L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 26 novembre 2012

Terremoto Ilva: 7 arresti, sigilli all'acciaio Arrestato ex assessore, indagato Ferrante


Terremoto Ilva: 7 arresti, sigilli all'acciaio 
Arrestato ex assessore, indagato Ferrante

Tra i destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare, anche Emilio e Fabio Riva, al momento irreperibile. In manette l'ex responsabile delle relazioni esterne del gruppo Archinà e l'ex assessore all'Ambiente Conserva. Indagato Bruno Ferrante e il nuovo direttore dello stabilimento. Bloccata di fatto l'attività nella fabbrica da dodicimila posti di lavoro. Clini: "Spero che non interferisca con l'Aia"

di MARIO DILIBERTO

Sette arresti, due avvisi di garanzia ed una pioggia di sequestri. Sono gli ingredienti della nuova burrasca giudiziaria che ha investito l'Ilva di Taranto. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi anche Emilio Riva e suo figlio Fabio (al momento irreperibile), che è ricercato dai finanzieri, mentre al presidente Bruno Ferrante, e al nuovo direttore dello stabilimento di Taranto, è stato notificata una informazione di garanzia. 

FOTO GLI ARRESTATI E GLI INDAGATI


TOPIC

Processo all'Ilva



In arresto anche l'ex a
ssessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva (che si era dimesso lo scorso settembre) tra le persone destinatarie di provvedimenti cautelari nell'ambito delle inchieste sull'Ilva di Taranto. Conserva è agli arresti domiciliari e si è dimesso circa due mesi fa dall'incarico. Le accuse sono a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. "Mi auguro che questa iniziativa non sia conflittuale con l'Aia, che è l'unico strumento che oggi abbiamo a disposizione per risanare l'attività dello stabilimento di Taranto". Così Corrado Clini, ministro dell'Ambiente, ha commentato i nuovi arresti e gli sviluppi giudiziari sul caso dell'ilva

di Taranto.
Contestualmente agli arresti, nel siderurgico è stato eseguito un sequestro preventivo dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita e al trasferimento negli altri stabilimenti del gruppo Riva. Di fatto un blocco dell'attività nella fabbrica da dodicimila posti di lavoro. Sigilli a tutto il prodotto finito sulle banchine del porto di Taranto utilizzate dall'Ilva, in questo modo la merce non potrà essere commercializzata. La misura sarebbe stata adottata perché Ilva avrebbe violato le prescrizioni del sequestro adottato dall'Autorità Giudiziaria, nel luglio scorso, sugli impianti dell'area a caldo. Sequestro che non prevede la facoltà d'uso a fini produttivi degli impianti del siderurgico. 
Il nuovo terremoto scaturisce dall'inchiesta denominata "environment sold out", ambiente svenduto, avviata dalla finanza nel 2009. Tra gli episodi fotografati c'è la presunta corruzione di un perito della procura incaricato di svolgere una consulenza sulle fonti dell'inquinamento killer. Per quella vicenda ai domiciliari il perito Lorenzo Liberti, mentre il carcere è scattato per  Girolamo Archinà l'ex potentissimo responsabile delle relazioni istituzionlai del gruppo, licenziato nei mesi scorsi. Ma il picco dell'indagine riguarda anche il mancato rispetto del provvedimento di sequestro scattato lo scorso 26 luglio per gli impianti le l'area a caldo, ritenuti la fonte dell'inquinamento killer che fa ammalare e uccide i tarantini.
La vicenda è legata anche al presunto giro di mazzette che negli anni sarebbero servite ad 'ammorbidire' l'impatto inquinante dello stabilimento. Di lì è già saltata fuori la storia di Liberti, il perito della procura incaricato dai pm di individuare la fonte dell'inquinamento dei terreni in cui pascolavano capre e pecore risultate contaminate da diossina e pcb, che sarebbe stato corrotto da Archinà. L'Ilva ha sempre smentito che si trattava di una tangente a Liberti ma ha affermato che quei soldi Archinà avrebbe dovuto versarli come donazione alla Diocesi di Taranto. Gli arresti vengono eseguiti dalla Guardia di Finanza sulla base di due ordinanze di custodia cautelare firmate dai Gip Patrizia Todisco e Vilma Gilli.
FOTO Le mazzette al perito all'Autogrill
LEGGI Corruzione Ilva, tredici indagati. "Così i vertici eludevano i controlli"
Il filone d'indagine denominato 'Ambiente svenduto' consiste nella seconda fase dell'inchiesta della Guardia di Finanza sull'Ilva di Taranto punta su chi doveva controllare e invece non lo ha fatto. Al centro dell' inchiesta c'era l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari del perito della procura Liberti, allora preside della facoltà di Ingegneria di Taranto. Secondo quanto ricostruito e ipotizzato dagli investigatori, Liberti avrebbe ricevuto da Archinà una mazzetta di diecimila euro nel parcheggio dell'autogrill lungo l'autostrada tra Bari e Taranto. Quei soldi, secondo la Finanza, servivano ad "aggiustare" la perizia che il professore avrebbe di lì a poco depositato.
GUARDA IL VIDEO DELL'INCONTRO 

Il faccia a faccia avviene il 26 marzo del 2010 nella stazione di servizio Le Fonti est, nei pressi di Acquavivalungo l'autostrada A14. Archinà consegna al perito una busta bianca. Secondo gli inquirenti, in quella busta ci sono diecimila euro in contanti che il dirigente dello stabilimento avrebbe pagato per ammorbidire il giudizio di Liberti sulle emissioni inquinanti dello stabilimento.http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/11/26/news/taranto_terremoto_all_ilva_nuovi_arresti_per_corruzione-47452560/
 
L’ILVA ANNUNCIA LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO DI TARANTO

 

 

La decisione nell'area non soggetta a sequestro dopo il blitz della magistratura che ha disposto l'arresto di 7 politici e funzionari dell'azienda di Taranto. Chiudono anche gli stabilimenti del gruppo che Taranto rifornisce. Fiom: "Operai non abbandonino posto di lavoro".



TARANTO - "L'azienda ci ha appena comunicato la chiusura, pressoché immediata, di tutta l'area attualmente non sottoposta a sequestro" e ciò riguarda oltre cinquemila lavoratori cui si aggiungerebbero a cascata, in pochi giorni, i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica". Lo dice il segretario Fim Cisl Marco Bentivogli. "L'azienda sta comunicando in questo momento che da stasera fermano gli impianti di tutta l'area a freddo. Noi invitiamo invece i lavoratori che devono finire il turno a rimanere al loro posto e a quelli che montando domani mattina di presentarsi regolarmente", dice il segretario della Fiom Cgil di Taranto Stefanelli.
LA PREOCCUPAZIONE DI CLINI. "Non sono disponibile a subire una situazione che avrebbe effetti terribili: sono preoccupato che questa iniziativa blocchi l'Autorizzazione integrata ambientale con effetti ambientali gravissimi e sociali devastanti". E' questa la lettura che il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, dà alla nuova bufera che si è scatenata sull'Ilva di Taranto. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno eseguito infatti sette arresti nei riguardi dei vertici della società, funzionari e politici di enti locali pugliesi. Indagato anche il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante.


FERRANTE: "RESTO". "Non ho alcuna intenzione di rinunciare all'incarico di Presidente di Ilva Spa, assunto nel luglio scorso. Le contestazioni che mi sono state rivolte dal pm di Taranto appaiono inconsistenti e strumentali. Proseguirò nel mio compito nell'interesse dei tanti lavoratori e dell'Azienda, convinto sempre che è possibile e doveroso coniugare ambiente, salute e lavoro". Queste le parole di Ferrante, dopo aver saputo di essere stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Taranto nell'ambito di una delle inchieste sullo stabilimento.


LA FAMIGLIA RIVA. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dai Gip del Tribunale di Taranto, chiamano nuovamente in causa la famiglia Riva. Tre persone sono finite in carcere, quattro ai domiciliari. Le accuse a vario titolo sono di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. I provvedimenti sono legati anche ad un'inchiesta, denominata 'Environment Sold Out' ('Ambiente svenduto'), parallela a quella per disastro ambientale, che il 26 luglio ha portato al sequestro degli impianti dell'area a caldo del Siderurgico. 

GLI ARRESTATI. Tra gli arrestati per disposizione del gip Todisco figura il patron Emilio Riva, 86 anni, che è già agli arresti domiciliari dal 26 luglio scorso. Per lui, l'arresto è ai domiciliari e non potrebbe essere altrimenti anche a causa della sua età. La detenzione in carcere è stata disposta per il vicepresidente di Riva Group Fabio Riva, l'ex direttore dell'Ilva di Taranto Luigi Capogrosso e l'ex dirigente Ilva Girolamo Archinà. Ai domiciliari l'ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti. Per la parte Ilva, il gip ha respinto la richiesta formulata dalla procura di ulteriore arresto per l'ex presidente di Ilva Nicola Riva, anch'egli già ai domiciliari dal 26 luglio. Dal gip Vilma Gilli è stato posto ai domiciliari l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, dimessosi circa due mesi fa dall'incarico quando si seppe che poteva figurare tra gli indagati della inchiesta sull'Ilva collaterale a quella per disastro ambientale. Ai domiciliari anche l'ing.Carmelo Delli Santi, rappresentante della Promed Engineering. Conserva e Delli Santi sono entrambi accusati di concussione.


INDAGATO IL PRESIDENTE BRUNO FERRANTE. Il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, è indagato nell'ambito delle inchieste tarantine per "inosservanza delle precedenti disposizioni dell'autorità giudiziaria". Indagato per lo steso reato l'attuale direttore dello stabilimento tarantino, Adolfo Buffo. Entrambi hanno ricevuto informazioni di garanzia dalla procura.


SEQUESTRATA MERCE AL PORTO. I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato anche tutto il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto utilizzate dall'Ilva. Si tratta di un sequestro preventivo chiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica della città pugliese; in questo modo la merce non potrà essere commercializzata.

IL GIP: "CONTATTI ILVA-VENDOLA". Dalle indagini emergono anche "numerosi e costanti contatti" dell'ex responsabile delle Relazioni istituzionali dell'Ilva "Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva, indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore della Puglia Nichi Vendola", scrive il gip di Taranto nell'ordinanza di custodia cautelare per i vertici dell'azienda. In particolare, nell'ordinanza viene riportata una mail del 22 giugno 2010 che Archinà invia a Fabio Riva con la quale lo informa di un incontro avuto a Bari con il presidente della Regione. Incontro che è successivo al documento dell'Arpa Puglia del giugno 2010 in cui si sottolineavano i livelli di inquinamento prodotti dall'azienda. Nella mail Archinà "comunicava che il presidente Vendola si era fortemente adirato con i vertici dell'Arpa Puglia, cioè il direttore scientifico Blonda e il direttore generale Assennato, sostenendo che loro non devono assolutamente attaccare l'Ilva di Taranto e piuttosto si dovevano occupare di stanare Enel ed Eni che cercavano di aizzare la piazza contro l'Ilva", si legge ancora nell'ordinanza.


IL 'MODELLO ILVA' E LA 'LEGGE SULLA DIOSSINA'. Sempre secondo quanto scrive Archinà a Riva "Vendola aveva pubblicamente dichiarato che il 'modello Ilva' doveva essere esportato in tutta la Regione riferendosi, chiaramente, alla famosa 'legge sulla diossina' la cui gestazione era stata evidentemente frutto della concertazione tra la Regione e l'Ilva, che aveva sempre osteggiato il cosiddetto 'campionamento incontinuo', ottenendo, appunto, in tale legge che ciò non fosse imposto". Altro "elemento di rilievo", scrive ancora il gip, è rappresentato dalla promessa "del presidente Vendola di occuparsi personalmente della questione Arpa al suo ritorno dalla Cina". Un intendimento che "veniva mantenuto", tanto che Vendola "appena tornato... contattava personalmente Archinà rassicurandolo di non aver dimenticato la promessa fatta nella riunione precedente". 



Aldo Ranieri, rappresentate del comitato cittadini liberi e pensanti, parla agli operai durante il blocco degli ingressi (Ansa) 

Chiude l'Ilva di Taranto, 5mila a casa. Confindustria calcola oneri per un miliardo. Il Governo convoca le parti 

L'Ilva ha comunicato ai sindacati «la chiusura, pressoché immediata, di tutta l'area attualmente non sottoposta a sequestro» e ciò riguarda oltre 5.000 lavoratori a cui si aggiungerebbero a cascata, nel giro di pochi giorni i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. Lo ha detto il segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli che chiede al premier Mario Monti una convocazione urgente. E il governo convoca al volo per giovedì 29 alle 15 a Palazzo Chigi una riunione con le parti sociali e le istituzioni locali.
«Dal 20 Novembre abbiamo inviato la richiesta d'incontro come Fim-Fiom-Uilm e Cgil-Cisl-Uil Nazionali e alla luce degli ultimi sviluppi è opportuno non far trascorrere altro tempo. Il presidente del consiglio - sottolinea Bentivogli - deve assumersi la responsabilità di garantire l'operatività dell'Aia per l'Ilva, che per noi rappresenta la strada, nel rispetto delle prerogative dell'azione della Magistratura, per rendere lo stabilimento per la produzione di acciaio allineato alle più avanzate normative eureopee e per garantire il diritto alla salute ad un ambiente sano e al lavoro.
L'Ilva, in una nota, dice che il sequestro della produzione disposto dalla magistratura «comporterà in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonchè la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto».
Sciopero di almeno 24 ore 
I sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori di tutto lo stabilimento Ilva a partire dalle ore 7 di domani con sit in davanti alle portinerie. Lo sciopero inizierà alle 7 e durerà almeno per 24 ore.

Fiom: operai non abbandonino il posto di lavoro 
«L'azienda sta comunicando in questo momento che da stasera fermano gli impianti di tutta l'area a freddo. Noi invitiamo invece i lavoratori che devono finire il turno a rimanere al loro posto e a quelli che montando domani mattina di presentarsi regolarmente». Lo dice all'Ansa il segretario della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli.

Confindustria: evento gravissimo 
La chiusura dell'Ilva di Taranto «sarebbe un evento gravissimo per tutto il sistema industriale italiano, conseguente a un vero e proprio accanimento giudiziario nei confronti dell'azienda». Lo afferma Confindustria dopo la decisione del gruppo siderurgico di chiudere lo stabilimento pugliese.

Camusso: giovedì trovare una soluzione 
È positiva la decisione del Governo di convocare subito un tavolo sull'Ilva e nella riunione di giovedì a palazzo Chigi bisognerà trovare una soluzione per la vicenda dello stabilimento di Taranto. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, secondo cui «bene ha fatto il governo a convocare subito un incontro». «Nella riunione - aggiunge la Camusso - bisognerà trovare una soluzione che, sulla base dell'Aia, permetta all'azienda di continuare la produzione e ai lavoratori di avere un'occupazione, e consenta di eseguire le bonifiche necessarie per ristabilire l'integrità del territorio».


Ilva/ Nuovo 'colpo' procura Taranto, azienda ribatte: Chiudiamo

Sindacati: Monti ci convochi subito o giovedì sciopero nazionale





Ilva/ Nuovo 'colpo' procura Taranto, azienda ribatte: Chiudiamo
Roma, 26 nov. L'Ilva reagisce e, a fronte del nuovo 'attacco' della magistratura tarantina, che ha disposto stamattina il sequestro preventivo di prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita o al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo industriale, notificando una informazione di garanzia all'attuale direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo e al presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante (che ha già detto che non intende dimettersi), risponde annunciando in primo luogo e ovviamente l'impugnazione del provvedimento, e in secondo luogo la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento pugliese.



Dimostrando chiaramente l'intenzione di non perdere tempo, l'azienda ha già comunicato ai sindacati, rende noto la Fim Cisl, "la chiusura, pressoché immediata, di tutta l'area attualmente non sottoposta a sequestro". Uno stop che riguarda oltre 5.000 lavoratori a cui si aggiungerebbero a cascata, nel giro di pochi giorni i lavoratori di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera e Patrica. L'azienda ha annunciato ai sindacati di volere mettere in libertà a Taranto tutti i 5mila lavoratori occupati nell'area a freddo, spiegando che nei siti di Genova e Novi Ligure, spiega la Uilm, ci sono rispettivamente scorte di materiale da lavorare per una e due settimane e che quindi, da quel momento, anche quegli stabilimenti e quei lavoratori saranno a rischio.

L'azienda passa quindi al contrattacco e punta l'indice contro il provvedimento del gip di Taranto che "si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del ministero dell'Ambiente", ossia l'Aia, autorizzazione ambientale integrata e, sottolineando che lo stabilimento proprio dall'Aia è autorizzato all'esercizio dell'attività produttiva, ribadisce anche quanto sostenuto nelle perizie commissionate a diversi esperti, e cioè "l'assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalità ascrivibile alla propria attività industriale". Anche secondo il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, la decisione assunta oggi dalla magistratura sull'Ilva è "in conflitto con il risanamento" che sta andando avanti tramite l'Aia che "ha senso se lo stabilimento resta aperto".

Tutti i sindacati chiedono l'intervento del Governo e di essere convocati a Palazzo Chigi, altrimenti annunciano unitariamente per giovedì prossimo uno sciopero nazionale di tutto il gruppo siderurgico in assenza di risposte del Governo su una situazione definita "tragica" per tutta la siderurgia italiana. "Palazzo Chigi deve convocare subito i sindacati per la vicenda dell'Ilva, altrimenti giovedì i lavoratori andranno a Roma a protestare", chiedono in una nota le segreterie nazionali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm spiegando che la situazione che si sta venendo a creare per tutto il gruppo Riva è "gravissima e necessita di risposte chiare e immediate da parte del governo". Ancora, la Usb prospetta una mobilitazione che, se l'Ilva tenterà la "serrata" , sarà "una forte ed immediata risposta dei lavoratori che non potrà certo fermarsi allo sciopero e che coinvolgerà l'intera cittadinanza".

Immediata anche la reazione della politica: i Verdi parlando senza mezzi termini della messa in atto di una "rappresaglia dell'azienda che usa i lavoratori per fare pressione sul governo rispetto ai provvedimenti della magistratura che hanno lo scopo di tutelare la vita e la salute dei cittadini di Taranto" e chiedono l'immediato sequestro dei beni del Gruppo Ilva e dei beni della famiglia Riva "per garantire le bonifiche che spettano all'azienda". I deputati del Pd Ludovico Vico, Mario Tullo e Mario Lovelli, intervenendo alla Camera, hanno chiesto "un urgente intervento del presidente del Consiglio Mario Monti affinché, nelle prossime ore a Palazzo Chigi, sia convocato un incontro con l'Ilva per trovare soluzioni concrete per salvaguardare la salute e l'occupazione".

Stamattina il nuovo 'colpo' della magistratura all'Ilva: la Gdf di Taranto ha eseguito sette ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di una indagine, partita a gennaio 2010, che ipotizza a carico dei vertici dell'Ilva e di un professore universitario ed ex consulente della procura della Repubblica jonica, la costituzione di un'associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati di disastro ambientale aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e sostanze alimentari e concussione e corruzione in atti giudiziari. E' così scattata la custodia cautelare in carcere per l'amministratore delegato dell'Ilva, Fabio Riva, per l'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, già ai domiciliari, e per l'ex responsabile delle relazioni esterne dell'Ilva Girolamo Archina, licenziato ad agosto dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante. Mentre il presidente della holding Emilio Riva e il docente dell'università di Bari, Lorenzo Liberti, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Ai domiciliari, per un altro filone d'inchiesta, anche l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, e l'ingegner Carmelo Dellisanti, rappresentate della Promed Engineering. Indagati, infine, gli attuali direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, e il presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante, nell'ambito del provvedimento di sequestro preventivo di prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita o al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo industriale disposto dal Gip.

http://www.ilmondo.it/attualita/2012-11-26/ilva-nuovo-colpo-procura-taranto-azienda-ribatte-chiudiamo_147515.shtml


Ilva, intercettazioni: “2 tumori in più ogni anno? Una minchiata”


TARANTO – ”Due casi di tumore in piu” all’anno? Una minchiata”, secondo qualcuno vicino all’Ilva, forse dei dirigenti.
Sarebbe questo, riporta l’Ansa, il contenuto di un dialogo che coinvolge dirigenti Ilva intercettato telefonicamente dalla Guardia di finanza nel corso dell’inchiesta sul’Ilva diTaranto per disastro ambientale. Lo ha riferito il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, durante una conferenza stampa.

Sette persone sono stata tratte in arresto sulla questione dell’Ilva. Le accuse delle ordinanze firmate dal Tribunale di Taranto sono di associazione a delinquere, disastro ambientale e concussione. Tre persone sono in carcere e quattro agli arresti domiciliari.
I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato l’acciaio e tutto il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto utilizzate dall’Ilva. Si tratta di un sequestro preventivo chiesto e ottenuto dalla Procura della Repubblica della città pugliese, in questo modo la merce non potrà essere commercializzata.

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Intercettazioni Ilva: sul tavolo oltre 11mila telefonate
TARANTO – Poco meno di 11.000 è il numero di intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Taranto che coinvolgono l’ex responsabile per i Rapporti Istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà. L’inchiestà è quella per disastro ambientale a carico dei vertici dell’impianto siderurgico, e Archinà da tre giorni è in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e corruzione in atti giudiziari. Cosa possano contenere quelle intercettazioni telefoniche ancora non è noto, ma la loro mole fa intendere l’importanza che gli inquirenti danno al ruolo dell’ex dirigente del Siderurgico con il quale l’azienda ha interrotto i rapporti di lavoro due mesi fa. Non tutte le intercettazioni saranno spulciate ma intanto il procuratore Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino e i sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani si sono equamente suddivisi il carico di lavoro. 


Sembra dunque che proprio su Archinà si siano concentrate molte attenzioni degli inquirenti, anche perchè l'ex dirigente Ilva era il punto di coagulo, secondo l’accusa, di tutta una serie di rapporti, in alcuni casi al di là del lecito, intrattenuti con politici, sindacalisti e giornalisti. Archinà (assistito dagli avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza) oggi si è difeso per quattro ore nel corso dell’interrogatorio di garanzia tenuto nel carcere di Taranto. Ha risposto alle domande del gip Patrizia Todisco, e secondo indiscrezioni avrebbe anche prodotto alcuni documenti per ribattere alle accuse: mai pagata tangente all’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti, avrebbe sostenuto. Nella busta che gli consegnò ci sarebbero state solo carte. 

Dopo di lui, in tarda serata, è iniziato l’interrogatorio dell’ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso (assistito dall’avv. Egidio Albanese) che deve difendersi dalle stesse imputazioni principali contestate ad Archinà. Dei provvedimenti cautelari notificati lunedì scorso dalla Guardia di Finanza resta da eseguire quello nei confronti di Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, che è ancora irrintracciabile anche se indiscrezioni lo danno a Miami, negli Stati Uniti. Se i finanzieri non dovessero riuscire ad individuarlo potrebbero consegnare alla Procura un verbale di vane ricerche, preludio alla dichiarazione di latitanza che il gip potrebbe firmare con decreto. Per il 6 dicembre prossimo è stata fissata intanto l’udienza del Tribunale del Riesame sul ricorso dell’Ilva contro il sequestro del prodotto finito e semilavorato dell’azienda, e il divieto di commercializzarlo disposto dal gip lunedì scorso, che di fatto blocca la produzione. Ma è in arrivo, tra sole 48 ore, un decreto legge del governo per consentire all’Ilva di continuare comunque a produrre.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=572937

1 commento:

Anonimo ha detto...

Articolo 422 Codice penale italiano: « Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con la morte (pena purtroppo sostituita con l’ergastolo). Se è cagionata la morte di una sola persona si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni. http://www.ilcittadinox.com/blog/ilva-il-ricatto-mafioso-delle-imprese-italiane.html
Lo stato del paradosso mafioso:
il delinquente viene tutelato mentre il cittadino assassinato dalla diossina dispersa volontariamente viene dimenticato.
Questa non è l’Italia, questa è Sodoma, questa è Gomorra.
http://www.ilcittadinox.com/blog/non-e-questa-litalia-questa-e-sodoma-questa-e-gomorra.html
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X