L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 8 dicembre 2012

Mafia, governo Monti ha sciolto 25 comuni: “Con Cancellieri niente mediazioni”


Mafia, governo Monti ha sciolto 25 comuni: “Con Cancellieri niente mediazioni”

Il 2012 è l'anno record. “Non si mandavano a casa tante amministrazioni dal 1993, quando l’'entusiasmo' dell’applicazione della legge sullo scioglimento aveva portato ad una grande attenzione al tema”, scrive il magistrato Raffaele Cantone sul Rapporto 2012. Risultato ottenuto grazie alla "presenza al Viminale di un ministro tecnico, di provenienza prefettizia"

Anna Maria Cancellieri
Il 2012 è l’anno record dei comuni sciolti per mafia. Il governo Monti, con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, ne ha commissariati ben 25, molti di più rispetto ai predecessori. Nei due decenni passati non è mai stato superato il numero di 10-15 commissariamenti all’anno, neppure durante la tanto sbandierata azione antimafia dell’ex ministro Maroni. “Non si mandavano a casa tante amministrazioni dal 1993, quando l’“entusiasmo” dell’applicazione della legge sullo scioglimento (il cosiddetto decreto Taurianova che risale al 1991) aveva portato ad una grande attenzione al tema”, scrive il magistrato Raffaele Cantone sul Rapporto 2012 di Avviso Pubblico (rete di enti locali contro le mafie), che evidenzia le difficoltà degli amministratori costretti a convivere con minacce e intimidazioni sempre più frequenti. “Questo dato potrebbe in parte avere una spiegazione “politica” – commenta il magistrato – la presenza al Viminale di un ministro tecnico, di provenienza prefettizia, che ha raccolto gli input che venivano dalle prefetture, ma soprattutto che ha evitato estenuanti “mediazioni” politiche sugli scioglimenti, come purtroppo ci aveva abituato la prassi (deteriore) degli ultimi anni”. Il riferimento, esplicito, è al mancato scioglimento del comune di Fondi, nel basso Lazio, che il responsabile del Viminale Maroni avrebbe voluto sciogliere nel 2009 e che venne invece salvato dal Consiglio dei ministri dell’allora governo Berlusconi.
Dal primo gennaio 2012, si legge nel Rapporto, sono stati sciolti sei comuni in Campania (Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno, Gragnano, Pagani, San Cipriano d’Aversa), undici inCalabria (Bagaladi, Briatico, Bova Marina, Careri, Mileto, Mongiana, Nardodipace, Platì, Reggio Calabria, Samo, Sant’Ilario dello Jonio), cinque in Sicilia (Campobello di Mazara, Misilmeri, Racalmuto, Salemi, Isola delle Femmine), e a questi si sono aggiunti tre comuni del nord,Ventimiglia in Liguria, Leinì e Rivarolo Canavese in Piemonte, e il primo capoluogo, Reggio Calabria. Alcuni degli enti sono già al secondo scioglimento e Casal di Principe, ad esempio, è al terzo commissariamento. “A quelli sciolti nel 2012 vanno aggiunti i cinque del 2011 e ancora commissariati – scrive il giornalista Antonio Maria Mira, che ha curato questa parte del Rapporto – Tre in Calabria: Corigliano Calabro, Marina di Gioiosa Jonica, Roccaforte del Greco. Uno in Sicilia, Castrofilippo. E Bordighera in Liguria. Oltre all’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia”. I numeri riportati disegnano una capillare penetrazione mafiosa degli apparati amministrativi di piccoli e grandi comuni ma, secondo il magistrato Cantone, sarebbero potuti essere ancora più alti. “Forse, se fosse stata approvata la norma che avrebbe consentito di sciogliere anche i consigli regionali – spiega – avremmo assistito allo scioglimento di qualche ente regionale, non necessariamente meridionale”.
Del resto l’anno non è ancora concluso e c’è chi pensa che altri commissariamenti siano in arrivo. Sono infatti sotto la lente d’ingrandimento delle commissioni prefettizie tre comuni in Campania (Giugliano, Quarto e Torre del Greco), uno in Puglia (Manduria) e dieci in Calabria (Ardore, Cardeto, Casignana, Gerocarne, Montebello Jonico, San Calogero, San Luca, Siderno, Taurianova, Rende). “E vista la storia precedente di molti – scrive Mira nel Rapporto – già sciolti nel passato, il commissariamento appare più che probabile”. Chiudono il quadro i comuni tornati al voto dopo lunghi anni di commissariamento. Si tratta di Gricignano d’Aversa (Caserta), San Giuseppe Vesuviano (Napoli), Borgia (Catanzaro), Condofuri e San Procopio (Reggio Calabria) e Nicotera (Vibo Valentia). Si spera che per questi comuni il ritorno alla normalità democratica coincida anche con l’inizio di un nuovo percorso di trasparenza. 

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 giugno 1992

Scioglimento del consiglio comunale di Capaci. (GU n. 136 del 11-6-1992)

ALLEGATO

Al Presidente della Repubblica

Il consiglio comunale di Capaci, eletto nelle consultazioni elettorali del 29 maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso.
Invero con il rapporto del prefetto di Palermo del 14 maggio 1992 sono state evidenziate forme di pressione a carattere intimidatorio che compromettono l’imparzialità degli organi elettivi ed il buon andamento dell’amministrazione di Capaci.
Nel periodo intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed il mese di aprile 1992, e più specificamente a seguito della mancata approvazione da parte del consiglio comunale della “convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte”, si sono susseguiti gravi episodi di violenza contro alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili tentativi di coartazione della determinazione dell’organo elettivo.
In particolare il 30 ottobre 1991 l’auto del consigliere Giuseppe Provenza é stata segnata con una croce con liquido imbrattante; il 13 novembre 1991 l’auto dell’assessore Francesco Taormina é stata incendiata; il 14 novembre 1991 é stata incendiata la falegnameria del consigliere Paolo Billante; il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri dell’auto del predetto assessore Francesco Taormina; il 1° febbraio 1992 é stato dato alle fiamme un deposito di cabine di legno di cui era comproprietario il consigliere Vincenzo Longo; il 12 febbraio 1992 é stata incendiata l’auto del consigliere Giuseppe Siino; il 2 aprile 1992 una esplosione da ordigno ha provocato ingenti danni ad un immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore Giambona; il 7 aprile 1992 sono stati frantumati i vetri dell’auto del già richiamato consigliere Giuseppe Provenza. Nella citata serie di fatti si sono inserite prima le dimissioni dell’assessore Taormina e poi dell’intera giunta.
Tali vicende, tuttora al vaglio dell’autorità giudiziaria, hanno avuto ampia eco di stampa ed hanno determinato apprensione nell’opinione pubblica ed anche in sede di assemblea regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio di Capaci denunciando la drammatica situazione in cui “la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della società”.  Dalle indagini svolte é inoltre emerso che alcuni componenti del consiglio sono stati coinvolti in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi reati e che altri sono stati e sono in rapporti di parentela, amicizia o di affari con personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, già sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della legge n. 31 maggio 1965, n. 575. In particolare:
Vassallo Salvatore - sindaco dal 1988 al maggio 1991 e già presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere allegato da vincoli di parentela nonché di affinità con Billeci Salvatore, imprenditore edile indiziato di appartenere ad organizzazione mafiosa, già sorvegliato speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. Insieme i predetti sono stati azionisti della “Copacabana S.p.a.” facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga;
Riccobono Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e già presente nel consiglio eletto nel 1983, risulta essere legato da affinità a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto appartenente al clan dei Corleonesi. Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile 1992 é stato richiesto il rinvio a giudizio per accertare se, nella decisione adottata in qualità di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del 28 settembre 1991, nel corso della quale erano stati presentati per l’approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai consiglieri presenti, ricorra l’ipotesi di reato di abuso di atti d’ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale.
La constatazione che ben dodici dei consiglieri attualmente in carica facessero già parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo tempo gli stessi siano sottoposti alle pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono così violentemente manifestate.
All’attuale al vaglio dell’autorità giudiziaria risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza penale quali reati contro la P.A., attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti, gestioni di società illecite, manipolazioni di concorsi pubblici, lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate come mafiose che comunque coinvolgono l’amministrazione comunale di Capaci.  La sussistenza di elementi sintomatici di una situazione di illegalità diffusa e di degrado amministrativo, oltre che da quanto sopra esposto, é comprovata dalle ricorrenti crisi amministrative dell’ente, nonché dal proliferare del fenomeno dell’abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest’ultimo che testimonia la mancanza di una volontà specificamente tesa a contrastare il fenomeno medesimo, tant’é vero che l’amministrazione non ha ancora approvato il piano regolatore generale né ha provveduto alla definizione delle numerosissime istanze di sanatoria edilizia pervenute al comune fin dal 30 giugno 1987. A tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della collettività locale, consegue un evidente pregiudizio per la normalizzazione dell’assetto del territorio e delle attività socio-economiche ad esso collegate.  Infine a delineare il quadro di inquinamento in cui versa l’amministrazione di Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali risultati ingiustificatamente assenti, nel corso di un controllo antiassenteismo effettuato il 17 aprile 1992, benché i relativi cartellini segnatempo fossero regolarmente timbrati.
Il clima di grave condizionamento e degrado, in cui versa il consiglio comunale di Capaci, la cui libera determinazione risulta piegata agli interessi delle locali organizzazioni mafiose; la palese inosservanza del principio di legalità nella gestione dell’ente e l’uso distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei al pubblico interesse hanno minato ogni principio di salvaguardia della sicurezza pubblica e, nel compromettere le legittime aspettative della popolazione ad essere garantita nella fruizione dei diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle istituzioni da parte dei cittadini.  Da quanto sopra esposto emerge l’esigenza dell’intervento dello Stato mediante provvedimenti incisivi in direzione dell’amministrazione di Capaci, caratterizzata da costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori e criminalità organizzata che condizionano la libera determinazione degli stessi, inficiano il buon andamento dell’amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati.  Il prefetto di Palermo, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla procedura di scioglimento del consiglio comunale di Capaci con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti sussistenti i motivi di urgente necessità richiesti dalla legge, con provvedimento del 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab, ha disposto la sospensione del consiglio comunale del sindaco e della giunta comunale di Capaci.
Ritenuto per quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell’art. 1 del decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, che legittimano lo scioglimento del consiglio comunale di Capaci (Palermo) si formula rituale proposta per l’adozione della misura di rigore.
Roma, 4 giugno 1992
Il Ministro dell’interno: SCOTTI





Capaci, dietrofront sul patrimonio del padrino

Era il rappresentante del boss Salvatore Lo Piccolo a Capaci, ma una condanna per associazione mafiosa non è bastata per confiscargli i beni. La sezione misure di prevenzione del Tribunale ha restituito un patrimonio da cinque milioni di euro all' imprenditore Giuseppe Vassallo, condannato, ormai in via definitiva, a quattro anni di carcere. Era finito in manette nel 1999, nell' ambito dell' operazione della polizia "San Lorenzo 2": ha ormai scontato il suo debito con la giustizia. E si è difeso con una montagna di documenti davanti ai giudici che dovevano decidere sul suo patrimonio, una settantina di beni, fra terreni, società e conti correnti sequestrati nel 2005. Obiettivo, dimostrare che era un patrimonio acquisito legittimamente. La ricostruzione proposta dal legale di Vassallo, l' avvocato Giuseppe Scozzola, ha convinto il collegio presieduto da Cesare Vincenti. Ed è arrivato il provvedimento di restituzione. Che è ormai diventato definitivo. Solo un libretto di deposito, con 100 mila euro, è rimasto sequestrato. Adesso, la difesa di Vassallo chiede alla corte d' appello di acquisire tutta la documentazione in banca. E punta alla restituzione anche di quest' ultima fetta di patrimonio. Diceva di Vassallo il pentito Giovanbattista Ferrante rispondendo alle domande dei pm Vittorio Teresi, Domenico Gozzo e Gaetano Paci: «è uomo d' onore di Capaci. Diverse volte, sono stato io stesso a consegnargli dei soldi che dovevano andare direttamente alla famiglia. Vassallo mi diceva che stava cominciando a muoversi. Voglio dire, muoversi per il solito problema dei soldi. Stava cominciando a muoversi per fare dei danneggiamenti, per le estorsioni chiaramente». Nella sentenza che ha portato alla condanna dell' imprenditore di Capaci hanno pesato anche le dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia. Isidoro Cracolici, ad esempio, raccontò che era stato lui a portare a Vassallo l' ambasciata di Salvatore Lo Piccolo: «Gli facevo sapere dell' investitura al vertice della famiglia di Capaci». Così, il padrino di Tommaso Natale si assicurava un altro uomo fidato nello scacchiare della provincia: a metà degli anni Novanta, Lo Piccolo costruiva con pazienza la base del suo potere. Il caso Vassallo riapre il dibattito sulle misure di prevenzione per i boss. Seguono un percorso diverso (a volte parallelo, a volte no) rispetto a quello del processo penale. Le cronache dei mesi scorsi hanno registrato anche assoluzioni dal reato di associazione mafiosa e, al contempo, corposi sequestri o confische. I magistrati chiedono da tempo una riforma del sistema, soprattutto per assicurare strumenti d' indagine più incisivi per i pm che si trovano a sostenere in tribunale una richiesta di sequestro di beni. Le dichiarazioni dei pentiti possono essere sufficienti per una condanna, ma non per un sequestro. Perché, generalmente, poco o nulla sanno sui patrimoni di mafia. Così è accaduto per Giuseppe Vassallo: troppo generiche le indicazioni di Ferrante sui soldi che l' imprenditore avrebbe «fatto» con il sistema delle estorsioni mafiose imposte ai commercianti e agli imprenditori di Capaci. Alla difesa è bastata una memoria ben fatta, con tutti gli allegati necessari, per dimostrare che redditi e proprietà erano frutto del sudato lavoro di un imprenditore edile. Che poi era il boss del paese. Ma alle attuali norme sulle misure di prevenzione non importa: anche i boss possono lavorare e guadagnare onestamente. Chissà che presto Giuseppe Vassallo possa pure chiedere la riabilitazione al tribunale di sorveglianza, per la buona condotta dimostrata in carcere e nella società, dopo i quattro anni in carcere. L' avvocato Scozzola assicura che Vassallo fa vita ritirata, in famiglia.
SALVO PALAZZOLO



ISOLA DELLE FEMMINE:



CAPACI ISOLA DELLE FEMMINE LE FAMIGLIE:



L’UFFICIO TECNICO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE TERRITORIO  SENTENZE:

SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COSTR CANEPA SALVATORE LIC 27 89 SIALMA COSTR SOCIO MANNINO GIUSEPPE TOMMASO CEC 79 88 PIETRO BRUNO




SENTENZA 267 99 PROC 384 96 2419 94 PARERE NEG CEC ALBERT RAPPA 28 1 1993 2 2 1993 SAN  SIINO ANTONIO SU TERRENO LIMITROFO BELLIS ERNESTA RAPPA 4 VILLETTE



SENTENZA 652 00 PROC 1791 95 6166 95 CONC AGIB ABITAB IN ASSENZA VARIANTE SU LIC 9 1990 PAGANO COSIMO CUTINO PIETRO EDIL ROMEO ALBERT NOTO ANTONIO BRUNO MARIA LAURA BOLOGNA







A cura del comitato cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine

 

Nessun commento: