L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 25 settembre 2012

Chi ha costretto suo padre a uccidere Falcone e Borsellino?

Chi ha costretto suo padre a uccidere Falcone e Borsellino?

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Scritto da Amministratore   
Lunedì 24 Settembre 2012 14:53
Salvo RiinaLettera a Giuseppe Salvatore Riina di Giorgio Bongiovanni - 22 settembre 2012

Caro sig. Giuseppe Salvatore Riina,
comprendo il sentimento di un figlio verso il proprio padre e su quello non ho nulla da dire, ma perché vuole ingannare i cittadini italiani come me attraverso le sue dichiarazioni riportate oggi dalla stampa nazionale?
Ricordo bene le intercettazioni ambientali del 2001 quando lei e Salvatore Cusimano passavate in macchina a Capaci in prossimità del punto esatto della strage. E ricordo come dalle sue parole si evinceva la sua consapevolezza che suo padre era stato costretto a uccidere Falcone e Borsellino.
“Ci appizzano ancora le corone di fiori, a ‘stu cosu’”, diceva rivolgendosi a Cusimano, per poi aggiungere con altrettanta tracotanza: “A maggio ci fu … inc. …, a maggio ci fu … sta strage, a luglio l’altra, e poi giustamente a mio padre a gennaio poi l’hanno arrestato, perciò ci fu anche…capito? La botta … inc. …! Perché io non so come sarebbe andata a finire, si ò Statu poi un ciavissi fattu  calari i corna”. (…) “Un…un colonnello… deve sempre decidere lui e avere sempre la responsabilità lui!! Non può fare: ‘ma che mi dici, ma che è?’” Deve pigliare una decisione, e la decisione fu quella: ‘abbattiamoli’!! 

E sono stati abbattuti! Se poi portava cose buone che dicevano… minchia!! Portò cose brutte perché giustamente ci furono… limitazioni carcerarie, … inc. … se … inc. … si facevano quattro- cinque anni, in galera i “cristiani” vedi che non se li sono mangiati mai!! Sono deboli, i palermitani… minchia, ora tutti hanno il 41 bis… il 41 bis ce l’hanno solo mio zio e mio padre, e basta!!!”. 

A questo punto, sig. Riina, ci dica da chi sarebbe stato costretto suo padre a uccidere Falcone e Borsellino. Totò Riina non è forse il capo di un’organizzazione denominata Cosa Nostra?! 

Se ha veramente onore e coraggio e se è vero che suo padre le ha insegnato a rispettare gli altri cominci dalle vittime della mafia dicendo tutta la verità, se la sa. Altrimenti si limiti a dire che non sa nulla perché suo padre la considerava solo un figlio biologico e nulla più. 

Se non parla significa che è ancora un mafioso e quindi non può rimanere libero, così come suo padre dovrebbe anche lei finire i suoi giorni in carcere. 

E infine, se suo padre non è stato tradito da Provenzano significa che è stato tradito da una delle persone che sapeva dove egli abitava? E chi lo sapeva? 

Oltre alla sua famiglia lo sapevano proprio Provenzano e le persone più vicine a suo padre come Salvatore Biondino, Raffaele Ganci o Leoluca Bagarella. Se ragioniamo in questi termini significa che qualcuno di loro (e non Balduccio Di Maggio che non poteva sapere dove abitava) ha dovuto tradire suo padre. Se è stato quindi Salvatore Biondino, Matteo Messina Denaro o Leoluca Bagarella siamo di fronte a persone che appartenevano alla corrente di suo padre. Se invece sono state persone come Carlo Greco, Pietro Aglieri o Antonino Giuffrè allora significa che a tradirlo è stato proprio Bernardo Provenzano attraverso di loro. 

E’ più plausibile ipotizzare che nel tradimento a suo padre sia stato coinvolto qualche esponente delle istituzioni? O devo forse pensare che l’input per farlo arrestare sia passato attraverso di lei o attraverso suo fratello?

Dica la verità, sig. Riina, altrimenti se non la sa taccia ed eviti di creare falsi allarmi basati su menzogne costruite ad arte.





ESCLUSIVO – Totò Riina, parla il figlio: “Non fu Provenzano a tradire mio padre” 





ScarsoOttimo 
riina-giuseppe-web
Parla per la prima volta il figlio del Capo dei Capi. In una lunga intervista rilasciata a Oggi, nel numero in edicola.


da oggi.it - 18 settembre 2012


Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito del Capo dei Capi Totò Riina (guardalo in faccia oggi – FOTO | VIDEO), parla per la prima volta. Lo fa in una lunga intervista concessa al settimanale Oggi in edicola, dopo aver scontato una condanna per associazione mafiosa.


“NON E’ STATO PROVENZANO A TRADIRE MIO PADRE”È stato Bernardo Provenzano a tradire il Capo dei Capi? È stato lui a far arrestare suo padre? «No. Assolutamente no. Sicuramente ha fatto comodo a qualcuno dirlo». Allora chi è stato a tradirlo? «Non lo so. Ma non è stato Provenzano. Erano amici. Mio padre  Non ha mai creduto in un suo tradimento. Non ci crede lui e non ci credo io».

SU OGGI IN EDICOLA - Parla per la prima volta Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito del Capo dei Capi, che oggi vive e lavora a Padova dopo aver scontato una condanna per associazione mafiosa. Lo fa in un’intervista al settimanale Oggi, nel numero in edicola.

SU BORSELLINOAlla domanda: «Suo padre ha affermato che il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato ucciso da uomini dello Stato e non dalla mafia?», Giuseppe Salvatore Riina, detto Salvo o Salvuccio, commenta: «Se lo ha detto avrà avuto i suoi buoni motivi». E dopo 20 anni siamo ancora in attesa della verità (LEGGI | FOTO | VIDEO).

IL PENTIMENTO DI PROVENZANOSulle indiscrezioni circa un presunto tentativo di suicidio di Provenzano e un suo possibile pentimento, il figlio di Totò Riina dice: « Comprensibile, forse, la prima notizia: un uomo anziano e malato in regime di 41-bis che decide di togliersi la vita. Dell’altra non penso niente, ci sarebbe da riflettere su altro: perché far trapelare la notizia?».

“NON VEDO MIO PADRE DA 10 ANNI” Con Oggi Salvo Riina parla anche del suo desiderio di vedere il padre: «Non vedo mio padre da dieci anni. Non lo tocco da venti. Di lui so che sta male, che è stanco, malato (FOTO | VIDEO). Ha il Parkinson e un cuore malandato. Vorrei abbracciarlo, certo, ma so che lo farò solo quando sarà morto».

“AMA LE CANZONI DI CLAUDIO VILLA” - Dice di ricordarlo così: «Ama la musica, le canzoni di Claudio Villa. Mi ha insegnato a rispettare gli altri… perché non è l’uomo descritto dalle cronache giornalistiche o dalle sentenze, ma un padre affettuoso, pieno di attenzioni e di principi. A mio padre piaceva cucinare, curare il suo orto e le sue piante. In tutte le case che abbiamo avuto c’è sempre stato un giardino e un pollaio: mio padre ci passava le ore fra galline e conigli. Amava gli animali. Ci sono sempre stati cani e gatti in casa nostra».


SCRIVERA’ UN LIBROQuindi annuncia la decisione di scrivere un libro. «Sono stato considerato un appestato, esiliato da Corleone, volevano cacciarmi anche da Padova. Hanno cercato di infangare anche chi mi ha aiutato. Con questo libro ho cercato di mostrarmi per quello che sono. Di svelare particolari della mia vita. Non sono il boss prepotente e sbruffone che hanno dipinto. Sono un uomo che vuole riappropriarsi della sua vita. Anche se mi chiamo Riina».

Tratto da: oggi.it

In foto: Giuseppe Salvatore Riina


http://www.antimafiaduemila.com/2012091838908/cronache-italia/esclusivo-toto-riina-parla-il-figlio-non-fu-provenzano-a-tradire-mio-padre.html


Riina Jr. boss degli appalti 
(con le intercettazioni integrali di Giuseppe Salvatore Riina) 
di Anna Petrozzi
«Un giovane sveglio, finora sconosciuto alla giustizia, ma che sapeva spendere bene il credito che ancora riscuote il suo cognome>>. Questo, secondo il capo della Mobile palermitana Guido Marino, il volto di Giuseppe Salvatore Riina, terzogenito di Totò “u curtu”, che come un vecchio boss non ha battuto ciglio quando all’alba del 5 giugno gli agenti hanno bussato alla porta di casa sua per infilargli le manette e condurlo in carcere. A portare le forze dell’ordine in vicolo Scorsone, a Corleone, un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Antonino Caputo che, su richiesta degli aggiunti Lo Forte e Pignatone e dei sostituti De Lucia e Buzzolani, ha firmato 22 ordini di cattura nei confronti di boss e imprenditori palermitani. Tutti collegati in un complesso intreccio di mafia, imprenditoria e politica, coordinato dal venticinquenne figlio del boss dei boss e gestito intorno al “tavolino” degli appalti. Tra questi il porto di Palermo, la galleria Zingaro, il rifacimento del manto stradale di via Cappuccini, oltre a <>. Lo spiega Maurizio De Lucia che aggiunge: <>. Quello per il porto di Palermo, per esempio, proposto da Gaspare Mario di Carso Scorsone, “anello di congiunzione tra il gruppo dei Corleonesi junior e il gruppo imprenditoriale” del quale parlano Gianfranco Puccio e Angelo Piccolo, due protagonisti dell’inchiesta denominata New Generation. <

Tutto trasporto di Pitruna>>. Puccio, imprenditore, era già stato arrestato, nel settembre del 2000, su ordine della magistratura di Bologna nell’ambito di un’inchiesta per un “furto telematico” di fondi pubblici della Tesoreria della regione, per diversi miliardi di lire, depositati presso il Banco di Sicilia.

Ma il più compromettente è sicuramente quello per venti miliardi che vede coinvolto Mario Fecarotta, anch’egli imprenditore, noto negli ambienti della media e alta borghesia palermitana, indicato dagli investigatori come in buoni rapporti con personaggi politici. Tra questi Francesco Rutelli, la cui relazione con l’industriale emerse nell’ambito di un’inchiesta su corruzione e turbativa d’asta del 1999. All’epoca Rutelli aveva spiegato che <>. 

Ma il progetto proposto da Fecarotta non venne mai attuato perché irrealizzabile.

E nel corso di una delle tante intercettazioni telefoniche e ambientali di cui si è avvalsa la polizia giudiziaria nei due anni di indagine è la voce di Riina junior a nominare il Fecarotta in riferimento a uno degli appalti. <>. 

E così Gianfranco Puccio si mette in contatto con l’imprenditore: <

 Qua non possono entrare mezzi estranei perché la sono solo i miei. Lei ci dà il lavoro a noi e ce la sbrighiamo noi, qua pagano pure i bambini. Lei non ha capito che stiamo facendo…>>. Fecarotta, impaurito, afferma di non volerne sapere niente ma Puccio insiste e ricorda la percentuale sui lavori precedentemente pattuita. <>. <>. <>. <>. Puccio: <>.

Ed è ancora in riferimento a Fecarotta che spunta nell’indagine il nome di Gianfranco Micciché, coordinatore regionale di Forza Italia, a cui l’imprenditore avrebbe chiesto di intercedere per l’apertura di un conto corrente bancario sul quale sarebbe dovuta confluire la somma di venti miliardi di lire relativa al porto di Palermo. 

Nella predetta ordinanza di custodia cautelare si legge:
G:    Pronto?--//
F:    Ehi, Gianfranco, Mario sono, scusami se ti disturbo--//
G:    Dimmi--//
F:    Dovresti farmi una piccola cortesia… --//
G:    Si!--//
F:    Chiamare a LIBORIO e dirgli: “scusami, ma con Mario che hai fatto?” 

Perché io sto facendo i contratti, hai capito? Questi contratti dell’Autorità Portuale e gli devo mettere dentro la banca, sono qualche 20 miliardi di contratti, che dobbiamo andare a lavorare! 

Dico, è possibile mai che ancora non gli sono arrivati… non gli sono arrivate le cose…? --//
G:    Va be, ora… ora provo a rintracciarlo--//
F:    Me la fai questa cortesia, Gianfranco?--//
G:    Si, si!--//
F:    E’ importantissima--//
G:    Va bene--//
F:    Va bene?--//
G:    Ciao--//
F:    Ciao Gianfrancuccio, ciao--//
G:    Ciao--//


Secondo gli inquirenti, dal 7 giugno del 2001 all’8 luglio dello stesso anno il numero dei contatti tra l’utenza di Fecarotta e quella in uso a Micciché, attualmente viceministro dell’Economia, ammonterebbe a 38. Ma la disponibilità del politico <>. <>, afferma il procuratore di Palermo Piero Grasso in risposta al duro attacco del forzista Roberto Centaro che accusa i magistrati palermitani di aver compiuto un <>. <>. Si spiega: <>. Il testo della telefonata, ha concluso Grasso, è stato inserito nel documento cautelare per dimostrare come il Fecarotta avesse la possibilità di avviare relazioni politiche. E’ indicativo della capacità di Cosa Nostra di infiltrarsi facilmente nei tessuti sociali anche molto alti.

Lo dimostra un’altra intercettazione tra Salvo ‘u picciriddu e un amico. <>. <>.

E’ una mafia nuova, quindi, quella che si presenta agli occhi degli inquirenti, una mafia <>, come la definisce Grasso, che limita l’uso della violenza, opera nei vari settori a compartimenti stagni in modo da limitare i danni di eventuali pentimenti, molto attenta non solo al traffico di sostanze stupefacenti, al riciclaggio di denaro sporco (Riina jr. operava anche su canali svizzeri), ma anche e soprattutto agli appalti, alle opere pubbliche, ai soldi in arrivo da Agenda 2000. Un modello organizzativo rappresentato dall’attuale superboss Bernardo Provenzano e al quale si conforma l’erede di casa Riina, senza però rinunciare ai modi irruenti, diretti e all’obiettivo di contrastare lo Stato <>.

Sono le 20.29 del 2 luglio del 2001 quando Giuseppe Salvatore Riina raggiunge in macchina, accompagnato da Salvatore Cusimano, il tratto autostradale sul quale si è consumata la strage di Capaci e commenta gli effetti della strage stessa, la risposta dello Stato e la forza dei corleonesi. <>, dice il giovane in riferimento alle corone di fiori poste a ricordo dell’eccidio. 

Il colloquio prosegue:
S:    Ma che Salvì, … inc. … di uomini che hanno fatto la storia della Sicilia, … inc. … inc. … lo Stato … inc. …--//
C:    No, certo, ma… ti voglio dire…minchia ma…--//
S:    Linea dura!! Ne pagano le conseguenze, però, sono stati uomini, alla fin fine-//
C:    Tu la pensi così?--//
S:    Si, e io…sulla mia pelle brucia ancora di più vedi! Uomini!!--//
C:    No, ma io…come consiglio dal dentro ti sto dicendo--//
S:    Giustamente non è che finita bene, è andata a finire… --//
C:    Sono peggiorate le cose, vero?--//
S:    Non è che peggiorarono sai, perché …inc. …--//
C:    Ristrettezze carcerarie, cose…--//
S:    No, ma non sarebbero peggiorate Salvì, fu… che purtroppo ci fu troppo accanimento, e poi che “sciddicò a palla (è scivolata la palla ndr.)”! Nel ’92, a maggio…--//
C:    Eh!--//
S:    A maggio ci fu … inc. …, a maggio ci fu … sta strage, a luglio l’altra, e poi giustamente a mio padre a gennaio poi l’hanno arrestato, perciò ci fu anche…capito? La botta … inc. …! Perché io non so come sarebbe andata a finire, “si ò Statu poi un ciavissi fattu calari i corna “  --//
C:    Certo!--//
S:    A dirgli “cca semu nuatri”--//
C:    E quindi la…--//
S:    Non c’è stata più…--//
C:    … la conseguenza sarebbe stata positiva--//
S:    Bravo!! E invece “sciddicò u peri” nel momento giusto che…--//
C:    E quindi chi è da fuori dice “minchia, sbagliarono”--//
S:    Bravo, bravo! Invece non è vero, perché noi le corna gliele facevamo … inc. … a tutti i compagni e dirgli “qua in Sicilia ci siamo noi”, forse da la sopra in poi ci siete voi, “ma cca semu nuatri”!!--//
C:    Certo, perché… devi dire che chi lo ha sostituito non ha avuto… --//
S:    Non ha avuto il fegato di portare avanti la…--//
C:    E quindi le istituzioni e quelli che sono la dentro … “minchia, sbagliarono”-//
S:    … inc. …--//
C:    Non si è perseguita quella linea. Ma lo schiaffo morale per chi è la dentro è…da parte di chi si lavò … inc. …--//
S:    … inc. …inc. … . Un…un colonnello… deve sempre decidere lui e avere sempre la responsabilità lui!! Non può fare: “ma che mi dici, ma che è?” Deve pigliare una decisione, e la decisione fu quella: “abbattiamoli”!! E sono stati abbattuti! Se poi portava cose buone che dicevano… minchia!! Portò cose brutte perché giustamente ci furono… limitazioni carcerarie, … inc. … se … inc. … si facevano quattro- cinque anni, in galera i “cristiani” vedi che non se li sono mangiati mai!! Sono deboli, i palermitani… minchia, ora tutti hanno il 41 bis… il 41 bis ce l’hanno solo mio zio e mio padre, e basta!!! Loro sono tutti tranquilli… e addirittura già a mio zio gli entrano le cose da mangiare,  perciò alla fine a mio zio quando l’hanno arrestato nel ’95, siamo nel 2001, ed è “duru comu a ciaca”!! Sei anni!!--//
C:    Perché, prima non gliele potevano entrare le cose?--//
S:    No, Salvì, quattro anni dura… siamo deboli? Tu là invece di “ficcare” te la “mini”--//


E si deve ricredere, lo fa notare con tono ironico il diessino Giuseppe Lumia, chi, in passato, aveva “creduto” allo sfogo del giovane Riina, nel dicembre scorso alla ribalta delle cronache per aver fatto richiesta del certificato antimafia necessario per diventare titolare di una concessionaria di macchine agricole, la Agrimar.

E poter così <>. Il virgolettato è riferito al socio di Riina, Antonio Bruno intercettato nel corso di una conversazione intrattenuta con lo stesso Riina. Il quale si dichiara d’accordo: <>.

Il certificato, però, non venne concesso neppure in seguito al ricorso al Tar e Salvo ‘u picciriddu si indignò con lo Stato che non gli permetteva <>. Che non gli permetteva di lavorare nella legalità per <> dopo il vuoto rimasto in seguito agli arresti del fratello Giovanni e del padre. 

 Al quale è legatissimo, anche nella passione calcistica per il Milan. Lo si evince da un colloquio con Giovanni che, dal calcio, si allarga a tematiche più impegnative quali la dissociazione dei boss, alla quale non crede la famiglia Riina. <>. <>.

Ma nessuno si è meravigliato per l’arresto di Salvo Riina, a cominciare da Pippo Cipriani, per otto anni a capo della giunta di centrosinistra di Corleone, tra i primi a porre il veto all’apertura dell’azienda Agrimar. <>, ha detto dichiarandosi preoccupato per una Corleone ancora <>.

Ora, mentre dagli ambienti istituzionali giungono alla procura di Palermo i complimenti per la buona riuscita dell’operazione gli inquirenti sono impegnati negli interrogatori degli arrestati. Molti dei quali hanno finora negato ogni responsabilità.

E dalle intercettazioni spuntano le ultime curiosità: l’odio di Riina Jr. per San Giuseppe Jato, il vero e proprio tesoro, nascosto in un posto sicuro, della sua famiglia e l’indicazione del luogo in cui Bernardo Provenzano trascorrerebbe la sua latitanza.

Nel corso di un viaggio sullo scorrimento veloce  Caltanissetta-Gela, trovandosi nei pressi di Riesi, il giovane esclama: <>.


Gli arrestati
Giuseppe Salvatore Riina, 25 anni; Antonino Bruno, 24 anni; Angelo Piccolo, 33 anni; Giancarlo Virga, 26 anni; Antonino e Morello Puccio, 34 e 23 anni; Gaspare Mario Di Caro Scorsone, 48 anni; Giuseppe Diesi, 28 anni; Mario Fecarotta, 54 anni; Salvatore Cusimano, 32 anni; Iliano Baiamonte, 26 anni; Giuseppe Calvaruso, 25 anni; Salvatore Vetrano, 31 anni; Giovanni Cusimano, 36 anni; Antonino Orlando, 50 anni; Vincenzo Greco, 35 anni; Salvatore Riina (cugino di Giuseppe Salvatore), 27 anni e Salvatore Siragusa, 29 anni. In carcere il provvedimento cautelare è stato notificato a Gianfranco Puccio, Giuseppe Vella, Francesco Paolo Maniscalco e Francesco Spadaro, figlio del boss della Kalsa, Tommaso.


Tratto da: ANTIMAFIADuemila N°23 / Giugno 2002




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