L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 23 luglio 2012

Caso Fallara, il mistero dei soldi contanti. Prelievi ingenti dal conto della dirigente Il caso Fallara Baldessarro e Ursini. Caso Fallara: il suicidio di Orsola e i cocci del “Modello Reggio” Rinviato a giudizio Giuseppe Scopelliti


Caso Fallara, il mistero dei soldi contanti. Prelievi ingenti dal conto della dirigente                                                                                                                                                                                                                                                                                                              

REGGIO CALABRIA – Uscivano un sacco di soldi contanti dal conto corrente di Orsola Fallara. Troppi per gli investigatori. Al punto da non essere giustificabili per le spese correnti affrontate dalla dirigente dell’Ufficio Finanze del Comune di Reggio Calabria. La manager di Palazzo San Giorgio – che a dicembre del 2010 si è tolta la vita ingerendo acido muriatico – ritirava sistematicamente somme di denaro “importanti”. Dai primi accertamenti, già depositati nell’ambito del procedimento contro l’architetto Bruno Labate, si trova traccia di assegni cambiati, oppure di ritiro di contante allo sportello per quasi 150 mila euro. E parliamo di un periodo relativamente breve. Si trattava di prelievi da 10 o 15 mila euro per volta. Somme che venivano ritirate man mano che il conto si riempiva con gli stipendi o gli emolumenti che la dirigente si autoliquidava come rappresentante del Comune alla Commissione tributaria provinciale. Nel periodo di tempo attenzionato il conto della Fallara non ha mai superato i 60 – 70 mila euro. E dopo la sua morte gli investigatori hanno trovato somme pari a circa 40 mila euro. Insomma nulla di straordinario per una dirigente di quel livello.

Ma di soldi in quei mesi ne sono entrati tanti, ed usciti praticamente altrettanti. Ed è questo che ha fatto suonare il campanello d’allarme degli inquirenti. Dove sono finiti i suoi soldi? Non è una domanda da poco assunto che in quei movimenti di denaro Labate non è assolutamente coinvolto. La sua è insomma un’altra storia. Lo stesso dicasi per i prestiti fatti all’imprenditore Costantino Trimboli puntualmente riscontrati dopo le sue stesse ammissioni. Prestiti comunque avvenuti attraverso assegni in cambio di regolari ricevute. Il problema è dunque altro. Orsola Fallara aveva un tenore di vita alto ma non eccessivo. Viaggiava certo, aveva una vita normalmente agiata, ma nulla che facesse pensare a spesse folli. Tra l’altro qualsiasi spesa poteva essere fatta tranquillamente utilizzando la carta di credito, dunque perchè andarsene in giro con tutti quei soldi. E soprattutto come sono stati utilizzati?

Una domanda che ha spinto i magistrati reggini ad andare oltre investendo la polizia giudiziaria della Guardia di Finanza di un’indagine più dettagliata. Con l’obiettivo di dare, se possibile, una risposta alla domanda che affiora dopo i primi accertamenti. E ipotizzabile che una volta acquisite le relative informazioni bancarie questa vengano incrociate con tutta una serie di altre informazioni (ad esempio i tabulati telefonici), ma questo è presto per dirlo. Una cosa è certa. Le indagini che la magistratura sta conducendo ormai da due anni non sono ancora chiuse e che l’inchiesta va avanti su più fronti. Questo a prescindere dai due processi già incardinati: Uno che riguarda, appunto le somme intascate (e già restituite) da Labate e il secondo relativo al processo in corso contro l’allora sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e i tre revisori dei conti. 

17/11/2012    http://www.edicoladipinuccio.it/reggio-calabria-2/caso-fallara-il-mistero-dei-soldi-contanti-prelievi-ingenti-dal-conto-della-dirigente/

 

Scopelliti e Orsola Fallara: "C'è chi è stato indotto al suicidio"

di Alessia Candito - Torna a parlare del caso Fallara, Giuseppe Scopelliti. Nello "sfogo" con cui ha chiuso il proprio intervento a conclusione del dibattito sul taglio di consiglieri ed assessori nella prossima legislatura, Scopelliti ha ricordato la figura del dirigente del Settore Finanze, Orsola Fallara, coinvolta nello scandalo delle autoliquidazioni e suicidatasi ingerendo acido muriatico. Scopelliti ha sottolineato che a differenza di Vibo dove una dirigente della Provincia si è resa responsabile di appropriazione indebita di fondi pubblici senza che la stampa se ne occupasse, a Reggio c'è chi è stato processato e indotto al suicidio. Io non ci sto a questo gioco al massacro. Chi fa, chi si prende la responsabilità di amministrare si assume anche la responsabilità di sbagliare. E io firmo ogni giorno quintali di provvedimenti"

COSA INSEGNA A UNA DONNA IL CASO FALLARA ? ARTICOLO DI FRANCA FORTUNATO PUBBLICATO IL 13.08.2012 SUL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA

ORSOLA Fallara, la dirigente più potente del Comune di Reggio Calabria sotto il governo dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti, la sera del 15 dicembre 2010 “vaga per la città, arriva al porto, spegne la macchina, si ferma qualche minuto. Qui avrebbe deciso di farla finita. Ingerisce l’acido. Poi chiama i carabinieri con il cellulare e chiede aiuto. Una pattuglia arriva in pochi minuti. Ed è in ospedale prima di notte”, dove morirà due giorni dopo. Così raccontano Giuseppe Baldessarro, giornalista del Quotidiano, e Gianluca Ursini, giornalista dell’Unità, nel loro libro “Il caso Fallara – Storia del “modello Reggio” e del suo tragico epilogo”. Come tante/i – suppongo – non ho creduto al suicidio di Orsola Fallara ma – secondo i due autori che si rifanno alle conclusioni della Procura  che ha archiviato il caso – si è trattato proprio di un suicidio, anche se alcuni punti oscuri restano. Bene, accettiamo il fatto che Orsola Fallara si sia suicidata e allora la domanda è perché l’abbia fatto. Perché temeva di essere arrestata? Perché temeva di non reggere emotivamente all’accusa di aver sottratto denaro illegittimamente alle casse pubbliche? Perché lasciata sola e isolata dai suoi “amici” politici? Per non denunciare nessuno?                                                    
Lei, come dirigente dell’ufficio Finanze e Tributi – ci dicono Baldessarro e Ursini -  “era depositaria di mille segreti, era lei che amministrava tutti i flussi di denaro in entrata ed uscita, che autorizzava pagamenti d’ogni genere” e su quei flussi si è costruito il “modello Reggio” che l’ex sindaco, Giuseppe Scopelliti, divenuto governatore della Calabria, disse voler esportare in tutta la Calabria, tanto ne andava (ne va ancora?) fiero . La magistratura, la Corte dei Conti, gli ispettori del ministero delle Finanze, prima che l’opposizione politica e i due giornalisti, hanno squarciato il velo di quel modello, costruito su una gestione del denaro della collettività a dir poco “allegra”, irresponsabile, clientelare,  quando non illegale. Orsola Fallara, insieme al sindaco, è stata protagonista convinta di quel “modello”. Un modello fatto di distribuzione a pioggia di denaro pubblico, di incarichi e lauti  compensi a avvocati, professionisti e tecnici. E intanto la città sprofondava nei debiti. Che cosa ha lasciato veramente  il “modello Reggio” alla città è presto detto: un debito di oltre 170 milioni di euro.  Sarà la magistratura e i tribunali ad accertarne gli eventuali reati. Restano le  responsabilità politiche di coloro che erano al governo della città, a partire dal sindaco, Giuseppe Scopelliti, rinviato a giudizio per “abuso d’ufficio” e “falso in atto pubblico”. Non si può parlare di Orsola Fallara, come donna pubblica, senza parlare del sistema di potere che sta dietro il “modello Reggio”, in quanto lei, da emancipata qual’era, ne è stata, per scelta consapevole, parte organica e protagonista attiva.  Che cosa insegna a una donna, come me, la sua storia?  E’ stata una donna devota, fedele, sino alla fine, a colui che lei definiva “l’unico politico con la P maiuscola che riconosco”. Non ha mai denunciato o richiamato alla proprie responsabilità chi con lei ha governato il Comune per dieci anni. Si è assunta tutte le colpe. Si è fatta compagna in politica di un uomo che non ha esitato a smentirla, a prenderne le distanze, almeno pubblicamente, salvo poi, a  rinvio a giudizio avvenuto, invocarla come la sola che avrebbe potuto discolparlo. Una donna che cosa ha da perdere o  da guadagnare quando perde la sua libertà e la sua autonomia? Cosa ha da perdere o guadagnare nel seguire con devozione estrema un uomo nei suoi sogni di potenza, facendoli diventare propri? Ha da perdere tutto, anche la vita. Ha da guadagnare  solo potere e denaro. Ecco cosa mi insegna Orsola Fallara con il suo suicidio Dopo di lei, nessuna donna può dire che non lo sapeva.

Il caso Fallara

Il caso Fallara è uno di quei libri da non perdere per chi vuole conoscere Reggio Calabria a fondo e per chi volesse cercare di capirne l’assurda situazione attuale in cui le istituzioni cittadine si stanno lentamente sgretolando tra arresti, accuse, commissioni ministeriali e accessi antimafia.
Per capire la Reggio di oggi da un punto di vista non antropologico ma storico-politico-giudiziario il libro di Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini, edito dai bravi editori della “Città del sole edizioni“, è una pietra miliare soprattutto per quelli come molti dei nostri lettori che hanno vissuto in pieno l’epoca Scopelliti e del famigerato “Modello Reggio” senza avere molte altre esperienze di amministrazione-politica alle spalle da giudicare. Questo libro, per tutti i ragazzi e per tutte le ragazze che non avevamo mai visto piazza Italia aperta al pubblico prima di adesso è uno strumento fondamentale da fare proprio e leggere con attenzione prima della prossima tornata elettorale locale, poco importa se cittadina, provinciale o regionale.
La storia scrupolosa del “Modello Reggio” raccontata attraverso atti e ricostruzioni giornalistiche di fatti ed eventi deve servire a responsabilizzare i cittadini che da ora e per chissà quanto tempo dovranno pagare le conseguenze della politica dell’immagine e dell’effimero portata avanti per dieci anni dalle scorse amministrazioni con soldi pubblici che non esistevano.
Le voci di spesa dei passati dieci anni di “amministrazioone giovane” non si contano perchè oltre ad essere una gran quantità alcune sono state occultate. Processi sono in corso e i rinvii a giudizio fioccano come se piovesse sui responsabili di questi anni di bagordi ingiustificati.
Non voglio svelare niente scendendo nello specifico dei contenuti del libro ma vi assicuro che ogni dubbio, ogni sospetto di mala amministrazione sono accuratamente documentati attraverso una scrupolosa ricerca di atti ufficiali e cronache giornalistiche.
Non me ne vorranno gli autori se dico che il merito del successo di questo libro, però, non è solo loro. La pubblicazione di stralci di verbali delle interrogazioni dei Pubblici Ministeri nei confronti, in primis, di Scopelliti ma anche di Paolo Martino, per esempio – accusato di essere il cassiere della cosca De Stefano a Milano nonchè colui che ha portato Lele Mora e i suoi vip da strapazzo a Reggio mettendoli in contatto con l’ex sindaco – valgono di per se il prezzo del libro. Leggere con i propri occhi il basso livello di competenza e consapevolezza (o il supposto tale) di chi ha amministrato la città negli ultimi dieci anni dà la misura della situazione attuale. Basterebbero quelle poche pagine di verbali per capire appieno il perchè la città ha di fronte anni di storia buia da affrontare.
E’ una storia fatta di tritolo in comune, atti pubblici omessi, consulenze e consulenti, soldi (tanti soldi) pubblici e una città totalmente anestetizzata che adesso pagherà il conto salato. La storia nel libro si conclude con il triste suicidio dell’ex dirigente del comune di Reggio Orsola Fallara, mano esecutiva di molte di quelle azioni economiche che hanno portato i conti del comune al collasso.
Ma la storia non è finita e nelle aule dei tribunali lavoreranno sodo per scroprirne tutti i dettagli e per scrivere il finale.
Alessio Neri

http://terrearse.it/tag/orsola-fallara/ 

Baldessarro e Ursini. Caso Fallara: il suicidio di Orsola e i cocci del “Modello Reggio”



E' da oggi in libreria “Il caso Fallara. Storia del modello Reggio e del suo tragico epilogo”, l’inchiesta giornalistica di Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini con la prefazione di Antonello Caporale, edito da Città del Sole Edizioni. 
La vicenda di Orsola Fallara, dirigente del Settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria, morta il 17 dicembre 2010 dopo aver ingerito dell’acido muriatico, ha sconvolto la città di Reggio Calabria. Un fatto inquietante, preceduto da una serie di scandali che hanno investito la dirigente ma anche l’amministrazione di centrodestra alla guida della città dal 2002 ad oggi.
Secondo gli autori, Orsola Fallara è il personaggio cardine del cosiddetto “modello Reggio”, presentato come una strategia di sviluppo e modernizzazione, frutto di una politica del “fare” efficace ed efficiente realizzata dal sindaco Giuseppe Scopelliti, oggi Governatore della Regione Calabria,  ma che si è rivelato essere una gestione disinvolta della spesa pubblica che ha originato ingenti debiti e buchi di bilancio. La reale situazione, denunciata più volte dalle forze politiche di opposizione e dalla stampa, è emersa solo recentemente grazie alle due relazioni degli ispettori della Procura della Repubblica e del Ministero dell’Economia, pubblicate all’interno del cd-rom allegato al volume.
La tragica fine della Fallara, accusata di essersi impropriamente autoliquidata forti somme, ha scoperchiato il pozzo nero in cui Reggio è sprofondata. Debiti e malaffare, come documentato in questo libro, sono la sintesi di un sistema alimentato da un’incontrollata gestione economica. 
Il volume analizza passaggi chiave della storia più recente della città: la vicenda Italcitrus, l’ex fabbrica di agrumi acquistata dal Comune per realizzare un fantomatico Centro Rai mai partito; il fallito attentato all’allora sindaco Scopelliti; le cause giudiziarie in cui è rimasta coinvolta l’amministrazione per i photored e l’acqua salata. Una trama di decisioni discutibili e inopportune, operazioni maldestre, spese folli, per un progetto d’immagine che avrebbe dovuto catapultare Reggio tra le grandi metropoli del Mediterraneo e che si è rivelato solo un grande sogno dal quale la morte di Fallara ha bruscamente risvegliato tutti.   
«Questo libro - scrivono gli autori - riavvolge il nastro, rimette assieme i pezzi. Ne viene fuori una tragedia che racconta una città dove troppe cose sono successe nel silenzio. Orsola Fallara avrà di certo sbagliato, ma gli altri dov’erano?».
Il reggino Giuseppe Baldessarro, giornalista del Quotidiano della Calabria, con Manuela Iatì ha scritto il libro inchiesta “Avvelenati” (Città del Sole). Ha vinto i due premi di giornalismo “Pippo Fava” e il premio “Strillaerischia” e “Leggo per legittima difesa” per il giornalismo d’inchiesta. Inoltre il “Premio Agende Rosse”, “Nuove resistenze” e il Premio “Matita rossa matita blu” della Fondazione “Italo Falcomatà”.
Gianluca Ursini, anche lui reggino e corrispondente calabrese dell’Unità, ha conseguito il master in Giornalismo all’Ifg De Martino di Milano e ha collaborato, tra l’altro ai servizi informativi della sede Onu in Italia e ai desk Africa e Asia dell’agenzia Peacereporter.


Gioved' 14 giugno 2012

http://www.ilquotidianoweb.it/news/il-quotidiano-della-calabria/351145/Orsola-Fallara-e-la-Reggio-degli-scandali--nel-libro-firmato-da-Baldessarro-e-Ursini.html


Caso Fallara

Rinviato a giudizio  Giuseppe Scopelliti

20/07/2012

Il gup di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio l'ex sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, ora presidente della Regione, e i tre componenti del collegio dei revisori dei conti del Comune. Sono accusati, a vario titolo, di falso ideologico in atto pubblico ed abuso d'ufficio nell'inchiesta sulle autoliquidazioni che avrebbe fatto l'ex dirigente dell'Ufficio finanze del Comune Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010, per il suo incarico in Commissione tributaria. Il legale "E' sereno"



Il gup di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio l'ex sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, ora presidente della Regione, e i tre componenti del collegio dei revisori dei conti del Comune. Sono accusati, a vario titolo, di falso ideologico in atto pubblico ed abuso d'ufficio nell'inchiesta sulle autoliquidazioni che avrebbe fatto l'ex dirigente dell'Ufficio finanze del Comune Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010, per il suo incarico in Commissione tributaria.
Il processo è stato fissato al 7 novembre prossimo davanti al tribunale di Reggio Calabria. Nel processo il Comune si è costituito parte civile. Insieme a Scopelliti il gup, Antonino Laganà, ha rinviato a giudizio i revisori Carmelo Stracuzzi, Domenico D'Amico e Ruggero Alessandro De Medici. I quattro sono imputati per le autoliquidazioni per circa 750 mila euro che avrebbe fatto Orsola Fallara. Scopelliti era stato interrogato il 20 dicembre del 2011 dai magistrati della Procura di Reggio fornendo la sua versione dei fatti. I tre componenti del collegio dei revisori dei conti, invece, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura della Repubblica è stata avanzata nell'aprile scorso. 
"Sono certo che il dibattimento ci permetterà di dimostrare l'estraneità di Scopelliti". Lo ha detto l'avv. Aldo Labate, che insieme a Nico D'Ascola, difende Giuseppe Scopelliti, oggi rinviato a giudizio in qualità di ex sindaco di Reggio Calabria. Scopelliti in più occasioni ha ribadito di essere sereno e tranquillo in merito all'inchiesta. (ANSA).

http://www.gazzettadelsud.it/news/reggio-c-/2855/Rinviato-a-giudizio--Giuseppe-Scopelliti.html 


24/08/11

SUICIDI DI PENTITI E TESTIMONI DI GIUSTIZIA, UNA TRAGEDIA, MA LASCIAMO RIPOSARE IN PACE ORSOLA FALLARA

Orsola Fallara sorridente, ricordiamola così
Dopo il suicidio della testimone di giustizia di Rosarno, di cui si sta fa facendo un gran parlare, in questi giorni dominati dalla calura, che rende ancor più gravi i problemi endemici della città di Reggio, da più parti si è voluto fare un accostamento, non so fino a che punto opportuno, con la tragica morte della dirigente comunale Orsola Fallara.
A mio modesto parere, l'unica cosa che può tenere legati i due episodi, è la modalità con cui è stato messo in atto il gesto estremo, ingerendo il devastante acido muriatico. Ma non c'è altro. si tratta di terribili circostanze d'ispirazione totalmente opposta. Orsola Fallara non era nè pentita, nè testimone di giustizia. Bisogna fare un necessario distinguo tra pentiti e testimoni di giustizia: i primi sono per lo più criminali, organici alle organizzazioni mafiose, che decidono, in cambio di benefici, peraltro fissati dalla legge, di scendere a patti con lo Stato e rivelare i loro "segreti" facendo scoprire delitti e svelando gli organici delle cosche.
I testimoni di giustizia sono cittadini "normali" che, venendo a conoscenza di gravi reati, o per esperienza diretta o perchè, appunto, testimoni reali, collaborano con gli inquirenti o con la magistratura. Mi vengono in mente due casi emblematici, quello del rappresentante di commercio lombardo che fece arrestare gli assassini del giudice Livatino, e la vicenda dei fratelli Verbaro, agiati panificatori reggini, che alcuni anni fa fecero i nomi dei mafiosi che li taglieggiavano. Spesso, però, lo Stato, ed è il caso dei Verbaro, si dimentica di loro e magari per questioni di natura burocratica, li abbandona al loro destino.
Gente senza patria, nè legami familiari (spesso anche moglie e figli preferiscono dissociarsi dalle loro scelte) con grave rischio per le loro vite. Orsola Fallara, forse, prima che in lei maturasse la decisione di chiudere i conti con la vita, avrà magari pensato di vuotare il sacco, come s'usa dire, trascinandosi dietro coloro che sapevano e hanno taciuto. C'è sicuramente una indagine della magistratura, della quale si è solo intuito qualcosa, ma allo stato non sono previsti sbocchi immediati, non è facile per i magistrati penetrare nella fitta cortina di amicizie, poteri occulti, servitori dello Stato "deviati", giornalisti compiacenti, insomma quella "zona grigia" di cui spesso ha parlato il procuratore Pignatone.
Adesso, però, sarebbe il momento di smetterla con pericolose generalizzazioni, lasciamo Orsola Fallara riposare in pace. Forse il suo cadavere sta "parlando", e presto dovremmo saperne di più.


22/03/11

DOPO LA FALLARA CHI ALTRO INGHIOTTIRA' QUEL BUCO NERO DI PALAZZO SAN GIORGIO?

 
Reggio durante una delle notti bianche degli anni scorsi
 Potrà sembrare strano, ma è proprio così. Il clima che si respira in questi giorni, attorno ai palazzi del potere cittadino, dentro quello che è intitolato al patrono San Giorgio, mi ricorda i giorni della Tangentopoli, delle monetine scagliate contro l'auto di Craxi, delle manette che scattavano in continuazione, del folto gruppo di "nani e ballerine" che scompariva, si squagliava come neve al sole, un'era chiudeva precipitosamente i battenti.
A meno di due mesi dalle elezioni che  dovrebbero portare al rinnovo della classe dirigente comunale, ma tutti sanno che non sarà così, il caso dell'assurda morte di Orsola Fallara, la "maga" dei bilanci durante il regno di Giuseppe Scopelliti, continua a tenere ben desta l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica che ancora non s'è ripresa dallo sconcerto per la conclusione tragica della vicenda.
Dentro quello che, solo qualche anno fa, qualcuno non esitò a definire il palazzo più sporco della città, s'è aperto un cratere, un buco nero nel quale, dopo la Fallara, rischiano di finire altri personaggi che non potevano non sapere e che, dietro una sorta d'immunità che ognuno si chiede da dove e da chi venga garantita, continuano a muovere le fila della politica, indicando candidati, "condannando" i nemici o presunti tali, tenendo ben saldi i piedi in due staffe, circondati da una corte di personaggi sui quali qualcosa da dire ci sarebbe, ma con un'inchiesta della magistratura in corso, senso di responsabilità vuole che non si aggiunga altro.
La foto che ho messo a corredo di questa modesta riflessione è tratta da un servizio di Marco Oteri, una visione notturna di Reggio, dei tempi delle notti bianche, delle sfilate costosissime di attricette scosciate, tronisti, sotto la regia d'un personaggio che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere, dopo che è scoppiato lo scandalo delle cosiddette "notti di Arcore", e cioè l'ineffabile ex parrucchiere Lele Mora, aspirante a un seggio in Parlamento.
La Fallara, e certamente non a sua insaputa, le mani su questa sfortunata città era riuscita a metterle, assieme a quelle altrettanto rapaci dei suoi compagni di cordata, dei politici "padroni" dei partiti, dei professionisti del voltagabbana, gente che, dalla sera alla mattina, fa il salto da destra a sinistra, passando per il centro, a vederli, purtroppo spesso, sugli schermi di emittenti locali, viene un senso di nausea.
La gente ci chiede perchè c'è tanta paura di indagare su come è stata amministrata Reggio, di "leggere" seriamente il bilancio d'un Comune che viene definito addirittura virtuoso, ma che non riesce a far fronte neppure a minime incombenze finanziarie.
Certamente, Orsola Fallara s'è portata nella tomba tanti segreti, s'è sacrificata per salvare chi, proteggendola,  aveva consentito a lei di guadagnare tanti soldi pubblici, ma anche di ottenere il consenso popolare a suon di migliaia di voti. L'arroganza del potere, le gigantografie, lo spazio smisurato anche a dichiarazioni che non sanno di niente, tutto ciò può non bastare se la verità, che cammina con i suoi piedi, verrà cercata e trovata e, in quel buco nero, finiranno in tanti.


11/03/11

SCOPELLITI INDAGATO PER IL CASO FALLARA? SI RISVEGLIA IL "VULCANO" DEL '92


In Procura si lavora al caso Fallara
Era l'estate del 1992, alla vigilia dell'esplosione della Tangentopoli reggina, in città cominciavano a diffondersi le prime voci sulla collaborazione del sindaco in carica, il giovane Agatino Licandro, figlio d'arte politicamente, dagli amici chiamato affettuosamente Titti.
Un politico e un avvocato parlano al telefono non sapendo che i carabinieri incaricati dai sostituti Roberto Pennisi e Giuseppe Verzera li stanno ascoltando, il tono della voce è concitato, la conversazione si conclude con una frase che venne sfruttata dai cronisti, i soliti cinici cronisti, per i titoli: "quello sta parlando, qua si apre un vulcano".
Questa frase mi è tornata alla memoria stamattina quando, prestissimo, un amico mi ha letto l'articolo del "Quotidiano della Calabria", che ormai ci ha abituati alle esclusive in tema di cronache giudiziarie, sull'interrogatorio del governatore ex sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, da parte dei magistrati che indagano sul caso Fallara, dopo la tragica scomparsa per suicidio della ex dirigente comunale del settore finanze.
Ovviamente, non conosco i particolari dell'interrogatorio, alla presenza del difensore, e quindi con Scopelliti in veste d'indagato, ma i tanti anni di frequentazione dei palazzi di giustizia, delle aule dei tribunali mi consentono di ricavare, dalle mie impressioni, e dalla lettura in questi mesi, di quanto apparso sulla stampa, non di tutta, purtroppo, alcune considerazioni.
Prima di tutto, la presenza del procuratore capo Pignatone e di altri sostituti, tutti con notevole esperienza, induce a pensare che la vicenda Fallara, e, a seguire, quella del suo compagno architetto Labate, abbia assunto una particolare rilevanza, al punto da dover muovere contestazioni, o quantomeno rivolgere precise domande proprio a colui che la Fallara aveva sempre sponsorizzato e difeso, mettendole, si può dire, nelle mani le chiavi della finanza comunale.
Lo scoop del "Quotidiano" (complimenti al collega Baldessarro e agli altri della redazione) ha varcato i limiti regionali ed ha avuta eco anche negli ambienti politici della Capitale, io stesso ne ho preso contezza essendo stamane presente, assieme ad un collega giornalista parlamentare a Montecitorio, per seguire una conferenza. Sono sempre stato convinto che la triste vicenda che ha avuto come sfortunata protagonista Orsola Fallara avrebbe avuto, e certamente ne avrà, conseguenze giudiziarie. E certamente non servirà smentire, negare sapendo quello che tutti, a Reggio, sapevano, contando sul fatto che l'unica persona in grado di dire la verità, purtroppo, non potrà più parlare.
Il vulcano, dopo tanti anni, potrebbe cominciare ad eruttare, e per molti s'annunciano giorni difficili. In tanti si chiedono come anche Calabria Ora abbia ignorato un così importante fatto di cronaca giudiziaria, e se ne meravigliano. Al contrario, il giornale una volta leader sulla piazza, ha semplicemente fatto ciò che, ormai da tempo fa: anche oggi una bella maxi foto del presidentissimo, ovviamente sorridente. In altri tempi, in redazione si sarebbero alzate in aria, come si diceva, le scrivanie, ma gli editori di quel giornale hanno attualmente problemi più grossi.


Orsola Fallara e i conti che non tornano

di Antonino Monteleone per voglioscendere.it



Una donna di carattere. Che sapeva il fatto suo. Con doti professionali certamente rare, non fosse altro per il carico di lavoro e le pressioni a cui, per otto anni, ha resistito con invidiabile fermezza.

Finché non ha deciso di togliersi la vita in un modo inusuale.
Orsola Fallara, 44 anni, dirigente comunale a Reggio Calabria ha scelto di ingerire dell’acido muriatico che l’ha devastata dall’interno. Inusuale ed atroce per le sofferenze patite prima che, nonostante due interventi chirurgici, lasciasse due figli ed una Città attonita. Dove il ronzio dei bisbigli negli angoli delle strade, come l’aria che si respira, diventa sempre più insopportabile.
La semplice cronaca degli ultimi fatti prima di quel tragico 15 dicembre basterebbe (?) a chiudere il caso con la sorpresa, finendo poi per ricondurre il gesto alla vergogna insopportabile per le accuse che gli sono state mosse negli ultimi mesi.
Aveva sopportato attacchi, molto duri, da parte dell’opposizione in consiglio comunale che accusava lei e l’ex Sindaco Giuseppe Scopelliti, di fare “magheggi” col bilancio per nascondere un deficit stratosferico e qualche mossa azzardata. All’appellativo di “Maga Circe” che le affibbiò Massimo Canale, già da tempo, rispondeva sorridendo e scherzandoci su.

Scrivi Fallara, leggi Scopelliti.

Il “modello Reggio” e le sue sfaccettature. Lele Mora e Valeria Marini. L’acqua che manca. La promozione turistica. La “Città Metropolitana”. Le piazze restaurate. I panetti di tritolo. La ‘ndrangheta. Le discoteche. La cocaina. Il pizzo. Il festival del cinema. Il trofeo di Poker. Gli swap.
La voglia di un “riscatto politico e sociale” per Reggio, secondo Scopelliti. “Solo facciata”, costosissimo marketing, per gli oppositori. I conti che non tornano sono diventata un problema per Peppe Raffa, il vice di Scopelliti, subentrato dopo le scorse elezioni regionali. Che ha già affrontato quattro crisi in 6 mesi e che in Orsola Fallara forse non vedeva più un membro dell’amministrazione, ma un ostacolo nel tentativo di fare chiarezza sullo stato di salute del bilancio.

Poi arrivano le denunce e la situazione precipita.

Orsola Fallara viene tirata in ballo per la liquidazione di una serie di compensi scaturiti dall’aver rappresentato il Comune di Reggio Calabria davanti alla commissione tributaria provinciale. Se fosse stata una dipendente Comunale non ne avrebbe avuto diritto, ma dirigeva il settore Finanze e Tributi in qualità di consulente esterno all’amministrazione. Dunque le liquidazioni, paradossalmente lecite, rappresentavano comunque un fatto imbarazzante per la loro entità. Un somma complessiva di oltre 800mila euro relativi agli ultimi cinque anni che si sommava allo stipendio non certo misero. I creditori, fuori dalla porta del suo ufficio, erano una presenza fissa.
Qualcuno ogni tanto perdeva le staffe, alzava i toni. Impassibile, tirava diritto. Lei stessa ha poi autorizzato i pagamenti a suo favore in tempi molto difficili per il bilancio del Comune che l’opposizione considera in pre-dissesto, mentre per la maggioranza si tratta di semplici, seppur problematiche, “sofferenze di liquidità“. L’ex assessore regionale al Bilancio, Demetrio Naccari porta le carte in Procura paventando degli illeciti. Lei si difende, ma ammette l’errore dal punto di vista etico. Si dice pronta a restituire le somme incassata, ma solo dopo che un Giudice avrebbe stabilito che erano indebite avviando un procedimento civile. Il Sindaco pro-tempore la sospende per trenta giorni. E’ un susseguirsi di conferenze stampa e dichiarazioni. La scarica anche Giuseppe Scopelliti. “Ha sbagliato” dirà ai giornalisti. “Ma è chiaro che colpendo lei vogliono danneggiare me“.
Il 15 dicembre convoca i giornalisti, non risponde alle domande. Ripercorre la vicenda, ribadisce la consapevolezza di aver commesso una leggerezza, chiede scusa a “Scopelliti, politico con la “P” maiuscola” e, sul finire, lancia una dichiarazione che letta oggi inquieta: “I responsabili di quello che mi accadrà saranno Giuseppe Raffa e Demetrio Naccari“.

Torna a casa. Le danneggiano l’auto rubando un cellulare e i documenti usati in conferenza stampa. Due ore dopo con la stessa auto arriva sulla banchina del porto cittadino, avvisa i Carabinieri di volersi suicidare e poi, stando alle ricostruzioni, ingerisce l’acido.

Una quantità troppo consistente perché non sorgano forti dubbi su cosa è accaduto. Ne basta una piccola quantità per rendere un ambiente irrespirabile. Qualche goccia brucerebbe così tanto – spiega un medico che ha lavoranto in pronto soccorso – da rendere impossibile la deglutizione.
E poi le chiamate per i soccorsi. E’ possibile che prima abbia ingerito l’acido e poi chiesto aiuto? E poi perché quel modo di togliersi la vita? Nessuna autopsia, un funerale a meno di 24 ore dal decesso. E un fascicolo, il terzo che riguarda Orsola Fallara, aperto dal Procuratore Aggiunto Ottavio Sferlazza e dal sostituto Sara Ombra quando la salma era già stata tumulata.
Sarà per il carattere forte, ai limiti dell’arroganza, grazie al quale custodiva il rispetto di tutti, ma questa è una morte che lascia chiunque si interessi alla questione colmo di interrogativi. Tutti lo pensano, pochi lo dicono. Troppe cose non quadrano.
antonino monteleone
http://www.antoninomonteleone.it/2010/12/26/orsola-fallara-e-i-conti-che-non-tornano/


 





17/12/10

PAOLO QUATTRONE E ORSOLA FALLARA, QUANTO MISTERO DIETRO DUE SUICIDI ECCELLENTI

PALAZZO SAN GIORGIO, "REGNO" DI ORSOLA FALLARA
A distanza di pochi mesi dalla drammatica scomparsa di Paolo Quatrone, un altro suicidio eccellente turba le coscienze e scuote l'opinione pubblica. Orsola Fallara ha chiuso i conti con la vita, lei che per otto anni era stata la "signora dei numeri" di palazzo San Giorgio, fidatissima consigliera economica del sindaco più amato dai reggini, Giuseppe Scopelliti, l'uomo che, secondo i più tenaci oppositori, ha portato il Comune allo sfascio finanziario.
Lei, Orsola, anche se abbandonata dal suo mentore quando è scoppiato il caso delle prebende milionarie incassate, lo ha difeso fino all'ultimo, forse quando nella sua mente era già maturato il proposito di togliersi la vita nella maniera più orrenda, con l'acido che le ha corroso il corpo e ha tolto ogni speranza a chi ha cercato disperatamente di salvarla.
Osservo la foto, l'ultima , che Rosario Cananzi le ha scattato durante l'incontro con la stampa, che non è stata certo tenera con lei in questi mesi turbinosi, l'altra sera, annunciando le dimissioni senza risparmiare toni anche sprezzanti nei confronti di quei politici che l'avevano offerta al massacro mediatico, quasi fosse soltanto lei la responsabile dei mali d'una amministrazione scossa da continue fibrillazioni dopo l'addio di Scopelliti e la successione del facente funzioni Raffa.
Orsola Fallara s'è portata nel buio della tomba tanti segreti che, forse, resteranno per sempre tali, anche perchè nessuno, in fondo, ha voglia di sapere qual è la verità vera, l'inchiesta della Procura finirà per "morte del reo", come recitano le fredde formule giudiziarie.
Di fronte a gesti tanto disperati, e non possiamo che fare il paragone con quello compiuto da Paolino Quattrone, ci si interroga su cosa avvenga nella mente d'una persona quando decide di affrontare il passo finale d'un percorso travagliato, in pochi secondi è la fine, tutto viene annullato, risolto per sempre.
Ora che il destino s'è compiuto, non resta altro che affidarsi alla preghiera, perchè Orsola Fallara venga aiutata a completare l' ultimo viaggio, il Signore, nella sua misericordia, offre il perdono anche ai suicidi. La cosa che ci viene in mente, in questi attimi tragici, è una frase del grande regista Ingmar Bergman: "La musica è finita, i suonatori vanno via".

http://francocalabro.blogspot.it/2010/12/paolo-quattrone-e-orsola-fallara-quanto.html 

Piano rifiuti finalmente approvato, tocca alla Regione attuarlo subito - QdS.it

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