L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 15 novembre 2012

Il Comune di Rende al centro dell'accordo tra i consiglieri provinciali e il boss A Rende «azione amministrativa dissennata» L'accusa del gip all'ex sindaco Bernaudo


Il Comune di Rende al centro dell'accordo
tra i consiglieri provinciali e il boss

Secondo quanto emerge dall'ordinanza di arresto per i due consiglieri provinciali Pd di Cosenza alla base dell'inchiesta vi sarebbero 5 delibere del consiglio comunale di Rende che avrebbero nei fatti favorito il boss Michele Di Puppo e i Lanzino in cambio anche di sostegno elettorale

Il pm Pierpaolo Bruni
COSENZA - Cinque delibere consiliari, approvate dal Consiglio comunale di Rende tra il 2007 e il 2009, in vista delle elezioni provinciali, avrebbero favorito il boss Michele Di Puppo e il sodalizio criminale dei Lanzino. Al centro delle deliberazioni, la «Rende servizi srl», società in house al Comune di Rende. È questo, secondo quanto emerge dall’ordinanza del gip distrettuale di Catanzaro, Livio Sabatini, il filone investigativo che ha portato in carcere l'ex sindaco della città, Umberto Bernaudo, l’ex assessore ai lavori pubblici, Pietro Paolo Ruffolo, e il presunto boss Michele Di Puppo. Secondo le ipotesi avanzate dal pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, l’ente comunale avrebbe costituito la cooperativa, riconducibile a Di Puppo, affidandole alcuni servizi di utilità sociale, fino alla capitalizzazione per un importo di 8 milioni di euro con la concessione di un immobile, oltre a beni mobili per un valore di 369mila euro. Ad avvalorare le tesi investigative, la Dda di Catanzaro ha evidenziato le intercettazioni telefoniche, documenti acquisiti durante le indagini e varie testimonianze. Le accuse formulate dal pm Bruni riguardano anche la gestione dei posti di lavoro all’interno della società che, secondo l'accusa, sarebbe diventata «lo strumento per ottenere consensi elettorali mediante il fattivo ruolo di esponenti di primo piano della locale criminalità organizzata». Così, tra gli assunti nella società, sarebbero stati riscontrati parenti e affini della cosca Lanzino. La «Rende 2000», società cooperativa a responsabilità limitata, era stata costituita nel 1999 e nel 2002 si è aggiudicata un appalto per la raccolta dei rifiuti e la manutenzione degli immobili comunali per un periodo di tre anni, con un valore medio annuale di oltre 940mila euro. Tra il 2000 e il 2008 il numero di dipendenti, si fa rilevare nell’ordinanza del gip distrettuale, è cresciuto a dismisura, passando da 63 a 171 unità, con il volume di affari che invece è stato ondivago, considerati 1,4 milioni nel 2002, 2,3 nel 2007 e 1,8 nel 2008. Il 27 settembre 2008, evidenzia il pm Bruni, tutti i dipendenti della società cooperativa sono stati licenziati, per essere assunti due giorni dopo nella nuova «Rende Servizi srl» con socio unico a totale partecipazione comunale. Quindi, secondo il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, vi sarebbe stato «un accordo elettorale politico mafioso» che sarebbe partito dal Comune di Rende per interessare anche le elezioni provinciali a Cosenza, nel 2009. Del resto vi è un lungo elenco di dipendenti e collaboratori. Triplicati in pochi anni per trasformare, secondo l’accusa, la «Rende servizi srl» in una macchina di voti e nel terreno su cui intavolare i rapporti tra mafia e politica. E per dimostrare questa condizione, l’elenco è stato allegato all’ordinanza del gip Livio Sabatini. Nella lista di personaggi sul libro paga della società, emergono i nomi di Giuseppe Brillo, condannato a 22 anni, in primo grado, per omicidio, sostituito dal figlio dopo l’arresto; del cognato di Di Puppo e della figliastra del boss cosentino, Ettore Lanzino; del cognato di un capo bastone della stessa cosca. Ed ancora, l’ex moglie di un collaboratore di giustizia e un condannato per usura. Quindi, tanti personaggi legati alla cosca e frequentatori di coloro i quali avrebbero messo in piedi, secondo l’accusa, una fitta rete di rapporti tra mafia e politica. Nell’ordinanza, così come risulta dalle indagini del pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, emergono anche rapporti tra la stessa società ed Ettore Lanzino, oltre a quelli con alcuni esponenti della politica rendese e cosentina
15 novembre 2012 10:39

A Rende «azione amministrativa dissennata»
L'accusa del gip all'ex sindaco Bernaudo

Una attività che secondo il giudice per le indagini preliminari di Catanzaro è «contraria ai principi di economicità ed efficienza» quella che ha caratterizzato l'amministrazione dell'ex sindaco di Rende Umberto Bernaudo arrestato con l'ex assessore Ruffolo per corruzione e scambio di voti


Il municipio di Rende
COSENZA – Il Ministero dell’Interno sta valutando se esistono le condizioni per nominare una Commissione d’accesso per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nel Comune di Rende. L’avvio della procedura per l’accesso scaturisce dall’arresto stamattina dell’ex sindaco, Umberto Bernaudo, e dell’ex assessore Pietro Paolo Ruffolo con l’accusa di corruzione e corruzione elettorale.   Il Viminale prenderà la decisione sulla base della valutazione preventiva che sarà fatta dalla Prefettura di Cosenza su eventuali infiltrazioni mafiose nel Comune.
Umberto Bernaudo e Pietro Paolo Ruffolo, attuali consiglieri provinciali di Cosenza del Pd - che oggi li ha sospesi dopo l'arresto -sono stati posti ai domiciliari per l'ipotesi di ingerenza clientelare nella gestione di una società di servizi del Comune di Rende con un boss della 'ndrangheta e voto di scambio. I fatti si riferiscono alle provinciali 2009. Un terzo provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere al presunto boss della 'ndrangheta di Cosenza, Michele Di Puppo. I provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip distrettuale di Catanzaro, nascono da una ulteriore filone d’indagine sviluppato dalla Dia di Catanzaro e dai carabinieri di Cosenza. A Bernaudo e Ruffolo viene contestato di avere finanziato con risorse pubbliche la cooperativache secondo l'accusa era riconducibile a Di Puppo
Al centro dell'inchiesta, c'è la costituzione, ricapitalizzazione e gestione della società del Comune di Rende 'Rende Servizi srl' (ex cooperativa Rende 2000, ndr). In particolare, la ricapitalizzazione, mediante il conferimento di un immobile comunale di ingente valore, costituisce il «completamento – scrive il Gip nell’ordinanza di custodia cautelare – ovvio ed inevitabile di un’azione amministrativa dissennata (perché contraria ai principi di economicità ed efficienza) ed illecita. Il punto focale della condotta contestata agli indagati - prosegue – non riguarda l’emanazione delle delibere per la trasformazione e ricapitalizzazione della cooperativa Rende bensì l’assunzione di «determinati dipendenti della Rende servizi srl». Il Gip sostiene inoltre che «l'elemento indiziario più significativo tra quelli addotti dall’ufficio requirente riguarda il passaggio diretto del personale dipendente dalla cooperativa alla Rende servizi srl: l’assenza di un chiaro criterio di assunzione dei dipendenti e l’anomalo passaggio, per chiamata nominativa, nella neo costituita Rende servizi offrirebbe un argomento, preciso ed effettivo, per evidenziare la rilevanza ed utilità dell’apporto causale degli indagati».
LA POSIZIONE DEL COMUNE. «L'Amministrazione comunale di Rende ribadisce la totale fiducia nella magistratura ed il rispetto del lavoro investigativo in corso; così come auspica che possa giungersi in tempi ragionevolmente brevi all’ accertamento dei fatti, nel contraddittorio delle parti». E' quanto scritto in una nota del Comune di Rende circa l’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato agli arresti domiciliari per l’ex sindaco Umberto Bernaudo e l’ex assessore Pietro Paolo Ruffolo.   «Resta fermo – prosegue la nota – ed al di sopra di ogni strumentalizzazione politica il dato di una esperienza amministrativa importante che, nel corso di tanti anni, ha fatto della Città di Rende un punto di riferimento per qualità dello sviluppo e buon governo».   «Dalle informazioni – aggiunge – e dai documenti forniti dall’amministratore unico e direttore generale della Rende Servizi si rileva che Michele Di Puppo era dipendente della società nel settore dello spazzamento. Risulta, perciò, assolutamente non rispondente alla realtà quanto emerge dalle note delle agenzie di stampa, secondo le quali la Rende Servizi sarebbe riconducibile allo stesso Di Puppo. La Rende Servizi è una società a totale capitale comunale (cosiddetta società in house), che svolge in regime di convenzione numerosi servizi, vale a dire spazzamento, cura del verde, manutenzione degli immobili comunali compresa l’attività di pulizia, scuolabus, supporto ai servizi sociali, manutenzione degli impianti di illuminazione, custodia dei musei e delle biblioteche, servizi cimiteriali e manutenzione delle fognature».   «Dalle notizie di stampa – conclude la nota – emerge che è stata esclusa dal Giudice per le indagini preliminari qualsiasi riferimento a fattispecie di natura associativa».
15 novembre 2012 11:53

Cosenza, arrestati due consiglieri provinciali
Fondi pubblici alla cooperativa del boss

I consiglieri provinciali del Pd Umberto Bernaudo e Pietro Paolo Ruffolo, già indagati nella loro qualità di ex sindaco ed ex vice sindaco del comune di Rende, sono stati arrestati e posti ai domiciliari con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e voto di scambio


L'operazione condotta da Dia e Carabinieri
COSENZA - I consiglieri provinciali di Cosenza del Pd, Umberto Bernaudo e Pietro Paolo Ruffolo, sono stati arrestati e posti ai domiciliari da Dia e Carabinieri. Sono accusati di ingerenza clientelare nella gestione di una società di servizi del Comune di Rende con un boss della 'ndrangheta.I fatti si riferiscono alle provinciali 2009. Un terzo provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere al presunto boss della 'ndrangheta di Cosenza, Michele Di Puppo. Bernaudo e Ruffolo erano già indagati, in qualità di ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende, per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e voto di scambio. I provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip distrettuale di Catanzaro, nascono da una ulteriore filone d’indagine sviluppato dalla Dia di Catanzaro e dai carabinieri di Cosenza. A Bernaudo e Ruffolo viene contestato di avere finanziato con risorse pubbliche la cooperativa 'Rende 2000' che secondo l'accusa era riconducibile a Di Puppo, indicato come soggetto di primo piano della cosca Lanzino-Presta-Di Puppo. Quale corrispettivo, secondo l’accusa sostenuta dai pm Pierpaolo Bruni e Carlo Villani, i due politici avrebbero ricevuto l’impegno della cosca a procacciare voti in loro favore in occasione delle elezioni provinciali. Contrariamente a quanto richiesto dalla Dda i due politici sono accusati di corruzione e corruzione elettorale. Il giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro, Livio Sabatini, ha, infatti, escluso l’aggravante delle modalità mafiose che era stata chiesta dalla Dda nella proposta di misura cautelare.  
Per quanto concerne il sostegno elettorale i dipendenti della società «Rende servizi srl», avrebbero svolto attività di sostegno elettorale per i due amministratori candidati alle elezioni provinciali nel 2009 e per il loro partito di riferimento, il Pd. L'attività di sostegno si sarebbe concretizzata nella partecipazione alle manifestazioni elettorali, al sostegno con i voti e all’affissione dei manifesti. Tutto questo sarebbe avvenuto anche nell’ambito dell’orario di lavoro. Sono queste alcune risultanze evidenziate dalla Dda di Catanzaro nel provvedimento notificato oggi. Anche Di Puppo avrebbe partecipato alle attività, fungendo spesso da tramite tra la parte politica e i dipendenti, al punto da essere indicato dall’accusa come un «cordinatore» delle attività. Nei riscontri investigativi è emerso che Di Puppo risultava assunto nella società con la qualifica di coordinatore del settore per la pulizia stradale. 
A indicare queste attività e i ruoli svolti, nel provvedimento della Dda di Catanzaro sono riportate le testimonianze di diverse persone, tra i quali consiglieri comunali, dipendenti della ditta «e personaggi coinvolti a vario titolo nell’azienda».
15 novembre 2012 08:03


Procura pronta a ricorrere sull'aggravante
del concorso esterno per i politici

Il procuratore aggiunto evidenzia la volontà di proporre l'impugnazione dopo la decisione del gip che non ha riconosciuto il ruolo dell'ex sindaco e dell'ex assessore di Rende, finiti agli arresti domiciliari per i presunti legami con la cosca della città in provincia di Cosenza

Il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli
COSENZA - «Noi avevamo contestato il concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e reato elettorale consistente in scambio di voti contro utilità. Il gip ha eliminato l’aggavante. Rispettiamo la decisione del gip, ma ci riserviamo di proporre impugnazione». Lo ha detto Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto della DDA di Catanzaro, oggi presente alla conferenza stampa tenuta a seguito dell’arresto di due consiglieri provinciali di Cosenza, Umberto Bernaudo e Pietro Paolo Ruffo, rispettivamente ex sindaco ed ex assessore del Comune di Rende. «Riteniamo che la nostra ricostruzione della vicenda salvaguardi anche l'integrità logica del provvedimento» ha detto Borrelli. 
Secondo Vincenzo Lombardo, procuratore capo della DDA di Catanzaro, «sia la corruzione elettorale che la coercizione elettorale in Calabria sono purtroppo frequenti. E questo accade – ha aggiunto – soprattutto nelle elezioni degli enti locali». L’inchiesta odierna, ha ricordato il procuratore, è figlia di un altro filone investigativo «e a sua volta apre nuovi scenari. Non sappiamo però quali possano essere le conseguenze sul piano amministrativo, questo non ci compete». 
15 novembre 2012 15:12


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