L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 20 maggio 2011

Revocate le concessioni di New Port a Palermo


Revocate le concessioni di New Port a Palermo

Porto di Palermo Petcoke scaricato dalla nave Amber k  destinazione Isola delle Femmine Italcementi


Nei giorni scorsi, secondo quanto riferito da diverse fonti di stampa siciliane, l'Autorità Portuale di Palermo avrebbe revocato le concessioni alla New Port Spa, titolare di diversi servizi portuali a Palermo e Termini Imerese e concessionaria dal 1998 del terminal container del capoluogo siciliano, a seguito di un'informativa della prefettura che denuncia la presenza d'infiltrazioni mafiose fra i soci dell'azienda.



Nonostante la revoca, le attività della società, che impiega circa 350 persone, comunque proseguono, perché "fermarle - secondo quanto dichiarato alla stampa locale dal presidente dell'Autorità Portuale, Nino Bevilacqua - significherebbe bloccare tutto il porto. Spero che nel giro di un paio di mesi si possa sistemare tutto, magari con l'arrivo di un'altra società capace di assorbire la parte sana dell'azienda". 
A partire da quest'ultimo punto, tuttavia, l'Authority non ha ancora chiarito alcuni dettagli della vicenda. Infatti non è chiaro se si possa ipotizzare una cessione coatta da parte dei soci della New Port accusati di legami mafiosi e se, in questo caso, la società possa eventualmente mantenere le concessioni, o se sia più probabile l'allontanamento (e magari la liquidazione) di New Port e la ricerca attraverso gara dei sostituti per i vari servizi. Inoltre non è stato chiarito se per la revoca sia sufficiente l'informativa della procura o se occorra una procedura formale né se New Port, che da parte sua non ha commentato la notizia, possa eventualmente opporsi in qualche modo. 
Il terminal container del porto di Palermo, costituito dalle banchine Puntone e Quattroventi, ha una capacità operativa di 120.000 teu all'anno, una superficie di 150.000 mq e affacciandosi su uno specchio acqueo con fondali di 14 metri consente l'operatività a navi fino a 300 metri di lunghezza.



Nicola Capuzzo

http://www.trasportoeuropa.it/index.php/home/archvio/14-marittimo/5263-revocate-le-concessioni-di-new-port-a-palermo


LEGALITA’: SULLA NEW PORT SPA UNA DECISIONE DI RILIEVO STORICO


porto palermoI provvedimenti del prefetto di Palermo di non concedere il certificato antimafia alla società New Port spa e del presidente dell’Autorità portuale di revocare alla stessa tutte le autorizzazioni e le concessioni sono di rilievo storico. Il porto di Palermo per decenni è stato condizionato dalla presenza di Cosa nostra.
La politica del passato spesso ha ignorato e addirittura colluso con essa. Oggi finalmente si apre uno squarcio senza precedenti.
Mi auguro che questa sia un’occasione di grande innovazione, legalità e sviluppo non solo per l’impresa in questione, ma per tutto il sistema. Un sistema che va monitorato con cura e attenzione per fare dei porti di Palermo e di Termini Imerese una grande risorsa di impresa e occupazione sana  
Giuseppe Lumia 

 http://www.giuseppelumia.it/?p=8148


Universo New Port:
ecco chi sono i 24 soci segnalati

Alla “casa del portuale” la mattina presto il sole picchia e due randagi sonnacchiosi accolgono i lavoratori del porto di Palermo, per i quali la giornata è già cominciata da diverse ore. L'aria è elettrica e la tensione è scolpita nei loro volti. Sono tutti soci e lavoratori della New Port, la società finita nell'occhio del ciclone perché la prefettura di Palermo ha negato il certificato antimafia necessario per avere rapporti con le pubbliche amministrazioni fra le quali rientra, ovviamente, anche l'autorità portuale cittadina. Entrando nel vecchio edificio che ospita la compagnia, una lapide ricorda il sacrificio dei portuali palermitani che, nel 1943, sotto i bombardamenti continuarono a lavorare per assicurare approvvigionamenti vitali per l'Isola. E molti di quei cognomi sono gli stessi contenuti nell'informativa firmata da Giuseppe Caruso che ha evidenziato come la posizione di 24 soci osta il rilascio della certificazione e getta l'ombra dell'infiltrazione mafiosa nella società che – praticamente da sempre – si occupa del porto di Palermo. Ventiquattro storie da raccontare.


I portuali


“La Compagnia lavoratori portuali, regolata dal codice della navigazione, nasce nel 1920. Mio nonno era 'console' quando sbarcarono gli americani”. Vincenzo Spataro è il presidente della New Port e, da una vita, vive fra le banchine lambite dal mare. “Nel 1980 – continua - c'è stato un primo concorso pubblico bandito dall'ente porto in cui sono entrate le prime centoventi persone. E c'erano due condizioni: bisognava avere il certificato di buona condotta civile e morale e veniva data prelazione ai figli dei portuali. Altre cento persone entrano nel 1986, con un concorso bandito inizialmente per 60, 'lievitato' di altri 40 posti sotto la condizione che la compagnia dei lavoratori portuali di Palermo incorporasse quella di Termini Imerese”. Poi una mezza rivoluzione: “Nel 1994 – continua Spataro, che accende una sigaretta dietro l'altra - per volontà di legge, la cooperativa atipica che era esistita fino ad allora ha subito una trasformazione in 3 società: la In port spa, la New Port srl e la Clp arl. La prima era la 'cassaforte' societaria, la seconda includeva gli operai specializzati mentre l'ultima, la cooperativa, forniva la manodopera. Poi c'è stata una fusione per incorporazione fra In port e New port, mentre la cooperativa è rimasta. E sono sempre gli stessi 209 soci. Nel 1995 tutti i nomi con relativi certificati penali sono stati trasmessi alla prefettura e la cooperativa è stata iscritta nel registro prefettizio”.
I primi problemi arrivano nel 2003 quando vengono fuori le posizioni, segnalate dalla prefettura, di Nino Spadaro e Girolamo Buccafusca, condannati per mafia. Così la cooperativa Clp ha votato l'estromissione dei due mentre per quanto riguardava le partecipazioni nella New Port, società di capitale, l'esclusione non poteva essere coattiva e quindi “si è proceduto all'invio di formale invito a procedere alla cessione delle azioni di cui essi risultano titolari”, come si legge nella comunicazione inviata dalla società alla prefettura il 23 dicembre 2003. Il 18 ottobre 2004 a Nino Spadaro vengono sequestrate le quote societarie che, però, gli vengono restituite il 25 settembre 2009. “Erano state 'conferite per trasformazione' – spiega Spataro - ovvero le quote non erano state materialmente pagate da Spadaro. Gli erano state attribuite perché derivavano dal patrimonio della compagnia lavoratori portuali prima che si trasformasse in società. Quindi i motivi che avevano fatto decadere Spadaro da socio sono venuti meno. Buccafusca, invece, ha messo in vendita le quote della spa ma nessuno le ha comprate”.


I nomi e le storie


I problemi si riaffacciano nel 2010. Questa volta, però, sono 24 i soci sospettati di “mafiosità”. E si comincia dagli stessi due: Nino Spadaro e Girolamo Buccafusca. “Le mie colpe ce le ho ma ho pagato, in carcere ho anche preso una laurea in scienze giuridiche – racconta quest'ultimo a 'S' - Non sono più un lavoratore della New Port dal 2003 e sono pronto a fare passi indietro e vendere le mie quote per salvaguardare i miei ex colleghi”. Nino Spadaro, invece, è ancora in carcere. Nel frattempo, però, è possibile parlare con il cugino Nino, colpevole a suo dire solo di “omonimia”. Nell'informativa della prefettura, infatti, viene indicato come condannato in via definitiva a 11 anni e 6 mesi (sentenza della Corte d'assise del 10/12/1990). Una sentenza che riguarda l'altro Nino, che è, in qualche modo, un “figlio d'arte”: suo padre è Vincenzo Spadaro, suo zio Masino Spadaro, il “re” della Kalsa. Ma lui è incensurato. “Nino è mio cugino, Vincenzo è mio zio. Non ho mai avuto alcuna condanna e mio cugino Nino non lo vedo da trent'anni perché è in carcere a Spoleto”, dice.
Ma Buccafusca e Spadaro sono solo due dei soci chiamati in causa. Gli altri attendono nervosamente di parlare, hanno voglia di dire la loro verità. Come Mario Ficarra, che ha ceduto le sue quote alla moglie, Rosalia Li Greci, per incompatibilità con altre partecipazioni. “Mio padre ha subito una condanna in primo grado ed è morto nel 1982”. Allora Rosalia Li Greci aveva appena 11 anni: “Non l'ha mai conosciuto” aggiunge Ficarra, che ha sposato la donna nel 1988. Un altro che si sente ingiustamente accusato è Carlo Cangemi. “Mio fratello Giuseppe – racconta - ha subito un processo per mafia, in quanto ritenuto affiliato alla famiglia di Brancaccio ed è stato assolto 5 anni fa. Dopo un mese mio padre è morto e l'aveva preannunciato quando era stata emessa la sentenza: 'adesso posso morire in pace'”. Nell'informativa che lo riguarda si sottolinea la compartecipazione in altre società operanti nel porto, causa di incompatibilità, ma Cangemi nega e ribatte: “A 15 anni sono entrato nell'Azione cattolica, nella quale tuttora milito frequentando la chiesa di Santa Teresa alla Kalsa. Oggi ho 54 anni e faccio casa, lavoro, chiesa e volontariato alla Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori, ndr). Anche mia moglie fa volontariato alla cooperativa 'Incontro', recuperando dalla strada i ragazzini dello Sperone”.

Poi c'è Mario Montalbano: la prefettura segnala che questi era socio di Sebastiano Crivello e Giuseppe Urso (ambedue condannati) in un'azienda che “praticamente è rimasta inattiva: aperta nel 1982, è stata chiusa nel 1983”. Nella sua storia c'è anche una denuncia contro gli usurai che gli è valsa un risarcimento liquidato dalla stessa prefettura. “Uno dei miei tre figli ha fatto il militare nella guardia di finanza”, si vanta. Nel frattempo, il 22 aprile scorso, il suo usuraio è stato condannato.

Più semplice la vicenda di Erasmo Fiore: “Nel 1994 mio fratello Giovan Battista è stato arrestato per mafia in quanto legato alla famiglia di Borgo Vecchio. È stato assolto e io sono in pensione dal 1996”. Più intricata, invece, la vicenda di Salvatore Macaluso: secondo la prefettura è stato indagato con la moglie per riciclaggio, estorsione e traffico di stupefacenti. La donna, Maria Antonietta Collura, amministrava la “Carta ingross” che era ritenuta dagli inquirenti nella disponibilità del boss dell'Acquasanta, Angelo Galatolo. A Macaluso sono attribuiti anche rapporti di affinità con uomini d'onore della famiglia di Borgo Vecchio. “La moglie di Galatolo – racconta a 'S' – ci ha dato mandato di rappresentanza della sua azienda per due mesi. Poi è scattato un sequestro per 5 aziende, fra cui la 'Carta ingross'. In pratica ci hanno considerati prestanome. Il sequestro è avvenuto nel 2004 e nel 2010 c'è stato il dissequestro e la società ci è stata riconsegnata. Di quello che c'è scritto non ne so nulla, non sono stato mai indagato, non ho mai ricevuto avvisi di garanzia, né sono stato arrestato, né altro. Il mio casellario giudiziario dice 'nulla'”.

Paradossale appare invece il caso di Maurilio Rubino: secondo l'informativa, suo cugino sarebbe Francesco Madonia, dell'omonima potente famiglia mafiosa del Nisseno. “Non li conosco, sono 40 anni che non frequento i parenti di parte paterna, ma questo parente, comunque, non esiste. Non c'è nessun Madonia”. Anche Girolamo Buccafusca, cugino omonimo del condannato, ha voglia di parlare: “Mio padre – dice - è stato condannato per truffa, contrabbando di sigarette e altri reati simili. Mio fratello è stato arrestato per traffico di droga. Mio padre è morto nel 2006, con mio fratello non ho più contatti da anni”. Drammatica, poi, la vicenda di Benedetto Messina: fratello di Silvana Messina, scrive la prefettura, moglie a sua volta di Giulio Di Luvio. Entrambi sono stati condannati per favoreggiamento della latitanza di Antonino Bosco. “Mio padre e mia madre hanno dato vita a 4 figli, fra cui io – spiega - ma mia madre è morta a 29 anni e mio padre ci ha lasciati dalla nonna materna facendo perdere le sue tracce. Da altre relazioni che ha avuto sono nate prima due figlie, poi altri quattro. Le altre due donne di mio padre sono morte anche loro. Io non ho mai avuto a che fare con questi, non so neanche se siano vivi. Mia sorella di sangue lavora nelle forze dell'ordine, l'altro mio fratello ha due figli nell'esercito. Chi mi conosce mi prende in giro per tutta questa storia”.

Un'altra storia è quella di Ferdinando Parrinello: a lui sono state sequestrate nel 1993 le quote della Brancagel, ditta che si occupava di surgelati. Il titolare della ditta era il suocero, Martino Brancatelli, accusato di traffico di droga e legami con Cosa nostra, che aveva distribuito le quote tra i familiari. “A scagionarlo – spiega Parrinello - è intervenuta un'infiltrata della polizia che ha detto come non c'entrasse nulla. Mio suocero è stato assolto dopo tanti anni e le quote sono state restituite insieme ai beni dell'azienda”. Vicende familiari, come quelle di Vincenzo Toscano: suo cognato, Gaspare La Malfa, è ritenuto vicino alla famiglia di Brancaccio. “Ma io non ho mai avuto nessun tipo di rapporto con lui” specifica. Giovanni Giuliano è troppo indignato per parlare: “Ho dato mandato al mio avvocato” dice semplicemente. All'appello mancano altri nomi: Maurizio Gioè, Giuseppe Onorato, Filippo Arena, Giovanni Biscari, Francesco Alfano, Ferdinando Arcuri, Antonio e Giuseppe La Mattina: nella maggior parte si tratta di casi di scomode parentele indirette, cognati o generi. Tutti, però, sottolineano in egual maniera come siano lavoratori di fatica: le loro mani callose quasi tremano mentre tengono in mano la nota del prefetto. Alcuni sorridono amaramente, ma altri non riescono a trattenere le lacrime. Adesso rischiano il loro posto di lavoro.


La soluzione


“Noi siamo questi” continua a dire con orgoglio e anche un po' di commozione Vincenzo Spataro. “Quando si doveva tirare fuori il carro di Santa Rosalia dagli hangar del porto siamo intervenuti noi. Ci chiamano da tutte le parti della Sicilia per avere consigli che noi diamo senza batter ciglio. Siamo intervenuti per fare il piano regolatore generale della città. Noi siamo questi”. E la domanda che ricorre è sempre la stessa: ma se i soci sono rimasti sempre gli stessi 209, perché questa storia è venuta fuori solo ora? Secondo Spataro potrebbe esserci un disegno dietro tutta questa storia, un progetto che vuole la New Port fuori gioco per l'ingresso di nuovi player.

Sorride amaro Spataro nel constatare che “chi oggi si riempie la bocca e punta il dito, ieri era a braccetto con me”. I nomi bisogna tirarglieli fuori dai denti: Giuseppe Lumia – a fianco del quale si è candidato al consiglio comunale di Palermo riuscendo a ottenere il seggio – e Carlo Vizzini che, da ministro della Marina mercantile, lo teneva in altissima considerazione e gli ha anche chiesto di candidarsi a suo sostegno. “Noi abbiamo investito sulla realtà di Termini Imerese rispettando il territorio”. Ma, secondo Spataro, è da lì che cominciano i guai. “Questo porto che viene sempre sponsorizzato come un importante hub sul Mediterraneo, alla fine non porta risultati, come l'ultima operazione con la T-Link, società con un buco da 20 milioni e un debito nei nostri confronti di 1milione 200mila euro”.

Sulla vicenda è anche intervenuta Confindustria Palermo per bocca del suo presidente Alessandro Albanese che a “S” ha spiegato che non c'è l'intenzione di ingerenza nelle vicende del porto di Palermo. “Deve essere chiaro che noi non vogliamo favorire nessuno, né nostri soci né nessun altro, semplicemente contribuire a sanare questa situazione”. La proposta: “Una newco con tutti i lavoratori ma senza i 24 segnalati dalla prefettura. Se gli operai fanno la società siamo anche disposti a ospitare la loro sede in Confindustria”. Una soluzione che, però, Spataro ha già prospettato tramite la creazione di due nuove società che rilevino i rami d'azienda: la PortItalia - per le operazioni e servizi commerciali nel porto di Palermo e Termini – e la Tcp che si occuperebbe del movimento dei container. Società già fondate da 10 soci ciascuna con un aumento di capitale destinato a terzi. In queste due società dovrebbe confluire i lavoratori-soci, esclusi i 24. E nello statuto di fondazione ecco la clausola che metterebbe fine a situazioni di imbarazzo: i soci possono essere esclusi per giusta causa in caso di condanna passata in giudicato per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta, usura, sequestro di persona, rapina e associazione mafiosa. 

http://livesicilia.it/2011/07/11/universo-new-port-ecco-chi-sono-i-24-soci-segnalati/


Tutto nuovo nel porto di Palermo!
Approvato il Piano Regolatore Portuale mentre la ex-New Port si rigenera scorporandosi in una doppia ragione sociale

Trovata, finalmente, la convergenza a Palermo sul nuovo Piano Regolatore Portuale. 

L’ultima assise del Consiglio Comunale ha votato l’intesa sul PRP che era stato presentato dall’Autorità Portuale nel luglio del 2008. Dopo oltre mezzo secolo dall’ultima edizione - il Piano Regolatore vigente risale al 1954 – lo scalo siciliano avrà dunque un nuovo Master Plan.
Il nuovo PRP prevede il potenziamento del porto commerciale, la razionalizzazione delle aree funzionali e degli edifici di servizio; l’individuazione di soluzioni per rispondere all’incremento del traffico crocieristico; l’integrazione degli spazi urbano-portuali con la città e la realizzazione di nuovi innesti città-porto anche attraverso la liberazione del fronte su via Crispi per consentire una maggiore relazione, anche visiva, tra città e mare, oltre alla possibilità di attivare opere per 400 milioni di euro.
“Finalmente potremo essere attuativi nel rispetto della pianificazione – esulta il presidente dell’Autorità Portuale, Nino Bevilacqua – il PRP proseguirà il suo iter e verrà sottoposto ad altri passaggi tecnici indubbiamente più veloci: l’adozione da parte del Comitato Portuale, la definizione della procedura VAS in corso, il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e l’approvazione della Regione Siciliana. Solo così potremo recuperare tempo e, in modo responsabile, proseguire secondo il piano di riqualificazione, riconnettendo l’area portuale al resto della città, riducendo le barriere murarie esistenti, nel fondamentale processo di rilancio del porto e di rigenerazione della qualità e delle economie del waterfront urbano. Una scommessa allargata alla città. Il PRP è un atto fondamentale del mio mandato. Fin dal primo giorno del mio insediamento l’obiettivo è stato quello di riorganizzare le funzioni portuali che investono lo sviluppo commerciale, industriale, crocieristico e turistico. Abbiamo puntato al riassetto dell’area portuale ed alla creazione di un rapporto con la città, da tempo interrotto, tenendo conto della storia del porto. Da qui il recupero del Castello a Mare, l’insediamento più antico, oggi entrato in un circuito culturale internazionale; da qui la rifunzionalizzazione della Cala e la creazione di spazi liberi per la fruizione pubblica come la passeggiata a mare. E poi la sistemazione delle aree più strettamente tecniche, fondamentali nella vita del porto e della portualità, luoghi di passeggeri e merci, settori dove i numeri dimostrano un trend assai positivo per Palermo. Ci sono, inoltre, i lavori già appaltati per il potenziamento delle banchine, mentre sta per partire il rifacimento interno della stazione marittima”.
Due società (e mezza) dalle ceneri dell’infiltrata New Port
Sono nate dalle ceneri della New Port S.p.a., società a sua volta derivante dalla Compagnia Lavoratori Portuali e storica impresa addetta all’espletamento di operazioni portuali e servizi portuali nei porti di Palermo e Termini Imerese, le nuove realtà aziendali atte ai traffici commerciali dello scalo siciliano. 

Le due distinte società costituite da poco sono rispettivamente: 
Portitalia S.r.l. che espleta operazioni portuali nei porti di Palermo e Termini Imerese per la movimentazione di merce varia, alla rinfusa, nonché di mezzi pesanti afferenti il traffico ro-ro, ed è altresì autorizzata ad espletare servizi portuali di rizzaggio, derizzaggio, controllo merceologico, pulizia merce e ricondizionamento colli. Questa impresa, che conta su un ampio parco di mezzi meccanici (gru su rotaia, semoventi, trattori, sollevatori), è attualmente diretta da un amministratore unico, Giuseppe Landolina, in attesa che a breve venga effettuata la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.
T.C.P. Terminal Containers Palermo S.r.l. che gestisce il terminal contenitori della banchina Puntone del porto di Palermo; anche in questo caso vi è lo stesso amministratore unico temporaneo per la gestione delle attività terminalistiche (operazioni e servizi portuali) con un adeguato parco di mezzi meccanici (sollevatori, trailers, ralle) e gru (due portainers su rotaia da 42 tonn.).
Al servizio delle due nuove società agisce la Logistica e Servizi S.r.l., una delle principali ditte che effettuano nel porto di Palermo attività di trasporto merci per conto proprio e per conto terzi, soprattutto containerizzate - il cui legale rappresentante è Teresa Spina - che offre servizi di logistica e di trasporto contando su un’area di sosta per automezzi presso la banchina Quattroventi di circa 800 metri quadrati, con sede e uffici alla palazzina Tarantino della banchina Puntone.
Il processo di trasformazione appena concluso fa seguito alla cessione dei rami di azienda ed all’espletamento dell’iter istruttorio previsto dall’art.16 della Legge 84/94. Una ‘gemmazione forzata’, a ben ricordare, visto che la cessazione d’attività con quella ragione sociale della New Port Spa era stata sostanzialmente sancita dall’attività investigativa della prefettura palermitana, allo scopo di individuare le segnalate infiltrazioni mafiose, insorta la scorsa primavera, allorquando il procedimento si era concluso obbligatoriamente con la revoca della concessione in capo alla New Port da parte dell’Autorità Portuale (S2S n. 20/2011).
Dopo questa misura, peraltro, l’attività dell’impresa portuale – che impiegava complessivamente fra i due scali 350 persone – non si era interrotta per un saggia decisione di Bevilacqua, che aveva chiaro come ciò avrebbe eventualmente significato bloccare tutto il porto. “Spero che nel giro di un paio di mesi si possa sistemare tutto, magari con l’arrivo di un’altra società capace di assorbire la parte sana dell’azienda” aveva auspicato il numero uno della Port Authority.  
La New Port spa, con circa 25 anni di attività alle spalle, era la prima impresa portuale della Sicilia con un ultimo fatturato ufficiale di circa 12 milioni di euro (dato del 2008). Ma tra i suoi 209 soci erano stati indicati 24 nomi vicini agli appartenenti a Cosa Nostra, così come aveva denunciato già a novembre del 2010 il Sen. Carlo Vizzini ed ex-ministro della Marina Mercantile negli anni ‘90.
Come sia stata possibile una tale ‘contaminazione’ non è ben chiaro, soprattutto agli stessi ‘camalli’ palermitani. In una intervista alla stampa locale dello scorso maggio Vincenzo Spataro, storico presidente della New Port, ripercorreva la genesi societaria e le varie tappe evolutive, a mostrare il proprio sconcerto. La Compagnia Lavoratori Portuali nasceva nel 1920. Nel 1980 ci fu un concorso pubblico bandito dall’ente porto che diede accesso alle prime 120 persone, tutte dotate di certificato di buona condotta civile e morale e, prevalentemente, parenti di lavoratori portuali. Altre 100 persone entrarono nel 1986 con un secondo concorso che nel contempo faceva incorporare anche la Compagnia dei lavoratori portuali della vicina Termini Imerese.
Nel 1994, in seguito alla legge di riforma portuale n.84, per poter continuare la sua attività sotto la nuova connotazione giuridica, la cooperativa atipica esistita fino ad allora veniva spacchettata in tre diverse società: In port spa (‘cassaforte’ societaria), New Port srl (l’impresa portuale che includeva gli operai specializzati) e Clp arl (la cooperativa di fornitura della manodopera).
Una successiva fusione per incorporazione fra In port e New port lasciava spazio a due soli soggetti i cui 209 soci già dal 1995 venivano registrati, con relativi certificati penali, in prefettura.
Nel 2003 la prefettura segnala le posizioni di due soci - Nino Spadaro e Girolamo Buccafusca - condannati per mafia e quindi estromessi dalla società. Lo stesso accade nel 2010 quando diventano 24 i nomi dei sospettati di mafia. 
Fino alla decisione finale di Spataro & C. di cancellare tutto il passato con un colpo di spugna, azzerare le società e ricostituirne due – che ne hanno rilevato i rispettivi rami d’azienda - con tutti i precedenti lavoratori ma senza, ovviamente, i 24 segnalati dall’Antimafia. Ed ecco la genesi di PortItalia e di TCP, le quali nel loro statuto di fondazione hanno inserito la clausola che consente di escludere in automatico per giusta causa i soci condannati per una serie di azioni criminose.



Coroneo ‘fissa’ la storia dello scalo palermitano in un bel volume
È merito di Renato Coroneo, indefesso dirigente operativo dell’Autorità Portuale di Palermo e autentico appassionato del proprio porto, l’avere dato alle stampe un prezioso volume che illustra la storia del primo scalo siciliano. 

La meritoria fatica letteraria “Storia del Porto di Palermo” del funzionario palermitano, edita dalla Marcello Clausi Editore, verrà ufficialmente presentata il 2 dicembre all’Antico Stabilimento Balneare Alle Terrazze di Mondello, con introduzione del Presidente dell’Autorità Portuale, Nino Bevilacqua, dell’Ammiraglio Vincenzo Pace e del Prof. Arch. Maurizio Carta.
http://www.ship2shore.it/italian/articolo.php?id=8871

Il porto di Palermo è cosa nostra

di Lirio Abbate
Le famiglie hanno messo le mani su una delle società più importanti che opera nello scalo di Palermo. Ma se le autorità intervengono si rischia la paralisi

(23 novembre 2010)



Oggi è stata sequestrata per mafia una delle più grosse società portuali della Sicilia. L'Espresso aveva denunciato le infiltrazioni dei boss il 23 novembre 2010. I soci della New Port si erano sentiti offesi, e dopo aver acquistato una intera pagina pubblicitaria sul Giornale di Sicilia in cui respingevano l'inchiesta de l'Espresso, con tante infamità, hanno pure querelato l'autore. I giudici hanno dato ragione ai mafiosi e oggi il giornalista, che aveva provato le collusioni e i contatti con Cosa nostra dei soci, è sotto processo per diffamazione...




Ci sono le mani di uomini delle cosche mafiose nell'assistenza alle navi crociera, ai passeggeri e nella gestione delle merci al porto di Palermo. Un affare da decine di milioni di euro l'anno che si sviluppa sui moli del bacino siciliano.

Questi affiliati a Cosa nostra oggi sono diventati imprenditori, ma hanno speso gli ultimi decenni fra le aule giudiziarie in cui venivano processati, le carceri in cui hanno trascorso parte della loro vita e infine la prima impresa portuale della Sicilia di cui sono diventati soci. La società inquinata dai mafiosi, secondo i documenti di cui è entrato in possesso "L'espresso" , è la New Port spa che ha sempre avuto e continua ad avere un ruolo importante nel mondo portuale, in particolare a Palermo e Termini Imerese, a cui l'Autorità portuale, presieduta dall'ingegnere Nino Bevilacqua, ha affidato compiti professionali con precise direttive. Un incarico che ha permesso alla New Port di fatturare nel 2008 dodici milioni e mezzo di euro. 

Numeri importanti per l'economia della città che da tempo cerca di avviare le attività imprenditoriali su un percorso di pulizia. L'Autorità portuale ha imposto direttive ferre alle imprese. Per questo motivo Bevilacqua ha firmato un protocollo di legalità che non lascia spazi a dubbi non solo per quel che riguarda gli appalti ma anche per le concessioni. Ma nessuno sembra voler guardare cosa c'è dietro questa impresa. 

Infatti, nel caso in cui la Prefettura guidata da Giuseppe Caruso, viste le relazioni e i precedenti penali dei soci, dovesse rilasciare una informativa antimafia interdittiva, l'Autorità portuale dovrebbe revocare la concessione della gestione dei servizi portuali. Una scelta non semplice, fanno notare a "L'Espresso" alcuni investigatori, per i gravi riflessi negativi che si avrebbero nel funzionamento del porto, a meno di non sostituire l'azienda con un'altra società capace di subentrare, in tempi brevi, nello svolgimento delle attività.

Scorrendo i 209 soci dell'impresa (gran parte dei quali svolgono anche prestazioni lavorative come dipendenti a tempo indeterminato), si scoprono personaggi indicati come appartenenti a Cosa nostra o altri direttamente legati ai boss. Tutto ciò fa pensare agli investigatori che ci sia la concreta possibilità che la New Port possa subire il condizionamento dei clan: il presupposto che potrebbe far negare la certificazione antimafia e cancellare ogni contratto con la pubblica amministrazione. 

"L'espresso" ha ricostruito i passaggi giudiziari che riguardano alcuni soci ed è emerso come in passato siano state avviate indagini patrimoniali, discusse davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che hanno disposto il sequestro di quote. Tra chi detiene azioni della New Port ci sono infatti: Girolamo Buccafusca, già condannato per mafia perché ritenuto il capo della famiglia di "Palermo centro"; i cugini Nino e Antonino Spadaro delle famiglia di Corso dei Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi Rosario Riccobono e Giovanni Graziano della famiglia di Partanna Mondello, fratello del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, il sicario della mafia che ha confessato più di trenta omicidi fra cui quello dell'eurodeputato Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè, Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate e Benedetto Messina, tutti finiti in indagini sui clan. 

Questa situazione, per gli investigatori, potrebbe determinare una scarsa trasparenza nella gestione e nell'esecuzione delle gare d'appalto per il nuovo Piano regolatore che prevede di realizzare nel porto opere strutturali per circa 170 milioni di euro


PORTO DI PALERMO 13 GENNAIO 2006 



209 i soci che sembra abbiano legami con la mafia
L'Espresso rivela: Navi da crociera accolte da società di Cosa Nostra


porto pa
personaggi vicini a Cosa Nostra.
L’articolo, firmato da Lirio Abbate, indica tra gli azionisti della società: “Girolamo Buccafusca, già condannato per mafia perchè ritenuto il capo della famiglia di “Palermo centro”; i cugini Nino e Antonino Spadaro delle famiglia di Corso dei Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi Rosario Riccobono e Giovanni Graziano della famiglia di 


Partanna Mondello, fratello del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, il sicario della mafia che ha confessato piu’ di trenta omicidi fra cui quello dell’eurodeputato Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè, Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate e Benedetto Messina, tutti finiti in indagini sui clan”.

http://palermo.blogsicilia.it/lespresso-rivela-navi-da-crociera-accolte-da-societa-di-cosa-nostra/17177/









A.I.A. ITALCEMENTI 693 LUGLIO 2008, AMBER K, ANZA', diossina, FABIO RIVA, FERRANTE, GIROLAMO ARCHINA', ILVA, ISOLA DELLE FEMMINE, LORENZO LIBERTI, NEW PORT S.p.a., PET COKE, PETRUZZELLA, TODISCO PATRIZIA, Arrestato Impastato prestanome del BOSS


Il solito coglione anonimo ci invia  il seguente messaggio

GRAZIE A QUESTO BLOG CHE DA POMPOSAMENTE QUESTA NOTIZIA DI INVITO A PARTECIPARE CON TONO DA SFOTTO'

ma forsee la notizia non corrisponde al vero le solite k....te di questo blog ondivago e sfascista
19 maggio 2011 23:23
Posta un commento

Capisco le ristrettezze economiche che attraversiamo non permettono di comprare nemmeno un giornale, e quando si riesce a comprarlo bisogna trovare qualcuno disposto a leggercelo  

"per la giornata di sabato è stata organizzata una
MANIFESTAZIONE cittadina di solidarietà al sindaco" 
(ultima colonna ultimo capoverso)
"sabato prossimo si svolgerà un'ASSEMBLEA cittadina"
(ultima colonna   secondo capoverso)
capirai che sono soltanto due esempi
Non potendo perdere ulteriore tempo con TE indegno anonimo Ti consiglio di farTi leggere i giornali prima di proferir parola.
N.B. INDEGNO ANONIMO Ti starai probabilmente rendendo conto di proseguire su una via senza uscite, sarai costretto a tornare indietro e io Ti accoglierò (in questo concordo con il pensiero di Padre Calogero, informato dell'accaduto). Oggi Tu e i Tuoi compari state perseverando  nella Vostra  provocazione  aggressione e denigrazione, questo  dopo aver consumato quella che Vi ha visto protagonisti di fronte alla casa del Professore Gaspare Portobello SI Tu ed i Tuoi compari con urla imprecazioni minacce e qualche "benevole pugnetto" sulla mia auto mi avete impedito di scendere dalla macchina e portare  la mia solidarietà per il vile attentato alla vita del  Professore Gaspare Portobello.

SI IO VI STO ESPRIMENDO TUTTA LA MIA   RABBIA (VERBALE) PERCHE' MI AVETE IMPEDITO DI ESSERE UNA PERSONA CIVILE E RESPONSABILE ED IN MOMENTI  IN CUI DEVE PREVALERE IL SENSO DI APPARTENENZA AD UNA COMUNITA'

Sola la kinesica riesce a ben spiegare i Vostri atteggiamenti i Vostri comportamenti le Vostre azioni le Vostre reazioni ed a  motivare il perchè DI COSI' tanta  violenza, forse speravaTe tanto in una "beatificazione" dell'eroe, purtroppo l'accavallarsi degli eventi e le sconsiderate dichiarazioni che sfornavate, la mancanza di self-controll stanno producendo effetti contrari ai Vostri DESIDERATA.
Avete così involontariamente messo sotto i riflettori dei Cittadini dei mezzi di comunicazione e della Magistratura,  argomenti e problematiche che in questi ultimi anni stanno attanagliando la vita politica-amministrativa di Isola delle Femmine: Mafia, Appalti , Ufficio Tecnico Comunale, Assessorato Regionale Territorio Ambiente Urbanistica, Licenze Edilizie, Gestione Risorse Umane, oltre 30 dipendenti che contestano i criteri adottati sulla valutazione del loro operato, la gestione delle spiagge, Abusivismo, Rapporti con i dipendenti dell'A.T.O. PA1......, IL DEGRADO E LA PARALISI DI UN'INTERO PAESE.

Pino Ciampolillo

n.b. per chi pensa di avere gli attributi e si sente un CITTADINO responsabile, ove lo ritenga utile può inviare qualsiasi commento che sarà mia cura pubblicarlo. Anzi siccome penso che non vi sia nulla da nascondere sono disponibile a comunicare la password in modo da curare  personalmente la pubblicazione.




Si da atto che entra in aula il Consigliere Crisci presenti n.14.



Il Presidente, dopo aver ricordato le previsioni regolamentari in ordine alla trattazione delle interrogazioni, invita il Cons. Caltanissetta, capo del gruppo “Rinascita Isolana” a dar lettura dell’interrogazione avente per oggetto “Sit-in dei volontari di Protezione Civile dinanzi al Comune”.
Il Cons. Caltanissetta dà lettura dell’interrogazione citata acquisita al protocollo generale del Comune in data 22/10 c.a. al n. 16369. Il Sindaco dà, quindi, lettura della risposta scritta che allega al presente verbale per farne parte integrante. Sollecitato dal Cons. Caltanissetta, precisa che il riferimento all’utilizzo del servizio di protezione civile nel passato attiene agli anni 2008, 2007 e precedenti.

Il cons. Caltanissetta da lettura di una replica alle affermazioni del Sindaco che allega al presente verbale.

Il Presidente invita il Cons. Caltanissetta, capo del gruppo “Rinascita Isolana” a dar lettura dell’interrogazione avente per oggetto “Ruolo del geometra Giovanni Impastato in seno all’Amministrazione Comunale di Isola delle Femmine”.

Il Cons. Caltanissetta dà lettura dell’interrogazione citata acquisita al protocollo generale del Comune in data 27/11 c.a. al n. 18775.

Il Sindaco dà, quindi, lettura della risposta scritta che allega al presente verbale per farne parte integrante.

Il cons. Caltanissetta, dopo aver premesso che l’interrogazione è stata presentata prima della pubblicazione della determina e che il gruppo consiliare è tenuto ad utilizzare l’istituto democratico delle interrogazioni consiliari e non può avanzare semplici richieste di copia di documentazione, da lettura di una replica alle affermazioni del Sindaco che allega al presente verbale.

Esaurita la trattazione degli argomenti iscritti all’ordine del giorno il

Presidente dichiara chiusi i lavori. Sono le ore 18,35.

Interrogazioni. Atto numero 66 del 10-12-2009  

Tipo di Atto: DELIBERA DI CONSIGLIO Allegato: 66.pdf (13 kb)



Logo 2.jpg



Al Sindaco
Al Presidente del Consiglio Comunale
All’Assessore al Turismo
All’assessore All’ Ambiente
Comune di Isola delle Femmine

Oggetto: interrogazione consiliare

I sottoscritti, consiglieri comunali del gruppo consiliare Rinascita Isolana, ai sensi dell’art. 9 commi 7 e ss. del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale,


CHIEDONO


Risposta verbale del Sindaco - da tenersi alla prossima seduta del Consiglio Comunale - in merito al seguente argomento:

 
Episodi di tensione all’interno della Casa Comunale

 
È fatto notorio che la scorsa settimana all’interno dei locali del Comune di Isola delle femmine ha avuto luogo un duro scontro – non solo verbale – tra il sindaco ed il sig. Razzanelli, fratello del noto collaboratore di giustizia, alla presenza tra gli altri del Vicepresidente del Consiglio Comunale Vincenzo Dionisi.

È notorio altresì come lo stesso Razzanelli avanzi da mesi richieste di tipo occupazionale all’Amministrazione Portobello, invocando a ragione giustificativa delle stesse il sostegno garantito al gruppo “Progetto Isola” durante la competizione elettorale.

È infine notorio che almeno sino all’estate del 2009 Razzanelli Giovanni fosse – stando alle dichiarazioni riportate sul Giornale di Sicilia – un affiliato di Cosa Nostra e ritenesse Bruno Pietro, zio dell’assessore all’Ambiente Cutino Marcello, in grado di “muoversi” a Isola delle Femmine.


Considerato che il suddetto collaboratore di giustizia è stato ritenuto in larga misura attendibile dalla Magistratura;


Valutata la frequenza degli episodi di protesta e delle richieste di lavoro e sostegno economico rivolte al sindaco dai componenti della task force elettorale della lista “Progetto Isola” e la virulenza delle stesse – come da noi più volte stigmatizzato -;


Ritenuto che l’episodio che ha coinvolto il sindaco e lo stesso Razzanelli sollevi ombre sinistre sulla trasparenza del risultato delle Amministrative 2009, non foss’altro perché il fratello nei mesi della campagna elettorale era un operativo estorsore di Cosa Nostra;

Il sindaco chiarisca:


- Le specifiche ragioni di doglianza del Razzanelli nei suoi confronti;

- Se ha ritenuto opportuno denunciare l’accaduto all’ A.G.;

- Quale ruolo ha ricoperto il Razzanelli durante la campagna elettorale 2009.


Il capogruppo consiliare Rinascita Isolana

I consiglieri comunali Rinascita Isolana

Isola delle Femmine, 19/01/10


IL COMANDANTE
Magg.Antonio Croce -

Magg.Antonio Croce -


Magg.Antonio Croce -










"Parentopoli" ad Isola delle Femmine?

Assunzioni all’Ato idrico, nomine in commissione edilizia e l’incarico ad un consulente, già assessore comunale. Tutto normale e legale per il sindaco del paese, Gaspare Portobello, ma non per il gruppo consiliare di opposizione “Rinascita Isolana”, che in una nota grida allo scandalo e ipotizza una “parentopoli” isolana. Si arroventa il clima politico locale, per la verità mai sereno dal tempo della campagna elettorale. L’opposizione parla di “mancanza di trasparenza”, di una sensazione di “illegalità diffusa”, di “triste violazione delle regole democratiche”. Sarà solo un acconto ? Si chiede “Rinascita Isolana”. Ad essere stati assunti sarebbero il nipote di un assessore e un ex consigliere comunale. Mentre la consulenza è stata affidata all’ex assessore Giovanni Impastato, veterano dell’esecutivo locale. In commissione edilizia, invece, figurano l’ex comandante della polizia municipale Giucastro, padre dell’attuale presidente del consiglio, Alessandro, il fratello del vice presidente dell’assemblea municipale e un parente dello stesso sindaco. Per il primo cittadino si tratta di accuse false e liquida la questione come uno sfogo post elettorale dell’opposizione, che ha sostenuto la candidatura dell’ex sindaco Stefano Bologna. “E’ la reazione scomposta – dice Gaspare Portobello – di un gruppo sonoramente e democraticamente sconfitto alle ultime elezioni amministrative. Sono delle accuse infondate. Non ci sono assunzioni. I nominati in commissione edilizia o il consulente a tutolo gratuito sono parenti o amici dei consiglieri dell’opposizione. Queste sono le conseguenze di una comunità piccola che ha tante parentele allargate. Il fatto non è stato denunciato nelle sede opportune perché non c’è alcuna parentopoli”. “Il gruppo di maggioranza “Progetto Isola” risponderà con i fatti, perché abbiamo ricevuto un grande mandato elettorale e fra cinque anni ci confronteremo”.


Data: 31 luglio 2009
Autore:Corrado Lo Piccolo

http://www.ilvespro.it/visualizza_news_commenti.asp?id_news=26







6 commenti:

Anonimo ha detto...

SIG. BLOGGER NON SIAMO DEI COGLIONI E NEMMENO IGNORANTI COME LEI PUPO MANOVRATO

ANCORA CONTINUA CON LA MAFRINA SULLA FALSA SOLIDARIETA CHE VOLEVA DARE AL SINDACO PORTOBELLO
POVERO SCEMO DOPO TUTTO QUELLO CHE HA SCRITTO ED INFANGATO TUTTO E TUTTI GLI ISOLANI ANCORA PARLA DI SOLIDARIETA DA IPOCRTA MA LA SMETTA E SIA NELLA DEMENTE VECCHIA PIU MATURO E NON CREDA CHE A ISOLA CI SONO STUPIDI CHE ASPETTAVALO LEI PER SENTIRSI DIRE LE FALSAITA CHE CI VUOLE ANCORA OGGI PROPINARE

UN CONSIGLIO LA SOLIDARIETA LA DIMOSTRI DA SUBITO NON SCRIVA PIU CAZZATE SU ISOLA GLI ISOLANI E GLI AMMINISTRTAORE DI OGGI
MA SCIVA QUALCOSA SUGLI AMMINISTATORI DI IERI TIPO CALLIOPE LOPS BOLOGNA ETC..

PARLI DI MULTIPROPRETA.... ha detto...

DOPPIO COGLIONE C'E LEI PERCHE NON C'E STATO BISOGNO DELLE SUE LEZZIONI DI LEGGERE I GIORNALI TANTO NON LI COMPRA LI LEGGE NEL SOLITO BAR DEI 4 AMICI??? E QUARDATI

SMENTITO COME SEMPRE SU TUTTE LE M...TE CHE SCRIVE POVERO SCEMO DEL VILLAGGIO SI GODA LA PENSIONE E PENSI A COSE SERIE E NON CERCHI DI INFANGARE ISOLA E GLI ISOLANI CHE SONO GENTE PERBENE E ONESTA
E LA SMETTA DI SFOTTERE CON L'EROE........
I FALSI EROI LI HA ACCANTO PER LE PORCHERIE COMMESSE NELLA GESTIONE DEL COMUNE MA NEL BLOG FA SCENA MUTA
MUTU A CHI SA IL GIOCO O GLI INTRALLAZI IMPORTATI DALL'EMILIA ROMAGNA COMPRESE LE MULTIPROPRIETA

PARLI DI MULTIPROPRETA.... ha detto...

DOPPIO COGLIONE C'E LEI PERCHE NON C'E STATO BISOGNO DELLE SUE LEZZIONI DI LEGGERE I GIORNALI TANTO NON LI COMPRA LI LEGGE NEL SOLITO BAR DEI 4 AMICI??? E QUARDATI

SMENTITO COME SEMPRE SU TUTTE LE M...TE CHE SCRIVE POVERO SCEMO DEL VILLAGGIO SI GODA LA PENSIONE E PENSI A COSE SERIE E NON CERCHI DI INFANGARE ISOLA E GLI ISOLANI CHE SONO GENTE PERBENE E ONESTA
E LA SMETTA DI SFOTTERE CON L'EROE........
I FALSI EROI LI HA ACCANTO PER LE PORCHERIE COMMESSE NELLA GESTIONE DEL COMUNE MA NEL BLOG FA SCENA MUTA
MUTU A CHI SA IL GIOCO O GLI INTRALLAZI IMPORTATI DALL'EMILIA ROMAGNA COMPRESE LE MULTIPROPRIETA

Anonimo ha detto...

BLOGGER CONTINUATE A FARE I FALSI IDIOTI PRIMA LA SOLIDARIETA DA COCCODRILLI.......... EPPOI LE SOLITE MANFRINE CONTRO L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE DECIDETEVI CON CHI STARE DA GRANDI

le solite........ ha detto...

Siggg mente squallida basta leggere questo che a scritto nel fetido blog

sta perseverando nella sua continua provocazione aggressione e denigrazione verbale contro tutta l'amministrazione comunale e contro gli isolani
e vuole pure ragione ma la smetta per favore e sia nella senilità almeno un poco piu serio nel scrivere le solite..............

si aspettano risposte o... ha detto...

Quale ruolo ha ricoperto il Razzanelli durante la campagna elettorale dal 1999?

blogger sa e se non lo sa
si informi bene con l'emiliano!

oppure con suo nemico oggi amico rocco raffa...si ricordi delle foto della max veranda abusiva fatta al terzo piano di via petrarca
gli appoggi dati all'emiliano nelle sue elezioni a sindaco
da citato sopra pentito

si aspettano risposte e scommesse