L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 12 gennaio 2013

La mafia ha truccato la raccolta differenziata Dia: "Pagati rifiuti importati da Messina"


La mafia ha truccato la raccolta differenziata 
Dia: "Pagati rifiuti importati da Messina"

Venerdì 11 Gennaio 2013 - 07:00 

Dagli atti dell'inchiesta Nuova Ionia della Dia di Catania(IL BLITZ), di cui LivesiciliaCatania è in possesso, emerge che la raccolta differenziata dei comuni gestiti dall'Ato Joniambiente è stata truccata attraverso la falsificazione dei formulari(INTERCETTAZIONE 3). Plastica, carta, vetro, legno e umido sono stati anche importati dall'Ato Messina (INTERCETTAZIONE 1) e conferiti, a spese dei cittadini, presso i centri compiacenti.  INTERCETTAZIONE 1 -   2  -  3  -  4




Operazione Nuova Ionia, gli arrestati
CATANIA- Raccolta differenziata falsificata, formulari dei rifiuti inventati(INTERCETTAZIONE 3 ) e una quantità non calcolabile di carta, plastica, vetro, legno(INTERCETTAZIONE 4) e umido sono stati importati da altre province siciliane per fare crescere le percentuali di rifiuti differenziati da conferire nelle stazioni di compostaggio. Così la mafia, con la complicità di imprenditori e dirigenti dell'Ato, secondo quanto risulta dagli atti dell'operazione Nuova Ionia( ARTICOLO), ha fregato i cittadini e il consorzio Comieco. Gli arrestati sono 27 (FOTO). I cittadini in pratica, nei comuni serviti dall'Ato Joniambiente, avrebbero pagato lo smaltimento di rifiuti provenienti da Messina, per fare lievitare la raccolta differenziata. La Comieco, invece, ha premiato alcuni comuni per il raggiungimento di quote falsificate di differenziata. Ecco in esclusiva il cuore dell'operazione della Dia che ha portato alla luce l'ecomafia alle falde dell'Etna.

La Procura ipotizza l'esistenza di “una stabile struttura organizzativa finalizzata a costituire supporto per la continuativa perpetrazione del delitto di frode delle pubbliche forniture e traffico illecito di rifiuti”. Un intero capo d'accusa è dedicato alla frode nelle pubbliche forniture aggravata dal favoreggiamento alla mafia nel settore della raccolta differenziata. Gli indagati sono Alfio Agrifoglio, Gianfranco Claudio Del Tufo “nella qualità rispettivamente -scrivono i magistrati- di direttore per la Sicilia e funzionario interregionale della Aimeri Ambiente”. Entrambi avrebbero agito in concorso con il presunto mafioso Roberto Russo, “direttore per il personale e gestore di fatto della medesima società, aggiudicataria dell'appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani nei 15 comuni consorziati con l'Ato Joniambiente” e con Antonino Germanà e Giuseppe Grasso, impiegati dell'Ato Joniambiente. Tutti avrebbero commesso una frode nell'esecuzione del contratto d'appalto non raggiungendo la percentuale di raccolta differenziata prevista nel capitolato d'appalto per carta, legno, plastica, vetro e umido.

Gli investigatori sostengono che la frode non si sarebbe concretizzata soltanto nella “dolosa non esecuzione del contratto”, la compagine avrebbe fatto “falsamente comparire”, la percentuale di raccolta differenziata non soltanto “raggiunta, ma addirittura aumentata”, attraverso la falsificazione dei formulari di trasporto ed altri “mezzi fraudolenti”: Aimeri (LA REPLICA) avrebbe conteggiato come differenziati i rifiuti raccolti al di fuori del territorio da altre imprese compiacenti.

Un meccanismo quasi perfetto, che prevedeva la compiacenza di Roberto Palumbo, storico consigliere comunale dei Ds di Paternò, ambientalista, e di Gaetano La Spina, rispettivamente responsabile tecnico e dipendente della discarica Sicilia Ambiente Spa.

Palumbo e La Spina avrebbero “attestato falsamente il conferimento in discarica, da parte di Aimeri Ambiente, di quantità di rifiuti di gran lunga superiori a quelle effettive”(INTERCETTAZIONE 2).

In pratica i cittadini dell'Ato Joniambiente hanno pagato lo smaltimento di raccolta differenziataproveniente dall'Ato Messina 4, (INTERCETTAZIONE 1) grazie alla complicità di Giuseppe Arcolia, sorvegliante dell'Amia Spa, che faceva in modo “che i mezzi della Aimeri prelevassero determinate quantità di rifiuti” a Messina “onde far sì che la quantità complessiva di conferimento della indifferenziata da parte della Aimeri corrispondesse percentualmente al falso aumento di raccolta differenziata”.

Tutto sarebbe avvenuto attraverso la supervisione di Antonino Germanà, che avrebbe addirittura gestito il “coordinamento delle false indicazioni dei formulari”, cioè i documenti che attestano provenienza, quantità e tipologia dei rifiuti, nonché “abusando della sua qualità di funzionario Ato, con la dolosa omissione dei dovuti controlli e delle doverose segnalazioni”.

Grazie alla complicità del funzionario Ato Giuseppe Grasso, il presunto mafioso Roberto Russoveniva avvertito di imminenti controlli sulla Aimeri Ambiente, azienda che in questo modo ha evitato di pagare le penali derivanti dal mancato raggiungimento della raccolta differenziata.

Il presunto mafioso Roberto Russo, viene intercettato mentre parla con l'assessore all'Ecologia del comune di Giarre Pietro Mangano: insieme discutono dell'imminente ritiro del premio per l'aumento della raccolta differenziata. Russo esclama: “Ora devi dire grazie a me, ah! Te ne ho caricato di formulari degli altri paesi”. La Procura sostiene che “questa informazione, già di per se esplicita, viene chiarita leggendo l'articolo pubblicato sul quotidiano La Sicilia l'1 febbraio del 2009, nel quale il giornalista elogia sette comuni siciliani ritenuti virtuosi nella raccolta differenziata di carta e cartone per aver superato i 5 kg pro capite raccolti durante l'anno”. E' bene precisare che il giornalista ha agito in buona fede, riportando i dati forniti dal consorzio Comieco, dati purtoppo, per il comune di Giarre, falsificati a monte da presunti mafiosi, imprenditori e amministratori compiacenti.
http://catania.livesicilia.it/2013/01/11/la-mafia-ha-truccato-la-raccolta-differenziata-dia-pagati-rifiuti-importati-da-messina_218362/ 


TUTTI I PARTICOLARI

Blitz Dia su mafia e rifiuti 
Operazione "Nuova Ionia": scattano 27 arresti

Giovedì 10 Gennaio 2013 - 09:22

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, associazione per delinquere, traffico di rifiuti, traffico di sostanze stupefacenti, traffico di armi aggravato dal metodo mafioso e truffa aggravata ai danni di Ente pubblico: inchiesta sul ciclo dei rifiuti nelle province del capoluogo etneo, Enna e Milano.TUTTI I NOMI ED I CAPI DI IMPUTAZIONE.


CATANIA. Ci sono esponenti del clan Cintorino e dipendenti che lavorano nel Catanese dell'azienda Aimeri Ambiente di Milano tra i 27 destinatari di ordini di custodia cautelare emessi nell'ambito dell'operazione 'Nuova Ionia' della Dia e della Procura di Catania su mafia e rifiuti. Tra loro c'é il boss Roberto Russo, 48 anni, ex responsabile operativo dell'Aimeri Ambiente, detenuto per altri reati, indicato vicino alla cosca Cappello-Bonaccorsi. E' stato arrestato nel maggio dello scorso anno assieme allo storico capomafia Giuseppe Garozzo. Dopo la sua cattura furono compiuti degli attentati incendiari contro il cantiere della Aimeri di Macchia di Giarre in cui andarono distrutti circa 50 mezzi. A Russo e ad altri tre presunti appartenenti alla cosca Cintorino sono stati notificati ordini cautelari per associazione mafiosa. Un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere semplice è stato emesso per alcuni dipendenti dell'Aimeri Ambiente: Alfio Acquino, di 60 anni, Francesco Caruso, di 48 anni, e per l'ex direttore per la Sicilia orientale della società, Alfio Agrifoglio, di 59 anni. Lo stesso reato è contestato a Roberto Palumbo, di 53 anni, responsabile tecnico della discarica di Sicilia Ambiente Enna, e al coordinatore dello stesso sito di Val Dittaino, Gaetano La Spina, di 44 anni, e a un dipendente del Comune di Fiumefreddo di Sicilia e ex lavoratore dell'Ato Joniambiente di Giarre, Giuseppe Grasso. Ad Agrifoglio, Russo, Palumbo, La Spina, Caruso e Grasso sono contestati anche i reati di truffa aggravata e attività organizzata per il traffico di rifiuti.

I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal Gip nell'ambito dell'operazione della Direzione investigativa antimafia di Catania contro l'infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti nelle province del capoluogo etneo, Enna e Milano. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, associazione per delinquere, traffico di rifiuti, traffico di sostanze stupefacenti, traffico di armi aggravato dal metodo mafioso e truffa aggravata ai danni di Ente pubblico. Nell'ambito della stessa inchiesta, la Dda della Procura di Catania ha disposto perquisizioni nei confronti di altri 16 indagati, fra i quali amministratori e funzionari pubblici.

In totale 43 indagati

I nomi degli arrestati per associazione mafiosa:

Roberto Russo, 1965 già responsabile tecnico operativo della Aimeri Ambiente

Salvatore Tancona, commerciante

Gianluca Spinella

Carmelo Spinella

Traffico illecito di stupefacenti

Roberto Russo

Salvatore Tancona

Alfio Tancona

Carmelo Tancona

Nico Mariano Benedetto

Santo Cristaldi

Arianna Ingegneri

Alessandro Mangano

Francesco Manganò

Mauro Miceli

Salvo Musumeci

Giuseppe Sciacca

Sebastiano Vitale

Traffico di stupefacenti

Girolamo Zappalà

Antonino La Spina

Detenzione illecita di armi da fuoco

Roberto Russo

Salvatore Tancona

Detenzione illecita aggravata dal metodo mafioso

Roberto Russo

Salvatore Tancona

Antonino Grioli

Truffa aggravata e continuata

Roberto Russo

Alfio Aquino

Gianluca Spinella

Furto aggravato

Maurizio Vecchio (domiciliari)

Associazione per delinquere

Alfio Agrifoglio

Roberto Russo

Roberto Palumbo

Gaetano La Spina

Francesco Caruso

Giuseppe Grasso

Truffa aggravata

Alfio Agrifoglio

Roberto Russo

Roberto Palumbo (domiciliari)

Gaetano La Spina (domiciliari)

Francesco Caruso (domiciliari)

Giuseppe Grasso (domiciliari)

Traffico illecito di rifiuti

Alfio Agrifoglio

Roberto Russo

Gaetano La spina

Francesco Caruso

Giuseppe Grasso

Gli investigatori della Dia hanno acquisito atti e documenti in 14 Comuni dell'alto versante Ionio-Etneo della Sicilia orientale. Accertamenti, secondo quanto è trapelato, sarebbero in corso in aziende specializzate nelle raccolte di rifiuto e in società d'ambito. Tra queste ci sarebbe la Aimeri ambiente, controllata da una società di Milano. I particolari dell'operazione, denominata 'Nuova Ionia', saranno resi noti durante una conferenza stampa nella sede del centro operativo della Dia di Catania, alla presenza del direttore della Dia, Arturo De Felice, e del procuratore capo Giovanni Salvi.

Alfio Agrifoglio è uno degli arrestati, amministratore dell'Aimeri. Il Procuratore Salvi: "Tutto è iniziato con l'arrestato avvenuto nei mesi scorsi, era il maggio del 2012, di Russo direttore del personale della Aimeri. Da lì, iniziano una serie di escalation di danneggiamenti all'azienda".

L'Aimeri precisa: "Estranei. Siamo parte lesa"



MUNNEZZA ACQUA CEMENTERIA UN OTTIMO CONNUBBIO A COMPLETARE L’OPERA IL PERCOLATO PRODOTTO DALLE DISCARICHE A CIELO APERTO DEL LUNGOMARE SI RIVERSA   TUTTO NEL MARE DA DOVE PESCHIAMO I PESCI ALIMENTO BASE DELLE FAMIGLIE

Per mia fortuna fisicamente non ho vissuto la guerra, le mie scarse conoscenze sono state attinte  dai   libri  di storia, dai racconti di chi ha patito quegli anni tremendi, immagini ,documentari che la raccontano.

In questi ultimi anni attraversando le strade e le vie di Isola delle Femmine ho come l’impressione di rivivere quelle tremende immagini “del dopo bombardamento”: case semidistrutte pericolanti e fatiscenti, disordine morale ed ambientale , l’assenza di qualsiasi tipo di servizio per i più bisognosi, la miriade di contribuenti che si “esimono” (perchè protetti) dal pagare la tassa della munneza e/o in generale i dovuti tributi,  la mancanza di controlli nella gestione del territorio, le istituzioni che soccombono alla legge del più forte, le strade e le vie ricoperte di ogni genere di rifiuto, persino l’acqua per il normale uso umano si è  costretti a ricorrere alle fontanelle sparse per le vie del paese.

E COME NON CHIEDERSI DEI FUMI INQUINANTI DELLA CEMENTERIA. 

Chi controlla  i tipi e la quantita’ di inquinanti che fuoriescono dai camini e dalle diverse “feritoie” di uno stabilimento che sembra alquanto fatiscente?

Chi controlla se la Italcementi è dotata di un’Autorizzazione Integrata Ambientale  e se ne rispetta le prescrizioni?

Chi ha il compito di monitorare la salute dei lavoratori della cementeria e in particolare i residenti che vivono a ridosso della cementeria? 

Chi ha stabilito che i Cittadini di Isola delle Femmine devono “inalare”, monossido di carbonio, anidride carbonica, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, cromo esavalente VI, polveri sottili e…….. e metter così in pericolo la propria vita?

Ancora.... come non indignarsi della diffusa illegalità che è ormai entrata a gambe tese, e non da ora, nella gestione della Cosa Pubblica al punto da costringere il governo a decretare lo scioglimento del  Consiglio Comunale di Isola delle Femmine. 

Sbalorditivo! la relazione che accompagna il decreto di scioglimento ci informa che a Isola delle Femmine, non da ora, l'economia isolana era gestita controllata e monitorata da una decine di famiglie, le quali avevano a loro completa disposizione l'intera macchina amministrativa.



E’ una vera e propria immagine  di guerra a cui quotidianamente soccombiamo come quelle che vediamo nelle televisioni in Africa piuttosto che in Afghanistan o nel Burundi e pensare.

Così come succede nei paesi  che definiamo di terzo mondo anche QUI a Isola delle Femmine ci è data facoltà di avvelenare i nostri corpi con l’acqua che sgorga dalle fontanelle del paese. Acqua che paghiamo salatissima.

Ma ciò che diventa civilmente GRAVISSIMO  il non sapere a che “santo rivolgersi”, nessuno è responsabile!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

E se NOI Cittadini tutti provassimo a…………………………………………………







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