L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 22 gennaio 2011

Cuffaro, Cassazione conferma condanna: "Sconterò la pena"



Cuffaro, Cassazione conferma condanna: "Sconterò la pena"
7 anni di carcere, confermato il verdetto emesso il 23 gennaio dalla Corte d'appello di Palermo

La Seconda sezione penale ha confermato la reclusione nei confronti dell'ex presidente siciliano. La motivazione della sentenza, nell’ambito del processo sulle "talpe alla Direzione distrettuale antimafia", è favoreggiamento aggravato a cosa nostra e violazione di segreto istruttorio. "Affronterò la pena come è giusto che sia, questo è un insegnamento che lascio come esempio ai miei figli" ha detto Cuffaro che nel primo pomeriggio è entrato nel carcere romano di Rebibbia

ROMA - La Cassazione ha reso definitiva la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell'ambito del processo 'talpe alla dda' nei confronti di Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia ed oggi senatore. In particolare, la seconda sezione penale presieduta da Antonio Esposito ha rigettato il ricorso di Cuffaro confermando così il verdetto emesso lo scorso 23 gennaio dalla corte di appello di Palermo.

Il commento a caldo dell'ex presidente siciliano
"Adesso affronterò la pena come è giusto che sia, questo è un insegnamento che lascio come esempio ai miei figli". Sono le parole di Salvatore Cuffaro, intrattenutosi per qualche istante con i giornalisti appena uscito di casa, prima di andare al carcere di Rebibbia a costituirsi.

"Sono stato un uomo delle istituzioni - ha proseguito - e ho un grande rispetto della magistratura che è una istituzione, quindi la rispetto anche in questo momento di prova. Questa prova - ha concluso - che certamente non è facile, ha rafforzato in me la fiducia nella giustizia e soprattutto ha rafforzato la mia fede". "Se ho saputo resistere in questi anni difficili è soprattutto perché ho avuto tanta fede e la protezione della madonna, adesso affronterò la pena come è giusto che affronti un uomo delle istituzioni ed ora viene chiamato a sopportare una prova. Lo lascerò come insegnamento ai miei figli, devono avere fiducia nella giustizia e nelle istituzioni".

Cuffaro è entrato nel primo pomeriggio nel carcere di Rebibbia, dall'ingresso carraio. Il provvedimento di carcerazione gli è stato notificato dai carabinieri del Ros nella stazione dei militari vicino a piazza Farnese, dove l'esponente politico si è fermato dopo aver lasciato l'abitazione.

L'esito del processo

"La sentenza della Corte di Cassazione conferma l'impianto accusatorio sostenuto dalla procura in primo grado". Lo ha detto il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo commentando la decisione della Cassazione di confermare la condanna sette anni per l'ex Governatore siciliano Salvatore Cuffaro, accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.

La cosiddetta 'inchiesta sulle 'talpe' alla Dda aveva provocato una spaccatura in seno alla Procura di Palermo, tra i cosiddetti "caselliani" e i "grassiani". Cuffaro inizialmente era stato indagato e interrogato, il primo luglio 2003, per l'ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo i pm, avrebbe voluto favorire dall'esterno, in maniera sistematica, l'organizzazione mafiosa, ad esempio facendo vincere un concorso a due medici raccomandati dal medico-boss Giuseppe Guttadauro e accettando i condizionamenti di quest'ultimo nelle nomine dei primari negli ospedali, agevolando una variante al piano regolatore di Palermo per consentire la realizzazione, su un terreno della moglie del capomafia, Gisella Greco, di un ipermercato: Cuffaro avrebbe per questo motivo boicottato le autorizzazioni alla costruzione di un altro centro commerciale, a Villabate, non lontana da Brancaccio. Inoltre, Guttadauro avrebbe ottenuto, grazie a Cuffaro, la candidatura di Mimmo Miceli, che del chirurgo mafioso sarebbe stato diretta espressione. Uno dei principali favori, poi, sarebbe stato l'aver consentito di scoprire la microspia che il boss aveva nel salotto. L'accusa di mafia era, però, naufragata di fronte agli sviluppi dell'inchiesta: si era scoperto un secondo episodio di rivelazioni di segreti, attribuito a Cuffaro, e il pool coordinato da Grasso e dall'aggiunto Giuseppe Pignatone aveva preferito puntare su episodi concreti e ritenuti provati.

L'episodio Guttadauro era diventato così uno dei due elementi centrali della nuova contestazione di favoreggiamento e rivelazione di segreto aggravati dall'agevolazione di Cosa Nostra. Di fronte alla richiesta di archiviazione dell'indagine per concorso esterno si era dissociato il pm Gaetano Paci che, nell'estate 2004, aveva lasciato il pool, di cui facevano parte Nino Matteo, Maurizio De Lucia e Michele Prestipino. Alla fine del 2006 aveva lasciato anche Di Matteo, che avrebbe voluto che al governatore si contestasse il concorso esterno in aula. Di questo reato, tuttavia, Cuffaro è stato poi chiamato a rispondere comunque ed è attualmente sotto processo davanti al Tribunale di Palermo, dove la Procura ha chiesto la sua condanna a 10 anni.
Al suo posto in Senato Maria Pia CastiglioneUna delle conseguenze della conferma della condanna a 7 anni di reclusione per l'ex presidente siciliano, attualmente senatore dei Popolari Italia, è quella della decadenza dal seggio di Palazzo Madama. Lo si è appreso da fonti del collegio difensivo del senatore. Piuttosto che essere dichiarato decaduto dal Senato, Cuffaro potrebbe presentare le dimissioni.
Al suo posto subentrerà Maria Pia Castiglione. La geografia politica però non muta. Candidata nella lista dell'Udc, anche lei ha aderito al partito dei Popolari di Italia, promosso dal gruppo siciliano in rotta con Casini.


Ultima Modifica: 22 gennaio 2011, 19:59
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