L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 8 novembre 2012

“Ostacolò mio padre nella lotta alla mafia, adesso lo premiano”

“Ostacolò mio padre nella lotta alla mafia, adesso lo premiano”


8 novembre 2012
Palermo. 8 nov. Giusto Sciacchitano e' stato nominato Procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia. A scegliere il suo nome e' stato il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Adesso il Consiglio superiore della magistratura dovra' ratificare la nomina del magistrato palermitano.


Giusto Sciacchitano sarà procuratore aggiunto alla Direzione Nazionale Antimafia? A Michele Costa, figlio di Gaetano Costa, giudice ucciso dalla mafia, non va giù: Sciacchitano, da sottoposto, aveva contrastato i suoi procedimenti contro la mafia. Una storia oscura, che corre sui confini non chiari dell’antimafia.




 All’inizio di novembre Giusto Sciacchitano è stato nominato Procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia. A scegliere il suo nome è stato il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. La notizia non ha trovato il giusto spazio sui giornali, ed è scivolata tra le brevi in pagina interna. Però ha fatto sbottare l’avvocato Michele Costa, figlio di Gaetano Costa, magistrato ucciso dalla mafia dopo aver firmato una sfilza di ordini di cattura in contrasto con i suoi sostituti, fra quali vi era proprio il giovane Giusto Sciacchitano. Linkiesta ha intervistato Michele Costa per farsi raccontare che persona fosse (ed è) il neo procuratore aggiunto della Dna, e anche per comprendere meglio il fenomeno Cosa Nostra.
Avvocato Costa, lei è sobbalzato dalla sedia quando è stato nominato Giusto Sciacchitano procuratore aggiunto delle Dna. È comprensibile. C’è una lunga storia, che riguarda suo padre e Sciacchitano. Quando si incontrarono?
Prima di tutto, è meglio fare una premessa. Mio padre fu nominato Procuratore Capo di Palermo nel gennaio del 1978. Però, fino a luglio 78, nonostante l'incarico gli fosse stato già conferito, di fatto le funzioni di procuratore capo sono state continuamente esercitate dal precedente, perché Giovanni Pizzillo (ex procuratore capo di Palermo di allora) si rifiuta di chiedere l’anticipato possesso. Lei, avrà pratica, l’anticipato processo non è stato rifiutato nemmeno alla Procura di Roccacannuccia!
E allora cosa succede?
Si insedia nell’agosto del 1978. Inizialmente si guarda intorno. Ma fino alla fine di Natale viene tenuto sotto controllo. Sopra di lui, l’aggiunto Martorana guarda tutto, e filtra tutto quello che gli deve arrivare. Mio padre che fa? Inizialmente cerca di evitare il filtro di Martorana, ma alla fine, consapevole che la Procura della Repubblica non può essere bicefala ma deve essere monocefala, decide di scontrarsi, anche in modo duro, con Martorana. Gli spiega che è lui il Procuratore della Repubblica, non altri. Da quel momento gli attacchi diventano diversi. Lei consideri che lui incontrò solo una volta il poliziotto Boris Giuliano, all’epoca uno degli investigatori più efficienti e innovativi nella lotta alla mafia. Una delle tecniche di mio padre erano le cosiddette “perquisizioni domiciliari”. Ovvero si alzava dalla sedia, si faceva un giro nelle stanze dei suoi sostituti e sbirciava. Un’altra tecnica era quella di garantire una diffusione dell’informazione all’interno del pool. Tenga presente questi due aspetti. Allo stesso tempo, nonostante questa diffusione di informazioni, non si parlava di dare del “tu”. Questa è la premessa per comprendere il clima.
Andiamo al caso in questione.
Bene. Era successo che, da Milano, il giudice Giuliano Turone, che indagava sulla morte di Ambrosoli, aveva chiesto informazioni su un certo Antonio Inzerillo, che aveva portato una lettera da Michele Sindona all’avvocato Guisi. La richiesta di informazioni era stata presentata a Bruno Contrada. Lui aveva indagato e sintetizzato così: «Passando dalle famiglie Spatola ed Inzerillo si arriva a tutto il male del mondo». Si era alla prima vera spallata contro la mafia, contro il gruppo Spatola-Inzerillo, e bisognava convalidare più di 50 arresti. I due sostituti, Luigi Croce e Giusto Sciacchitano, erano perplessi. Gli altri sostituti, ad eccezione di Vincenzo Geraci, fecero quadrato intorno a loro. Tant’è che il giorno prima della convalida degli arresti ci fu una riunione per spalleggiarli in caso di scontro. Mio padre firmò da solo. Ma quella riunione non rimase nelle segrete stanze perché Sciacchitano, parlando con Filecci, avvocato di Spatola, e con un giornalista presente, disse: «Eravamo tutti contrari, tutti tranne lui». L’indomani i giornali uscirono con i titoloni che recitavano: «Scontro in pretura». Quando io chiesi a mio padre cosa fosse successo, lui mi rispose: «Hanno voluto fare una verifica. C’era qualcuno che era garantista sul serio, qualcuno aveva paura, qualcuno era colluso». Quello fu il primo processo vero contro la Mafia, e si scopre tutto: si scopre che c’era Michele Sindona, che c’era Guido Calvi, che c’era la P2. Per la prima volta si era indagato seguendo le linee patrimoniali.
Ma sull’episodio non è intervenuto il Csm?
Il Csm non nega che non sia un comportamento anomalo, quello di Sciacchitano, e ritenne quel comportamento “censurabile” ma non comminò nessuna sanzione. Per anni ci siamo chiesti come mai non fosse stato toccato, nemmeno con un richiamo formale. Durante il processo qualcuno tirò fuori il rapporto di Sciacchitano con Angelo Siino (definito “il ministro dei lavori pubblici” di Totò Riina), ma non siamo mai riusciti a trovare elementi su questa storia. Recentemente Massimo Ciancimino raccontò dei rapporti di Sciacchitano con la Siciliana Gas, cioè con Siino. Quando poi una persona insospettabile, interrogato come teste, disse “Sì, l’ho incontrato in casa di Siino, insieme a tutta una serie di personaggi”, noi abbiamo fatto un esposto alla Procura di Catania, dove ritenevamo fosse incardinato il processo. La Procura di Catania non reagì, e io scrissi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale subito chiese informazioni, e immediatamente il procuratore della Repubblica di Catania si accorse del processo e lo mandò a Caltanissetta. E da lì non si ebbe più nessuna notizia. In questi anni ho subito l’oltraggio di vedere Luigi Croce Procuratore generale a Palermo. L’oltraggio di uno che il Csm definì “inadeguato”. Ma sapere al vertice dell’Antimafia Giusto Sciacchitano mi è dispiaciuto. E il mio avvocato ha scritto una lettera a Napolitano per spiegargli le cose.
Ma lei scrisse anche a Scalfaro?
La prima volta fu nel 1992. Quando il Csm deliberò che Sciacchitano fosse «bravissimo», ma che non fosse il caso di mandarlo lì, alla “Super Procura” cioè la direzione antimafia. A quel tempo il procuratore nazionale antimafia è Vigna e io chiedo di incontrarlo. Vigna mi giura che non darà mai parere positivo per Giusto Sciacchitano, per tutto quello che rappresenta. E guardi un po’, dopo quindici giorni fa la famosa dichiarazione in cui dice che l’unico che può andare a ricoprire quel posto è Giusto Sciacchitano. Dichiarazione che tra l’altro non si comprende.
E stavolta? Il Csm ratificherà la nomina?
Per quelle che sono le notizie che ho, non dovrebbe ratificarla. E comunque non la ratificherà in modo indolore. Alcune persone spontaneamente mi hanno dimostrato la loro solidarietà. Alcuni si sono sentiti offesi. Però...
Però cosa?
Sciacchitano è una potenza clericale. L’ho scoperto adesso. Infatti ho intenzione di scrivere al Cardinale Romeo. Recentemente è stato a Palermo a fare una lezione sulla legalità per una scuola
di “parrina” (preti).
Perché la stampa ha ignorato, o comunque non sottolineato la notizia della nomina di Sciacchitano?
Lei tenga presente, ad esempio, che l’edizione palermitana di Repubblica non scrive un rigo per commemorare la morte di mio padre. La prima volta ritenevo che fosse un buco giornalistico. Tenga presente che mio padre nasce partigiano, fece parte del partito comunista clandestino. Era un uomo di sinistra. Subito dopo che morì cercarono di tirare fuori qualsiasi cosa contro di lui. Abbiamo subito i tentativi di depistaggio addirittura da Giovanni Falcone. Il quale, nel primo maxi processo, nel 1986, scrive: «È veramente triste che un galantuomo venga ucciso solo perché c’è un delinquente che vuole fare una bravata». Fa dire a Tommaso Buscetta che Costa è stato ucciso da Cosa Nostra solo per dimostrare di essere potenti. E la stessa cosa la ripete con Marino Mannoia: «Sì, è stato ucciso per la sua testardaggine». In realtà, come c’è scritto nella sentenza (anche se con molta prudenza) mio padre fu ucciso per una serie di motivi. Cui la convalida del fermo di 40 mafiosi non era quello più importante. Il problema era la concreta interferenza negli affari e nella gestione dei contratti della mafia. E qui c’è il “dubbio palermitano”.
Cos’è il “dubbio palermitano”?
Lei si rende conto che a ogni commemorazione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, esce una nuova pista investigativa? Ancora oggi c’è chi non vuole prendere atto che l’epopea dei maxi processi fu un fallimento. E che fu un fallimento lo disse anche Giovanni Falcone. Nel 1991, in un’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo, Falcone dice: «Il rimpianto è di essere stato ad un passo di una svolta epocale e di non esserci riusciti». Le giustificazioni non sono rivelanti. Il problema vero è che sia lui stesso ad ammetterlo.
E oggi cosa sta succedendo in Sicilia?
La cosa più terribile è la mafia dell’antimafia. Quando io scopro che c’è uno strumento che crea consenso, non è importante tutto il resto. Anche le vittime della mafia hanno seguito in gran parte questa stessa strada. Noi ci siamo costituiti in parte civile per stabilire di trovare un colpevole. Io vorrei sapere tante altre parti civili cosa hanno fatto. Continuano a processare per 15 anni, 20 anni, ma una condanna seria non c’è...
Un’ultima domanda: in un’intervista rilasciata a Linkiesta, Pietrangelo Buttafuoco distingue fra due tipi di antimafia, quella di “chiddi ingenui”, e quella di “chiddi sperti”. Ci spieghi l’affermazione di Buttafuoco.
L’antimafia di quelli ingenui, che è perdente, è di quelli che hanno la convinzione di cercare le prove, di cercare la verità. “Chiddi sperti” parlano di legalità, ostentano legalità, e poi quando qualcosa colpisce l’opinione pubblica e loro che fanno? Semplicemente cavalcano l’onda. Ma c’è un solo modo per garantire la legalità, imporre la trasparenza. Punto.
(Michele Costa, classe ’45, nisseno, avvocato, figlio del giudice Gaetano Costa, ucciso dalla mafia nell’agosto del 1980. È stato anche assessore al comune di Palermo, durante la sindacatura di Diego Cammarata. A fine intervista confida a Linkiesta: «Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano nemici da sempre, nemici sul serio. Stranamente, essendo nati nella stessa piazza da nemici non si incontrarono mai. Addirittura Paolo Borsellino, nella prima fase della carriera da magistrato, non intuì la lotta strategica della lotta alla mafia. Il magistrato antimafia era solo Giovanni Falcone)







142 GIORNI DI MUNNEZZA PER STRADA E LEI SIGNOR GASPARE PORTOBELLO DOV'E'?

A ISOLA DELLE FEMMINE ABBIAMO AVUTO UNA MEDIA DI MUNNEZZA DEPOSITATA PER STRADE PIAZZE VICOLI MARCIAPIEDI PER 250 300 TONNELLATE AD OGNI EMERGENZA 

E  LEI SIGNOR GASPARE PORTOBELLO?

DAI SUOI COMPORTAMENTI DOBBIAMO DEDURRE CHE NON GLIENE FREGA NULLA A LEI SIGNOR GASPARE PORTOBELLO

L’EMERGENZA E’ SOLO PER NOI 

LA PROVA DI CIO’?

IL COMMISSARIO LIQUIDATORE DI FRONTE ALL’ENNESIMA EMERGENZA HA CONVOCATO L’ENNESIMA ASSEMBLEA DEI SOCI SINDACI, EBBENE QUANTI SINDACI SOCI SI SONO PRESENTATI ?

LEI LO SA?

NON NON PUO’ SAPERLO.

PERCHE’?

LEI NON  C’ERA, PER LEI NON ERA ANCORA EMERGENZA!!!!!!!!!!  300 TONNELLATE DI MUNNEZZA PER STRADA A ISOLA DELLE FEMMINE

Sig. Portobello Gaspare Lei, il Suo Pupillo Assessore all’ambiente (Si Lui quel signore che in dispregio alla Istituzione che Lei rappresenta e con una mancanza di rispetto nei Suoi confronti e verso i suoi colleghi di Giunta, si permette di assentarsi dalle sedute da Lei convocate, pur percependo comunque l'indennità, alle sedute di giunta sin dal 31 agosto del 2012) e tutto il gruppo politico “Progetto Distruggi Isola delle Femmine”

SARETE RICORDATI PER LA DECADENZA SOCIO ECONOMICO AMBIENTALE DEL NOSTRO PAESE
Non solo di munnezza SIETE RIUSCITI A COPRIRE L’INTERO TERRITORIO di Isola delle Femmine,
non solo di degrado soffre ormai il nostro paese,
non solo di sporcizia soffre Isola delle Femmine,
non solo di distruzione paesaggistica soffre il nostro amato paese,
non solo spreco di risorse idriche subisce il nostro paese,
non solo la dignità e il rispetto per i dipendenti comunali è diventato per Voi un opzional.

VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA !!!!!!!! 

Siete riusciti CON IL VOSTRO AGIRE A RAPPRESENTARE LA PARTE PEGGIORE DI ISOLA DELLE FEMMINE.

PERFINO DEGLI EVENTI LUTTUOSI SONO STATI PER VOI OCCASIONE DI BATTAGLIA E DISCRIMINAZIONE VERSO QUELLI CHE CONSIDERATE AVVERSARI.

VERGOGNA!!!!!!!! VERGOGNA VERGOGNA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

AVETE DISTRUTTO LA BELLEZZA

AVETE DISTRUTTO LA GIOIA

AVETE DISTRUTTO L’AMORE VERSO IL PROPRIO PAESE

DI TUTTO QUESTO SIETE RESPONSABILI!!!!

PER TUTTO QUESTO DOVRETE RISPONDERE DI FRONTE AI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE E DELLA GIUSTIZIA

NON RIMPIAGEREMO IL GIORNO CHE TOGLIERETE LE TENDE E ANDRETE A LAVORARE!

LO SO!

SARA' DURA PER VOI CHE AVETE VARCATO IL PORTONE DEL MUNICIPIO FIN DA QUANDO AVEVATE I CALZONI CORTI.

VOI NEMMENO LONTANAMENTE SAPETE COSA E’ IL LAVORO!

QUALI SONO I SACRIFICI,

QUALI SONO LE SOFFERENZE

QUALI SONO LE UMILIAZIONI, IN UNA SITUAZIONE IN CUI I DIRITTI VENGONO QUOTIDIANAMENTE CALPESTATI.

NATURALMENTE, VOI NEL SALIRE LE SCALE DEL MUNICIPIO NON LO AVETE FATTO DI CERTO A GRATISSSSSSSS!

LA PROVA DI CIO'?

LA STATE DANDO IN QUESTI GIORNI NON VI DIMETTETE PER IL SEMPLICE MOTIVO CHE VI VIENE A MANCARE LA INDENNITA' !!!!!!!!!!!!!

PUR DI NON RINUNCIARE ALLA VOSTRA INDENNITA' STATE ROVIVANDO IL PAESE LO FATE PRECIPITARE SEMPRE PIU' NEL BARATRO SOCIALE ECONOMICO ED AMBIENTALE!!!!!!! E PANTALONE (CITTADINI) PAGAVA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

NON AVREMO TEMPO PER IL RIMPIANTO IL TEMPO DOVREMO IMPEGNARLO PER FARE RISORGERE IL NOSTRO AMATO PAESE DI ISOLA DELLE FEMMINE

SIAMO ARRIVATI A 142 I GIORNI DAL 1 GENNAIO DEL 2012 AD OGGI 8 NOVEMBRE 2012 CHE ISOLA DELLE FEMMINE E’ RICOPERTA DI MUNNEZZA LE STRADE SONO DIVENTATE SEDI DI VERE DISCARICHE A CIELO APERTO. LA CIRCOLAZIONE STRADALE A ISOLA DELLE FEMMINE RICHIEDE DELLE PARTICOLARI ABILITA’ DA PARTE DEGLI AUTISTI, NEL DESTREGGIARSI TRA UN SACCO DI MUNNEZZA UN VECCHIO ARMADIO MOBILI E SUPPELLETTILI IN DISUSO, MATERIALE EDILE DI RISULTA AMIANTO, CASSETTE DI VERDURE MARCE, MATERIALE SANITARIO SCADUTO, SCATOLE DI VERNICI, LASTRE DI VETRO, MATERIALE DI ALLUMINIO, SACCHETTI DI CIBO AVARIATO IN DECOMPOSIZIONE. CANI GATTI TOPI ED ANIMALI DI OGNI SPECIE SONO I GUARDIANI DELLE DISCARICHE.

LA PUZZA PROVENIENTE DALLE MONTAGNE DI RIFIUTI IN DECOMPOSIZIONE, ATTRAVERSA ORMAI L’INTERO PAESE ED IN ALCUNE ORE DEL GIORNO ED AL VARIARE DELLE TEMPERATURE SI E’ COSTRETTI A CHIUDERE PORTE E FINESTRE. ALLO SCEMPIO AL DEGRADO AMBIENTALE AL DANNO ECONOMICO DERIVANTE DAL NON RECUPERO DEI RIFIUTI SI PROFILANO SERI RISCHI PER LA SALUTE UMANA A CIO’ AGGIUNGASI CHE LA TASSA PAGATA SULLA MUNNEZZA NEGLI ULTIMI ANNI SI E’ PRATICAMENTE RADDOPPIATA.

IL COMITATO CITTADINO Giustizia Sociale e Libertà di Isola delle Femmine

LANCIA UN APPELLO ALL’INTERA CITTADINANZA DI ISOLA DELLE FEMMINE.

RICALCOLIAMO NOI CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE LA TASSA PER LA MUNNEZZA LORO LA CHIAMANO T.A.R.S.U. Tassa Smaltimento Rifiuti Solidi Urbani

RIDUZIONE PER MANCANZA DI PRESTAZIONI DI SERVIZIO:

Raccolta Porta a Porta NON PRESTATO
Raccolta differenziata NON PRESTATO
Spazzamento Strade Piazze e Vie del Paese SERVIZIO SALTUARIO E PARZIALE
Mancata raccolta rifiuti: su 313 giorni(sino al 8.11.12) SERVIZIO NON PRESTATO PER 142 GIORNI

SERVIZI PREVISTI DALL’ORDINANZA SINDACALE DELL’ALLORA SINDACO GASPARE PORTOBELLO N 34 23 LUGLIO 2009

CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE LA TASSA SUI RIFIUTI CALCOLATA IN BASE ALL’EFFETTIVO SERVIZIO SVOLTO NON UN EURO IN PIU’

NOTIFICA DEL TRIBUNALE DEL POPOLO ISOLANO AL SINDACO ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE (in contumacia istituzionale dal 31 agosto 2012 ma comunque beneficiario della indennità di carica)

E ALL’INTERA GIUNTA COMUNALE PER NON AVER NEL TEMPO OTTEMPERATO IN MANIERA CONTINUATIVA ALLA DELIBERA SINDACALE N 34 EMANATA IL 24 LUGLIO 2009 IN SPECIE:

• PER AVER ABBANDONATO PER GIORNI MESI ED ANNI I RIFIUTI DENTRO FUORI I CASSONETTI E PARTE DELLE CARREGGIATE DELLE STRADE E DELLE PIAZZE DEI VICOLI DI OGNI ANGOLO E SPAZIO LIBERO DI ISOLA DELLE FEMMINE
• PER NON AVER ATTIVATO IL SERVIZIO DI PORTA A PORTA NELLA RACCOLTA DEI RIFIUTI AD ISOLA DELLE FEMMINE
• PER NON AVER ATTIVATO IL SERVIZIO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
• PER AVER CONDIVISO VOTATO E APPROVATO LE “PAZZE E CLIENTELARI SPESE” DELL’ATO PA 1 (vedasi la denuncia dell’ex assessore ambiente del Comune di Partitico Bartolo Parrino)

Il Tribunale del Popolo di Isola delle Femmine, ritiene altresì responsabili Sindaco Assessore Giunta Gruppo Politico “Progetto Isola” dei danni che ne dovessero derivare alla salute dei Cittadini al proprio patrimonio all’intera economia isolana ed all’immagine turistica di Isola delle Femmine:

A cura del comitato cittadino Giustizia Sociale e Libertà di Isola delle Femmine


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