L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 18 novembre 2012

Serra San Bruno finisce sotto esame pronta una commissione d'accesso


Nominata la commissione antimafia
al Comune di Serra San Bruno

Il prefetto di Vibo Valentia, Michele Di Bari, ha nominato la terna che procederà a verificare la regolarità amministrativa dell'ente locale. Il provvedimento è stato adottato dopo l'arresto del consigliere comunale ed ex assessore Bruno Zaffino, nell'ambito di un'operazione dei carabinieri
Nominata la commissione antimafia
al Comune di Serra San Bruno
Il prefetto Michele Di Bari
VIBO VALENTIA - Il prefetto di Vibo Valentia, Michele Di Bari, ha nominato la commissione d’accesso antimafia al Comune di Serra San Bruno.   L’accesso antimafia è stato disposto dopo l’operazione dei carabinieri di Reggio Calabria contro le cosche della 'ndrangheta che ha portato all’arresto del consigliere comunale ed ex assessore Bruno Zaffino.   La commissione sarà composta da Emanuela Greco, viceprefetto in servizio nella Prefettura di Vibo Valentia; da Giovanni Gigliotti, vice Questore aggiunto in servizio nella Questura di Vibo Valentia, e dal capitano dei carabinieri Stefano Esposito Vangone, comandante della Compagnia di Serra San Bruno.

Gli elementi addotti dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nell'ambito della maxioperazione denominata “Saggezza”, che ha visto Zaffino finire in carcere con l'accusa di violenza privata, aggravata dal metodo mafioso, in concorso con altri, si aggiungono ad altre emergenze investigative acquisite grazie al lavoro prodotto dagli uffici di polizia giudiziaria sul territorio. 
Zaffino ha denunciato di essere stato defenestrato per allontanare i sospetti di condizionamento mafioso sull'attività dell'amministrazione comunale in quanto il figlio ha sposato una parente dei Vallelunga, famiglia considerata egemone nella zona delle Serre, culla del potente «clan dei viperari». D'altronde, ha spiegato Zaffino agli stessi inquirenti, sarebbe stato spinto a candidarsi al Comune, nella lista del Popolo delle libertà. Egli stesso sarebbe stato determinato a disimpegnarsi ma il candidato a sindaco Bruno Rosi ed il consigliere regionale Nazzareno Salerno - a suo dire - l'avrebbero indotto a superare ogni remora. Si candidò, quindi, e prese ben 224 voti, risultando il terzo degli eletti.

Serra San Bruno finisce sotto esame
pronta una commissione d'accesso

Sarebbe in dirittura d'arrivo l'insediamento di una commissione di accesso agli atti legata alla normativa antimafia al comune di Serra San Bruno. Dopo l'arresto dell'ex assessore Zaffino la possibilità che i commissari della prefettura si insedino diventa molto probabile
PIETRO COMITO
Serra San Bruno finisce sotto esame
pronta una commissione d'accesso
Il municipio di Serra San Bruno
SERRA SAN BRUNO - Fumus di infiltrazioni mafiose. C'era già. L'arresto dell'ex assessore comunale Bruno Zaffino non fa altro che alimentarlo, inducendo il prefetto di Vibo Valentia Michele Di Bari, prima a sospendere l'amministratore e poi ad intervenire con risolutezza. Anche il Comune di Serra San Bruno, pertanto, fa i conti con l'istituzione della commissione d'accesso agli atti che s'insedierà nei prossimi giorni al palazzo municipale della città della Certosa.  
Gli elementi addotti dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell'ambito della maxioperazione denominata “Saggezza” - che ha visto Zaffino finire in carcere con l'accusa di violenza privata, aggravata dal metodo mafioso, in concorso con altri - si aggiungono ad altre emergenze investigative acquisite grazie al lavoro prodotto dagli uffici di polizia giudiziaria sul territorio. 
Zaffino ha denunciato di essere stato defenestrato per allontanare i sospetti di condizionamento mafioso sull'attività dell'amministrazione comunale in quanto il figlio ha sposato una parente dei Vallelunga, famiglia considerata egemone nella zona delle Serre, culla del potente «clan dei viperari». D'altronde, ha spiegato Zaffino agli stessi inquirenti, sarebbe stato spinto a candidarsi al Comune, nella lista del Popolo delle libertà. Egli stesso sarebbe stato determinato a disimpegnarsi ma il candidato a sindaco Bruno Rosi ed il consigliere regionale Nazzareno Salerno - a suo dire - l'avrebbero indotto a superare ogni remora. Si candidò, quindi, e prese ben 224 voti, risultando il terzo degli eletti.
Certo l’accesso antimafia non segue gli umori della politica, ma trova impulso in ben altre questioni sulle quali le forze di polizia erano già vigili ben prima che deflagrasse il caso Zaffino. A cominciare dagli appalti, dalla gestione dei servizi e da una situazione finanziaria finita progressivamente sull’orlo del baratro da un lustro a questa parte.
SULL'EDIZIONE CARTACEA IL SERVIZIO COMPLETO A FIRMA DI PIETRO COMITO
domenica 18 novembre 2012 11:25

Operazione Saggezza
L'elenco degli arrestati

Gli arrestati con l'accusa di essere al vertice della corona nell'ambito dell'operazione "Saggezza" sono Vincenzo Melia, Nicola Nesci, Nicola Romano, Giuseppe Siciliano e Giuseppe Varacalli.Nutrito l'elenco degli arresti con funzioni correlate e di servizio alla "corona"
                       














                                                                                    REGGIO CALABRIA - I cinque arrestati accusati di essere al vertice della corona nell’ambito dell’operazione «Saggezza» sono: Vincenzo Melia di 83 anni, considerato capo «Corona»; Nicola Nesci di 57 anni e Nicola Romano di 64 anni, considerati entrambi «capo consigliere»; Giuseppe Siciliano di 62 anni e Giuseppe Varacalli di 59 anni, considerati entrambi consiglieri del boss Melia. Gli altri arrestati sono: Bruno Bova di 55 anni, Giuseppe Cataldo di 55 anni, Marcello Cirillo di 54 anni, Pierino Fazzari di 46 anni, Teresa Fazzari di 60 anni, Vincenzo Fazzari di 56 anni, Salvatore Fragomeni di 57 anni, Giovanni Furfaro di 45 anni, Carmelo Ietto di 66 anni, Giovanni Macrì di 57 anni, Rocco Ilario Maiolo di 29 anni, Antonio Napoli di 30 anni, Bruno Parlongo di 50 anni, Felice Parrotta di 76 anni, Antonio Pasquale Pelle di 40 anni, Massimo Pelle di 38 anni, Giuseppe Perre di 75 anni, Carmine Pollifroni di 40 anni, Giuseppe Raso di 71 anni, Giuseppe Romano di 47 anni, Fabio Salvini di 32 anni, Marco Salvini di 30 anni, Massimo Siciliano di 42 anni, Antonio Spagnolo di 52 anni, Bruno Vallelonga di 57 anni, Rocco Bruno Varacalli di 45 anni, Bruno Zaffino, di 48 anni. Due soli arresti non sono stati eseguiti; in un caso perchè l’indagato si trova all’estero, in un altro caso perchè il destinatario delo provvedimento si è reso irreperibile.
martedì 13 novembre 2012 15:13

Nel codice del picciotto di Ardore
l'ossequio per la "sacra corona"

I militari dell'Arma nel corso di una perquisizione a casa di Antonio Napoli, uno degli arrestati dell'operazione Saggezza, hanno ritrovato un quaderno a quadretti con all'interno le "leggi" della 'ndrangheta, un vero e proprio codice cui ogni picciotto deve attenersi
GIOVANNI VERDUCI
Nel codice del picciotto di Ardore
l'ossequio per la "sacra corona"
Il nuovo codice è stato scoperto dai Carabinieri
REGGIO CALABRIA - Era il 25 marzo del 2009 ed i carabinieri del Gruppo Locri entravano per la prima volta in contatto con la “corona”. Gli uomini del colonnello Giuseppe De Liso ancora non potevano sapere a cosa li avrebbe portati quella scoperta, ma capirono subito che la pista poteva essere buona. Nelle loro mani era finito un quaderno a quadretti, ma dentro non c'erano i compiti di uno studente o la contabilità di uno spacciatore. In quelle pagine c'erano scritte le regole auree della 'ndrangheta, le “leggi” alle quali ogni picciotto doveva attenersi lungo il suo cammino criminale per non incorrere in errori ed essere sottoposto al giudizio del “tribunale della 'ndrangheta”. 
Il “codice del picciotto” era custodito da Antonio Napoli, uno degli indagati dell'operazione “Saggezza”, e i militari dell'Arma lo hanno ritrovato e sequestrato durante una perquisizione effettuata a casa del giovane nell'ambito di un'indagine su di un furto perpetrato ai danni di una donna di Ardore. 
Il frontespizio del piccolo quaderno era già un programma. A penna, con grafia incerta, qualcuno vi aveva scritto: “Lampu scompu e scifulata i mola, se la favella non mi compundi cuntrastu cu non mi rispundi - Sentinella d'umiltà Ardore 'ndrina minore Pirocchia 'ndrina”.
Fra errori grammaticali e sviste ortografiche, il rituale manoscritto nel “codice del picciotto” trovato ad Ardore si conclude con un “bacio alla corona”: «un'entità - scrivono gli investigatori dell'Arma dei carabinieri nella loro informativa di reato - a cui gli 'ndranghetisti del locale di Ardore erano tenuti a portare rispetto». La bontà del codice custodito dal giovane ardorese sta proprio nelle sue ultime righe, in quel passaggio che ha portato i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a scoprire questa nuova struttura intermedia della 'ndrangheta reggina, la “sacra corona” che teneva insieme le cinque locali di Antonimina, Ardore, Gerace, Ciminà e Canolo. Una “corona” con cinque punti che, da anni, era portata da Vincenzo Melia: l’anziano padrino originario di Platì.
Nel quaderno sequestrato a casa di Antonio Napoli c'è tutto il codice comportamentale di un buon picciotto - che rappresenta la prima “dote” di ogni buon 'ndranghetista - che vuole entrare in “società”. Nel bagaglio di coloro che vogliono provare la scalata verso le vette della mala calabrese, ad esempio, non devono mancare: la fedeltà alle regole sociali, la politica “per parlare con i compagni” e la falsa politica per preservare l'onore della cosca “dagli sbirri e dagli indegni”.

STRALCI DAL NUOVO CODICE DELLA 'NDRANGHETA

D. Che cosa rappresenta la società?
R. La società rappresenta un altare maggiore con 24 candele + l25 che accendono tutte uguali
D. Comu si passa a puliciata? (ndr: come si disarma la comitiva)
R. Mi formu e mi trasformu comu sbirru d'umiltà e sequestru l'armaturi a st'onorata società a nomi di tri vecchi cavaleri di spagna ossu mastrossu e carcagnossu consegnati sferri specchi e armentali stu fàzzolettu iancu e na valigia d'umiltà e servi pi raccogliere le armi di questa onorata società (ndr: mi formo e mi trasformo come poliziotto d'umiltà e sequestro le armature a questa onorata società a nome di tre vecchi cavalieri di Spagna Osso Mastrosso e Carcagnosso consegnate coltelli rasoi e questo fazzoletto bianco e una valigia di umiltà e senza per raccogliere le armi di questa onorata società)
D. Cu cu staiu parrandu? (ndr: con chi sto parlando)
R. Con una statua di marmo
D. Come bene sapete o ... inc ... potete insegnare la statua di marmo non ha ne orecchie per sentire ne occhi per guardare ne bocca per parlare quindi vi impongo per la l° e 2° volta con chi sto parlando
R. Con una statua di marmo
D. Come bene sapete la statua non ha bocca per parlare quindi vi impongo per la l° e 2° e 3° volta su i vostri antenati cavalieri di spagna fatemi grazia e contro grazia con chi ho l'onore di parlare
R. E io a chi ho l'onore di rispondere
D. Chi rappresentati da testa e pedi
R. I miei piedi sono una fibbia la mia pancia è una tomba il mio petto una balata onore di fronte e bocca sigillata
D. In quante parti si divide la società
R. La società si divide in 3 parti società minore società maggiore e tribunale d'umiltà

Tre comuni sotto esame antimafia
Taurianova, S. Calogero e Gerocarne

I prefetti di Reggio Calabria e Vibo Valentia, Vittorio Piscitelli e Michele Di Bari, hanno disposto l'accesso agli atti in tre comuni per verificare se nello svolgimento dell'attività amministrativa vi sia stato o meno un condizionamento della 'ndrangheta
FRANCESCO RIDOLFI
Tre comuni sotto esame antimafia
Taurianova, S. Calogero e Gerocarne
Il ministro Anna Maria Cancellieri
CRESCONO i comuni calabresi in cui le prefetture ravvisano rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata. Nella sola giornata di ieri, infatti, tre enti, uno in provincia di Reggio Calabria e due in provincia di Vibo Valentia, hanno ricevuto la visita di una commissione di accesso agli atti che si è insediata nei rispettivi municipi e che nel corso dei prossimi tre mesi, così come prescritto dalla normativa vigente, dovrà acclarare se l'attività amministrativa risulta essere stata viziata da un condizionamento da parte della 'ndrangheta e, conseguentemente, relazionare al prefetto in vista o dell'archiviazione del caso o della richiesta di scioglimento e sia ben chiaro che la stragrande maggioranza degli esiti è in questo secondo senso. Tornando alla cronaca il prefetto di Reggio Calabria, Vittorio Piscitelli, su delega e autorizzazione del Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha disposto l'insediamento della commissione di accesso antimafia nel Comune di Taurianova. Conseguentemente stamattina il gruppo di indagine, presieduto dal viceprefetto Francesca Crea, si è insediato per effettuare una ricognizione sull'attività del Comune ed accertare eventuali infiltrazioni da parte della 'ndrangheta. Il sindaco, Domenico Romeo, nei mesi scorsi aveva subito alcune intimidazioni anche particolarmente gravi. Il consiglio comunale di Taurianova vanta un triste record è stato, infatti, sciolto per infiltrazioni mafiose nel '91 quando fu il primo caso di applicazione della normativa che prevedeva la sospensione degli amministratori sospettati di collusioni mafiose, e poi ancora una volta nel 2009, quando sindaco era lo steso Romeo. A questo punto rischia un terzo commissariamento a seguito delle risultanze dei lavori della commissione di accesso nominata da Piscitelli. La legge che prevede il commissariamento per i comuni a rischio di infiltrazione mafiosa, come detto, risale al 1991 e fu proprio il caso di Taurianova, centro della piana di Gioia Tauro insanguinato da una faida decennale, a determinarne il varo. Il sindaco Romeo fu eletto nel maggio 2011 con il sostegno dell’Udc e di liste di centro-destra. 
Le altre due commissioni di accesso sono state, invece, disposte dal prefetto di Vibo Valentia, Michele Di Bari, il quale ha proceduto all'invio dei due gruppi di indagine nei comuni di Gerocarne e San Calogero. Gerocarne è attualmente governato da un commissario prefettizio, Anna Maria Colosimo, dopo che il sindaco Sebastiano Rocco Catania si era dimesso lo scorso 13 marzo a seguito di problemi di natura medica. A guidare la commissione sarà il viceprefetto Emanuele Greco coadiuvato dal vice questore aggiunto Angelo Daraio e dal commissario Domenico Avallone. In caso dovesse essere disposto un commissariamento dell'ente per infiltrazioni mafiose potrebbero saltare le elezioni previste per la prossima primavera.
Il comune di San Calogero, attualmente guidato dal sindaco Nicola Brosio, questa mattina ha accolto i commissari che per i prossimi tre mesi studieranno gli atti dell'ente per verificare l'eventuale presenza di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. Si tratta del vice prefetto Maria Rosa Luzza, in rappresentanza dell’Ufficio territoriale di governo, il maggiore Vittorio Carrara, comandante del reparto operativo provinciale dell’Arma dei carabinieri e il capitano Luca Bonatesta, che guida la compagnia della Guardia di finanza. 
Per i tre comuni si apre un periodo di tre mesi durante il quale la commissione d'accesso agli atti analizzerà non solo gli atti pubblici prodotti dagli organi esecutivo (giunta) e legislativo (consiglio) del comune ma anche la possibile ingeranza che la criminalità organizzata potrebbe aver esercitato in relazione allo stesso indirizzo politico amministrativo perseguito in questi anni. Il mandato della commissione potrà essere prorogato una sola volta di altri tre mesi al termine dei quali i rispettivi comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica delle due province presieduti dai prefetti decideranno se procedere allo scioglimento o meno delle assemblee cittadine. In caso di scioglimento il periodo di commissariamento sotto la guida di tre commissari di nomina governativa potrà protrarsi da un minimo di 18 ad un massimo di 24 mesi al termine dei quali il principio democratico sarà ripristinato con l'elezione dei nuovi consigli comunali.
http://www.ilquotidianoweb.it/news/Il%20Quotidiano%20della%20Calabria/352633/Tre-comuni-sotto-esame-antimafia--Taurianova-S-Calogero-e-Gerocarne.html



PARLA IL DIRIGENTE CHE CONTRASTÒ I TERMOVALORIZZATORI

Gioacchino Genchi: "Usare i cementifici per bruciare i rifiuti? Scelta folle"

Gioacchino Genchi al convegno Ecomafia, new business
18 novembre 2012 - Una scelta folle e pericolosa che mette a rischio la salute dei lavoratori e di tutti i cittadini. Per questi motivi dobbiamo contrastare ogni progetto di utilizzare i rifiuti come combustibile nei cementifici”. Queste le parole di Gioacchino Genchi sulla legge regionale numero 9 dell’ 8 aprile 2010 sulla ‘Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti contaminati’. Genchi è il dirigente regionale che quando era in servizio all’assessorato regionale all’Ambiente si è battuto contro la realizzazione della costruzione dei termovalorizzatori voluti dall’allora governatore Totò Cuffaro.
Genchi, ospite ieri del convegno ‘Ecomafia, new business’, organizzato nell’ex casa del boss Tano Badalamenti a Cinisi dall’associazione Peppino Impastato, ha detto che parte della legge regionale sulla gestione integrata dei rifiuti che prevede di bruciare il cdr (combustibile derivato dai rifiuti) nei forni dei cementifici è “un concetto antitetico alle buone pratiche e alla raccolta differenziata”.
Il dirigente regionale ha inoltre spiegato che la previsione di raggiungere entro la fine del 2013, come prevede la legge, il 45% di raccolta differenziata è impensabile per quello che è la situazione attuale in Sicilia.
Genchi ha espresso criticità anche sulla volontà del legislatore siciliano, sostituendo gli Ato (Ambiti territoriale ottimali) con le Srr (Società di regolamentazione del servizio di raccolta), di mantenere il modello della società di capitali per l’esercizio delle funzioni connesse alla gestione integrata dei rifiuti.
“Lo sfruttamento energetico dei rifiuti – ha aggiunto il dirigente regionale – ha costituito la linea guida dell’affarismo più cinico che, a discapito della salute umana, ha imposto con la forza politica e mediatica il nefasto modello di ciclo integrato, che pretende di armonizzare concetti tra loro contrapposti quali il recupero della materia ed il recupero dell’energia dalla materia”.
Per Genchi la soluzione per il recupero energetico è “progettare e realizzare la filiera dei materiali per il riciclo e il recupero totale della materia, privilegiando la raccolta pulita dell’umido da utilizzare in agricoltura e aprire a nuove opportunità economiche e sociali nelle quali i cittadini, oggi relegati al ruolo di ‘consumatori passivi’ e ‘produttori di rifiuti’, recuperino la propria dignità di cittadini attivi, padroni del proprio futuro”.

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