L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 7 novembre 2012

Franco Battiato assessore alla Regione "Ma non chiamatemi assessore, chiamatemi Franco". L'artista guiderà l'assessorato al Turismo


Franco Battiato assessore alla Regione



"Ma non chiamatemi assessore, chiamatemi Franco". L'artista guiderà l'assessorato al Turismo




Era il 1980 quando Franco Battiato, nella canzone "Up Patriots To Arms", cantava «mandiamoli in pensione i direttori artistici, gli addetti alla cultura», oggi, invece, il Maestro di Milo è pronto ad entrare nella giunta governativa di Rosario Crocetta, accettando l'incarico offertogli alcuni giorni fa dal nuovo presidente della Sicilia.  

L'ufficializzazione è avvenuta ieri in una affollatissima conferenza stampa all'interno del Palazzo della cultura del capoluogo etneo. Battiato ha sottolineato di "non poter e non voler cambiare mestiere", ma ha accettato l'invito del neopresidente a "dare una mano alla Sicilia in un momento quantomai importante". Poi, a un giornalista che lo ha chiamato assessore ha risposto ironicamente: "Non chiamarmi assessore, questo mi offende. Chiamami Franco e sarò Franco"Battiato ha inoltre ribadito che non percepirà alcuno stipendio"Rinuncio allo stipendio, per un senso di libertà", per sentirsi "libero di potere lasciare l'incarico da un momento all'altro". "Scendo in campo volentieri - ha detto Battiato - seppur parzialmente, perché non posso e non voglio cambiare mestiere. Non faccio politica e non voglio avere a che fare con i politici"




Battiato, comunque, anche se non vuole essere chiamato assessore, sicuramente non sarà assessore alla Cultura. Ieri sera, infatti, lo stessso Battiato, intervenendo alla trasmissione Otto e mezzo su La7, ha precisato : "Non sarei assessore alla Cultura, ma al Turismo e spettacolo", motivando così: "La differenza è che assessore alla cultura vuol dire teatri di tradizione e una presenza a Palermo che non potrei sostenere, mentre con l'assessorato al turismo e spettacolo posso fare le stesse cose con maggiore libertà". Di qui la creazione di un assessorato ad hoc che vada incontro alle sue esigenze.



Le reazioni nel mondo politico sono state tutte positive: "Battiato assessore alla Cultura è un'ottima indicazione  - ha detto il segretario regionale dell'Udc, Gianpiero D'Alia - Apprezziamo il gesto del presidente della Regione e siamo grati al cantautore per aver accettato, dimostrando un grande legame con la sua terra. La politica prenda esempio".
Soddisfazione esprime anche il Pd nazionale, attraverso il responsabile enti locali,Davide Zoggia"Crocetta scegliendo una personalità come Battiatto, il cui carisma valica i confini nazionali, cerca di aprire la sua Isola all'esterno. Buon lavoro, quindi, al neo assessore e al governatore, visto che li attende una grande e importantissima sfida".
Critico invece Francesco Pionati, segretario nazionale dell'Alleanza di Centro e portavoce del Gruppo Popolo e Territorio: "L'inizio di Crocetta è preoccupante perché parte dalla coda e non dalla testa dei problemi. Non annuncia piani per l'occupazione ma la nomina di un assessore". "Bisogna spiegargli - ha aggiunto Pionati - che presiede una regione in crisi profonda e non un festival della canzone. La Sicilia ha bisogno di pane e lavoro e non di musica. Battiato, ovviamente, non c'entra nulla. Come tanti lo ascolto e ammiro da quando ero ragazzo".




E il sindaco di Agrigento apre la Valle dei Templi: "Franco, è tua" - "Apprendo con particolare piacere la notizia che il grande cantautore e regista Franco Battiato sarà il nuovo assessore alla Cultura della Regione Siciliana. Una proposta d’autore che conferma l’inizio di quel nuovo percorso avviato per risollevare la Sicilia, annunciato dal neo governatore Crocetta"Lo dice il sindaco di Agrigento Marco Zambuto"L’impegno assunto da Battiato - continua Zambuto - sarà particolarmente significativo per la valorizzazione e la promozione dei grandi eventi speciali, per i quali la città di Agrigento mette a disposizione la splendida cornice offerta dalla Valle dei Templi. Ospitare concerti e grandi appuntamenti culturali all’ombra degli antichi templi patrimonio dell’Unesco permetterà, da un lato, di esaltarne il fascino e, dall’altro, di garantire la tutela e il finanziamento dei restauri dell’antico sito. E’ fondamentale - conclude il sindaco di Agrigento - esportare e sostenere nel mondo l’immagine della Sicilia attraverso la valorizzazione delle sue ricchezze artistiche e culturali. Per questo mettiamo a disposizione del maestro Battiato uno dei più antichi e prestigiosi siti archeologici italiani".
[Informazioni tratte da Adnkronos/IgnANSACorriere del Mezzogiorno,Repubblica/Palermo.itLasiciliaweb.it]


Se il sufismo entra a Palazzo

GAETANO SAVATTERI
«Quanto dura? Massimo tre mesi di tempo, poi sventola bandiera bianca». Un sussurro cinico nei palazzi palermitani del potere accoglie Franco Battiato, assessore del governo di Rosario Crocetta. Nel palazzo dei Normanni che fu la reggia di Federico II, dai commessi che guadagnano migliaia di euro al mese ai funzionari regionali che accumulano prebende e privilegi, tutti ora aspettano “’u cantanti catanisi”.  

Lo aspettano con la stessa aria disincantata di chi, in secoli di storia, ha visto sbarcare emiri musulmani, guerrieri svevi, cavalieri francesi, viceré spagnoli, generali borbonici e così via, solo per vedere quanto avrebbero resistito a Palermo, prima di mollare tutto o di finire assimilati al resto della città. Lo aspettano con curiosità malevola e perversa, tanto per capire che pesce è, da quale mare proviene, prima di archiviarlo nel novero degli illusi o degli sconfitti, degli “sperti” – cioè i furbi – o dei “babbi” – quindi gli stupidi.  

Sarà comunque un colpo d’occhio vedere l’assessore Battiato («Ma chiamatemi Franco, sennò mi offendo», precisa lui) con le sue camicie di cotone grezzo dal colletto alla coreana, le giacche dal taglio austero, i pantaloni larghi all’orientale, tra i corridoi del palazzo Reale e le stanze affrescate di palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione, dove fino a ieri giravano al massimo i completi blu e grigi di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, non certo arbitri di eleganza.  

E ci sarà subito qualcuno pronto a rinfacciargli i versi di “Povera patria” o “Bandiera bianca”, per ricordarne i disgusti musicali («A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie») o soltanto per sottolineare che ora è assessore di Crocetta quando poche settimane fa aveva firmato il manifesto a favore del suo avversario Claudio Fava oppure che due anni fa diceva della Sicilia che «quest’isola ha insegnato il malaffare al mondo». 

I palazzi della Regione Sicilia che hanno visto le meraviglie del mondo – dalla nascita della poesia in lingua italiana alle baby pensioni più grasse d’Italia – con qualche sussiego si preparano a vedere come Franco Battiato farà l’assessore ai beni culturali. Gli impiegati più coccolati d’Italia pregustano il momento in cui anche a Battiato (malgrado il pensiero sufi, la dieta vegetariana, lo yoga, il filosofo Manlio Sgalambro e la ricerca dell’armonia interiore) salteranno i nervi durante l’ennesima riunione sindacale con i 5600 custodi dei musei siciliani, più dipendenti che visitatori, ma a volte chiusi nei giorni di festa. 

«Altro che sufismo, qui ci vogliono scaglioni lunghi così», commenta un impiegato della Regione. E per “scaglioni”, s’intendono le zanne, necessarie per addentare, per mangiare oppure soltanto per difendersi. Difendersi, ad esempio, dalla miriade di comitati, associazioni culturali, bande musicali, parroci di paese che chiederanno soldi per la festa, la sagra, la rassegna, la mostra, il concerto.  

Sarebbe meglio per Battiato continuare a farsi chiamare assessore. Anzi, meglio ancora, Onorevole Assessore, perché se invece diventa per tutti solo e soltanto Franco allora dovrà rassegnarsi ad avere la fila alla porta. Una lunga fila di pittrici e poetesse, cantanti e musicisti, storici dilettanti e archeologi della domenica che si presentano a Franco per chiedere un patrocinio, una sponsorizzazione o un contributo a fondo perduto in nome della cultura della Sicilia. Dopo Verga, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, chi meglio di Battiato sa quanto sia illustre la cultura siciliana? E dunque potrà negare un po’ di denaro per farla ancora più grande e magnifica? 

Ma l’assessore Battiato, pur in disparte nel suo buen retiro di Milo sull’Etna, sa come vanno le cose in Sicilia. Ha messo le mani avanti, spiegando che farà l’assessore “parzialmente”. Non vuole rinunciare ai viaggi, alla musica, al suo lavoro. Assessore part time. Peccato? Macché, meglio così. Nei palazzi palermitani del potere qualcuno già comincia a ragionare: quando l’assessore Battiato non c’è, a comandare sarà qualcun altro. Bisogna solo capire chi. Perché in Sicilia, si sa, al di sopra del re, ci sta sempre il viceré.  

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