L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 11 febbraio 2013

Le dimissioni del Papa



Le dimissioni del Papa:
il testo dell'annuncio



CITTA' DEL VATICANO - "Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa". Così comincia il testo dell'annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, fatto, in latino, dallo stesso Pontefice durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.



"Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio - prosegue il testo - sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice".



"Carissimi Fratelli - conclude il Papa - vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell'eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio".
BOLLETTINO N. 0089 - 11.02.2013 3 Dal Vaticano, 10 febbraio 2013 BENEDICTUS.
(11 febbraio 2013)

http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/11/news/papa_testo-52391897/


Il Papa lascia "per il bene della Chiesa"

Lo ha annunciato personalmente, in latino. Sodano: un fulmine a ciel sereno. Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell'incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. "Chiedo perdono per i miei difetti". A marzo il nuovo pontefice

.
Città del Vaticano, 11-02-2013
Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.
''Un fulmine a ciel sereno''. Con queste parole il decano del collegio cardinalizio, cardinal Angelo Sodano ha commentato la decisione di Benedetto XVI di lasciare il pontificato.
Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell'incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.
"Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono piu' adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino".  "Carissimi Fratelli - ha detto il Papa ai cardinali che non si aspettavano un tale annuncio - vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino". "Sono ben consapevole - ha aggiunto - che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacita' di amministrare bene il ministero a me affidato".
Carissimi Fratelli - ha detto ancora Benedetto XVI - vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesu' Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinche' assista con la sua bonta' materna i Padri Cardinali nell'eleggere il nuovo Sommo Pontefice".
Il papa ha indicato il 28 febbraio per il termine del pontificato e chiesto che si indichi un conclave per l'elezione del successore.  La ''sede vacante'' dopo le dimissioni di Benedetto XVI scatta dalle ore 20.00 del 28 febbraio. Lo ha detto il Papa annunciando ai cardinali la decisione di dimettersi. Dovra' quindi essere convocato un conclave per l'elezione del nuovo Papa.
 "Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovra' essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice". E' questa la formula pronunciata dall'85enne Papa Benedetto XVI questa mattina, in lingua latina. Il Conclave potra' dunque tenersi nel mese di marzo.
 Se un Papa si rende conto che non è più in grado ''fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l'obbligo, di dimettersi''. Benedetto XVI parlò con chiarezza dell' ipotesi-dimissioni, nel caso di sopravvenuta inabilita' fisica o psichica, nel libro-intervista del 2010 ''Luce del mondo'' del giornalista tedesco Peter Seewald.
Da fonti mediche dello staff trapela che il Papa soffre per dolori articolari e reumatici ma e' anche il peso del suo ruolo a incidere sul suo stato generale. Il Pontefice e' anche sofferente di fibrillazione atriale cronica ma, si e' appreso, rifiuta i farmaci anticoagulanti prescritti.
.

Notizie collegate

Hollande: "Dimissioni rispettabili in modo supremo". "Il governo tedesco reagisce con emozione e turbamento".

La reazione dei leader internazionali

La notizia delle dimissioni del Papa fa il giro del mondo. Immediata la reazione dei leader politici internazionali e italiani

Si punta sulla provenienza e sul nome

I bookmakers puntano sul prossimo pontefice

Benedetto XVI non sarà più Papa dal 28 febbraio. La notizia diffusa dalle agenzie ha subito trovato riscontri sulle lavagne dei bookmaker d'oltremanica, che già nel 2011 si erano messi all'erta dopo le voci, poi smentite, sulle sue dimissioni. Stavolta l'addio al pontificato è certo e in lavagna sono aperte le scommesse sul successore

In epoca moderna non era mai accaduto

Papi dimissionari: un evento rarissimo

C'è un Santo (Papa Clemente I), il celebre Celestino V e il veneziano Correr, papa Gregorio XII. Nessun altro

Le dimissioni di Bendetto XVI

Il testo integrale del discorso ai cardinali


Conferenza stampa

Lombardi: "Ci ha colti di sorpresa"

Quella assunta da papa Benedetto XVI, ha detto Lombardi, è stata una "decisione personale e profonda", una rinuncia in piena sintonia con il Codice di diritto canonico

La sua storia

Chi è papa Ratzinger

Il fine teologo diventato pontefice
.
fonte rainews24.it

Dimissioni Papa, le ‘profezie’. L’Osservatore: ‘Già decise da molti mesi’

Il quotidiano di Città del Vaticano scrive che la scelta di Benedetto XVI è arrivata "dopo il viaggio in Messico e a Cuba (dal 23 al 28 marzo 2012, ndr)". Più di un anno fa, inoltre, sul Fatto e su Libero, erano emerse altre notizie che avevano preannunciato la fine del suo pontificato. Ipotesi poi confermata anche dal vescovo di Ivrea, Luigi Bettazzi






Per il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, le dimissioni del Papa sono state una “sorpresa”. Ma l’Osservatore romano, quotidiano della Santa Sede, scrive al contrario che “la decisione del Pontefice è stata presa da molti mesi”. Più esattamente “dopo il viaggio in Messico e a Cuba (dal 23 al 28 marzo 2012ndr) in un riserbo che nessuno ha potuto infrangere, avendo ‘ripetutamente esaminato’ la propria coscienza ‘davanti a Dio‘, a causa dell’avanzare dell’età”. Il direttore del quotidiano Gian Maria Vian sottolinea che si tratta di una”decisione umanamente e spiritualmente esemplare, nella piena maturità di un pontificato che, fin dal suo inizio e per quasi otto anni, giorno per giorno, non ha smesso di stupire e che certo lascerà una traccia profonda nella storia. Quella storia che il Papa legge con fiducia nel segno del futuro di Dio”. Quello di oggi, prosegue, “è un avvenimento senza precedenti, e che di conseguenza ha subito fatto il giro del mondo” anche alla luce della consapevolezza “che il cardinale Ratzingernon ha in alcun modo cercato l’elezione al pontificato, una delle più rapide nella storia, e che l’ha accettata con la semplicità propria di chi davvero affida la propria vita a Dio”. Ma l’Osservatore romano non è l’unico a spiegare che la decisione risale a molti mesi fa.
A febbraio 2012 Il Fatto quotidiano aveva riportato il contenuto di un appunto anonimo consegnato a gennaio 2011 dal cardinale Castrillòn alla segreteria di Stato e al segretario del Papa, che riferiva quanto detto dal cardinale Romeo, arcivescovo diPalermo, nel novembre 2011 durante alcuni colloqui in Cina. “Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere“, si legge. Un riferimento al tempo che rimane “da vivere” che forse è da intendersi in senso figurato, ovvero in relazione al periodo che Benedetto VXI avrebbe ancora occupato sul trono pontificio. “Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”. Gli interlocutori cinesi probabilmente hanno frainteso il messaggio e “hanno pensato, con spavento, che sia in programma un attentato contro il Papa”. Tra i nomi dei successori c’era anche quello diAngelo Scola, ma all’epoca queste parole erano considerate da Lombardi “talmente incredibili” da non poter essere commentate.
Oltre al documento pubblicato dal Fatto, anche il giornalista Antonio Socci suLibero aveva anticipato la volontà di Ratzinger di ritirarsi a seguito dello scandaloVatileaks e delle sue condizioni di salute. Il 24 settembre 2011 in un’articolo pubblicato sul quotidiano, prevedeva le dimissioni entro aprile 2012, “allo scoccare dei suoi 85 anni”. Il suo passo indietro in realtà è avvenuto quasi un anno dopo, ma Socci, intervistato da Huffington Post Italia spiega di avere ricevuto nel 2011 “la notizia da fonti diverse e indipendenti dall’altro. Quando aveva osservato analiticamente la possibilità delle dimissioni nel suo libro intervista con Peter Seewald, spiegò che non sarebbero state comprensibili con la Chiesa nella tempesta. Un mese dopo scoppiò Vatileaks. Probabilmente non ritenne opportuno dimettersi in quel momento, sarebbe sembrata come una fuga. La decisione di dimettersi è stata congelata. Poi un mese fa è arrivata la grazia al maggiordomo Gabriele“.
Una posizione condivisa anche dal vescovo emerito di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi che a febbraio 2012 era intervenuto a Un giorno da pecora su Radio 2 per confermare l’intenzione di Ratzinger di dimettersi, ma prendendo le distanze dall’ipotesi di un attentato contro il Papa (la versione del messaggio di Romeo secondo l’interpretazione dei cinesi, ndr). “Benedetto XVI è molto stanco basta vederlo – aveva detto – è uno abituato agli studi, non a un ruolo pubblico. E di fronte ai problemi che ci sono, forse anche di fronte alle tensioni che ci sono all’interno della Curia, potrebbe pensare che di queste cose se ne occuperà il nuovo Papa”. Quanto alla notizia del ‘complotto’ pubblicata dal Fatto, Bettazzi aveva detto: “Penso sia un sistema per preparare l’eventualità delle dimissioni. Per preparare a questo choc, perché le dimissioni di un Papa sarebbero uno choc, cominciano a buttare lì la cosa del complotto“.
.





http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/11/dimissioni-papa-profezie-losservatore-romano-gia-decise-da-molti-mesi/495997/



Chiesa nel caos, tutti i poteri a Bertone

di Emiliano Fittipaldi
Non succedeva da 600 anni che un Papa si dimettesse. L'annuncio di Benedetto XVI ha colto di sorpresa anche i cardinali. Adesso è il segretario di Stato, nella sua veste di 'camerlengo', a comandare fino al Conclave e all'elezione del nuovo Pontefice. Che potrebbe essere proprio lui, uomo al centro di ogni manovra
(11 febbraio 2013)









Ora che Benedetto XVI si è dimesso, l'uomo più potente di Santa Romana Chiesa si chiama Tarcisio Bertone. Il cardinale, infatti, non è solo Segretario di Stato del Vaticano, ma anche cardinale "camerlengo". La figura che presiede la sala apostolica e che amministra i beni e i diritti temporali della Santa Sede quando quest'ultima è "vacante". In caso di morte del papa, ovviamente, ma anche in caso di dimissioni: leggendo il secondo libro del "Codice di diritto canonico", in caso di rinuncia il ruolo del camerlengo (a parte l'organizzazione del funerale) resta infatti identico.

Sarà Bertone, dunque, a gestire in prima persona il periodo di transizione, che andrà dal 28 febbraio - data annunciata delle dimissioni di Joseph Ratzinger - alla fine del conclave che eleggerà il nuovo pontefice. Qualcuno sostiene che abbia buone chance anche nella corsa al seggio di Pietro. Si vedrà. Di certo il cardinale resta snodo decisivo del potere vaticano, nonostante lo scandalo Vatileaks, le inchieste sullo Ior e i corvi che da mesi lo attaccavano e lo davano per sicuro dimissionario.

Ma chi è Bertone? Qual è la sua rete di potere e di relazioni? Quali le sue ambizioni personali? Il braccio destro di Joseph Ratzinger, racconta chi lo conosce bene, si presenta come uno alla mano. Amico di Silvio Berlusconi e Gianni Letta (con cui ha creato un idillio durante l'ultimo governo del Cavaliere) è accanito tifoso della Juventus e lui stesso - in passato - buon terzino destro: ha un pallone di cuoio nascosto sotto la scrivania nel suo ufficio con cui palleggia da solo, tra un appuntamento con un cardinale e un'omelia da correggere. Bertone appena può pedala nel parco di Castel Gandolfo, o negli splendidi giardini della Santa Sede. Ma non è uno che perdona. 

Bertone è un vendicativo. Negli ultimi anni gli attacchi dei nemici interni (che sono molti, dal cardinale Camillo Ruini al predecessore Angelo Sodano, passando per l'arcivescovo Giovanni Battista Re) sono stati respinti con durezza, e chi s'è permesso di fargli la fronda ha avuto la peggio. Carlo Maria Viganò, ex segretario del Governatorato della città del Vaticano tra i primi ad aver contestato la sua nomina, viene spedito come nunzio apostolico a Washington (sarà proprio una lettera di Viganò pubblicata sul "Fatto" a dare il là a Vatileaks) mentre ad altri contestatori va ancora peggio, e finiscono a vivere in Africa e Papuasia.  
Dopo aver messo il suo sigillo sulla Curia, Bertone si è poi concentrato sui settori strategici del potere temporale della Chiesa: ossia la sanità, lo Ior e il controllo della comunicazione. Rai in primis. Andiamo con ordine, e partiamo dal principio. Bertone nasce nel 1934 a Romano Canavese, tremila anime in provincia di Torino. 

Quinto di otto figli, genitori molto devoti (in paese il padre Pietro era l'unico abbonato all'"Osservatore Romano") si diploma in un liceo salesiano. La congregazione fondata da Giovanni Bosco diventa la sua casa: è qui che costruisce, passo dopo passo, la sua scalata ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche. Soprattutto, è dai salesiani che pesca il gruppo di amici e fedelissimi che porterà in Vaticano: come Angelo Amato, nominato prefetto della Congregazione della cause dei Santi nel 2008, Enrico Dal Covolo, promosso rettore dell'Università lateranense; Raffaele Farina, fatto bibliotecario di Santa Romana Chiesa, e monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Con loro quattro Bertone passa gran parte del proprio tempo libero, organizzando cene durante le quali si esibisce con la sua pianola elettrica Bontempi. 

Dopo un'esperienza come arcivescovo a Vercelli (qui conosce un altro uomo-chiave della sua squadra, Paolo Ambrosini, un imprenditore che si occupa di sanità, immobiliare e rifiuti finito in varie inchieste della magistratura) Bertone viene chiamato da Ratzinger a fare il vice alla Congregazione per la dottrina della fede: il suo nome è raccomandato al futuro papa da Gianfranco Girotti, che apprezzava le qualità di giurista dell'amico Tarcisio. Bertone, arrivato a Roma, comincia a fare quello che sa far meglio: tessere relazioni. Il rapporto con Ratzinger è ottimo, vorrebbe rimanere a Roma, ma Giovanni Paolo II lo manda a fare l'arcivescovo a Genova. Sotto la Lanterna conosce altre due pedine oggi fondamentali nel suo sistema di potere: Giuseppe Profiti, che chiama a dirigere l'ospedale Galliera e che è oggi il vero "ministro della Salute" del Vaticano, e il lobbista di Sanremo Marco Simeon, che diventa il suo uomo di punta prima nella finanza (Simeon ha ottimi uffici con Cesare Geronzi, al tempo ras di Capitalia), poi dentro la Rai.

Quando Ratzinger diventa papa, rivuole subito Bertone al suo fianco. Ruini e la cordata dei "diplomatici di carriera" fa di tutto per evitare la sua nomina a segretario di Stato. Sodano manda persino una lettera a Bertone, sconsigliandogli di accettare la carica. Gliela dà in mano, attraverso il suo segretario, Piero Pioppo. Ma non ci fu nulla da fare. Diventato braccio destro di Benedetto XVI, Bertone fa a pezzi la vecchia struttura di Wojtyla. I nemici vengono isolati. Sarà un puro caso, ma nel 2010 Pioppo viene "promosso" nunzio apostolico in Camerun (deve viaggiare anche in Guinea equatoriale). Crescenzio Sepe viene defenestrato dagli incarichi romani e mandato a Napoli, il segretario del Governatorato Renato Boccardo spedito a Spoleto. Un altro vescovo molto vicino a Sodano, Antonio Guido Filipazzi, lo scorso marzo è stato invece "premiato" e inviato in Indonesia.

Le tensioni interne sono tali che il Papa, per la prima volta nella storia, è costretto per ben tre volte a sottolineare ufficialmente, sull'"Osservatore Romano", la sua stima e fiducia per Bertone. I corvi dello scandalo Valitealks hanno proprio Bertone come loro principale obiettivo. Nonostante tutto, non riescono a defenestrarlo: è di luglio 2012 l'ultima conferma fatta in pubblico da Benedetto XVI. 

Se le ambizioni sono tante, e i successi pure, Bertone ha anelato anche parecchi fallimenti: nel 2011 il progetto di conquistare il San Raffaele di Milano per creare un unico, grande impero sanitario controllato direttamente dalla Santa Sede non decolla. La partita per il controllo del Gemelli viene persa: la fondazione Toniolo, che possiede l'Università Cattolica e l'ospedale, nonostante tutti i tentativi resta nelle mani dell'arcivescovo di Milano Angelo Scola, altro papabile che con il segretario di Stato non ha mai avuto grande feeling. Anche allo Ior le cose non vanno lisce: Ettore Gotti Tedeschi - l'ex presidente voluto da Bertone in persona nel 2009, al posto di Angelo Caloia dimissionato - è stato cacciato su due piedi dallo stesso Tarcisio, ma non è ancora riuscito ad imporre il successore (Bertone vorrebbe per quella poltrona l'americano Carl A. Anderson, cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo). Ora, con ogni probabilità, sarà il nuovo papa a nominare i nuovi vertici della banca di Dio e occuparsi della faccenda. Bertone si consola con Paolo Cipriani, direttore dell'istituto di cui si fida ciecamente. Anche in Rai il suo potere traballa. L'ex numero uno Lorenza Lei che doveva la nomina all'amico salesiano (Bertone ama suonare Giuseppe Verdi, ma se è in vena può cantare anche "Io vagabondo" dei Nomadi) è infatti saltata, e il nuovo dg Luigi Gubitosi non ha rapporti così stretti con il Vaticano. Il camerlengo godere comunque di ottima stampa: Giovanni Maria Vian, suo amico, dirige l'"Osservatore Romano", mentre il giornale dei vescovi Avvenire, seppur vicino al numero uno della Cei Angelo Bagnasco, non gli è avverso come ai tempi di Dino Boffo, ruiniano di ferro fatto fuori da Bertone con l'aiuto (involontario?) del "Giornale" di Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti.



Il Papa si dimette. Ne sanno niente allo Ior?


DI ALDO GIANNULI
aldogiaunnuli.it
.
Nella storia della Chiesa c’è un unico precedente, quello di Celestino V di cui sappiamo tutti per aver studiato la “Divina Commedia” negli anni del liceo. Gli altri sono tutti morti in carica; non tutti per morte naturale, va detto: ci sono stati i martiri della prima cristianità, poi qualche papa assassinato nel Medioevo… poi forse qualche altro. In Vaticano pare vada molto in voga il caffè corretto…Il codice canonico prevede la possibilità di dimissioni del Papa, ma la cosa è sempre parsa molto sconveniente. La Chiesa è monarchica e non ama i dualismi: pensate solo al problema della convivenza fra un Papa in carica ed uno emerito. Ogni starnuto del secondo (e questo scrive libri e twitta che è un piacere) potrebbe suonare come sconfessione del precedente. Poi, sul piano simbolico, la cosa può apparire come una fuga dalle proprie responsabilità.
Quando Woitjla era già molto grave chiesero ad un prete se avrebbe potuto dimettersi e la risposta fu: “Può dimettersi Gesù dalla croce?”. Quella è una carica carismatica e delle normali dimissioni la fanno sembrare una qualsiasi carica politica.
Quando Luciani esitava ad accettare l’elezione, un cardinale gli disse: “Se il Signore dà la prova, dà anche la forza”. E questo, per un prete, chiude il discorso. Dunque, cosa può esserci stato di così grave da indurre Ratzinger ad un gesto così clamoroso? La salute? Probabilmente questa sarà la spiegazione che verrà data fra poche ore, magari ci sarà uno scoop (naturalmente smentito con forza dal Vaticano) di  un Alzheimer o qualcosa del genere. Ma non è cosa da prendersi sul serio e non solo perché Ratzinger appare in buona salute (o per lo meno, nulla fa pensare ad un suo crollo imminente) e Woityla se l’è tirata per almeno otto anni (e negli ultimi due era palesemente malconcio), ma anche per altri aspetti.
Ad esempio, lo stesso Sodano ha parlato di “fulmine a ciel sereno” e se il Papa avesse avuto problemi di salute così gravi, la cosa si sarebbe saputa prima. E lo stesso secco comunicato d’agenzia, per ora non fa cenno a motivi di salute.
Poi un’altra cosa: nella Chiesa il periodo che precede la Pasqua è quello liturgicamente più intenso e (per chi crede) più importante. Il Papa avrebbe potuto benissimo dimettersi dopo la Pasqua se non proprio dopo la Pentecoste, sotto periodo estivo, quando la cosa, pur sempre clamorosa, sarebbe parsa un po’ più “naturale”. Magari preparando il terreno con qualche “indiscrezione” nei mesi precedenti. E, invece, tutto fa pensare ad una decisione scaturita da una vera e propria crisi politica dentro le mura leonine. Quindi, la domanda è: che diavolo sta succedendo in Vaticano?
Il pontificato del povero Ratzinger non poteva essere più tormentato (e, bisogna riconoscerglielo, ne è uscito dignitosamente): scandalo dei preti pedofili, polemiche aperte con il collegio cardinalizio, problema dei rapporti con l’Islam, confronto costante con il suo predecessore e, più di ogni altra cosa, la raffica di scandali finanziari dello Ior.
Prima la fuga di documenti di monsignor Caiola che consentirono a Nuzzi di scrivere il suo libro e che ha rivelato la prosecuzione dello Ior parallelo, che si credeva finito già anni prima. Poi a raffica gli scandali Fiorani, Anemone, Roveraro e riciclaggi vari. Poi l’inchiesta della Procura romana sui movimenti dello Ior presso la Jp Morgan e le pressioni della finanza mondiale perché lo Ior regolarizzasse la sua posizione giuridica (formalmente esso non è una banca e non è soggetto ai controlli internazionali del sistema bancario).
Conseguentemente, Benedetto XVI, dopo aver imposto Gotti Tedeschi (uomo dell’Opus Dei) a capo dello Ior (sino a quel punto più vicino all’ala massonica del “sacro collegio”), decise,  a fine 2010, di aderire alla convenzione monetaria Ue, accettando l’applicazione delle norme antiriciclaggio. Quel che non servì ad evitare nuovi scandali su sospetti movimenti di capitali. A proposito: nella stranissima vicenda dei falsi titoli di Stato americani, che girano dal 2009, il nome dello Ior spunta in 6 casi su 11. Forse solo un caso.
Poi continuò implacabile la fuga di documenti per tutto il 2011-12 dietro la quale non era difficile intravedere lo scontro fra gli uomini dell’Opus e quelli della “Loggia” vaticana. Al punto che, nel maggio dell’anno scorso, Gotti Tedeschi rassegnava le dimissioni, dando il via ad un aperto scontro in seno alla commissione cardinalizia presieduta dal cardinal Bertone, segretario di Stato. Da allora lo Ior non ha un presidente effettivo.
Il prossimo 23 febbraio occorrerà riformare la commissione cardinalizia, con l’uscita dei cardinali Attilio Nicora e Laois Tauran (grande amico di Gotti Tedeschi) entrambi assai polemici con Bertone. In queste stesse settimane il nome dello Ior è tornato all’onore (si fa per dire: onore!) delle cronache per l’acquisizione di Anton Veneta da parte del Monte dei Paschi di Siena e tutto fa pensare che altro verrà fuori, nonostante la scontata smentita vaticana.
Per completare il quadro, ricordiamo che, nell’autunno scorso, ci fu un altro strano caso che coinvolgeva Bertone. Una ventina di anni fa l’ordine dei salesiani ricevette una cospicua eredità che produsse un contenzioso giudiziario, risolto grazie alla mediazione di alcuni valenti avvocati e periti. Solo che, subito dopo i valenti mediatori presentarono richieste economiche che andavano anche oltre il totale dell’eredità,  esibendo un accordo sottoscritto dall’ordine. E, infatti, nell’ottobre scorso, l’Autorità giudiziaria dava torto ai salesiani che ora rischiano il sequestro di tutti i loro beni ed il puro e semplice fallimento (e su questo torneremo). Ma come hanno fatto i salesiani a cacciarsi in un pasticcio di questo genere? A indirizzarli in questa direzione sarebbe stato Tarcisio Bertone (che viene proprio da quell’ordine) all’epoca arcivescovo di Genova. Così, Il Reverendissimo Cardinale di Santa Romana Chiesa si vide costretto a scrivere una molto imbarazzata lettera al magistrato, lamentando si essere stato raggirato da persone che avrebbero abusato della sua ingenuità. Un salesiano ingenuo? Come è fatto? Ha le antenne in testa, tre braccia ed è coperto di squame? Del mio lontanissimo passato di giovane cattolico, ricordo una battuta che circolava in molti ambienti ecclesiali: “Non saprai mai cosa pensa un gesuita e dove trova i soldi un salesiano”. Don Bosco aveva un senso degli affari ed una spregiudicatezza che era pari solo alla sua straordinaria capacità organizzativa ed al suo genio educativo. Ed i suoi seguaci non sono mai stati da meno. Quello che più inquieta è la coincidenza temporale fra l’ “accordo” che avrebbe portato alla spoliazione i salesiani e l’approssimarsi della fine del pontificato di Woitjla. Certamente un caso. Sarà che ho letto troppo Andreotti, ma questo Bertone non mi pare che la conti proprio giusta.
Ed allora, è troppo pensare che le dimissioni del Papa siano il punto di arrivo di uno scontro politico in Vaticano e che il cuore della faccenda sia lo Ior? Ma c’è anche un’altra pista – peraltro complementare- che va valutata: Ratzinger è certamente nell’ultima fase del suo mandato (un uomo di 86 anni non può pensare di avere davanti a sé molti anni ancora) ma è ancora vigile ed efficiente. E se avesse deciso di dimettersi per pilotare, in qualche modo, la sua successione?
Ed anche qui torna lo scontro fra le varie cordate pontificie: Opus Dei, Massoneria, Cavalieri di Colombo…. Vedremo. Quello che ci sembra certo è che queste dimissioni sono la mossa politica di un uomo che vuole giocare d’anticipo su altri.
.




Cattolicesimo, CHIESA, Conclave, DIMISSIONI, Le dimissioni del Papa, Papa Wojtyla, Pontefice, Ratzinger, San Pietro, vaticano,Teologia,Hollande,Benedetto XVI,Sodano,Lombardi,Celestino V


Nessun commento: