L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 30 aprile 2012

TOTO' RIINA SI RISPOSA LA MAFIA A ISOLA DELLE FEMMINE?

TOTO' RIINA SI RISPOSA


Ninetta ha già superato i vent’anni quando pensa al matrimonio. Lo sogna sfarzoso, come lo immaginano tutte le ragazze della sua età. Ma per lei quel matrimonio da favola resta davvero un sogno, perché Totò Riina, accusato di parecchi omicidi, è già un uomo braccato dalla legge. Lo sposalizio pubblico non si potrà fare, perché Riina rischia di finire in manette. Non ci sarà, quindi, la musica, non ci saranno gli invitati, perché dovrà essere un matrimonio clandestino. Che fare? Come risolvere il problema? Ci pensa un sacerdote di Carini, amico di mafiosi: don Agostino Coppola, che alcuni anni dopo sarà sospeso a divinis perché coinvolto in un sequestro di persona organizzato da Luciano Liggio

Il matrimonio fra Totò Riina e Ninetta Bagarella viene celebrato in una villa di proprietà di amici di don Totò, un posto anonimo, a metà strada tra Capaci e Carini, a pochi chilometri da Palermo. Presenti solo familiari stretti e amici intimi, tra i quali Luciano Liggio, che per “il grande evento” sfida la sorte e torna addirittura dalla latitanza. Un altro amico che non rinuncia alla festa è   Bernardo Provenzano (pure lui latitante), detto “u trattùri” (il trattore) per la ferocia con cui elimina i nemici della “famiglia”.




• Dopo diciannove anni di fidanzamento i due convolano a nozze, (aprile 1974) celebrate da don Agostino Coppola, parroco di Carini della diocesi di Monreale, ma anche uomo d’onore dedito ai sequestri e cugino di Frank “Tre dita”, grande trafficante di droga. In quale chiesa i due si sposano non si saprà mai. Ninetta partorirà tutti e quattro i figli nella clinica Pasqualino e Noto di Palermo, nel centro della città: Maria Concetta (19 dicembre 1974, nove mesi dopo il matrimonio), Giovanni Francesco (vedi scheda), Giuseppe Salvatore (vedi scheda), Lucia (11 novembre 1980). 



PALERMO - Il capo di Cosa nostra si sposa. Totò Riina ha deciso di regolarizzare il suo matrimonio. Si celebrerà probabilmente nelle prossime settimane, quando saranno superate tutte le procedure burocratiche. Il boss dei boss vuole perfezionare con il rito civile il matrimonio con Antonietta Bagarella che sposò, in gran segreto, nell' aprile del ' 74. Un matrimonio religioso che fu celebrato dall' allora giovane prete Agostino Coppola (uomo d' onore e nipote di Frank Tredita) che alcuni anni fa ha abbandonato l' abito talare. Un matrimonio che, per non rivelare chi erano i concelebranti e i testimoni, non venne registrato allo stato civile del Comune di Corleone. Ma Riina e Antonietta Bagarella non saranno assieme il giorno delle nozze davanti all' ufficiale di stato civile. Il boss si sposerà per procura. Non potrà sposarsi nel carcere dov' è detenuto per motivi di sicurezza, perché non gli è consentito di incontrarsi con altre persone, cioè chi dovrebbe sposarli e i testimoni. Allora per regolarizzare, dopo vent' anni, la situazione, è stata scelta l' unica strada percorribile, quella della procura. Il boss ha già indicato, attraverso il suo notaio, Adriana Purpura, chi sarà a rappresentarlo al matrimonio civile. Sarà la sorella maggiore Arcangela Riina. E' però rigorosamente segreta la data delle nozze per evitare che fotografi e giornalisti possano disturbare la cerimonia. Riina ha deciso di sposarsi col rito civile cinque mesi fa e da allora i suoi legali hanno inviato la richiesta a quindici tribunali di varie città per ottenere le autorizzazioni. Tutte le Procure hanno espresso parere favorevole e l' ultimo ok è stato concesso proprio venti giorni fa. Da quando il boss è finito in carcere, il 15 gennaio del ' 93, dopo oltre vent' anni di latitanza, ha cercato di sistemare ogni cosa e nei mesi scorsi aveva anche chiesto di ottenere la residenza a Corleone. Ma il sindaco progressista del paese, Giuseppe Cipriani, ha respinto la richiesta del boss e Riina lo ha denunciato. Quello che però premeva di più al capo di Cosa nostra era sposare col rito civile la sua Antonietta, con la quale convolò a nozze in una villa di Cinisi, protetta e sorvegliata da una decina di uomini d' onore. Riina era già latitante e Antonietta Bagarella, sorella di Leoluca, decise di coronare il suo sogno d' amore, scegliendo di vivere in clandestinità con il suo uomo. Si dice che oltre a padre Agostino Coppola a cocelebrare il matrimonio siano stati altri due preti della diocesi di Monreale. Fu un matrimonio senza gli sfarzi che la maestrina aveva sognato e si accontentarono di una cerimonia semplice e con pochi invitati. Furono infatti stampati soltanto una ventina di cartoncini di partecipazione, per gli amici più intimi e fidati e per pochissimi parenti. Soltanto alcuni anni dopo le nozze, gli inquirenti scoprirono che Riina e Antonietta Bagarella si erano sposati. Lo scoprirono quando fecero irruzione in un appartamento della borgata di San Lorenzo dove il boss aveva trascorso gran parte della sua latitanza. Su un tavolo venne trovata la partecipazione di nozze ed alcune fotografie. E da allora, fino al giorno del suo arresto, Riina ha condotto, sotto falso nome, una vita "normale", con villette e appartamenti a Palermo e "rifugi" in tutte le province siciliane. Dal matrimonio nacquero quattro figli: la prima, Maria Concetta, che oggi ha 19 anni, Giovanni di 18, Giuseppe di 16 e Lucia, nata 14 anni fa. Tutti e quattro i parti avvennero nella clinica privata "Noto" nella centralissima via Dante di Palermo ed i figli furono regolarmente registrati allo stato civile di Corleone. Ed a Corleone Antonietta Bagarella e i suoi quattro figli sono ritornati soltanto due giorni dopo l' arresto di Totò Riina. Arrivarono in paese in gran segreto. Ad accompagnarli fu uno dei killer della strage di Capaci, Santino Di Matteo, che adesso collabora con la giustizia e ha raccontato i dettagli del "trasferimento" da Palermo a Corleone. Arrivarono di notte, con due automobili e con qualche valigia per tornare a vivere nella casa della madre di Antonietta Bagarella, in vicolo Scorsone, nella parte alta del paese. Da allora Ninetta fa una vita molto riservata, poche uscite e poca "confidenza" con i paesani. Soltanto pochi intimi ed i parenti. Diverso l' atteggiamento del primo figlio maschio di Totò Riina, Giovanni, che proprio nelle ultime settimane è stato protagonista di un "giallo". Venne infatti denunciato, assieme al fratello e a quattro amici, per aver divelto la targa toponomastica della piazza principale del paese, intestata al giudice Giovanni Falcone. Il rampollo del boss però "rassicurò" il padre durante una delle udienze nell' aula-bunker sostenendo che lui era "innocente". Ed anche Antonietta Bagarella disse al marito che Giovanni con quella storia non c' entrava nulla. E a quanto pare Giovanni Riina aveva ragione, perché, alcuni giorni fa, sei ragazzi, probabilmente preoccupati dal fatto di avere in qualche modo "danneggiato" il figlio del boss, sono andati in commissariato confessando di essere gli autori del trafugamento della targa.

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