L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 23 luglio 2012

I Racconti di Gaspare Mutolo (1) : «Borsellino si oppose alla trattativa» – 1° parte COOPERATIVE EDILIZIA CONVENZIONATA A ISOLA DELLE FEMMINE APOLLONIA 1


I Racconti di Gaspare Mutolo (1) : «Borsellino si oppose alla trattativa» – 1° parte

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I Racconti di Gaspare Mutolo  (1) : «Borsellino si oppose alla trattativa»  -  1° parte

Ci sono tre categorie testimoniali che in un dibattimento processuale, in diritto, non dovrebbero essere ammesse.  Si tratta di:
1)      il  testimoniato per “sentito dire” (es.:   D: ma lei lo ha visto in faccia? R: No, ma il mio amico Mario, che adesso poverino è morto,  mi disse:  “l’ho visto in faccia, era lui!”)
2)      il riporto di una circostanza esistente in quanto mediata da un’opinione personale o da una personale deduzione: (es.:  D: Era lui? R: Certo, ho capito che era lui perché tre giorni fa mia zia ecc..ecc..)
3)      il testimoniato suggerito al teste (es.: D: Se io le rammentassi che lei, come ha già avuto modo di dichiarare negli uffici della procura nei modi che ora le rileggo, in data  18 gennaio 1979, giornata nebbiosa, alle ore 21.12, mentre si trovava sul 7° binario della stazione di Milano centrale, ha visto con assoluta certezza passare correndo un uomo alto 1 metro e 73 cm circa, con una cicatrice sulla fronte, i capelli rasati a zero, un moncherino all’arto destro, un costume da tirolese, una bomba a mano nella mano sinistra, e che quest’uomo era lo stesso uomo che  ora vediamo qui seduto in quel banco lì, solo di 33 anni più giovane, lei conferma?  Dica solo “si, confermo”, oppure no, se ritiene di non confermare. R: Si, confermo.)
Ecco, negli USA queste tre categorie testimoniali sono tenute rigorosamente fuori dalle porte delle aule dei tribunali, con totale fermezza, senza neppure una sola minuscola eccezione che confermi la regola.
Neppure nei telefilm, nelle fiction, nella cinematografia, riescono a contrabbandarsi.  Non appena provano a fare capolino ecco che c’è il Gregory Peck di turno che fa da attenta sentinella: … obiezione!  Ed il giudice:“accolta”.  Seduta stante, senza neppure stare a dilungarsi nello spiegare il perché o il per come. Lo sanno già tutti.
Da noi, no.   Naturalmente, da noi non è così.
Non per regola, certamente, perché anzi anche qui i magistrati più rigorosi hanno la facoltà di intervenire, correggere direttamente o intimare la correzione delle domande rivolte ai testi se queste rischiano di ricadere in queste tre nefande categorie. Così come le parti hanno il diritto di porre obiezioni in tal senso.
Tuttavia mentre negli USA quella della non ammissibilità è una regola piuttosto FERREA (che grande paese, sotto il profilo del diritto!), qui da noi non lo è, così ferrea. Qui da noi un sentito dire, un’opinione, un piccolo o medio suggerimento al teste, passa sempre, specie quando gli si vuole concedere il  beneficio di riscontro a futura memoria. Così va a finire che i processi diventano veri e propri teatrini mediatici pieni zeppi di sentiti dire e di fatti supportati dalle sole opinioni dei testi, tutta gente pronta a riferirti ciò che ha sentito bisbigliare al bar e tutti narrati che si accumulano uno sull’altro rimanendo fino alla fine in attesa dell’arrivo dei loro bravi riscontri, i quali invece, puntualmente, non arrivano.
Così il processo rimane vuoto di prove vere, giustizia difficilmente si può fare, ma i soloni possono scrivere che se non altro si è accertata “la verità storica”.
In realtà, la verità è esattamente quella opposta:  tra i riporti inammissibili che vengono invece purtroppo ammessi, si celano di norma così tante falsità e così tanti svarioni, così tante incongruenze ed imprecisioni, (sarà per questo, che in USA sono off-limits, no?), che alla fine finiscono per rendere sempre più inafferrabile la definizione dei fatti autentici.
Il processo Mori-Obinu, ad esempio, è un processo che sta collezionando testimonianze che in USA non sarebbero ammissibili, in numero impressionante.
Ci sono persino dei testimoni praticamente citati a deporre, essendo purtroppo deceduti, per bocca dei loro figli.
E’ il caso, tanto per fare un nome, di don Vito Ciancimino, chiamato a deporre a Palermo per bocca del figlio Massimo.  Il quale Massimo, è stato bravissimo, anche meglio dell’anima di suo padre. Non solo in aula ha riferito tutte le stesse identiche cose che  avrebbe riferito di sapere o raccontato di aver fatto il Ciancimino originale, ma ha anche corretto il padre per quelle volte che in vita si lasciò andare a scrivere cose non  vere (spiegandoci così che mentre babbo scriveva, mentiva, e perché mentiva) ed ha persino ritagliato, composto e incollacciato i pezzettini manoscritti proprio come li avrebbe composti papà o come gli disse proprio il babbo di comporli, spiegando pure al presidente della corte, ad un  certo punto, di essersi servito della fotocopiatrice, per potere realizzare un collage presentabile.
Forse che si sia lambita lievemente qualcuna delle categorie inammissibili di cui stavamo parlando?
Forse si, ma la misura dell’ammissibilità, che diamine, dipende anche un po’ dalla levatura dei testimoni coinvolti.  Se si chiamano Ciancimino, oppure hanno almeno una sessantina di omicidi sulla coscienza, possono passare senza pagare il biglietto.  Ma senza un minimo di requisiti, se ti chiami ad es. soltanto Sparti, sei incensurato e nessuno ti conosce, puoi anche raccontare che tuo padre ti ha rivelato in punto di morte che il processo per la strage di Bologna è stato fondato su di una testimonianza fabbricata ad arte (e cioè la sua), ma a dirlo in un’aula di un tribunale non ti fanno entrare lo stesso.
Ma oggi non è di Ciancimino che voglio parlare, bensì di Gaspare Mutolo: la sua testimonianza, che in anteprima sul WEB potrete scaricare in forma trascritta proprio da questo blog,  è stata un esempio da manuale di una sublime collazione di affermazioni TUTTE quante, al 100%, dalla prima all’ultima, completamente inammissibili.
Intendo dire: negli USA il verbale della deposizione di Mutolo, salvo le rituali formule iniziali e finali, sarebbe candido come la neve, perché tutte le sue affermazioni sarebbero state stralciate dalla corte, essendo tutte, dalla prima all’ultima, “sentiti dire”, “opinioni” e  “deduzioni personali” e risposte indotte dal pubblico ministero con domande già contenenti parte delle stesse. Io ho provato a rileggere il verbale alla ricerca di una qualche affermazione propria, logica, pertinente e formalmente ammissibile, ma non ne ho trovata neppure una. Chi si sente di far meglio, mi faccia sapere.
Eppure i giornali, da quella testimonianza, hanno tratto delle conclusioni importanti, nei loro titoli.
(1.    Continua)

I Racconti di Gaspare Mutolo  (2) : «Borsellino si oppose 

alla trattativa»  -  2° parte

Stavamo dicendo che i giornali, dalla testimonianza di Gaspare Mutolo in aula a Palermo l’1 giugno scorso, hanno tratto delle conclusioni importanti, nei loro titoli. Vediamone alcune.
Cominciamo da Repubblica, che l’1 giugno scorso titolava  “Borsellino sapeva della trattativa – Mutolo: “Il giudice si oppose”. E poi dettagliava:  “Il pentito al processo Mori: “C’era un accordo per il quale i boss avrebbero dovuto dissociarsi in cambio di un’amnistia”. Durante un interrogatorio, il magistrato avrebbe espresso il proprio dissenso.
La stessa notizia era già stata battuta dalle agenzie, come ad esempio  Adnkronos: “Mafia: pentito Mutolo, Borsellino sapeva della trattativa tra …” o ANSA: “Mafia:Mutolo,Borsellino era amareggiato ‘Sapeva che c’era una trattativa ed era disgustato‘”
Sonia Alfano, sulle sue pagine di internet  faceva il rendiconto, essendo lei sempre presente ai dibattimenti di questo processo (si, perché lei l’imputato Mori alla gogna lo vuole vedere in diretta e dal vivo, mica come noi comuni mortali che dobbiamo accontentarci delle registrazioni di Radio Radicale). Quindi, dal diario del cronista di prima linea Sonia Alfano, noi sappiamo che Gaspare Mutolo, quella mattina,  “aveva raccontato circostanze importanti ai giudici del tribunale, prima tra tutte la consapevolezza di Borsellino di una trattativa in atto nel luglio del 1992 tra mafia e Stato e la sua indignazione nell’apprendere della possibilità di dissociazione che si voleva offrire ai mafiosi, quando alla strage di Via D’Amelio mancavano ormai solo due giorni e Mutolo era al suo cospetto per l’ennesimo interrogatorio.
Colpisce dunque l’univocità e la perfetta sintonia dei rendiconti: agenzie, editoriali, personalità presenti fisicamente al dibattimento.  E soprattutto colpisce, se raffrontata con il fatto che Gaspare Mutolo, nella vita reale di quell’aula in quella giornata di giugno, NON HA MAI, e ripeto: MAI,  DETTO DI AVER VISTO O SENTITO BORSELLINO AFFERMARE O MIMARE, O DISEGNARE QUALCOSA CHE IN QUALCHE MODO RIGUARDASSE LA TRATTATIVA STATO-MAFIA, O IL FATTO CHE NE FOSSE CONSAPEVOLE, O IL FATTO CHE NE FOSSE CONTRARIO E VOLESSE OPPORVISI.
Qui vi allego il verbale di deposizione integrale, potete leggerlo, e buon divertimento. Quando troverete qualcosa che possa confermare in termini oggettivi quanto scritto dai giornali, dalle agenzie, o dalla Sonia Alfano che si godeva il bello della diretta,  fatemi sapere.
In realtà si tratta di una rivoltante ed aberrante forzatura degli organi d’informazione,  di un’opinione, un’interpretazione  del teste, in merito ad un episodio che invece, con tutta probabilità, con la trattativa stato-mafia di cui si sta parlando al processo Mori, ha ben poco a che vedere.
In calce a quest’articolo, troverete lo stralcio del verbale di deposizione riguardante questo capitolo, la presunta conoscenza della trattativa da parte di Borsellino, ed il suo conseguente disgusto.
Chi avrà la pazienza di leggerla per intero, potrà misurare personalmente quanto pesanti e gravi siano state le forzature mediatiche in questo caso.  Qui noi ci limiteremo a fare la sintesi di ciò che realmente ha detto Mutolo.
Gaspare Mutolo, ha raccontato che in uno dei suoi incontri con Borsellino, (ed ha precisato diligentemente di non ricordare quale, se quello del 1° luglio, o uno di quelli avvenuti tra il 12 ed il 17 luglio, quindi, tanto per cambiare, ecco venir fuori un’altra invenzione della Alfano, in merito alla datazione dell’episodio, perché ella lo ha collocato invece con certezza al 17 luglio), nel corso dell’audizione,  c’è stata una pausa. Borsellino dunque si stava facendo la sua pausa in corridoio, chiacchierando con altri “personaggi”, colleghi magistrati, o poliziotti, o funzionari della DIA.  Mutolo origliava e “rubava” qualche parola, e quindi sentiva Borsellino esclamare, tutto contrariato, disgustato, arrabbiato: “ma sono pazzi, questi sono pazzi”.  Mutolo riesce solo a percepire queste parole e, tutt’al più, come vedremo, che l’argomento del dissenso era la dissociazione.  Altre parole, Mutolo dice espressamente di non averne percepite, così come dice di non aver parlato personalmente dell’argomento  con Borsellino.  Come possono dunque i giornali aver scritto ciò che hanno scritto, in mancanza di altri dettagli?  I giornali in realtà, hanno scritto ciò che hanno scritto, forzando una successiva affermazione di Mutolo, la quale però rifletteva soltanto una sua personalissima opinione. Infatti Mutolo racconta che giorni dopo quell’episodio (quanti non è dato sapere) egli venne a sapere che “c’era il Pippo Calo` ed altri mafiosi addirittura che volevano avere la possibilita` di potere girare nelle carceri per parlare e cioe` e per mettere d’accordo diciamo a tutti i capi mandamenti e dopo io ho capito che c’era una… che volevano fare un accordo che si dissociavano questi mafiosi e dopo sono entrati anche i napoletani però senza fare nomi
Insomma, venuto a sapere, “dopo giorni, che c’era Pippo Calò che voleva fare l’apostolo della dissociazione, Mutolo potè finalmente “capire e ricostruire” (parole sue, ed ecco che siamo alla famosa testimonianza di un fatto dedotto dal teste, cioè solo da lui presunto) che Borsellino quando era incazzato nel corridoio e diceva “ma questi sono matti”, si riferiva a questo.
Occorre rimarcare, per capire bene la “dinamica” di questa testimonianza, che Mutolo ribadisce più volte di non aver parlato dell’argomento con Borsellino.  Dice invece che solo una volta appreso che Pippo Calò stava facendo l’apostolo della dissociazione in carcere, solo allora, ha “capito e ricostruito” che Borsellino nel suo sfogo in corridoio si riferiva a quella circostanza. Dal che, noi possiamo solo immaginare (anche se il teste non lo ha detto espressamente), che Mutolo abbia potuto percepire in qualche modo, oltre alla frase “ma questi sono matti”, che l’argomento dello sfogo del magistrato doveva essere qualcosa che aveva a che fare con la “dissociazione”. Altrimenti non si capirebbe come egli avrebbe potuto associare fra loro i due episodi, quello di Borsellino in corridoio, e quello di Calò in carcere, a meno di avere delle facoltà paranormali.
Sta di fatto che da questo semplice quadro, senza nessun ulteriore elemento, gli organi di informazione hanno tratto la conclusione che Borsellino in corridoio quel giorno stava parlando della trattativa, della quale quindi era a conoscenza, e che sulla stessa aveva manifestato il suo totale dissenso.
Anche noi amiamo le deduzioni logiche.  Però, chiediamo venia, amiamo farle con le nostre celluline grigie anziché approfittare di quelle di Gaspare Mutolo o degli addetti stampa.
E allora abbiamo provato a capire e ricostruire anche noi.
Dunque, siamo al 1° di luglio, oppure in una data compresa tra il 12 ed il 17 luglio. Paolo Borsellino fa una pausa-caffè/sigaretta e sta chiacchierando in corridoio con colleghi o funzionari, o altri presenti occasionali.
Che cosa fa normalmente un magistrato in una pausa di lavoro in corridoio, mentre chiacchiera con colleghi o funzionari di polizia giudiziaria? Beh, qualcuno vorrebbe farci credere che possa lanciarsi in uno sfogo personale sulla trattativa stato-mafia. Noi invece questa ipotesi la lasciamo volentieri ai più creativi, o ai PM alla disperata ricerca di qualche indizio confortante, perché la riteniamo abbastanza inverosimile (per non dir di peggio), e ci piace invece formulare ipotesi più semplici, lineari e realistiche, e cercarne i riscontri.
Quindi l’ipotesi più plausibile, semplice e lineare, è che normalmente, in quel tipo di pausa e con quel genere di compagnia, si commentino le notizie del giorno, soprattutto se hanno qualcosa a che fare con il proprio lavoro.
Più difficilmente ci si mette a parlare di occulte trattative correnti tra lo stato e la mafia, durante la merendina.
Volendo quindi tenere i piedi per terra, ho aperto gli archivi di alcuni giornali, ed ho digitato la parola “dissociazione” limitando inizialmente la ricerca alla data del 1° luglio 1992.
E subito è uscito fuori l’uovo di colombo, con ampi spazi su tutti i giornali di quella mattina di vent’anni fa. Eccolo qua:
Dunque era accaduto che la Corte d’Appello di Cagliari, in forza della  legge sulla “dissociazione” dal terrorismo del febbraio 87, aveva prodotto i riconteggi della pena di uno dei fondatori delle Brigate Rosse, Alberto Franceschini,  decretando che questa poteva essere ridotta dai circa 52 anni comminati (avrebbe dovuro uscire nel 2022) a circa 22, con un bello sconto di 30 anni. Dal che, il Franceschini, poteva considerarsi un uomo libero.
DOMANDA: E’ dunque possibile che Paolo Borsellino in quel corridoio, quel primo di luglio, commentando la notizia presente proprio quella mattina sui giornali su quel caso di dissociazione e di scarcerazione di un terrorista reo di avere organizzato ed eseguito il sequestro del collega MARIO SOSSI, mandante morale di omicidi, e co-organizzatore di rivolte carcerarie,  abbia sbottato, con colleghi e poliziotti: “ma questi sono matti”?
E magari abbia aggiunto anche qualche epiteto contro la legge sulla  dissociazione concordata con lo stato, capace di portare a simili risultati?
Noi diciamo di si, anche senza averlo conosciuto personalmente; ci basta il suo esempio di vita per crederlo più che possibile.
Ora, sotto il profilo del diritto, la semplice plausibilità dell’ipotesi in questo caso è più che bastevole.
Noi non dobbiamo dimostrare che Borsellino si stava riferendo certamente a Franceschini.
Ma i magistrati, invece, hanno l’obbligo di prendere atto che -  si rileggano pure bene la deposizione di Mutolo parola per parola -  non si può in alcun modo affermare che ciò di cui sta parlando Mutolo non possa a tutti gli effetti essere un episodio che si è svolto in quelle circostanze, e che il teste abbia tranquillamente preso, “rubando” qualche parola al dialogo del magistrato,  una legge sulla dissociazione per un’altra, e preso l’incazzatura di Borsellino in corridoio come qualcosa di rivolto contro un progetto che poteva essere solo nell’aria, solo possibile, anziché qualcosa di riferito ad un avvenimento ben preciso, che riempiva quel giorno stesso le pagine dei giornali.
Ecco che cosa succede a valorizzare e cercare di interpretare testimonianze fondate su “sentiti dire” e “personali deduzioni” del teste: che poi esce il blogger che con un paio di ricerche suggerite dalla logica ti formula un quadro dei fatti, sempre in linea e mai in disaccordo con quanto raccontato dal teste, molto più terra-terra, plausibile e realistico di quello che invece è piaciuto tanto ipotizzare agli organi di informazione, perché molto più scabroso.
E dire che si vedeva benissimo che Mutolo non avesse per niente le idee chiare e nessun indizio determinante, per poter dire che Borsellino stava parlando della trattativa con la mafia.
Quando di Matteo gli domanda: “a chi si riferiva Borsellino con la parola “matti”?”, egli risponde: “si riferiva ai mafiosi e ai camorristi.”, provocando forte contrarietà nel pubblico ministero, ed ancor più forte ilarità fra gli uditori.
E questo la dice lunga di come aveva chiare le idee…
(2 – continua)

APPENDICE

La parte della testimonanza di Mutolo sull’episodio del 

“corridoio”:


MUTOLO GASPARE :-  …“l’orecchio sono come gli occhi che uno guarda e ruba l’immagine. Una volta ci ho sentito dire ma sono pazzi, questi sono pazzi ma che… insomma c’era qualche cosa, che io DOPO HO CAPITO che c’erano diciamo alcuni mafiosi che volevano fare diciamo non lo so a che livello erano giunti, in cui si volevano dissociare della mafia e volevano una specie di amnistia perchè le leggi che c’erano erano tutti contrari a queste mafiosi e quindi capivano che se lo stato diciamo portava avanti, almeno quelle leggi che c’erano allora, e cioe` per i mafiosi si metteva un pochettino male.”
PUBBLICO MINISTERO :- Signor Mutolo ascolti e risponda a questa mia domanda. E` mai capitato che prima dell’interrogatorio, durante qualche pausa, il Giudice Borsellino si fermasse a parlare con lei o con altre persone di appunto tematiche stava accennando relative a dissociazioni a trattative, a colloqui tra mafiosi ed esponenti delle istituzioni per addivenire a qualche cambiamento legislativo?
MUTOLO GASPARE :- Guardi io su questo io cioe` non mi ricordo che il dottor Borsellino ha parlato direttamente con me di queste cose, pero` io ricordo perfettamente che l’ho sentito gridare nel corridoio con personaggi importanti perchè magari c’era qualche Giudice o qualche funzionario importante, in cui sentivo dire io ma sono matti ma questi… pero` con me direttamente non abbiamo… cioe` non e` che parlavamo di queste cose, perchè erano cose che potevano interessare allo stato, alle istituzioni non e` che potevano interessare a me. Io dopo pero` ho collegato perchè rubavo qualche parola e di me non e` che si guardavano per esempio se io potessi ascoltare qualche conversazione oppure qualcuno poteva essere un pò arrabbiato e gridava, cioe` non e` che io andavo a raccontare ai mafiosi, cioe` non… pero` io ricordo perfettamente che il dottor Borsellino in quel periodo, non posso diciamo essere preciso con la data se e` stato il primo o il 15 o il 17 o il 16 luglio, ma lui parlava con delle persone ed io ascoltavo e lui diceva ma sono matti, sono matti, pero` in quel periodo la situazione anche alla Dia era un pochettino diciamo ingarbugliata, un pochettino preoccupante, perchè io mi ricordo che quando io uscivo con delle persone…
PUBBLICO MINISTERO :- No mi scusi…
MUTOLO GASPARE :- A parte che quando…
PUBBLICO MINISTERO :- No mi scusi dobbiamo tornare un attimo su quello che lei ascolta perchè vorrei, diciamo, la massima precisione possibile. Allora lei ascolta il dottor Borsellino parlare animatamente con altre persone, riferirsi al fatto che sono dei pazzi o dei matti ma chi perchè di che cosa stava parlando?
MUTOLO GASPARE :- Guardi l’unico dopo discorso che io ho potuto capire e ricostruire sono stati dopo giorni, in cui diciamo ho sentito che c’era il Pippo Calo` ed altri mafiosi addirittura che volevano avere la possibilita` di potere girare nelle carceri per parlare e cioe` e per mettere d’accordo diciamo a tutti i capi mandamenti e dopo io ho capito che c’era una… che volevano fare un accordo che si dissociavano questi mafiosi e dopo sono entrati anche i napoletani però senza fare nomi, diciamo noi ripudiamo non siamo piu` mafiosi e quindi ci doveva essere una specie di amnistia diciamo che tornavano persone normali senza imputazione, perché tutte le imputazioni automaticamente erano indiziarie perchè ancora ripeto tutti i collaboratori non ci sono collaboratori, allora ci sono soltanto io, Buscetta è in America, Mannoia e` in America e quindi sono io che riapro con queste nuove leggi con questo fronte dei collaboratori.
PUBBLICO MINISTERO :- Ma a chi si riferiva quando diceva questi sono pazzi questi sono matti?
MUTOLO GASPARE :-Guardi io le posso dire questo, in quel periodo io mi muovo con dei personaggi strettissimi, io mi nuovo o con il dottor Di Gennaro o con il dottor Gratteri o con Di Petrillo, cioe` non e` che io ci sono persone che… in quel periodo io sono… per loro sono un personaggio importante e quindi si muovono con questa cautela, con questa riservatezza diciamo, insomma le persone che mi seguivano sono queste, pero` io onestamente dopo 20 anni non e` che posso ricordare con precisione parlava con tizio, insomma non me la sento proprio di dire parlava… Cioè ho cercato io di fare memoria di ricordare, pero` non… per me erano cose normali, anche perchè ripeto in quel periodo quando io mi spostavo…
PUBBLICO MINISTERO :- Signor Mutolo non le ho chiesto con chi parlasse il dottor Borsellino quando si riferiva al fatto che questi erano pazzi erano matti, io le ho chiesto se lei ha potuto, ascoltando le parole del dottor Borsellino, capire a chi si riferisse, cioe` il dottor Borsellino diceva questi sono pazzi, ma chi erano pazzi i mafiosi o…
MUTOLO GASPARE :- Erano pazzi i mafiosi che volevano fare questo accordo, che volevo… cioe` che volevano questi patti, che avevano impiantato, almeno io non lo so come li avevano impiantati ma il riferimento era questo, perchè dopo io ascoltando altre cose ho capito che il riferimento era diciamo ai mafiosi ed ai camorristi.
PUBBLICO MINISTERO :- Allora io le leggo e le contesto quello che lei ha detto in due verbali alla Procura di Caltanissetta sia il 5 novembre del 2009 che il 23 marzo del 2010, 5 dicembre del 2009 “ricordo che in occasione delle pause di uno degli interrogatori che ho effettuato con il dottor Borsellino, non ricordo esattamente quale, lo stesso affronto` con i suoi interlocutori, anche in quel caso non ricordo quali, ma si trattava sicuramente agli appartamenti alla Dia che in quel periodo seguivano la mia collaborazione, un discorso relativo alla dissociazione di appartenenti a cosa nostra. In particolare ricordo che si discusse del fatto che Pippo Calo` dal carcere, nella qualita` di porta voce dei capi mandamento che erano detenuti porto` avanti tali argomentazione alle quali si aggregarono anche i camorristi” e fin qua l’ha ripetuto. “In sostanza cosa nostra cercava di portare avanti un discorso che investiva principalmente i latitanti che avrebbero dovuto consegnarsi alla giustizia, ammettere il fatto di essere mafiosi e in cambio ottenere benefici per loro e per gli altri mafiosi gia` detenuti che del pari avrebbero dovuto ammettere di essere mafiosi. Posso affermare con certezza che il dottor Borsellino, per quel che ho percepito, era a conoscenza di tali fatti, che dunque non apprese la prima volta in quella occasione”, mi ascolti signor Mutolo “e era fortemente contrariato direi disgustato innanzi a tale ipotesi, ripetendo che coloro che stavano anche solo pensando di accettarla erano dei pazzi, accettarla”. Ancora lei e` tornato sull’argomento il 23 marzo del 2010 e ha detto pagina 3 del verbale “ribadisco che il dottor Borsellino affronto` davanti a me e con personale della Dia il tema della dissociazione di alcuni mafiosi da cosa nostra, prendendo le distanze in maniera netta da chi la riteneva un fatto positivo. Ricordo che osservai che cosa nostra ha fatto sempre trattative con lo stato, semmai potevano cambiare gli interlocutori. Il dottor Borsellino in quella occasione era assolutamente disgustato che qualcuno nelle istituzioni potesse condividere tali iniziative”. Quindi signor Mutolo lei in questi due verbali ha fatto riferimento per avere percepito queste parole tra Borsellino e non si ricorda chi, al fatto che il dottor Borsellino era disgustato che qualcuno nelle istituzioni stesse prendendo in considerazione questa ipotesi della dissociazione, non che fosse arrabbiato con i mafiosi che la proponevano, ma fosse disgustato con il fatto che qualcuno stava prendendo in considerazione di accettare questa proposta della dissociazione. Ora io le chiedo, lei queste dichiarazioni le ha fatte poco tempo fa diciamo, quindi non…,  e le ha fatte in ben due occasioni alla Procura di Caltanissetta competente per la strage di via D’Amelio. Sono esatte le conferma le precisa? Che cosa ci deve dire sul punto?
MUTOLO GASPARE :- No, no io le confermo queste, infatti io quando dico che dopo ho saputo che c’era Pippo Calo` che voleva diventare o era cioe`… io non e` che ascoltavo con interesse proprio, il portavoce di questi capi mandamento che c’erano in galera io mi riferivo a questo, io forse mi sono espresso male, pero` in dottor Borsellino, non parlando direttamente con me, erano sempre discorsi che io magari ascoltavo, perchè il dottor Borsellino non e` che parlava di queste cose con me, parlava con altri personaggi, io ascoltavo e capivo il discorso quale era, il discorso era quello che il dottor Borsellino era disgustato, era arrabbiato era incazzato perchè logicamente i mafiosi avevano l’interesse di fare queste cose, pero` c’erano persone delle istituzioni magari che avevano fatto intravedere qualche cosa che si poteva fare, ecco lui perchè era contrariato perchè logicamente lui non voleva… l’idea… lui di queste cose non ne voleva sentire proprio, era disgustato quando dico che e` disgustato intendo dire che era contrariato a tutto.
PUBBLICO MINISTERO :- Era disgustato nei confronti di chi?
MUTOLO GASPARE :- Di personaggi diciamo che lui sapeva magari che… dello stato che c’era qualcuno che si stava interessando, perchè c’erano altre cose che io diciamo collocavo a queste cose esatto? Perchè io ero allora… allora io ero in mezzo a tutti questi persone, diciamo io mi vedevo diciamo con De Gennaro, mi vedevo con il procuratore Grasso, mi vedevo con i giudici Natoli Lo Forte ed altri Giudici, cioe` erano argomentazioni che facevano fra di loro… Pero` io quello che posso dire con certezza è che il dottor Borsellino sapeva che c’erano questi… che stavano avvenendo questi contatti perché c’erano altri commenti pure, sa dice ma a quella persona l’abbiamo vista che e` scesa a Palermo, quella persona l’abbiamo visto.., insomma parlavano in riferimento che c’era qualche persona non della Dia ma di altre diciamo istituzioni, che magari scendeva a Palermo e non lo so per che cosa, non e` che io posso dire per che cosa. Pero` la dia quando io mi muovevo guardavano sempre in una maniera guardigna se c’era qualche macchina ferma, qualche volta io facendo finta che non capivo niente sentivo e la` c’e` la macchina guarda, si` e` la`, logicamente se quelle macchine che loro pensavano che potevano essere macchine di mafiosi, potevano arrivare subito 20 macchine, ma erano macchine di altre diciamo istituzioni, di altri corpi di polizia insomma, allora si parlava dei servizi segreti. Cioe` anche quelle persone che stavano vicino a me, che continuamente mi spostavo no e dopo quando è aperto piazza Priscilla io me ne sono andato ad abitare dentro piazza Priscilla, è perchè avevano pure paura che io potesse saltare pure in aria.
PUBBLICO MINISTERO :- Senta risponda a queste domande. Intanto pocanzi le ho letto il contenuto delle dichiarazioni che lei ha reso a Caltanissetta il 23 marzo 2010 e c’e` un passaggio sul quale vorrei tornare. “Ribadisco che il dottor Borsellino affronto` davanti a me e con personale della Dia il tema della dissociazione di alcuni mafiosi di cosa nostra, prendendo le distanze in maniera netta da chi la riteneva un fatto positivo. Ricordo che osservai che cosa nostra ha sempre fatto trattative con lo stato, semmai potevano cambiare gli interlocutori” Ora io le chiedo effettivamente lei fece questa osservazione al Giudice Borsellino mentre il Giudice Borsellino parlava e commentava disgustato della ipotesi dell’accoglimento della dissociazione?. E` vero che lei ha fatto, cosi` come ha dichiarato qua a Caltanissetta, fece notare al dottor Borsellino che cosa nostra ha sempre fatto trattative con lo Stato e soprattutto c’e` stata una qualche risposta da parte del dottor Borsellino?
MUTOLO GASPARE :- No guardi io di queste trattative le so che c’erano state prima con lo Stato, con persone delle istituzioni, diciamo il dottor Borsellino non e` che mi ha detto ed io c’ho detto quale era… il dottor Borsellino io c’ho spiegato molto bene che negli anni 75 – 74 fino a dopo…
PUBBLICO MINISTERO :- Aspetti signor Mutolo questo diciamo al momento non ci interessa, io vorrei capire che cosa… in quel colloquio, quando lei… perchè lei cosi` ha detto, quando sento parlare il dottor Borsellino parlare disgustato dell’ipotesi della dissociazione, io… cosi` ha dichiarato… il ricordo che cosa nostra ha sempre fatto trattative con lo Stato. Io le voglio chiedere se effettivamente lei conferma che in quel momento ricordo` questa cosa al dottor Borsellino e il se il dottor Borsellino commento` in qualche modo la sua affermazione.
MUTOLO GASPARE :- Guardi io non lo so come vengono interpretate, io mi ricordo che portai i paragoni al dottor Borsellino che la mafia e` andata sempre d’accordo con lo Stato, che ci sono stati periodi in cui i mafiosi erano abituati che di associazione non si doveva parlare, quindi puo` darsi che il mio riferimento e` a questo, cioe` che noi abbiamo un periodo 75 – 76, in cui non ci sono associazioni a Palermo. Perchè io mi ricordo tramite alcuni magistrati, tramite alcuni massoni, tramite alcuni avvocati, perchè gli avvocati sono diciamo tra questo intreccio perchè tra mafia politica sono gli elementi piu` importanti, io mi ricordo che ne parlavo con il dottor Borsellino che in quel periodo noi abbiamo avuto una pacchia diciamo che non c’erano. Puo` darsi che il mio riferimento e` a questo che c’e` quel periodo in cui non ci sono a Palermo associazioni a delinquere, perchè il fatteggio era il fatto che era che diciamo un mafioso doveva avere un reato specifico, e mi ricordo che tornando sempre un passo indietro, lei e deve comprendere io non e` che c’ho una scuola oppure… cioe` parlo in un’altra maniera che una persona mi deve comprendere. Allora se lo Stato non accettava… io parlo lo Stato, se le istituzioni non accettavano gia` si parlo` di fare degli attentati diciamo anche fuori dell’Italia, cioe` ogni capo famiglia ogni capo mandamento doveva fare un atto dinamitardo, non lo so nelle statue, nelle banche, non con mafiosi e mafiosi, per fare diciamo scendere in campo questi personaggi. Ma io sempre ho sentito personaggi che appartenevano alla massoneria, ora non e` che posso dire con precisione tizio… pero` diciamo questi discorsi nel lontano 74 – 75 ci sono stati e i mafiosi hanno arrivato al suo scopo, cioe` che non ci dovevano essere associazioni. E noi abbiamo un periodo a Palermo che non ci sono associazioni mafiose.

fonte:

I racconti di Gaspare Mutolo  (3) : «Mori aveva contatti con i boss per la trattativa»

Abbiamo visto, negli episodi precedenti, di come le affermazioni di Mutolo in relazione alla presunta conoscenza da parte di Borsellino della cosiddetta “trattativa” tra stato e mafia, siano l’esclusivo frutto di opinioni e “deduzioni” del teste.
Opinioni “personalissime”, diciamo così, essendo il frutto di una logica, tra l’altro, piuttosto traballante.
Si potrebbe ancora citare, a supporto di ciò, questo passaggio:
quello che posso dire con certezza è che il dottor Borsellino sapeva che c’erano questi… che stavano avvenendo questi contatti PERCHÉ c’erano altri commenti pure, sa, dice, ma a quella persona l’abbiamo vista che e` scesa a Palermo, quella persona l’abbiamo visto.., insomma parlavano in riferimento che c’era qualche persona non della Dia ma di altre diciamo istituzioni, che magari scendeva a Palermo e non lo so per che cosa, non e` che io posso dire per che cosa
Sintetizzando, in lingua italiana:  siccome sentiva dire dai suoi accompagnatori della DIA che c’era qualche persona delle istituzioni che era stata vista scendere a Palermo non si sa bene a far che cosa, Mutolo conclude che, sulla base di questa circostanza, egli si sente di poter dire con certezza che Paolo Borsellino sapeva che stavano avvenendo dei contatti fra le istituzioni e la mafia.
Una logica delirante che neppure i tentativi del PM e del Presidente, che pur ci hanno provato, volti ad ottenere chiarimenti, sono riusciti a dipanare.
Ma questo non ha importanza, perché i giornali hanno provveduto a cesoiare il delirio, comunicando solo il messaggio iniziale: “Il giudice Paolo Borsellino sapeva della trattativa tra Stato e mafia”, e questo rimane, così, in mano ai cittadini, come fosse un dato oggettivo, essendo invece tutt’altro.
Non che Mutolo non abbia voluto approfondire questa vicenda delle “persone delle istituzioni che erano state viste scendere in Palermo”. Pur non avendo chiarito come questa potesse avere attinenza con ciò che sapeva o pensava Borsellino, questa storia di misteriose visite istituzionali in Palermo, a chiarirla, il teste ci ha pur provato.
Ed il risultato è stata una nuova raffica di titoli nelle agenzie e sui giornali. Ecco alcuni esempi:
Mafia: pentito Mutolo, Mori aveva contatti per trattativa con boss” Palermo, 1 giu. – (Adnkronos)
Il generale Mario Mori, sotto processo a Palermo per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, nel 1992, dopo la strage di Capaci, “veniva a Palermo per parlare con delle persone importanti, non per forza latitanti, con cui aveva intavolato una trattativa. Aveva contatti con Cosa nostra per trattare”, (Eco di Sicilia)
Mafia: Mori; Mutolo, Generale in contatto con Cosa Nostra”  (Antimafia2000, ripresa da ANSA)
Cerchiamo dunque di capire per benino in base a che cosa Mutolo ha potuto effettuare una simile “testimonianza”, affermando che il generale Mori se la faceva con i boss (e soprattutto, se egli lo abbia effettivamente affermato). E cerchiamo di farlo, assemblando e sintetizzando le sue dichiarazioni sull’argomento.
In quel periodo (estate 92)  Mutolo “era in mezzo” ad alcuni personaggi della DIA.  “mi vedevo diciamo con De Gennaro, mi vedevo con il procuratore Grasso, mi vedevo con i giudici Natoli, Lo Forte ed altri Giudici”.  E ancora: “io in quel periodo mi muovevo con alcuni personaggi: un certo Barone Fiumara Giordano, le persone diciamo importanti che si muovevano con me erano Gratteri, De Petrillo, Di Gennaro,”
 Dunque Mutolo vedeva queste persone e si accompagnava con queste persone. In quello stesso periodo, sentì fare un certo discorso. Egli però non può dire di aver udito proprio questo da qualcuna di queste persone:  “pero` non posso dire cioe` io non me la sento per coscienza di dire hanno parlato di questo”. Tuttavia, siccome in quel periodo vedeva quelle persone e si muoveva con quelle persone,  e siccome in quel periodo sentì fare un certo discorso, Mutolo deduce che “logicamente” quel discorso deve averlo sentito da quelle persone.

AVV. MILIO :- E questo glielo dissero i funzionari della Dia.
MUTOLO GASPARE :- Ma io vivevo nella Dia, io non e` che vivevo in un altro posto.
AVV. MILIO :- Quindi e` si`.
MUTOLO GASPARE :- E` logico e` si`.
Siamo dunque al “probabilmente  sentito dire” da parte di persone indefinite.
Una vera perla del diritto, un caso unico.
E vediamo che cosa dunque, egli deduce di aver sentito, forse, da quella non meglio precisata cerchia di persone.
Quando lui si muoveva con qualcuna di queste persone, vedevano “qualche macchina sospetta”. Mutolo  capisce che non si trattava però di macchine di mafiosi, perché se fossero stati mafiosi “avrebbero arrivati subito dei rinforzi”. Invece i rinforzi non arrivavano, e “tirando bene le orecchie”, Mutolo sentiva “che avevano paura di queste persone che appartenevano ai servizi segreti”.  Dunque i suoi accompagnatori non ben definiti, temevano che su queste macchine sospette ci fosse personale dei servizi segreti.  “Dopo”, in altre occasioni, Mutolo sentì dire sempre da queste persone non ben definite che però lo accompagnavano, che il generale Mori scendeva spesso a Palermo. E siccome Mori, secondo Mutolo, era “collocato sia al Ros che ai servizi”, lo stesso Mutolo a quel punto, collegando con la faccenda delle macchine sospette, ha capito che Mori scendeva a Palermo per trattare con i boss.
Qualcuno penserà che io stia scherzando, nel riassumere questo delirio. No che non scherzo: basta rileggersi il testo della deposizione qui sotto. Questo è quanto ha affermato Mutolo, ed è ciò che ha consentito a giornali ed accusatori, di sputtanare di fronte al mondo, dipingendolo come un frequentatore di mafiosi, il generale dell’arma dei carabinieri che catturò Salvatore Riina.
Anche il Pubblico Ministero, avendo forse percepito, diciamo così, una certa carenza di logica, decide di incalzare il teste perché chiarisca seccamente, saltando i suoi percorsi logici:
PUBBLICO MINISTERO :- Ma in quel periodo lei sente qualcuno (sic – ndr) che dice il colonnello Mori scende a Palermo per incontrare persone per trattare?
E Mutolo gli da soddisfazione:
MUTOLO GASPARE :- Si`, si` in quel preciso periodo che io sono diciamo alla Dia, io sento parlare del colonnello Mori che scendeva a Palermo per parlare con… per parlare con alcune persone perchè c’erano queste trattative che il Giudice Borsellino non era d’accordo.
Ora, si noti bene che il teste, nonostante la chiara volontà di accontentare il magistrato, non conferma neppure qui di aver mai sentito qualcuno parlare del col. Mori che scendeva a a Palermo “per incontrare persone per trattare”, come il PM gli ha chiesto di confermare. Egli dice invece che Mori sarebbe sceso a Palermo “per parlare con alcune persone perchè c’erano queste trattative” . Il che è molto diverso, a pensarci bene. Si presuppone cioè che ci fossero trattative in corso, e che Mori scendesse a Palermo per parlare con qualcuno in argomento di tali trattative. Cosa del tutto diversa dal trattare in prima persona.
E ad ogni modo, rimane comunque il fatto che quando a Mutolo vengono chiesti ulteriori chiarimenti, egli sprofonda nuovamente nel delirio:
PRESIDENTE :- Ce lo vuole dire chi erano queste persone che parlavano da… da cui lei ha capito… i discorsi dai quali ha capito che…
MUTOLO GASPARE :- Signor Presidente io non posso essere preciso perchè io capisco che sono cose molto delicate e quindi io… pero` io non posso… (…) . pero` io non me la sento di essere diciamo preciso e fare il nome per dire c’era il tizio c’era il caio. Io posso dire in piena coscienza: il dottore Borsellino gridava sono matti sono matti, non era d’accordo a questo… a queste trattative e mi ricordo perfettamente che si parlo` di Calo` che voleva tipo un lasciapassare nelle carceri per potere parlare… pero` erano sempre cose che a me non mi interessavano di prima persona. E il riferimento che si faceva al colonnello Mori cioe` non e` che si faceva in una maniera diciamo cattiva, si faceva in una maniera purtroppo che lui stava facendo il suo lavoro, non… io dopo non so se faceva bene, se faceva male, pero` io in quel momento non e` che capivo che qualcuno parlava male, perchè il colonnello Mori diceva questo, stava facendo una cosa…
E quindi il PM, accortosi che il teste era di nuovo partito per la tangente, si vede costretto a richiamarlo nuovamente:
PUBBLICO MINISTERO :- A noi non interessa se parlava bene o parlava male, noi le abbiamo soltanto chiesto se lei da questa cerchia di persone, non sa indicare da chi ma ha indicato una cerchia di persone, ha sentito che una volta o piu` volte che il colonnello Mori scendeva a Palermo come ha dichiarato lei per trattare. Poi lei ha aggiunto e che il dottor Borsellino era contrario a queste trattative, questo e` vero l’ha sentito dire da questa cerchia di persone?
MUTOLO GASPARE :-Si` come non e` vero, e l’ho ribadito …

Ecco, così si porta un teste a confermare un fatto, suggerendoglielo. Le famose domande inammissibili.
Il problema è che qui Mutolo conferma di aver già ribadito un concetto, che invece non aveva per nulla ribadito. Basta rileggersi il verbale per intero. Lui in realtà aveva soltanto affermato di aver sentito dire, di Mori, “, che magari scendeva a Palermo e non lo so per che cosa, non e` che io posso dire per che cosa”.  Ovvero: “io sentivo che c’era il dottor Mori che aveva diciamo dei contatti con alcuni personaggi, per come ce l’aveva anche la Dia, perchè io mi ricordo che in quel periodo si andavano a cercare delle persone della Dia, perchè io appartenevo alla Dia, quindi io ero in contatto con industriali, con avvocati, e il livello quale era quello di fare diciamo prendere a Riina a Provenzano e a tutti i latitanti, era una cosa normale. Quindi io che appartenevo alla Dia sapevo come mi dovevo vuotare io, andavo a cercare qualcuno che doveva collaborare, cioe` io penso cheanche il dottor Mori oppure i carabinieri dei Ros avessero questo compito.”
In sintesi lui sentiva, (non si sa esattamente da chi), che Mori aveva contatti con alcuni personaggi, (non si sa esattamente chi), così come lo stesso tipo di contatti li aveva la DIA, e quindi pensava che questi contatti rientrassero nel compito degli inquirenti, che era quello di indagare per catturare i latitanti.
Invece, all’ennesimo incalzo, Mutolo, alla fine, nega di aver mai sentito dire espressamente che Mori fosse fra gli interlocutori della trattativa, ed afferma di non sapere chi potessero essere questi interlocutori.
PUBBLICO MINISTERO :- L’ultima specificazione sul punto. Il fatto che il dottor Borsellino fosse contrario a questa trattativa e` un suo giudizio o una sua… oppure l’ha sentito dire, l’ha sentito dire dalla cerchia di persone? Ci dica come e`… Oggi ha anche aggiunto, rispetto a quello che aveva gia` detto a Caltanissetta, “il colonnello Mori si diceva scendeva a Palermo per trattare e il dottor Borsellino era contrario a questa trattativa”. Questa seconda parte il dottor Borsellino era contrario a questa trattativa e` un suo giudizio una sua ipotesi, una sua deduzione o qualcosa che ha sentito dire dal dottor Borsellino a da altri?
MUTOLO GASPARE :- No il mio riferimento non e` che il dottor Borsellino quando parla si fa riferimento al colonnello Mori, cioe` questo non… e` una cosa che non c’entra niente. Il dottore Borsellino non so da quale fonte e da quelle pregiudizi o da quale cosa, sapeva che c’era questa trattativa, che ci poteva essere questa trattativa, che c’erano persone interessate e era disgustato. Cioe` quando io origliavo e sentivo ma sono matti questima che vogliono… il riferimento era non solo ai mafiosi ma pure secondo a me a quelle persone che stavano intavolando, pero` non e` che specificamente si parlava del colonnello Mori o di un’altra persona, si parlava che i mafiosi avevano trovato degli interlocutori, CHE ORA IO NON SO CHI POTEVANO ESSERE. VA BENE?

Ehm… benone!
Mori rientra quindi, in definitiva, nella testimonianza di Mutolo, solo e soltanto perchè egli avrebbe sentito dire da qualcuno che egli andava e veniva da Palermo:
“… l’ho capito pure perchè parlavano e a volte parlavano e dicevano eh l’abbiamo visto che e` sceso, che e` salito…”
Ora, per quanta fiducia si possa conferire alle capacità deduttive di Mutolo, come già per la puntata precedente, anche in questo caso noi avremmo un’opinione ed una spiegazione diverse, sulle ragioni per cui Mori scendeva spesso a Palermo nell’estate 92:  una di queste, ad esempio, vorrebbe che egli a Palermo, anziché per farsela con i boss,  ci venisse per guadagnarsi lo stipendio facendo il suo lavoro, visto che era il Vicecomandante del ROS ed il responsabile dell’attività operativa di tutto il reparto, distaccamento di Palermo compreso. E quando si parla del ROS di Palermo nell’estate 92, si parla di un reparto dei carabinieri impegnato nelle indagini, niente niente,  sull’attentato sanguinario di Capaci (maggio) dove morirono Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta, nonchè sull’omicidio di Giuliano Guazzelli (aprile), un valente sottufficiale dei Carabinieri che si stava occupando dell’inchiesta “mafia e appalti”.  Solo per fare qualche esempio.  Inoltre già ai primi di settembre il reparto speciale era impegnato nella sorveglianza dei Ganci, la famiglia di “tenutari” di Riina che porterà, grazie ad un pedinamento,  i carabinieri per la prima volta in Via Bernini, il quartiere dove si nascondeva il boss.
Insomma, a Palermo c’era un reparto operativo dei carabinieri sotto il comando di Mori impegnatissimo in inchieste molto importanti, su vari fronti, e quindi non credo ci sia bisogno dei quadretti e delle deduzioni di Sherlock Mutolo per comprendere le ragioni per cui Mori si recasse in quella città.
A meno che siamo tutti convinti che il ROS con tutti quegli uomini addestrati nella caccia ai criminali,  a Palermo ci stesse invece davvero per trattare,  piegandosi alle esigenze della mafia.
No, ahimè: purtroppo, li arrestava anche, i mafiosi, la squadra di Mori e De Caprio, e non sto parlando solo di Riina, ma di molti altri, come ad esempio del pericoloso latitante Francesco Ciccio Madonna, finito nella rete di “Ultimo” insieme ai figli Aldo e Giuseppe.
Forse “consegnati” ai carabinieri, anche loro, da Bernardo Provenzano o da Vito Ciancimino?
(3 – continua)


APPENDICE

La parte della testimonanza di Mutolo su “Mori che scendeva a Palermo”.


PUBBLICO MINISTERO :- [Paolo Borsellino] Era disgustato nei confronti di chi?
MUTOLO GASPARE :- Di personaggi diciamo che lui sapeva magari che… dello stato che c’era qualcuno che si stava interessando, perchè c’erano altre cose che io diciamo collocavo a queste cose esatto? Perchè io ero allora… allora io ero in mezzo a tutti questi persone, diciamo io mi vedevo diciamo con De Gennaro, mi vedevo con il procuratore Grasso, mi vedevo con i giudici Natoli Lo Forte ed altri Giudici, cioe` erano argomentazioni che facevano fra di loro… Pero` io quello che posso dire con certezza è che il dottor Borsellino sapeva che c’erano questi… che stavano avvenendo questi contatti perché c’erano altri commenti pure, sa dice ma a quella persona l’abbiamo vista che e` scesa a Palermo, quella persona l’abbiamo visto.., insomma parlavano in riferimento che c’era qualche persona non della Dia ma di altre diciamo istituzioni, che magari scendeva a Palermo e non lo so per che cosa, non e` che io posso dire per che cosa. Pero` la Dia quando io mi muovevo guardavano sempre in una maniera guardinga se c’era qualche macchina ferma, qualche volta io facendo finta che non capivo niente sentivo e la` c’e` la macchina guarda, si` e` la`, logicamente se quelle macchine che loro pensavano che potevano essere macchine di mafiosi, potevano arrivare subito 20 macchine, ma erano macchine di altre diciamo istituzioni, di altri corpi di polizia insomma, allora si parlava dei servizi segreti. Cioe` anche quelle persone che stavano vicino a me, che continuamente mi spostavo no e dopo quando è aperto piazza Priscilla io me ne sono andato ad abitare dentro piazza Priscilla, è perchè avevano pure paura che io potesse saltare pure in aria.
(…)
PUBBLICO MINISTERO :- Senta in questi discorsi relativi alla dissociazione che lei percepi` fatti dal dottor Borsellino e con interlocutori della Dia, si fece un qualche riferimento ed eventualmente ci dica quale, al colonnello Mori del Ros?
MUTOLO GASPARE :- Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO :- Gliela ripeto. Le chiedo se in questi discorsi che lei in parte ha percepito tra Borsellino… il dottor Borsellino ed altri funzionari della Dia, in parte discorsi che lei ha avuto con il dottor Borsellino o con i funzionari della Dia che la proteggevano, si e` fatto mai riferimento, ed eventualmente ci dica in che termini, alla persona dell’allora colonnello Mori del Ros dei carabinieri e a che proposito eventualmente?
MUTOLO GASPARE :- Guardi io posso dire questo, cioe` io conosco al dottor Mori non… il riferimento io sentivo che c’era il dottor Mori che aveva diciamo dei contatti con alcuni personaggi, per come ce l’aveva anche la Dia, perchè io mi ricordo che in quel periodo si andavano a cercare delle persone della Dia, perchè io appartenevo alla Dia, quindi io ero in contatto con industriali, con avvocati, e il livello quale era quello di fare diciamo prendere a Riina a Provenzano e a tutti i latitanti, era una cosa normale. Quindi io che appartenevo alla Dia sapevo come mi dovevo vuotare io, andavo a cercare qualcuno che doveva collaborare, cioe` io penso cheanche il dottor Mori oppure i carabinieri dei Ros avessero questo compito. Io ho conosciuto al dottor al colonnello Mori…
PUBBLICO MINISTERO :- Aspetti prima della conoscenza le ricordo quello che lei ha dichiarato a Caltanissetta il 23 marzo del 2010, che e` qualcosa di molto piu` diciamo analitico. Pagina tre “tornando al discorso della dissociazione, quindi stiamo parlando della
dissociazione non stiamo parlando di… ricordo che Borsellino disse, intervenendo nella discussione in occasione della pausa durante la quale stavano trattando l’argomento in questione, che chi voleva la dissociazione era pazzo, aggiungo che Borsellino non era assolutamente d’accordo anche perchè avevano gia` ucciso Giovanni Falcone. Dai discorsi fatti capi` che gli interlocutori tacevano riferimento alla circostanza che l’allora colonnello, poi divenuto il generali Mori, che non venne espressamente indicato ma che era facilmente individuabile dai riferimenti fatti dai funzionari della Dia, di cui non ricordo pero` i nomi, scendeva spesso a Palermo e aveva contatti all’interno di cosa nostra per trattare. L’argomento ricordo che venne discusso a margine da uno dei tre interrogatori in cui era presente il dottor Mori. Lei mi chiede meglio”… il dottor Borsellino mi scusi. “Lei mi chiede di esplicitare meglio questo discorso sul generale Mori. A questo proposito ricordo che i ragazzi della Dia che mi trasportavano, erano con mia sorpresa piu` preoccupati di essere seguiti dalle persone dei servizi che da appartenenti alla criminalita` organizzata, lei mi chiede dove collochi io il generale Mori se al Ros o ai servizi ed io rispondo sia al Ros che ai servizi“, ma questa e` la parte successiva. Io le voglio chiedere veramente un contributo di chiarezza se e` possibile definitivo davanti al Tribunale di Palermo, se e` vero che lei capi` che gli interlocutori, quando parlavano della dissociazione facevano riferimento alla circostanza che l’allora Colonnello Mori, che non venne espressamente indicato ma che era facilmente individuabile dai riferimenti fatti e le chiediamo eventualmente quali, scendeva spesso a Palermo e aveva contatti all’interno di cosa nostra per trattare. Cioe` lei ha dichiarato io ho capito che si trattava che questo soggetto che scendeva spesso a Palermo e aveva contatti con esponenti di cosa nostra per trattare fosse il colonnello Mori. Intanto questo e` vero e da che cosa l’ha capito?
MUTOLO GASPARE :- L’ho capito perchè dai discorsi che si facevano e della preoccupazione che avevano questi ragazzi della Dia quando ci spostavamo o quando io dovevo uscire da un covo all’altro per andare a qualche interrogatorio, quando vedevano qualche macchina ripeto se quelle macchine che loro pensavano che erano fermi in qualche posto per osservare, per vedere, erano macchine di mafiosi, avrebbero arrivati subito dei rinforzi, ma il riferimento era diciamo che parlavano, perchè io essendo in macchina con tre persone, con quattro persone non e` che io parlavo di queste cose, perchè facevo finta che non mi interessava niente, logicamente io ero preoccupato pure, quindi diciamo tiravo bene le orecchie e sentivo, pero` sentivo questi commenti che avevano paura di queste persone che appartenevano ai servizi segreti. Il riferimento dopo a Mori, al colonnello Mori, cioe` che lo vedevano spesso che scendeva a Palermo e… l’ho capito pure perchè parlavano e a volte parlavano e dicevano eh l’abbiamo visto che e` sceso, che e` salito perchè per come i servizi segreti diciamo avevano le loro informazioni, avevano i loro informatori, anche la Dia aveva anche le loro informazioni insomma. Quindi era una cosa che uno faceva e l’altro controllava insomma.
PUBBLICO MINISTERO :- Si` pero` signor Mutolo lei ha detto che il riferimento era al fatto che per quello che lei ha sentito dire il colonnello Mori scendeva spesso a Palermo e aveva contatti all’interno di cosa nostra per trattare. Ora e` vero che queste cose lei le ha sentite dire in quel periodo…
PRESIDENTE :- A chi deve dire…
PUBBLICO MINISTERO :- E da chi.
PRESIDENTE :- Con precisione pero`. Per favore.
MUTOLO GASPARE :- Signor Presidente io non posso essere preciso perchè sarei stato gia` preciso io prima, io soltanto queste cose le recepivo perchè li capivo perchè, perchè in quel periodo sono soltanto io cioe` il collaboratore importante, quindi parlano e hanno paura che io posso fare anche la fine di tutti gli altri. Pero` il riferimento era cosi` pacifico che io non e` che potevo sapere con esattezza le trattative se c’erano a che punto erano, con chi parlavano, io rubavo pero` capivo che il colonnello Mori scendeva a Palermoper parlare con alcune persone, ma non erano per forza latitanti, potevano essere persone diciamo importanti che avevano intavolato diciamo questa trattativa, questa cosa che viene fuori pero` dopo.
PUBBLICO MINISTERO :- Ma in quel periodo lei sente qualcuno che dice il colonnello Mori scende a Palermo per incontrare persone per trattare?
MUTOLO GASPARE :- Si`, si` in quel preciso periodo che io sono diciamo alla Dia, io sento parlare del colonnello Mori che scendeva a Palermo per parlare con… per parlare con alcune persone perchè c’erano queste trattative che il Giudice Borsellino non era d’accordo.
PRESIDENTE :- Ce lo vuole dire chi erano queste persone che parlavano da… da cui lei ha capito… i discorsi dai quali ha capito che…
MUTOLO GASPARE :- Signor Presidente io non posso essere preciso perchè io capisco che sono cose molto delicate e quindi io… pero` io non posso… cioe` io posso dire questo, io in quel periodo mi muovevo con alcuni personaggi un certo Barone Fiumara Giordano, le persone diciamo importanti che si muovevano con me erano Gratteri De Petrillo, Di Gennaro, pero` non posso dire cioe` io non me la sento per coscienza di dire hanno parlato di questo. Sicuramente io sentivo parlare cosi` di tutti, perchè non e` che si guardavano di me, perché io ormai ero votato diciamo, loro che sapevano che con me potevano parlare, non si sapeva che dopo andavamo a finire nei processi cosi` delicati quindi non… pero` io non me la sento di essere diciamo preciso e fare il nome per dire c’era il tizio c’era il caio. Io posso dire in piena coscienza il dottore Borsellino gridava sono matti sono matti, non era d’accordo a questo… a queste trattative e mi ricordo perfettamente che si parlo` di Calo` che voleva tipo un lasciapassare nelle carceri per potere parlare… pero` erano sempre cose che a me non mi interessavano di prima persona. E il riferimento che si faceva al colonnello Mori cioe` non e` che si faceva in una maniera diciamo cattiva, si faceva in una maniera purtroppo che lui stava facendo il suo lavoro, non… io dopo non so se faceva bene, se faceva male, pero` io in quel momento non e` che capivo che qualcuno parlava male, perchè il colonnello Mori diceva questo, stava facendo una cosa…
PUBBLICO MINISTERO :- A noi non interessa se parlava bene o parlava male, noi le abbiamo soltanto chiesto se lei da questa cerchia di persone, non sa indicare da chi ma ha indicato una cerchia di persone, ha sentito che una volta o piu` volte che il colonnello Mori scendeva a Palermo come ha dichiarato lei per trattare. Poi lei ha aggiunto e che il dottor Borsellino era contrario a queste trattative, questo e` vero l’ha sentito dire da questa cerchia di persone?
MUTOLO GASPARE :-Si` come non e` vero e l’ho ribadito come…
PRESIDENTE :- E quindi possiamo dire che nell’ambito di queste persone che lei… lei non vuole dire chi… non e` in grado di precisare chi lo dicesse, ma stiamo parlando di una ristretta cerchia di persone che lo dicevano.
MUTOLO GASPARE :- Si` signore perchè in quel periodo sono solo io collaboratore…
PRESIDENTE :- Quindi lei era sempre accompagnato da queste persone, queste persone…
MUTOLO GASPARE :- (incomprensibile)
PRESIDENTE :- Che l’accompagnavano facevano questi discorsi.
MUTOLO GASPARE :- Si`.
PRESIDENTE :- Va bene.
PUBBLICO MINISTERO :- L’ultima specificazione sul punto. Il fatto che il dottor Borsellino fosse contrario a questa trattativa e` un suo giudizio o una sua… oppure l’ha sentito dire, l’ha sentito dire dalla cerchia di persone? Ci dica come e`… Oggi ha anche aggiunto, rispetto a quello che aveva gia` detto a Caltanissetta, “il colonnello Mori si diceva scendeva a Palermo per trattare e il dottor Borsellino era contrario a questa trattativa”. Questa seconda parte il dottor Borsellino era contrario a questa trattativa e` un suo giudizio una sua ipotesi, una sua deduzione o qualcosa che ha sentito dire dal dottor Borsellino a da altri?
MUTOLO GASPARE :- No il mio riferimento non e` che il dottor Borsellino quando parla si fa riferimento al colonnello Mori, cioe` questo non… e` una cosa che non c’entra niente. Il dottore Borsellino non so da quale fonte e da quelle pregiudizi o da quale cosa, sapeva che c’era questa trattativa, che ci poteva essere questa trattativa, che c’erano persone interessate e era disgustato. Cioe` quando io origliavo e sentivo ma sono matti questi, ma che vogliono… il riferimento era non solo ai mafiosi ma pure secondo a me a quelle persone che stavano intavolando, pero` non e` che specificamente si parlava del colonnello Mori o di un’altra persona, si parlava che i mafiosi avevano trovato degli interlocutori, che ora io non so chi potevano essere va bene?
(…)


DOMANDE DELLA DIFESA AVVOCATO MILIO
(…)
AVV. MILIO :- Dunque rispondendo alle domande del Pubblico Ministero o meglio alle contestazioni del Pubblico Ministero ha detto ha collegato sostanzialmente il discorso sulla dissociazione al generale Mori, io le chiedo venne espressamente fatto il nome del Generale Mori in quelle occasioni?
MUTOLO GASPARE :- No io non e` che ho detto questo, io questo…
AVV. MILIO :- No mi scusi signor Mutolo lei deve rispondere, e` stato fatto il nome del generale Mori in quelle occasioni o no?
MUTOLO GASPARE :-No il nome del generale Mori non e` stato mai fatto io l’ho detto anche pocanzi, io ho capito che era…
AVV. MILIO :- Lei rispondendo sempre al Pubblico Ministero ha detto che il riferimento al generale Mori era facilmente individuabile, io le chiedo da quali elementi?
MUTOLO GASPARE :- Dall’elemento che a volte se ne parlava, si parlava del Ros, si parlava di qualche macchina sospetta che vedevano quando io mi muovevo, quando parlavano si` e` sceso e` salito il riferimento… per fare io… per arrivare a questo riferimento vuol dire che qualche volta magari ho sentito questo nominativo del generale, pero` ripeto non e` che se ne parlava in una maniera brutta che stava facendo… o puo` darsi che l’intenzione del colonnello Mori erano altri per effettivamente prendere i latitanti per… Cioe` io ora non voglio dire… non e` che se ne parlava oppure io ho capito perchè se ne parlava male, capivo che era il generale… perchè la Dia non era, quindi…
AVV. MILIO :- Grazie. Lei ha anche riferito a contestazione del Pubblico Ministero che sostanzialmente era notorio anche tra i funzionari della Dia che il generale Mori scendeva spesso a Palermo per trattare con cosa nostra, io le chiedo quindi sostanzialmente questa circostanza era nota anche ai funzionari della Dia.
MUTOLO GASPARE :- Io penso di si`, per parlarne, per qualche volta parlarne io credo di si`, che scendeva a Palermo, poi dopo se quelli… qualche volta era per parlare con qualcuno, pero` non e` che tutte le volte che scendeva a Palermo, cioe` era un personaggio che era molto conosciuto, molto segnalato e quando scendeva a Palermo e quando c’era riferimento a qualche cosa il riferimento era al colonnello Mori.
AVV. MILIO :- E questo glielo dissero i funzionari della Dia.
MUTOLO GASPARE :- Ma io vivevo nella Dia, io non e` che vivevo in un altro posto.
AVV. MILIO :- Quindi e` si`.
MUTOLO GASPARE :- E` logico e` si`.
PRESIDENTE :- Ma scusi non lo facciamo confondere. Lui fino a questo momento ha detto che ascoltava i discorsi che facevano i funzionari, non e` che lo dicevano a lui…
PUBBLICO MINISTERO :- Funzionari comunque appartenenti alla Dia.
PRESIDENTE :- Questo l’abbiamo capito che quella cerchia era di persone…
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