L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 29 marzo 2012

Cassazione: illegittimo il licenziamento del dirigente che denuncia per illeciti il datore di lavoro

Cassazione: illegittimo il licenziamento del dirigente che denuncia per illeciti il datore di lavoro

"La mera sottoposizione all’autorità giudiziaria di fatti o atti per valutarne la rilevanza penale e per la verifica della integrazione di estremi di specificati titoli di reato non può avere riflesso nell’ambito del rapporto di lavoro, anc ...

Fonte: Studiocataldi.it

Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_11708.asp

Consiglio Comunale Isola delle Femmine 1 febbraio 2010 Rinascita Isolana Le Vostre collusioni con i POTERI FORTI

Consiglio Comunale Isola delle Femmine 1 febbraio 2010 Rinascita Isolana Le Vostre collusioni con i POTERI FORTI

CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE 23 SETTEMBRE 2011 INTERROGAZIONI 2 APRILE SPIAGGE SSR

CONSIGLIO COMUNALE ISOLA DELLE FEMMINE 23 SETTEMBRE 2011 INTERROGAZIONI 2 APRILE SPIAGGE SSR
CERCASI IL GEOLOGO DOTTORE CUTINO DISPERATAMENTE

ARRESTATO IN SPAGNA A MADRID L'8 APRILE 1984 DON TANO BADALAMENTI IL FIGLIO VITO ED IL NIPOTE PIETRO ALFANO

UNA TARGA PER DON TANO (Badalamenti) 


articoli - Antimafia&mafia
Scritto da Salvo Vitale   
Giovedì 29 Marzo 2012 16:39
Tano BadalamentiHa creato sdegno, sconcerto, rabbia, irritazione, particolarmente in Italia, la notizia che al Mob Museum di Los Angeles è stata collocata una targa dedicata al boss Gaetano Badalamenti. Il MOB è il primo museo tematico sulla criminalità organizzata, inaugurato appena il 18 febbraio scorso, tra malumori, ostilità e aperte prese di posizione contrarie, soprattutto da parte degli italo-americani, i cui esponenti di provenienza criminale sono particolarmente rappresentati
Il museo costituisce una importante rassegna di documenti, testimonianze, notizie, immagini, reperti della criminalità e della lotta sostenuta dalle forze dell'ordine americane contro la mafia nazionale e internazionale. All'interno della struttura è ricostruito il percorso criminale di boss come Al Capone, Lucky Luciano, Bugsy Siegel, Frank Costello , Albert Anastasia e il modo in cui si è arrivati alla fine della loro carriera criminale. In questo contesto non poteva mancare Gaetano Badalamenti, il boss di Cinisi che fu uno dei primi a scoprire la redditizia attività dei traffici di droga e che, grazie a un triumvirato con Stefano Bontade e con Luciano Leggio, nel 1970 ricostituì la Cupola mafiosa e la resse sino al 1978, anno in cui venne "posato" e sostituito da Michele Greco, ma anno anche in cui venne ucciso, per sua mano, Peppino Impastato. Quando tutti lo davano per spacciato, l'8 aprile 1984 venne arrestato a Madrid a seguito di una vasta operazione condotta dalla Criminalpol , dalla Guardia di Finanza, dal Dipartimento Antinarcotici Americano (DEA), dalla polizia spagnola e da quella svizzera. Assieme a don Tano venne catturato il figlio Vito e il nipote Pietro Alfano, mentre altri due nipoti, Faro Lupo e Vincenzo Randazzo furono arrestati in USA. Il tutto all'interno dell'operazione "Pizza Connection", costata 4 miliardi di lire. Badalamenti venne estradato, malgrado le richieste della magistratura italiana, negli USA, dove venne processato e condannato a 47 anni per traffico di droga. Morì in carcere, per cancro, a 81 anni, nel centro medico federale di Devens, dove era stato trasferito dal carcere di Fairton. Due anni prima era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Peppino Impastato.
Sulla targa dedicata al boss è scritto: "Gaetano Badalamenti, celeberrimo boss della mafia siciliana, si distinse per essere stato il capo di un giro di traffico di eroina internazionale multimiliardario che andava da Brooklyn alla Sicilia». A parte il fatto che il traffico di droga andava dalla Sicilia a Brooklyn, la notizia ha sollevato un vespaio di proteste, a cominciare da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il quale ha dichiarato: "Purtroppo la mafia viene spesso considerata un fenomeno di folklore, soprattutto all'estero. Così facendo non si incoraggia la diffusione di una cultura antimafia, che esiste da quando esiste questo fenomeno. Non bisogna mai dimenticare che la mafia, nel tempo, ha sempre avuto dei contestatori e che ci sono state delle persone che hanno dato la loro vita per combatterla". Vibrante anche la protesta del giudice anticamorra Vincenzo Macrì, il quale ha detto: "Cosi si applicano dinamiche revisionistiche e si tenta di storicizzare un fenomeno tutt'altro che finito. Sul piano culturale è pericoloso perché si tenta di circoscrivere la mafia in modo che la gente possa dire "è roba da museo" ed è finalizzata a creare un alone leggendario attorno a squallidi criminali».
Il portavoce del museo Mike Doria, in un'intervista su "KlausCondicio", la trasmissione in onda su YouTube condotta da Klaus Davi e riportata dal giornalista Francesco Parrella, ha candidamente dichiarato: "Non crediamo di irritare la sensibilità di nessuno: i mafiosi sono protagonisti della storia e la gente vuole conoscere la loro storia... Il nostro obiettivo non è affatto la celebrazione della mafia... Abbiamo privilegiato i mafiosi che si ammazzavano tra di loro... Dedicare spazio alla storia della mafia aiuta il turismo. Siamo ai ritmi di mille visitatori al giorno». Anche in Italia un museo simile, secondo Doria, «potrebbe funzionare». Il portavoce spiega inoltre che nella struttura del Nevada c'è anche un settore dedicato alle vittime del crimine, come Joe Petrosino, e ai pentiti, come Tommaso Buscetta. Il conduttore non ha escluso, in futuro altre menzioni per Falcone, per Borsellino o per Peppino Impastato ucciso proprio da Badalamenti,
La considerazione del giudice Macrì, cioè che il rischio è quello di considerare la mafia "roba da museo", quando ancora essa è viva e vegeta, o di creare un alone di leggenda attorno ai criminali, è fondata. E tuttavia bisogna tener presente che carovane di turisti vanno giornalmente a visitare la casa di don Tano a Cinisi, i beni confiscati ai mafiosi di Corleone o, addirittura, la tomba del bandito Giuliano: la storia del crimine ha il suo "fascino oscuro" e suscita interesse.
A parte tutto si può discutere se è più educativo conoscere la storia ei crimini dei boss o ignorarne del tutto l'esistenza. La targa a Badalamenti, in un museo di targhe dedicate ai mafiosi della sua risma, non dovrebbe stupire nessuno: perché gli altri sì e lui no? Che diamine!! Siamo davanti a uno dei più importanti boss della mafia, il boss dei due mondi, capace di unire in un unico amoroso amplesso i criminali americani e quelli siciliani, come già aveva fatto Lucky Luciano, il quale ha la sua brava targa. Riteniamo pertanto vuota retorica la pubblicità che si è voluta dare a un evento da giudicare nel contesto in cui è inserito e nella mentalità americana del far businnes e pubblicità a se stessi anche per quel che riguarda la storia del crimine. Don Tano è un grande, ha dato nome e lustro a Cinisi, dove, non bisogna dimenticare, c'è una via intestata a Salvatore Badalamenti, partigiano, suo fratello, ucciso vicino a Cuneo, in circostanze poco chiare. Don Tano stesso si è vantato, al processo Impastato, di avere dato un personale contributo alla liberazione dell'Italia dal fascismo. Ma va!!! Non aveva mobilitato i suoi picciotti per appoggiare il golpe di Junio Valerio Borghese nel 1970?.
E' morto in carcere da vero boss, senza il minimo segnale di pentimento, senza nessuna ammissione sul suo ruolo di mafioso. E' saputo sfuggire alla caccia senza quartiere che Totò Riina aveva scatenato contro di lui, uccidendogli una trentina di parenti e amici.
"Don Tano che è un uomo di grande fede, di fede immensa, un uomo che crede fino in fondo nella divinità, che crede fino in fondo nei santi, nella pace divina, nella pace eterna. Don Tano che ha dato due milioni per festeggiare la santa del Furi. La festa l'ha pagata lui, don Tano, che non è mai un malo cristiano, è sempre stato un santo cristiano, don Tano che prega...." Questo diceva di lui Peppino Impastato a Radio Aut, nella trasmissione "Onda Pazza" del 28-4-1978, dieci giorni prima di essere ucciso. E quindi bene la targa, viva don Tano, avviamo il processo di beatificazione, Tano da morire, onnipresente, pan-Tano, (pan in greco significa tutto), vicino e lon-tano, Napole-tano, caffe-tano, gae-tano, caser-tano, sciacchi-tano, samari-tano, spar-tano,dere-tano, but-tano.

http://www.corleonedialogos.it/component/content/article/2349.html

Avverso  il  menzionato  decreto  di  sottoposizione  e  confisca,  i difensori del “Omissis” proponevano  ricorso  in  appello,  chiedendo declaratoria di non luogo a misura di’ prevenzione, la  revoca  della confisca adottata e la riduzione al minimo  della  misura  personale.  Anche nel corso del secondo grado di giudizio, il “Omissis” e’  stato ritenuto socialmente  pericoloso  perche’  validamente  indiziato  di appartenenza ad associazione di tipo mafioso, operante, tra  l’altro, in Cinisi e zone limitrofe e facente capo al noto esponente “Omissis” (fu “Omissis”, cl. “Omissis”), gia’ sottoposto al soggiorno obbligato e arrestato in Spagna insieme a uno dei suoi  figli,  su  mandato  di cattura  internazionale,  quale  imputato  di  associazione  di  tipo mafioso (art. 416 bis c.p.) e altri gravi reati.

Tra gli elementi a fondamento del giudizio di  pericolosita’  sociale del “Omissis” rileva notevolmente la  sua  qualita’  di  socio  della “s.p.a.  “Omissis”,  nata  dalla   trasformazione   della   “Omissis” costituita il 13 maggio 1974 dai fratelli “Omissis”, noti trafficanti di stupefacenti. La “Omissis” con sede in Capaci’  aveva  un  oggetto molto vario  come,  ad  esempio,  acquisto  di  terreni  edificabili, realizzazione  di  fabbricati,  assunzione  di  appalti  pubblici   e privati, gestione di alberghi, bar, ristoranti, impianti  sportivi  e stabilimenti balneari.

(Fonte Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012 PAG 8  ) 


DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012 Scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina della commissione straordinaria.


L’Amministrazione comunale di Isola delle  Femmine,  rinnovata  nelle predette consultazioni del giugno 2009, appare soggetta  a  forme  di condizionamento  da  parte  di  soggetti  appartenenti  alla   locale famiglia  mafiosa,  in  assoluta  continuita’,   peraltro,   con   la precedente compagine amministrativa che vedeva al vertice il medesimo primo cittadino.

Infatti, se si tiene conto del contesto  criminale  sopra  descritto, non stupisce come una famiglia mafiosa tanto attiva in  vari  settori dell’economia locale e che, soprattutto  nell’ultimo  periodo,  aveva acquisito un ruolo rilevante nel nuovo assetto di Cosa  Nostra  della provincia di Palermo, delineatosi secondo le direttive dei “Omissis”, sia stata assolutamente in grado di’ infiltrarsi nelle  attivita’  di pubblico interesse che l’Amministrazione di Isola  delle  Femmine  e’ chiamata a regolare.
Inoltre, la particolare  levatura  degli  esponenti  di  Cosa  Nostra operanti nel territorio di Isola delle Femmine e  le  loro  relazioni parentali con  componenti  attuali  della  Giunta  Municipale  e  del Consiglio Comunale nonche’ dell’apparato burocratico,  contribuiscono a costituire un dato indicativo  sotto  il  profilo  della  “densita’ criminale” e della correlata capacita’ di penetrazione  della  locale famiglia mafiosa nelle  piu’  svariate  sfere  della  vita  pubblica, economica e sociale della comunita’.
Questo  dato  va  contestualizzato  tenendo  conto,  altresi’,  della peculiare posizione geografica nella quale si colloca  il  Comune  di Isola delle Femmine, vicinissimo  al  capoluogo  e  lungo  la  fascia costiera, che lo rende idoneo a divenire il  fulcro  degli  interessi economici di Cosa Nostra, primi fra tutti il racket delle  estorsioni e le speculazioni edilizie.

Lo stretto legame tra la famiglia mafiosa di Isola delle Femmine, con al vertice “Omissis” e i “Omissis”, i  quali  a  loro  volta  avevano esteso la loro influenza sull’intera provincia di Palermo, e’ un dato indicativo, infine, di quanto  potente  sia  la  forza  intimidatoria della criminalita’ organizzata  nel  territorio  di  riferimento,  al punto  che   diversi   fra   gli   stessi   esponenti   politici   ed amministratori, contigui piu’ o meno da vicino ad  ambienti  mafiosi, hanno avuto e continuano ad avere un ruolo determinante nella vicenda amministrativa dell’ente.

Le ingerenze nelle funzioni e nei  compiti  curati  dall’ente  civico hanno preso corpo e si sono tradotte  in  molteplici  illegittimita’, abusi,  eccessi,  sviamenti  di  potere  e  anomalie   dell’attivita’ amministrativa, tutti tesi a favorire economicamente o sotto forma di altre utilita’, soggetti a vario  titolo  collegati,  direttamente  o indirettamente, a esponenti della locale consorteria mafiosa e,  piu’ in generale, di Cosa Nostra.
L’accesso agli atti dell’amministrazione, infatti  ha  consentito  di fare luce sui condizionamenti della criminalita’ organizzata  locale, che si sono tradotte in atti amministrativi adottati  nel  corso  del periodo oggetto di osservazione della Commissione ispettiva,  che  va principalmente dal giugno del 2009 al 2012.
Si  puo’  decisamente  affermare,  inoltre,  che  l’influenza   della famiglia mafiosa nella sfera politica e amministrativa locale  si  e’ protratta   nel   tempo,   determinando   situazioni   di   obiettiva incompatibilita’ in soggetti che ricoprono cariche  istituzionali  di primo piano.

Giova rammentare infine che oltre al Sindaco, che come gia’ detto  e’ al suo secondo mandato dopo avere ricoperto cariche anche  durante  i mandati sindacali di “Omissis”, diversi altri componenti dell’attuale giunta e consiglio comunale occupavano cariche politiche anche  nella precedente   amministrazione   (“Omissis”,   “Omissis”,    “Omissis”, “Omissis”). Tate circostanza pone le due amministrazioni susseguitesi a Isola delle Femmine, dal 2004  ad  oggi,  in  assoluta  continuita’ anche - come vedremo in seguito -  dal  punto  di  vista  dell’azione amministrativa.

I collegamenti tra la politica locale e la famiglia mafiosa di  Isola delle Femmine  Il corpo politico chiamato a reggere l’amministrazione di Isola delle Femmine,  sin  dal  suo  insediamento  e’  apparso  composto  da   un significativo  numero  di  soggetti  i   quali,   per   parentele   e frequentazioni o  legami  d’interesse,  alla  luce  della  situazione socio-economica di quel territorio nonche’ del sicuro  radicamento  e diffusione della locale famiglia mafiosa, sono esposti  ai  tentativi di infiltrazione  e  condizionamento  posti  in  essere  da  soggetti affiliati o a vario titolo contigui alla criminalita’ organizzata. 

Al   riguardo,   si   riportano   di   seguito   gli   elementi    di controindicazione emersi. Il Vice Sindaco, “Omissis”, e’  nipote  acquisito  di  “Omissis”:  il rapporto di parentela deriva dal fatto che il  “Omissis”  e’  sposato con “Omissis”, figlia di “Omissis” (classe “Omissis” omonimo del capo famiglia), la cui sorella, “Omissis”, e’ coniugata con “Omissis”.  L’Assessore “Omissis”e’ nipote  acquisito  del  noto  “Omissis”  (ci.  “Omissis” attualmente detenuto), avendo sposato “Omissis”, figlia  di “Omissis” (ci. “Omissis”) fratello maggiore del citato capo famiglia.  L’Assessore, inoltre e’ cognato di “Omissis” (cl. “Omissis”) titolare del bar “Omissis” sito in “Omissis” di Isola delle Femmine sul  conto del quale si dira’ in seguito.


“Omissis”, nato a Torretta il “Omissis”,  e’  un  altro  elemento  di spicco della famiglia mafiosa di Isola delle Femmine  che,  oltre  ad annoverare precedenti penali per estorsione aggravata dalle modalita’ di  tipo  mafioso,  sembra  avere  contribuito  a   condizionare   in particolar modo  l’operato  dell’Amministrazione  Comunale  di  Isola delle Femmine.
Questi, come “Omissis”, veniva tratto in arresto il 13 dicembre  2010 nell’ambito dell’operazione “ADDIOPIZZO 5” in esecuzione di ordinanza di applicazione della misura coercitiva della custodia  cautelare  n. 11213/08 R.G.N.R. e 11998/08 R.G. G.I.P. emessa il  9  dicembre  2010 dal Tribunale  di  Palermo,  Sezione  del  Giudice  per  le  Indagini Preliminari, essendo gravemente indiziato di reita’ in riferimento al delitto di estorsione aggravata da modalita’ mafiosa (delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv, 629 comma 2° e art. 7 D.L.  13  maggio  1991 nr.152, conv. nella legge 12 luglio 1991 nr.203)  per  essersi  -  in concorso con i piu’  noti  “Omissis”  ed  altri  -  con  piu’  azioni esecutive  di  un  medesimo  disegno  criminoso,  mediante   minaccia consistita nel manifestare la propria  appartenenza  all’associazione mafiosa Cosa Nostra, ed in virtu’ della forza derivante  dal  vincolo associativo  relativo  alla  predetta  organizzazione,  procurati  un ingiusto    profitto,    costringendo    l’imprenditore    “Omissis”, amministratore unico della “Omissis” e C. S.n.c., a versare, in  piu’ soluzioni, ventimila euro, in relazione ai lavori di  costruzione  di una scuola materna che lo “Omissis”stava effettuando  nel  Comune  di Cinisi e costringendo  il  medesimo  imprenditore  a  cedere  in  sub appalto  parte  dei  lavori  alle  ditte  di  “Omissis”,   “Omissis”,”Omissis” e “Omissis”. Nella vicenda, “Omissis” aveva svolto il ruolo di esecutore delle richieste estorsive e di esattore della  somma  di denaro, mentre  i  piu’  noti  “Omissis”  e  “Omissis”  agivano  come mandanti delle pretese estorsive.
Con sentenza n. 736/12 emessa in data 15 giugno 2012, il Tribunale di Palermo - Giudice dell’Udienza Preliminare condannava “Omissis”  alla pena di anni sei di reclusione ed euro mille di multa per  estorsione aggravata e continuata in concorso.
Con medesima sentenza, il G.U.P. di Palermo condannava “Omissis” alla pena di anni dieci di reclusione e alla multa di euro quattromila per lo stesso reato.
“Omissis”, nato a Isola delle Femmine (PA) il “Omissis”, risulta gia’ sottoposto, in data 28 dicembre  1984,  alla  misura  di  prevenzione della sorveglianza speciale di PS. per la durata di tre anni. La  sua pericolosita’ sociale si evidenzia anche avuto riguardo ai legami  di frequentazione intrattenuti con “Omissis”, il predetto “Omissis”,  ed altri esponenti di calibro della  criminalita’  organizzata  -  tutti colpiti da provvedimenti giudiziari per associazione di tipo mafioso.  Il predetto “Omissis” inoltre risulta avere partecipato alle societa’ prima citate, riferibili al clan dei  “Omissis”,  quali  la  “Omissis s.p.a.” e la “Immobiliare Omissis”, costituita unitamente a “Omissis” e a “Omissis”, suo cognato avendo  lo  stesso  “Omissis”  sposato  la sorella di questi “Omissis”.
“Omissis”, inoltre, risulta avere partecipato - il 4 dicembre 2002  - ai funerali di “Omissis” classe “Omissis”, madre  del  capo  famiglia “Omissis, unitamente a “Omissis”.

(Fonte Gazzetta Ufficiale 279 29 novembre 2012  )

LO PICCOLO Salvatore, LO PICCOLO Sandro, DI MAGGIO Gaspare, PUGLISI Francesco, EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe, CINÀ Pietro

13) per il delitto p. e p. dagli artt. 110, 81 cpv, 629 comma 2° e art. 7 D.L. 13 maggio 1991 nr.152, conv. nella legge 12 luglio 1991 nr.203 per essersi, in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, mediante minaccia consistita nel manifestare la propria appartenenza all’associazione mafiosa Cosa Nostra, ed in virtù della forza derivante dal vincolo associativo relativo alla predetta organizzazione, procurati un ingiusto profitto, costringendo limprenditore SPALLINA Luigi, amministratore unico della Spallina Costruzioni di SPALLINA Luigi e C. Snc., a versare, in più soluzioni, ventimila euro, in relazione ai lavori di costruzione di una scuola materna che lo SPALLINA stava effettuando nel Comune di Cinisi e costringendo il medesimo imprenditore a cedere in sub appalto parte dei lavori alle ditte di EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINÀ Pietro; agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese estorsive;
DI MAGGIO Gaspare come materiale esecutore delle richieste estorsive;
PUGLISI Francesco come esecutore delle richieste estorsive ed esattore della somma di denaro;
EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINÀ Pietro, come percettori finali dei profitti derivanti dallimposizione all’imprenditore dei sub appalti ottenuti utilizzando la forza del vincolo associativo relativo allorganizzazione mafiosa.  Con la recidiva specifica, reiterata, infraquinquennale per LO PICCOLO Salvatore ( art.99 comma 1, comma 2 n.1 e 2, comma 3, comma 4, comma5);
Con la recidiva specifica, reiterata, infraquinquennale per LO PICCOLO Sandro ( art.99 comma 1, comma 2 n.1 e 2, comma 3, comma 4, comma5);
Con la recidiva specifica infraquinquennale reiterata per CINÀ Pietro (art.99 comma 1, comma 2 n.1 e 2, comma 3) In Cinisi nellanno 2007.

(ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE N. 11213/08 R.G.N.R. pag 9)
Si ritengono pertanto raggiunti sufficienti elementi indiziari a carico degli indagati in ordine alla consumazione del reato di estorsione aggrvata in danno dell‘imprenditore SPALLINA, agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese estorsive,
DI MAGGIO Gaspare come materiale esecutore delle richieste estorsive, PUGLISI Francesco come esecutore delle richieste estorsive ed esattore della somma di denaro, EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINA‘ Pietro, come percettori finali dei profitti derivanti dall‘imposizione all‘imprenditore dei sub appalti ottenuti utilizzando la forza del vincolo associativo relativo all‘organizzazione mafiosa.
(ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE N. 11213/08 R.G.N.R. pag 342 )

17.5 “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
L‘estorsione in oggetto veniva accertata sulla base dei dati incrociati costituiti dalle dichiarazioni del collaboratore BRIGUGLIO e dai preziosissimi riscontri forniti dal monumentale carteggio sequestrato ai LO PICCOLO nel corso del blitz di Giardinello.
Le prime tracce della vicenda in oggetto sono rinvenibili nel pizzino D12 già menzionato manoscritto da Gaspare DI MAGGIO di cui si riporta il relativo stralcio.
Stralcio pizzino D 12
D12
Carissimo padrino, la sequente vi venga a trovare in ottima salute.
Noi bene.
Ti scrivo l‘entrate e uscite di tutto l‘anno 2006
Entrate = € 3470 rimanenza anno 2005 * € 1500 lavoro di fronte
biviratura * € 12000 acconto recinzione P.Raisi * € 8500 acconto
lavoro scuola * € 2500 conto chiuso anno 2005 “Mar” *
€ 9700 conto chiuso anno 2006 ―Mar * Azzolini € 1500 *
cemento (cinisi) €8000 * € 7000 SPIGA acconto P.Raisi*
€ 5000 acconto lavoro Comune * D‘ARRIGO acconto Montagna
€ 2000 + acconto P.Raisi 5000 =
Al fine di identificare la scuola in oggetto la P.G. svolgeva accertamenti a seguito dei quali si appurava che presso la scuola materna comunale ―Papa Giovanni Paolo II ubicata a Cinisi in via Luigi Einaudi, alle spalle della scuola elementare ―Tenente Anania sita in via Sacramento, erano stati realizzati lavori ad opera dall‘A.T.I. Spallina Costruzioni e Spallina Lucio con sede a Gangi in via Repubblica nr. 63.
Veniva pertanto sentito a sommarie informazioni SPALLINA Luigi, amministratore unico della Spallina Costruzioni di SPALLINA Luigi e C. Snc., il quale riferiva che nell‘anno 2004 la sua impresa si era aggiudicata l‘appalto per la costruzione di una scuola materna nel comune di Cinisi, bandito dal comune, per un importo di euro un milione e trecentomila.
Poco dopo l‘inizio dei lavori era stato avvicinato da DI MAGGIO Gaspare, il quale gli aveva chiesto l‘assunzione di soggetti e di fare lavorare imprese del paese, tra le quali la ditta del fabbro EVOLA Alberto.
Poco tempo dopo si presentava in cantiere un uomo a nome PUGLISI il quale gli imponeva il pagamento del pizzo, pari al 3% dell‘importo dell‘appalto, nonché la concessione in sub appalto di alcuni lavori ad imprese da lui consigliate. In particolare, a seguito dell‘intervento dell‘uomo, i lavori di movimento terra venivano affidati all‘impresa gestita da PUGLISI Baldassare di Torretta. Quest‘ultimo pochi giorni dopo aveva condiviso la realizzazione delle opere con l‘impresa gestita da DI MAGGIO Lorenzo di Torretta.
Lo SPALLINA riferiva che per il fatto di avere concesso i lavori in sub appalto a imprese vicine al DI MAGGIO, era riuscito a mediare la cifra impostagli a titolo di pizzo Infatti, anziché del 3% dell‘importo dell‘appalto, aveva pagato in più soluzioni la cifra di 20.000 euro che consegnava personalmente al PUGLISI.
Si provvedeva a mostrare allo SPALLINA un album fotografico all‘interno del quale riconosceva:
 DI MAGGIO Gaspare quale soggetto presentatosi a chiedere l‘assunzione di qualche operaio e di fare lavorare l‘impresa di EVOLA Alberto di Cinisi;
 DI MAGGIO Giuseppe, figlio di Lorenzo, quale soggetto impegnato nella realizzazione delle opere in cantiere;
 DI MAGGIO Lorenzo quale soggetto che aveva affiancato il PUGLISI nella realizzazione dei lavori di movimento terra nel cantiere di Cinisi, aggiungendo che anche se la ditta era intestata al figlio, gli interessi erano curati dal padre Lorenzo. Nella circostanza riferiva che DI MAGGIO Lorenzo gli aveva imposto che le opere di elettricità venissero svolte da CINA‘ Pietro214 di Palermo. Si rappresenta che il titolare dell‘impresa della famiglia DI MAGGIO, risulta DI MAGGIO Antonio cl. 79, soggetto non riconosciuto dallo SPALLINA nella foto mostratagli;
 PUGLISI Francesco quale soggetto al quale aveva consegnato 20 mila euro in diverse soluzioni, relativi al pizzo per la realizzazione dei lavori nel cantiere di Cinisi. Lo SPALLINA riferiva di non essere a conoscenza che l‘uomo era figlio di Baldassare;
 Infine riconosceva EVOLA Alberto e CINA‘ Pietro i quali gli erano stati imposti per la realizzazione degli infissi e dell‘impianto elettrico.

In merito all‘estorsione in danno dell‘impresa che ha realizzato i lavori presso la scuola materna di Cinisi, il collaboratore di giustizia BRIGUGLIO Francesco in data 20.01.2009 riferiva: ―Sono a conoscenza di una estorsione per lavori ad una scuola di Cinisi come riportato nei pizzini sequestrati ai LO PICCOLO;
Il collaboratore veniva specificamente risentito sul punto nell‘interrogatorio del 05.02.2009. Nell‘occasione veniva anche esibito il pizzino ZD12 sopra menzionato e il BRIGUGLIO sul punto riferiva:
interrogatorio di BRIGUGLIO Francesco del 5-2-2009
―Estorsione in danno di: ―LAVORO SCUOLA annotata in un pizzino sequestrato ai LO PICCOLO. Si tratta di una estorsione relativa della realizzazione di una scuola materna sita in Cinisi, alle spalle della vecchia scuola elementare, ad opera di una ditta di fuori della quale non conosco il nome. Per tale estorsione mi risulta sia stata pagata la somma di ottomila euro a titolo di parziale pagamento del pizzo;
Successivamente, nel corso dell‘interrogatorio del 06.02.2009 il BRIGUGLIO aggiungeva: ―€ 8500 acconto lavoro scuola fa riferimento alla messa a posto per la costruzione di un edificio scolastico a Cinisi. Di ciò si era occupato EVOLA Alberto.
Oltre al manoscritto D 12 (più volte menzionato) redatto da Gaspare DI MAGGIO, nel quale si trova annotato un pagamento, verosimilmente effettuato dall‘impresa che ha realizzato i lavori della scuola di Cinisi, si segnala quale documento probabilmente pertinente alla questione, il manoscritto P 7 , redatto da Sandro LO PICCOLO in cui genericamente compare l‘indicazione ―scuola Cinisi:
Stralcio pizzino P 7

Altro documento che si ritiene attinente all‘estorsione in questione è quello catalogato E21, dattiloscritto privo di firma. Tuttavia, dall‘esame del contenuto, alla luce degli elementi di novità ricavati delle dichiarazioni dello SPALLINA che ha riferito sull‘imposizione della ditta di CINA‘ Pietro per la realizzazione degli impianti elettrici, nonché dal raffronto con il documento D22 firmato ―Alfa215, anch‘esso dattiloscritto che presenta caratteri di scrittura meccanica visibilmente simili, ad esempio l‘uso continuativo del maiuscolo, si ritiene potere attribuire il succitato documento E21 a CINA‘ Pietro.
Si riporta di seguito uno stralcio del documento E21 in questione:

Per un utile raffronto si riporta uno stralcio del documento D22 attribuibile inequivocabilmente a CINA‘ Pietro:
Si ritengono pertanto raggiunti sufficienti elementi indiziari a carico degli indagati in ordine alla consumazione del reato di estorsione aggrvata in danno dell‘imprenditore SPALLINA, agendo LO PICCOLO Salvatore e LO PICCOLO Sandro come mandanti delle pretese estorsive,
DI MAGGIO Gaspare come materiale esecutore delle richieste estorsive, PUGLISI Francesco come esecutore delle richieste estorsive ed esattore della somma di denaro, EVOLA Alberto, DI MAGGIO Lorenzo, DI MAGGIO Giuseppe e CINA‘ Pietro, come percettori finali dei profitti derivanti dall‘imposizione all‘imprenditore dei sub appalti ottenuti utilizzando la forza del vincolo associativo relativo all‘organizzazione mafiosa
(ORDINANZA DI APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE N. 11213/08 R.G.N.R. da pag 338 a pag 342 )

La ferrea legge del pizzo al 3 per cento per i cantieri di case, scuole e caserme

ARRIVANO pochi giorni dopo l' apertura del cantiere e chiedono: «Che state facendo?». E subito dopo: «Da dove venite?». Non si presentano e non aggiungono altro. Salutano e se ne vanno lasciando l' interlocutore con una certezza: qualcun altro, prima o poi, verrà a incassare direttamente. Un contributo a Natale e a Pasqua o, se il lavoro è di una certa rilevanza, un' una tantum, il 3 per cento sull' importo complessivo. Prezzi fermi al vecchio tavolino degli appalti, quello che l' allora ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, Angelo Siino, gestiva con successo negli anni Ottanta, spartendosi la torta degli appalti pubblici con politici e imprenditori. Ma qui a incassare sono solo i mafiosi, gli esattori della cosca che ha monopolizzato il racket del pizzo su ogni genere di attività imprenditoriale: dall' edilizia allo spettacolo. Storie parallele quelle dei Conigliaro, padre e figlio, imprenditori edili, titolari della "Comat" che ha pagato per il complesso di 18 ville nella zona di via dell' Olimpo, per le due palazzine di Carini e per 45 alloggi a Capaci, e quella di Emerico Lino, dipendente regionale, funzionario già in forza agli Enti locali (e oggi alla Presidenza) che ai mafiosi lasciava i soldi in una busta nella portineria dell' assessorato. Una sorta di "obolo" per la sua seconda attività, quella di organizzatore degli spettacoli della sua compagna, l' attrice teatrale Luciana Turina. Non ci voleva molto a farsi dare i soldi da lui, la paura era troppa: il primo faccia a faccia minaccioso, la macchina bruciata. Alla fine, appena sentiva la voce degli esattori al telefono che gli chiedevano un incontro, Emerico Lino anticipava i tempi e chiedeva subito quanto "doveva" pagare. Da 150 a 750 euro alla volta, e chi incassava spesso ci pagava solo l' affitto di casa. Per ottenere il pagamento del pizzo per un grosso lavoro da un milione di euro per la ristrutturazione di Villa Amari-Bonocore-Maletto, ai mafiosi bastò non fare mai arrivare nel cantiere la gru a torre fornita da un' impresa subappaltatrice. Quando all' imprenditore Armando Fecarotta il titolare della ditta spiegò che «non poteva» mandare la gru, per sbloccare i lavori bastò promettere un "regalo". «Da lì a pochi giorni - racconta l' imprenditore - venne montata la gru e nell' arco di alcuni mesi, in due, tre rate, consegnai 12.500 euro». Un altro imprenditore, Antonino Candela, che si era aggiudicato alcuni lavori all' interno dell' aeroporto "incontrò" i suoi esattori per strada. Un tale, presentatosi come Roberto, lo fermò a Carini mentre attraversava il paese in macchina e gli chiese di «regolarizzare la sua posizione» con l' organizzazione. «Almeno facciamo una cifra ragionevole», implorò l' imprenditore. «Il 3 per cento», fu la risposta. E tanto pagò. Alla regola, naturalmente, non sfuggirono i lavori di un altro appalto, quello per la caserma militare Bichelli a San Lorenzo, andati sempre alla Sicania servizi srl. Per la costruzione della scuola materna di Cinisi, la famiglia mafiosa di Gaspare Di Maggio pretese, oltre ai soldi, anche assunzioni e lavori in subappalto per alcune ditte artigiane del paese, a cominciare da quella del fabbro Alberto Evola. Un surplus di tangente che consentì all' imprenditore aggiudicatario della costruzione della scuola, Luigi Spallina, di ottenere uno sconto sul previsto 3 per cento. Spallina pagò ventimila euro e cedette a ditte segnalate dai mafiosi i lavori di movimento terra, la realizzazione di infissi e impianto elettrico. Al titolare della discoteca "Goa" e del locale "Baia del corallo" di Sferracavallo, due luoghi cult delle notti palermitane, le cosche mandarono un estorsore ragazzino. «Aveva tra i 16 e i 22 anni - racconta Marcello Barbaro - mi avvicinò mentre mi dirigevo verso il locale. Pensavo che si trattasse di uno dei tanti giovani che frequentano la discoteca e che chiedono di poter accedere al locale. Invece mi disse che era stato mandato per informarmi della necessità che mi mettessi a posto. Mi disse che erano necessari cinquemila euro a Natale e cinquemila a Pasqua. Gli dissi che non avevo mai pagato e che non volevo pagare adducendo, tra l' altro, che fra i miei soci vi era anche un poliziotto. Il ragazzo mi rispose: "Quelli vengono a sapere tutto..."». Un dialogo, quello tra il gestore del "Goa" e il baby-estorsore, interamente registrato dal cellulare dell' imprenditore, una formidabile testimonianza audiovideo finita agli atti dell' inchiesta della Procura. E il questore Nicola Zito dice: «L' attività estorsiva c' è,è evidente, ma confidiamo nei risultati di oggi e del passato perché si volti definitivamente pagina. Denunciare nonè solo questione di coraggio, ma di convenienza».

ALESSANDRA ZINITI


SALVO PALAZZOLO
Hanno pagato per anni al clan di Salvatore Lo Piccolo per ogni appalto che realizzavano, adesso hanno deciso di denunciare gli esattori del pizzo. Le dichiarazioni di tredici imprenditori sono state determinanti per l’ultima indagine della squadra mobile e della Procura di Palermo nei confronti di 63 persone accusate di aver gestito il mandamento di Tommaso Natale dopo l’arresto di Lo Piccolo, nel novembre 2007. Ventisei indagati erano già in carcere, per altre estorsioni. Trentasette sono finiti in manette questa notte.
I provvedimenti riguardano presunti mafiosi, ma anche insospettabili imprenditori che avrebbero fatto da prestanome. I boss avevano deciso di investire in nuove attività: uno dei più noti centri benessere del centro città, “O sole mio”, sarebbe stato realizzato con i soldi del capomafia Giovanni Bonanno, della famiglia di Resuttana. Il titolare, Filippo Catania, è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.
Il pizzo fu invece pagato per alcuni lavori all’aeropor¬¬to Falcone Borsellino. Questo è quanto emerge dalle indagini coordinate dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Lia Sava, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Il pizzo sarebbe stato pagato anche dalla ditta che ha ristrutturato la caserma Bighelli dell’Esercito. Il mandamento di Tommaso Natale estendeva il suo potere dal centro città fino ad alcuni centri della provincia. Così, pagarono pure gli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto per la realizzazione di una scuola materna a Cinisi: quella volta, i boss non pretesero soldi, ma imposero alcune ditte di fiducia nei subappalti. Il taglieggiamento dei capimafia era esteso ai cantieri per la costruzione di palazzine private e ai distributori di benzina.
Tutto questo hanno confermato i tredici imprenditori che nei mesi scorsi sono stati convocati alla squadra mobile per spiegare quanto emergeva dalla contabilità trovata nei pizzini di Lo Piccolo. Il pizzo variava dal tre per cento sull’importo degli appalti ai 50 mila euro dei cantieri edili privati. I gestori dei distributori pagavano invece 20 mila euro all’anno. Il significato di cifre e codici segnati nei pizzini è stato spiegato anche da alcuni collaboratori di giustizia che un tempo era uomini fidati dei Lo Piccolo. Così è emerso il nome del capo della famiglia di Capaci e Isola delle femmine, Pietro Bruno, e del suo collega di Torretta, Salvatore D’Anna. Gli altri arresti riguardano esponenti delle famiglie di Carini, Montelepre, Tommaso Natale, Sferracavallo, Cardillo, Resuttana e Passo di Rigano. L’inchiesta fa luce anche su un traffico di droga gestito nel quartiere Zen.
Negli ultimi due anni sono stati ascoltati alla squadra mobile di Palermo 232 fra imprenditori e commercianti. Solo 61 hanno deciso di denunciare. “Non siamo ancora di fronte a una ribellione collettiva contro il racket, il pizzo purtroppo si paga ancora a Palermo, ma assistiamo a una significativa presa di coscienza da parte degli operatori economici”, dice il vice questore Nino De Santis, che dirige la sezione Criminalità organizzata della Mobile. “E’ un processo culturale importante e in evoluzione, che è stato favorito dal lavoro delle associazioni antiracket e adesso deve essere sostenuto sempre di più dalle associazioni di categorie”.
I prestanome. L’ultima indagine ha svelato che i soldi delle estorsioni venivano reinvestiti in attività lecite attraverso una rete di insospettabili. In manette sono finiti gli imprenditori edili Michele Acquisto, Mario Biondo, Giuseppe e Isidoro Lo Cascio, Mario e Antonino Lucia.
Nel centro benessere di Filippo Catania si erano imbattute anche le indagini dei carabinieri. Da alcune intercettazioni era emerso che il 15 dicembre 2005 il boss Maurizio Spataro, oggi collaboratore di giustizia, aveva telefonato addirittura al cellulare di Giuseppe Cuffaro, fratello dell’allora presidente della Regione Siciliana, per invitarlo all’inaugurazione del nuovo solarium “O sole mio”. Gli disse che avrebbe portato un invito “anche per Totò”. Totò Cuffaro. E un’ora dopo, Spataro chiamò Catania: “Sto vedendo di fare venire una persona molto speciale”, disse.
In un’altra attività di Filippo Catania, la parruccheria “Loca club” di viale del Fante, il boss Giovanni Bonanno (assassinato nel gennaio 2006) avrebbe invece organizzato dei summit di mafia.

Rito abbreviato
 7635/11 R.G.N.R

Di Piazza Francesco Paolo 1962
Cusimano Anello 1976
Cusimano Nicolò 1980
D'Anna Salvatore 1960
Corrao Giovanni 1965
Biondo Mario 1966
Ciaramitaro Domenico 1974
Cinà Pietro 1964 (elettricista CALLIOPE)
Acquisto Michele 1953 EDIL RESTAURI S.a.s.
Bruno Pietro 46
Puglisi Francesco 66 “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
Di Bella Giuseppe  1958
Di Maggio Lorenzo 1951 “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
Darrica Fabio 1977
Enea Giuseppe 1973
Evola Alberto  1962(fabbro) “ESTORSIONE LAVORI SCUOLA MATERNA CINISI”
Liga Salvatore di Gioacchino 1964
Lo Cascio Isidoro 1946
Lo Cascio Giuseppe di Isidoro 1970
Lo Piccolo salvatore 1942
Lo Piccolo Sandro 1975
Lo Piccolo Filippo di calogero 1974
Messina Giuseppe di Salvatore 1978
Nicoletti Giuseppe 1965
Palazzolo Vito Mario di Giacomo 1976
Randazzo Salvatore di Antonino 1967
Serio Nunzio 1977
Spina Guido 1965

Tognetti Felisiano 1971


  http://isolapulita.files.wordpress.com/2012/03/sicilia_5.pdf

BADALAMENTI VITO,B.B.P.,COPACABANA,MADRID,SPAGNA,SCIOGLIMENTO C.C. ISOLA,DI MAGGIO LORENZO,PIETRO CINA',EVOLA ALBERTO

ARRESTATO IN SPAGNA A MADRID L'8 APRILE 1984  DON TANO BADALAMENTI IL FIGLIO VITO ED IL NIPOTE PIETRO ALFANO

domenica 25 marzo 2012

È morto a Lisbona Antonio Tabucchi

È morto a Lisbona Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi
Lo scrittore Antonio Tabucchi è morto stamattina a Lisbona dopo una malattia, all'età di 68 anni «a seguito di una lunga malattia», ha riferito il suo traduttore in francese, Bernard Comment. La notizia è stata confermata dalla casa editrice Feltrinelli. Tabucchi era nato a Pisa nel 1943. Lo scrittore è stato uno dei maggiori conoscitori e divulgatori dell'opera di Fernando Pessoa ed è divenuto noto al grande pubblico con "Sostiene Pereira".

Docente di letteratura portoghese, iniziò l'attività di scrittore nel 1975 con il romanzo «Piazza d'Italia», cui fecero seguito varie raccolte di racconti («Il gioco del rovescio» del 1981 e «Piccoli equivoci senza importanza» del 1985). Il successo giunse con i romanzi «Requiem» del 1992 e soprattutto «Sostiene Pereira» del 1994, con cui vinse anche il premio Campiello. Il volume, pubblicato da Feltrinelli, è ambientato a Lisbona durante la dittatura di Salazar. L'impegno civile e l'alone di mistero che pervadono lo stile letterario di Tabucchi sono stati confermati nelle sue ultime opere importanti: «La testa perduta di Damasceno Monteiro» del 1996 e soprattutto il romanzo epistolare «Si sta facendo sempre più tardi» del 2001. Nel 2003 appare in libreria «Autobiografie altrui. Poetiche a posteriori», sette testi di poetica, per la maggior parte inediti o inediti in Italia. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo «L'oca al passo» (2006) e «Il tempo invecchia in fretta» (2009). L'ultima fatica letteraria è «racconti con figure» (2011).

I funerali si terranno giovedì nella capitale del Portogallo secondo Lusa. L'agenzia portoghese, che cita la moglie dello scrittore, Maria Josè Lancastre, riferisce anche che Tabucchi era ricoverato all'Hospital da Cruz Vermelha di Lisbona.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-25/morto-lisbona-antonio-tabucchi-145011.shtml?uuid=AbM46uDF
 

Tabucchi: "Il mio tempo che invecchia" Video

"Le parve di essere quel bambino che all'improvviso si ritrovava con un palloncino floscio tra le mani, qualcuno glielo aveva rubato, ma no, il palloncino c'era ancora, gli avevano soltanto sottratto l'aria che c'era dentro. Era dunque così, il tempo era aria e lei l'aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta?". Nove storie esemplari che intrecciano il tempo reale con il tempo della storia e con il tempo interiore. Sono le storie di Antonio Tabucchi.


Il videoritratto: ''Tabucchi, scrittore europeo''

 

Lisbona, cinque romanzi e un po’ di fado per vibrare di saudade


Il Tram n° 28 di Lisbona (Credits: Zifius/Licenza Creative Commons)

“Per il viaggiatore che vi giunga dal mare Lisbona, anche vista in lontananza, sorge come una bella visione di sogno, stagliata contro un cielo azzurro e splendente che il sole allieta col suo oro. E le cupole, i monumenti, gli antichi castelli appena al di sopra di edifici, sono come lontani araldi di quel luogo delizioso, di quella regione benedetta”.

Benvenuti nella città del fado. Presi per mano, tanto per cominciare, da Fernando Pessoa.


È così che uno degli scrittori portoghesi per eccellenza introduce la sua amata città nel libro “Lisbona, quello che il turista deve vedere”, una vera e propria guida scritta nel 1925 ma ancora attuale. Leggerla significa perdersi un po’ e scoprire un secolo di cambiamenti ma anche angoli e spazi rimasti immutati.

 

Non c’è passo dei libri di Pessoa in cui non venga citato il Chiado, quartiere in cui era nato nel 1888 e che si dipana tra Avenida Libertade, l’Hotel Heritage Libertade, il Britania e il Lisboa Plaza. E non c’è incontro o momento del suo arricchimento personale che non abbia come palcoscenico il Café Brasileira dove Pessoa si fermava a bere il suo caffè (meglio ancora il liquore alle ciliegie) e a incontrare amici e letterati con cui intavolava dibattiti politici nell’epoca immediatamente precedente all’avvio della dittatura di Salazar.

“Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole”

ricorda ancora l’autore mentre tratteggia i caratteri e gli umori della gente di Lisbona (da non perdere le vibranti parole delle poesie raccolte nel Libro dell’Inquietudine), quando racconta dei tram che passano per le vie sfiorando i muri delle case, o degli elevador e dei traghetti che collegano le varie parti della città da una riva all’altra del fiume Tago.

Ed è come passare da una riva all’altra del Tago quando, chiuso Pessoa, si aprono le pagine di Sostiene Pereira, capolavoro di Antonio Tabucchi. Italiano, professore di letteratura portoghese a Genova, Tabucchi racconta le difficoltà del giornalista Pereira in una Lisbona del 1934 tormentata dalla dittatura. Le descrizioni delle strade e dei Cafè, come l’Orquidea dove Pereira mangia il suo solito pasto (omelette e limonata) consentono di immergersi in una Lisbona limpida e colorata. Viva e camaleontica. A tratti triste e tormentata.

 

Ma non si può dire di conoscere Lisbona senza aver letto i libri di altri due autori portoghesi. Il primo è Pascal Marcier che nel suo Treno di notte per Lisbona racconta di come Raimond Gregorius, un insegnante svizzero di Berna decida di fare un viaggio verso Lisbona dopo aver incontrato (e salvato dal suicidio) una donna portoghese. E mentre viaggia, in un percorso di analisi interiore toccante, racconta la storia del Portogallo, con la dittatura di Salazar in pieno corso, i colori e gli umori della gente.

L’altro grande autore è il premio Nobel Josè Saramago, con il suo Viaggio in Portogallo. Luoghi, paesaggi, arte, storia della terra portoghese. E un obiettivo (che è poi anche un augurio).


Il lettore “si rassegni a non disporre di questo libro come di una normale guida, o di una mappa da tenere sottomano, o di un catalogo generale. Presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati e accetti di sbagliare strada e di tornare indietro o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio”.

P.s. Vi consiglio un’alternativa a un testo letterario. Tenete tra le mani le note e le parole dei brani di fado, il canto tipico portoghese, espressione della velata tristezza che è però riflessione e nostalgia: la saudade, presente nel popolo e nelle strade. Amalia Rodrigues e Teresa Salgueiro, dolcissima voce dei Madredeus, ne sono espressione dolce e passionale. In fondo, sempre di testi si tratta. E per vibrare di malinconia c’è lei, Florbela Espanca (1894-1930), autrice di splendidi sonetti d’amore e di tristezza, come quelli raccolti in As Máscaras do Destino.




ECCO I LIBRI CONSIGLIATI

P. Mercier, Treno di notte per Lisbona

F. Pessoa, Lisbona, Quello che il turista deve vedere, Passigli

F. Pessoa, Libro dell’Inquietudine, Mondadori

C. Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli

José Saramago, Viaggio in Portogallo, Feltrinelli

Florbela Espanca, As Máscaras do Destino, Editora Maranus

- LISBONA, 10 libri per conoscerla, su Bol.it -



ilaria.molinari

Venerdì 16 Marzo 2012

Vedi anche:

New York, dieci libri per innamorarsi

Madrid, 5 libri e un racconto per viverla con passione

Trieste, cinque libri e un po' di poesia per scoprire la città di Italo Svevo

Havana, cinque libri per lasciarsi affascinare

Addio ad Antonio Tabucchi
 
 

Verso l’altrove: il viaggio infinito di Antonio Tabucchi


Viaggi e altri viaggi, particolare della foto di copertina © Doisneau/Rapho/Contrasto

Da Lisbona a Buenos Aires, da Bombay a Melbourne, da Gerusalemme a Kyoto, da Parigi a Madrid e a Creta, da Genova a Pisa. Antonio Tabucchi riassume in un prezioso taccuino i suoi Viaggi e altri viaggi (Feltrinelli) alla ricerca di “quel” luogo che siamo un po’ anche noi.



Un’opera spuria e tuttavia compatta, per ammissione dello stesso autore, un mosaico di paesaggi al tramonto e ispirati passaggi, una guida turistica davvero sui generis, un giro del mondo (guardate il planisfero in coda al volume) in cinquanta brevi, spesso folgoranti, apologhi. In compagnia di poeti, artisti, scrittori che di ciascun luogo incarnano l’anima, l’essenza. Classici come Leopardi, Borges, Kavafis e Mishima ma anche personaggi più da “iniziati” come il Nobel egiziano Naghib Mahfuz, che ci accoglie in un caffè del Cairo, e la poetessa portoghese Sophia del Mello Breyner, raffinata interprete della “mediterraneità” della Grecia. E naturalmente Fernando Pessoa, di cui Tabucchi è esegeta e traduttore, che racconta Lisbona con le sue imprevedibili sembianze, in un gioco sottile di rimandi ed eteronimie.



Tabucchi intende il viaggio come categoria ontologica dell’esistenza, oltre che indispensabile seme narrativo. Più che con la memoria, lo apparenta col sogno. Rimane vivo se si conservano le emozioni sprigionate da un luogo in un fuggente attimo. Come la saudade, l’intraducibile “nostalgia del futuro” che abbranca d’improvviso sul lungo Tejo. Come l’India e il suo misterioso sortilegio che ha ghermito generazioni di scrittori da Gozzano a Pasolini e allo stesso Tabucchi di Notturno Indiano: “Farci compiere un viaggio circolare alla fine del quale forse ci troviamo davvero di fronte a noi stessi. Senza sapere chi siamo.”



Uscire allo scoperto, incontrare la bellezza o qualcosa che le somiglia può essere “perturbante”: accadde già un paio di secoli fa a Stendhal, vittima della malia di Santa Croce, offrendo agli psichiatri materia per una sindrome misteriosamente connessa al sublime. Un malessere sempre attuale oggi che la “laidezza del mondo è di casa nello schermo televisivo”. Ma nei luoghi segnati dal conflitto, specie di matrice religiosa, il disagio può sconfinare nell’angoscia. Come a Gerusalemme, la Città Santa per eccellenza dove la pratica del monoteismo è paradossalmente incarnata da diverse fedi che litigano fra loro per la suprema investitura, la “città dove tutti ricordano di aver dimenticato qualcosa” secondo la fulminante definizione di Yehuda Amichai.

Se la paura e una certa dose di disagio appaiono consustanziali al viaggio, così come ogni incontro con l’”altro da sé”, la cultura offre un potente antidoto al morbo dell’isolamento. Perché si viaggia anche con l’immaginazione, ascoltando la voce di chi ha valicato i limiti imposti dall’ignoranza, dalla coscienza o dalla geografia. Il segreto che ogni viaggio reca con sé, ci lascia detto Tabucchi, è il suo potente antidoto contro l’intolleranza, l’àncora esistenziale tesa per accordare libertà, bellezza e convivenza. Come ha detto la poetessa Wislawa Szymborska, “le sole frontiere che non cambieranno mai sono quelle del corpo umano e ciò che prova se esse sono violate”.

La rappresentazione del mondo invece è mutevole per definizione, labili i confini. Traversare il fiume e guardare il paesaggio dall’altra sponda è una semplice esperienza e una buona metafora per sintetizzare l’opera di Antonio Tabucchi, scrittore mediterraneo e Senzaterra. Che ci insegna a viaggiare per cercare noi stessi ma anche a guardare il mondo con gli occhi dell’altro, per evitare il pericoloso equivoco di pensare che questa terra “ci appartenga” e non ci sia data, semplicemente, “in prestito”.

michele.lauro

Lunedì 13 Dicembre 2010

Vedi anche:

Il treno fantasma di Paul Theroux: viaggiare è un blues sulla lunga distanza
http://blog.panorama.it/libri/2010/12/13/verso-laltrove-il-viaggio-infinito-di-antonio-tabucchi/








sabato 24 marzo 2012

TAR PALERMO RICORSO 2451 2011 AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE EOLICO IO NON VOTO domenica 25 gennaio 2009

Realizzazione impianto eolico - Autorizzazione - Valutazione d’impatto ambientale -Tutela del paesaggio


Tribunale Amministrativo Regionale Sicilia Palermo sez. I 24/2/2011 n. 337
L’autorizzazione per la costruzione e l’esercizio degli impianti eolici è rilasciata a seguito di un procedimento unico, in cui tutte le amministrazioni interessate adottano le proprie determinazioni ai fini della valutazione di impatto ambientale, in sede di conferenza di servizi. 

In altri termini, “tutte le amministrazioni interessate dal progetto di realizzazione dell’opera, ivi compresa quella deputata alla tutela del paesaggio, sono tenute a partecipare alla predetta conferenza ed ad esprimere in tale sede i pareri di cui sono investiti per legge, secondo le dinamiche collaborative e dialettiche proprie dello strumento di semplificazione procedimentale voluto dal legislatore in subiecta materia”. 

Se resa al di fuori della conferenza la valutazione d’impatto ambientale é illegittima per incompetenza assoluta alla stregua di un atto adottato da un’autorità amministrativa priva di potere in materia.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1514 del 2010, proposto da M & A Rinnovabili S.r.l. (Già Moncada Costruzioni S.r.l.), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall`Avv. Gaetano Caponnetto, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Daniela Salerno sito in Palermo, via Sferracavallo n. 89/A;
contro
Regione Sicilia Assessorato Territorio e Ambiente, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall`Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso i cui uffici domicilia per legge in Palermo, via A. De Gasperi n. 81;
per l`accertamento e la conseguente statuizione dell’illegittimità del silenzio
serbato dall’Amministrazione sull’istanza presentata dalla Società ricorrente in data 10.11.2006 prot. n. 2306/06 a mezzo raccomandata A.R. n. 131704025753, recapitata il 16.11.2006, avente ad oggetto la richiesta di valutazione di impatto ambientale prevista dall’art. 5 del D.P.R. 12.4.1996, recepito dalla Regione Siciliana con L. 2.5.2001 n. 6 sul progetto per la realizzazione di un impianto eolico nelle Contrade Cozzo Tre Monaci, Portella della Creta e Pizzo Formaggiera nei Comuni di Cammarata, Casteltermini, San Biagio Platani e San Giovanni Gemini, tutti in territorio della Provincia di Agrigento;
Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Sicilia Assessorato Territorio e Ambiente - Dipart. Territorio e Ambiente Serv. 2 / U.O. Attività Produttive e di Reg. Sicilia Ass.To Terr. e Ambiente - Dipart. Terr. e Ambiente Serv. 2 / U.O. Attività Produttive in Pers. Dirigente;

Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 31 gennaio 2011 il dott. Pier Luigi Tomaiuoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso ritualmente notificato all’Amministrazioni resistente e depositato il 2.9.2010 la ricorrente, premesso che la Moncada Costruzioni s.r.l. aveva adito, con ricorso n. 2312/07 il T.A.R. Sicilia per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente sulla propria istanza di cui meglio in epigrafe ed avente ad oggetto la valutazione di impatto ambientale prevista dall’art. 5 del D.P.R. 12.4.1996, recepito dalla Regione Siciliana con legge 6/2001 sul progetto per la realizzazione di un impianto eolico nelle Contrade Cozzo Tre Monaci, Portella della Creta e Pizzo Formaggiera, nei comuni di Cammarata, Casteltermini, S. Biagio Platani e S. Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento; che, in risposta ad una nota del 29.5.2007, aveva inviato al predetto Assessorato Territorio ed Ambiente la documentazione integrativa richiesta e corrisposto le somme di istruttoria della pratica, pari ad € 30.877,44; che, in ogni caso, essa aveva richiesto con nota del 29.11.2006 all’Assessorato Regionale Industria il rilascio dell’autorizzazione unica e dell’autorizzazione all’esercizio, attraverso la conferenza di servizi di cui all’art. 12, comma 3 del D. Lg.vo 387/2003; che tale conferenza si era tenuta, ma in assenza dell’Assessorato Territorio ed Ambiente; che con decisione n. 229/08 il T.A.R. adito aveva accolto il proprio ricorso volto all’accertamento dell’illegittimità del silenzio inadempimento serbato dall’Amministrazione; che quest’ultima aveva proposto appello, deducendo violazione del contraddittorio per non essere stato recapitato l’avviso di segreteria relativo alla trattazione del ricorso in camera di consiglio, sebbene l’Avvocatura dello Stato fosse stata presente alla predetta trattazione; che il Consiglio di Giustizia Amministrativa aveva accolto l’appello e rinviato la decisione al T.A.R. Palermo; che il T.A.R. aveva nuovamente accolto il ricorso con sentenza n. 720/09 del 24.3.2009; che l’Amministrazione resistente aveva proposto appello avverso tale decisione; che con sentenza n. 953/2010 il Consiglio di Giustizia Amministrativa aveva accolto il gravame, non ritenendo decorso, alla data di proposizione del ricorso giurisdizionale, il termine previsto dalla legge per la formazione del silenzio inadempimento; che, in ogni caso, alla data attuale perdura il silenzio inadempimento della Pubblica Amministrazione; tutto quanto sopra premesso, ha concluso per l’accertamento dell’illegittimità di tale silenzio e la condanna dell’Assessorato resistente all’emanazione di un provvedimento favorevole.

Con memoria depositata il 28.1.2011 si è costituita l’Amministrazione resistente, eccependo la irricevibilità del ricorso per decorso del termine annuale previsto dalla legge; la sua inammissibilità, non potendosi configurare un silenzio giuridicamente qualificato al di fuori della conferenza di servizi prevista dalla normativa in tema di autorizzazione unica; tutto quanto sopra premesso, ha concluso per il rigetto del ricorso avversario.

All’adunanza camerale del 31.01.2011 il ricorso, su concorde richiesta dei procuratori delle parti, è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso, volto ad accertare l’illegittimità del silenzio dell’Assessorato dell’Ambiente sulla richiesta di valutazione di impatto ambientale del progetto di realizzazione dell’impianto eolico di cui in premessa, deve essere dichiarato inammissibile.

Come questo T.A.R. ha avuto, anche di recente, modo di affermare “l’autorizzazione per la costruzione e l’esercizio degli impianti eolici è rilasciata a seguito di un procedimento unico, in cui tutte le amministrazioni interessate adottano le proprie determinazioni ai fini della valutazione di impatto ambientale, in sede di conferenza di servizi” (T.A.R. Palermo, Sez. I, 20.1.2010, n. 578; T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I 09/09/2009 n. 1478).

In altri termini, “tutte le Amministrazioni interessate dal progetto di realizzazione dell’opera, ivi compresa quella deputata alla tutela del paesaggio, sono tenute a partecipare alla predetta conferenza ed ad esprimere in tale sede i pareri di cui sono investiti per legge, secondo le dinamiche collaborative e dialettiche proprie dello strumento di semplificazione procedimentale voluto dal legislatore in subiecta materia” (T.A.R. Palermo, Sez. I, 2.2.2010, n. 1297).
Se resa al di fuori della conferenza la valutazione d’impatto ambientale é illegittima per incompetenza assoluta alla stregua di un atto adottato da un’autorità amministrativa priva di potere in materia (cfr., per l’analoga fattispecie del parere paesaggistico non reso nel contesto del procedimento di autorizzazione unica, T.A.R. Palermo, Sez. I, 2.2.2010, n. 1297; C.G.A.R.S., ordinanza 14 ottobre 2009 n. 1032; C.G.A.R.S., 11 aprile 2008, n. 295).
Alla luce delle considerazioni che precedono, deve ritenersi insussistente in capo all’Amministrazione resistente l’obbligo di concludere il procedimento iniziato dal privato al di fuori della prefata conferenza di servizi da convocarsi nel corso del procedimento autorizzatorio unico di cui all’art. 12, comma IV, D. Lg.vo 387/2003.
Il solo recente chiarimento del quadro normativo ad opera della giurisprudenza amministrativa giustifica la compensazione integrale delle spese di lite.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima, 

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Compensa tra le parti le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 31 gennaio 2011 con l`intervento dei magistrati:
Filoreto D`Agostino, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere
Pier Luigi Tomaiuoli, Referendario, Estensore




L`ESTENSORE

IL PRESIDENTE



DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 24/02/2011
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
IL SEGRETARIO






REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2541 del 2011, proposto da:
Fri-El Mapi Srl., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv. Andrea Leonforte e Germana Cassar, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Alessandro Vaccaro sito in Palermo, via Giusti N.45;
contro
-Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, Dipartimento Ambiente Servizio II Via-Vas;
-Assessorato dell'Energia e dei Servizi di P.U. della Regione Siciliana-Dip.To Energia,
in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria per legge con uffici siti in Palermo, via A. De Gasperi 81; 
per l'annullamento
del silenzio inadempimento su richiesta autorizzazione impianto eolico.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dell’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana-Dip.To Ambiente Servizio II Via-Vas e dell’Assessorato dell'Energia e dei Servizi di P.U. della Regione Siciliana-Dip.To Energia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 29 febbraio 2012 il dott. Roberto Valenti e uditi per le parti i difensori l’ avv. A. Leonforte e l'avvocato dello Stato M. Mango;

Premesso che con il ricorso in epigrafe indicato parte ricorrente si duole:
-dell’illegittimità del silenzio serbato sulla richiesta di VIA / VAS del 16/6/2006 in ultimo modificata in data 10/10/2008;
-dell’illegittimità del silenzio serbato sulla richiesta di autorizzazione unica presentata nel 16/06/2006 ed in ultimo integrata nel 31/3/2011 e 10/5/2011 per la realizzazione del parco Eolico Mapi;
Considerato che l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, costituitasi in giudizio per l’Amministrazione intimata, alla presente adunanza camerale ha prospettato profili di inammissibilità/irricevibilità del ricorso in relazione alla data di proposizione dello stesso avendo riguardo sia al termine entro il quale il ricorso avverso il silenzio può essere proposto (avendo riguardo alla originaria istanza presentata), sia al termine entro il quale l’Amministrazione doveva provvedere sulla relativa domanda e alla successiva documentazione integrativa;
Ritenuto che le prospettate eccezioni risultano infondate in quanto:
-a) l’atto di diffida a provvedere notificato alla P.A. può essere considerato come una nuova istanza di avvio del procedimento, ricorrendone i relativi presupposti e, pertanto, tale diffida impedisce la declaratoria di inammissibilità prevista nel caso di ricorsi avverso il silenzio della P.A. proposti dopo un anno dalla data di presentazione dell’istanza originaria (cfr. C.G.A., sez. Giurisdizionale, sentenza 6 ottobre 2010 n. 1269);
-b) nel caso di specie, al momento di notifica del ricorso, risultavano in effetti trascorsi i termini del relativo procedimento avendo anche riguardo alla ultima integrazione documentale effettuata dalla parte istante a corredo della domanda;
Considerato che il ricorso è fondato;
Considerata al riguardo la giurisprudenza prevalente (cfr., T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. II, 25 settembre 2009, n. 1539; id., III Sezione, sent. 22 ottobre 2008, n. 1277; T.A.R. Basilicata, Potenza, sez. I, 28 marzo 2008, n. 785; id., 5 marzo 2007, n. 144; id., 14 luglio 2006, n. 513) secondo cui:
a). in relazione allo specifico procedimento per cui è causa, l'art. 12, comma 4, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, stabilisce che "Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al presente comma non può comunque essere superiore a centottanta giorni";
b). la fissazione di un termine procedimentale di durata massima, con evidenti finalità acceleratorie, ancorché non perentorio (e dunque, al di là della persistenza o meno del potere di provvedere in capo all'amministrazione inadempiente), comporta la qualificazione come inadempimento del fatto stesso dell'inutile spirare di tale termine, posto a presidio della certezza dei tempi dell'azione amministrativa, qualora sull'istanza della parte non sia stato emesso alcun provvedimento, positivo o negativo (né vale in contrario distinguere fra mera inerzia e lungaggini procedimentali);
c). anche la Corte Costituzionale (cfr., 25/10-9/11 2006 n. 364), del resto, ha rinvenuto la "ratio" del citato termine nel principio di semplificazione amministrativa e di celerità che, con riferimento alla fondamentale materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale di energia, garantisce, in modo uniforme sul territorio nazionale, la conclusione entro un termine definito del procedimento autorizzativo;
d). dalla lettura della norma sopra richiamata - rubricata "Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative" - si ricava l'intento del Legislatore di favorire le iniziative volte alla realizzazione degli impianti in questione, semplificando il relativo procedimento autorizzativo e concentrando l'apporto valutativo di tutte le Amministrazioni interessate nella "conferenza di servizio" ai fini del rilascio di una "autorizzazione unica";
Ritenuto in altri termini che, come sostenuto dal ricorrente, la P.A. intimata aveva l’obbligo di convocare la conferenza di servizi e che, nella fattispecie considerata, la scadenza del termine per provvedere qualifica la condotta dell'amministrazione procedente come inadempimento ai sensi dell'art. 2 della L. n. 241 del 1990;
Ritenuto che le argomentazioni in premessa valgono anche in relazione al procedimento per il rilascio della Via/Vas;
Considerato che va quindi affermato l'obbligo della P.A., per quanto di rispettiva competenza, di pronunciarsi espressamente, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione a cura della Segreteria, o dalla notifica, se anteriore, della presente sentenza, sulla richiesta di valutazione di impatto ambientale e sull'istanza di rilascio dell'autorizzazione unica ex art. 12 del D.Lgs. n. 387/03 presentata dalla odierna ricorrente;
Ritenuto che le spese di giudizio seguono, come di regola, la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata nel dispositivo;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’affetto ordina alla pubblica amministrazione, per quanto di rispettiva competenza, di provvedere nei termini indicati in motivazione.
Condanna le amministrazioni regionali in solido al pagamento in favore della parte ricorrente delle spese del presente giudizio che liquida in €.500,00 (Euro cinquecento e zero centesimi) oltre accessori.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 29 febbraio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente
Carlo Modica de Mohac, Consigliere
Roberto Valenti, Primo Referendario, Estensore




L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 14/03/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)