L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 20 marzo 2013

Crolla il feudo di Casalduni: arrestati il Sindaco, due imprenditori e funzionari comunali Caccamo, arrestato l'ex sindaco: «saccheggiava» le casse comunali


Crolla il feudo di Casalduni: arrestati il Sindaco, due imprenditori e funzionari comunali

"Abusavano delle cariche, imponevano assunzioni e appoggio elettorale, denaro in cambio di appalti, truffavano l'erario per opere di riqualificazione urbana"
Crolla il feudo di Casalduni: arrestati il Sindaco, due imprenditori e funzionari comunali
ore 12.00 Comunicato della Procura
I Carabinieri della Compagnia di Benevento, nell'ambito dell'operazione denominata “Feudo”, hanno eseguito 9 provvedimenti cautelari emessi dal Gip del Tribunale di Benevento, nei confronti di amministratori e dipendenti del comune di Casalduni e imprenditori della provincia di Benevento. 

In carcere è finito l'attuale Sindaco del Comune Raimondo Mazzarelli. Classe 1953, Mazzarelli, di professione medico, è stato riconfermato sindaco del paese nelle elezioni amministrative del 2011, ottenendo il 61% dei consensi.


In manette anche due imprenditori: 

Antonio Ianella, amministratore della società “Tecno Costruzioni srl”
Raimondo Gerardo Di Rubbo, titolare della ditta edite “Di Rubbo Costruzioni srl”. 


Agli arresti domicialiari: 

Angelo Meoli, Capo Ufficio Tecnico del Comune di Casalduni 
Cosimo D'Addona, Responsabile amministrativo del Comune 
Raffaele Iannella, imprenditore 
Pellegrino Calabrese, geometra, impiegato presso l'ufficio Tecnico di Casalduni 


Obbligo di dimora per Mario Mirabella, già segretario comunale, per il contestato reato di falso ideologico. Mentre per Giuseppe Federico Iannelli, ingegnere, è scattata la misura dell'obbligo di presentazione alla P.G. 


I provvedimenti cautelari sono il frutto di una lunga e complessa attività d'indagine diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, iniziata dai Carabinieri nel 2010 a seguito di esposti di cittadini locali, che ipotizzavano collusioni tra amministratori, funzionari, tecnici ed imprenditori in relazione alla corretta gestione degli appalti di opere pubbliche. I reati contestati riguardano, a vario titolo e in concorso, la corruzione, concussione, peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, reati elettorali, false attestazioni in atti pubblici e abuso di ufficio.


In concorso tra loro, abusando delle rispettive cariche e professioni, gli indagati imponevano assunzioni lavorative ed appoggio elettorale, si facevano consegnare dagli imprenditori somme di denaro in contati ovvero lavori privati in cambio dell'aggiudicazione di appalti, utilizzavano l'autovettura comunale per affari personali, compivano truffe aggravate ai danni dell'erario per la realizzazione di opere di riqualificazione urbana con importo superiore a quello effettivamente necessario con la distrazione della quota eccedente per fini provati; procedevano alla redazione e produzione di atti pubblici contraffatti e falsificati al conseguimento delle predette risorse economiche e commettevano vari abusi di ufficio finalizzati a favorire più persone tra cui anche tecnici esterni. 


La Procura insieme ai Carbinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Benevento, con la collaborazione di consulenti tecnici altamente specializzati, ha analizzato numerosi documenti cartacei ed informatici, raccogliendo denunce e testimonianza, accertando un preoccupante quadro di insieme, portando in superfice, fin da subito, illeciti ed abusi nella gestione della cosa pubblica, che coinvolgevano a vario titolo amministratori, dipendenti comunale, privati cittadini ed imprenditori operanti nell'area industriale di Casalduni.


“Chiunque si opponeva – riporta il comunicato della Procura – alle indicazioni ed ai voleri del Sindaco Mazzarelli venica metodicamente fatto oggetti di pressioni e intimidazioni.” Scrive il GIP che “gli episodi corruttivi e concussivi acclarati appaiono fenomeni accessori e secondari rispetto ad un vero e proprio sistema tangentizio facente capo ad una stabile organizzazione associativa delinquenziale (quella prospettata dal Pm), apparendo più che altro la manifestazione di un malcostume imperante fondato sulla occasionale strumentalizzazione dell'ufficio pubblico per il conseguimento di vantaggi economici privati a discapito delle casse pubbliche e quindi di tutti i cittadini che pagano le tasse”. 


"Dagli atti di cassa emerge in particolare la suscittibilità dei cittadini di questo piccolo paese a subire l'amministrazione paternalistica del politico locale, al quale ci si affida in tutto e per tutto, con un'intollerabile commistione tra sfera pubblica e sfera privata, nella quale l'amministratore locale cade facile preda dei propri istinti egoistici, finendo con il credere davvero che egli possa disporre a proprio piacimento di ogni aspetto della vita della collettività locale, scavalcando la legge ed adoperandosi prevalentemente per l'interesse privato di poche persone”. 


Dagli accertamenti bancari e patrimoniali è emerso, infine, che i principali indagati hanno movimentato somme di denaro in contante per sonne considerevoli ed hanno accumulato un ingente patrimonio, finanziario ed immobiliare, oggetto di decreto di sequestro preventino per diversi milioni di eruo per equivalente e per sproporzione dei beni posseduti rispetto a quanto dichiarato ai fini dei redditi. Le indagini continueranno per accertare i danni contabili-erariali e le violazioni tributarie. 



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Operazione Feudo: I Carabinieri della Compagnia di Benevento stanno eseguendo 9 provvedimenti cautelari emessi dal Gip del locale Tribunale Ordinario a carico di altrettanti amministratori, funzionari ed imprenditori del Comune di Casalduni. 


I reati contestati riguardano, a vario titolo e in concorso, la falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche nonché varie ipotesi di corruzione e di concussione. 


In particolare, le indagini hanno fatto emergere nei confronti dei coinvolti, tra cui l’attuale Sindaco del Comune di Casalduni, Raimondo Mazzarelli, classe 1953, raggiunto da custodia cautelare in carcere, comportamenti finalizzati a promesse di favoritismi ed assunzioni lavorative nonché distrazioni di fondi pubblici per fini privati.


Mazzarelli, di professione medico, è stato riconfermato sindaco del paese nelle elezioni amministrative del 2011, ottenendo il 61% dei consensi. Eletto in una lista civica, le sue posizione politiche erano in passato molto vicine all'UDC. 


Già nel dicembre del 2011 il Comune di Casalduni fu interessato da indagini delle forze dell'ordine. I carabinieri effettuarono perquisizioni e sequestro di documentazione cartacea ed informatica ai fini di una verifica della gestione amministrativa del Comune. 11 furono le persone indagate, tra cui il sindaco del paese, Raimondo Mazzarelli, funzionari e impiegati del Comune. Coinvolti anche un paio di imprenditori. L'indagine riguarderebbe turbative di gare di appalti negli ultimi 5 anni.



Appalti, arrestato il sindaco di Casalduni

Operazione dei carabinieri. Misure cautelari per 9 persone. Sono tutti amministratori e funzionari dell'Ente e imprenditori

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Di seguito il comunicato stampa a firma del Procuratore Giuseppe Maddalena: “I carabinieri della Compagnia di Benevento, nell’ambito dell’operazione denominata “Feudo”, hanno dato esecuzione a complessivi nove provvedimenti cautelari emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento su richiesta della Procura”. In carcere sono finiti: Raimondo Mazzarelli, sindaco di Caslduni; Antonio Iannella, imprenditore; Raimondo Di Rubbo, imprenditore.
Arresti domiciliari: Angelo Meoli, capo ufficio tecnico del Comune di Casalduni; Raffaele Iannella, imprenditore; Cosimo D’Addona, responsabile Amministrativo dell’Ente; e Pellegrino Calabrese, addetto all’Ufficio Tecnico.
Obbligo di dimora nel comune di residenza per Mario Mirabella, già segretario comunale di Casalduni. Infine, Obbligo di firma per l’ingegnere Giuseppe Federico Iannelli.
“I provvedimenti cautelari sono il frutto di una lunga e complessa indagine diretta dalla Procura iniziata dai carabinieri nel 2012 a seguito di esposti di cittadini locali, che ipotizzavano collusioni tra amministratori, funzionari, tecnici ed imprenditori in relazione alla corretta gestione degli appalti per le opere pubbliche.
Tra le varie contestazioni vi sono quelle relative ai reati di concussione, corruzione, peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, reati elettorali, false attestazioni in atti pubblici e abuso d’ufficio”.
Secondo l’accusa, “in concorso tra loro, abusando delle rispettive cariche professionali, gli indagati imponevano assunzioni lavorative ed appoggio elettorale, si facevano consegnare dagli imprenditori somme di denaro in contanti ovvero lavori privati in cambio dell’aggiudicazione degli appalti, utilizzavano l’autovettura comunale per affari personali, compivano truffe aggravate ai danni dell’erario per la realizzazione di opere di riqualificazione urbana con importo superiore a quello effettivamente necessario con la distrazione della quota eccedente per fini privati; procedevano alla redazione e produzione di atti pubblici contraffatti e falsificati finalizzati al conseguimento delle predette risorse economiche nonché commettevano vari abusi d’ufficio finalizzati a favorire più persone tra cui anche tecnici esterni”.

Spese pazze e rimborsi gonfiati per l'ex sindaco di Lipari

Missioni istituzionali fittizie, documenti accertanti le spese grossolanamente falsificati, rimborsi indebiti. Trema il comune di Lipari, e non per le potenti raffiche di scirocco, bensì per una precisa ed articolata indagine condotta dalla guardia di Finanza di Milazzo, sotto il coordinamento della procura della repubblica di Barcellona P.G. , ed in particolare del dott. Giorgio Nicola. Sono sei i provvedimenti cautelari eseguiti in mattinata, per altrettanti obblighi di dimora nei confronti dell'ex primo cittadino, oggi consigliere comunale del comune eoliano, Mariano Bruno, del responsabile del procedimento, Domenico Russo, di due funzionari del comune, ai tempi rispettivamente economo e vice ragioniere, Francesco Rando e Stefana Salmieri, e ancora per due vigili urbani attualmente in servizio, Francesco Cataliotti e Aldo Marino. Sono tutti accusati di truffa aggravata, falsità materiale ed ideologica. L'indagine, partita a novembre del 2011, vede indagati ben 28 soggetti ed ha fatto emergere una intensa attività di rappresentanza degli amministratori e dipendenti del comune eoliano, così come numerosi e cospicui erano i rimborsi spesa. Peccato che in alcuni casi si trattava di missioni organizzate ad hoc in coincidenza di eventi folkloristici, magari di gruppi facenti riferimento alle mogli dei diretti interessati, o peggio ancora di ricoveri medici. A roma per curarsi, insomma, a spese del comune. Non mancavano nemmeno le trasferte con amanti, o laute cene o pranzi in ristoranti di lusso e con numerosi commensali. Ma l'anomalia maggiore, che di certo non è sfuggita al certosino controllo degli uomini al comando del capitano Antonio Ranaudo riguardava i documenti comprovanti le spese, palesemente contraffatti, in alcuni casi modificati, magari a penna, nelle date o negli importi, a volte persino strappati o cancellati per evitare di far rilevare le tipologie di acquisti effettuati. Per evitare, ad esempio, che venisse fuori l'acquisto, in autogrill, di un cd musicale, piuttosto che di qualche regalo pasquale. Spese grosse, ma anche piccole, quasi a testimoniare la normalità di questo tipo di condotta, che permetteva tuttavia ai soggetti segnalati di percepire indebiti e notevoli rimborsi, se si pensa che l'ex sindaco riusciva ad arrotondare la cifra di 5 e persino 10 mila euro complessive di spese personali. Notevole, pertanto, il danno erariale. Il comandante provinciale della guardia di finanza, col. Vincenzo Vellucci ha sottolineato che gli accertamenti sono ancora in corso al fine di quantificare il danno, per il quale sarà attivata la magistratura contabile.

Rimborsi gonfiati, si contesta mancanza controlli

Rimborsi gonfiati, si contesta mancanza controlliGazzetta del Sud

Leonardo Orlando

Lipari- C'era anche un ex assessore comunale che in viaggio di “missione” verso Berlino, dal 10 al 15 marzo del 2009, aveva pernottato in un albergo di Catania con l'amante a spese del comune di Lipari. Lo stesso ex assessore ripeteva analoghe soste nei viaggi per le missioni a Palermo, in alberghi di Patti, di Milazzo e ovviamente del capoluogo palermitano, sempre con la stessa donna con pernottamenti a carico del Comune di Lipari, una insegnante di Barcellona. Con l'amante, spese di aereo e albergo, in volo verso la Sardegna. L'amministratore poi non trascurava la famiglia e quando non “sostava” negli alberghi con l'amica, viaggiava sempre con pernottamenti a carico del Comune col cognato e in un solo caso con la legittima consorte con destinazione San Giovanni Rotondo per assistere ad una rappresentazione di Gruppo folkloristici. Si trattava – come scrive nell'ordinanza il Gip Sara D'Addea – di “esigenze private che, attraverso una falsa rappresentazione della realtà da parte dell'interessato, era stata rimborsata dall'Amministrazione comunale”. Ottenere il rimborso era facile perché i funzionari ed i dirigenti comunali preposti ai controlli dei giustificativi di spesa non operavano alcun controllo su ricevute e biglietti di viaggio che con facilità venivano manomessi. Gli stessi funzionari non si curavano di controllare nemmeno se in un determinato luogo, come nel caso specifico di San Giovanni Rotondo, ci fosse o meno una “attività istituzionale” in cui l'ente comunale poteva essere impegnato. Al Comune di Lipari il servizio di economato pagava e basta e non controllava se con gli importi indicati nelle ricevute rilasciate dalle agenzie di viaggi fossero stati pagati uno o più biglietti di aereo o di treno. Così nessuno si è accorto che da Palermo invece del solo amministratore comunale s'imbarcava per la Sardegna anche l'amica . E non era solo il viaggio per i due “piccioncini” che il comune pagava, ma anche il pernottamento in albergo. Altro caso eclatante dell'ispettore di polizia municipale che ha asserito, contrariamente al vero, di essersi recato in missione sull'isola di Panarea ottenendo rimborsi con ben cinque ricevute fiscali, quando in realtà sull'isola l'ispettore s'era recato solo per motivi personali e non di servizio. Poi c'è il caso dell'ex dirigente comunale che in missione ha “ospitato” la moglie in albergo a spese delle casse comunali. Non si contano le numerose ricevute per il consumo di pasti, con date “false” o “ritoccate” in maniera grossolana. Molte di queste contestazioni vengono mosse all'ex sindaco Mariano Bruno a cui si contestano anche una infinità di rimborsi taxi “sospetti” perché non riportano nemmeno nome e ragione sociale di chi li ha emesse. Poi ci sono anche ricevute di ristoranti alle quali sono stati ritoccati in aumento i prezzi del conto finale, anche per cifre minime come ad esempio una ricevuta di 10 euro, diventava di 16, appena 6 euro in più per fare la “cresta” sulle missioni impossibili. C'era poi chi aveva il dono dell'ubiquità: un assessore che ufficialmente si trovava a Roma riusciva a pranzare con pasto a base di pesce in un noto ristorante di Milazzo. Al Comune nessuno controllava le date ed i rimborsi scattavano a iosa.


Data notizia: 20/03/2013

a cura di Peppe Paino

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=21201 


 



3) Sono disposta a vendere una delle mie ville per disporre dei fondi necessari a impedire il successo delle liste avversarie da quella di Portobello (scarica in pdf) 

5) SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE IL COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE (scarica in pdf) 

6) “S” maggio 2012 L’ISPEZIONE A ISOLA DELLE FEMMINE ecco LE CARTE DELLO SCONTRO (scarica in pdf) 


Caccamo, arrestato l'ex sindaco
incassava soldi del Comune


Caccamo, arrestato l'ex sindaco incassava soldi del ComuneInsieme a Desiderio Capitano, agli arresti domiciliari anche l'ex responsabile della Ragioneria Giuseppe La Rocca. Per entrambi le accuse sono quelle di peculato, falsità ideologica e abuso d'ufficio. Si sarebbero appropriati di fondi pubblici senza alcuna giustificazione


L'ex sindaco di Caccamo, Desiderio Capitano, 52 anni, e l'ex responsabile della Ragioneria del Comune, Giuseppe La Rocca, 64 anni, sono stati arrestati dai carabinieri per peculato, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d'ufficio, reati tutti contestati in concorso dal Gip di Termini Imerese, che ha emesso i provvedimenti di custodia agli arresti domiciliari. 

Secondo i risultati della indagini, Capitano, sindaco dal maggio 2007 al maggio 2012 e ora impiegato nell'ufficio Anagrafe dello stesso Comune di Caccamo, e La Rocca si sarebbero appropriati di denaro pubblico con mandati di pagamento in favore di se stessi o di altri soggetti senza alcun documento autorizzativo o giustificativo e senza che poter vantare alcun diritto di natura economico-patrimoniale nei confronti dell'amministrazione comunale. In alcuni casi i mandati avevano ad oggetto anche contributi sociali, assegnati secondo l'accusa arbitrariamente e senza istruttoria.

L'indagine era stata avviata dopo che una serie di anomalie ed irregolarità contabili erano state segnalate dalla nuova amministrazione comunale.

Caccamo, arrestato l'ex sindaco:
«saccheggiava» le casse comunali

Ai domiciliari anche l'ex ragioniere generale del Comune

Desiderio CapitanoDesiderio Capitano
PALERMO - I carabinieri della Compagnia di Termini Imerese, hanno arrestato (è ai domiciliari) Desiderio Capitano, 52 anni, ex sindaco del Comune di Caccamo, da maggio 2007 a maggio 2012, allo stato impiegato presso l'Ufficio anagrafe di quell'ente e Giuseppe La Rocca, palermitano di 65 anni, già responsabile dell'ufficio di Ragioneria del Comune di Caccamo, oggi pensionato (domiciliari anche per lui). Le accuse sono di peculato in concorso continuato, concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d'ufficio, commessi tra il 2010 ed il 2012, quando gli arrestati erano rispettivamente sindaco e capo della Ragioneria.
SACCHEGGIO - La vicenda, che trae origine da una serie di anomalie ed irregolarità riscontrate dalla nuova amministrazione all'atto del suo insediamento, rappresenta una vicenda di vero e proprio "saccheggio" di denaro pubblico. Infatti gli accertamenti espletati nel corso dell'attività d'indagine hanno permesso di acclarare che La Rocca, in qualità di ragioniere comunale, in prima persona ma anche in concorso e in accordo con il sindaco di Caccamo, avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità del denaro del Comune, gestivano lo stesso in forme palesemente illegittime e sprezzanti di qualsivoglia norma contabile, amministrativa e penale. Nello specifico gli arrestati, al fine di appropriarsi di denaro pubblico, peraltro riuscendovi, formavano o disponevano di formare, attestando false causali, sottoscrivevano e successivamente riscuotevano, mandati di pagamento emessi in favore di se stessi o di soggetti terzi, in assenza di qualsivoglia documento autorizzativo o giustificativo e senza che nessuno degli interessati potesse vantare alcun diritto di natura economico-patrimoniale nei confronti dell'amministrazione comunale di Caccamo, quindi senza alcuna legittima giustificazione e senza alcuna ragione istituzionale.
SOLDI ASSEGNATI ARBITRARIAMENTE - In taluni casi i mandati avevano ad oggetto anche contributi "sociali", ma venivano assegnati arbitrariamente, senza che venisse avviata alcuna istruttoria presso i competenti uffici del Comune finalizzata a verificare se i beneficiari dei contributi fossero in concreto legittimati a ricevere gli emolumenti assistenziali. Pertanto le risorse pubbliche venivano impiegate in modo illegittimo, calpestando altresì i diritti di quei cittadini che effettivamente, stando ai regolamenti comunali, avrebbero avuto accesso alla contribuzione sociale.

1 commento:

Anonimo ha detto...

complimenti per le carrellate di notizie nazionali e siciliane.. ma perchè non parlate più di isola?
chi ha dato l'ordine di tacere.. forse l'emiliano' CON TANTI SCHELETRI NELL'ARMADIO IN COMBUTTA CON IL SUO (EX) AMICO PROFESSORE !
LA VERITA' E' VENUTA A GALLA NEGLI ....OMISSISS.... DELLA VOLUTA RELAZIONE AUTOGOL tutti infangati
SPIEGATELO PERCHE TUTTI INFANGATI

u chiù pulitu avi a rugna di un vercchhio proverbio siciliano