L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 23 giugno 2011

I costi della PolitiKa








Jul 25, 2011
Risotto con rombo: 3,34 euro. Carpaccio di filetto: 2,76. Dolce: 1,74. Il tutto di servito da camerieri in livrea. E' il ristorante del Senato. Terza puntata delle confessioni all'Espresso del... continua su.....

L'estate 2011 della casta di Montecitorio: Ecco i politici al mare

Mentre gli italiani sono costretti a stringere la cinghia per quest'estate 2011, la casta del Bel Paese si gode il "meritato riposo" dopo un anno all'insegna del lavoro e dei sacrifici. Ecco una carrellata di deputati assolutamente da non perdere

 
La trasmissione Bikini punta i riflettori sulla dura vita dei politici più pagati d’Europa e ce li mostra lontani da Montecitorio. Mentre imperversa la bufera sui privilegi della casta e sui costi della politica italiana, il crollo delle Borse pone l’accento sui sacrifici che il Bel Paese sarà costretto ad affrontare per porre un freno al dilagare del debito e della disoccupazione. Come sempre sarà molto probabilmente solo il popolo italiano a stringere la cinghia, ma i politici intanto sono pronti a rinunciare ai loro privilegi e alle loro auto blu?
GLI ITALIANI A CASA: Mentre la partenza si prospetta nera per gli italiani, il sindaco di Roma, Alemanno, e Lidia Turco si godono il meritato riposo dopo un anno denso di impegni lavorativi. Ma cosa fanno gli italiani? In piazza Montecitorio, nonostante la calura estiva, il clima non è dei migliori. La gente, infatti, fa sentire forte e chiara la sua voce, domandando alla classe dirigente di dare il buon esempio in fatto di sacrifici. Eppure gatta ci cova visto che almeno il 50% dei politici diserta l’Aula o si distrae durante le sedute.
IL “DURO LAVORO” DEI DEPUTATI: Se gli italiani lavorano 5 giorni su 7, la settimana di un parlamentare- racconta Luca Telese ai microfoni di Bikini – inizia il martedì e termina il giovedì. E se la fatica in queste tre giornate di affanni assale i politici, nessuna paura perchè esiste nel Parlamento anche la “sala del riposo”, dove i deputati stressati dal troppo lavoro possono
finalmente schiacciare il tanto atteso pisolino. Quando il solleone fa capolino nel cielo risulta essere molto più semplice riposarsi sul bagnasciuga
I POLITICI AL MARE: A Sabaudia Francesco Rutelli si diverte con un gruppo di amici, mentre Daniela Santanchè corre sull spiaggia alla ricerca della forma perduta. Non si tratta della sceneggiatura di un film ma del duro lavoro dei politici. Pier Ferdinando Casini invece preferisce rilassarsi e anche i muscoli del suo corpo eseguono alla lettera le intenzioni della mente. Walter Veltroni può godere di un lato a da urlo, peccato che a strepitare sia solo l’adipe. E persino D’Alema al timone della sua barca a vela conquista l’attenzione di pubblico e mass media.
Insomma quando si tratta di relax, i deputati sono tutti uguali. Non c’è ideologica che tenga. Destra e sinistra unite sotto un’unica bandiera. “La dolce vita” tanto decantata da Fellini torna alla ribalta, peccato però che non siano i divi a goderne ma la nostra classe dirigente. I tempi cambiano e noi con loro.


Stacy Meichtry

Quanto costa la politica italiana

25-07-2011
Colpiti dalle drastiche misure di austerità per ridurre il debito, gli italiani dicono basta ai privilegi dei politici. I provvedimenti varati dal governo italiano per tagliare la spesa pubblica hanno acceso i riflettori su alcuni degli italiani più spendaccioni: i politici. Le misure di austerità imposte agli italiani negli ultimi anni, infatti, hanno lasciato praticamente intatti gli stipendi e i privilegi dei parlamentari. I legislatori italiani sono tra i più pagati d’Europa: nel 2010 i deputati hanno guadagnato in media più di 140mila euro lordi all’anno, quasi il doppio dei parlamentari britannici. Inoltre godono di una serie di benefit aggiuntivi.
Ma ora che i cittadini italiani si vedono imporre un’altra forte dose di tagli alla spesa - la manovra da 40 miliardi di euro prevede, tra l’altro, il congelamento degli stipendi del settore pubblico e la reintroduzione dei ticket nella sanità - molti di loro stanno dicendo basta. Prima che la manovra fosse approvata Luigi Angeletti, il segretario della Uil - il terzo sindacato italiano per numero d’iscritti - ha detto che il sostegno della sua organizzazione alla finanziaria era condizionato alla riduzione dei cosiddetti costi della politica. "I politici devono dimostrare di saper ridurre gli sprechi e gli eccessi", ha detto in un’intervista.
Nel quadro del nuovo piano di risparmi del governo, il ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti ha disposto l’istituzione di una commissione incaricata di trovare il modo per allineare i costi del parlamento italiano con quelli dei grandi paesi dell’Unione europea. "È fondamentale che la classe politica dia il buon esempio", ha detto Tremonti. Ma non sarà semplice. La commissione dovrebbe presentare i risultati del suo studio entro la fine dell’anno, ma qualunque misura (per esempio l’autoriduzione degli stipendi e dei benefit dei parlamentari) dovrebbe essere approvata dallo stesso parlamento. Alla camera la coalizione che sostiene Berlusconi ha una maggioranza risicata, e qualsiasi dissenso interno rischia di essere un ulteriore ostacolo. Inoltre le pensioni dei parlamentari, che costituiscono una delle principali voci di spesa, non vengono mai messe in discussione.
I costi della burocrazia italiana sono in aumento costante. Secondo Tito Boeri, economista dell’università Bocconi, a partire dal 1948 gli stipendi dei legislatori sono saliti in media del 9,8 per cento all’anno, mentre le retribuzioni degli operai sono cresciute in media del 3 per cento. Nel 2010 la camera dei deputati, composta da 630 membri, ha speso circa un miliardo di euro.
Il bilancio 2010 del senato, composto da 321 membri, è stato di circa 6oo milioni di euro, ma le spese relative a quell’esercizio finanziario non sono ancora state rese note.
Il “Wall Street Journal” ha avuto accesso a uno studio riservato sui costi del parlamento italiano. Si scopre che lo stipendio mensile lordo dei deputati italiani è in media di 11.700 euro, molto più alto di quello dei parlamentari europei (ottomila euro al mese), dei membri del Bundestag tedesco (7.700 euro) e della camera dei comuni britannica (6.350). Secondo questo studio riservato, una delle maggiori differenze tra i parlamentari italiani e quelli di altri paesi europei è che i primi ricevono ingenti rimborsi per le attività relative ai loro uffici: in media si parla di 8.783 euro al mese per lo staff e per le spese. E non sono tenuti a presentare le ricevute. Secondo Giuseppe Leone, capo ufficio stampa della camera dei deputati, in Italia le spese dei parlamentari sono considerate generalmente come "una questione privata".
La mancanza di controlli, spiega Boeri, fa sì che il grosso dei soldi a disposizione dei parlamentari italiani non abbia "niente a che fare con le loro funzioni istituzionali". La deputata dei radicali Rita Bernardini da anni chiede ai suoi colleghi di rendere conto delle loro spese, ma finora solo ottanta l’hanno fatto. Come se non bastasse, in Italia i parlamentari beneficiano di un’assistenza sanitaria molto più generosa di quella concessa ai cittadini comuni. Il sistema sanitario nazionale, infatti, copre servizi essenziali come il ricovero in ospedale, ma non altri come le cure odontoiatriche.
I parlamentari, invece, possono farsi rimborsare i servizi di dentisti, massaggi shiatsu e soggiorni termali. Nel 2010 la camera dei deputati ha rimborsato spese sanitarie per oltre dieci milioni di euro.
Del resto anche il palazzo di Montecitorio, che ospita la camera dei deputati, è un simbolo vistoso dei loro privilegi. Fu commissionato nel seicento da papa Innocenzo X a Gian Lorenzo Bernini. Il parlamento dell’Italia da poco unificata ci si stabilì alla fine dell’ottocento, e in quell’occasione il palazzo fu ristrutturato in modo che gli interni somigliassero a quelli di un transatlantico. È proprio così che viene chiamato il vasto salone dove, sui divani in pelle, si riposano i deputati tra una votazione e l’altra. Da lì un corridoio conduce alle sale da pranzo private (bilancio annuale: cinque milioni e mezzo di euro), alla buvette e al salone del barbiere. Nonostante tutte queste comodità, sono pochissimi i deputati italiani che hanno l’ufficio dentro Montecitorio. La camera spende circa 46 milioni di euro per affittare uffici situati in altri palazzi di proprietà di costruttori e gruppi immobiliari privati. Di recente Stefano Stefani, un deputato della Lega nord, mi ha spiegato di aver presentato a settembre del 2010 una mozione per abolire il barbiere interno della camera. La mozione è stata respinta a grande maggioranza.
*The Wall Street Journal fonte: 

 

Un onorevole doppio stipendio


Le professioni dei deputati: circa la metà esercita ancora

L’illustrissimo professore Antonio Gaglione da Latiano, Brindisi, è incidentalmente un deputato della Repubblica italiana. Poveretto lui, lo costringono al titolo di onorevole, quando gli interessano soltanto l’angiologia e la clinica Villa Bianca di Bari. Insomma, l’indennità parlamentare è poco più di un risarcimento danni per i disturbi fisici prodotti dal suo secondo lavoro. Gaglione è così allergico all’aula di Montecitorio da poter reagire in un solo modo: assentandosi. Al punto che quest’anno ha imposto al mondo il suo record, 0,3 per cento di presenze e nessun disegno di legge, mozione o interpellanza presentata. Oltre ogni fannulloneria.
Il fatto è che il «Parlamento è frustrante», mentre lui, invece, è «uno che lavora» dice. E appunto si vede dalla dichiarazione dei redditi: il suo imponibile è di circa 500 mila euro l’anno. In media con molti altri cultori del doppio lavoro: parlamentari quando capita, liberi professionisti sempre. Su 945 eletti, infatti, in 446 (176 senatori e 270 deputati) continuano a svolgere il loro vecchio mestiere. Questo calcolo deriva dall’incrocio delle dichiarazioni dei redditi con l’indennità base dei singoli parlamentari.
Siccome però i redditi eccedenti potrebbero dipendere, per esempio, da rendite finanziarie e immobiliari, Panorama ha controllato sul campo: presenze in tribunale, aziende, negozi e quant’altro; incompatibilità vere o presunte; il passaggio soltanto formale dello studio professionale a parenti e affini. Il risultato spiega anzitutto l’altissimo grado di assenteismo nelle Camere italiane. Tra i due lavori, la gran parte dei parlamentari (più i deputati che i senatori, per la verità) considera la politica quello marginale, utile per arrotondare e nulla più. Che arrotondamento, però: 14 mila euro al mese, tutto compreso, più trasferte e spese sanitarie coperte. I ticket medici, nelle Camere, non sanno nemmeno cosa sono.
La seconda scoperta è singolare, ma non troppo: chi meno guadagna con il primo lavoro più decide di mettersi in aspettativa. E così, a parte gli obblighi di legge per i lavoratori statali a tutti i livelli, nel privato capita che a sospendere la loro attività siano soltanto i pochi operai e dipendenti. Per il resto, tranne i membri del governo, quasi tutti continuano imperterriti a svolgere le loro vecchie attività. E a fare soldi.
Ecco: l’allergico Gaglione è soltanto la punta(rella) di un iceberg che il fuoco dell’antipolitica sta lentamente liquefacendo nell’ignavia del grosso dei parlamentari. E che trova facile sfogo in blog come Spidertruman, che spopola su Facebook nel nome della lotta ai privilegi della politica. Privilegi amplificati dalla crisi economica, rivendicati dalla Casta e salvaguardati dalle caste della Casta, le corporazioni ultrapresenti nelle Camere. Avvocati, commercialisti, medici. Parlamentari difensori della legge e dell’ordine: professionale.

Le professioni del senatori: 176 esercitano ancora

Il posto d’onore va agli avvocati, 134 in parlamento, 87 alla Camera e 47 al Senato, di ogni partito, gruppo e sottogruppo possibile, solitamente i meno presenti in aula, a partire da Niccolò Ghedini. I più strutturati economicamente appartengono però, almeno culturalmente, al centrodestra. Da Giuseppe Consolo (imponibile 2,3 milioni) a Giulia Bongiorno (2,1), da Maurizio Paniz (1,8) allo stesso Ghedini (1,3), fino a Gaetano Pecorella (651 mila) e Ignazio Messina (574 mila), contano tutti su redditi, diciamo così, vigorosi. Seguono imprenditori, medici e i tre notai.
Non c’è però automatismo fra secondo lavoro e assenteismo. Il leghista Fabio Rainieri, agricoltore, quando è a Parma, si alza alle 5 del mattino per mungere personalmente le mucche, ma conta il 91 per cento delle presenze in aula alla Camera. Certo l’assenteismo è un problema di tutti. Racconta Roberto Giachetti, stratega del Pd sui tecnicismi della Camera: «Eh sì, capita sempre il collega deputato che ha una convocazione in tribunale, quello con la lezione all’università, l’altro ancora con il problema in azienda. Dico io: ma se avete una vita così, ed è legittimo averla, perché fate politica? Per alimentare l’antipolitica?».
Parole sante. Qualcosa, per fortuna, comincia a muoversi. Con Roberto Calderoli il governo ha appena presentato una proposta di legge che prevede (tra le altre cose) la riduzione del numero di parlamentari da 945 a 500. Ma è dalle Camere che arrivano i segnali più incoraggianti per l’immediato. Tutti i capigruppo parlamentari sono per decurtare i bilanci di spese eticamente insopportabili, quelle su trattamento economico, vitalizi, affitti, auto blu e ristorazione. Rimane sempre lo sconto barbiere, ma pazienza.
Tutto quanto non risolverebbe comunque il problema dei doppilavoristi. Eppure, basterebbe accordarsi su uno dei tanti disegni di legge ad hoc, alcuni bipartisan e depositati in tempi non sospetti, altri più recenti, con il sovvenire dell’antipolitica (che pure taluni insospettabili cominciano a cavalcare, tipo Gianfranco Fini). Due proposte hanno come primo firmatario Marco Follini del Pd e renderebbero impossibili i doppi incarichi sia politici in senso stretto (riquadro qui a fianco) sia politico-professionali. Di uguale senso è il testo formalizzato da Pino Pisicchio dell’Api, che avrebbe reso improbabili telefonate come quelle di Franco Barbato dell’Idv. Uno, per intenderci, ancora più legalitario del suo capo Antonio Di Pietro. Uno che continua a fare il suo primo mestiere: l’assicuratore. Uno, insomma, che l’indennità parlamentare non gli basta. Purtroppo per lui è finito intercettato nell’inchiesta che riguarda la P4 mentre parla di lavoro con l’imprenditore inquisito Paolo Viscione. Un’imprudenza, quantomeno. E se capita al «duro e puro» Barbato, figurarsi agli altri.
La risposta più internazionale (riquadro a pagina 34) arriva però del democratico Mauro Agostini, che punta tutto sul modello americano. I membri del Congresso Usa possono percepire redditi ulteriori non superiori al 15 per cento dell’indennità parlamentare. Insomma, se l’indennità è 100, si può arrivare massimo a 115. E basta. Ai circa 14 mila euro mensili i parlamentari italiani potrebbero aggiungerne, per attività extrapolitiche, al massimo altri 2.100. Con le dichiarazioni dei redditi del 2009, 186 parlamentari, il 20 per cento circa di deputati e senatori, risulterebbero dunque fuorilegge. La legge di Agostini, naturalmente.
I primi a sforare il tetto sarebbero Silvio Berlusconi (40,9 milioni di imponibile, ma il premier rinuncia da sempre alla sua indennità), l’imprenditore Antonio Angelucci (6,2 milioni), l’oncologo Umberto Veronesi (1,4 milioni, non più senatore dal 22 febbraio 2011). Avvocati a parte, guadagnano bene in molti: commercialisti dipietristi (Gianpiero De Toni, 570 mila euro), scrittori veltroniani (Gianrico Carofiglio, 984.086 euro), consulenti berlusconiani (Alfredo Messina, 1,3 milioni). E via così. Fino a Luca Barbareschi, che in Sardegna, dove è stato eletto, chiamano «lo straniero». Con i suoi 755.758 mila euro è il più ricco tra i 26 parlamentari isolani, ma è assente dall’aula il 50,9 per cento delle volte. Troppi impegni. Lo confessa sul suo blog, dove parla di sé in terza persona: «È un attore, un imprenditore e dall’aprile 2008 anche un politico». Lui di lavori ne ha addirittura tre.
(hanno collaborato Riccardo Arena, Enzo Beretta, Antonio Calitri, Emiliano Farina, Fabio Melia, Daniele Pajar, Elena Porcelli, Dario Pellizzari, Carlo Porcaro, Giorgio Tosi, Caris Vanghetti)
Fonte Panorama 


I SEGRETI DELLA CASTA....tutti i privilegi di Montecitorio

 Tutto quello che volevate sapere sui privilegi della casta di Montecitorio e non avete mai osato chiedere.Grazie a Spider Truman
-
Auto blu e scorta per tutti! ecco il segreto di come vengono assegnate...
- i misteriosi ladri che si aggirano nel Transatlantico
- I noti ladri che si aggirano a Palazzo Marini, sede degli uffici dei singoli parlamentari.
- La poco _onorevole_ scorta armata per portare la moglie a far la spesa e il marito dall\'amante.
- Le condizioni speciali di acquisto riservate ai deputati! poverini_ mica possono comprare un
auto a prezzo di mercato
- Le condizioni tariffarie esclusive della TIM per i parlamentari italiani
- non solo per loro_ come far viaggiare gratis anche amici e parenti.
- Un ufficio in ogni casa! non solo in parlamento, anche al domicilio dei portaborse!
La
bacchetta magica dell'immunità "stradale" per amici e parenti.
Quello che vedete in questa foto è il permesso ZTL della Camera dei Deputati. Sullo sfondo c'è un articolo di ieri sul tema della casta e dei suoi costi. Pubblico il permesso ZTL qui per due motivi. Descrivere il potere magico che incarna quel cartoncino, ma anche e soprattutto per rispondere alle critiche di chi ritenga che alcune notizie qui riportate sia possibile ritrovarle anche in qualche libro di denuncia sui costi della politica.
Se ciò può anche essere parzialmente vero (non ho letto la sterminata bibliografia in merito, ma credo che le nefandezze sono sempre le stesse e prima o poi escono fuori: tutto sta nella capacità di lor signori di nascondere e insabbiare la verità), tuttavia certamente non danno in omaggio con il libro il permesso ZTL Camera dei Deputati!!
Ma cos'è questo cartoncino magico?
Quello che in apparenza sembra uno dei tanti semplici contrassegni per accedere nelle aree a traffico limitato del centro di Roma, è invece una
bacchetta magica
in grado di rivestire non solo il conducente ma anche l'auto di una qualità molto ricercata negli ambienti di Montecitorio: l'impunità.Tutor e autovelox, vigili e poliziotti, divieti e sanzioni, nulla possono fare contro questo potente sortilegio.
Qui non parliamo delle
auto blu, per quelle già era scontato: i tagliandi vanno posti invece su una qualsiasi altra auto a discrezione di ogni deputato.
Che sia il
suv del suo bamboccione o l'auto dell'amante, poco importa.
A volte succede che il figlio bamboccione (sembra incredibile ma ho conosciuto diversi figli di deputati, cretini almeno quanto Renzo Bossi: chissà se faranno anche loro carriera politica) venga pizzicato dall'
autovelox a 180km/h sull'autostrada o con l'auto parcheggiata nel bel mezzo di una isola pedonale.
Poco importa.
Ci sarà sempre un servo dei servi, come il sottoscritto, a cui consegnare multe e verbali.
Costui sa già quel che bisogna fare: raccomandata A/r a Sua Eccellenza Illustrissimo Gentilissimo Prefetto....si comunica che in data x all'ora x...bla bla bla.... il sottoscritto travolgeva un'anziana sulle strisce (questa è una battuta, per carità)....improrogabili impegni istituzionali (la discoteca del bamboccione, l'appuntamento con l'amante, lo shopping della figlia)...esercizio delle sue funzioni.....cordiali saluti....on.dott.ing.Cettolaqualunque.
In allegato al ricorso, lo schiavo non deve far altro che allegare la fotocopia del permesso ZTL Camera dei Deputati, che reca il numero di targa del veicolo incriminato, e il gioco è fatto!
Veniamo al secondo motivo della foto.
Si tratta di un vecchio permesso scaduto (il nuovo è sempre sul
parabrezza dell'auto del figlio, almeno credo) che metto su internet non solo e non tanto per raccontarvi di questi oscuri sortilegi postmoderni, ma anche perchè all'oggi non credo che questo tagliando sia uscito in omaggio con qualche libro. I noti ladri che si aggirano a Palazzo Marini, sede degli uffici dei singoli parlamentari. Palazzo Marini, piazza San Silvestro, Roma. Qui di ladri non ce ne sono tanti, ma uno solo, che però risulta molto più scaltro dei tanti parlamentari che sopravvivono con "solo" 14.000 euro al mese. Lui intasca dalla Camera dei deputati all'incirca 2 milioni di euro al mese. Il suo nome è Sergio Scarpellini, un noto palazzinaro romano che guadagna, solo attraverso l'affare di Palazzo Marini, 150 volte più del "misero" stipendio parlamentare. Lo scandalo già alcuni anni fà venne fuori. In pratica la camera dei deputati paga 25 milioni l'anno per l'affitto dell'intero Palazzo Marini, per 20 anni. Il palazzo Scarpellini l'ha comprato con un mutuo, le cui rate vengono pagate dalla Camera dei Deputati. Geniale, vero? Ma non è finita qui. Il vero scandalo non è solo regalare a questo signore qualcosa come 150 stipendi parlamentari al mese, o 2000 stipendi normali, ma è anche e soprattuto nella misera funzionalità di questa struttura. Qui infatti hanno gli uffici i parlamentari "sfigati": i segretari di partito, i capigruppo, i presidenti di commissione hanno gli uffici all'interno di Montecitorio, ma essendo gli spazi limitati (limitati un corno: ho visto finanche 10 stanze con centinaia di metri quadri a disposizione di un singolo capogruppo d'opposizione), restavano qualche centinaio di deputati da sistemare. questi li hanno spediti a palazzo Marini, che è in piazza san silvestro, sono 500 metri o poco meno da montecitorio, ma essendo che i peones sono a roma solo dal martedì pomeriggio al giovedì per le votazioni, ed essendo il loro mestiere in quei giorni incentrato essenzialmente nel premere il pulsantino del voto al suono della campana, non possono permettersi il lusso di allontanarsi così tanto. E così quel palazzo è sempre vuoto, spettrale, cammini per centinaia di metri per i suoi labirintici corridoi senza trovare mai un'essere umano, un segno di vita. I corridoi sono sempre vuoti, le tasche dei palazzinari collusi invece sono sempre piene!
i misteriosi ladri che si aggirano nel Transatlantico poliziotti di servizio presso l'ufficio di polizia all'interno di Palazzo Montecitorio ci sono ormai abituati.Ogni giorno c'è sempre un deputato che denuncia il furto del suo costosissimo computer portatile , così come non disdegnano alcune giovani deputate dal denunciare il furto della propria pelliccia di valore.
Ma come mai, malgrado i rigidi controlli all'ingresso di montecitorio, continuano ad agire indisturbati questo manipolo di ladri nel transatlantico e delle aule di Montecitorio?
Forse perchè probabilmente i ladri sono coloro i quali entrano ed escono dall'ingresso principale quando vogliono: i deputati infatti sono gli unici esentati dai controlli. Ma perchè i deputati dovrebbero denunciare furti a montecitorio?????
Semplicemente perchè c'è una polizza assicurativa che copre qualsiasi furto di qualsiasi entità che avviene all'interno di Palazzo Montecitorio.
Poi si offendono se uno parla di quel palazzo come un covo di ladri!
indovinello indovina-indovinello: i 9 barbieri che lavorano nella barberia di montecitorio, guadagnando 11.000 euro al mese sudati tagliando in media 2 o 3 cape gloriose al giorno, come mai parlano tutti lo stesso accento??? e come mai è lo stesso accento dell'allora presidente della camera che li assunse attraverso un bel concorso pubblico trasparente come i suoi capelli??? chi era costui?
La poco "onorevole" scorta armata per portare la moglie a far la spesa e il marito dall'amante. Nel mentre il padrone-deputato svolge le sue interminabili recite teatrali (leggasi incontri pubblici), mi capitava a volte di chiacchierare con alcuni agenti delle forze dell'ordine preposte al "servizio scorte" del Viminale.
In tanti esprimevano un forte senso di frustrazione nel dover svolgere mansioni particolare mortificanti.
Il mio "amico di sventura", il caposcorta del deputato-padrone, aveva iniziato la carriera nella squadra mobile di Palermo ed era finito ad accompagnare la moglie del deputato a fare la spesa tutte le mattine, mentre la sera gli toccava portare il deputato a casa dell'amante o ai festini in giro per le ville dei Parioli.
Un racconto molto simile di un agente "anonimo" venne riportato alcuni mesi fà in quest'intervista : http://www.lettera43.it/attualita/2086/la-scorta-delle-escort.htm
Mi chiedevo spesso come e perchè avveniva un simile dispendio di risorse e uomini.
Dopo un pò di anni non solo ho scoperto come funzionava il meccanismo, ma ne sono diventato mio malgrado complice e vittima: nel prossimo post vi spiego
Fonte della notizia


'Noi, onorevoli e nullafacenti'
di Emiliano Fittipaldi 

Un parlamentare accompagna L'Espresso nei privilegi di Montecitorio. Ecco la prima puntata del suo racconto: dove ci spiega che si lavora pochissimo, si comprano auto scontate e per viaggiare si sceglie sempre Alitalia, che è la più cara, tanto paga lo Stato e così si accumulano punti per portare la famiglia in vacanza(21 luglio 2011)

 Carlo Monai è l'unico, dopo sette tentativi andati a vuoto, che ha accettato di raccontare a "l'Espresso" com'è cambiata la sua vita da quando è entrato nella casta. E' un avvocato di Cividale del Friuli, ex consigliere regionale e oggi deputato dell'Idv al primo mandato parlamentare. Uno dei peones, a tutti gli effetti.

Uno coraggioso, direbbe qualcuno, visto che ha deciso di metterci la faccia e guidarci come novello Virgilio nella bolgia di indennità, vitalizi, doppi incarichi, regali, sconti e privilegi in cui sguazzano politici di ogni risma. Un paradiso per pochi, un inferno per le tasche dei contribuenti italiani, stressati da quattro anni di crisi economica e da una Finanziaria lacrime e sangue che chiederà ulteriori sacrifici. «Per tutti, ma non per noi», chiarisce Monai. «I costi della politica sono stati ridotti di pochissimo, e alcuni sprechi sono immorali. Non possiamo chiedere rinunce agli elettori se per primi non tagliamo franchigie e sperperi».

L'incontro è al bar La Caffettiera, martedì mattina, davanti a Montecitorio. Difficile ottenere un appuntamento di lunedì. «Noi siamo a Roma da martedì al giovedì sera», spiega. «Ma in questa legislatura pare che stiamo facendo peggio che mai: spesso lavoriamo due giorni a settimana, e il mercoledì già torniamo a casa. Nel 2010 e nel 2011 l'aula non è mai stata convocata di venerdì. Le sembra possibile?».

Anche in commissione l'assenteismo è da record. «Su una quarantina di membri, se ce ne sono una decina presenti è grasso che cola. Io credo che lo stipendio che prendiamo sia giusto, ma a condizione che l'impegno sia reale. Se il mio studio fosse aperto quanto la Camera, avrei davvero pochi clienti».

La busta paga di Monai è identica a quella dei suoi colleghi: l'indennità netta è di 5.486,58 euro, a cui bisogna aggiungere una diaria di 3.503,11 euro. Per ogni giorno di assenza la voce viene decurtata di 206 euro, ma solo per le sedute in cui si svolgono le votazioni. E se quel giorno hai proprio altro da fare, poco male: basta essere presenti anche a una votazione su tre, e il gettone di presenza è assicurato ugualmente. Lo stipendio è arricchito con il rimborso spese forfettario per garantire il rapporto tra l'eletto e il suo collegio (3.690 euro al mese), e gli emolumenti che coprono le uscite per trasporti, spese di viaggio e telefoni (altri 1.500 all'incirca). In tutto, oltre 14 mila euro al mese netti. Ai quali molti suoi colleghi con galloni possono aggiungere altre indennità di carica.

Monai inizia il suo viaggio. «Non bisogna essere demagogici. Parliamo solo di fatti. Partiamo dagli assistenti parlamentari: molti non li hanno. Visto che le spese non vanno documentate, preferiscono intascarsi altri 3.690 euro destinati ai portaborse e fare tutto da soli. Altri colleghi per risparmiare si mettono insieme e ne pagano uno che fa il triplo lavoro».

Ecco così svelata la sproporzione tra il numero dei deputati (630) e i contratti in corso per i segretari (230). «Non c'è più tanto nero come qualche anno fa. Anche un altro mito va sfatato: la Camera non ci regala cellulari, come molti credono, ma ogni deputato può avere altri 3.098 euro l'anno per pagare le telefonate. La Telecom ci offre poi dei contratti, chiamati "Tim Top Business Class", destinati a deputati e senatori. Per i computer? Abbiamo un plafond di altri 1.500 euro». Anche quand'era in consiglio regionale del Friuli le telefonate non erano un problema: «La Regione copriva tutto. Se non ti fai scrupoli puoi spendere quanto vuoi. Lo sa che lì c'è pure un indennizzo forfettario per l'utilizzo della propria macchina? Per chi vive fuori Trieste, 1.800 euro in più al mese. Tutti prendevano il treno regionale, e si intascavano la differenza». Portandosi a casa solo grazie a questa voce lo stipendio di un operaio specializzato.

Già. I trasporti gratis sono un must dei politici. Monai elenca i vantaggi di cui può usufruire. «Il precario che su Internet ha svelato gli sconti che ci fa la Peugeot s'è dimenticato che anche altre case offrono benefit simili: ho ricevuto offerte dalla Fiat, dalla Mercedes, dalla Renault. Dal 10 al 25 per cento in meno. Credo che lo facciano per una questione di marketing». Ogni parlamentare ha una tessera che gli consente di non pagare l'autostrada, i treni e gli aerei (sempre prima classe) e le navi, in modo da potersi spostare liberamente sul territorio nazionale. «Tutto gratis, anche se devo andare al compleanno della nonna», chiosa l'onorevole. «Dovrebbero essere pagati solo i viaggi legati al nostro incarico pubblico».

Oltre a questi soldi è previsto un ulteriore rimborso mensile per taxi e varie che va, a secondo della distanza tra l'abitazione e l'aeroporto, da 1.007 a 1.331 euro al mese. Questa è una cosa nota. Pochi sanno però che quasi tutti i deputati, per comprare i biglietti aerei, fanno riferimento esclusivamente all'agenzia americana (con sede in Minnesota) Carlson Wagonlit. «A loro noi chiediamo sempre di volare con Alitalia, che è la più cara di tutte. Nessuno ci vieterebbe, però, di scegliere compagnie low cost».

I politici se ne guardano bene: da un lato il prezzo di un biglietto low cost lo devi anticipare tu (mentre con Alitalia anticipa il Parlamento), dall'altro perderesti i punti per la carta fedeltà "Millemiglia". «I punti li giriamo a mogli e figli, ma in genere i deputati li usano per andare gratis all'estero: perché tranne qualche missione coordinata con il presidente della commissione», ragiona Monai, «i viaggi all'estero dobbiamo pagarceli di tasca nostra».
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/noi-onorevoli-e-nullafacenti/2156856//1


 

Seconda puntata: vivere a sbafo


 

'Così viviamo a scrocco'

di Emiliano Fittipaldi
Seconda puntata delle confessioni all'Espresso del parlamentare Carlo Monai. Che qui ci racconta come si entra gratis allo stadio e a teatro, come non si pagano le multe per eccesso di velocità e come si può incassare il gettone di presenza anche se si resta a casa: basta dire che ci si trovava a un convegno
(20 luglio 2011)

Carlo Monai è il nostro Virgilio, che ha accettato di guidare l'"Espresso" nella selva di privilegi e benefit di cui gode la Casta.

Il suo viaggio riparte dai vantaggi economici per gestione dell'auto privata del deputato. «Abbiamo un pass per andare ovunque, e se prendiamo una multa per divieto di sosta o eccesso di velocità c'è l'ufficio "Centro servizi" dove possiamo chiedere agli addetti di fare ricorso al prefetto: se ci sono 'giustificate esigenze di servizio', la multa va a farsi benedire».

A Fiumicino un mese al parking silos "E" costa agli italiani 293 euro, ai parlamentari 50. «Anche in Friuli pagavo, grazie al tesserino da consigliere, poco più di 40 euro: se hai la tessera "Fly Very Good" la vita è davvero più facile», aggiunge ironico l'avvocato.

Un privilegio, quello del parcheggio gratis o quasi, che riguarda quasi tutti i consiglieri comunali d'Italia: a Milano, per esempio, i neoeletti beneficiano di alcuni posti gratuiti nel parcheggio di Linate, senza dimenticare la convenzione con il posteggio di piazza Meda, dietro Palazzo Marino. Inoltre, come ha ricordato Franco Vanni su "Repubblica Milano", l'Atm ai consiglieri fa uno sconto del 50 per cento sui mezzi pubblici, e dà un pass per mettersi gratis sulle strisce, blu o gialle che siano.

Se i parking a sbafo fanno aggrottare la fronte, è il capitolo "auto blu" quello che fa scandalizzare le masse. In Italia se ne contano 86 mila, secondo i dati del ministro Renato Brunetta, per un costo (tra autisti e parco macchine) superiore ai 3 miliardi di euro l'anno. Assessori, consiglieri, ministri, sottosegretari, funzionari di ogni livello sono i beneficiari principali. In Parlamento sarebbero appannaggio esclusivo dei presidenti dei gruppi, in tutto una ventina. Ma a queste vetture vanno aggiunte quelle dei servizi di scorta: in tutto sono 90, tra parlamentari e uomini di governo, più 21 tra sindaci e governatori regionali.

«Alcuni colleghi» racconta Monai «finiscono per avere l'auto blu dopo alcune minacce o presunte tali, arrivate in seguito a decisioni politiche discutibili: penso a Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, ex dell'Idv che sono passati con la maggioranza».

La casta non può fare a meno nemmeno dei voli blu, quelli effettuati con aerei di Stato: nell'ultima legislatura, rispetto a quella del governo Prodi, le ore di volo di ministri e sottosegretari sono cresciute del 154 per cento. «Mi hanno raccontato pure che i deputati chiedono un passaggio a qualche imprenditore che possiede un aereo privato», dice il deputato: «Questa è una delle cose più deprecabili, perché non bisogna mai essere ricattabili».

Ma tant'è, la vita della casta è una vita a scrocco. Ci si fa l'abitudine. Il nostro Virgilio ci mostra la tessera del Coni, che dà accesso a quasi tutte le manifestazioni sportive. «Quando ero consigliere in Friuli, se volevi assistere ai match dell'Udinese o della Triestina bastava segnalare i desiderata alla società, che hanno interesse a mantenere buoni i rapporti con la politica. Il posto è assicurato». In tribuna vip, naturalmente.

I parlamentari possono usufruire anche di uno sconto per il Teatro dell'Opera di Roma e in alcuni musei, mentre a Trieste il nostro peone aveva sempre a disposizione un palchetto al Teatro Verdi.

I vantaggi non sono un'esclusiva romana. A Milano i consiglieri comunali possono chiedere il rimborso di pranzi di lavoro (e se mangiano in Consiglio, una cena gli costa 1,81 euro), hanno diritto a biglietti gratis per San Siro (partite o concerti), e due palchi riservati alla Scala per gli appassionati di lirica. Mentre i consiglieri regionali del Piemonte godono ancora dell'autocertificazione per fantomatici impegni durante sabati, domeniche e festivi: si può intascare il gettone di presenza (122,5 euro) anche in quei giorni di riposo, a patto che dicano (senza pezze d'appoggio) di aver partecipato a convegni ed eventi. In Sicilia e Campania la lista dei privilegi comprende di tutto. All'Ars dell'isola le missioni all'estero sono la norma, non l'eccezione (un deputato regionale, Giuseppe Gennuso, nel 2009 ha trascorso quasi tre giorni su quattro fuori dell'Assemblea), mentre fino a pochi mesi fa anche coloro che avevano finito il mandato continuavano a prendere un "aggiornamento professionale" di 6.400 euro annui. E se un deputato regionale morisse avrebbe diritto a un sussidio di 5 mila euro per le esequie.

Anche nella indebitatissima Campania s'è sfiorato il ridicolo. Lo scorso novembre una delibera è stata revocata prima che creasse una rivolta popolare: prevedeva che ogni consigliere potesse avere in ufficio televisione, tre poltrone in pelle, telepass e a scelta un computer fisso, un portatile o l'iPad. Il frigobar era invece appannaggio solo di presidenti, vice e capogruppo. 
  Espresso fonte della notizia

Sprechi della politica italiana: dalla legge Mancia milioni per le parrocchie

Pubblicato da Giulio Ragni il 25/07/2011 in: Politica

Continua il nostro viaggio nei costi ingiustificati della classe dirigente italiana: dopo i casi personali di Renata Polverini ed Edouard Ballaman, vogliamo oggi parlarvi di un provvedimento più generalizzato che stanzia fondi per amici e amici degli amici dei nostri politici, la cosiddetta Legge mancia, di cui parla diffusamente Il Fatto Quotidiano in un suo articolo, e che ha portato solo lo scorso anno ad una spesa di 103 milioni di euro per parrocchie, bocciofile e attrezzature per forum, fra le altre cose.






Nata nel 2004 con Silvio Berlusconi, e ritornata in auge dopo che il governo Prodi l’aveva cancellata, la Legge mancia reca ‘disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria‘: detta in maniera semplice è una norma che sottrae denaro pubblico ai fondi strutturali per le politiche economiche e diventa un bel portafoglio da utilizzare per le campagne elettorali dei partiti.
Lunghissima la lista di associazioni e gruppi favoriti dalla legge: abbiamo centomila euro per le voliere del Centro recupero animali selvatici a Catanzaro, 285mila destinate in Campania agli amanti della lirica di Torre del Greco, ai volontari del monte Faito di Vico Equense, e all’associazione La Rete degli infermieri di Sant’Antimo, trentamila euro per l’acquisto di attrezzature per organizzare la festa dei ceri a Gubbio, altri 45mila per la bocciofila di Cavoretto, in provincia di Torino, e finanziamenti alle parrocchie di tutta Italia. È la Casta che costa, signore e signori, altro che pensioni ed agevolazioni fiscali


I segreti della casta di Montecitorio,Onorevoli,Deputati,Senatori,Sindaci,Berlusconi,Partiti,Sindacati,Rizzo,Stella,Privilegi,Ruberie,Sprechi,Logge massoniche.Bisignani,Milanese







1 commento:

SI CHIARISCE CHE..... ha detto...

a scanso di equivoci si chiarisce che non si tratta di isola
Mafia, indagato il sindaco di Racalmuto

Con l’ accusa di avere favorito Cosa Nostra, con l’affidamento diretto di due lavori ad imprese riconducibili all’allora boss Maurizio Di Gati, è stato indagato il sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto.