazione di legge, erronea applicazione dell'art. 57 c.p. e carenze dell'apparato motivazionale.
Il dettato dell'art. 57 c.p. non è applicabile al c.d. giornale telematico. La lettera della legge e la sua ratio fanno riferimento al concetto di "stampa", concetto nel quale non può essere ricompresa l'informazione on line. Nè può pensarsi a una interpretazione analogica, trattandosi, evidentemente di analogia in malampartem. Sul punto, dottrina e giurisprudenza sono concordi.
D'altra parte, il solo fatto che siano state presentate più proposte di legge per estendere la portata dell'art. 57 c.p. anche al direttore di un giornale telematico, rappresenta ulteriore riprova del fatto che, allo stato, al predetto direttore non è attribuita alcuna posizione di garanzia. Ciò a voler poi trascurare che il delitto ex art. 57 c.p. è fattispecie colposa e dunque andrebbe individuato un qualche profilo di colpa da attribuire al B.;altrimenti ci si troverebbe nell'ambito della responsabilità oggettiva, ritenuta ormai costituzionalmente incompatibile.



Tanto premesso, osserva il Collegio che la censura sub 2) deve necessariamente essere esaminata per prima in quanto con essa si nega in radice che la condotta in ipotesi addebitata al B. sia riconduci bile a una fattispecie astratta di reato; quella appunto ex art. 57 c.p.. La censura è fondata.



L'art. 57 c.p. punisce, come è noto, il direttore del giornale che colposamente non impedisca che, tramite la pubblicazione sul predetto mezzo di informazione, siano commessi reati. Il codice, per altro, tra i mezzi di informazione, distingue la stampa rispetto a tutti gli altri mezzi di pubblicità (art. 595 c.p., comma 3) e l'art. 57 si riferisce specificamente alla informazione diffusa tramite la "carta stampata". La lettera della legge è inequivoca e a tale conclusione porta anche l'interpretazione "storica" della norma.



In dottrina e in giurisprudenza si è comunque discusso circa la estensibilità del concetto di stampa, appunto agli altri mezzi di comunicazione. E così una risalente pronunzia (ASN 198900259-RV 180713) ha escluso che fosse assimilabile al concetto di stampato la videocassetta preregistrata, in quanto essa viene riprodotta con mezzi diversi da quelli meccanici e fisico-chimici richiamati dalla L. n. 47 del 1948, art. 1. D'altra parte, è noto che la giurisprudenza ha concordemente negato (ad eccezione della sentenza n. 12960 della Sez. feriale, p.u. 31.8.2000, dep. 12.12.2000, ric. Cavallina, non massimata) che al direttore della testata televisiva sia applicabile la normativa di cui all'art. 57 c.p. (cfr, ad es. ASN 200834717 - RV 240687; ASN 199601291 - RV 205281), stante la diversità strutturale tra i due differenti mezzi di comunicazione (la stampa, da un lato, la radiotelevisione dall'altro) e la vigenza nel diritto penale del principio di tassatività.



Analogo discorso, a parere di questo Collegio, deve esser fatto per quel che riguarda la assimilabilità di internet (rectius del suo "prodotto") al concetto di stampato. L'orientamento prevalente in dottrina è stato negativo, atteso che, perchè possa parlarsi di stampa in senso giuridico (appunto ai sensi della ricordata L. n. 47 del 1948, art. 1), occorrono due condizioni che certamente il nuovo medium non realizza: a) che vi sia una riproduzione tipografica (prius), b) che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione e quindi debba essere effettivamente distribuito tra il pubblico (posterius).



Il fatto che il messaggio internet (e dunque anche la pagina del giornale telematico) si possa stampare non appare circostanza determinante, in ragione della mera eventualità, sia oggettiva, che soggettiva. Sotto il primo aspetto, si osserva che non tutti i messaggi trasmessi via internet sono "stampabili": si pensi ai video, magari corredati di audio; sotto il secondo, basta riflettere sulla circostanza che, in realtà, è il destinatario colui che, selettivamente ed eventualmente, decide di riprodurre a stampa la "schermata".



E se è, pur vero che la "stampa" - normativamente intesa - ha certamente a oggetto, come si è premesso, messaggi destinati alla pubblicazione, è altrettanto vero che deve trattarsi - e anche questo si è anticipato - di comunicazioni che abbiano veste di riproduzione tipografica.



Se pur, dunque, le comunicazioni telematiche sono, a volte, stampabili, esse certamente non riproducono stampati (è in realtà la stampa che - eventualmente - riproduce la comunicazione, ma non la incorpora, così come una registrazione "domestica" di un film trasmesso dalla TV, riproduce - ad uso del fruitore - un messaggio, quello cinematografico appunto, già diretto "al pubblico" e del quale, attraverso la duplicazione, in qualche modo il fruitore stesso si appropria, oggettivizzandolo).



Bisogna pertanto riconoscere la assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media, sinora conosciuti e, per quel che qui interessa, rispetto alla stampa. D'altronde, non si può non sottolineare che differenti sono le modalità tecniche di trasmissione del messaggio a seconda del mezzo utilizzato: consegna materiale dello stampato e sua lettura da parte del destinatario, in un caso (stampa), irradiazione nell'etere e percezione da parte di chi si sintonizza, nell'altro (radio e TV), infine, trasmissione telematica tramite un ISP (internet server provider), con utilizzo di rete telefonica nel caso di internet.



Ad abundantiam si può ricordare che il D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 70, art. 14 chiarisce che non sono responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e - a fortiori - gli hosting provider (cfr. in proposito ASN 200806046 - RV 242960), a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma, in tal caso, come è ovvio, essi devono rispondere a titolo di concorso nel reato doloso e non certo ex art. 57 c.p.).



Qualsiasi tipo di coinvolgimento poi va escluso (tranne, ovviamente, anche in questo caso, per l'ipotesi di concorso) per i coordinatori dei blog e dei forum. Non diversa è la figura del direttore del giornale diffuso sul web. Peraltro, anche nel caso oggi in esame, sarebbe, invero, ipotizzarle, in astratto, la responsabilità del direttore del giornale telematico, se fosse stato d'accordo con l'autore della lettera (lo stesso discorso varrebbe per un articolo giornalistico). A maggior ragione, poi, se lo scritto fosse risultato anonimo. Ma - è del tutto evidente - in tal caso il direttore avrebbe dovuto rispondere del delitto di diffamazione (eventualmente in concorso) e non certo di quello di omesso controllo ex art. 57 c.p., che come premesso, non è realizzabile da chi non sia direttore di un giornale cartaceo. Al B., tuttavia, è stato contestato il delitto colposo ex art. 57 c.p. e non quello doloso ex art. 595 c.p..



Sul piano pratico, poi, non va trascurato che la c.d. interattività (la possibilità di interferire sui testi che si leggono e si utilizzano) renderebbe, probabilmente, vano - o comunque estremamente gravoso - il compito di controllo del direttore di un giornale on line.



Dunque, accanto all'argomento di tipo sistematico (non assimilabilità normativamente determinata del giornale telematico a quello stampato e inapplicabilità nel settore penale del procedimento analogico in malam partem), andrebbe considerata anche la problematica esigibilità della ipotetica condotta di controllo del direttore (con quel che potrebbe significare sul piano della effettiva individuazione di profili di colpa). Da ultimo, va considerata anche la implicita voluntas legis, atteso che, da un lato, risultano pendenti diverse ipotesi di estensione della responsabilità ex art. 57 c.p. al direttore del giornale telematico (il che costituisce ulteriore riprova che - ad oggi - tale responsabilità non esiste), dall'altro, va pur rilevato che il legislatore, come ricordato dal ricorrente, è effettivamente intervenuto, negli ultimi anni, sulla materia senza minimamente innovare sul punto.



Invero, nè con la L. 7 marzo 2001, n. 62, nè con il già menzionato D.Lgs. del 2003, è stata effettuata la estensione della operatività dell'art. 57 c.p. dalla carta stampata ai giornali telematci, essendosi limitato il testo del 2001 a introdurre la registrazione dei giornali on line (che dunque devono necessariamente avere al vertice un direttore) solo per ragioni amministrative e, in ultima analisi, perchè possano essere richieste le provvidenze previste per l'editoria (come ha chiarito il successivo D.Lgs.). Allo stato, dunque, "il sistema" non prevede la punibilità ai sensi dell'art. 57 c.p. (o di un analogo meccanismo incriminatorio) del direttore di un giornale on line. Rimanendo pertanto assorbita la censura sub 1), deve concludersi che la sentenza impugnata va annullata senza rinvio perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.



P.Q.M.





La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.




La Suprema Corte, nel caso di specie, è chiamata a valutare la configurabilità della responsabilità ex art. 57 e 57 bis c.p. della direttrice responsabile dell'edizione on-line del settimanale “l'espresso” in quanto avrebbe omesso il controllo necessario ad impedire la commissione del reato di diffamazione aggravata realizzato attraverso la pubblicazione di un post di un lettore.



La Corte, richiamando tra l’altro una precedente sentenza (Cass., sez. 5, sentenza 16 luglio-1° ottobre 2010, n. 35511) e partendo dall’indubbio presupposto che l’art. 57 c.p. sanziona penalmente il direttore o il vice-direttore responsabile il quale ometta di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che, col mezzo della pubblicazione, siano commessi reati, ritiene di poter escludere tale responsabilità per due principali motivazioni.



Innanzitutto esiste una netta distinzione di carattere strutturale tra i due mezzi di comunicazione (carta stampata ed Internet) che rende impossibile un’equiparazione o anche una semplice associazione tra un giornale tradizionale ed un giornale on line. Come è noto, argomentando dall’art. 1 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, sono considerate stampe o stampati le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione. Dunque, perché possa parlarsi di stampa in senso tradizionale e giuridico (ai sensi della legge n. 47 del 1948), occorrono due condizioni: a) che vi sia una riproduzione tipografica, b) che il prodotto di tale attività (quella tipografica) sia destinato alla pubblicazione attraverso un’ effettiva distribuzione tra il pubblico.



Ebbene, sostiene giustamente la Corte, le pubblicazioni e quindi i giornali on line non presentano i requisiti di cui sopra in quanto non presentano alcun supporto fisico e non è configurabile, quindi, alcuna attività di distribuzione dello stesso supporto. L’articolo on line viene diffuso attraverso la stessa pubblicazione in rete, che consente l’immediata e contestuale visualizzazione del contributo da parte della collettività di utenti.



Ma esiste un secondo motivo, che porta senz’altro ad escludere l’applicabilità dell’art. 57 del c.p. nel caso di specie. Difatti, le stesse caratteristiche del mezzo telematico utilizzato rendono impossibile l’esercizio di un effettivo controllo da parte del direttore di un giornale on line. Si ricorda, difatti, che ad avere contenuto diffamatorio è stato il commento di un lettore che sfugge totalmente all’attività di controllo del responsabile del giornale.



E’ evidente, quindi, che la disposizione in questione è stata concepita solo per la stampa cartacea tradizionale ed all’epoca il legislatore nemmeno immaginava i futuri sviluppi tecnologici.



Secondo la Corte, quindi, l'inapplicabilità dell'articolo 57 del codice penale al direttore delle rivista on line discende sia dalla impossibilità di ricomprendere quest'ultima attività nel concetto di stampa periodica, sia per l'oggettiva impossibilità del direttore responsabile di rispettare il precetto normativo. Tale aspetto comporterebbe la sua punizione a titolo di responsabilità oggettiva, andando quindi ben al di là della portata del precetto normativo la cui applicabilità analogica ovviamente è del tutto da escludere per il divieto dell’analogia in malam partem.



La Suprema Corte non ritiene, giustamente, nemmeno perseguibile il riferimento alla Legge 62/2001 per sostenere un’equiparabilità tra editoria elettronica e stampa periodica. Difatti il provvedimento legislativo in esame, ridefinisce sì la nozione di prodotto editoriale alla luce dello sviluppo del sistema informatico e digitale, ma solo al fine di usufruire di certe provvidenze. In più la seconda parte del terzo comma dell’art. 1, aggiunge che se il prodotto editoriale viene diffuso al pubblico con “periodicità regolare” ed è contraddistinto da “una testata, costituente elemento identificativo del prodotto”, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’art. 5 della legge 47/1948, ossia, in particolare, all’obbligo di registrazione presso la cancelleria del tribunale, pena incorrere nel reato di stampa clandestina, come previsto dall’art. 16, legge n. 47.



Al contrario bisogna rilevare che con la Legge n. 62/2001 il riferimento all’editoria elettronica e digitale, considerata come parte integrante del sistema delle comunicazioni e della convergenza multimediale, hanno finito per mettere in crisi i principi della tradizionale normativa del settore editoriale, rendendo sempre più urgente la soluzione legislativa di problematiche attinenti al superamento del concetto di stampato, alla certezza della qualità dei messaggi informativi diffusi in rete, alla distinzione rispetto a messaggi di diversa natura, alla necessità di un compiuto inquadramento dei diversi prodotti editoriali, sia tradizionali che innovativi, nonché, infine, alla definizione di impresa editrice, con specifico riguardo agli obblighi di registrazione e alla revisione del sistema delle provvidenze.



(Altalex, 13 dicembre 2011. Nota di Michele Iaselli)


http://www.altalex.com/index.php?idu=78582&cmd5=9ff37fdce774161b96d35adaee47757c&idnot=54876



Responsabilità nella libertà di Stampa Bloggs Giornali Riviste Televisioni Art 11 legge 47/1948


http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2011/12/italcementi-sentenza-tar-palermo-ai_23.html



Il direttore della Testata non è responsabile di omesso controllo Sentenza C. Cassazione 44126/2011

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.com/2011/12/italcementi-ricorso-cittadini-di-isola.html

http://document.issuu.com/120103094559-16663457b527469da105ea4df9952314/original.file?AWSAccessKeyId=AKIAJY7E3JMLFKPAGP7A&Expires=1325587888&Signature=pPSPqUL68CHM4ALvgfsj%2FCRlTxQ%3D



Legge sulla stampa diffamazione legge 62/2001

http://www.camera.it/parlam/leggi/01062l.htm



Legge 47/1948 Art. 1 - (Definizione di stampa o stampato)

Sono considerate stampe o stampati, ai fini di questa legge, tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione.

http://www.mcreporter.info/normativa/l48_47.htm#1

In ogni caso, il richiedente la rettifica può rivolgersi al pretore affinché, in via d'urgenza, anche ai sensi degli articoli 232 e 219 del codice di procedura penale, ordini al direttore la immediata pubblicazione o la trasmissione delle risposte, rettifiche o dichiarazioni.





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1 commento:

Anonimo ha detto...

SEMPRE SCRIVETE LE SOLITE KA...ZZZA....TE PERCHE NON AVETE NULLA DI PROPOSITIVO SE NON PARLARE MALE DI ISOLA