L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 3 ottobre 2012

DIFFAMAZIONE DIRITTO DI CRITICA E DI IRONIA SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE 38347 2012


La tomba di Rutelli: riconosciuto diritto di critica dei giornalisti per i privilegi «post portem» dei politici




Il giornalista ha il diritto di criticare e mettere in ridicolo i privilegi dei politici. Specialmente se il trattamento di riguardo viene riconosciuto non solo in questa vita ma anche in vista del "trapasso", grazie a una corsia preferenziale per accedere al diritto alla tomba, con buona pace della livella di Totò, in deroga a graduatorie, esistenti benché ferme al 1992 per i comuni mortali. La Corte di cassazione, con la sentenza 38437, assolve dal reato di diffamazione, affermato invece dalle corti di merito, l'ex direttore del giornale Mario Cervi e il cronista che aveva firmato gli articoli nei quali si rivelava che l'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli aveva ottenuto una concessione per realizzare un "manufatto sepolcrale" nel cimitero romano del Verano. Alla base della condanna del direttore e del redattore, l'accusa di aver esagerato nei toni parlando di un mausoleo, quando in realtà si trattava di una semplice tomba a terra. La Cassazione sottolinea invece l'interesse della pubblica opinione a conoscere la notizia in momento in cui c'è una particolare attenzione ai privilegi veri o presunti della casta. Senza contare che la delibera della giunta parlava genericamente di "manufatto sepolcrale" e poteva quindi essere il via libera per una tomba a terra ma anche per una cappella o una tomba gentilizia. La notizia era dunque vera, anche per quanto riguardava il "posto in prima fila" in deroga alla graduatoria, perché l'espressione veniva usata nella stessa delibera, pur essendo questa bloccata dal 1992 e malgrado non si trattasse di un privilegio ad personam ma di un'opportunità estesa a chi aveva ottenuto particolari benemerenze nel campo sociale, culturale, politico e militare. Nel pezzo "incriminato" si sottolineava che il caso Rutelli era emblematico di una procedura riprovevole che non conosceva steccati politici, riguardando tanto la maggioranza quanto l'opposizione. Considerazione che fa escludere alla Suprema corte, l'intenzione da parte dell'articolista di muovere un'attacco personale. "Assolto" anche l' inevitabile sarcasmo derivante dal carattere della delibera dichiarata "immediatamente eseguibile, in considerazione dell'urgenza". La stessa Corte si chiede come sarebbe stato possibile ritenere incontinenti, di fronte a un atto dell'amministrazione, di questo tenore espressioni come "l'eterno riposo o roba da scongiuri". La quinta sezione non perde l'occasione per ricordare che la libertà di stampa deve essere la più ampia possibile soprattutto quando prende di mira i comportamenti degli uomini politici.
La replica 

«L'ultima novità è dunque la non-tomba al cimitero del Verano», così ha commentato l'ufficio stampa di Francesco Rutelli a proposito della sentenza della Cassazione, che ha rovesciato le sentenze di primo e secondo grado che condannavano "il Giornale" per diffamazione. 
«È una notizia di quelle che allungano la vita e mettono di buon umore, perché si tratta di una tomba al Verano che non è esistita, non esiste e non esisterà mai». L'ufficio stampa di Francesco Rutelli tiene però a precisare che l'ex sindaco non si è mai avvalso della concessione. E ricorda i precedenti verdetti di segno contrario dei giudici di merito che avevano condannato direttore e redattore per diffamazione. Mentre la Cassazione ha reputato più importante il diritto di critica relativo all'attuale momento politico anche se, si sottolinea nella nota, la vicenda risale a una dozzina di anni fa. L'augurio espresso è che la notizia allunghi la vita ai protagonisti.



Mercoledì 03 Ottobre 2012 - 20:21


ROMA - Anche la Cassazione picchia duro sulla 'casta' e i suoi privilegi, compresi quelli che si estendono alla vita ultraterrena. I supremi giudici, infatti, ritengono che - specie in un momento come quello attuale - deve essere assicurato ai media un «diritto di cronaca molto ampio» per informare l'opinione pubblica sui «comportamenti degli uomini politici» e sulle «deliberazioni» con le quali gli eletti si assicurano i vantaggi del «sistema». Sulla scia di questo principio la Suprema Corte - con la sentenza 38437 - ha annullato la condanna, a risarcire l'ex sindaco di Roma e leader dell'Api Francesco Rutelli, inflitta all'ex direttore de 'Il Giornalè Mario Cervi e a un cronista del quotidiano milanese. I due erano stati querelati per alcuni articoli pubblicati nell'agosto del 2000 quando Rutelli governava la Capitale. Negli scritti incriminati si criticava, anche satiricamente, il fatto che l'allora sindaco, con una delibera «in deroga alla graduatoria», avesse avuto l'autorizzazione alla «costruzione di un manufatto sepolcrale nel cimitero del Verano». Le graduatorie, per i romani 'qualsiasì, erano ferme dal 1992. Il 'Giornalè titolò: «Rutelli si fa costruire un mausoleo al cimitero del Verano e ottiene la deroga per saltare la lista di attesa», «Roma: al Verano il cimitero dei potenti», «Per Rutelli quattro giorni, mesi per gli altri» e «Il pavone del Colosseo e la faina». Contro la condanna, Cervi e il cronista si sono appellati - con vittoria - alla Suprema Corte. «Ora in un momento in cui l'opinione pubblica - scrive la Cassazione - ‚ particolarmente attenta ai privilegi, veri o presunti, della classe politica, è del tutto evidente che una notizia del genere si prestava a essere oggetto di critica e di commenti ironici; non si può, invero, negare l'interesse della pubblica opinione a una siffatta notizia». 

LEGITTIMA ANCHE L'IRONIA La Cassazione aggiunge che era legittima pure la «forma enfatica e ironica» con la quale si parlava di «mausoleo». Era inoltre vero, rileva ancora l'Alta Corte, che l'autorizzazione era avvenuta «in deroga alla graduatoria». E lo scavalcamento dei romani in attesa di loculi e tombe, era riservato dalla «deroga» alle persone, «anche quelle ancora in vita, che avevano ottenuto particolari benemerenze nel campo sociale e culturale, politico e militare». In sostanza, per la Suprema Corte, il 'caso Rutellì, nei citati articoli, «era stato ritenuto emblematico di un sistema e di una procedura riprovevoli», nella quale erano accomunati «maggioranza e opposizione» e questo «consente di comprendere che non si trattava di un attacco a Rutelli, ma di una critica a un sistema che coinvolgeva tutti i politici destinatari di tali presunti privilegi».





CURATO DAL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA
    

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