L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 22 marzo 2012

Le mani dei boss sul porto di Palermo

Le mani dei boss sul porto di Palermo 


Sequestrati beni per 2,5 milioni di euro ai quattro indiziati

di Aaron Pettinari - 15 marzo 2012


palermo-porto-web
E' una vicenda che parte da lontano quella che ieri ha portato alla sospensione dell’amministrazione delle società che operano nel porto e al sequestro di beni per quattro soci della “New port” (azienda che gestisce di fatto in situazione di monopolio i servizi di distribuzione merci e trasporti nel porto di Palermo).


Già nel 2004 infatti la Prefettura di Palermo aveva segnalato che su 218 soci della 'New Port' 20 avevano avuto dei contatti con Cosa nostra. Soci e al tempo stesso dipendenti della ditta che pur non avendo quote particolarmente rilevanti nella società avrebbero avuto un “peso” nella vita dell'azienda derivato dalla loro “caratura” criminale. 



Proprio le attenzioni dell'organo di Governo avrebbero poi indotto la società a cambiare forma, diventando spa e allontanando soci scomodi. Tuttavia l'operazione di “restyling” non era ultimata e così si profilava una nuova cessione da parte della New Port Spa di due rami aziendali alle srl Portitalia e Tcp tramite un pagamento di rate mensili in 18 anni durante i quali la New Port avrebbe continuato ad incassare i guadagni dell'attività.




Secondo gli inquirenti dietro a quest'ultima azione vi sarebbe stato l'intento di mascherare le infiltrazioni mafiose, pertanto sono intervenuti con un provvedimento interdittivo nei confronti delle tre società (New Port, Portitalia e Tcp): una chance meno invasiva rispetto al sequestro e alla confisca, che prevede la sospensione dei responsabili delle ditte e la loro sostituzione con amministratori nominati dai giudici per sei mesi. Ciò avverrà per sei mesi, ovvero il tempo necessario per capire se i sospetti che le mani della mafia si siano allungate sul porto di Palermo siano fondati o meno. 



Se gli amministratori giudiziari confermeranno le ipotesi di collusione la magistratura potrebbe procedere con un sequestro. Cosa che i giudici hanno fatto anche stavolta, ma solo rispetto ai beni dei vecchi soci sospetti. Nel provvedimento dei giudici sono quindi indicati gli indizi che fanno pensare a contiguità mafiose dei 4 personaggi colpiti dal provvedimento di sequestro per 2 milioni e mezzo di euro: Antonino Spadaro, 56 anni presunto esponente della famigli mafiosa della Kalsa, un omonimo di 64 anni con precedenti denunce per associazione a delinquere, Maurizio Gioè, 53 anni, fratello di un favoreggiatore dei boss Graviano, e Girolamo Buccafusca con precedenti per traffico di droga, associazione mafiosa ed estorsione. nomi noti in Cosa nostra, come Girolamo Buccafusca, e meno noti visto che il procedimento di prevenzione può riguardare anche semplici indiziati di mafia. 



In merito all'operazione il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che coordina il settore delle misure di prevenzione, ha detto: ”A fronte dei sospetti di infiltrazioni mafiose al porto, era necessario contemperare l´esigenza dei controlli e delle verifiche con quella di non pregiudicare l´attività economica e i posti di lavoro”. Ecco che allora è stato applicato per la prima volta l´articolo 34 del nuovo codice antimafia. 



 “Non potevamo consentirci il lusso - ha aggiunto Teresi - di lasciare alla mafia l´attività più importante di Palermo: mentre le attività economiche proseguiranno, potranno essere fatte tutte le opportune verifiche sui sospetti di infiltrazione mafiosa”.



Porto di Palermo operazione di carico e scarico di pet coke trasportato dalla Amber k trasportato attraversando la città di Palermo con camion
allo stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine 

Le mani della mafia sul porto di Palermo

Sequestrate tre società di container. Nominato l'amministratore giudiziario: "Tuteleremo posti di lavoro"




Una sofisticata operazione di restyling, passata attraverso una cessione societaria, non ha salvato un'azienda leader nella gestione dei servizi nei porti di Palermo e Termini Imerese dalle 'attenzioni' della magistratura del capoluogo siciliano. Infatti, ieri la sezione misure di prevenzione del Tribunale palermitano ha disposto l'amministrazione giudiziaria di tre società, la New Port S.p.A, la Portitalia S.r.l. e la Terminal Containers Palermo S.r.l., e il sequestro dei beni e dei rapporti bancari riconducibili a quattro soggetti ritenuti vicini ad alcune famiglie mafiose palermitane, per un valore complessivo di oltre 2,5 milioni di euro.

L'indagine della Direzione invesstigativa antimafia parte da lontano, da quando, nel 2004, la prefettura di Palermo segnalò che su 218 soci della New Port srl - società che si occupa soprattutto di assistenza alle navi da crociera diventata negli ultimi 25 anni la prima impresa portuale della Sicilia capace di fatturare 12 milioni di euro nel 2008 - 20 avevano collegamenti con la mafia. Nel maggio dello scorso anno l'Autorità portuale aveva ritirato le concessioni alla New Port, a seguito di un'informativa della Prefettura. Nei mesi successivi le attività di logistica e trasporti gestite dall'azienda sotto osservazione erano state ereditate dalle altre due società oggi interessate dal provvedimento del Tribunale, a seguito di una cessione di rami d'azienda da parte della New Port, che contestualmente aveva provveduto a un'operazione di restyling. Ma le iniziative sono state giudicate dagli investigatori di mero riassetto formale, messe in atto solo allo scopo di eludere l'interdittiva antimafia. In particolare, a far sorgere sospetti è stata la modalità di pagamento della cessione dei rami aziendali che prevedeva una rateizzazione in 18 anni durante i quali la New Port avrebbe continuato ad incassare i guadagni dell'attività. Così, applicando per la prima volta a Palermo l'art. 34 del codice antimafia, il Tribunale ha sospeso gli amministratori giudiziari delle tre ditte coinvolte per 6 mesi imponendo un amministratore giudiziale che, per tutta la durata della misura interdittiva, controllerà l'attività delle società ed accerterà eventuali presenze di interessi mafiosi.

Nel provvedimento dei giudici sono indicati gli indizi che fanno pensare a contiguità mafiose dei 4 personaggi colpiti dal provvedimento di sequestro: Antonino Spadaro, 56 anni presunto esponente della famiglia mafiosa della Kalsa, un omonimo di 64 anni con precedenti denunce per associazione a delinquere, Maurizio Gioè, 53 anni, fratello di un favoreggiatore dei boss Graviano, e Girolamo Buccafusca con precedenti per traffico di droga, associazione mafiosa ed estorsione.



"Assicurati legalità e sviluppo" - "Il lavoro svolto dall'Autorità portuale di Palermo, di concerto con la Prefettura, ha permesso attraverso un'intensa, encomiabile e complessa attività investigativa, di assicurare oggi trasparenza e legalità, senza negare lo sviluppo. La fermezza mostrata in qualsiasi settore ha consentito di raggiungere risultati significativi, non soltanto nel trasporto delle merci, ma anche in tutte le altre attività che storicamente si svolgono nel porto di Palermo".
Soddisfatto il presidente dell'autorità portuale, Nino Bevilacqua, in relazione alla decisione della sezione misure di prevenzione del Tribunale palermitano. L'Autorità portuale di Palermo, in una nota dice che "la New Port spa era presente all'interno del porto di Palermo fin dal 1994, a seguito dell'attuazione della legge 84 del 1994. L'autorità portuale di Palermo con l'attuale presidenza, a partire dall'ottobre 2004, data dell'insediamento, non ha mai affidato alcun incarico alla New Port spa. Di contro ogni anno, dal gennaio 2005, ha richiesto la certificazione antimafia della New Port spa, così come di tutte le imprese portuali operanti nel porto di Palermo".
"L' autorità portuale - prosegue - il 13 ottobre 2008, ha siglato un protocollo di legalità con la Prefettura di Palermo, in merito a qualsiasi attività all'interno del porto, dalle concessioni alle imprese portuali, oltre che alle gare per appalti pubblici. In base a tale protocollo, qualsiasi rilascio di concessioni o autorizzazioni a svolgere servizi portuali è rimasto in questi anni vincolato, pena l'annullamento dell'atto, all'informativa negativa da parte della stessa Prefettura di Palermo".




Su richiesta specifica dell'Autorità portuale di Palermo il 13 dicembre 2008 - prosefue la nota - "e, in ultimo, il 12 giugno del 2010, la Prefettura di Palermo ha rilasciato un'informativa positiva, in data 21 aprile 2011, cui ha fatto seguito, da parte della stessa Autorità portuale, il 26 aprile del 2011, la comunicazione alla New Port dell' avvio del procedimento di revoca, avvenuta con decreto del Presidente dell'Autorità portuale, in data 23 maggio 2011".

"In riferimento alle subentranti - conclude - (fino al gennaio 2012, scadenza naturale della concessione) Portitalia e TCP, l'autorità portuale di Palermo ha richiesto alla Prefettura di Palermo, in data 16 giugno 2011 - in fase preventiva rispetto al subentro delle due società, avvenuto il primo settembre del 2011 - l'informativa che, a seguito di specifiche indagini, è pervenuta positiva, in data 10 febbraio 2012. La stessa Autorità portuale, il 14 febbraio 2012, ha comunicato l'avvio del procedimento di revoca, con firma del decreto del Presidente dell'Autorità portuale, il 5 marzo 2012. Dunque, a partire dal 5 marzo 2012, anche le società Portitalia e TCP hanno cessato qualsiasi rapporto con l'Autorità portuale, fermo restando un periodo concesso di 90 giorni, a partire dalla data di revoca, per liberare il suolo demaniale da mezzi e strutture di proprietà delle stesse".
L'Autorità portuale di Palermo ha già provveduto, con decreto del 23 dicembre 2011 e, ultimo, del 28 febbraio 2012, alla pubblicazione del nuovo bando di gara per il rilascio della concessione del terminal containers.


[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Corriere del Mezzogiorno, ANSA, Lasiciliaweb.it]

I boss della Mafia al porto di Palermo

Le mani della mafia sul porto Sequestrati beni per oltre 2 milioni

Con un finto restyling si volevano nascondere le infiltrazioni mafiose della New Port Spa, azienda in cui su 218 soci oltre venti avevano collegamenti con la malavita organizzata



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I boss della Mafia al porto di Palermo

 

Il porto di Palermo
Il porto di Palermo Un'operazione di restyling per mascherare le infiltrazioni mafiose dell'azienda che gestisce di fatto in situazione di monopolio i servizi di distribuzione merci e trasporti al porto: ci sarebbe questo dietro la cessione da parte della New Port Spa di due rami aziendali alle srl Portitalia e Tcp. Un escamotage che, secondo la Dia, sarebbe stato finalizzato a evitare i sospetti degli investigatori dopo le segnalazioni del rischio di infiltrazioni mafiose nella società fatte dalla prefettura di Palermo.
Ma il tentativo è stato scoperto dagli inquirenti che, applicando per la prima volta a Palermo l'art. 34 del codice antimafia, hanno sospeso gli amministratori giudiziari delle tre ditte coinvolte per 6 mesi e imposto un amministratore giudiziale che, per tutta la durata della misura interdittiva, controllerà l'attività delle società ed accerterà eventuali presenze di interessi mafiosi. Il provvedimento di sostituzione degli amministratori, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, è stato illustrato durante una conferenza stampa dal procuratore aggiunti di Palermo Vittorio Teresi. I giudici, inoltre, hanno ordinato il sequestro di appartamenti, auto e conti correnti, per un valore di 2 milioni e mezzo, riconducibili a 4 persone indiziate di mafia: si tratta di vecchi soci della New Port, ritenuti vicini a Cosa nostraI boss della Mafia al porto di Palermo

L'indagine della Dia parte da lontano: da quando, nel 2004, la prefettura di Palermo segnalò che su 218 soci della New Port srl, 20 avevano collegamenti con la mafia. La società si trasformò in Spa, poi, nel 2011, la cessione dei due rami aziendali che ha insospettito gli inquirenti. In particolare a far sorgere il dubbio che dietro al restyling ci fosse solo l'intenzione di allontanare i sospetti di collusioni mafiose è stata la modalità di pagamento della cessione dei rami aziendali che prevedeva una rateizzazione in 18 anni durante i quali la New Port avrebbe continuato ad incassare i guadagni dell'attività. Nel provvedimento dei giudici sono indicati gli indizi che fanno pensare a contiguità mafiose dei 4 personaggi colpiti dal provvedimento di sequestro: A. S., 56 anni presunto esponente della famiglia mafiosa della Kalsa, un omonimo di 64 anni con precedenti denunce per associazione a delinquere, M. G., 53 anni, fratello di un favoreggiatore dei boss Graviano, e G. B. con precedenti per traffico di droga, associazione mafiosa ed estorsione

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Revocate le concessioni di New Port a Palermo

Porto di Palermo Petcoke scaricato dalla nave Amber k  destinazione Isola delle Femmine Italcementi


Nei giorni scorsi, secondo quanto riferito da diverse fonti di stampa siciliane, l'Autorità Portuale di Palermo avrebbe revocato le concessioni alla New Port Spa, titolare di diversi servizi portuali a Palermo e Termini Imerese e concessionaria dal 1998 del terminal container del capoluogo siciliano, a seguito di un'informativa della prefettura che denuncia la presenza d'infiltrazioni mafiose fra i soci dell'azienda.



Nonostante la revoca, le attività della società, che impiega circa 350 persone, comunque proseguono, perché "fermarle - secondo quanto dichiarato alla stampa locale dal presidente dell'Autorità Portuale, Nino Bevilacqua - significherebbe bloccare tutto il porto. Spero che nel giro di un paio di mesi si possa sistemare tutto, magari con l'arrivo di un'altra società capace di assorbire la parte sana dell'azienda". 
A partire da quest'ultimo punto, tuttavia, l'Authority non ha ancora chiarito alcuni dettagli della vicenda. Infatti non è chiaro se si possa ipotizzare una cessione coatta da parte dei soci della New Port accusati di legami mafiosi e se, in questo caso, la società possa eventualmente mantenere le concessioni, o se sia più probabile l'allontanamento (e magari la liquidazione) di New Port e la ricerca attraverso gara dei sostituti per i vari servizi. Inoltre non è stato chiarito se per la revoca sia sufficiente l'informativa della procura o se occorra una procedura formale né se New Port, che da parte sua non ha commentato la notizia, possa eventualmente opporsi in qualche modo. 
Il terminal container del porto di Palermo, costituito dalle banchine Puntone e Quattroventi, ha una capacità operativa di 120.000 teu all'anno, una superficie di 150.000 mq e affacciandosi su uno specchio acqueo con fondali di 14 metri consente l'operatività a navi fino a 300 metri di lunghezza.



Nicola Capuzzo

http://www.trasportoeuropa.it/index.php/home/archvio/14-marittimo/5263-revocate-le-concessioni-di-new-port-a-palermo


LEGALITA’: SULLA NEW PORT SPA UNA DECISIONE DI RILIEVO STORICO


porto palermoI provvedimenti del prefetto di Palermo di non concedere il certificato antimafia alla società New Port spa e del presidente dell’Autorità portuale di revocare alla stessa tutte le autorizzazioni e le concessioni sono di rilievo storico. Il porto di Palermo per decenni è stato condizionato dalla presenza di Cosa nostra.
La politica del passato spesso ha ignorato e addirittura colluso con essa. Oggi finalmente si apre uno squarcio senza precedenti.
Mi auguro che questa sia un’occasione di grande innovazione, legalità e sviluppo non solo per l’impresa in questione, ma per tutto il sistema. Un sistema che va monitorato con cura e attenzione per fare dei porti di Palermo e di Termini Imerese una grande risorsa di impresa e occupazione sana  
Giuseppe Lumia 

 http://www.giuseppelumia.it/?p=8148


Universo New Port:
ecco chi sono i 24 soci segnalati

Alla “casa del portuale” la mattina presto il sole picchia e due randagi sonnacchiosi accolgono i lavoratori del porto di Palermo, per i quali la giornata è già cominciata da diverse ore. L'aria è elettrica e la tensione è scolpita nei loro volti. Sono tutti soci e lavoratori della New Port, la società finita nell'occhio del ciclone perché la prefettura di Palermo ha negato il certificato antimafia necessario per avere rapporti con le pubbliche amministrazioni fra le quali rientra, ovviamente, anche l'autorità portuale cittadina. Entrando nel vecchio edificio che ospita la compagnia, una lapide ricorda il sacrificio dei portuali palermitani che, nel 1943, sotto i bombardamenti continuarono a lavorare per assicurare approvvigionamenti vitali per l'Isola. E molti di quei cognomi sono gli stessi contenuti nell'informativa firmata da Giuseppe Caruso che ha evidenziato come la posizione di 24 soci osta il rilascio della certificazione e getta l'ombra dell'infiltrazione mafiosa nella società che – praticamente da sempre – si occupa del porto di Palermo. Ventiquattro storie da raccontare.


I portuali


“La Compagnia lavoratori portuali, regolata dal codice della navigazione, nasce nel 1920. Mio nonno era 'console' quando sbarcarono gli americani”. Vincenzo Spataro è il presidente della New Port e, da una vita, vive fra le banchine lambite dal mare. “Nel 1980 – continua - c'è stato un primo concorso pubblico bandito dall'ente porto in cui sono entrate le prime centoventi persone. E c'erano due condizioni: bisognava avere il certificato di buona condotta civile e morale e veniva data prelazione ai figli dei portuali. Altre cento persone entrano nel 1986, con un concorso bandito inizialmente per 60, 'lievitato' di altri 40 posti sotto la condizione che la compagnia dei lavoratori portuali di Palermo incorporasse quella di Termini Imerese”. Poi una mezza rivoluzione: “Nel 1994 – continua Spataro, che accende una sigaretta dietro l'altra - per volontà di legge, la cooperativa atipica che era esistita fino ad allora ha subito una trasformazione in 3 società: la In port spa, la New Port srl e la Clp arl. La prima era la 'cassaforte' societaria, la seconda includeva gli operai specializzati mentre l'ultima, la cooperativa, forniva la manodopera. Poi c'è stata una fusione per incorporazione fra In port e New port, mentre la cooperativa è rimasta. E sono sempre gli stessi 209 soci. Nel 1995 tutti i nomi con relativi certificati penali sono stati trasmessi alla prefettura e la cooperativa è stata iscritta nel registro prefettizio”.
I primi problemi arrivano nel 2003 quando vengono fuori le posizioni, segnalate dalla prefettura, di Nino Spadaro e Girolamo Buccafusca, condannati per mafia. Così la cooperativa Clp ha votato l'estromissione dei due mentre per quanto riguardava le partecipazioni nella New Port, società di capitale, l'esclusione non poteva essere coattiva e quindi “si è proceduto all'invio di formale invito a procedere alla cessione delle azioni di cui essi risultano titolari”, come si legge nella comunicazione inviata dalla società alla prefettura il 23 dicembre 2003. Il 18 ottobre 2004 a Nino Spadaro vengono sequestrate le quote societarie che, però, gli vengono restituite il 25 settembre 2009. “Erano state 'conferite per trasformazione' – spiega Spataro - ovvero le quote non erano state materialmente pagate da Spadaro. Gli erano state attribuite perché derivavano dal patrimonio della compagnia lavoratori portuali prima che si trasformasse in società. Quindi i motivi che avevano fatto decadere Spadaro da socio sono venuti meno. Buccafusca, invece, ha messo in vendita le quote della spa ma nessuno le ha comprate”.


I nomi e le storie


I problemi si riaffacciano nel 2010. Questa volta, però, sono 24 i soci sospettati di “mafiosità”. E si comincia dagli stessi due: Nino Spadaro e Girolamo Buccafusca. “Le mie colpe ce le ho ma ho pagato, in carcere ho anche preso una laurea in scienze giuridiche – racconta quest'ultimo a 'S' - Non sono più un lavoratore della New Port dal 2003 e sono pronto a fare passi indietro e vendere le mie quote per salvaguardare i miei ex colleghi”. Nino Spadaro, invece, è ancora in carcere. Nel frattempo, però, è possibile parlare con il cugino Nino, colpevole a suo dire solo di “omonimia”. Nell'informativa della prefettura, infatti, viene indicato come condannato in via definitiva a 11 anni e 6 mesi (sentenza della Corte d'assise del 10/12/1990). Una sentenza che riguarda l'altro Nino, che è, in qualche modo, un “figlio d'arte”: suo padre è Vincenzo Spadaro, suo zio Masino Spadaro, il “re” della Kalsa. Ma lui è incensurato. “Nino è mio cugino, Vincenzo è mio zio. Non ho mai avuto alcuna condanna e mio cugino Nino non lo vedo da trent'anni perché è in carcere a Spoleto”, dice.
Ma Buccafusca e Spadaro sono solo due dei soci chiamati in causa. Gli altri attendono nervosamente di parlare, hanno voglia di dire la loro verità. Come Mario Ficarra, che ha ceduto le sue quote alla moglie, Rosalia Li Greci, per incompatibilità con altre partecipazioni. “Mio padre ha subito una condanna in primo grado ed è morto nel 1982”. Allora Rosalia Li Greci aveva appena 11 anni: “Non l'ha mai conosciuto” aggiunge Ficarra, che ha sposato la donna nel 1988. Un altro che si sente ingiustamente accusato è Carlo Cangemi. “Mio fratello Giuseppe – racconta - ha subito un processo per mafia, in quanto ritenuto affiliato alla famiglia di Brancaccio ed è stato assolto 5 anni fa. Dopo un mese mio padre è morto e l'aveva preannunciato quando era stata emessa la sentenza: 'adesso posso morire in pace'”. Nell'informativa che lo riguarda si sottolinea la compartecipazione in altre società operanti nel porto, causa di incompatibilità, ma Cangemi nega e ribatte: “A 15 anni sono entrato nell'Azione cattolica, nella quale tuttora milito frequentando la chiesa di Santa Teresa alla Kalsa. Oggi ho 54 anni e faccio casa, lavoro, chiesa e volontariato alla Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori, ndr). Anche mia moglie fa volontariato alla cooperativa 'Incontro', recuperando dalla strada i ragazzini dello Sperone”.

Poi c'è Mario Montalbano: la prefettura segnala che questi era socio di Sebastiano Crivello e Giuseppe Urso (ambedue condannati) in un'azienda che “praticamente è rimasta inattiva: aperta nel 1982, è stata chiusa nel 1983”. Nella sua storia c'è anche una denuncia contro gli usurai che gli è valsa un risarcimento liquidato dalla stessa prefettura. “Uno dei miei tre figli ha fatto il militare nella guardia di finanza”, si vanta. Nel frattempo, il 22 aprile scorso, il suo usuraio è stato condannato.

Più semplice la vicenda di Erasmo Fiore: “Nel 1994 mio fratello Giovan Battista è stato arrestato per mafia in quanto legato alla famiglia di Borgo Vecchio. È stato assolto e io sono in pensione dal 1996”. Più intricata, invece, la vicenda di Salvatore Macaluso: secondo la prefettura è stato indagato con la moglie per riciclaggio, estorsione e traffico di stupefacenti. La donna, Maria Antonietta Collura, amministrava la “Carta ingross” che era ritenuta dagli inquirenti nella disponibilità del boss dell'Acquasanta, Angelo Galatolo. A Macaluso sono attribuiti anche rapporti di affinità con uomini d'onore della famiglia di Borgo Vecchio. “La moglie di Galatolo – racconta a 'S' – ci ha dato mandato di rappresentanza della sua azienda per due mesi. Poi è scattato un sequestro per 5 aziende, fra cui la 'Carta ingross'. In pratica ci hanno considerati prestanome. Il sequestro è avvenuto nel 2004 e nel 2010 c'è stato il dissequestro e la società ci è stata riconsegnata. Di quello che c'è scritto non ne so nulla, non sono stato mai indagato, non ho mai ricevuto avvisi di garanzia, né sono stato arrestato, né altro. Il mio casellario giudiziario dice 'nulla'”.

Paradossale appare invece il caso di Maurilio Rubino: secondo l'informativa, suo cugino sarebbe Francesco Madonia, dell'omonima potente famiglia mafiosa del Nisseno. “Non li conosco, sono 40 anni che non frequento i parenti di parte paterna, ma questo parente, comunque, non esiste. Non c'è nessun Madonia”. Anche Girolamo Buccafusca, cugino omonimo del condannato, ha voglia di parlare: “Mio padre – dice - è stato condannato per truffa, contrabbando di sigarette e altri reati simili. Mio fratello è stato arrestato per traffico di droga. Mio padre è morto nel 2006, con mio fratello non ho più contatti da anni”. Drammatica, poi, la vicenda di Benedetto Messina: fratello di Silvana Messina, scrive la prefettura, moglie a sua volta di Giulio Di Luvio. Entrambi sono stati condannati per favoreggiamento della latitanza di Antonino Bosco. “Mio padre e mia madre hanno dato vita a 4 figli, fra cui io – spiega - ma mia madre è morta a 29 anni e mio padre ci ha lasciati dalla nonna materna facendo perdere le sue tracce. Da altre relazioni che ha avuto sono nate prima due figlie, poi altri quattro. Le altre due donne di mio padre sono morte anche loro. Io non ho mai avuto a che fare con questi, non so neanche se siano vivi. Mia sorella di sangue lavora nelle forze dell'ordine, l'altro mio fratello ha due figli nell'esercito. Chi mi conosce mi prende in giro per tutta questa storia”.

Un'altra storia è quella di Ferdinando Parrinello: a lui sono state sequestrate nel 1993 le quote della Brancagel, ditta che si occupava di surgelati. Il titolare della ditta era il suocero, Martino Brancatelli, accusato di traffico di droga e legami con Cosa nostra, che aveva distribuito le quote tra i familiari. “A scagionarlo – spiega Parrinello - è intervenuta un'infiltrata della polizia che ha detto come non c'entrasse nulla. Mio suocero è stato assolto dopo tanti anni e le quote sono state restituite insieme ai beni dell'azienda”. Vicende familiari, come quelle di Vincenzo Toscano: suo cognato, Gaspare La Malfa, è ritenuto vicino alla famiglia di Brancaccio. “Ma io non ho mai avuto nessun tipo di rapporto con lui” specifica. Giovanni Giuliano è troppo indignato per parlare: “Ho dato mandato al mio avvocato” dice semplicemente. All'appello mancano altri nomi: Maurizio Gioè, Giuseppe Onorato, Filippo Arena, Giovanni Biscari, Francesco Alfano, Ferdinando Arcuri, Antonio e Giuseppe La Mattina: nella maggior parte si tratta di casi di scomode parentele indirette, cognati o generi. Tutti, però, sottolineano in egual maniera come siano lavoratori di fatica: le loro mani callose quasi tremano mentre tengono in mano la nota del prefetto. Alcuni sorridono amaramente, ma altri non riescono a trattenere le lacrime. Adesso rischiano il loro posto di lavoro.


La soluzione


“Noi siamo questi” continua a dire con orgoglio e anche un po' di commozione Vincenzo Spataro. “Quando si doveva tirare fuori il carro di Santa Rosalia dagli hangar del porto siamo intervenuti noi. Ci chiamano da tutte le parti della Sicilia per avere consigli che noi diamo senza batter ciglio. Siamo intervenuti per fare il piano regolatore generale della città. Noi siamo questi”. E la domanda che ricorre è sempre la stessa: ma se i soci sono rimasti sempre gli stessi 209, perché questa storia è venuta fuori solo ora? Secondo Spataro potrebbe esserci un disegno dietro tutta questa storia, un progetto che vuole la New Port fuori gioco per l'ingresso di nuovi player.

Sorride amaro Spataro nel constatare che “chi oggi si riempie la bocca e punta il dito, ieri era a braccetto con me”. I nomi bisogna tirarglieli fuori dai denti: Giuseppe Lumia – a fianco del quale si è candidato al consiglio comunale di Palermo riuscendo a ottenere il seggio – e Carlo Vizzini che, da ministro della Marina mercantile, lo teneva in altissima considerazione e gli ha anche chiesto di candidarsi a suo sostegno. “Noi abbiamo investito sulla realtà di Termini Imerese rispettando il territorio”. Ma, secondo Spataro, è da lì che cominciano i guai. “Questo porto che viene sempre sponsorizzato come un importante hub sul Mediterraneo, alla fine non porta risultati, come l'ultima operazione con la T-Link, società con un buco da 20 milioni e un debito nei nostri confronti di 1milione 200mila euro”.

Sulla vicenda è anche intervenuta Confindustria Palermo per bocca del suo presidente Alessandro Albanese che a “S” ha spiegato che non c'è l'intenzione di ingerenza nelle vicende del porto di Palermo. “Deve essere chiaro che noi non vogliamo favorire nessuno, né nostri soci né nessun altro, semplicemente contribuire a sanare questa situazione”. La proposta: “Una newco con tutti i lavoratori ma senza i 24 segnalati dalla prefettura. Se gli operai fanno la società siamo anche disposti a ospitare la loro sede in Confindustria”. Una soluzione che, però, Spataro ha già prospettato tramite la creazione di due nuove società che rilevino i rami d'azienda: la PortItalia - per le operazioni e servizi commerciali nel porto di Palermo e Termini – e la Tcp che si occuperebbe del movimento dei container. Società già fondate da 10 soci ciascuna con un aumento di capitale destinato a terzi. In queste due società dovrebbe confluire i lavoratori-soci, esclusi i 24. E nello statuto di fondazione ecco la clausola che metterebbe fine a situazioni di imbarazzo: i soci possono essere esclusi per giusta causa in caso di condanna passata in giudicato per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta, usura, sequestro di persona, rapina e associazione mafiosa. 

http://livesicilia.it/2011/07/11/universo-new-port-ecco-chi-sono-i-24-soci-segnalati/


Tutto nuovo nel porto di Palermo!
Approvato il Piano Regolatore Portuale mentre la ex-New Port si rigenera scorporandosi in una doppia ragione sociale

Trovata, finalmente, la convergenza a Palermo sul nuovo Piano Regolatore Portuale. 

L’ultima assise del Consiglio Comunale ha votato l’intesa sul PRP che era stato presentato dall’Autorità Portuale nel luglio del 2008. Dopo oltre mezzo secolo dall’ultima edizione - il Piano Regolatore vigente risale al 1954 – lo scalo siciliano avrà dunque un nuovo Master Plan.
Il nuovo PRP prevede il potenziamento del porto commerciale, la razionalizzazione delle aree funzionali e degli edifici di servizio; l’individuazione di soluzioni per rispondere all’incremento del traffico crocieristico; l’integrazione degli spazi urbano-portuali con la città e la realizzazione di nuovi innesti città-porto anche attraverso la liberazione del fronte su via Crispi per consentire una maggiore relazione, anche visiva, tra città e mare, oltre alla possibilità di attivare opere per 400 milioni di euro.
“Finalmente potremo essere attuativi nel rispetto della pianificazione – esulta il presidente dell’Autorità Portuale, Nino Bevilacqua – il PRP proseguirà il suo iter e verrà sottoposto ad altri passaggi tecnici indubbiamente più veloci: l’adozione da parte del Comitato Portuale, la definizione della procedura VAS in corso, il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e l’approvazione della Regione Siciliana. Solo così potremo recuperare tempo e, in modo responsabile, proseguire secondo il piano di riqualificazione, riconnettendo l’area portuale al resto della città, riducendo le barriere murarie esistenti, nel fondamentale processo di rilancio del porto e di rigenerazione della qualità e delle economie del waterfront urbano. Una scommessa allargata alla città. Il PRP è un atto fondamentale del mio mandato. Fin dal primo giorno del mio insediamento l’obiettivo è stato quello di riorganizzare le funzioni portuali che investono lo sviluppo commerciale, industriale, crocieristico e turistico. Abbiamo puntato al riassetto dell’area portuale ed alla creazione di un rapporto con la città, da tempo interrotto, tenendo conto della storia del porto. Da qui il recupero del Castello a Mare, l’insediamento più antico, oggi entrato in un circuito culturale internazionale; da qui la rifunzionalizzazione della Cala e la creazione di spazi liberi per la fruizione pubblica come la passeggiata a mare. E poi la sistemazione delle aree più strettamente tecniche, fondamentali nella vita del porto e della portualità, luoghi di passeggeri e merci, settori dove i numeri dimostrano un trend assai positivo per Palermo. Ci sono, inoltre, i lavori già appaltati per il potenziamento delle banchine, mentre sta per partire il rifacimento interno della stazione marittima”.
Due società (e mezza) dalle ceneri dell’infiltrata New Port
Sono nate dalle ceneri della New Port S.p.a., società a sua volta derivante dalla Compagnia Lavoratori Portuali e storica impresa addetta all’espletamento di operazioni portuali e servizi portuali nei porti di Palermo e Termini Imerese, le nuove realtà aziendali atte ai traffici commerciali dello scalo siciliano. 

Le due distinte società costituite da poco sono rispettivamente: 
Portitalia S.r.l. che espleta operazioni portuali nei porti di Palermo e Termini Imerese per la movimentazione di merce varia, alla rinfusa, nonché di mezzi pesanti afferenti il traffico ro-ro, ed è altresì autorizzata ad espletare servizi portuali di rizzaggio, derizzaggio, controllo merceologico, pulizia merce e ricondizionamento colli. Questa impresa, che conta su un ampio parco di mezzi meccanici (gru su rotaia, semoventi, trattori, sollevatori), è attualmente diretta da un amministratore unico, Giuseppe Landolina, in attesa che a breve venga effettuata la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.
T.C.P. Terminal Containers Palermo S.r.l. che gestisce il terminal contenitori della banchina Puntone del porto di Palermo; anche in questo caso vi è lo stesso amministratore unico temporaneo per la gestione delle attività terminalistiche (operazioni e servizi portuali) con un adeguato parco di mezzi meccanici (sollevatori, trailers, ralle) e gru (due portainers su rotaia da 42 tonn.).
Al servizio delle due nuove società agisce la Logistica e Servizi S.r.l., una delle principali ditte che effettuano nel porto di Palermo attività di trasporto merci per conto proprio e per conto terzi, soprattutto containerizzate - il cui legale rappresentante è Teresa Spina - che offre servizi di logistica e di trasporto contando su un’area di sosta per automezzi presso la banchina Quattroventi di circa 800 metri quadrati, con sede e uffici alla palazzina Tarantino della banchina Puntone.
Il processo di trasformazione appena concluso fa seguito alla cessione dei rami di azienda ed all’espletamento dell’iter istruttorio previsto dall’art.16 della Legge 84/94. Una ‘gemmazione forzata’, a ben ricordare, visto che la cessazione d’attività con quella ragione sociale della New Port Spa era stata sostanzialmente sancita dall’attività investigativa della prefettura palermitana, allo scopo di individuare le segnalate infiltrazioni mafiose, insorta la scorsa primavera, allorquando il procedimento si era concluso obbligatoriamente con la revoca della concessione in capo alla New Port da parte dell’Autorità Portuale (S2S n. 20/2011).
Dopo questa misura, peraltro, l’attività dell’impresa portuale – che impiegava complessivamente fra i due scali 350 persone – non si era interrotta per un saggia decisione di Bevilacqua, che aveva chiaro come ciò avrebbe eventualmente significato bloccare tutto il porto. “Spero che nel giro di un paio di mesi si possa sistemare tutto, magari con l’arrivo di un’altra società capace di assorbire la parte sana dell’azienda” aveva auspicato il numero uno della Port Authority.  
La New Port spa, con circa 25 anni di attività alle spalle, era la prima impresa portuale della Sicilia con un ultimo fatturato ufficiale di circa 12 milioni di euro (dato del 2008). Ma tra i suoi 209 soci erano stati indicati 24 nomi vicini agli appartenenti a Cosa Nostra, così come aveva denunciato già a novembre del 2010 il Sen. Carlo Vizzini ed ex-ministro della Marina Mercantile negli anni ‘90.
Come sia stata possibile una tale ‘contaminazione’ non è ben chiaro, soprattutto agli stessi ‘camalli’ palermitani. In una intervista alla stampa locale dello scorso maggio Vincenzo Spataro, storico presidente della New Port, ripercorreva la genesi societaria e le varie tappe evolutive, a mostrare il proprio sconcerto. La Compagnia Lavoratori Portuali nasceva nel 1920. Nel 1980 ci fu un concorso pubblico bandito dall’ente porto che diede accesso alle prime 120 persone, tutte dotate di certificato di buona condotta civile e morale e, prevalentemente, parenti di lavoratori portuali. Altre 100 persone entrarono nel 1986 con un secondo concorso che nel contempo faceva incorporare anche la Compagnia dei lavoratori portuali della vicina Termini Imerese.
Nel 1994, in seguito alla legge di riforma portuale n.84, per poter continuare la sua attività sotto la nuova connotazione giuridica, la cooperativa atipica esistita fino ad allora veniva spacchettata in tre diverse società: In port spa (‘cassaforte’ societaria), New Port srl (l’impresa portuale che includeva gli operai specializzati) e Clp arl (la cooperativa di fornitura della manodopera).
Una successiva fusione per incorporazione fra In port e New port lasciava spazio a due soli soggetti i cui 209 soci già dal 1995 venivano registrati, con relativi certificati penali, in prefettura.
Nel 2003 la prefettura segnala le posizioni di due soci - Nino Spadaro e Girolamo Buccafusca - condannati per mafia e quindi estromessi dalla società. Lo stesso accade nel 2010 quando diventano 24 i nomi dei sospettati di mafia. 
Fino alla decisione finale di Spataro & C. di cancellare tutto il passato con un colpo di spugna, azzerare le società e ricostituirne due – che ne hanno rilevato i rispettivi rami d’azienda - con tutti i precedenti lavoratori ma senza, ovviamente, i 24 segnalati dall’Antimafia. Ed ecco la genesi di PortItalia e di TCP, le quali nel loro statuto di fondazione hanno inserito la clausola che consente di escludere in automatico per giusta causa i soci condannati per una serie di azioni criminose.



Coroneo ‘fissa’ la storia dello scalo palermitano in un bel volume
È merito di Renato Coroneo, indefesso dirigente operativo dell’Autorità Portuale di Palermo e autentico appassionato del proprio porto, l’avere dato alle stampe un prezioso volume che illustra la storia del primo scalo siciliano. 

La meritoria fatica letteraria “Storia del Porto di Palermo” del funzionario palermitano, edita dalla Marcello Clausi Editore, verrà ufficialmente presentata il 2 dicembre all’Antico Stabilimento Balneare Alle Terrazze di Mondello, con introduzione del Presidente dell’Autorità Portuale, Nino Bevilacqua, dell’Ammiraglio Vincenzo Pace e del Prof. Arch. Maurizio Carta.
http://www.ship2shore.it/italian/articolo.php?id=8871

Il porto di Palermo è cosa nostra

di Lirio Abbate
Le famiglie hanno messo le mani su una delle società più importanti che opera nello scalo di Palermo. Ma se le autorità intervengono si rischia la paralisi

(23 novembre 2010)



Oggi è stata sequestrata per mafia una delle più grosse società portuali della Sicilia. L'Espresso aveva denunciato le infiltrazioni dei boss il 23 novembre 2010. I soci della New Port si erano sentiti offesi, e dopo aver acquistato una intera pagina pubblicitaria sul Giornale di Sicilia in cui respingevano l'inchiesta de l'Espresso, con tante infamità, hanno pure querelato l'autore. I giudici hanno dato ragione ai mafiosi e oggi il giornalista, che aveva provato le collusioni e i contatti con Cosa nostra dei soci, è sotto processo per diffamazione...




Ci sono le mani di uomini delle cosche mafiose nell'assistenza alle navi crociera, ai passeggeri e nella gestione delle merci al porto di Palermo. Un affare da decine di milioni di euro l'anno che si sviluppa sui moli del bacino siciliano.

Questi affiliati a Cosa nostra oggi sono diventati imprenditori, ma hanno speso gli ultimi decenni fra le aule giudiziarie in cui venivano processati, le carceri in cui hanno trascorso parte della loro vita e infine la prima impresa portuale della Sicilia di cui sono diventati soci. La società inquinata dai mafiosi, secondo i documenti di cui è entrato in possesso "L'espresso" , è la New Port spa che ha sempre avuto e continua ad avere un ruolo importante nel mondo portuale, in particolare a Palermo e Termini Imerese, a cui l'Autorità portuale, presieduta dall'ingegnere Nino Bevilacqua, ha affidato compiti professionali con precise direttive. Un incarico che ha permesso alla New Port di fatturare nel 2008 dodici milioni e mezzo di euro. 

Numeri importanti per l'economia della città che da tempo cerca di avviare le attività imprenditoriali su un percorso di pulizia. L'Autorità portuale ha imposto direttive ferre alle imprese. Per questo motivo Bevilacqua ha firmato un protocollo di legalità che non lascia spazi a dubbi non solo per quel che riguarda gli appalti ma anche per le concessioni. Ma nessuno sembra voler guardare cosa c'è dietro questa impresa. 

Infatti, nel caso in cui la Prefettura guidata da Giuseppe Caruso, viste le relazioni e i precedenti penali dei soci, dovesse rilasciare una informativa antimafia interdittiva, l'Autorità portuale dovrebbe revocare la concessione della gestione dei servizi portuali. Una scelta non semplice, fanno notare a "L'Espresso" alcuni investigatori, per i gravi riflessi negativi che si avrebbero nel funzionamento del porto, a meno di non sostituire l'azienda con un'altra società capace di subentrare, in tempi brevi, nello svolgimento delle attività.

Scorrendo i 209 soci dell'impresa (gran parte dei quali svolgono anche prestazioni lavorative come dipendenti a tempo indeterminato), si scoprono personaggi indicati come appartenenti a Cosa nostra o altri direttamente legati ai boss. Tutto ciò fa pensare agli investigatori che ci sia la concreta possibilità che la New Port possa subire il condizionamento dei clan: il presupposto che potrebbe far negare la certificazione antimafia e cancellare ogni contratto con la pubblica amministrazione. 

"L'espresso" ha ricostruito i passaggi giudiziari che riguardano alcuni soci ed è emerso come in passato siano state avviate indagini patrimoniali, discusse davanti ai giudici della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che hanno disposto il sequestro di quote. Tra chi detiene azioni della New Port ci sono infatti: Girolamo Buccafusca, già condannato per mafia perché ritenuto il capo della famiglia di "Palermo centro"; i cugini Nino e Antonino Spadaro delle famiglia di Corso dei Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi Rosario Riccobono e Giovanni Graziano della famiglia di Partanna Mondello, fratello del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, il sicario della mafia che ha confessato più di trenta omicidi fra cui quello dell'eurodeputato Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè, Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate e Benedetto Messina, tutti finiti in indagini sui clan. 

Questa situazione, per gli investigatori, potrebbe determinare una scarsa trasparenza nella gestione e nell'esecuzione delle gare d'appalto per il nuovo Piano regolatore che prevede di realizzare nel porto opere strutturali per circa 170 milioni di euro


PORTO DI PALERMO 13 GENNAIO 2006 



209 i soci che sembra abbiano legami con la mafia
L'Espresso rivela: Navi da crociera accolte da società di Cosa Nostra


porto pa
personaggi vicini a Cosa Nostra.
L’articolo, firmato da Lirio Abbate, indica tra gli azionisti della società: “Girolamo Buccafusca, già condannato per mafia perchè ritenuto il capo della famiglia di “Palermo centro”; i cugini Nino e Antonino Spadaro delle famiglia di Corso dei Mille; Giuseppe Onorato, vicino ai mafiosi Rosario Riccobono e Giovanni Graziano della famiglia di 


Partanna Mondello, fratello del collaboratore di giustizia Francesco Onorato, il sicario della mafia che ha confessato piu’ di trenta omicidi fra cui quello dell’eurodeputato Salvo Lima. E poi ancora Maurizio Gioè, Ferdinando Parrinello, Francesco Abbate e Benedetto Messina, tutti finiti in indagini sui clan”.

http://palermo.blogsicilia.it/lespresso-rivela-navi-da-crociera-accolte-da-societa-di-cosa-nostra/17177/










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