L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 26 dicembre 2011

La battaglia della vedova del capo scorta di Falcone

La battaglia della vedova del capo scorta di Falcone

Siamo con Tina Montinaro

capaci
22 dicembre 2011 -  L’oblio è una brutta bestia. Sì, proprio una bestia contro la quale combattere. Perché, spesso, nelle grandi tragedie, ci si concentra – come è giusto che sia – sul modo migliore di agire per andare avanti, a rischio però, di dimenticare cosa è stato.
Ignorando il passato, non si può interpretare il presente e di conseguenza, programmare il futuro.
In alcune Terre, si dimentica con particolare facilità. Nostante le ferite, dolorose e profonde.
La Sicilia, è una di quelle regioni dove spesso questo accade. Intenzionalmente o meno, si finge che il passato non esista. Troppo complicato farci i conti, cercare di capire ragioni, attribuire colpe.
Ma quando si parla di morti, nessuna rassegnazione è ammessa, perché vince l’indignazione. E per fortuna, arriva sempre il momento di dire basta. Nessuna Terra può continuare a tacere sulla fine dei propri figli e sul futuro di molti altri.


Ed è proprio al futuro che pensa Tina Montinaro, nonostante la tragedia che ha dilaniato la sua vita e non solo. Suo marito Antonio è morto a trent’anni, a fianco di Giovanni Falcone, quel maledetto 23 maggio 1992. Il tritolo della Strage di Capaci apriva una breccia nelle coscienze individuali, obbligando chiunque, a fare i conti con una Cosa nostra dal volto nuovo, più organizzato e violento rispetto al passato.
Nessuno poteva più sentirsi al sicuro. Antonio Montinaro era il capo della scorta di Giovanni Falcone. Dopo la sua morte, la moglie Tina non ha lasciato la Sicilia. Ha continuato a combattere, sino ad oggi. E soprattutto, per gli anni che verranno.
Per i palermitani e la loro voglia di riscatto. Per non dimenticare, a partire dai luoghi.
In prossimità della stele che ricorda i morti della Strage di Capaci, adesso ci sono le erbacce. E’ lì che sorgerà il “Giardino della memoria”. Quello spazio abbandonato, sarà sistemato in occasione del ventennale della Strage. Tina Montinaro ha infatti presentato un progetto all’Anas per riqualificazione quel lembo di terra.
In una bella intervista rilasciata al periodico “Terrà”, questa donna coraggiosa, che incarna l’anima vera del Sud che si rimbocca le maniche, parla con entusiasmo di quello che sarà un luogo al momento abbandonato.
“Voglio che ci sia movimento, allegria, deve essere un luogo dove i cittadini, ma soprattutto i bambini, di Capaci, di Isola e di Palermo possano respirare gioia di vivere”.
La vita lì dove è arrivata la morte, feroce ed improvvisa. Tina Montinaro parla di “un luogo proiettato nel futuro e non nel passato. La memoria ci deve aiutare ad affrontare meglio i problemi quotidiani e a farci vedere i prossimi anni con una speranza nuova”.
Quella stessa speranza che ha permesso a Tina di continuare a vivere e progettare là dove tutto sembrava finito. Il giardino si chiamerà “Quarto Savona 15″, come il gruppo della scorta di cui facevano parte, insieme ad Antonio Montinaro, anche Rocco Dicillo e Vito Schifani, morti anche loro nell’attentato.
Nel Giardino, anche una scultura. Molti artisti si sono offerti per realizzare gratuitamente un’opera che diventi simbolo della ricostruzione, a partire dalla devastazione. “Il problema – spiega ancora Tina a Terrà – è trovare i soldi per l’acquisto del materiale. Servirebbe uno sponsor, lo sto cercando, non demordo”.
Il 23 maggio 2012, sarà un grande giorno. Diverse catene umane, da Nord a Sud dell’Italia, ricorderanno che quel sacrificio non è stato vano. Tina ne ha organizzato una, che arriverà da Punta Raisi sino alla stele. Mani che stringono mani sino alle 17,58, ora dell’attentato, ricordata con il suono del “silenzio militare”.
All’iniziativa hanno aderito anche Flavio Tosi, sindaco di Verona. Proprio intorno alla grande Arena della città veneta si terrà una catena umana, così come a Cassino e a Calimera, il paese in provincia di Lecce, dove era nato Antonio Montinaro.
Preservare la memoria a partire dai luoghi. Vicino alla Stele di Capaci, Tina vorrebbe portare anche la carcassa dell’automobile sulla quale Falcone ha trovato la morte. Lamiere contorte e dilaniate che simboleggiano lo strazio. Un’esplosione che non lascia dietro di sè soltanto morte. I resti della vettura, sono oggi custoditi presso la Caserma Lungaro di Palermo.
Collocarli sul luogo della Strage significherebbe dargli un valore. Quello della speranza della ricostruzione che non ha mai abbandonato Tina Montinaro. Lei continua la sua battaglia. Al telefono, la sua voce è chiara ed energica. Accetta di incontrarci a breve per raccontarci della difficile costruzione del futuro che guarda avanti, procedendo a braccetto con un presente che non perde energie piangendosi addosso. La sua lotta è in realtà quella di tutti i siciliani che non vogliono e non possono rassegnarsi.





1 commento:

http://www.dumy.it/ ha detto...

grazie dell articolo molto utile