L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 25 marzo 2012

È morto a Lisbona Antonio Tabucchi

È morto a Lisbona Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi
Lo scrittore Antonio Tabucchi è morto stamattina a Lisbona dopo una malattia, all'età di 68 anni «a seguito di una lunga malattia», ha riferito il suo traduttore in francese, Bernard Comment. La notizia è stata confermata dalla casa editrice Feltrinelli. Tabucchi era nato a Pisa nel 1943. Lo scrittore è stato uno dei maggiori conoscitori e divulgatori dell'opera di Fernando Pessoa ed è divenuto noto al grande pubblico con "Sostiene Pereira".

Docente di letteratura portoghese, iniziò l'attività di scrittore nel 1975 con il romanzo «Piazza d'Italia», cui fecero seguito varie raccolte di racconti («Il gioco del rovescio» del 1981 e «Piccoli equivoci senza importanza» del 1985). Il successo giunse con i romanzi «Requiem» del 1992 e soprattutto «Sostiene Pereira» del 1994, con cui vinse anche il premio Campiello. Il volume, pubblicato da Feltrinelli, è ambientato a Lisbona durante la dittatura di Salazar. L'impegno civile e l'alone di mistero che pervadono lo stile letterario di Tabucchi sono stati confermati nelle sue ultime opere importanti: «La testa perduta di Damasceno Monteiro» del 1996 e soprattutto il romanzo epistolare «Si sta facendo sempre più tardi» del 2001. Nel 2003 appare in libreria «Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori», sette testi di poetica, per la maggior parte inediti o inediti in Italia. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo «L'oca al passo» (2006) e «Il tempo invecchia in fretta» (2009). L'ultima fatica letteraria è «racconti con figure» (2011).

I funerali si terranno giovedì nella capitale del Portogallo secondo Lusa. L'agenzia portoghese, che cita la moglie dello scrittore, Maria Josè Lancastre, riferisce anche che Tabucchi era ricoverato all'Hospital da Cruz Vermelha di Lisbona.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-25/morto-lisbona-antonio-tabucchi-145011.shtml?uuid=AbM46uDF
 

Tabucchi: "Il mio tempo che invecchia" Video

"Le parve di essere quel bambino che all'improvviso si ritrovava con un palloncino floscio tra le mani, qualcuno glielo aveva rubato, ma no, il palloncino c'era ancora, gli avevano soltanto sottratto l'aria che c'era dentro. Era dunque così, il tempo era aria e lei l'aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta?". Nove storie esemplari che intrecciano il tempo reale con il tempo della storia e con il tempo interiore. Sono le storie di Antonio Tabucchi.


Il videoritratto: ''Tabucchi, scrittore europeo''

 

Lisbona, cinque romanzi e un po’ di fado per vibrare di saudade


Il Tram n° 28 di Lisbona (Credits: Zifius/Licenza Creative Commons)

“Per il viaggiatore che vi giunga dal mare Lisbona, anche vista in lontananza, sorge come una bella visione di sogno, stagliata contro un cielo azzurro e splendente che il sole allieta col suo oro. E le cupole, i monumenti, gli antichi castelli appena al di sopra di edifici, sono come lontani araldi di quel luogo delizioso, di quella regione benedetta”.

Benvenuti nella città del fado. Presi per mano, tanto per cominciare, da Fernando Pessoa.


È così che uno degli scrittori portoghesi per eccellenza introduce la sua amata città nel libro “Lisbona, quello che il turista deve vedere”, una vera e propria guida scritta nel 1925 ma ancora attuale. Leggerla significa perdersi un po’ e scoprire un secolo di cambiamenti ma anche angoli e spazi rimasti immutati.

 

Non c’è passo dei libri di Pessoa in cui non venga citato il Chiado, quartiere in cui era nato nel 1888 e che si dipana tra Avenida Libertade, l’Hotel Heritage Libertade, il Britania e il Lisboa Plaza. E non c’è incontro o momento del suo arricchimento personale che non abbia come palcoscenico il Café Brasileira dove Pessoa si fermava a bere il suo caffè (meglio ancora il liquore alle ciliegie) e a incontrare amici e letterati con cui intavolava dibattiti politici nell’epoca immediatamente precedente all’avvio della dittatura di Salazar.

“Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”

ricorda ancora l’autore mentre tratteggia i caratteri e gli umori della gente di Lisbona (da non perdere le vibranti parole delle poesie raccolte nel Libro dell’Inquietudine), quando racconta dei tram che passano per le vie sfiorando i muri delle case, o degli elevador e dei traghetti che collegano le varie parti della città da una riva all’altra del fiume Tago.

Ed è come passare da una riva all’altra del Tago quando, chiuso Pessoa, si aprono le pagine di Sostiene Pereira, capolavoro di Antonio Tabucchi. Italiano, professore di letteratura portoghese a Genova, Tabucchi racconta le difficoltà del giornalista Pereira in una Lisbona del 1934 tormentata dalla dittatura. Le descrizioni delle strade e dei Cafè, come l’Orquidea dove Pereira mangia il suo solito pasto (omelette e limonata) consentono di immergersi in una Lisbona limpida e colorata. Viva e camaleontica. A tratti triste e tormentata.

 

Ma non si può dire di conoscere Lisbona senza aver letto i libri di altri due autori portoghesi. Il primo è Pascal Marcier che nel suo Treno di notte per Lisbona racconta di come Raimond Gregorius, un insegnante svizzero di Berna decida di fare un viaggio verso Lisbona dopo aver incontrato (e salvato dal suicidio) una donna portoghese. E mentre viaggia, in un percorso di analisi interiore toccante, racconta la storia del Portogallo, con la dittatura di Salazar in pieno corso, i colori e gli umori della gente.

L’altro grande autore è il premio Nobel Josè Saramago, con il suo Viaggio in Portogallo. Luoghi, paesaggi, arte, storia della terra portoghese. E un obiettivo (che è poi anche un augurio).


Il lettore “si rassegni a non disporre di questo libro come di una normale guida, o di una mappa da tenere sottomano, o di un catalogo generale. Presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati e accetti di sbagliare strada e di tornare indietro o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio”.

P.s. Vi consiglio un’alternativa a un testo letterario. Tenete tra le mani le note e le parole dei brani di fado, il canto tipico portoghese, espressione della velata tristezza che è però riflessione e nostalgia: la saudade, presente nel popolo e nelle strade. Amalia Rodrigues e Teresa Salgueiro, dolcissima voce dei Madredeus, ne sono espressione dolce e passionale. In fondo, sempre di testi si tratta. E per vibrare di malinconia c’è lei, Florbela Espanca (1894-1930), autrice di splendidi sonetti d’amore e di tristezza, come quelli raccolti in As Máscaras do Destino.




ECCO I LIBRI CONSIGLIATI

P. Mercier, Treno di notte per Lisbona

F. Pessoa, Lisbona, Quello che il turista deve vedere, Passigli

F. Pessoa, Libro dell’Inquietudine, Mondadori

C. Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli

José Saramago, Viaggio in Portogallo, Feltrinelli

Florbela Espanca, As Máscaras do Destino, Editora Maranus

- LISBONA, 10 libri per conoscerla, su Bol.it -



ilaria.molinari

Venerdì 16 Marzo 2012

Vedi anche:

New York, dieci libri per innamorarsi

Madrid, 5 libri e un racconto per viverla con passione

Trieste, cinque libri e un po' di poesia per scoprire la città di Italo Svevo

Havana, cinque libri per lasciarsi affascinare

Addio ad Antonio Tabucchi
 
 

Verso l’altrove: il viaggio infinito di Antonio Tabucchi


Viaggi e altri viaggi, particolare della foto di copertina © Doisneau/Rapho/Contrasto

Da Lisbona a Buenos Aires, da Bombay a Melbourne, da Gerusalemme a Kyoto, da Parigi a Madrid e a Creta, da Genova a Pisa. Antonio Tabucchi riassume in un prezioso taccuino i suoi Viaggi e altri viaggi (Feltrinelli) alla ricerca di “quel” luogo che siamo un po’ anche noi.



Un’opera spuria e tuttavia compatta, per ammissione dello stesso autore, un mosaico di paesaggi al tramonto e ispirati passaggi, una guida turistica davvero sui generis, un giro del mondo (guardate il planisfero in coda al volume) in cinquanta brevi, spesso folgoranti, apologhi. In compagnia di poeti, artisti, scrittori che di ciascun luogo incarnano l’anima, l’essenza. Classici come Leopardi, Borges, Kavafis e Mishima ma anche personaggi più da “iniziati” come il Nobel egiziano Naghib Mahfuz, che ci accoglie in un caffè del Cairo, e la poetessa portoghese Sophia del Mello Breyner, raffinata interprete della “mediterraneità” della Grecia. E naturalmente Fernando Pessoa, di cui Tabucchi è esegeta e traduttore, che racconta Lisbona con le sue imprevedibili sembianze, in un gioco sottile di rimandi ed eteronimie.



Tabucchi intende il viaggio come categoria ontologica dell’esistenza, oltre che indispensabile seme narrativo. Più che con la memoria, lo apparenta col sogno. Rimane vivo se si conservano le emozioni sprigionate da un luogo in un fuggente attimo. Come la saudade, l’intraducibile “nostalgia del futuro” che abbranca d’improvviso sul lungo Tejo. Come l’India e il suo misterioso sortilegio che ha ghermito generazioni di scrittori da Gozzano a Pasolini e allo stesso Tabucchi di Notturno Indiano: “Farci compiere un viaggio circolare alla fine del quale forse ci troviamo davvero di fronte a noi stessi. Senza sapere chi siamo.”



Uscire allo scoperto, incontrare la bellezza o qualcosa che le somiglia può essere “perturbante”: accadde già un paio di secoli fa a Stendhal, vittima della malia di Santa Croce, offrendo agli psichiatri materia per una sindrome misteriosamente connessa al sublime. Un malessere sempre attuale oggi che la “laidezza del mondo è di casa nello schermo televisivo”. Ma nei luoghi segnati dal conflitto, specie di matrice religiosa, il disagio può sconfinare nell’angoscia. Come a Gerusalemme, la Città Santa per eccellenza dove la pratica del monoteismo è paradossalmente incarnata da diverse fedi che litigano fra loro per la suprema investitura, la “città dove tutti ricordano di aver dimenticato qualcosa” secondo la fulminante definizione di Yehuda Amichai.

Se la paura e una certa dose di disagio appaiono consustanziali al viaggio, così come ogni incontro con l’”altro da sé”, la cultura offre un potente antidoto al morbo dell’isolamento. Perché si viaggia anche con l’immaginazione, ascoltando la voce di chi ha valicato i limiti imposti dall’ignoranza, dalla coscienza o dalla geografia. Il segreto che ogni viaggio reca con sé, ci lascia detto Tabucchi, è il suo potente antidoto contro l’intolleranza, l’àncora esistenziale tesa per accordare libertà, bellezza e convivenza. Come ha detto la poetessa Wislawa Szymborska, “le sole frontiere che non cambieranno mai sono quelle del corpo umano e ciò che prova se esse sono violate”.

La rappresentazione del mondo invece è mutevole per definizione, labili i confini. Traversare il fiume e guardare il paesaggio dall’altra sponda è una semplice esperienza e una buona metafora per sintetizzare l’opera di Antonio Tabucchi, scrittore mediterraneo e Senzaterra. Che ci insegna a viaggiare per cercare noi stessi ma anche a guardare il mondo con gli occhi dell’altro, per evitare il pericoloso equivoco di pensare che questa terra “ci appartenga” e non ci sia data, semplicemente, “in prestito”.

michele.lauro

Lunedì 13 Dicembre 2010

Vedi anche:

Il treno fantasma di Paul Theroux: viaggiare è un blues sulla lunga distanza
http://blog.panorama.it/libri/2010/12/13/verso-laltrove-il-viaggio-infinito-di-antonio-tabucchi/








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