L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 7 febbraio 2012

Scioglimento del consiglio comunale di Isola di Capo Rizzuto e nomina della commissione straordinaria.

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 maggio 2003

Scioglimento del consiglio comunale di Isola Capo Rizzuto e nomina della commissione straordinaria.
(GU n. 119 del 24-5-2003)
Allegato
Al Presidente della Repubblica
Il comune di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 16 aprile 2000, presenta forme di ingerenze da parte della criminalità organizzata che compromettono l’imparzialità della gestione e pregiudicano il buon andamento dell’amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi.  Invero, a seguito di rilevate interferenze nella vita amministrativa dell’ente da parte della criminalità organizzata, il cui territorio è stato negli ultimi anni teatro di ripetuti ed inquietanti eventi delittuosi a causa delle lotte fra cosche mafiose, il prefetto di Crotone ha disposto l’accesso presso il suddetto ente, ai sensi dell’art. 1, comma 4, del decreto-legge 6 settembre 1982, n.629, convertito dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, e successive modificazioni ed integrazioni.
Gli accertamenti svolti tanto dalle competenti autorità investigative quanto dalla commissione  d’accesso, confluiti nella relazione commissariale conclusiva dell’accesso, cui si rinvia integralmente,  avvalorano l’ipotesi della sussistenza di fattori di inquinamento dell’azione amministrativa dell’ente locale a causa dell’influenza della criminalità organizzata fortemente radicata sul territorio e pongono in risalto come, nel tempo, l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato nel favorire soggetti collegati direttamente o indirettamente con gli ambienti malavitosi.  Una fitta ed intricata rete di parentele, affinità, amicizie e frequentazioni è il contesto attraverso il quale le organizzazioni criminali locali si sono inserite negli affari dell’ente, strumentalizzandone le scelte e sottomettendole ai propri interessi.
L’apparato complessivo dell’ente presenta connessioni con la criminalità organizzata. A parte i rapporti di parentela e di affinità da parte di cinque componenti la giunta municipale con soggetti vicini alla criminalità organizzata, emerge come alcuni ipendenti risultino affiliati alla principale cosca locale, mentre altri, tra cui figura anche il responsabile di un settore strategico del comune, abbiano rapporti di parentela e affinità con esponenti mafiosi o appartenenti a famiglie malavitose.  Collegamenti con la criminalità organizzata sono stati evidenziati dalle forze dell’ordine anche per tre lavoratori assunti a tempo determinato.
Analogamente, quattro lavoratori socialmente utili, inseriti poi nell’organico del comune, vengono indicati come affiliati alla principale cosca mafiosa, mentre per altri due vengono rilevati rapporti di parentela e di affinità con soggetti mafiosi. Il trenta per cento dei dipendenti comunali annovera inoltre precedenti penali o pregiudizi di polizia. Anche la modalità di reclutamento del personale da impiegare presso il campo di accoglienza profughi, che ha sede nel territorio del comune, è caratterizzata da evidenti irregolarità, stante che la scelta è caduta in numerosi casi su pregiudicati, alcuni dei quali con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso.  L’assunzione degli avventizi presso il corpo dei vigili urbani, inoltre, avviene ogni anno tramite ricorso alla graduatoria, da tempo scaduta, di un concorso espletato nel 1998.
La commissione incaricata dell’accesso, oltre a rilevare la sussistenza di numerosi rapporti di  parentela tra componenti della giunta e dipendenti comunali e tra i dipendenti stessi, alcuni dei quali  preposti a settori di particolare delicatezza ed importanza, ha fra l’altro evidenziato un gravissimo  disordine amministrativo, condizione ideale per una gestione clientelare ed interessata della cosa  pubblica. Sono stati infatti riscontrati la totale mancanza dei fascicoli personali degli impiegati  nonchè gravi carenze documentali relative all’assunzione dei lavoratori socialmente utili e di pubblica  utilità. Dall’esame degli atti relativi a concorsi per l’assunzione di personale sono altresì emerse  numerose e gravi irregolarità che inducono a ritenere come sovente le procedure di selezione e la  preventiva definizione dei requisiti per la partecipazione ai concorsi siano state mirate a favorire  determinate persone.  È emersa, altresì, l’assenza di qualsivoglia attività di controllo e verifica da parte dei competenti  uffici comunali in ordine al rilascio di licenze ed autorizzazioni amministrative. È stata infatti appurata la mancanza di controlli e l’assenza di verifiche sul rispetto di diffide e ordinanze sindacali e non è stata reperita documentazione attestante il pagamento di sanzioni da parte degli esercizi commerciali segnalati dalle forze dell’ordine e dai competenti uffici dell’azienda sanitaria locale.  Parimenti carente si è rivelata l’attività di contrasto dell’abusivismo edilizio. Sono stati anzi accertati sia atteggiamenti acquiescenti in occasione di opere abusive edificate su terreni di proprietà del comune da soggetti mafiosi o ad essi vicini, sia veri e propri favoritismi nei confronti della moglie di un affiliato alla cosca locale, in relazione al rilascio di licenze edilizie per manufatti allocati su terreno della regione.
Emblematica dello stato di inerzia dell’amministrazione è la vicenda legata alla concessione del  reddito minimo di inserimento previsto dal decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, quale misura di  contrasto della povertà, per dare sostegno alle persone esposte al rischio della marginalità sociale e  impossibilitate a provvedere al mantenimento della famiglia. È stato infatti registrato, durante la  precedente gestione amministrativa, pure guidata dall’attuale sindaco, un notevole esborso di  denaro pubblico in favore di esponenti di primo piano delle famiglie mafiose della zona in costanza di  un’attività amministrativa contraddistinta da pressioni e intimidazioni cui si è fatto espressamente cenno nelle relative deliberazioni. Dette circostanze, seppure riferite alla precedente consiliatura, possono essere valutate anche con riferimento all’attuale gestione attesa la continuità politica che ha caratterizzato le ultime amministrazioni attraverso la conferma del sindaco e di diversi componenti della giunta.
Carenze nell’attività di verifica e controllo hanno contraddistinto l’attuazione del progetto di reinserimento sociale di giovani a rischio, elaborato a seguito della sottoscrizione del protocollo di intesa tra comune e centro servizi sociali.
Relativamente a tale vicenda gli accertamenti svolti hanno posto in luce come abbiano beneficiato di  contributi economici soggetti di spicco della locale criminalità senza che risultassero predisposte le  necessarie istruttorie per l’accertamento del possesso dei requisiti e senza che venisse accertato l’effettivo espletamento dei lavori di utilità sociale cui venivano preposti i giovani beneficiari. Due giovani, inseriti nel progetto pur in carenza del preventivo affidamento dell’autorità giudiziaria ai servizi sociali, sono stati recentemente vittime di un agguato che si inquadra nel contesto della lotta tra cosche locali.
Presenta irregolarità e lacune anche la documentazione relativa alle procedure dei bandi per l’assegnazione di alloggi popolari, alcuni dei quali risultano destinati anche a soggetti con pregiudizi penali o di polizia.
Sintomatico della incapacità amministrativa dell’attuale giunta è il notevole ritardo con il quale il comune ha provveduto al taglio degli alberi posti al margine dell’aeroporto sebbene questi costituissero grave intralcio alla navigazione aerea e pericolo per la pubblica incolumità. Alla palese disorganizzazione ed inefficienza del sistema di riscossione dei tributi fa riscontro l’elevatissima evasione da parte dei cittadini dei tributi comunali e del canone dell’acqua potabile, segno evidente di un diffusa illegalità e della generale inosservanza dei più elementari precetti normativi, che non consente peraltro all’ente una ordinaria gestione delle proprie attività e un miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi offerti alla cittadinanza.
La denuncia, in numerosi esposti anonimi, di possibili collegamenti tra apparato burocratico e criminalità organizzata e dei rapporti di parentela tra dipendenti evidenziano il diffuso malcontento della popolazione, la generale sfiducia nelle istituzioni ed il possibile stato di assoggettamento della cittadinanza, che ricorre spesso alla delazione anonima per paura di ritorsione.
Seppure gli amministratori, come concordemente ritenuto, appaiono estranei alle organizzazioni  criminali operanti nel comune, sussiste tuttavia un condizionamento di tipo ambientale derivante  dalla diffusa ed accertata presenza di pericolosissime cosche mafiose in grado di compromettere la  libera determinazione degli organi con una costante latente opera di intimidazione. Già nei giorni precedenti le elezioni comunali del 2000, il sindaco fu oggetto di atti intimidatori che richiesero
l’adozione di misure di particolare tutela nei suoi confronti.  Il complesso degli elementi riscontrati fa emergere un atteggiamento di mera accettazione dello status quo da parte degli amministratori, che sfocia nell’immobilismo e nella riluttanza ad adottare le decisioni imposte dalle circostanze e manifesta chiaramente il determinarsi in quell’ente di un diffuso condizionamento per effetto di interferenze esterne al quadro degli interessi locali, riconducibili alla criminalità organizzata, con grave pregiudizio delle fondamentali garanzie democratiche.
Il delineato clima di degrado in cui versa il comune di Isola di Capo Rizzuto, la cui capacità di  gestione risulta di fatto compromessa, l’inosservanza del principio di legalità e l’uso distorto delle  pubbliche funzioni hanno disatteso le legittime aspettative della popolazione ad essere garantita  nella fruizione dei diritti fondamentali, minando la fiducia dei cittadini nella legge e nelle istituzioni. Pertanto, il prefetto di Crotone, valutata la situazione riscontrata sia in ordine al contesto ambientale nel quale è notoria la diffusione del fenomeno criminale, sia in relazione allo stato di disfunzionalità dell’ente, ha proposto, con relazioni che s’intendono integralmente richiamate, l’applicazione della misura di rigore prevista dall’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267.
La descritta condizione di assoggettamento alle scelte delle locali organizzazioni criminali esige un intervento risolutore da parte dello Stato, finalizzato al ripristino della legalità ed al recupero della struttura pubblica ai propri fini istituzionali.
Per le suesposte considerazioni si ritiene necessario provvedere, con urgenza, ad eliminare ogni ulteriore motivo di deterioramento e di inquinamento della vita amministrativa e democratica dell’ente, mediante provvedimenti incisivi a salvaguardia degli interessi della comunità locale.  La valutazione della situazione in concreto riscontrata, in relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Ritenuto, per quanto esposto, che ricorrano le condizioni indicate nell’art. 143 del decreto  legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per lo scioglimento del consiglio comunale di Isola di Capo Rizzuto
(Crotone), si formula rituale proposta per l’adozione della misura di rigore.
Roma, 30 aprile 2003

Il Ministro dell’interno: Pisanu

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario
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