L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 17 giugno 2012

Di Gati: «Ecco il ruolo dei due Sciortino» Il pentito ha raccontato nel dettaglio agli inquirenti tutto quello che hanno fatto il padre e il figlio

Di Gati: «Ecco il ruolo dei due Sciortino» Il pentito ha raccontato nel dettaglio agli inquirenti tutto quello che hanno fatto il padre e il figlio E-mail
Scritto da Redazione   
Domenica 17 Giugno 2012 08:50
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Nelle pagine dell'ordinanza spuntano altre tre soggetti accusati di aver favorito la latitanza dei boss latitanti e di aver consentito la veicolazione di comunicazioni con l'altro ex latitante eccellente della mafia agrigentina: Giuseppe Falsone.
Si tratta di Sergio Patti, Michele Sorce, e Alberto Costanza.

Per loro la Dda di Palermo aveva chiesto la cattura ma il Gip, pur riconoscendo la validità del quadro accusatorio ha disposto di non concedere il provvedimento restrittivo in attesa di ulteriori e più significative investigazioni tese a verificare il racconto dei collaboratori di giustizia i fretelli, Maurizio e Beniamino Di Gati.
L'inchiesta della Mobile, durata diversi mesi, si è basata anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia molte delle quali sono state riscontrate dagli investigatori.
In ordine al tema di specifico interesse dell'istanza cautelare in esame, va subito evidenziato che Maurizio Di Gati ha rivelato l'identità dei soggetti che lo hanno tutelato durante la latitanza; ha indicato e individuato i luoghi presso i quali, nel tempo, gli è stata garantita ospitalità; ha dato contezza della natura e dell'entità dell'apporto reso dai suoi favoreggiatori, soprattutto favaresi: «u manciari u porta chiddu ca u patruni ra casa, un po' veniri l'estraneo ca rici, mette più sospetti in poche parole. Se veni unu, specialmente uno che è guardato da... guardato dai carabinieri, dalla polizia... ».
Rivelando circostanze oggetto di diretta percezione, il collaboratore ha indicato nei due Sciortino, padre e figlio, quali soggetti del cui ausilio egli stesso si è avvalso, fino all'anno 2003, nella conduzione della sua latitanza e che, nel prosieguo:
«si sono messi vicino» a Gerlandino Messina.
Il ruolo dei due Sciortino
Il pentito Di Gati ha riferito l'appartenenza strutturale di Salvatore Sciortino al sodalizio mafioso di Cosa Nostra. Ha affermato: «... cammina per Gerlandino Messina, cioè fa incendi per lui».
Poi ha indicato in Domenico Sciortino, quale ulteriore responsabile, unitamente al figlio Salvatore, della salvaguardia dello stato di latitanza del Messina:
«... tutto il 2006 lui, Gerlandino Messina se Vè passato a Favara perche in quel periodo le forze dell'ordine lo pressavano troppo a Siculiana e Porto Empedocle. Poi a gestire la sua latitanza ci sono... omissis... Domenico Sciortino ed i figli suoi Salvatore ed il fratello Alessandro e il cognato... ».
Nell'ambito dell'attività d'indagine finalizzata alla ricerca ed alla cattura dell'allora latitante capo mafia empedoclino, la Squadra Mobile di Agrigento ha accertato: la presenza, presso l'abitazione rurale sita in contrada Stefano, Piano Bisaccia di Favara di proprietà di Domenico Sciortino Domenico, di Carmelo Infantino Carmelo, che Di Gati ha menzionato:
«Carmelo di Giardina Gallotti sarebbe stato presso l'abitazione rurale degli Sciortino».
Il legame esistente tra il boss empedoclino ed il nucleo familiare degli Sciortino, viene appurato con la perquisizione eseguita il 17 novembre 2009 presso l'abitazione di Antonio Russello, nella cui stanza risultata in uso al latitante Messina è stato rinvenuto un sacchetto di confetti della festa nuziale del 26 settembre 2009 di Alessandro Sciortino, figlio e fratello, rispettivamente, degli odierni indagati Domenico e Salvatore Sciortino.
Il pizzo chiesto a Marco Campione
Marco Campione, imprenditore edile aggiudicatario dei lavori per la costruzione di un dissalatore e la realizzazione delle opere di riempimento a mare, ha reso dichiarazioni puntuali in ordine alla pretesa di assoggettamento al pizzo patita nel giugno 2006 ad opera di «un signore presentatosi come sig. Sciortino» il quale, in termini non suscettibili di migliore esplicazione, si era proposto quale emissario «di quelli di Porto Empedocle» e lo aveva esortato a «mettersi a posto».
A tale richiesta l'imprenditore agrigentino ha risposto con un netto rifiuto a qualsiasi tipo di ulteriore contatto, con il medesimo e con quelli che egli diceva di rappresentare.
L'estorsore è stato poi accertato essere Domenico Sciortino.
Di Gati su Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni
Nell'ambito dell'interrogatorio reso al Pubblico ministero l'11 dicembre del 2010, Maurizio Di Gati ha individuato in fotografia Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni affermando di avere, in stato di latitanza, utilizzato abitazioni nella disponibilità dei due al fine di incontrare sia i propri familiari sia uomini d'onore.
«... mentre il 3, questo Angelo il cognome mi sfugge per adesso, ci ho fatto vari appuntamenti nella sua casa all'uscita di Favara, accanto al cimitero quando ero latitante sempre a Favara... appuntamenti che mi vedevo... mi sono visto varie volte con mio fratello e con altri uomini d'onore. In poche parole la sua casa era a disposizione. Insieme a lui c'era il cognato che abita fuori Favara che si chiama Angelo [...]. L'8 è Angelo il cognato dell'altro Angelo che ci dicono linticchieddu a chistu di soprannome è stato accusato per rapina, traffico di droga ed è impiegato sia lui che il cognato lavorano nella spazzatura a Favara e nella sua casa di campagna, che la sua casa è all 'uscita del paese di Favara che si è fatto una bella casa, ci sono stato varie volte a farmi vari appuntamenti; l'ultima volta che ci sono stato mi sono visto con Leo Sutera e con Giuseppe Capizzi di ribera e Stefano Fragapane, quando... quando... perciò duemila 2001, si inverno 2001, fine 2001 [...] l'ultimo periodo che ero io latitante.... ah, Luigi, il nome giusto non Angelo, Luigi, non Angelo, Angelo è il cognato, lui è Luigi sì, Pullara... Luigi lavora nella spazzatura a Favara... » e, nel ribadire che il Pullara ebbe a consentirgli l'utilizzo della «sua casa all'uscita di Favara», ha ulteriormente così precisato:
«in un magazzino a disposizione della casa... e nella casa di campagna del cognato Angelo».
Il ruolo di Gaetano Arnone
E' stato nel corso dell'interrogatorio del 25 luglio del 2011, che Maurizio Di Gati ha individuato in fotografia Gaetano Arnone, indicandolo con un numero «il 7 è Gaetano Arnone di Favara», ha precisato che lo stesso è cognato di Salvatore Sorce, uomo d'onore della famiglia mafiosa di Favara e che svolge attività lavorativa alle dipendenze di una impresa denominata Sabo, operante nel settore dei restauri «... fa da capocantiere, e gli gestisce vari lavori nei restauri che la Sabo fa... », ha affermato che l'Arnone ebbe a consentirgli la disponibilità di una abitazione ubicata in campagna e che presso la stessa, in condizione di latitanza, egli ebbe a incontrare in più occasioni i propri fratelli ed altre persone, «... mi aveva dato la sua casa di campagna a disposizione però non ci ho abitato, ma ci ho fatto vari appuntamenti con i miei fratelli e altre... altre persone che mi venivano a trovare», ed ancora: «mi ha messo la sua casa di campagna a disposizione per i vari appuntamenti che ho fatto in quella zona quando ero latitante».
Gli elementi acquisiti nei confronti di Sergio Patti.
Maurizio Di Gati nel rivelare l'identità dei soggetti che in territorio di Favara gli hanno garantito appoggio logistico a fini di salvaguardia della condizione di latitanza da lui lungamente protratta, ha così affermato: «... 2006... poi vado a finire da Sergio Patti, nella sua villetta, in campagna sì, è del padre però è a sua disposizione, questo si mette a disposizione sempre tramite Pasquale Alaimo, che lì in questi posti ci arrivo sempre tramite Pasquale Alaimo io, ci passo tutta l'estate lì... contrada non mi ricordo, so che è una villetta a due piani, però contrada, se vuole sempre là siamo, io vi ci posso portare [...] tutta l'estate sino... sino a settembre perché mi vedo due volte con la famiglia lì... poi ci accorgiamo che c'è uno strano movimento di macchine non conosciute... ».
La individuazione della «villetta di campagna» nella disponibilità di Sergio Patti risulta effettuata da Maurizio Di Gati nel corso di un sopralluogo effettuato con i carabinieri.
Peso delle famiglie di Favara e Porto Empedocle in Cosa Nostra
I racconti dei collaboratori di giustizia prima, e l'attività investigativa, concretizzatasi sostanzialmente in attività di osservazione e pedinamento e di intercettazione, poi, hanno consentito di far luce su una serie di soggetti operanti nel territorio di Favara che, nel corso degli anni, hanno gestito e protetto prima la latitanza di Maurizio Di Gati, e poi quella di Gerlandino Messina, e non limitandosi solo alla protezione dei latitanti, ma operando anche in fase organizzativa e non disdegnando di partecipare in prima persona a episodi estorsivi.
La complessa e lunga attività di indagine che ne è scaturita ha consentito di portare alla luce l'attuale situazione mafiosa in Favara e Porto Empedocle a seguito del ricambio generazionale al vertice della famiglie di Cosa Nostra.
In particolare, è stato confermato l'organigramma di Cosa Nostra in provincia di Agrigento, con a capo ex latitante Giuseppe Falsone, catturato a Marsiglia il 25 giugno 2010, nonché il peso della famiglia mafiosa di Porto Empedocle con a capo Gerlandino Messina.
Di Gati sulla potente famiglia mafiosa di Favara
«Nel periodo della mia latitanza dal 1999 fino alla data del mio arresto, in
Favara vi era una famiglia mafiosa i "Chiatti" diretta inizialmente da Gisueppe
Vetro, i cui uomini d'onore erano: Carmelo Milioti, Pasquale Alaimo, Paolo e
Giuseppe Nobile, Francesco Vella, Rosario Chianetta, Antonio e Calogero
Pirrera, Vincenzo Cipolla, Pasquale Alaimo, Salvatore Sorce, che io ricordo;
mentre come avvicinati figuravano: Antonio Bellavia, Fabio Vella, Lino Vetro,
Calogero Limblici, Giuseppe Fradella, Salvatore Lombardo, Gioacchino Licata, Rosario Pompeo, Giuseppe e Vincenzo Quaranta, Giovanni e Antonino Pirrera,
Salvatore Sciortino, Domenico Sciortino, Giovanni Milioto, Sergio Patti e Stefano Morreale.
I Pirrera, Salvatore e Michele Sciortino, zio di Pirrera, e un certo Valenti, sono persone che curano la latitanza di Gerlandino Messina. A gestire la sua latitanza ci sono Giovanni e Antonino figli di Salvatore Sciortino. Prima delle feste di Natale del 2002 mi allontano e vado in contrada Perciata in una casa di Totò Sciortino. Non ricordo chi mi fece incontrare con questo Sciortino da me prima di allora non conosciuto; forse venni accompagnato da Salvatore Sorce e Pasquale Alaimo».
Antonino Ravanà

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