L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 8 marzo 2013

Il coraggio di cambiare



Il coraggio di cambiare
massimo gramellini
Mi ha scritto la collega perugina di Margherita Peccati e Daniela Crispolti, le due impiegate (una precaria) della Regione Umbria uccise senza pietà da quell’uomo fragile e disperato che le aveva erette a simbolo di un sistema. E’ una lettera meravigliosa perché sorprendente. Ti aspetti il dolore per le vittime e lo trovi. Ti aspetti la paura che possa succedere di nuovo e la trovi. Ma ti aspetteresti anche il lamento contro chi ha alimentato questo clima, additando la pubblica amministrazione come luogo di ogni nefandezza, e invece non lo trovi.  

Anziché crogiolarsi nel vittimismo, specialità nazionale, l’impiegata di Perugia scrive: «Se siamo percepiti come poco trasparenti, autoreferenziali e arroganti, forse dovremmo cercare di cambiare, prima che un’ondata di risentimento cieco e indistinto cambi noi, travolgendo tutto». Il cambiamento, e sono parole che andrebbero recitate a memoria come le tabelline, «non arriverà dall’alto e nemmeno un grilleggiante deus ex machina lo potrà attuare, se non sarà la pubblica amministrazione a volerlo, trovando il coraggio di riempire di contenuti quanto sbandiera ma non attua, a cominciare dalla meritocrazia. Dobbiamo smetterla di sentirci “altro” dalla gente, magari anche un po’ superiori, per poi offenderci appena ci chiamano privilegiati».  

Cara signora, taccio il suo nome per non esporla a ritorsioni, ma persone come lei meriterebbero la prima pagina tutti i giorni. In quest’epoca di licenziamenti continui, anche da se stessi, è consolante imbattersi ancora in qualcuno capace di un’assunzione. Di responsabilità. 

http://www.lastampa.it/2013/03/08/cultura/opinioni/buongiorno/il-coraggio-di-cambiare-ZJfgWZTMsW5yUWXx3aKGzN/pagina.html

 

 

 

8 marzo, che brutto film

di Francesca Sironi
Nel mondo si festeggia la giornata della Donna, ancora troppo spesso vittima di violenze e discriminazioni. Tanto da convincere una regista a lanciare una provocazione. Non festeggiarlo più. Colloquio con Roberta Torre

(08 marzo 2013)

Roberta Torre 

Otto marzo. La giornata internazionale delle donne. In Italia, nel 2012, 120 sono morte per mano di un uomo. Un numero che aumenta costantemente, dal 2005

Una strage che ha un nome, "femminicidio", e che non può più essere nascosta. In tutta Italia si prova a reagire, a raccontare, a ricordare storie diverse da quelle degli abusi e delle violenze. C'è l'8 marzo delle 
donne della Val Susa, che si riuniranno alla baita Clarea con il movimento No Tav.

C'è l'8 marzo delle deputate e delle senatrici nel parlamento italiano, aumentate del 47 per cento dopo le ultime elezioni: le donne alla Camera sono passate dal 21 al 32 per cento e al Senato dal 19 al 30.

Ci sarà l'8 marzo delle partigiane e delle eroine della resistenza 
raccontate al "Lambretta" di Milano. E ci sarà l'8 marzo dell'arte alla ventesima edizione di Sguardi Altrove Film Festival, che ospiterà quest'anno una retrospettiva su Roberta Torre. 


Ed è proprio all'immaginario collettivo sulla donna che la regista italiana pensa, parlando con l'Espresso: «L'8 marzo è una data storica, importante nell'immaginario collettivo quanto carica di lati negativi», dice Roberta Torre: «Questo per la tendenza a usarla come ricorrenza, un modo per scaricare la coscienza, dire: "Abbiamo fatto quello che dovevamo" e poi tutto ritorna come prima». Per questo, sostiene l'autrice di "Tano da morire", dovremmo inventare un "non-8 marzo": «La mia sensazione è che siamo ancora molto indietro, in Italia. Penso al mondo economico e a quello culturale, dove una vittoria delle donne è ancora lontana. Anzi, si stanno facendo grossi passi indietro. Forse si dovrebbe celebrare un "non-8 marzo", come il "non-compleanno" di Alice nel Paese delle Meraviglie». 

Che ci sia ancora molta strada da fare lo racconta bene l'immagine della donna nel cinema: «I film italiani nel passato ci hanno regalato grandi figure femminili come Mamma Roma. Ma da vent'anni a questa parte sono rare le figure femminile da ricordare. E anche dietro la telecamera il mondo resta maschile, e chiuso». Per questo la regista lancia un appello: «Veniamo da un ventennio che ha scritto pagine tristi e squallide dal punto di vista delle donne. Tristi, ma non per un giudizio morale, quanto sul piano delle potenzialità, che si sono quasi azzerate. Dobbiamo riscrivere questa storia. Ricominciare a raccontare le figure femminili che hanno cambiato questo Paese».

Ma come grida il silenzio

di Francesca Sironi
Il collettivo indiano Blank Noise si batte per dire basta agli abusi, al machismo, ai soprusi sottili a cui le donne sono sottoposte ogni giorno. Aiutandole a reagire. E ad aver fiducia in se stesse
(06 marzo 2013)
 «Mi impegno ad essere disinibita e a camminare a testa alta». «Mi impegno a disimparare la paura, e a girare per strada di notte». «Mi impegno a mettere il rossetto senza aver paura del vostro giudizio». Promesse. Scritte in pennarello nero su dei cartelli bianchi, esposte, appese, fotografate, pubblicate in rete. Sono i "Safe city pledge", le promesse per una città più sicura, di Blank Noise, un collettivo indiano che da anni si occupa di violenza sulle donne. Nato come un gruppo informale nei primi anni 2000, oggi Blank Noise raccoglie la voce di decine di migliaia di giovani indiani, impegnati per dire basta agli abusi, al machismo, ai soprusi sottili a cui le donne sono sottoposte ogni giorno. 

«Ho sentito il bisogno di un collettivo che si occupasse di molestie sessuali, perché ne avevo subite io stessa, in strada», racconta Jasmeen Patheja, fondatrice del collettivo: «Quando cercavo di parlarne i miei amici negavano che fosse un problema. La risposta era sempre la stessa: "Queste cose capitano tutti i giorni. Passaci sopra". In India lo chiamano "eve-teasing", ed indica tutti quei comportamenti di un uomo che possono mettere a disagio le donne: sguardi pressanti, avvicinamenti, commenti, approcci indesiderati». Una situazione non lontana da quella italiana. Per rendersi di conto di quanto sia vicina basta leggere il cartello mostrato da un ragazzo in una via di New Delhi: «Prometto di sembrare magari poco figo ma di non essere machista. Dobbiamo inventare un nuovo modo di definire ciò che è cool». 

Con il termine "violenza sulle donne", sostengono gli attivisti di Blank Noise, non ci si deve riferire solo agli abusi sessuali. La violenza inizia prima. Con la paura: «Non subivo molestie tutte le volte che ero in giro per la città. Ma mi ero resa conto che le anticipavo», racconta Patheja: «Mi sentivo costantemente minacciata. Per strada stavo sulla difensiva. Mi guardavo attorno, ero sempre in allerta. Allora ho deciso che avrei dovuto cambiare la relazione di noi donne con la città». Così ha avviato l'idea della "città sicura", che migliora perché cambia l'atteggiamento di chi la frequenta: «All'ultimo anno di università ho chiesto a tutte le studentesse di costruire una mappa mentale intorno alla parola "spazio pubblico". In meno di tre minuti ho ricevuto solo associazioni negative, come "sentirsi debole", "fissare", "molestie", "stalking", "palpeggiamenti", "spinte", "esibizionismo". E' lì che ho deciso che non potevamo non agire». 

Blank Noise, da allora, raccoglie testimonianze, denunce e racconti di soprusi, segnala i luoghi dove avvengono più di frequente, organizza presidi e manifestazioni. Ma soprattutto aiuta le ragazze a reagire. L'idea di Jasmeen e degli altri "Action heroes" del gruppo è che l'unico modo per emanciparsi è combattere la paura. Per questo, ad esempio, hanno creato la "Guida alla camminata impenitente": «Cammina molto molto piano. Senza telefono in mano. Senza abbassare gli occhi. Cammina in mezzo alla strada. Col mento alzato. Senza occhiali da sole. Guarda i passanti. Cammina da sola. Da sola. Anche alle cinque del mattino, alle tre, a mezzanotte. Cammina canticchiando una canzone, sognando, indossando vestiti che hai sempre voluto mettere ma non l'hai mai fatto perché temevi che ti dicessero: "Te la sei andata a cercare". Cammina sorridendo, sorridendo, sorridendo».

Oltre al sito, Patheja organizza workshop in tutta India dove aiuta le ragazze a raccontare la loro identità, a confrontarsi sui problemi, a definire i comportamenti che le infastidiscono di più, a organizzarsi per combatterli. Le azioni più frequenti sono semplici: andare al parco di notte, con le amiche; rispondere ai commenti spiacevoli dei coetanei; controbattere agli sguardi degli uomini o alle battute per strada; farsi fotografare con una delle promesse "per una città migliore" in giro per la città. Intanto, sul sito, il dialogo continua.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-come-grida-il-silenzio/2201861/1111?google_editors_picks=true  





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