L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 29 luglio 2011

Tremonti: "Una stupidata quella casa
ci andai perché mi sentivo spiato"

Le spiegazioni offerte dal ministro sulla discussa offerta di Milanese colpiscono l'intero sistema di potere berlusconiano. Il titolare del Tesoro temeva di essere vittima di una guerra tra bande dentro la Finanza. "In caserma non ero tranquillo: ero controllato, pedinato". "Chi parla di evasione fiscale è in malafede: posso dimostrare l'assoluta regolarità del mio comportamento"

di MASSIMO GIANNINI

"LO RICONOSCO. Ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità. Ma in quella casa non ci sono andato per banale leggerezza. Il fatto è che prima ero in caserma ma non mi sentivo più tranquillo. Nel mio lavoro ero spiato, controllato, pedinato. Per questo ho accettato l'offerta di Milanese...". Finalmente, dopo lunghi giorni di imbarazzi e di silenzi, ecco la versione di Giulio Tremonti, al culmine di un assedio che lo vede all'angolo da un mese, e che rischia di farlo cadere da un giorno all'altro. Non una banale giustificazione "tecnica". Ma una brutale ricostruzione politica che, se autentica, tocca il cuore del sistema di potere berlusconiano.

Il "partito degli onesti" è un grumo di malaffari pubblici e di rancori privati. Un ministro dell'Economia, che ha appena imposto agli italiani una stangata da 48 miliardi di euro, si può pagare l'affitto di casa in nero? In quale altra democrazia occidentale sarebbe pensabile un simile cortocircuito etico e politico? Impensabile, insostenibile.

E infatti Tremonti è nell'occhio del ciclone. Non solo le rivelazioni che si inseguono ogni giorno, dalle carte dell'inchiesta sulla P4 e sull'Enav. Non solo le opposizioni che chiedono conto, rimpallando sul centrodestra una "questione morale" che si vorrebbe invece intestata al solo centrosinistra. Ma anche il "fuoco amico" del Pdl, con Berlusconi che non risparmia i veleni, i suoi "volenterosi carnefici" che si prodigano a mescolarli
e i giornali di famiglia che non smettono di inocularli nel circuito politico-mediatico.
Da settimane sulla graticola, Tremonti tenta ora di passare al contrattacco. Di cose da chiarire ce ne sono tante. Basta rileggere le ordinanze dei giudici e dei pm. Tra il ministro e il deputato del Pdl "c'è uno stretto e attuale rapporto fiduciario che prescinde dal ruolo istituzionale rivestito da Milanese": lo scrive il pm di Napoli Vincenzo Piscitelli. "Assolutamente poco chiari i rapporti finanziari tra Tremonti e Milanese": lo scrive il gip di Napoli, Amelia Primavera. E dunque: perché il ministro decise di andare ad abitare nella casa per la quale Milanese versava al Pio Sodalizio un canone d'affitto di 8.500 euro al mese? E perché Tremonti, su questo canone mensile, ha pagato una quota di 4 mila euro, in contanti?

"La cosa più giusta è quella che ha detto Bossi  -  osserva adesso il ministro, chiuso nel suo ufficio di Via XX Settembre - ho fatto una stupidata, e di questo mi assumo la responsabilità di fronte agli italiani". È stata dunque una "leggerezza", aver accettato la proposta di un suo collaboratore: usare il suo appartamento per le trasferte nella Capitale. Tremonti rimanda al suo comunicato del 7 luglio, quando provò a troncare sul nascere l'ennesimo "ballo del mattone" che fa vacillare il Pdl, dallo scandalo Scajola in poi. "La mia unica abitazione è a Pavia. Mai avuto casa a Roma. Per le tre sere a settimana che da più di 15 anni trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, in albergo o in caserma. Poi ho accettato l'offerta dell'onorevole Milanese. Da stasera, per ovvi motivi di opportunità, cambierò sistemazione". Questo diceva Tremonti, un mese fa. Ora ha cambiato sistemazione, appunto. Ma resta sulla sua coscienza la consapevolezza di aver commesso, appunto, "una stupidata". Comunque grave. Gravissima per un ministro.
Nonostante questo, Tremonti non accetta di passare per un disonesto o un evasore fiscale. "Chi parla di evasione fiscale è in malafede. Questa accusa non la posso accettare. Sono in grado di dimostrare in modo tecnicamente e legalmente indiscutibile l'assoluta regolarità del mio comportamento, e del mio contributo alle spese di quell'affitto". Non lo toccano le nuove carte uscite dall'inchiesta Enav, né la ricostruzione dell'imprenditore Tommaso Di Lernia, secondo il quale l'affitto della casa non lo pagava Milanese, ma un altro imprenditore, Angelo Proietti, che in cambio otteneva sub-appalti. "È una storia di cui non so nulla  -  commenta il ministro - non conosco quell'imprenditore indagato, non so nulla del contesto nel quale ha raccontato quei fatti".

Ma la novità clamorosa, che emerge dallo sfogo di Tremonti sull'intera vicenda, non riguarda tanto le spiegazioni "formali" sulla quota d'affitto versata a Milanese, quanto piuttosto le ragioni "sostanziali" che lo spinsero ad accettare il "trasloco". Tra le righe, il ministro accenna qualcosa, proprio nel primo comunicato del 7 luglio. "Per le tre sere a settimana che da più di 15 anni trascorro a Roma, ho sempre avuto soluzioni temporanee, in albergo o in caserma. Poi ho accettato l'offerta dell'onorevole Milanese...". Questo è il punto cruciale. Per molti anni, e per l'intera legislatura 2001-2006 in cui è ministro, Tremonti dorme "in albergo o in caserma". Ma a un certo punto, dal febbraio 2009, decide di "accettare l'offerta dell'onorevole Milanese". Cosa lo spinge a farlo? Non il risparmio. Anzi, l'appartamento di Via Campo Marzio gli costa, mentre l'albergo lo paga il ministero, e la caserma la paga la Guardia di Finanza. E allora? Perché Tremonti decide di traslocare?
"La verità è che, da un certo momento in poi, in albergo o in caserma non ero più tranquillo. Mi sentivo spiato, controllato, in qualche caso persino pedinato...". Eccolo, il "movente" che il ministro alla fine rende pubblico, dopo oltre un mese di tiro al bersaglio contro di lui. Ecco la "bomba", che Tremonti fa esplodere nel nucleo di uno scandalo che non è suo (o almeno non solo suo) ma semmai dell'intero sistema di potere berlusconiano. L'aveva fatto capire lui stesso, il 17 giugno scorso, nel colloquio con il pm Piscitelli che lo aveva ascoltato come testimone. In quell'occasione Piscitelli fa sentire al ministro un'intercettazione telefonica (registrata nell'inchiesta sulla P4 di Bisignani) tra Berlusconi e il Capo di Stato Maggiore Michele Adinolfi. Ed è allora che  -  come si legge nell'ordinanza  -  "il ministro riferisce dell'esistenza di "cordate" nella Guardia di Finanza, che si sono costituite in vista della nomina del prossimo Comandante Generale, precisa come alcuni rappresentanti di quel Corpo siano in stretto contatto con il presidente del Consiglio".

Dunque, nella guerra per bande dentro la GdF, Tremonti sa da tempo di essere nel mirino di una "banda". In particolare, di quella che riferisce direttamente al premier. Lo dice lui stesso a Berlusconi, in un colloquio di cui parla proprio il generale Adinolfi, a sua volta interrogato da Piscitelli il 21 giugno (quattro giorni dopo il ministro). "Berlusconi  -  racconta il generale  -  mi mandò a chiamare, dicendomi che Tremonti gli aveva fatto una "strana battuta" allusiva, paventando che tramassi ai danni del ministro. Chiamò Tremonti davanti a me e lo rassicurò". Evidentemente quelle rassicurazioni non servono a nulla. "Vittima" di questa guerra per bande fin dal 2009, quando cominciano i primi dissapori interni alla maggioranza e il Cavaliere comincia a sospettare degli "inciuci" tremontiani con la Lega e delle sue mire successorie dentro il Pdl, il ministro dell'Economia non si sente "tranquillo". Al contrario, si sente "spiato". E ora lo dice, apertamente: "In tutta franchezza, non me la sentivo più di tornare in caserma. Per questo, a un certo punto, ho accettato l'offerta di Milanese. L'ospitalità di un amico, presso un'abitazione che non riportava direttamente al mio nome, mi era sembrata la soluzione per me più sicura".

Una scusa estrema, e tardiva, di un uomo disperato? Difficile giudicare. Ma questa è la ricostruzione di Tremonti. Se è vera, siamo al nocciolo duro del "metodo di governo" berlusconiano, che incrocia le P3 e le P4, la Struttura Delta e la "macchina del fango", gli apparati dello Stato e il malaffare economico. "Non accetterò che si usi contro di me il metodo Boffo", ha detto il ministro al Cavaliere, in un drammatico faccia a faccia dei primi di giugno, quando gli apparati del premier lo lavoravano ai fianchi, per convincerlo a dimettersi. Forse siamo ancora dentro quel film. Se è così, è più brutto e più serio della pur imperdonabile "stupidata" di Tremonti.
(28 luglio 2011) Fonte la Repubblica 

Finmeccanica, fondi neri inchiesta interna di Enav
INTERESSI OCCULTI dietro all'installazione del radar a Isola delle Femmine? 



A Castelfranco di Sopra Rita Papi ha svelato l'arcano dei costi della politica: a Luglio ha guadagnato 70 euro Sindaci e buste paga su Facebook

Scritto da Michele Lupetti

 

In questo possiamo dirci precursori. Ai tempi del "Pollo della Valdichiana" fummo i primi a scrivere quanto prendavano di stipendio i nostri Sindaci e in molti ci dissero "Ma no, non è possibile" perchè la cifra sembrava troppo bassa, in quanto più o meno corrispondente a quella di un operaio specializzato, o di un impiegato (con variazioni non troppo significative a seconda dei casi e delle dimensioni dei comuni). Poi, nel corso del tempo, più volte nelle interviste (ad esempio nella nostra trasmissione Pollo-Aquarius) siamo tornati sul tema. In queste ore in cui ormai il costo della politica è argomento centrasle fa scalpore il gesto del Sindaco di un piccolo comune aretino, Castelfranco di Sopra, Rita Papi, che stanca del chiacchiericcio sui costi della politica ha preso la sua ultima busta paga, l'ha scannerizzata e l'ha messa sulla sua pagina Facebook.
Risultato: dei 680 euro di indennità (Castelfranco conta appena 3.100 abitanti) a causa di una serie di trattenute al Sindaco sono spettati appena 70,33 euro. Ovviamente si tratta di un caso-limite, ma che potrebbe servire da esempio e spingere i nostri Sindaci a "svegliarsi". Non c'è ovviamente bisogno di replicare il gesto della Papi, ma senso avrebbe prendere qualche iniziativa congiunta sia di chiarezza che di protesta. Il tema è caldo, l'opinione pubblica ne discute e non sempre in modo informato, e mentre i Comuni si barcamenano con sempre maggiori difficoltà c'è chi riesce addirittura a far ricadere su di loro le colpe degli "sprechi" pubblici. Forse è il caso di trovare una voce unitaria per riportare la situazione quantomeno alla realtà

Pubblicato in L'Editoriale


La Casta insulta il 'traditore'

di Emiliano Fittipaldi
Il deputato dell'Italia dei Valori Carlo Monai aveva rivelato all'Espresso tutti i privilegi dei parlamentari: i suoi colleghi in aula lo hanno sommerso di fischi, ululati e male parole
(29 luglio 2011

Tempi duri per Carlo Monai, il deputato dell'Idv che ha raccontato all'Espresso gli infiniti privilegi di cui possono godere consiglieri regionali e deputati.

Martedì scorso durante un dibattito in Aula è stato infatti contestato e insultato da mezzo emiciclo, da maggioranza (Pdl e Lega Nord) ed opposizione, Pd in testa. Insomma, è scattata la caccia al traditore. Nessuno gli ha contestato l'intervista nel merito (i lavori parlamentari che chiudono il giovedì, le indennità di ogni tipo, gli sconti possibili su auto, mutui, ingressi a teatri, il posto fisso allo stadio, i benefit di ogni tipo e forma, il ristorante dove la bistecca di manzo costa poco più di due euro), ma tutti hanno difeso il lavoro che si fa a Montecitorio. E anche quello che si fa nei week-end fuori dall'Aula: «Noi cerchiamo di capire» ha detto Donata Lenzi del Pd citando, forse involontariamente, una nota sequenza di Ecce Bombo di Moretti «ci prepariamo, incontriamo gente, studiamo...»

La Lenzi è quella che l'ha attaccato per primo. Rivolgendosi ai colleghi, s'è detta colpita da «ciò che sta uscendo sui giornali, le riviste, i siti, e-mail» sul tema della Casta. «Alla campagna già in corso si è aggiunta in questi ultimi due giorni la testimonianza di un nullafacente (allusione a Monai, ndr) purtroppo autodenunciatosi nostro collega, il quale però ha ritenuto opportuno allargare questa sua autodefinizione a tutti i 630 componenti di quest'Aula. Non entro nel merito (ne discuteremo la prossima settimana) circa l'opportunità, che mi vede assolutamente convinta, di partecipare anche noi, attraverso la riduzione delle nostre indennità, all'attuale situazione di difficoltà... Non entro nel merito dell'elenco delle varie opportunità, molte a me assolutamente sconosciute su acquisto di automobili, entrate gratis in teatro, altri vantaggi del genere di cui la gran parte di noi non solo non sa nulla ma si è ben guardata di andare anche ad informarsi. Chi è in un partito strutturato, vero, radicato sul territorio, il sabato e la domenica è alle iniziative pubbliche, a riunioni di partito, a fare volantinaggio oppure studia, si prepara, cerca di capire, si organizza, incontra gente, incontra rappresentanti della società civile, degli interessi...».

Dopo l'intervento della Lenzi, prende la parola Giuliano Cazzola, del Pdl, che protesta perché su Mediaset una trasmissione seguiva con una telecamera nascosta i parlamentari. «Non si può fare informazione in questo modo, siamo persone che lavorano tutto sommato tutto il giorno, e che magari saltano anche il pranzo. Non possiamo essere presentati come sanguisughe se alla cera ceniamo.

Poi è la volta di Monai, che difende la sua posizione di testimone. «C'è uno scarto tra quello che è il nostro impegno e quello che guadagniamo». Fischi, buu della platea.

Interviene subito dopo Luca Rodolfo Paolini della Lega Nord, che chiede al presidente della Camera di far tutelare meglio l'onore dei deputati. «Anche a costo di spendere qualche cosa, in modo da informare correttamente i cittadini». In altre parole, Paolini propone che il palazzo spenda dei soldi (pubblici) per difendere le spese del Palazzo.

Subito dopo Giovanni Bachelet del Pd se la prende con le statistiche Openpolis («non è un buon indicatore dell'attività parlamentare, non considera l'attività delle Commissioni»), mentre Fabio Garagnani del Pdl attacca Fini, che secondo lui dovrebbe avere «molto più coraggio nel difendere le prerogative dei parlamentari, di chi lavora, del loro operato».




Da agevolazioni a privilegi. Supersconti Atc  a dipendenti di Comune, Provincia e Regione


Prezzi stracciati Atc. Basta essere dipendenti pubblici locali. Al posto dei 300 euro di abbonamento annuale che pagano i comuni cittadini, senza distinzione di reddito, si passa dai 115 euro dei dipendenti del Comune, ai 50 dell Provincia, fino ai 38 per i dipendenti di Viale Aldo Moro. Proprio nei giorni in cui la Finanza scopre che Atc non ha versato quasi 18milioni di euro nelle casse del Comune di Bologna
 Avete mai provato a sottoscrivere un abbonamento annuale per gli autobus a Bologna? Prezzo 300 euro (dopo il rincaro di febbraio 2011). Non importa che siate operai o impiegati, poveri o ricchi, che guadagniate 800 euro o 8 mila al mese, non c’è alcuna gradualità rispetto al reddito. Per i comuni mortali si pagano 3 carte “tonde tonde”. Certo, c’è chi è più fortunato: i pensionati sopra i 70 anni possono viaggiare tutto l’anno a 190 euro, gli studenti a 220. Eppure c’è chi è ancora più fortunato. Per esempio, un qualunque dirigente della Regione Emilia Romagna, pur guadagnando dai 45 mila fino a 150 mila euro lordi l’anno (a seconda della mansione), l’abbonamento annuale ha diritto a pagarlo 50 euro all’anno, un sesto del totale.

Oltretutto è da qualche settimana che Atc (l’azienda dei trasporti del comune di Bologna e di Ferrara) non se la passa troppo bene, soprattutto dopo la scoperta, qualche giorno fa, dei 17,7 milioni riscossi e mai versati alle casse del Comune di Bologna. Mentre la possibile restituzione di quei 17 milioni  a Palazzo d’Accursio potrebbe mettere in crisi i bilanci dell’azienda pubblica, si scopre che c’è una platea di almeno 5 mila persone tra Comune e Provincia di Bologna e Regione Emilia Romagna che quegli abbonamenti li può avere con sconti che possono andare oltre l’80%.

La motivazione di partenza di questi sconti è nobile: favorire la mobilità urbana con agevolazioni ai dipendenti delle grandi aziende pubbliche e private, come prevede il decreto firmato nel lontano marzo 1998 dal ministro dell’Ambiente dei Verdi, Edo Ronchi. Il decreto imponeva che “(…) gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con più di 800 addetti” ubicate nei comuni molto inquinati, “adottano il piano degli spostamenti casa-lavoro del proprio personale dipendente (…). Il piano è finalizzato alla riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e a una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico”. Il decreto del ministro dell’allora governo Prodi non prevedeva l’ammontare degli sconti. A questo hanno provveduto i singoli enti. E oggi, a 13 anni da quel decreto, quelle che dovevano essere agevolazioni sembrano essere diventate un chiaro privilegio.

Entrando nel dettaglio, per avere i prezzi migliori bisogna farsi assumere (anche a tempo determinato) nei palazzoni regionali di viale Aldo Moro a Bologna. Il sistema è molto semplice: c’è una convenzione tra Regione e Atc e sulla base di questa i dipendenti possono richiedere un abbonamento annuale. Il costo per i 365 giorni per il dipendente è di 38 euro, per i dirigenti di 50 euro. Non c’è alcuna differenza di inquadramento né di redditi.

L’abbonamento viene pagato solitamente con trattenuta sullo stipendio. Ipotizziamo una grande “sofferenza”,  per un dirigente, magari del settore Sanità e politiche sociali, che all’anno guadagna 149 mila euro lorde, vedersi trattenere 50 euro per viaggiare tutto l’anno su un autobus (sempre che abbia usufruito di un abbonamento Atc, va precisato).

I conti di quanto denaro se ne va via con queste agevolazioni sono presto fatti. La Regione ha rilasciato 1.900 abbonamenti quest’anno. Non sappiamo quanti siano a favore dei dirigenti e quanti per i dipendenti. Di fatto, se ipoteticamente fossero tutti abbonamenti a 50 euro per dirigenti, siamo a 475 mila euro di ammanco, se fossero a 38 euro (tariffa del dipendente semplice) si parla di 497 mila euro l’anno. Facendo una media siamo a 486 mila euro che si risparmierebbero se i dipendenti regionali pagassero l’abbonamento a prezzo intero, a 300 euro. E si tratta comunque di soldi pubblici, visto che, sia che paghi la Regione o sia che paghi Atc (che è pubblica), si tratta di soldi dei contribuenti.

In verità c’è di più. Secondo i dati forniti a ilfattoquotidiano.it da Atc, i titoli forniti alla Regione sarebbero non 1.900, ma 3.260, considerando anche organismi regionali come Arpa, Er.Go, Enea, Ervet, e a questo punto i prezzi lieviterebbero fino, forse, a raddoppiare rispetto a quei 496 mila euro.

C’è poi la Provincia di Bologna. Qui i dirigenti non possono usufruire dei prezzi speciali, ma per 627 dipendenti “semplici” (i dati sono della Provincia stessa, Atc ne comunica invece 700) c’è un abbonamento a 50 euro annui. In soldoni, se i 627 lavoratori pagassero il prezzo intero di 300 euro entrerebbero nelle casse pubbliche 156 mila euro in più. A Palazzo Malvezzi funziona così: Atc fa uno sconto di 90 euro, 160 li paga la Provincia, gli altri 50 sono a carico del dipendente.

Numeri grossi anche a Palazzo d’Accursio, dove gli abbonamenti in convenzione sono 1.408 (senza contare gli oltre 200 pacchetti di agevolazioni chiamate “Mi muovo” e gli sconti Trenitalia). I dipendenti comunali e i dirigenti (senza distinzione) possono usufruire di diversi pacchetti scontati oltre il 50%. L’abbonamento annuale urbano (il solito abbonamento a 300 euro prezzo pieno), per i lavoratori del Comune costa 115 euro.

In pratica, se ipoteticamente il Direttore generale del Comune, che guadagna 161 mila euro lordi annui, volesse un abbonamento Atc, lo pagherebbe (o forse lo ha già pagato) meno della metà di quello che pagherebbe un precario. Lo pagherebbe 105 euro in meno rispetto a uno studente. Il Comune per il solo rimborso di questo abbonamento dimezzato che in 1.171 dipendenti hanno scelto, spende (direttamente o tramite Atc, di cui è principale azionista) 216 mila euro.

Sempre tra i lavoratori del Comune in 105 hanno sottoscritto l’abbonamento extra urbano a zone: e anche in questo caso con sconti notevoli. Un esempio: per una zona, invece di pagare 230 euro il dipendente paga 77, per due zone 138 invece che 295 euro e via scontando.

Proprio pochi giorni fa il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha presentato un interessante pacchetto di agevolazioni per i bambini e per le famiglie. Un pacchetto che partirà da settembre e che costerà alle casse comunali 110 mila euro. Ma mentre i dipendenti e soprattutto i dirigenti continuano ad avere i loro prezzi super scontati, non si sa se le agevolazioni per bimbi e famiglie potranno essere rinnovate il prossimo anno, perché le casse comunali piangono.

Una cosa è certa, per viaggiare a prezzi più bassi le cose sono due: o si torna bambini o si diventa dipendenti pubblici, possibilmente dirigenti in Regione.

Fonte notizia


La beffa della tecnica
di Vincenzo Cicala

 
 L'informatica creativa, il libero mercato sono il f
rutto del progresso della  tecnica. L'affermazione telematica ne è stata l'affermazione caratterizzante

ed ha prodotto l'espansione del libero mercato. È stata promossa non più la  gestione dell'uomo e delle cose, ma il loro possesso assoluto.

La connessione capitale lavoro è andata in crisi. Esiste il capitale e se ne 
promuove l'accumulo in quantità indefinita, il lavoro è un accessorio che può  essere reperito in qualsiasi parte del mondo e del territorio nazionale, nei  luoghi dove poco si paga e nulla viene garantito al lavoratore poiché nessuna  garanzia sociale viene attivata.

Può essere il caso della ditta spostata in India e quello del sottoscala

metropolitano dove sarti e sartine producono - per le grandi firme - abiti di

gala indossati negli spettacoli da celebri artisti.

Può essere il caso della maggiore ditta produttrice di energia elettrica che

riduce ad una palude e ad un deserto una intera parte - prima ricca di erbe e

di animali - di una nazione africana.

Quella popolazione viene praticamente espulsa.

Si ricovera su territorio europeo. Parte va a riempire le carceri. Parte è

precettata dalla delinquenza, parte si salva ad opera di anime pie.

Privati della patria e spogliati delle proprie ricchezze, vengono posseduti

come cose impure.

Pagano due volte, prima la perdita delle proprie cose, poi la perdita di se

stessi. Lo spettacolo più degradante per la nostra cosiddetta civiltà è la

visione delle migliaia di bambini sofferenti fino a morire di stenti.

Qualsiasi decisione di carattere economico viene oggi sottratta al governo

nazionale e ceduta ad organismi di carattere sovranazionale, quali la

Commissione Europea, la BCE, il FMI.

Queste organizzazioni non hanno nessuna legittimazione politica, cioè non

rientra nei loro compiti interessarsi della buona amministrazione della

società.

Ad esse si affiancano le agenzie di rating. Nate negli Stati Uniti al fine di

rendere trasparenti i bilanci delle aziende, invadono il mercato dei titoli,

garantendone la credibilità al di là del valore intrinseco che essi posseggono.

Questo fatto ha determinato la "bolla". I mutui fondiari, anche quelli non

garantiti da ipoteche credibili, sono stati "cartolarizzati", cioè trasformati in

titoli commerciati in Borsa.

Arrivato il momento della trasformazione in danaro, le banche sono entrate in

crisi.

Perché? Perché i contraenti dei mutui erano insolventi.

Per evitare il fallimento di grossi istituti bancari è intervenuto lo Stato che ha

pagato i debiti delle banche con i soldi dei cittadini.

I contraenti dei mutui hanno perso le case per sequestro giudiziario e le

hanno dovuto abbandonare.

La "bolla" era quella di un recipiente colmo di titoli - garantiti dalle agenzie di

rating - pieni di niente.

E per risalire ai mutui originari è occorso percorrere a ritroso la strada di

diversi titoli "derivati", garantiti dalle agenzie ma, in realtà garantiti da

niente.

Le conseguenze di tutto questo delittuoso procedimento non sono state

pagate da chi ha accumulato danaro, neanche una persona della casta

padrona finanziaria è stata rimossa e neanche una sola regola di prevenzione

è stata decretata.

Tutto cade sempre a spese dei cittadini. Di quali cittadini? Di quelli a reddito

fisso con prelievo alla fonte, impiegati e pensionati, e di quelli che hanno

necessità di usufruire dei pubblici servizi e si sono trovati o davanti ad un

aumento sproporzionato dei costi oppure di fronte all'eliminazione - sic et

simpliciter - della prestazione del servizio.

Per esempio per certe analisi e terapie costose relative a malattie delicate e

gravi.

Per esempio pagamento analisi, accertamenti radiologici ecc..., in tutto od in

parte, secondo le regioni.

A spese dei malati, anche vecchi poveri invalidi e pensionati.

La casta padrona, politici, medici, primari, dentisti, liberi professionisti,

addetti alla catena di distribuzione alimentare, assicurazioni, ecc..., ha

continuato a godere dei suoi privilegi.

E ad evadere. Non ti rilasciano una ricevuta fiscale neanche a prototipo da

incorniciare nel reliquario domestico.

Succhiando dal basso per alimentare la casta padrona in alto (si pensi ad uno

stipendio dai diecimila ai centomila euro, assistenza socio sanitaria garantita

ai più alti livelli.

Solo per il senato 10 milioni di euro annui e pensione garantita dopo solo

metà legislatura. (Praticamente LO SCIALO.), la scala sociale non ha più

forma di piramide.

In alto vi è un cestello dorato, sorretto da un'asta la cui base stende un

manto di asfalto su tutti i cittadini.

ADDIO DEMOCRAZIA. ADDIO WELFARE. Nota bene che la cifra di oltre dieci

milioni non è comprensiva delle normali prestazioni delle ASL.

Credo che questo regime informatico finanziario cumulativo possa e debba

essere combattuto.

Noi abbiamo diritto al nostro welfare. Ce lo siamo guadagnato con secoli di

guerre e di oscurantismo. Se noi stiamo insieme ed insieme ripudiamo la

classe padrona, questo misto di dirigenza e di malaffare, riacquisteremo

dignità di uomo e di cittadino.

Seguiamo l'esempio di don Puglisi e di tanti e poi tanti che si adoperano ogni

giorno perché ciascuno possa sedere ad un desco, perché ciascuna donna

goda del suo diritto ad essere rispettata, ad avere una famiglia, ad essere

madre.

Abbasso le parate di povera gente che si camuffa da guitto felice. Ridateci

l'essenziale.

La famiglia innanzitutto. La dignità. La scuola. Le cose essenziali della vita.

CHI ROMPE PAGHI E SI PRENDA I COCCI.

O devono pagare sempre l'impiegato ed il pensionato, il contadino e

l'operaio, l'invalido? E la speranza di vivere distribuendo a ciascuno, non il

suo ma almeno quello che gli serve per saziare i bisogni essenziali, per

rimpannucciarsi e non morire assiderato ?

UNIAMOCI.

29/7/2011


Senza cibo contro la casta di Montecitorio

È la storia di Gaetano Ferrieri, 54enne veneto che chiede il taglio del 50 percento degli stipendi dei parlamentari, del 90 percento delle auto blu e una nuova legge elettorale

 I turisti lo prendono come un gazebo dove si danno informazioni... ma non è proprio così. Gaetano Ferrieri, 54enne di Venezia, davanti a Montecitorio sta portando avanti una protesta contro la casta. È lì dal 4 di giugno. E da quel giorno non ha toccato cibo, solo acqua e sali minerali. «Ho perso quasi 22 chili, a volte mi sento quasi svenire, ma non posso mollare. Sono gli ideali che
mi fanno andare avanti: sono stato politico, ma non lo sono più perchè non mi sono mai adattato a
quel mondo dove corruzione e privilegi sono normalità. Ora - continua - sto qui davanti, fino a quando non prenderanno in considerazione la petizione che abbiamo inviato alle più alte cariche dello Stato: riduzione del 50 percento dello stipendio di parlamentari e amministratori pubblici, taglio del 90 percento delle auto blu e nuova legge elettorale per creare una classe politica che veramente rispecchi le preferenze dei cittadini». La voce è debole ma ferma: «Sono molti gli ostacoli che incontriamo. A partire dall' indifferenza totale: Sky e RAI ci passano davanti tutti i giorni ma non si fermano mai mentre abbiamo dato interviste per tutte le più importanti tv straniere, i politici entrano a Montecitorio dall' entrata posteriore pur di non vedere e non sentirsi toccati nemmeno un po' da questa protesta». E la petizione alla fine è stata presa in esame: «A dire la verità c'è stata una risposta: ci ha ricevuto Alberto Solia, il segretario della Presidenza della Camera dei Deputati e ci ha detto che l' unico modo per smuovere qualcosa è quello di portare tre milioni di persone in piazza. Servono dei numeri del genere per smuovere una classe politica addormentata nel suo comodo lettone. Ma abbiamo bisogno di visibilità per raggiungere i nostri obiettivi». La battaglia che sta portando avanti non è per l' anarchia, tutt'altro: «La politica è una cosa sana - spiega Ferrieri - ma l'importante è farla con passione, cosa che non succede più, mi sembra. Gli italiani hanno carattere, noi lo vogliamo dimostrare -chiosa - e non devono più farsi calpestare dalle istituzioni. Bisogna ricordare a tutti che prima delle strutture di potere c'è il cittadino comune».
29/07/2011

"A Milanese 10mila euro al mese per pagare la casa di Tremonti"

Le rivelazioni dell'imprenditore Di Lernia nell'indagine Enav. Secondo il teste il ministro sarebbe stato ricattato per la conferma di Guaraglini a Finmeccaninca


di CARLO BONINI e MARIA ELENA VINCENZI
                                                                 
ROMA - Dal carcere, dove è precipitato con l'accusa di corruzione nell'inchiesta sugli appalti Enav e finanziamento illecito per aver acquistato lo yacht da 24 piedi di Marco Milanese, un uomo racconta a verbale una "verità de relato" capace, se riscontrata, di travolgere il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. L'uomo è Tommaso Di Lernia (nel giro, lo chiamano "er cowboy"). È un ex muratore che si è fatto imprenditore edile e che si trova al crocevia di tre vicende annodate tra loro: Finmeccanica, gli appalti Enav, i rapporti incestuosi tra l'ex consigliere politico del ministro e imprenditori corrotti. Il suo racconto svela tre circostanze. La prima: l'affitto della casa abitata dal ministro in via di Campo Marzio, era pagato non da Marco Milanese ma da un imprenditore, Angelo Proietti, che in cambio avrebbe ricevuto subappalti in Enav. Lo stesso che quella casa aveva ristrutturato gratuitamente e che è oggi accusato di corruzione per gli appalti ottenuti dalla sua impresa, la "Edilars", con Sogei (società pubblica partecipata al 100 per cento dal Tesoro). La seconda: Tremonti venne ricattato da Lorenzo Cola, uomo del Presidente di Finmeccanica, perché fosse costretto a riconfermare Pierfrancesco Guarguaglini al vertice della holding e la pressione decisiva fu il "dossier" che Cola aveva sulla compravendita della barca di Milanese, sull'affitto della casa, e "sulle sue altre porcate". La terza: Di Lernia
chiese a Milanese una pressione sull'Agenzia delle Entrate perché ammorbidisse la verifica sulla sua società "Print Sistem".

"Ho deciso di parlare"
Il verbale, dunque. È l'11 luglio e alle 13 e 10, nel carcere di Regina Coeli, Di Lernia compare di fronte al gip Anna Maria Fattori per il suo interrogatorio di garanzia. Di Lernia è accusato di corruzione e frode fiscale nell'inchiesta condotta dai pm Paolo Ielo e Giancarlo Capaldo sugli appalti Enav. Nella ricostruzione dell'accusa, la sua società, la "Print sistem" è infatti lo snodo cruciale del Sistema di appalti e corruzione con cui, attraverso un gioco di sovrafatturazioni, la "Selex Sistemi integrati" (Finmeccanica) di Marina Grossi, per la quale Di Lernia lavora in subappalto, è riuscita a creare fondi neri necessari a corrompere il management dell'Ente e i suoi referenti politici. Ma l'11 luglio, Di Lernia ha un nuovo problema. Una seconda ordinanza di custodia cautelare, chiesta e ottenuta dal pm Ielo, lo accusa di aver acquistato nel 2010 lo yacht di Marco Milanese a condizioni capestro che ne svelano le vere ragioni. Convincere l'allora consigliere politico di Tremonti a pilotare la nomina di Fabrizio Testa al vertice di Technosky (società di Enav). È una nuova mazzata che convince Di Lernia a uscire dal suo silenzio. A scrivere e consegnare al magistrato che lo interroga un memoriale (che gli guadagnerà, di lì a qualche giorno, gli arresti domiciliari). "L'indagato - annota il gip - acconsente a rispondere alle domande, consultando degli appunti che vengono sottoscritti e allegati al presente verbale".

"Milanese, Proietti, la casa di Tremonti"
Di Lernia conferma di aver acquistato lo yacht di Milanese. Le ragioni per cui l'operazione si fece: risolvere un problema al consigliere del ministro, piazzare Testa in "Technosky". Ma, spiega, la sua non fu una scelta, ma l'obbedienza dovuta a un uomo cui doveva tutto: Lorenzo Cola, il "facilitatore" di Pierfrancesco Guarguaglini, che, per conto di Finmeccanica, governa appalti e subappalti in Enav. "Cola - dice Di Lernia - non mi volle dire chi era il proprietario della barca. Mi disse solo che l'ordine era arrivato dal Palazzo, intendendo Finmeccanica nella persona del Presidente, e dunque che non mi sarei potuto sottrarre. A Cola non si poteva dire di no, e quindi gli chiesi dove avrei dovuto prendere il milione e mezzo di euro per l'acquisto della barca. Lui mi rispose: "Tirali fuori dagli utili che hai dal lavoro che ti diamo"". Quando Di Lernia scopre che il venditore è Marco Milanese, il nome non gli dice nulla. "Confesso la mia stupidità. Poi, tempo dopo, di Milanese mi parlò Cola. Mi disse che era uno che "capiva poco" e "mangiava tanto". Che era "un problema per Tremonti", una sorta di inconveniente imbarazzante". Di Lernia impara a conoscere Milanese, ma, soprattutto ne afferra un segreto. "Sentii parlare di Milanese da Guido Pugliesi, amministratore delegato di Enav. Mi disse che era stanco delle pressioni di Milanese per Testa a "Technosky", ma mi chiese contestualmente di dare lavoro a un certo Angelo Proietti per i subappalti all'aeroporto di Palermo, un lavoro per il quale Cola aveva già deciso che l'affidamento fosse dato alla "Electron", del gruppo Finmeccanica, e al sottoscritto". Perché far lavorare questo Angelo Proietti e la sua "Edilars" nei subappalti Enav? Di Lernia non se lo spiega. Ne chiede conto a Cola. "Mi disse che di Proietti gli aveva parlato Milanese, descrivendolo con queste parole: "È il tipo che mi dà solo 10 mila euro al mese per pagare l'affitto a Tremonti". Aggiunse di dire a Pugliesi di stare tranquillo perché lo avrebbe fatto chiamare da Milanese e comunque aggiunse che, in un immediato futuro, Selex avrebbe dato a Proietti dei lavori a Milano".

Il ricatto a Tremonti. "Un blitz per ricordargli le porcate"
A giugno del 2010, accade dell'altro. "Mi chiamò Cola e mi spiegò di essere dispiaciuto per avermi fatto acquistare la barca. Mi disse: "Quel verme di Milanese sta sostenendo la candidatura di Flavio Cattaneo a Finmeccanica, invece di Guarguaglini. In più, ho saputo che ha fatto delle estorsioni a delle persone a Napoli. E Tremonti non risponde al telefono a Guarguaglini"". A Di Lernia, Cola confida qualcosa di più, che è pronto a usare anche la storia della "barca" e della casa per vincere la partita su Finmeccanica: "Cola aggiunse che questa storia non la mandava giù e dunque avrebbe organizzato un blitz dal ministro (Tremonti) per mostrargli l'evidenza e la portata delle porcate commesse da lui e dai suoi consiglieri. Che di sicuro avrebbe cambiato idea sui vertici di Finmeccanica. Tanto è vero che poco tempo dopo, Milanese mi fece sapere per il tramite di Testa che Guarguaglini sarebbe stato riconfermato. E fu Cola, poi, a dirmi che il blitz era andato a segno".

"Ammorbidire l'accertamento fiscale"
Di Lernia incontra Proietti nell'estate 2010 perché, dopo l'arresto di Cola (8 luglio), è diventato lui il suo "canale" con Milanese. Una prima volta lo incrocia in Enav, nell'ufficio di Pugliesi, che lo convoca per sollecitarlo "a chiudere l'acquisto della barca". Una seconda volta, in piazza del Parlamento, per risolvere un suo "problema". "Portai a Proietti un incartamento riguardante un accertamento dell'Agenzia delle Entrate per il 2005. Gli dissi che volevo "una parola buona" con l'Agenzia, di cui temevo l'accanimento. Tre giorni dopo, Proietti mi diede appuntamento in piazza del Parlamento e mi disse di stare tranquillo perché Milanese aveva interceduto con Attilio Befera (direttore dell'Agenzia)". Ma, a dire di Di Lernia, in senso opposto. "Mi hanno fatto una multa di 18 milioni di euro. Roba carnevalesca. Milanese deve essere intervenuto al contrario, proprio per dimostrare che non esistevano connessioni".

 

Promozione per un referedum per l’abolizione dei privilegi parlamentari

Sull’Espresso di qualche settimana fa c’era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all’UNANIMITA’ e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.
STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE
STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese
INDENNITA’ DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00) TUTTI ESENTASSE
TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego !!!)
Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sigra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)
La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!
Si sta promuovendo un referendum per l’ abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari. Queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani……
Aggiornato al 28 luglio 2011

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