L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 6 novembre 2010

I cementieri dell'Umbria fiutano l'affare rifiuti ed aprono brecce nella politica

I cementieri dell'Umbria fiutano l'affare rifiuti ed aprono brecce nella politica

6.11.2010
Gira che ti rigira la proposta di usare i cementifici come luogo dove incenerire i rifiuti comincia a fare breccia nei politici dell'Umbria, sotto la pressione dei cementieri che sembrano vedere in ciò la possibilità di ottenere il calore necessario per i loro impianti ed in più guadagnare anche qualcosa per privare le comunità di qualcosa di ingombrante.
Il consigliere provinciale del Pd, Claudio Fallarino, si è detto “pragmaticamente possibilista” su un’ ipotesi di bruciare parte dei rifiuti trattati nei forni delle cementerie umbre.
Un giudizio espresso nella seduta della Prima Commissione Consiliare dove i commissari hanno ascoltato i vertici di Cementir, gruppo Caltagirone, disponibile a bruciare rifiuti per avere energia per i propri forni
.

I
vertici di Cementir, dopo aver illustrato il funzionamento della produzione di cemento in polvere, hanno precisato che attualmente utilizzano per un mix di prodotti derivanti da olii, ma che sono fortemente interessati al cdr di qualità come combustibile futuro per contribuire all’ambiente e alla risoluzione dei rifiuti. Il cdr sprigiona circa la metà dell’energia prodotta per combustione dal mix di olii. Non è stato specificato dai diretti interessati se il cdr vuole essere acquistato – prezzo complessivo di mercato tra 50-60 euro a tonnellata – dall’azienda oppure più semplicemente barattato in nome di uno smaltimento di rifiuti modello baratto (tu fornisci, io ripulisco a zero costi).

“Quando si affronta un tema così importante – ha spiegato il consigliere provinciale -  ci vuole più pragmatismo che demagogia.”.
E' purtroppo vero che
quando lo scontro è ideologico si sorvola su questioni ed ipotesi intermedie.Nel caso dell'utilizzo dei cementifici, infatti, il rischio è che vengano a bruciarsi rifiuti che solo nominalmente sono pre-trattati, con livelli elevati di emissioni inquinanti e pericolose in barba a tutte le assicurazioni dei tecnici acquisite in laboratorio e smentite regolarmente “sul campo”.
Per quanto la tecnologia sia evoluta, le elevate temperature e le “impurità” presenti nel combustibile causano problemi molto più numerosi e gravi di quanto possa prevedersi teoricamente: prima agli stessi impianti di incenerimento e poi alle emissioni nell'atmosfera.

Eppure, e ne
abbiamo già dato conto su questo sito web, esiste la possibilità ed è già in funzione in Piemonte un cementificio che brucia sì rifiuti, ma prima ridotti a carbone con un procedimento a freddo che ha inventato il CNR, il quale si è preoccupato prima di eliminare ogni traccia di sostanze nocive che sarebbero presenti anche dopo una pur accurata raccolta differenziata col vantaggio, in termini economici, di poter fare a meno della stessa onerosa differenziazione attuale.Ma di questo sistema, chiamato Thor, nessuno in Umbria sembra volersene occupare, più interessato a spaziare tra ipotesi estreme, che alla fine portano a prevalere chi ha forti interessi economici e quindi può impiegare risorse economiche sufficienti a condurre lunghe battaglie.

Il consigliere del Pd sembra consapevole dei problemi quando dice “Il Piano regionale dei rifiuti che deve essere perseguito si pone come obiettivo il 65 per cento della raccolta differenziata e il restante da bruciare in un termovalorizzatore a partire dal 2012.
Ad oggi però non abbiamo tempi certi e luoghi di dove sarà realizzato l’impianto.

C’è il rischio quindi che dal 2012 avremo un 30-40 per cento di rifiuti che non sapremo come smaltire dato che le discariche locali sono ormai colme al massimo.
Se accadrà questo scenario saranno le istituzioni umbre a chiedere di poter bruciare i propri rifiuti e non il contrario
. Tutto questo sempre nel rispetto delle normative e dell’ambiente”.
Ma poi conclude che ” E’ necessario dunque aprire un tavolo per darsi dei tempi precisi per l’istituzione del termovalorizzatore” con ciò dimostrando che nella sua mente il problema è come bruciare e non cosa bruciare e, soprattutto, cosa poi uscirà dai camini, che è quello che interessa la collettività.

 

Rifiuti in Campania: 20 anni di Impregilo

 

Campania, che affare. 20 anni di lobby hanno devastato una regione: «La motivazione reale per la quale non vengono attuate misure di risoluzione come la raccolta differenziata risiede nel fatto che grosse lobby, del calibro di Impregilo, hanno interessi nella costruzione degli inceneritori, derivati dai famosi Cip6, i quali garantiscono ingenti finanziamenti per le fonti rinnovabili. Questo tecnicismo legislativo, tutto italiano, fa passare per fonti rinnovabili anche le “ecoballe” con i derivati inceneritori, che non lo sono per niente». ( ami)


Catenacci: «Fanno un affare da 1.325 miliardi» Bertolaso esclamò al telefono: «Mortacci» - Il calcolo delle ecoballe accatastate in giro per la Campania lo fa Corrado Catenacci. È il 7 marzo 2005, e alle 18.59 l'ex commissario telefona al capo della protezione civile Guido Bertolaso. Catenacci: «Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in tutta la Campania. Per quanto riguarda gli importi, secondo me sono circa 400 miliardi di lire». Bertolaso: «Perché loro bruciandoli ricavano energia elettrica, no?». Catenacci: «Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno strano movimento che hanno fatto loro». Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto richiama. Catenacci: «Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra mostruosa, 1.325 miliardi». Bertolaso: «Mortacci ragazzi.». La prima conversazione è relativa al numero di ecoballe (o rifiuti, stando all'accusa) accatastate a quella data, numero che di lì in poi crescerà fino a tre milioni. La seconda, invece, fa riferimento ai previsti introiti derivanti dalla vendita di energia elettrica prodotta bruciando milioni di balle che la Procura ritiene per nulla eco. Il ministero dell'Ambiente «segnala l'opportunità di accertamenti». Gli rispondono che va tutto bene, grazie anche alla «prassi di addomesticare i risultati» che «deve ritenersi provata».Così come «provata» è anche la circostanza che sin dall'inizio appariva chiara la difficoltà di smaltire le ecoballe.

Sergio Pomodoro, dirigente della Impregilo, ai pm la spiega così: «Verificai che, ove si fossero utilizzati tutti i cementifici italiani e si fosse ricorsi anche a forme di combustione nei gruppi alimentati a carbone, la produzione di cdr avrebbe saturato tutti quegli impianti». Il 2 aprile 2005, lo stesso Armando Cattaneo parla con un avvocato della conversione del decreto legge sull'additivazione dei rifiuti: «Siniscalchi dice che al Senato la Lega è stata tranquilla perché aveva la devolution e s'è guardata bene dal rompere le scatole, ma alla Camera si aspettano maggiore battaglia. Si teme frange di An e Lega contro. Vabbuò ci siete voi Ds». Il 7 marzo 2005, le microspie registrano la conversazione di un funzionario del commissariato per i rifiuti. Sono le 13.16. E la telefonata per il gip non ha bisogno di commenti: «Non è più il combustibile che deve essere stoccato. Questa è monnezza vera e propria». Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania: " Peraltro i profili vantaggiosi e positivi, dal punto di vista dei finanziatori, dell'iniziativa di finanziamento del progetto del sistema integrato del ciclo dei rifiuti proposto dalla Fibe in Campania erano stati riposti -a quanto emerso- nella produzione del cdr, con i connessi benefici del Cip 6: "bruciare energia e venderla era parte fondamentale del business di Fibe" e per le banche "rappresentava il 60 per cento dei ricavi del progetto". (Atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, XIV legislatura, Relazione territoriale sulla Campania del 26/1/2006). Torniamo ai giorni nostri, tenete presente che nessuna misura giudiziaria è stata presa nei confronti degli intercettati.


"La situazione è preoccupante, stiamo riuscendo a raccogliere più rifiuti di quanti ne vengono prodotti in un giorno a Napoli, gli uomini e i mezzi sono stati spesi al limite, ma non potremo farlo per molto tempo". Daniele Fortini, amministratore delegato dell'Asia, la società di raccolta dei rifiuti controllata dal comune di Napoli "Altro che tre giorni, il problema è un altro. Se continueremo ad insistere sul modello di raccolta e gestione dei rifiuti, imposto dalla Impregilo, e accolto da Regione e Governo, avremo una crisi devastante ogni due anni".
Un contratto mai stipulato, tra il Comune di Napoli e e l'Asia, la ditta addetta al servizio dei rifiuto. Raffaele di Monda, avvocato autore del ricorso al Tar presentato per conoscere il costo del servizio di raccolta dei rifiuti. "Ho avuto una sorpresa. Il rapporta dell'Asia con l'amministrazione comunale è regolato unicamente da delibere, l'ultima delle quali risale al 2009. La prima? E' datata 1999". «Se teniamo al 40 per cento la soglia da raggiungere per la differenziata, la termovalorizzazione non la faremo mai… Quindi se è vostra intenzione, maggioranza e opposizione, dovete abbassare la quota della differenziata». Così, secondo Repubblica del 23 settembre, 2010 in una telefonata tra i ras dei rifiuti dell’Abruzzo Rodolfo Di Zio e l’Assessore regionale all’ambiente, nonché con la società lombarda Ecodeco.

Nell'inchiesta è citata anche la Ecodeco di Milano, alla quale sia Venturoni sia Di Zio avrebbero offerto, in cambio della cessione gratuita della tecnologia per l'impianto teramano, di essere «ammessa a partecipare della realizzazione di un impianto di incenerimento di rifiuti in Abruzzo», con l'affidamento diretto dell'appalto «ad una società a cui avrebbero partecipato tanto i Di Zio quanto la Ecodeco». Interdizione di un anno a contrattare con la pubblica amministrazione e sequestro di 750 milioni di euro. È questo l’esito giudiziario di un’inchiesta della Procura di Napoli nei confronti di alcune società del gruppo Impregilo, tra cui Fibe, Fisia e Fibe Campania, che gestiscono lo smaltimento dei rifiuti dei sette impianti di combustibile da rifiuti della Campania e la costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Il gip Rosanna Saraceno accoglieva le richieste avanzate dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, coordinati dal procuratore aggiunto Camillo Trapuzzano. Alle società sono contestati illeciti amministrativi derivanti da un’ipotesi di truffa aggravata. Era il 2007.
Scrivevo nel 2008:

La Campania non ha ne mezzi, né strumenti giuridici in grado di governare o amministrare o debellare una rivoluzione prossima. Emergono verità inquietanti sul progetto che doveva riportare la Campania alla normalità. Verità e non supposizioni poiché dai documenti emergono emendamenti allucinanti. I magistrati decidono di intraprendere l'azione istituzionale inviando al CSM le loro perplessità sul decreto da poco varato: Legge 90 articolo 9 del 23 maggio 2008.

I pm non potranno più disporre sequestri preventivi di discariche o zone di stoccaggio ritenute in mano alla camorra; in questo modo il governo potrà ripulire le strade usando queste discariche inquinate e malavitose. Ecco perchè alcuni magistrati all'unisono bocciano il decreto urlandone la pericolosità potenziale e devastante. Cosi scrivevano: "Solo nella regione Campania, posto che per le altre regioni italiane vige un divieto assoluto, sarà possibile smaltire in discarica un rifiuto normativamente considerato pericoloso in qualunque paese europeo".
"Negli ultimi anni diverse indagini preliminari hanno accertato la consumazione di gravi violazioni della legge penale, tutte afferenti all'attuale sistema di raccolta, trasporto, stoccaggio, recupero e smaltimento dei rsu e di altra tipologia", ricordano i 72 sostituti e 3 della Procura di Napoli.''
Per non parlare delle 650 pagine di intercettazioni che hanno portato all'arresto ai domiciliari di 25 persone. Personaggi che avrebbero dovuto risolvere l'annosa questione rifiuti.

Due dirigenti della Fibe (l'impresa che vinse l'appalto per lo smaltimento dei rifiuti) - scrive "Repubblica" - parlano della discarica di Villaricca, diventata una "piscina di percolato". Le possibili soluzioni: coprire il tutto con la sabbia, così che all'apparenza sembri tutto regolare. Uno dei due ricorda all'interlocutore che se la discarica riceverà altre tonnellate di spazzatura potrebbe diventare un nuovo Vajont.
In una intercettazione a parlare è Marta Di Gennaro, all'epoca vice di Guido Bertolaso e il dirigente Michele Greco. Di Gennaro descrive i rischi di tracimazione del percolato, immagini definite "impressionanti". A questo si aggiunge la repressione militare a cui è stata costretta la popolazione partenopea. Repressione che ha identificato e offeso tutti i manifestanti etichettandoli terroristi camorristi. I partenopei non sono camorristi, la camorra demenziale e totalitaria regna nelle istituzioni. Questo ingiustificato abuso di potere da parte di un governo incapace di agire sotto i dettami della convenzione europea è la vera mano armata della criminalità organizzata e non può restare impunita. Torniamo al 5 novembre 2010. 40 discariche e 200 pozzi da chiudere in 15 chilometri quadri: Giugliano, tra Napoli e Caserta. Una zona che gli abitanti hanno soprannominato "Terra dei fuochi", perché le notti sono illuminate dai falò di rifiuti. L'immondizia portata dallo Stato, i rifiuti tossici. Cesaro cosa fa? Dispone si apra una nuova discarica ad Afragola. Ecco perchè si vieta a tutti i comuni di autodeterminarsi nella gestione dei rifiuti. Per meglio gestire i loro sporchi affari. Nessun comune può automamente gestirsi la differenziata e lo stoccaggio, questo l'ordine dato dalla Lobby.



Enti & Istituzioni INCENERITORE CEMENTIR A SPOLETO: OGGI L'AUDIZIONE IN PROVINCIA. I GRUPPI "IPOTESI ESCLUSA" (foto)

Audizione in I^ Commissione per analizzare la richiesta Cementir di bruciare il Cdr come combustibile per la produzione.
 

Perugia - 05/11/2010 15:19

I membri della Prima Commissione, guidata dal presidente Massimiliano Capitani, hanno incontrato i vertici nazionali e regionali di CementirItalia, gruppo Caltagirone, che ha uno stabilimento di produzione cemento e una struttura di ricerca scientifica dei materiali a Spoleto. Erano presenti anche dirigenti provinciali del settore, responsabili di Legambiente e della Vus di Foligno-Spoleto. L'obiettivo era quello di capire tecnicamente la proposta di utilizzare cdr di qualità - ovvero rifiuti - come combustibile per mandare avanti direttamente le fornaci, accese sette giorni su sette, del cementificio. Il presidente Capitani (Pd) prima dell'audizione ha ribadito che: "tutti i gruppi provinciali si erano espressi a favore della proposta da me formulata di non consentire di bruciare cdr all'interno dei forni dei cementifici; sposando l'ipotesi del piano regionale dei rifiuti che si basa su due cardini: primo, raccolta differenziata al 65 per cento; secondo, realizzazione di un termovalorizzatore nella provincia di Perugia per la chiusura del ciclo dei rifiuti". Capitani, stando all'elaborato regionale, ha ribadito che la proposta dei cementifici "produrrebbe ulteriori rifiuti indifferenziati da mettere in discarica, proprio quello che il Piano esclude categoricamente". I vertici di Cementir, dopo aver illustrato il funzionamento della produzione di cemento in polvere, hanno precisato che attualmente utilizzano per un mix di prodotti derivanti da olii, ma che sono fortemente interessati al cdr di qualità come combustibile futuro per contribuire all'ambiente e alla risoluzione dei rifiuti. Il cdr sprigiona circa la metà dell'energia prodotta per combustione dal mix di olii. Non è stato specificato dai diretti interessati se il cdr vuole essere acquistato - prezzo complessivo di mercato tra 50-60 euro a tonnellata - dall'azienda oppure più semplicemente barattato in nome di uno smaltimento di rifiuti modello baratto (tu fornisci, io ripulisco a zero costi). La certezza è che Cementir, se un giorno avvenisse l'approvazione, non avrebbe voce in capitolo sulla selezione dei rifiuti che spetterà alle aziende municipalizzate storiche.  Come sollevato da Legambiente ma anche da Capitani stesso, il cdr pur essendo raffinato ed elaborato deve essere sempre considerato rifiuto con tutto quello che ne consegue per la salute dei cittadini e dell'ambiente. I gruppi politici presenti all'incontro, si sono detti non favorevoli a bruciare cdr nei cementifici. "Come Rifondazione Comunista - ha spiegato Luca Baldelli, capogruppo - abbiamo dimostrato che si possono percorrere altri modelli culturali sui rifiuti a basso costo sia in termini economici e ambientali. Lo abbiamo dimostrato a Gubbio mettendo in riciclo ciò che tutti i cementieri volevano  invece bruciare: le gomme di auto e tir. Si parla di cdr ma perché gli imprenditori non adeguino i loro impianti a loro spese per il più redditizio gas naturale? Basta aspettare sempre i soldi da pubblico". Giampiero Panfili ha ammesso che "noi non siamo dei tecnici, ma spetta al politico dare un indirizzo in materie che investono la salute dei cittadini. Ad oggi, tra studi e perplessità, ci sembra la via più difficile. Ma non bisogna avere preclusioni: se i nostri tecnici escludessero tutti i rischi allora la partita si potrebbe anche riaprire". Per Ronconi (Udc) è necessaria la massima attenzione per valutare "progetti che possono dare una contributo sociale importante prima del raggiungimento di una  soglia accettabile". "Investire sulla differenziata più risorse e uomini per raggiungere un ciclo più naturale possibile e dare impulso al porta a porta. Per il resto bene il piano regionale dei rifiuti": questo è stato il parere di Giampiero Fugnanesi (Pdci).  "E' stata un'audizione importante  - ha spiegato il consigliere del Pd, Laura Zampa - perché ha illustrato aspetti tecnici importanti per capire sia la filiera del cemento, che conoscere l'azienda e i suoi obiettivi. Questa deve essere la prassi per istituire rapporti tra istituzioni e privati. Per quanto riguarda la chiusura del ciclo dei rifiuti è necessario che la Provincia vada di pari passi con la Regione per l'attuazione del Piano regionale dove è forte l'impegno per la raccolta differenziata.".



 

Inceneritore Ecocapitanata, la Regione stringe i controlli


 
Inceneritore. (Fonte immagine: unonotizie.it)

di Agostino del Vecchio
Pubblicato il 6 novembre, 2010 
Cerignola (Foggia) –

LO scorso 4 novembre il Dirigente del Servizio Ecologia della Regione Puglia, Ing. Antonello Antonicelli ha approvato il “Documento Tecnico” che comprende, tra l’altro, il “Piano di monitoraggio e controllo” dell’impianto della Ecocapitanata srl, un inceneritore di rifiuti sanitari e rifiuti speciali pericolosi sito nella zona industriale di Cerignola (Fg), a due passi dal centro cittadino. In particolar modo, come riportato nella Delibera regionale N167, in seguito al sopralluogo congiunto effettuato presso l’impianto in data 14.06.2010, “si imponeva alla Società di raggiungere entro il termine perentorio di sei mesi, a partire dalla data di rilascio della autorizzazione, il rispetto per il parametro HCl (acido cloridrico) del valore limite, più restrittivo, pari a 8 mg/Nm3 previsto dalle BAT di settore rispetto a quello precedentemente autorizzato previsto di 10 mg/Nm3.” Dallo stesso sopralluogo è risultato indispensabile anche l’istallazione di un dispositivo per il monitoraggio in continuo di HF (acido fluoridrico) il che presuppone la necessità di disinstallare tale dispositivo, quindi di non avere a disposizione il monitoraggio in continuo dei parametri già monitorati per circa 4 mesi. Col la stessa delibera regionale si impone alla Società Ecocapitanata anche di monitorare per i primi sei mesi a partire dalla data di rilascio della autorizzazione, la concentrazione dell’emissione nell’atmosfera di PM10 e PM2,5, in punti significativi concordati con Arpa Puglia e Comune di Cerignola.

RIFIUTI SANITARI PERICOLOSI E RADIATTIVI - L’attività di trattamento rifiuti svolta nello stabilimento di Ecocapitanata è rivolta principalmente all’incenerimento di rifiuti pericolosi, di cui una buona percentuale è rappresentata da rifiuti pericolosi a rischio infettivo di origine sanitaria tra cui materiali che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni. All’interno dello impianto convergono anche rifiuti, la cui radioattività decade in tempi dell’ordine di mesi o al massimo di qualche anno, derivanti da impieghi medici o di ricerca. Il che rende indispensabile anche la presenza di un rilevatore geiger portatile di radioattività nella struttura.

BRUCIA RIFIUTI E EMETTE TOSSINE - L’incenerimento dei rifiuti pericolosi avviene bruciando gasolio e rifiuti, i fumi prodotti sono aspirati ed emessi in atmosfera ad una temperatura di circa 100°C e comprendono sostanze altamente tossiche quali azoto nitrico, azoto nitroso, azoto ammoniacale, solfati, mercurio, arsenico, diossine, furani, acido fluoridrico e cloridrico. Per tali sostanze la Regione ha imposto alla Ecocapitanata la messa a disposizione continua al pubblico dei dati relativi al monitoraggio ambientale, presso il Servizio Ecologia della Regione Puglia, presso la Provincia di Foggia e presso il Comune di Cerignola. Nonostante questo, negli ultimi mesi, la Regione Puglia ha anche concesso alla stessa società di raddoppiare la quantità di rifiuti pericolosi che convergono nello stabilimento per essere bruciati.

LE PROTESTE DI LEGAMBIENTE - “L’assenza di un Piano Provinciale per l’Energia sempre annunciato, ma mai effettivamente redatto ed approvato, fa sì che il territorio della Capitanata continui ad essere terra di conquista di imprenditori senza scrupoli, che hanno come solo fine quello di realizzare ingenti utili economici a scapito della salute dei cittadini.” Lo sostiene Legambiente Puglia attraverso un comunicato diffuso lo scorso 17 ottobre. “L’assalto al territorio della Capitanata – continua il comunicato – con la costruzione di centrali per la generazione di energia elettrica o semplici inceneritori oggi è imponente.”

PROGETTI TOSSICI IN CANTIERE - Oltre al raddoppio dell’impianto per rifiuti ospedalieri della Ecocapitanata a Cerignola, sono interessate “all’assalto” anche altre città della provincia di Foggia tra cui Apricena con l’impianto di Grigolin per la produzione di clinker con la fusione degli scarti di pietra e che dovrà essere alimentato con il petcoke ( prodotto spugnoso o solido ottenuto dal processo di condensazione di residui petroliferi ed oleosi). Si aggiunga anche l’ampliamento della centrale da 50 Mw della Fenice spa all’interno della Fiat Iveco, “che brucia rifiuti speciali in particolare oli esausti.” In più un impianto di produzione di energia elettrica alimentato da oli vegetali da 35,00 Mwe a Castelluccio Valmaggiore e a S.Agata di Puglia la centrale da 25 Mw alimentato a biomassa solida, in particolare paglia.

“IMBROGLI E SOTTOINFORMAZIONE” - Le accuse più frequenti lanciate dalle associazioni ambientaliste e dai numerosi comitati spontanei nati nelle cittadine interessate e rivolte alla Regione Puglia sono, da un parte, di aver cercato di “spacciare” per centrali a biomasse o comunque “a emissioni zero” dei stabilimenti che si sono dimostrati, in seguito, dei semplici inceneritori di rifiuti, dall’altra, di non aver deliberatamente informato la popolazione interessata. “Di tutte queste centrali le cittadine ed i cittadini – afferma Legambiente in una nota – non sono mai state informate nè coinvolte, come prescrive la Convenzione europea di Aarhus, ratificata da una legge dello Stato italiano. Eppure la salute dei cittadini è un bene fondamentale e primario e sancito dalla Costituzione, per cui prima di dare consensi all’installazione di qualsivoglia impianto, bisognerebbe informare, pensare e riflettere su quali conseguenze possano esserci per la salute. E di questo il primo responsabile è il Sindaco, in quanto autorità sanitaria locale.”
















Discariche in Sicilia


Due ispettori dell'assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia, in mattinata hanno fatto VISITA all'Ufficio Tecnico Comunale di Isola delle Femmine





*IL nuovo piano Rifiuti Regione Sicilia

*Regione tagli ai gettoni dei Sindaci Rifiuti e Cementifici
*RIFIUTI - IN SICILIA SI CAMBIA?
*ANNO ZERO si farà
*Rifiutiamo i Rifiuti dell'amministrazione
*A quando la differenziata? Bugiardoni! Bugiardoni! Bugiardoni! Incapaci! Incapaci.......
*Rifiuti, la Regione taglia fondi a 159 sindaci
*Le mani della Mafia sui rifiuti Siciliani
*Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia
*Convocazione Consiglio Comunale 7 ottobre Interrogazioni e Riequilibri Bilanci
*Rifiuti:occhio alla spazzatura, parte differenziata doc
*La ricchezza o la povertà la misuri dai rifiuti prodotti
*Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti
*Rifiuti Zero Manifesto di Napoli
*RACCOLTA DIFFERENZIATA E RICICLO
*Ordinanza Sindacale affidamento Raccolta Rifiuti ditta AL.TA. s.r.l. Zuccarello SICAR
*ISOLA DELLE FEMMINE: Non ci resta che piangere
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*SERIT SICILIA S.P.A. profili di illegittimità nella riscossione dei tributi
*COMUNI FISCO PARTECIPAZIONE ACCERTAMENTI RISORSE ECONOMICHE
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*Cementifici e Territorio
*Italcementi, quando il gigante non è più ... buono
*BENVENUTI IN PARADISO 24 SETTEMBRE 2010 "La passeggiata"
*Condannato per diffamazione il dirigente regionale Salvatore Anzà
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*Rifiutiamo i Rifiuti dell'amministrazione
*Rifiuti Regione Comuni Raccolta differenziata Circ 16/09
*Modalità di gestione dei Rifiuti
*Bilanci e Rifiuti Ass. Chinnici Circ 16 12/09 A/L Adempimenti Revisori dei Conti
*Rifiuti Regione Comuni Raccolta differenziata Circ 16/09
*Rifiuti il Comune di Marineo esce dall'ATO
*RIFIUTI CEMENTIFICI CDR PNEUMATICI INCENERITORE
*ATO RIFIUTI GESTIONE COSTI E DEBITI
*ATO Rifiuti Sentenza Corte Conti Tariffe Competenza Comuni
*A.T.O. "NON CI SONO SOLDI" I DEBITI DEI COMUNI
*Rifiuti la gestione Croce Portobello Zuccarello
*LIQUIDAZIONE 2010 A.T.O. PA1
*RIFIUTI debiti Isola delle Femmine con ATO PA 1 EURI 3.800.000
*RIFIUTI Disposiz prima del conferimento in discarica



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