L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 29 marzo 2012

ARRESTATO IN SPAGNA A MADRID L'8 APRILE 1984 DON TANO BADALAMENTI IL FIGLIO VITO ED IL NIPOTE PIETRO ALFANO

UNA TARGA PER DON TANO (Badalamenti) 


articoli - Antimafia&mafia
Scritto da Salvo Vitale   
Giovedì 29 Marzo 2012 16:39
Tano BadalamentiHa creato sdegno, sconcerto, rabbia, irritazione, particolarmente in Italia, la notizia che al Mob Museum di Los Angeles è stata collocata una targa dedicata al boss Gaetano Badalamenti. Il MOB è il primo museo tematico sulla criminalità organizzata, inaugurato appena il 18 febbraio scorso, tra malumori, ostilità e aperte prese di posizione contrarie, soprattutto da parte degli italo-americani, i cui esponenti di provenienza criminale sono particolarmente rappresentati
Il museo costituisce una importante rassegna di documenti, testimonianze, notizie, immagini, reperti della criminalità e della lotta sostenuta dalle forze dell'ordine americane contro la mafia nazionale e internazionale. All'interno della struttura è ricostruito il percorso criminale di boss come Al Capone, Lucky Luciano, Bugsy Siegel, Frank Costello , Albert Anastasia e il modo in cui si è arrivati alla fine della loro carriera criminale. In questo contesto non poteva mancare Gaetano Badalamenti, il boss di Cinisi che fu uno dei primi a scoprire la redditizia attività dei traffici di droga e che, grazie a un triumvirato con Stefano Bontade e con Luciano Leggio, nel 1970 ricostituì la Cupola mafiosa e la resse sino al 1978, anno in cui venne "posato" e sostituito da Michele Greco, ma anno anche in cui venne ucciso, per sua mano, Peppino Impastato. Quando tutti lo davano per spacciato, l'8 aprile 1984 venne arrestato a Madrid a seguito di una vasta operazione condotta dalla Criminalpol , dalla Guardia di Finanza, dal Dipartimento Antinarcotici Americano (DEA), dalla polizia spagnola e da quella svizzera. Assieme a don Tano venne catturato il figlio Vito e il nipote Pietro Alfano, mentre altri due nipoti, Faro Lupo e Vincenzo Randazzo furono arrestati in USA. Il tutto all'interno dell'operazione "Pizza Connection", costata 4 miliardi di lire. Badalamenti venne estradato, malgrado le richieste della magistratura italiana, negli USA, dove venne processato e condannato a 47 anni per traffico di droga. Morì in carcere, per cancro, a 81 anni, nel centro medico federale di Devens, dove era stato trasferito dal carcere di Fairton. Due anni prima era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Peppino Impastato.
Sulla targa dedicata al boss è scritto: "Gaetano Badalamenti, celeberrimo boss della mafia siciliana, si distinse per essere stato il capo di un giro di traffico di eroina internazionale multimiliardario che andava da Brooklyn alla Sicilia». A parte il fatto che il traffico di droga andava dalla Sicilia a Brooklyn, la notizia ha sollevato un vespaio di proteste, a cominciare da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il quale ha dichiarato: "Purtroppo la mafia viene spesso considerata un fenomeno di folklore, soprattutto all'estero. Così facendo non si incoraggia la diffusione di una cultura antimafia, che esiste da quando esiste questo fenomeno. Non bisogna mai dimenticare che la mafia, nel tempo, ha sempre avuto dei contestatori e che ci sono state delle persone che hanno dato la loro vita per combatterla". Vibrante anche la protesta del giudice anticamorra Vincenzo Macrì, il quale ha detto: "Cosi si applicano dinamiche revisionistiche e si tenta di storicizzare un fenomeno tutt'altro che finito. Sul piano culturale è pericoloso perché si tenta di circoscrivere la mafia in modo che la gente possa dire "è roba da museo" ed è finalizzata a creare un alone leggendario attorno a squallidi criminali».
Il portavoce del museo Mike Doria, in un'intervista su "KlausCondicio", la trasmissione in onda su YouTube condotta da Klaus Davi e riportata dal giornalista Francesco Parrella, ha candidamente dichiarato: "Non crediamo di irritare la sensibilità di nessuno: i mafiosi sono protagonisti della storia e la gente vuole conoscere la loro storia... Il nostro obiettivo non è affatto la celebrazione della mafia... Abbiamo privilegiato i mafiosi che si ammazzavano tra di loro... Dedicare spazio alla storia della mafia aiuta il turismo. Siamo ai ritmi di mille visitatori al giorno». Anche in Italia un museo simile, secondo Doria, «potrebbe funzionare». Il portavoce spiega inoltre che nella struttura del Nevada c'è anche un settore dedicato alle vittime del crimine, come Joe Petrosino, e ai pentiti, come Tommaso Buscetta. Il conduttore non ha escluso, in futuro altre menzioni per Falcone, per Borsellino o per Peppino Impastato ucciso proprio da Badalamenti,
La considerazione del giudice Macrì, cioè che il rischio è quello di considerare la mafia "roba da museo", quando ancora essa è viva e vegeta, o di creare un alone di leggenda attorno ai criminali, è fondata. E tuttavia bisogna tener presente che carovane di turisti vanno giornalmente a visitare la casa di don Tano a Cinisi, i beni confiscati ai mafiosi di Corleone o, addirittura, la tomba del bandito Giuliano: la storia del crimine ha il suo "fascino oscuro" e suscita interesse.
A parte tutto si può discutere se è più educativo conoscere la storia ei crimini dei boss o ignorarne del tutto l'esistenza. La targa a Badalamenti, in un museo di targhe dedicate ai mafiosi della sua risma, non dovrebbe stupire nessuno: perché gli altri sì e lui no? Che diamine!! Siamo davanti a uno dei più importanti boss della mafia, il boss dei due mondi, capace di unire in un unico amoroso amplesso i criminali americani e quelli siciliani, come già aveva fatto Lucky Luciano, il quale ha la sua brava targa. Riteniamo pertanto vuota retorica la pubblicità che si è voluta dare a un evento da giudicare nel contesto in cui è inserito e nella mentalità americana del far businnes e pubblicità a se stessi anche per quel che riguarda la storia del crimine. Don Tano è un grande, ha dato nome e lustro a Cinisi, dove, non bisogna dimenticare, c'è una via intestata a Salvatore Badalamenti, partigiano, suo fratello, ucciso vicino a Cuneo, in circostanze poco chiare. Don Tano stesso si è vantato, al processo Impastato, di avere dato un personale contributo alla liberazione dell'Italia dal fascismo. Ma va!!! Non aveva mobilitato i suoi picciotti per appoggiare il golpe di Junio Valerio Borghese nel 1970?.
E' morto in carcere da vero boss, senza il minimo segnale di pentimento, senza nessuna ammissione sul suo ruolo di mafioso. E' saputo sfuggire alla caccia senza quartiere che Totò Riina aveva scatenato contro di lui, uccidendogli una trentina di parenti e amici.
"Don Tano che è un uomo di grande fede, di fede immensa, un uomo che crede fino in fondo nella divinità, che crede fino in fondo nei santi, nella pace divina, nella pace eterna. Don Tano che ha dato due milioni per festeggiare la santa del Furi. La festa l'ha pagata lui, don Tano, che non è mai un malo cristiano, è sempre stato un santo cristiano, don Tano che prega...." Questo diceva di lui Peppino Impastato a Radio Aut, nella trasmissione "Onda Pazza" del 28-4-1978, dieci giorni prima di essere ucciso. E quindi bene la targa, viva don Tano, avviamo il processo di beatificazione, Tano da morire, onnipresente, pan-Tano, (pan in greco significa tutto), vicino e lon-tano, Napole-tano, caffe-tano, gae-tano, caser-tano, sciacchi-tano, samari-tano, spar-tano,dere-tano, but-tano.

http://www.corleonedialogos.it/component/content/article/2349.html

Avverso  il  menzionato  decreto  di  sottoposizione  e  confisca,  i difensori del “Omissis” proponevano  ricorso  in  appello,  chiedendo declaratoria di non luogo a misura di’ prevenzione, la  revoca  della confisca adottata e la riduzione al minimo  della  misura  personale.  Anche nel corso del secondo grado di giudizio, il “Omissis” e’  stato ritenuto socialmente  pericoloso  perche’  validamente  indiziato  di appartenenza ad associazione di tipo mafioso, operante, tra  l’altro, in Cinisi e zone limitrofe e facente capo al noto esponente “Omissis” (fu “Omissis”, cl. “Omissis”), gia’ sottoposto al soggiorno obbligato e arrestato in Spagna insieme a uno dei suoi  figli,  su  mandato  di cattura  internazionale,  quale  imputato  di  associazione  di  tipo mafioso (art. 416 bis c.p.) e altri gravi reati.

Tra gli elementi a fondamento del giudizio di  pericolosita’  sociale del “Omissis” rileva notevolmente la  sua  qualita’  di  socio  della “s.p.a.  “Omissis”,  nata  dalla   trasformazione   della   “Omissis” costituita il 13 maggio 1974 dai fratelli “Omissis”, noti trafficanti di stupefacenti. La “Omissis” con sede in Capaci’  aveva  un  oggetto molto vario  come,  ad  esempio,  acquisto  di  terreni  edificabili, realizzazione  di  fabbricati,  assunzione  di  appalti  pubblici   e privati, gestione di alberghi, bar, ristoranti, impianti  sportivi  e stabilimenti balneari.

(Fonte Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012 PAG 8  ) 


DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012 Scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina della commissione straordinaria.


L’Amministrazione comunale di Isola delle  Femmine,  rinnovata  nelle predette consultazioni del giugno 2009, appare soggetta  a  forme  di condizionamento  da  parte  di  soggetti  appartenenti  alla   locale famiglia  mafiosa,  in  assoluta  continuita’,   peraltro,   con   la precedente compagine amministrativa che vedeva al vertice il medesimo primo cittadino.

Infatti, se si tiene conto del contesto  criminale  sopra  descritto, non stupisce come una famiglia mafiosa tanto attiva in  vari  settori dell’economia locale e che, soprattutto  nell’ultimo  periodo,  aveva acquisito un ruolo rilevante nel nuovo assetto di Cosa  Nostra  della provincia di Palermo, delineatosi secondo le direttive dei “Omissis”, sia stata assolutamente in grado di’ infiltrarsi nelle  attivita’  di pubblico interesse che l’Amministrazione di Isola  delle  Femmine  e’ chiamata a regolare.
Inoltre, la particolare  levatura  degli  esponenti  di  Cosa  Nostra operanti nel territorio di Isola delle Femmine e  le  loro  relazioni parentali con  componenti  attuali  della  Giunta  Municipale  e  del Consiglio Comunale nonche’ dell’apparato burocratico,  contribuiscono a costituire un dato indicativo  sotto  il  profilo  della  “densita’ criminale” e della correlata capacita’ di penetrazione  della  locale famiglia mafiosa nelle  piu’  svariate  sfere  della  vita  pubblica, economica e sociale della comunita’.
Questo  dato  va  contestualizzato  tenendo  conto,  altresi’,  della peculiare posizione geografica nella quale si colloca  il  Comune  di Isola delle Femmine, vicinissimo  al  capoluogo  e  lungo  la  fascia costiera, che lo rende idoneo a divenire il  fulcro  degli  interessi economici di Cosa Nostra, primi fra tutti il racket delle  estorsioni e le speculazioni edilizie.

Lo stretto legame tra la famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, con al vertice “Omissis” e i “Omissis”, i  quali  a  loro  volta  avevano esteso la loro influenza sull’intera provincia di Palermo, e’ un dato indicativo, infine, di quanto  potente  sia  la  forza  intimidatoria della criminalita’ organizzata  nel  territorio  di  riferimento,  al punto  che   diversi   fra   gli   stessi   esponenti   politici   ed amministratori, contigui piu’ o meno da vicino ad  ambienti  mafiosi, hanno avuto e continuano ad avere un ruolo determinante nella vicenda amministrativa dell’ente.

Le ingerenze nelle funzioni e nei  compiti  curati  dall’ente  civico hanno preso corpo e si sono tradotte  in  molteplici  illegittimita’, abusi,  eccessi,  sviamenti  di  potere  e  anomalie   dell’attivita’ amministrativa, tutti tesi a favorire economicamente o sotto forma di altre utilita’, soggetti a vario  titolo  collegati,  direttamente  o indirettamente, a esponenti della locale consorteria mafiosa e,  piu’ in generale, di Cosa Nostra.
L’accesso agli atti dell’amministrazione, infatti  ha  consentito  di fare luce sui condizionamenti della criminalita’ organizzata  locale, che si sono tradotte in atti amministrativi adottati  nel  corso  del periodo oggetto di osservazione della Commissione ispettiva,  che  va principalmente dal giugno del 2009 al 2012.
Si  puo’  decisamente  affermare,  inoltre,  che  l’influenza   della famiglia mafiosa nella sfera politica e amministrativa locale  si  e’ protratta   nel   tempo,   determinando   situazioni   di   obiettiva incompatibilita’ in soggetti che ricoprono cariche  istituzionali  di primo piano.

Giova rammentare infine che oltre al Sindaco, che come gia’ detto  e’ al suo secondo mandato dopo avere ricoperto cariche anche  durante  i mandati sindacali di “Omissis”, diversi altri componenti dell’attuale giunta e consiglio comunale occupavano cariche politiche anche  nella precedente   amministrazione   (“Omissis”,   “Omissis”,    “Omissis”, “Omissis”). Tate circostanza pone le due amministrazioni susseguitesi a Isola delle Femmine, dal 2004  ad  oggi,  in  assoluta  continuita’ anche - come vedremo in seguito -  dal  punto  di  vista  dell’azione amministrativa.

I collegamenti tra la politica locale e la famiglia mafiosa di  Isola delle Femmine  Il corpo politico chiamato a reggere l’amministrazione di Isola delle Femmine,  sin  dal  suo  insediamento  e’  apparso  composto  da   un significativo  numero  di  soggetti  i   quali,   per   parentele   e frequentazioni o  legami  d’interesse,  alla  luce  della  situazione socio-economica di quel territorio nonche’ del sicuro  radicamento  e diffusione della locale famiglia mafiosa, sono esposti  ai  tentativi di infiltrazione  e  condizionamento  posti  in  essere  da  soggetti affiliati o a vario titolo contigui alla criminalita’ organizzata. 

Al   riguardo,   si   riportano   di   seguito   gli   elementi    di controindicazione emersi. Il Vice Sindaco, “Omissis”, e’  nipote  acquisito  di  “Omissis”:  il rapporto di parentela deriva dal fatto che il  “Omissis”  e’  sposato con “Omissis”, figlia di “Omissis” (classe “Omissis” omonimo del capo famiglia), la cui sorella, “Omissis”, e’ coniugata con “Omissis”.  L’Assessore “Omissis”e’ nipote  acquisito  del  noto  “Omissis”  (ci.  “Omissis” attualmente detenuto), avendo sposato “Omissis”, figlia  di “Omissis” (ci. “Omissis”) fratello maggiore del citato capo famiglia.  L’Assessore, inoltre e’ cognato di “Omissis” (cl. “Omissis”) titolare del bar “Omissis” sito in “Omissis” di Isola delle Femmine sul  conto del quale si dira’ in seguito.


“Omissis”, nato a Torretta il “Omissis”,  e’  un  altro  elemento  di spicco della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine  che,  oltre  ad annoverare precedenti penali per estorsione aggravata dalle modalita’ di  tipo  mafioso,  sembra  avere  contribuito  a   condizionare   in particolar modo  l’operato  dell’Amministrazione  Comunale  di  Isola delle Femmine.
Questi, come “Omissis”, veniva tratto in arresto il 13 dicembre  2010 nell’ambito dell’operazione “ADDIOPIZZO 5” in esecuzione di ordinanza di applicazione della misura coercitiva della custodia  cautelare  n. 11213/08 R.G.N.R. e 11998/08 R.G. G.I.P. emessa il  9  dicembre  2010 dal Tribunale  di  Palermo,  Sezione  del  Giudice  per  le  Indagini Preliminari, essendo gravemente indiziato di reita’ in riferimento al delitto di estorsione aggravata da modalita’ mafiosa (delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv, 629 comma 2° e art. 7 D.L.  13  maggio  1991 nr.152, conv. nella legge 12 luglio 1991 nr.203)  per  essersi  -  in concorso con i piu’  noti  “Omissis”  ed  altri  -  con  piu’  azioni esecutive  di  un  medesimo  disegno  criminoso,  mediante   minaccia consistita nel manifestare la propria  appartenenza  all’associazione mafiosa Cosa Nostra, ed in virtu’ della forza derivante  dal  vincolo associativo  relativo  alla  predetta  organizzazione,  procurati  un ingiusto    profitto,    costringendo    l’imprenditore    “Omissis”, amministratore unico della “Omissis” e C. S.n.c., a versare, in  piu’ soluzioni, ventimila euro, in relazione ai lavori di  costruzione  di una scuola materna che lo “Omissis”stava effettuando  nel  Comune  di Cinisi e costringendo  il  medesimo  imprenditore  a  cedere  in  sub appalto  parte  dei  lavori  alle  ditte  di  “Omissis”,   “Omissis”,”Omissis” e “Omissis”. Nella vicenda, “Omissis” aveva svolto il ruolo di esecutore delle richieste estorsive e di esattore della  somma  di denaro, mentre  i  piu’  noti  “Omissis”  e  “Omissis”  agivano  come mandanti delle pretese estorsive.
Con sentenza n. 736/12 emessa in data 15 giugno 2012, il Tribunale di Palermo - Giudice dell’Udienza Preliminare condannava “Omissis”  alla pena di anni sei di reclusione ed euro mille di multa per  estorsione aggravata e continuata in concorso.
Con medesima sentenza, il G.U.P. di Palermo condannava “Omissis” alla pena di anni dieci di reclusione e alla multa di euro quattromila per lo stesso reato.
“Omissis”, nato a Isola delle Femmine (PA) il “Omissis”, risulta gia’ sottoposto, in data 28 dicembre  1984,  alla  misura  di  prevenzione della sorveglianza speciale di PS. per la durata di tre anni. La  sua pericolosita’ sociale si evidenzia anche avuto riguardo ai legami  di frequentazione intrattenuti con “Omissis”, il predetto “Omissis”,  ed altri esponenti di calibro della  criminalita’  organizzata  -  tutti colpiti da provvedimenti giudiziari per associazione di tipo mafioso.  Il predetto “Omissis” inoltre risulta avere partecipato alle societa’ prima citate, riferibili al clan dei  “Omissis”,  quali  la  “Omissis s.p.a.” e la “Immobiliare Omissis”, costituita unitamente a “Omissis” e a “Omissis”, suo cognato avendo  lo  stesso  “Omissis”  sposato  la sorella di questi “Omissis”.
“Omissis”, inoltre, risulta avere partecipato - il 4 dicembre 2002  - ai funerali di “Omissis” classe “Omissis”, madre  del  capo  famiglia “Omissis, unitamente a “Omissis”.

(Fonte Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012  )

LO PICCOLO Salvatore, LO PICCOLO Sandro, DI MAGGIO Gaspare, PUGLISI Francesco, EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe, CINÀ Pietro

13) per il delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv, 629 comma 2° e art. 7 D.L. 13 maggio 1991 nr.152, conv. nella legge 12 luglio 1991 nr.203 per essersi, in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, mediante minaccia consistita nel manifestare la propria appartenenza all’associazione mafiosa Cosa Nostra, ed in virtù della forza derivante dal vincolo associativo relativo alla predetta organizzazione, procurati un ingiusto profitto, costringendo limprenditore SPALLINA Luigi, amministratore unico della Spallina Costruzioni di SPALLINA Luigi e C. Snc., a versare, in più soluzioni, ventimila euro, in relazione ai lavori di costruzione di una scuola materna che lo SPALLINA stava effettuando nel Comune di Cinisi e costringendo il medesimo imprenditore a cedere in sub appalto parte dei lavori alle ditte di EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINÀ Pietro; agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese estorsive;
DI MAGGIO Gaspare come materiale esecutore delle richieste estorsive;
PUGLISI Francesco come esecutore delle richieste estorsive ed esattore della somma di denaro;
EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINÀ Pietro, come percettori finali dei profitti derivanti dallimposizione all’imprenditore dei sub appalti ottenuti utilizzando la forza del vincolo associativo relativo allorganizzazione mafiosa.  Con la recidiva specifica, reiterata, infraquinquennale per LO PICCOLO Salvatore ( art.99 comma 1, comma 2 n.1 e 2, comma 3, comma 4, comma5);
Con la recidiva specifica, reiterata, infraquinquennale per LO PICCOLO Sandro ( art.99 comma 1, comma 2 n.1 e 2, comma 3, comma 4, comma5);
Con la recidiva specifica infraquinquennale reiterata per CINÀ Pietro (art.99 comma 1, comma 2 n.1 e 2, comma 3) In Cinisi nellanno 2007.

(ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE N. 11213/08 R.G.N.R. pag 9)
Si ritengono pertanto raggiunti sufficienti elementi indiziari a carico degli indagati in ordine alla consumazione del reato di estorsione aggrvata in danno dell‘imprenditore SPALLINA, agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese estorsive,
DI MAGGIO Gaspare come materiale esecutore delle richieste estorsive, PUGLISI Francesco come esecutore delle richieste estorsive ed esattore della somma di denaro, EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINA‘ Pietro, come percettori finali dei profitti derivanti dall‘imposizione all‘imprenditore dei sub appalti ottenuti utilizzando la forza del vincolo associativo relativo all‘organizzazione mafiosa.
(ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE N. 11213/08 R.G.N.R. pag 342 )

17.5 “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
L‘estorsione in oggetto veniva accertata sulla base dei dati incrociati costituiti dalle dichiarazioni del collaboratore BRIGUGLIO e dai preziosissimi riscontri forniti dal monumentale carteggio sequestrato ai LO PICCOLO nel corso del blitz di Giardinello.
Le prime tracce della vicenda in oggetto sono rinvenibili nel pizzino D12 già menzionato manoscritto da Gaspare DI MAGGIO di cui si riporta il relativo stralcio.
Stralcio pizzino D 12
D12
Carissimo padrino, la sequente vi venga a trovare in ottima salute.
Noi bene.
Ti scrivo l‘entrate e uscite di tutto l‘anno 2006
Entrate = € 3470 rimanenza anno 2005 * € 1500 lavoro di fronte
biviratura * € 12000 acconto recinzione P.Raisi * € 8500 acconto
lavoro scuola * € 2500 conto chiuso anno 2005 “Mar” *
€ 9700 conto chiuso anno 2006 ―Mar * Azzolini € 1500 *
cemento (cinisi) €8000 * € 7000 SPIGA acconto P.Raisi*
€ 5000 acconto lavoro Comune * D‘ARRIGO acconto Montagna
€ 2000 + acconto P.Raisi 5000 =
Al fine di identificare la scuola in oggetto la P.G. svolgeva accertamenti a seguito dei quali si appurava che presso la scuola materna comunale ―Papa Giovanni Paolo II ubicata a Cinisi in via Luigi Einaudi, alle spalle della scuola elementare ―Tenente Anania sita in via Sacramento, erano stati realizzati lavori ad opera dall‘A.T.I. Spallina Costruzioni e Spallina Lucio con sede a Gangi in via Repubblica nr. 63.
Veniva pertanto sentito a sommarie informazioni SPALLINA Luigi, amministratore unico della Spallina Costruzioni di SPALLINA Luigi e C. Snc., il quale riferiva che nell‘anno 2004 la sua impresa si era aggiudicata l‘appalto per la costruzione di una scuola materna nel comune di Cinisi, bandito dal comune, per un importo di euro un milione e trecentomila.
Poco dopo l‘inizio dei lavori era stato avvicinato da DI MAGGIO Gaspare, il quale gli aveva chiesto l‘assunzione di soggetti e di fare lavorare imprese del paese, tra le quali la ditta del fabbro EVOLA Alberto.
Poco tempo dopo si presentava in cantiere un uomo a nome PUGLISI il quale gli imponeva il pagamento del pizzo, pari al 3% dell‘importo dell‘appalto, nonché la concessione in sub appalto di alcuni lavori ad imprese da lui consigliate. In particolare, a seguito dell‘intervento dell‘uomo, i lavori di movimento terra venivano affidati all‘impresa gestita da PUGLISI Baldassare di Torretta. Quest‘ultimo pochi giorni dopo aveva condiviso la realizzazione delle opere con l‘impresa gestita da DI MAGGIO Lorenzo di Torretta.
Lo SPALLINA riferiva che per il fatto di avere concesso i lavori in sub appalto a imprese vicine al DI MAGGIO, era riuscito a mediare la cifra impostagli a titolo di pizzo Infatti, anziché del 3% dell‘importo dell‘appalto, aveva pagato in più soluzioni la cifra di 20.000 euro che consegnava personalmente al PUGLISI.
Si provvedeva a mostrare allo SPALLINA un album fotografico all‘interno del quale riconosceva:
 DI MAGGIO Gaspare quale soggetto presentatosi a chiedere l‘assunzione di qualche operaio e di fare lavorare l‘impresa di EVOLA Alberto di Cinisi;
 DI MAGGIO Giuseppe, figlio di Lorenzo, quale soggetto impegnato nella realizzazione delle opere in cantiere;
 DI MAGGIO Lorenzo quale soggetto che aveva affiancato il PUGLISI nella realizzazione dei lavori di movimento terra nel cantiere di Cinisi, aggiungendo che anche se la ditta era intestata al figlio, gli interessi erano curati dal padre Lorenzo. Nella circostanza riferiva che DI MAGGIO Lorenzo gli aveva imposto che le opere di elettricità venissero svolte da CINA‘ Pietro214 di Palermo. Si rappresenta che il titolare dell‘impresa della famiglia DI MAGGIO, risulta DI MAGGIO Antonio cl. 79, soggetto non riconosciuto dallo SPALLINA nella foto mostratagli;
 PUGLISI Francesco quale soggetto al quale aveva consegnato 20 mila euro in diverse soluzioni, relativi al pizzo per la realizzazione dei lavori nel cantiere di Cinisi. Lo SPALLINA riferiva di non essere a conoscenza che l‘uomo era figlio di Baldassare;
 Infine riconosceva EVOLA Alberto e CINA‘ Pietro i quali gli erano stati imposti per la realizzazione degli infissi e dell‘impianto elettrico.

In merito all‘estorsione in danno dell‘impresa che ha realizzato i lavori presso la scuola materna di Cinisi, il collaboratore di giustizia BRIGUGLIO Francesco in data 20.01.2009 riferiva: ―Sono a conoscenza di una estorsione per lavori ad una scuola di Cinisi come riportato nei pizzini sequestrati ai LO PICCOLO;
Il collaboratore veniva specificamente risentito sul punto nell‘interrogatorio del 05.02.2009. Nell‘occasione veniva anche esibito il pizzino ZD12 sopra menzionato e il BRIGUGLIO sul punto riferiva:
interrogatorio di BRIGUGLIO Francesco del 5-2-2009
―Estorsione in danno di: ―LAVORO SCUOLA annotata in un pizzino sequestrato ai LO PICCOLO. Si tratta di una estorsione relativa della realizzazione di una scuola materna sita in Cinisi, alle spalle della vecchia scuola elementare, ad opera di una ditta di fuori della quale non conosco il nome. Per tale estorsione mi risulta sia stata pagata la somma di ottomila euro a titolo di parziale pagamento del pizzo;
Successivamente, nel corso dell‘interrogatorio del 06.02.2009 il BRIGUGLIO aggiungeva: ―€ 8500 acconto lavoro scuola fa riferimento alla messa a posto per la costruzione di un edificio scolastico a Cinisi. Di ciò si era occupato EVOLA Alberto.
Oltre al manoscritto D 12 (più volte menzionato) redatto da Gaspare DI MAGGIO, nel quale si trova annotato un pagamento, verosimilmente effettuato dall‘impresa che ha realizzato i lavori della scuola di Cinisi, si segnala quale documento probabilmente pertinente alla questione, il manoscritto P 7 , redatto da Sandro LO PICCOLO in cui genericamente compare l‘indicazione ―scuola Cinisi:
Stralcio pizzino P 7

Altro documento che si ritiene attinente all‘estorsione in questione è quello catalogato E21, dattiloscritto privo di firma. Tuttavia, dall‘esame del contenuto, alla luce degli elementi di novità ricavati delle dichiarazioni dello SPALLINA che ha riferito sull‘imposizione della ditta di CINA‘ Pietro per la realizzazione degli impianti elettrici, nonché dal raffronto con il documento D22 firmato ―Alfa215, anch‘esso dattiloscritto che presenta caratteri di scrittura meccanica visibilmente simili, ad esempio l‘uso continuativo del maiuscolo, si ritiene potere attribuire il succitato documento E21 a CINA‘ Pietro.
Si riporta di seguito uno stralcio del documento E21 in questione:

Per un utile raffronto si riporta uno stralcio del documento D22 attribuibile inequivocabilmente a CINA‘ Pietro:
Si ritengono pertanto raggiunti sufficienti elementi indiziari a carico degli indagati in ordine alla consumazione del reato di estorsione aggrvata in danno dell‘imprenditore SPALLINA, agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese estorsive,
DI MAGGIO Gaspare come materiale esecutore delle richieste estorsive, PUGLISI Francesco come esecutore delle richieste estorsive ed esattore della somma di denaro, EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINA‘ Pietro, come percettori finali dei profitti derivanti dall‘imposizione all‘imprenditore dei sub appalti ottenuti utilizzando la forza del vincolo associativo relativo all‘organizzazione mafiosa
(ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE N. 11213/08 R.G.N.R. da pag 338 a pag 342 )

La ferrea legge del pizzo al 3 per cento per i cantieri di case, scuole e caserme

ARRIVANO pochi giorni dopo l' apertura del cantiere e chiedono: «Che state facendo?». E subito dopo: «Da dove venite?». Non si presentano e non aggiungono altro. Salutano e se ne vanno lasciando l' interlocutore con una certezza: qualcun altro, prima o poi, verrà a incassare direttamente. Un contributo a Natale e a Pasqua o, se il lavoro è di una certa rilevanza, un' una tantum, il 3 per cento sull' importo complessivo. Prezzi fermi al vecchio tavolino degli appalti, quello che l' allora ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, Angelo Siino, gestiva con successo negli anni Ottanta, spartendosi la torta degli appalti pubblici con politici e imprenditori. Ma qui a incassare sono solo i mafiosi, gli esattori della cosca che ha monopolizzato il racket del pizzo su ogni genere di attività imprenditoriale: dall' edilizia allo spettacolo. Storie parallele quelle dei Conigliaro, padre e figlio, imprenditori edili, titolari della "Comat" che ha pagato per il complesso di 18 ville nella zona di via dell' Olimpo, per le due palazzine di Carini e per 45 alloggi a Capaci, e quella di Emerico Lino, dipendente regionale, funzionario già in forza agli Enti locali (e oggi alla Presidenza) che ai mafiosi lasciava i soldi in una busta nella portineria dell' assessorato. Una sorta di "obolo" per la sua seconda attività, quella di organizzatore degli spettacoli della sua compagna, l' attrice teatrale Luciana Turina. Non ci voleva molto a farsi dare i soldi da lui, la paura era troppa: il primo faccia a faccia minaccioso, la macchina bruciata. Alla fine, appena sentiva la voce degli esattori al telefono che gli chiedevano un incontro, Emerico Lino anticipava i tempi e chiedeva subito quanto "doveva" pagare. Da 150 a 750 euro alla volta, e chi incassava spesso ci pagava solo l' affitto di casa. Per ottenere il pagamento del pizzo per un grosso lavoro da un milione di euro per la ristrutturazione di Villa Amari-Bonocore-Maletto, ai mafiosi bastò non fare mai arrivare nel cantiere la gru a torre fornita da un' impresa subappaltatrice. Quando all' imprenditore Armando Fecarotta il titolare della ditta spiegò che «non poteva» mandare la gru, per sbloccare i lavori bastò promettere un "regalo". «Da lì a pochi giorni - racconta l' imprenditore - venne montata la gru e nell' arco di alcuni mesi, in due, tre rate, consegnai 12.500 euro». Un altro imprenditore, Antonino Candela, che si era aggiudicato alcuni lavori all' interno dell' aeroporto "incontrò" i suoi esattori per strada. Un tale, presentatosi come Roberto, lo fermò a Carini mentre attraversava il paese in macchina e gli chiese di «regolarizzare la sua posizione» con l' organizzazione. «Almeno facciamo una cifra ragionevole», implorò l' imprenditore. «Il 3 per cento», fu la risposta. E tanto pagò. Alla regola, naturalmente, non sfuggirono i lavori di un altro appalto, quello per la caserma militare Bichelli a San Lorenzo, andati sempre alla Sicania servizi srl. Per la costruzione della scuola materna di Cinisi, la famiglia mafiosa di Gaspare Di Maggio pretese, oltre ai soldi, anche assunzioni e lavori in subappalto per alcune ditte artigiane del paese, a cominciare da quella del fabbro Alberto Evola. Un surplus di tangente che consentì all' imprenditore aggiudicatario della costruzione della scuola, Luigi Spallina, di ottenere uno sconto sul previsto 3 per cento. Spallina pagò ventimila euro e cedette a ditte segnalate dai mafiosi i lavori di movimento terra, la realizzazione di infissi e impianto elettrico. Al titolare della discoteca "Goa" e del locale "Baia del corallo" di Sferracavallo, due luoghi cult delle notti palermitane, le cosche mandarono un estorsore ragazzino. «Aveva tra i 16 e i 22 anni - racconta Marcello Barbaro - mi avvicinò mentre mi dirigevo verso il locale. Pensavo che si trattasse di uno dei tanti giovani che frequentano la discoteca e che chiedono di poter accedere al locale. Invece mi disse che era stato mandato per informarmi della necessità che mi mettessi a posto. Mi disse che erano necessari cinquemila euro a Natale e cinquemila a Pasqua. Gli dissi che non avevo mai pagato e che non volevo pagare adducendo, tra l' altro, che fra i miei soci vi era anche un poliziotto. Il ragazzo mi rispose: "Quelli vengono a sapere tutto..."». Un dialogo, quello tra il gestore del "Goa" e il baby-estorsore, interamente registrato dal cellulare dell' imprenditore, una formidabile testimonianza audiovideo finita agli atti dell' inchiesta della Procura. E il questore Nicola Zito dice: «L' attività estorsiva c' è,è evidente, ma confidiamo nei risultati di oggi e del passato perché si volti definitivamente pagina. Denunciare nonè solo questione di coraggio, ma di convenienza».

ALESSANDRA ZINITI


SALVO PALAZZOLO
Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo Piccolo per ogni appalto che realizzavano, adesso hanno deciso di denunciare gli esattori del pizzo. Le dichiarazioni di tredici imprenditori sono state determinanti per l’ultima indagine della squadra mobile e della Procura di Palermo nei confronti di 63 persone accusate di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l’arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono finiti in manette questa notte.
I provvedimenti riguardano presunti mafiosi, ma anche insospettabili imprenditori che avrebbero fatto da prestanome. I boss avevano deciso di investire in nuove attività: uno dei più noti centri benessere del centro città, “O sole mio”, sarebbe stato realizzato con i soldi del capomafia Giovanni Bonanno, della famiglia di Resuttana. Il titolare, Filippo Catania, è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.
Il pizzo fu invece pagato per alcuni lavori all’aeropor¬¬to Falcone Borsellino. Questo è quanto emerge dalle indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Il pizzo sarebbe stato pagato anche dalla ditta che ha ristrutturato la caserma Bighelli dell’Esercito. Il mandamento di Tommaso Natale estendeva il suo potere dal centro città fino ad alcuni centri della provincia. Così, pagarono pure gli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto per la realizzazione di una scuola materna a Cinisi: quella volta, i boss non pretesero soldi, ma imposero alcune ditte di fiducia nei subappalti. Il taglieggiamento dei capimafia era esteso ai cantieri per la costruzione di palazzine private e ai distributori di benzina.
Tutto questo hanno confermato i tredici imprenditori che nei mesi scorsi sono stati convocati alla squadra mobile per spiegare quanto emergeva dalla contabilità trovata nei pizzini di Lo Piccolo. Il pizzo variava dal tre per cento sull’importo degli appalti ai 50 mila euro dei cantieri edili privati. I gestori dei distributori pagavano invece 20 mila euro all’anno. Il significato di cifre e codici segnati nei pizzini è stato spiegato anche da alcuni collaboratori di giustizia che un tempo era uomini fidati dei Lo Piccolo. Così è emerso il nome del capo della famiglia di Capaci e Isola delle femmine, Pietro Bruno, e del suo collega di Torretta, Salvatore D’Anna. Gli altri arresti riguardano esponenti delle famiglie di Carini, Montelepre, Tommaso Natale, Sferracavallo, Cardillo, Resuttana e Passo di Rigano. L’inchiesta fa luce anche su un traffico di droga gestito nel quartiere Zen.
Negli ultimi due anni sono stati ascoltati alla squadra mobile di Palermo 232 fra imprenditori e commercianti. Solo 61 hanno deciso di denunciare. “Non siamo ancora di fronte a una ribellione collettiva contro il racket, il pizzo purtroppo si paga ancora a Palermo, ma assistiamo a una significativa presa di coscienza da parte degli operatori economici”, dice il vice questore Nino De Santis, che dirige la sezione Criminalità organizzata della Mobile. “E’ un processo culturale importante e in evoluzione, che è stato favorito dal lavoro delle associazioni antiracket e adesso deve essere sostenuto sempre di più dalle associazioni di categorie”.
I prestanome. L’ultima indagine ha svelato che i soldi delle estorsioni venivano reinvestiti in attività lecite attraverso una rete di insospettabili. In manette sono finiti gli imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia.
Nel centro benessere di Filippo Catania si erano imbattute anche le indagini dei carabinieri. Da alcune intercettazioni era emerso che il 15 dicembre 2005 il boss Maurizio Spataro, oggi collaboratore di giustizia, aveva telefonato addirittura al cellulare di Giuseppe Cuffaro, fratello dell’allora presidente della Regione Siciliana, per invitarlo all’inaugurazione del nuovo solarium “O sole mio”. Gli disse che avrebbe portato un invito “anche per Totò”. Totò Cuffaro. E un’ora dopo, Spataro chiamò Catania: “Sto vedendo di fare venire una persona molto speciale”, disse.
In un’altra attività di Filippo Catania, la parruccheria “Loca club” di viale del Fante, il boss Giovanni Bonanno (assassinato nel gennaio 2006) avrebbe invece organizzato dei summit di mafia.

Rito abbreviato
 7635/11 R.G.N.R

Di Piazza Francesco Paolo 1962
Cusimano Anello 1976
Cusimano Nicolò 1980
D'Anna Salvatore 1960
Corrao Giovanni 1965
Biondo Mario 1966
Ciaramitaro Domenico 1974
Cinà Pietro 1964 (elettricista CALLIOPE)
Acquisto Michele 1953 EDIL RESTAURI S.a.s.
Bruno Pietro 46
Puglisi Francesco 66 “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
Di Bella Giuseppe  1958
Di Maggio Lorenzo 1951 “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
Darrica Fabio 1977
Enea Giuseppe 1973
Evola Alberto  1962(fabbro) “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
Liga Salvatore di Gioacchino 1964
Lo Cascio Isidoro 1946
Lo Cascio Giuseppe di Isidoro 1970
Lo Piccolo salvatore 1942
Lo Piccolo Sandro 1975
Lo Piccolo Filippo di calogero 1974
Messina Giuseppe di Salvatore 1978
Nicoletti Giuseppe 1965
Palazzolo Vito Mario di Giacomo 1976
Randazzo Salvatore di Antonino 1967
Serio Nunzio 1977
Spina Guido 1965

Tognetti Felisiano 1971


  http://isolapulita.files.wordpress.com/2012/03/sicilia_5.pdf

BADALAMENTI VITO,B.B.P.,COPACABANA,MADRID,SPAGNA,SCIOGLIMENTO C.C. ISOLA,DI MAGGIO LORENZO,PIETRO CINA',EVOLA ALBERTO

ARRESTATO IN SPAGNA A MADRID L'8 APRILE 1984  DON TANO BADALAMENTI IL FIGLIO VITO ED IL NIPOTE PIETRO ALFANO

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